giovedì 29 aprile 2010

Memorie dal sottosuolo: País Tropical

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La scena musicale brasiliana nella seconda metà degli anni '60 è un crogiolo di stili e di esperienze diverse. Il samba, la musica tradizionale del paese, è più vivo che mai (soprattutto grazie al samba de escola, celebre colonna sonora del Carnevale, ma anche attraverso le samba-cançoes, le canzoni che si scrivevano per essere cantate tutto l'anno). La bossa nova, geniale fusione fra armonie jazz e ritmo brasiliano, ha ormai guadagnato la popolarità in tutto il mondo per merito di artisti come João Gilberto, Tom Jobim e Vinicius De Moraes, ma in patria sembra attraversare un momento di pausa, nonostante i successi di Chico Buarque de Hollanda. L'esplosione del pop e del rock di matrice inglese e americana (Beatles, Hendrix ...) ha prodotto i suoi effetti anche in Brasile con il movimento della Jovem Guarda (di cui Roberto Carlos è l'esponente più noto), che raccoglie enormi consensi fra gli adolescenti e che viene propagandato come "la nuova musica", in contrasto con il samba e la bossa nova.
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Data l'importanza della musica nella vita e nel costume del Brasile, il confronto fra i diversi stili diventa argomento di grande interesse popolare. I cantanti si sfidano di continuo nei numerosi festival musicali, con uno straordinario seguito di pubblico. Gli artisti più famosi appaiono spesso in televisione, e non di rado sono essi stessi conduttori televisivi. Anche i concorsi riservati ai cantanti esordienti iniziano ad avere il loro seguito, e di tanto in tanto producono qualche canzone o artista di grande successo (come ad esempio, nel caso di Jorge Ben). E' in questo contesto, pieno di passione e di fermento, che il Brasile scopre il Tropicalismo, probabilmente l'ultimo grande movimento culturale brasiliano. Il nome del movimento deriva dall'istallazione ''Tropicalia'' di Helio Oiticia, presentata nel 1967 nel Museo di Arte Moderna a Rio de Janeiro: un labirinto e un percorso costeggiato da piante tropicali e invaso da suoni di uccelli che poi, a un certo punto, termina in un vicolo cieco di fronte al quale campeggia un televisore, naturalmente acceso.
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''Tropicalia'' di Helio Oiticia
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L'idea che stà alla base di questo movimento, nato ufficialmente nel 1967, è semplice e rivoluzionaria al tempo stesso. Anziché limitarsi a coltivare la tradizione brasiliana, l'artista deve aprirsi a quanto arriva dall'estero (da fuori), assimilare l'esperienza straniera e ricrearla con elementi locali, riproducendo qualcosa di assolutamente autonomo nello stile e nei riferimenti culturali, e che allo stesso tempo possa funzionare come prodotto d'esportazione. La metafora, ripresa da un movimento culturale degli anni '20, è quella dell'antropofagismo (il Manifesto Antropofago di Oswald de Andrade): le nuove tendenze provenienti dall'estero vanno divorate ed assimilate, per poi confluire (naturalmente) nella produzione artistica del paese.
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Caetano e Gil
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Le figure più rappresentative del movimento sono, da subito, quattro artisti di Bahia, all'epoca tutti giovanissimi. Caetano Veloso, il filosofo del movimento, autore di canzoni memorabili, cantante raffinato e trasgressivo al tempo stesso; Gilberto Gil, chitarrista e compositore di enorme talento, l'anima africana del gruppo; Gal Costa, dotata di una bellissima voce calda e rotonda, di derivazione bossanoviana; Maria Bethânia, sorella di Caetano, interprete appassionata e intensa, dalla proverbiale presenza scenica.
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Gal
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I primi tre, in particolare, regaleranno sei album al tropicalismo (due a testa tra il 1968 e il 1969, tutti bellissimi - vedi discografia sotto), tutti intitolati semplicemente con il nome dell'artista, e dove l'idea del movimento e della collettività giocano un ruolo preponderante (rimanendo quindi fedeli ai presupposti estetici ed etici del movimento come vedremo).
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Il Tropicalismo esplode in particolare con due canzoni: ''Domingo no Parque'' di Gil e ''Alegria Alegria'' di Caetano (inserite nei rispettivi album omonimi del 1968), primo vero deflagrante manifestarsi della cultura tropicalista (Camminando controvento / Senza un fazzoletto, senza un documento / Nel sole di quasi dicembre / Io vado / Il sole si sparpaglia incrimini /Astronavi, guerriglieri / Bellissime Cardinali / Nelle facce dei presenti /Nei grandi baci d'amore / In denti, gambe, bandiere / Bomba e Brigitte Bardot).
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Affascinati e allo stesso tempo in rottura con i grandi della bossa, in particolare Jobin e Joao Gilberto, Veloso e i suoi amici tropicalisti operano un capovolgimento che fa leva su un doppio movimento, solo in apparenza contraddittorio (e ritorniamo al concetto di antropofagismo a cui si accennava appena sopra): rianimare una tradizione selvaggia e popolare (per esempio le sambe dei quartieri bassi o i boleri delle strade malfamate) occultata dalla squisita delicatezza della bossa, ma anche aprire la musica brasiliana a ciò che le è estraneo, cioè ad altri ritmi, suoni, stili (in particolare il pop, la psichedelia, il jazz). Tra l'altro i tropicalisti rimproverano ai loro brillanti predecessori il loro atteggiamento politicamente abbastanza sulla difensiva e fanno della loro musica una vera e propria arma di contestazione.
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Indubbiamente il Tropicalismo, (''un movimento di provocazione, una mitragliatrice sulla vita intellettuale del paese'' ricorderà Veloso) trova il suo senso perchè nasce e si sviluppa in un Brasile soffocato da una dittatura militare, dove la cultura ha bisogno di essere profondamente svecchiata da incrostazioni e conservatorismi. Ma il tropicalismo è anche un movimento musicale e i suoi obiettivi, oltre che i comportamenti, riguardano il mondo delle canzoni. Già il fatto che Gil e Caetano, come Gal Costa e Mara Bethania provengano dal Nordeste, cioè dallo stato di Bahia, rappresenta una novità in un ambiente musicale dominato dalla musica carioca, cioè la musica di Rio de Janeiro. Non solo, ma la loro voglia di rinnovare utilizzando elementi esterni li porta a interagire con altri personaggi che vanno rivelandosi in quelli stessi anni, come il grande cantautore Milton Nascimento (che però procede sempre un po' per conto proprio, almeno rispetto al tropicalismo), Jorge Ben (lui si, grande simpatizzante del movimento, in sintonia soprattutto con l'anima profandamente aficana di Gilberto Gil) e soprattutto l'ecclettico e geniale Tom Ze.
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Nel 1968 arriva il primo (citato omonimo) album di Veloso (disco che succede a ''Domingo'', realizzato in coppia con Gal Costa nel 1966), dove nel testo che lo accompagna il cantautore scrive: ''Chi oserebbe dedicare questo album a Joao Gilberto?''. Il fascino del disco (dalla coloratissima e tropicalissima copertina) risiede esattamente nell'accozzaglia psichedelica e nella mescolanza disordinata di influenze brasiliane, rock o persino indiane, cosa che non impedisce affatto alla bellezza delle canzoni e degli arrangiamenti di dispiegarsi con una ricchezza e una foga eccezzionali in ballate come ''Clarice'', in curiose canzoni come ''Anunciação'', o in strani inni come la bellissima, celebre e emblematica ''Tropicalia'' che apre l'album.
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Introdotto dallo stridio di un violoncello, accompagnato da una percussione, Caetano la dice lunga sulle sue intenzioni: ''Io organizzo il movimento / io oriento il carnevale / io inauguro il monumento / nell'altopiano centrale del paese ...''. Il disco è il frutto di un montaggio degli elementi musicali più disparati: da quelli più raffinati a quelli più popolari, un lavoro zeppo di suoni e umori. C'è perfino un ''Ave Maria'' cantata tutta in latino accanto a un pezzo caraibico, ''Soy loco por ti America'' con il testo in spagnolo. Gil, l'amico di sempre, l'altro grande ideologo del nuovo movimento tropicalista, collabora a una fetta cospicua dei dodici pezzi. Gal partecipa ancora una volta. Insomma è la prova che il talento di Veloso non vuole conoscere confini o limitazioni di sorta. In ogni caso il tropicalismo risveglia la musica e tutta la cultura brasiliana e propone un'estetica politica cui non manca un rapporto con i mutamenti del cosidetto cinema novo dell'epoca, essendo il 1967 l'anno del film brasiliano più importante del periodo, lo straordinario e furiosamente disordinato Terra Em Trance del grande Glauber Rocha.
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Il 68 è un anno intensissimo per i tropicalisti, ma soprattutto è l'anno del manifesto rivoluzionario: ''Tropicalia ou Panis et Circenses'', un disco collettivo a cui prendono parte quasi tutti gli artisti appartenenti al movimento: oltre a Caetano, Gil, Gal, intervengono gli Os Mutantes (quattro dischi dal 1968 al 1971, portano le chitarre elettriche all'interno della MPB - ''musica popular brasileira'' - i ''Mutanti'' vengono scoperti dopo aver registrato un ''jingle'' pubblicitario per la Shell, inserito nel loro omonimo disco, ''Os Mutantes'');
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il cantautore Tom Zé (geniale autore troppo a lungo dimenticato, esordisce in quello stesso anno con il fantastico ''Tom Ze, Grande Liquidação'' - a parer mio una delle vette del tropicalismo - disco che metabolizza e riesce a far convivere magicamente la MPB con suoni d'ogni tipo: dai B-Movies, alle orchestrazioni circensi passando per la musica atonale e altro ancora);
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la cantante Nara Leão (menzione per ''Nara Leao'' del 1968 e ''Coisas Do Mondo'' del 1969), proveniente come Gal Costa dalla bossa nova; l'arrangiatore Rogério Duprat (''A Banda Tropicallista do Duprait'' è un altro lavoro collettivo che raccoglie molte produzioni dello stesso Duprat insieme ad alcune cover da lui orchestrate); e infine il poeta Torquato Neto.
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''Ou Panis Et Circenses'' ha già nel titolo la definizione della sua importanza, sia come legittimazione del movimento, sia per quanto concerne l'uso di quella frase latina, che riporta all'epoca dell'Impero Romano. ''Pane e circo rappresentavano la strategia di seduzione usata dagli imperatori per evitare le rivolte popolari. Assicurando cibo e divertimento, il popolo canalizza la rivolta contro l'oppressione attraverso la catarsi liberata negli spettacoli''. Come a voler dire che per i tropicalisti, la dittatura militare è un regime che attraverso il calcio e il carnevale riesce a tenere buono il popolo. Per quanto riguarda l'aspetto musicale, il disco contiene dodici ottimi brani che si dividono tra interpretazioni a nome di singoli e collaborazioni a più mani (tracklist qui) e cannibalizza impunemente tradizioni folkloriche e psichedelia, canzone popolare e avanguardia, bossanova, funk e quant'altro.
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Il '68 è anche l'anno di ''Proibido proibir'', canzone di Veloso (importante più che altro da un punto di vista simbolico, essendo uno degli slogan del movimento) che si rifà al Maggio francese. Caetano la presenta nel mese di Settembre al Teatro dell'Università Cattolica nel corso del terzo festival internazionale della canzone. Il risultato è che la sua provocazione viene accolta male dal pubblico che lo sommerge di fischi e grida. Lui risponde aggressivo, attaccando la giuria del festival e gli stessi spettatori: ''Non capite nulla! Ma che gioventù è questa! Non conterete mai niente! ... La giuria è fatta di incompetenti. Escludetemi dalla classifica insieme con Gil!''. Anche se Veloso è pienamente cosciente di aver messo in scena soltanto una provocazione, i suoi atteggiamenti e quelli dei tropicalisti fanno sensazione nell'ambiente musicale brasiliano, e vengono pesantemente attaccati dalla critica più tradizionalista, che li accusa di tradire l'identità culturale del paese. Soprattutto, il movimento entra in rotta di collisione con i funzionari della giunta militare che governa il paese, e guidata in quegli anni dal generale Arthur da Costa E Silva. L'atteggiamento trasgressivo degli artisti e i testi delle loro canzoni, spesso ispirati ad argomenti di carattere sociale, finiscono quindi nel mirino, dapprima della censura, poi della polizia politica, fino all'arresto di Caetano Veloso e di Gilberto Gil negli ultimi giorni del 1968. I due amici restano dietro alle sbarre per due mesi. Non viene fornita nessuna motivazione ufficiale, se non quelle generiche di insulto alla bandiera brasiliana. Finita la detenzione vengono mandati a Salvador, sotto libertà vigilata e lontano dalle città ''calde'', Sao Paulo e rio de Janeiro.
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E' in questo periodo che Caetano realizza il suo secondo disco omonimo (dello stesso periodo sono anche l'altro ''Gilberto Gil'', e i primi due dischi di Gal Costa - video -, ''Gal Costa'' e ''Gal'', tutti del 1969 e tutti bellissimi). Lo registra a Salvador solo con l'accompagnamento della chitarra di Gil, poi manda il nastro a San Paolo dove Rogerio Duprat aggiunge gli arrangiamenti. E' un album che si presenta in modo spartano: basta con le copertine colorate, questa è assolutamente bianca e porta soltanto la firma dell'autore. E' un disco ispiratissimo anche se, per certi versi, meno radicale rispetto ai precedenti.
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Ci sono anche due brani con il testo in inglese, in qualche modo una sorta di premonizione. Infatti, di li a poco, per Caetano Veloso e Gilberto Gil, si sarebbe aperta la strada dell'esilio europeo (con breve tappe a Lisbona e Parigi) e in particolare londinese. Prima di partire, i due ottengono dalle autorità il permesso di tenere due concerti a Salvador de Bahia per pagarsi il biglietto aereo e i primi mesi di esilio: nel teatro Castro Alves, per ascoltare i due ''sovversivi'' accompagnati da un gruppo elettrico, si raduna una folla enorme. Lo show, pur in un clima teso e di dolore per l'imminente partenza, è un gran successo. Di quello spettacolo esiste anche una registrazione discografica, pubblicata un paio d'anni dopo dalla Philips brasiliana con il titolo di ''Barra 69''. Registrato su un portatile, il disco è veramente inascoltabile per quanto riguarda la qualità sonora, ma ciò non di meno rappresenta un documento davvero prezioso e sancisce la fine di un epoca..
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Terminato il concerto, la polizia li preleva e li scorta all'aeroporto. L'esilio a Londra dura due anni, e dà a Caetano e a Gil l'occasione di conoscere più profondamente la musica europea. Entrambi (anche se con umori distinti) studiano, registrano dischi fantastici, suonano dal vivo, prendono confidenza con la lingua inglese (ma questa è un'altra storia che meriterebbe il suo giusto spazio per essere raccontata): alla fine dell'esilio, nel 1972, sono pronti per rilanciare la loro musica e le loro idee in una forma più matura, senza gli atteggiamenti trasgressivi degli anni precedenti, ma con una maggior consapevolezza.
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Appena tornati in Brasile, Caetano e Gil si rimettono al lavoro, cercando la collaborazione con altri artisti: Caetano tiene due storici concerti con Chico Buarque de Hollanda nello stesso teatro di Salvador dell'ultimo concerto prima dell'esilio, mentre Gil inizia a collaborare con Jorge Ben, quasi a voler recuperare le comuni radici africane. Alcuni degli album registrati proprio in quegli anni restano fra le loro cose migliori. Soprattutto il rinsaldato legame fra i quattro bahiani nello storico tour che porterà al disco (e documentario) ''Doces Bárbaros'' dimostra ai brasiliani che il tropicalismo, in qualche modo, è ancora vivo. Anche in quella occasione non mancano le polemiche e le interferenze della censura: il tour viene interrotto dalla polizia per via dei testi di alcune canzoni ma, ripreso quasi subito, viene portato a buon fine. Da quel momento in avanti, ciascuno dei quattro prende la propria strada, e oggi sono tutti ancora felicemente in attività. Gal Costa e Maria Bethânia sono ormai due signore della musica brasiliana: due interpreti raffinate, ciascuna con il suo stile, entrambe in grado di interpretare ai massimi livelli sia i grandi classici internazionali che la musica tradizionale del Brasile. Gilberto Gil, dopo un periodo di scarsa vena negli anni '80, ha ritrovato mordente da alcuni anni a questa parte con alcuni album interessanti, oltre ad essere stato ministro della cultura nel governo guidato da Ignacio Lula da Silva. Caetano Veloso, fra tutti, è quello che ha ottenuto i migliori risultati artistici, producendo numerosi album di grande spessore e guadagnando una popolarità sempre maggiore, fino ad essere considerato oggi una sorta di ambasciatore della musica brasiliana in tutto il mondo. E il Tropicalismo ha attecchito anche nelle generazioni successive: i migliori musicisti del Brasile di oggi si richiamano spesso ai principi del movimento, e non hanno paura di sperimentare forme musicali nuove, mescolando le esperienze internazionali con la tradizione del loro paese.
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Per concludere mi sembra doveroso segnalare almeno ''Tropicalia' - A Brazilian Revolution In Sound'' una stupefacente retrospettiva, perfetta sia per i neofiti (io inizierei proprio da qui) che per i cultori, uscita alla fine 2005 e assemblata con maetria dalla Soul Jazz, corredata anche da uno splendido booklet di 50 pagine, zeppo di note impeccabili e di alcune rarissime foto d'epoca che docomentano una delle stagioni più creative, influenti e eccitanti della musica brasiliana che si consumò nel breve volgere di un paio d'anni (1967-69) ma che così tanto ha saputo dare e trasmettere a intere, successive generazioni di musicisti in tutto il mondo. Se dovessi dare un voto a questa antologia?: 9.

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Tracklist - Download
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Ricapitolando:
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Tropicalismo 1967-1969 - discografia essenziale
Tropicalia: Ou Panis Et Circensis (Philips, 1968) [dwl]
Caetano Veloso: Caetano Veloso (Philips, 1968) [dwl]
Caetano Veloso: Caetano Veloso (Philips, 1969) [dwl]
Gilberto Gil: Gilberto Gil (Philips, 1968) [dwl]
Gilberto Gil: Gilberto Gil (Philips, 1969) [dwl]
Caetano Veloso/Gilberto Gil: Barra 69 (Philips, 1972) [dwl]
Gal Costa: Gal Costa (Phillips, 1969) [dwl]
Gal Costa: Gal (Philips, 1969) [dwl]
Os Mutantes: Os Mutantes (Polydor, 1968) [dwl]
Os Mutantes: Mutantes (Polydor, 1969) [dwl]
Tom Ze:Grande Liquidação (Rozenblit, 1968) [dwl]
Nara Leão: Nara Leao (Philips, 1968) [dwl]
Nara Leão: Coisas do Mundo (Philips, 1969) [dwl]
A Banda Tropicalista do Duprat: s/t (Philips, 1968) [dwl]
Jorge Ben - Jorge Ben (Philips, 1969) [dwl]
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Un paio di libri:
Calado Carlos: Tropicália. Storia di una riv. musicale (Arcana 2004)
Caetano Veloso: Verità Tropicale (Feltrinelli)
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Altre
Tropicalia
Un saggio di Christopher Dunn
Brazil, a tropical revolution (Documentario)
Radio Web MACBA Special Podcast
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Player tropicalista


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mercoledì 28 aprile 2010

Indian Pearls appendix

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Indiavision
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Sempre a proposito di bollywood: volendo ci sarebbe anche questa ottima (e schizzatissima) ''Indiavision - Génériques et mélodies du cinéma Populaire indien, Hindi Film Songs and Instrumentals 1966 - 1984'' antologia uscita cinque anni fa su Buda (credo si tratti della stessa etichetta francese che pubblica gli Ethiopiques, anche se non sono del tutto sicuro). Da non perdere.
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Indian Pearls

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Bombay Connection 1
Funk From Bollywood Action Thrillers 1977- 1984
(Bombay Connection, 2006)
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Bombay Connection 2 Bombshell Baby Of Bombay
Nightclub Jazz, Surf and rock & roll from Bollywood films 1959-1972
(Bombay Connection, 2006)

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Dall' India "Bollywodiana" a cavallo tra '70 e '80 arrivano queste musiche che accompagnavano pellicole a imitazione dei polizziotteschi occidentali del periodo, (Bombay Connection 1) tra James Bond dalla pelle olivastra, spie dai ventri danzanti, ridicoli eroi in calzamaglia e cattivi da sbarco carnevalesco (come si evince anche dal booklet interno). Ma quel che veramente conta è la musica: funkettoni per wah-wah chitarristico e tablas a rotta di collo, giri d'organo raga e effetti elettronici da vecchio videogioco, frasi psichedeliche di moog con armoniche counry e western, fiati da funerale New Orleans vicino a svolazzi d'archi disco music '70....Insomma un gusto meravigliosamete kitsch dell' accostamento più improbabile e disarmante che ci lascia a bocca aperta e ci affascina parecchio. La seconda antologia(Bombay Connection 2)raccoglie invece brani un po' più vecchi che testimoniano la scena dei night club di Bombey in quegli anni. I suoni si fanno leggermente più ''jazz, Surf and rock & roll'' (come testimonia anche il sottotitolo), ma sempre con quel tipico piglio bollywodiano che tanto ci piace. Imperdibili!
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A proposito: sempre i tipi della Bollywood Connection hanno appena rimesso in circolazione ''Synthesizing: Ten Raga To A Disco Beat'', sublime TAMARRATA del 1982, ripulendola della ''sporcizia'' del viinile (feticcio come pochi) originale, di cui lo scorso anno era anche stata sollecitata la ristampa . Si tratta di una sessione registrata a Bombay da Charanjit Singh, in cui l'autore si era prefisso di interpretare vecchi classici raga della musica indiana attraverso l'uso di moderni (per l'epoca) sintetizzatori (anticipando inconsapevolmente l'acid house?). Se vi interessa, in attesa di beccarvi la nuova ristampa, qui potete ascoltarvi le due side del vecchio vinile.
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Tracklist/video - Download vinile, 1982

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domenica 25 aprile 2010

Black Pearls: American Funk route (Part 2)

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Golden State Funk
Impossibly Rare Funk From The Bay Area (BGP, 2007)
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Southern Funkin'
Louisiana Funk & Soul 1967-1979.(BGP, 2005)
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Searching For Soul
Rare & Classic Soul, Funk And Jazz
From Michigan 1968-80 (Luv N' Haight, 2005)
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Wheedle's Groove - Seattles'
Finest In Funk And Soul 1965-75 (Light In The Attic, 2004)
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Miami Sound
Rare Funk & Soul From Miami, Florida 1967-1974 (Soul Jazz, 2003)

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Texas Funk
Hard Texas Funk 1968-1975 (Jazzman, 2002)
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Ci sarebbe anche New Orleans ... qui.

Black Pearls: American Funk route (Part 1)

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California Funk: Rare 45's From The Golden State

Aspettando questa, intanto possiamo intrattenerci con...

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Carolina Funk
First In Funk 1968 To 1977 (Now-Again, 2008)
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Florida Funk 1968-1975
Funk 45s From The Alligator State (Now-Again, 2007)
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Texas Funk 1968-1975
Black Gold From The Lone Star State (Now-Again, 2005)
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Midwest Funk
Funk 45's From Tornado Alley (Now-Again, 2004)
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Damu music

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DAMU THE FUDGEMUNK
''Spare Time'' (Redefinition, 2008)

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DAMU THE FUDGEMUNK
''How It Should Sound Vol. 1 & 2'' (Redefinition, 2010)
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Il 13 Aprile è uscito il nuovo album di Damu The Fudgemunk (superproduttore degli Y Society) intitolato How It Should Sound Vol. 1 & 2, [dwl dei due volumi] che per anticiparlo aveva anche messo in Free Download un EP contenente qualche track estratta: Damu The Fudgemunk How It Should Sound Promo EP 2010 [Free Download]
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brano: Maria Bethania - "Mariana Mariana"

Retro-Africa 2010

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Masekela Introducing Hedzoleh Soundz
(Blue Thumbs-Chisa, 1973)
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Attenzione! Novita discografiche in casa Soundway:

Afro Tropical Soundz Vol. 1
Sweet Talks - The Kusum Beat
Hedzoleh Soundz - Hedzoleh
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Ne riparleremo. Intanto magari potete ascoltarvi questo vecchio vinile inciso a Lagos nel 1973. Certo le registrazioni sono quello che sono, ma il documento è a suo modo importante (é citato anche nella presentazione della Soundway del disco degli Hedzoleh Soundz), soprattutto per gli amanti dei feticci vinilitici della musica africana di quegli anni, tornata alla ribalta grazie anche alla diffusione in rete e alla dinamica attività di alcune ottime e lodevoli etichette discografiche.
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sabato 24 aprile 2010

Brazilian Pearls

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PAPETE
''Berimbau E Percussau'' (Universal Sound, 1997)
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Ancora tante (ma proprio tante) percussioni. Solo che stavolta andiamo a farci un giretto in Brasile in compagnia di Stuart Baker e Angela Scott, i direttori artistici (sempre) della Soul Jazz che nel 1997 per la loro sotto-etichetta Universal Sound realizzarono un'antologia dedicata ad uno dei percussionisti meno noti (e più grandi) della musica brasiliana: Papete. In ''Berimbau E Percussao': Music And Rhythms Of Brasil'' sono raccolti brani registrati tra il 1975 e il 1980. Grandi invenzioni ritmiche (spesso realizzate con una velocità di esecuzione quantomeno sorprendente) ed una sensibilità capace di partecipare a quella caratteristica, sottile tristezza diffusa dal Brasile in tutto il mondo. Da (ri)scoprire.

Latin & Boogaloo Pearls: Potere Chicano

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CHICANO POWER
Latin Rock In The Usa 1968-76 (Soul Jazz, 1998- 2CD)

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Dalla pagina della Soul Jazz Records: ''Chicano Power is a CD that chronicles the story of Latin Rock in the USA - Bands such as Malo, Azteca, El Chicano and Tierra. Alongside these groups a civil rights movement (Chicano Power Movement) was growing up at the same time. The CD shows these two areas of music and politics and their connections. Many of the people involved in Latin Rock groups were Chicanos. That is to say Mexican-Americans (Mexicans who have come to America and become therefore both Mexican and American). The mixed heritage of Chicanos led to an open-minded approach to culture and music in particular. So, for instance, an East LA club in the late sixties might be playing a mixture of R'n'B, Rock'n'Roll and Mexican Mariachis. Consequently, many of the Chicano bands that formed in the early seventies had many different elements in their music and although these bands came under the banner of Latin Rock the music is a mixture of Funk, Salsa, Rock, Soul and Latin Jazz. The music came out of four main cities in the US: East Los Angeles and San Francisco on the West Coast and to a much lesser extent in New York and Miami on the East Coast. In East LA groups such as Tierra and El Chicano came out of an earlier flourishing East LA music scene that became known as the Eastside Sound in the mid-sixties. By the 70's these new groups came with a new sense of political awareness and a new style that would come to be called Latin Rock. In San Francisco, Santana led the way shortly followed by groups such as Malo, Azteca and Sapo. And in New York a small group of Salsa musicians such as Harvey Averne pursued the new sound of Latin Rock. The 2xCD comes with a fourty page booklet containing notes and original photographs from this period''.

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BARRIO NUEVO
Latin Funk, Latin Rock, Latin Disco, Latin Soul (Soul Jazz, 1999)

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Dalla pagina della Soul Jazz Records: El Barrio is the Spanish word for neighbourhood. In the USA, El Barrio is the neighbourhood where Latinos live. That is to say Puerto Rican, Mexican, Dominican, Columbian, Cuban Americans etc. In New York, the mainly Puerto Rican immigrants became Nuyoricans. In East L.A. the Mexican immigrants became Chicanos and the people are La Raza. Barrio Nuevo contains the music where Latino and African-American cultures meet. Where Latin meets Jazz, Funk, Soul and Disco. Artists like War, Patti LaBelle and Mandrill who all became successful in the 1970s alongside other more obscure groups like the Kongas, Pride, Milton Zapata and the band Chackachas who produced two cult hits "Jungle Fever" and "Stories". Barrio Nuevo also talks about how Salsoul, a small Latin label in New York City embraced Disco music leading it to become one of the largest Disco labels in the world (whilst still making Latin records!). Salsoul was also a pioneer in manufacturing the first ever 12" singles, making DJs happy everywhere. "A truly sublime collection of Latino funk" ARENA "Funk CD of the Week. An all-star collection of Latin ranking as the summer's hottest party album" GUARDIAN "Compilation of the Month. 100% Dynamite, 200% Dynamite and Nu Yorica were awesome compilations but Soul Jazz's new offering is a complete Killer" SEVEN "A brilliant collection of uplifting Latin/Funk/Disco/Soul Killers" DJ "Latin Funk flavours from the old-skool. Another party rocking winner from Soul Jazz. MIXMAG''.

Latin & Boogaloo Pearls: Nu Yorica!

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NU YORICA!
Culture Clash In New York City:

Experiments In Latin Music 1970-77 (Soul Jazz, 1996-2CD)

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NU YORICA 2!
Further Adventures In Latin Music
Chango In The New Word 1976-1985 (Soul Jazz, 1997)

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NU YORICA ROOTS!
Rise Of Latin Music In N.Y. City In The '60's (Soul Jazz, 2000)

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Non è certo una novità che tra i luoghi più importanti di smistamento della musica latina, oltre alle città cubane, brasiliane e colombiane, ci sia anche New York. O meglio il quartiere di El Barrio (noto anche come East Harlem o Spanish Harlem; popolato in gran numero da emigrati portoricani) è, almeno da più di cinquant'anni, uno dei centri vitali della musica latina. Dalla ''invenzione'' del jazz afro-cubano (tra i Quaranta e i Cinquanta, con le orchestre di Machito e Tito Puente), per quel brivido soul-latino chiamato Boogaloo (o Bugalu - uno stile che ha un re: l'afro-filippino Joe Bataan) fino alla Salsa (termine che venne coniato alla fine dei Sessanta dai tipi della Fania, etichetta discografica con base a New York e specializzata in musica latina) e ancora ai nostri giorni (con House, Garage, Hip-Hop ...), New York è un luogo dove i suoni e i ritmi della musica latina hanno trovato terreno particolarmente fertile, per crescere e svilupparsi anche attraverso avventurose contaminazioni con culture più o meno lontane, più o meno differenti. A questi ''scontri culturali'' (tra le varie declinazioni della musica latina e i suoni afro-americani, ad esempio) la fantastica etichetta londinese Soul Jazz ha dedicato qualche anno addietro la serie Nu Yorica! Il primo volume (''Culture Clash In New York City: Experiments In Latin Music 1970-77''), uscito nel 1996 in formato doppio cd, offriva un compendio di materiale prodotto tra il '70 e il '77: il rhythm'n'blues (latino) degli Harlem River Drive, il jazz-funk (latino) degli Ocho, le orchestrazioni (tanto latine quanto) creative di Eddie Palmieri o Bobby Vince Paunetto, e altro ancora.

Il secondo, dell'anno successivo (con il sottotitolo: Further Adventures In Latin Music: Chango In The New World 1976-1985), esplorava le produzioni che sempre più allontanavano dalla tradizione del son cubano per scoprire nuove possibilità di sviluppo o riscoprire più lontane ascendenze africane. E allora si va dal jazz-funk latinissimo del super-gruppo Fania All Stars, alla disco music di Candido, alle invocazioni quasi rituali di Cachao o alle percussioni afro-jazz di Mongo Santamaria. Sessantacinque minuti di musica straordinaria come del resto quella contenuta anche in Nu Yorica Roots! di tre anni successiva. Nel post che segue, invece, sono a dipisizione due splendide e (almeno dal mio punto di vista) altrettanto imperdibili antologie uscite sempre per la Soul Jazz rispettivamente dove i suoni si fanno decisamente più rock e funk e soul: ''Chicano Power! Latin Rock in The Usa 1968-1976'' e ''Barrio Nuevo-Latin Funk, Latin Rock, Latin Disco, Latin Soul'' (davvero stellare!) E ora a bailar!

Tropicaza!

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Ancora mix, ancora Colombia con...
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DJ TROPICAZA
“Colombiamberos mescla” (download full mix)

ascolto + download

giovedì 22 aprile 2010

Cumbia a go go

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Accennando a Quantic (nel post precedente) l'amica SigurRos82 di Stone Free (che ringrazio di cuore) mi aveva segnalato nei commenti questo particolare progetto a nome Caja y Guacharacha (sottotitolo: Cumbia, Puya Y Porro - Feito Em Casa) uscito lo scorso anno su Mochilla Rec. Così gli ho dato immediatamente la caccia e dopo averlo catturato sono anche riuscito a fargli fare un paio di giri. Risultato: un mix riuscitissimo in stile pseudo Madliano e florilegio di Cumbia (tritata in tutte le salse), in cui lo stesso Quantic ha ''assemblato'' le sue esperienze sul campo e il suo amore per i ritmi colombiani, soprattutto quelli della costa nord del paese. E visto che ci sono...
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Dal Sud America all' Australia, e più precisamente a Sydney, dove Quantic e Nickodemus si sono incontrati nel contesto di un festival che si teneva da quelle parti, e insieme hanno dato vita a un dj set, il Sydney Mix (lo potete ascoltare e scaricare qui), con ... syncopated sound, playing music from the Caribbean, Baltic, Africa & new productions from NY, the UK & Colombia. A proposito, sembra che il rum australiano non sia particolarmente raccomandabile. Sarà...