venerdì 30 dicembre 2011

Il 2011 per il Giardino (Presentazione)

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Prima di lasciarvi alle consuete scelte annuali mi sembrano opportune alcune considerazioni:

1) Chi si è abituato a questo giochino ormai dovrebbe sapere che il disco migliore è sempre quello che deve ancora arrivare, quello del giorno dopo, per cui è probabile che mentre voi starete passando in rassegna i nomi che compongono le liste, il sottoscritto, già pentito, stia pensando se non sarebbe stato preferibile togliere ... per lasciar spazio a ... (nemmeno io sò bene cosa ho scritto e ho pure il timore di rileggerlo, per cui vi prego di perdonarmi)

2) Tutti i lavori a cui mi riferisco sono stati attentamente ascoltati per intero (sempre dal sottoscritto) almeno un paio di volte. Se non è una granzia questa?!?

3) Le playlists sono assolutamente soggettive e non tengono minimamente in considerazione giudizi e/o classifiche altre, nemmeno quando rimandano a recensioni entusiastiche. Se poi Bon Iver spunta anche nella top ten del Giardino, dopo essere entrato nella stragrande maggioranza delle liste annuali consultate, è solo perchè (e questa volta lo dico seriamente) si tratta di un lavoro magnifico e decisamente sopra le righe. Nessun condizionamento di sorta, quindi. Ci tengo a precisarlo.

4) Ovviamente il tempo può dare (come togliere) spessore agli ascolti, allo stesso modo in cui lo stato d'animo e gli umori possono risultare decisivi in questo tipo di considerazioni e al momento di stilare una quasivoglia lista di (soggettivissime) preferenze.

5) L'annata musicale nel suo complesso non è stata delle più esaltanti (qualcuno si ricorderà che giusto vent'anni fa nelle nostre top di fine anno entravano capolavori come ''Screamadelica dei Primal Scream, ''Loveless'' dei My Bloody Valentine, ''Laughing Stock'' dei Talk Talk, ''Nevermind'' dei Nirvana, ''Trompe Le Monde'' dei Pixies, ''Spiderland'' degli Slint ecc.), ma non per questo priva di uscite di notevole interesse. Penso soprattutto alle nuove elettroniche, siano esse in ambito dubstep (che intanto ha compiuto e superato il decimo anno di età), postdubstep, 2-step, ambient-step, uk bass, techno dub ecc. (e tutte queste belle sigle che hanno un senso fino un certo punto) con una sfilza di lavori davvero molto interessanti: Anstam, Andy Stott, BNJMN, Desolate, George Fitzgerald, Kode 9, Kuedo, Machinedrum, SBTRKT, Sepalcure, Shackleton/Pinch, Skream, Zomby... E pazienza se qualcuno si starà chiedendo come mai tra i nomi appena elencati non compaia anche quello dell'affascinante  James Blake, capace (come Bon Iver) di mettere d'accordo un po' tutti in sede critica con il suo omonimo lavoro. Il fatto è che pur avendo amato il produttore inglese in virtù di alcuni interessantissimi Eps usciti lo scorso anno (e ne parlai pure) non riconosco nel nuovo Blake questa genialità tanto sbandierata. C'è chi parla di una visione artistica del tutto nuova, di un disco che rovescia alcune delle tendenze della musica dance di oggi. Per quanto mi riguarda credo che siano più in sintonia con i tempi le cupezze tecno-dub di produttori come Andy Stott che il soul-dubstep radical chic del James Blake di quest'anno. Sorry.

Cambiando completamente ambito; decisamente strepitosa l'annata per le musiche africane tanto care da queste parti (e a molti degli amici del Giardino) con ritorni eccellenti (Boubacar Traoré, Orchestre Poly-Rythmo) conferme desertiche (Bombino, Tinariwen, Tamikrest, Group Doueh..), i soliti maliani (Samba Touré, Sidi Touré, Fatoumata Diawara..) figli che non fanno rimpiangere i propri padri (Seun Kuty, Vieux Farka Touré..) ristampe e antologie da urlo (Ebo Taylor, Joni Haastrup, Marijata, Orlando Julius, Bambara Mystic Soul, Nigeria 70 Sweet Times), qualche sorpresa (Debademba, Karindula Sessions) e chi più ne ha più ne metta (e mi sono limitato ai principali).

Benino anche in ambito jazz dove le cose migliori arrivano dalle nuove avanguardie (per chi volesse avvicinarsi al genere consiglio di iniziare esplorando il catalogo della portoghese Cleen Feed) con almeno due piccoli capolavori: Coin Coin Chapter One.. di Matana Roberts (vedi la top-ten) pubblicato dalla canadese Constellation, che così amplia ulteriormente i propri orizzonti musicali, e Double Demon degli Starlicker, che invece esce per la mitica (scuderia jazz) Delmark.

Nel complesso annata più che discreta per il songwriting. Anche in questo caso molte le conferme (Bon Iver, Bill Callahan, Jesse Sykes, David Thomas Broughton, Scott Matthews, Bonny ''Prince'' Billy ecc) e brillanti sorprese, quando non assolute novità (Jonathan Wilson, Josh T. Pearson, Mark Fry /The A.Lords, Sean Rowe, Dan Mangan). Bello anche il disco di Pj Harvey, ma non abbastanza da infilarsi nelle top 20 del Giardino, dove invece sarebbe entrato senza ombra di dubbio ''The Broken Man'' di Matt Elliott, se non fosse che il disco esce ufficialmente il 16 Gennaio prossimo anche se è già scaricabile in formato mp3 dal sito dell’etichetta Ici d’Ailleurs, per due soli miseri euri. 

Naturalmente potrei dilungarmi oltre in disamine e approfondimenti vari, ma preferisco fermarmi quì per non risultare oltremodo logorroico (ci sarebbe ancora troppo da dire), rimandando invece chi ne fosse interessato a dare un'occhiata alle liste. Non mi resta che congedarmi, quindi, ma con un unica certezza: gli anni si susseguono rapidi (con tutto quello che il passo del tempo può comportare), ma la musica continua a rappresentare per il sottoscritto una faccenda stramaledettamente seria.

                               


Il 2011 per il Giardino (Top-Ten + Runners)

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ANDY STOTT
Passed Me By (Modern Love)


Distintosi per l'alta capacità di metabolizzare un certo tipo di suoni e farli suoi con gusto ed originalità, siano essi quelli della techno intelligente, della dinastia Basic Channel-Maurizio-Chain Reaction o del revival techno-dub, Andy Stott ha sempre dimostrato di essere un passo avanti. La sua costante produttiva è incentrata su un pensiero groovistico piuttosto cupo che rispecchia in pieno l’onda intrapresa dalla sua Modern Love (medesima scudereia del progetto Demdike Stare). Stott ama defilarsi, lavorare dietro le quinte, e trascorre la maggior parte del suo tempo occupandosi di produzioni altrui, ma quando esce allo scoperto i risultati sono sorprendenti. Pur mantenedo un solido approccio techno-dub, il produttore di Manchester intraprende con ''Passed Me By'' l'ennesima metamorfosi compositiva di rottura, un viaggio a ritroso di rara potenza e complessità che spogliandosi del superfluo si dirige verso il primordiale (le radici) restituendoci (a partire dalla scioccante copertina) un lavoro di dirompente forza evocativa. Sette traccie per mezz'ora di musica in cui Scott forza la pausa del beat fino a lasciarlo in coma (la media delle tracce è cento battute per minuto); sommerge l'ambiente in una spessa nube di sintesi a passo di tartaruga (''New Ground'') di bassi profonsissimi (''Passed Me By'') di intermittenze al neon (''Intermittent'' ). Un lavoro da iniettarsi preferibilmente in cuffia e al massimo del volume .



BOMBINO
Agadez (Cumbancha)


Un'ondata di musicisti stà attraversando il Sahara. Un suono spinto da calde ventate di chitarre elettriche che conservano la mobilità espressiva dei vecchi cordofoni. Il blues del deserto. Tuareg a lungo incazzati hanno scelto di rivendicare la propria libertà e cultura servendosi di strumenti dell'iconografia occidentale. Ma chi rimane ancorato alle forme elementari rischia di ripetersi all'infinito e di diventare una promessa non mantenuta. Allo stesso modo, chi si spinge ai limiti del genere rischia di di perdere l'essenza del sound. Bombino è uno di quegli artisti che hanno saputo trovare un giusto compromesso riuscendo ad aggiungere al loro sound un brillante tocco pop senza snaturare per questo l'impronta tradizionale della sua musica. Dopo aver guidato il Group Bombino, uno dei progetti di riferimento dell'incredibile scuderia Sublime Frequencies (e aver patito l'uccisione di due dei suoi vecchi musicisti) Omara ‘Bombino’ Moctar arriva con ''Agadez'' al suo debutto solista, uno splendido lavoro in cui omaggia, a partire dal titolo, la grande città del Niger in cui nacque nel 1980 e dalla quale fu ben presto costretto a fuggire a causa delle violente reazioni dei governi di Niger e Mali alle ribellioni Tuareg del 1990. Nei suoi brani più che muri di suono si ascoltano ipnotiche e insistite tirate ondeggianti, messe in piedi con l'ausilio di certo blues scarnificato, del fraseggio libero della sua chitarra con il vento della trance che spira sul Sahara. Bombino ha la capacità di porre il proprio strumento al centro della scena come facevano i suoi idoli, da Hendrix a Jimmy Page, da John Le Hooker a Ali Farka Toure. Ma nei solchi di questo disco si respira qualcosa di speciale, un impasto caldo e emozionante in grado di evocare paesaggi suggestivi e commoventi.



BON IVER
Bon Iver (Jagjaguwar/4AD)


Se per lo splendido album d'esordio, si parlava di canzoni misteriose ed emozionanti e di un songwriter, Bon Iver, sottomesso a un processo di catarsi, che si ritira in una baita in montagna, lontano dalla civilizzazione, per ritrovare se stesso, basta osservare la copertina dell'ultimo omonimo album per capire che qualcosa nel frattempo è cambiato. Dal bianco invernale del primo al verde (quasi) primaverle del secondo. Dagli scarni paesaggi acustici di ''For Emma, Forever Ago'' alla maggior eterogeneità e alla profusione di una crescita strumentale di ''Bon Iver''. Anche se la voce e i falsetti mantengono quel tono di incantevole intimità a cui Justin Vernon ci aveva abituati, quì ogni canzone viene potenziata da trombe, sassofoni, pedal steel, percussioni e leggere brezze elettroacustiche. Certo, i pesaggi cambiano (a partire dai riferimenti geografici dei titoli), ma il panorama resta comunque sublime.



DUSTY KID
Beyond That Hill (Boxer Recording)


Scoperto grazie all'ottimo Guylum Bardot, Dusty Kid è il moniker dietro al quale si nasconde il producer/dj cagliaritano Paolo Alberto Lodde. Pubblicato, come il precedente ''A Raver's Diary'' (del 2009) su Boxer Recording, ''Beyond That Hill'' è un lavoro dalla verve epica, con lunghi temi tra techno house e trance progressiva (apparentemente prosaica) dalle sonorità algide e profonde, in costante equilibrio tra naturale e sintetico, in cui ballo e introspettività romantica trovano un equilibrio perfetto in un sali e scendi di emozioni e di paesaggi astratti. Un viaggio sonoro ricco di arpeggi malinconici, sublimi armonie vocali, grooves micidiali e la chiusura in bellezza di ''That Hug'', 23 incredibili minuti di progressioni house in cui spunta persino il suono di un sassofono (credo). Qualcuno forse potrebbe rimanere sorpreso per questa scelta, ma una volta caduti nella spirale di Beyond That Hill non se ne esce più. Questo il video promo.



JOSH T. PEARSON
Last Of The Country Gentlemen (Mute)


Dalla fine del mondo alla fine di un amore. Questa la frase che a grandi linee sottende la poetica del texano Josh T. Pearson, autentico cowboy dell'apocalisse dalla barba chilometrica. Musicista errante e tormentato, l'immancabile sombrero e una chitarra malconcia, Josh vede nella musica lo strumento per dar voce alla fede. Nel 1996 (assieme ai compagni Josh Browning e Brian Smith) forma i Lift To Experience , con i quali cinque anni dopo riesce finalmente a registrare il magnifico "The Texas Jerusalem Crossroads" doppio album ambientato in una post-apocalisse spirituale nei deserti texani, improvvisamente trasformati in paradiso terrestre. [continua a leggere...]


JONATHAN WILSON
Gentle Spirit (Bella Union)


Fino a poco tempo fa non lo conosceva nessuno. Eppure la sua lunga esperienza come musicista (con Josh Tillman, Erykah Badu, Elvis Costello ecc.) e produttore (tra gli altri anche di Bonnie ''Prince'' Billy) lasciano intendere come l'abilità compositiva e la maestria interpretativa di Jonathan Wilson non siano del tutto casuali. E infatti ''Gentle Spirit'' tradisce una consapevolezza e una maturità davvero invidiabili. Un esordio partorito a fuoco lento in un ambiente familiare, aiutato da da illustri amici/colleghi come Andy Cabic (Vetiver), Chris Robinson (The Black Crowes) o Gary Louris (The Jayhawks). Un disco emozionalmente demolitore, brillante e intenso. I brani sono pacati e sensuali, dei piccoli trattati di folk-rock che abitano l'utopia del Lauren Canyon (che Wilson ha peraltro contribuito a far rivivere), le melodie West Coast (Gram Parsons, CSNY, Neil Young), la psichedelia gentile , così come certo folk europeo (da Nick Drake, a Roy Harper passando per il primo Van Morrison). E pazienza se siamo nel 2012. Questo è un gioello da amare alla follia.


MATANA ROBERTS
Coin Coin Chapter One: Les Gens De Couleurs Libres (Constellation)


Matana Roberts è una delle figure più luminose della nuova generazione di improvvisatori afroamericani. Cresciuta nella dinamicissima scena jazz di Chicago, (iscritta alla Aacm e già parte degli Stick ans Stone) la sassofonista si è convertita in breve tempo in un punto di riferimento ineluttabile al momento di citare le proposte più rilevanti nell'ambito delle nuove musiche creative. Nella sua esposizione stilistica si manifesta un rigoroso compromesso: fondere con naturalezza le radici mistiche e lo spirito tradizionale della musica afroamericana con le nuove correnti di espressione urbana attraverso un irrevocabile vocazione esplorativa nel campo della libera improvvisazzione. Registrato dal vivo a Montreal il 9 luglio 2010 da un ensemble di trenta elementi (per lo più appartenenti alla scena che fa capo alla scuderia Constellation, che pubblica il lavoro) ''Les Gens De Couleurs Libres'' è il primo capitolo di Coin Coin, una serie di dieci pubblicazioni in cui ogni capitolo sarà un omaggio a un’antenata di Matana. Un disco corale di ampio respiro in cui l'influenza esercitata dalle tradizioni viene incorporata alla musica come una guida funzionale allo sviluppo di una proposta innovativa. Questo si manifesta non solo nella sperimentazione di suoni e tessiture, permettendo di conseguenza al progetto di ottenere un vocabolario proprio, ma anche nell'intenzione di documentare l'asfissia dei nostri tempi, con le sue brutali differenze socio-economiche e inequità socio-culturali. Una sorta di parabola creativa che descrive un percorso elittico che partendo dalla tradizione afroamericana (in tutte le sue componenti) si dirige verso territori inesplorati (anche attraverso partiture complesse) per poi tornare a chiudere il cerchio, mantenendo intatto il messaggio di protesta che si annida nel DNA della migliore musica jazz.


SHABAZZ PALACES
Black Up (Sub Pop)


Sgombriamo il campo da ogni dubbio: gli Shabazz Palaces hanno realizzato uno dei lavori più belli e interessanti dell'anno. D'altronde essere i primi ed unici artisti hip hop scelti da una scuderia come la Sub Pop arrivata al suo venticinquesimo anno di vita, qualcosa vorra pur dire. E chi ha seguito il percorso artistico di Ishmael “Butterfly” Butler saprà di certo che non ci riferiamo a un artista convenzionale. Ribatezzatosi Palaceer Lazaro, Butler non vuol più sentir parlare del suo passato. Ma ci si può forse astenere dal ricordare un passato che si chiama Digable Planets? Fondati proprio dall'Mc di Seattle al principio degli anni Novanta i Digable Planets sono stati un magnifico terzetto con base a Brooklyn che guardava l'hip-pop attraverso le radici del jazz con gusto e originalità (divertendosi a campionare, tra gli altri, artisti come Art Blakey e Sonny Rollins) e con i quali Butler arrivò ad incidere due magnifici lavori (che vi invito a recuperare qual'ora non ne foste in possesso). Quasi sparito dalla scena musicale (eccezzion fatta per la breve parentesi con i Cherrywine con i quali  nel 2003 realizzò il disco ''Bright Black'') è ora il nuovo sodalizio con il percussionista Tendai Maraire e la nascita del progetto Shabazz Palace a dare a Butley una nuova, meritata visibilità artsistica. Anticipato da un paio di EP autoprodotti, ''Black Up'' è un disco tanto difficile da catalogare, quanto estremamente affascinante. Butley (pardon, Palaceer Lazaro) parla di ''trippy, space-age hip-hop'' e noi non possiamo far altro che approvare la sua definizione. C'è un impazienza frenetica nel modo in cui ritmi, samples (di ogni tipo) e beats si susseguono in questo lavoro. Inutile cercare di spiegare come tali strutture funzionino così bene insieme, di come partendo da proporzioni così distinte, da modi e stili apparentemente inconciliabili si possa raggiungere una messa a fuoco così eterogenea ; l'importante è lasciarsi trasportare dalle sensazioni che ogni canzone consegna, passo dopo passo. Allo stesso modo le composizioni richiedono una certa collaborazione da parte dell'ascoltatore per rivelare il loro fascino e risaltare in tutta la loro genialità. Provare per credere.



SOEMA MONTENEGRO
"Passionaria" (Western Vinyl, 2011)


Nata a Buenos Aires nel 1978 Soema Montenegro è una magnifica cantante, multistrumentista e compositrice argentina (ma anche scrittrice, guaritrice e, come afferma qualcuno, ottima cuoca). Una poetessa surrealista e sciamanica. "Passionaria" (Acqua Records; Western Vinyl), che non esito a definire uno dei dischi più belli e riusciti tra quelli ascoltati quest'anno, è la sua seconda prova dopo ''Uno Una Uno'' (Noseo Records, 2008) l'esordio di tre anni fa. Una raccolta di canzoni libere e sperimentali, con la voce di Soema che si lancia liberamente nell'aria, e gli strumenti che la seguono e la guidano. [continua a leggere...]


ZOMBY
Dedication (4AD)


Giocando alla non identificazione e poco amante degli scenari, nel più puro stile Burial, il misterioso Zomby opera dal 2007 (il 12'' ''Memories''). Da lì in avanti un susseguirsi di remix, singoli ed EP per etichette anche prestigiose (tra cui la Hyperdub), gli favoriscono una brillante reputazione nell'ambito della scena post-dubstep, fino all'approdo 4AD e l'atteso nuovo lavoro anticipato dal singolo ''Natalia's Song'' (creato sulla base del campionamento di un pezzo di Irina Dubtzova, vincitrice dell'X Factor russo). Lasciati da parte i beats grassi e i suoni ''chimici'', a prevalere sono milimalismo e raccoglimento. Monumento di percussioni essenziali, linee di basso pulitissime e sintetizzatori eterei, ''Dedication'' stilla una strana e additiva fascinazione. I suoi pezzi (frammenti sonori come fossero porzioni di tracce lasciate in sospeso) sembrano capsule di ricordi, briciole di rimpianti di esseri erranti (In ''Vanquish'' è come se Cluster o un Brian Eno fossero stati abbandonati in una stazione orbitante danneggiata). La presenza della fragile voce di Panda Bear in ''Things Fall Apart'' , o il piano languido di ''Basquiat'', contribuiscaono a rafforzare questo effetto di nostalgia futura. Vivaio di tessiture profonde, inventivo nelle frasi melodiche, seduttore e malsano, ''Dedication'' è la maestuosa scultura sonora che Zomby dedica commosso al padre, appena scomparso.

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SEGUONO A RUOTA
 (E PROVANO IL SORPASSO):

                                    ° Colin L. Orchestra: Infinite Ease/Good God (Northern Spy)
                                    ° Demdike Stare: Tryptych (Modern Love)
                                    ° Grouper: A | A - Alien Observer-Dream Loss (Yellowelectric)
                                    ° Moritz Von Oswald Trio: Horizontal Structures (Honest Jon's)
                                    ° Orchestra Poly Rythmo: Cotonou Club (Strut)
                                    ° Peaking Lights: 936 (Not Not Fun Records)
                                    ° Seun Kuty: From Africa With Fury: Rise (Because M.)
                                    ° Starlicker: Double Demon (Delmark)
                                    ° Susana Baca: Afrodiaspora (Luaka Bop)
                                    ° Tom Waits: Bad As Me (Anti Records)


Il 2011 per il Giardino (Playlist Per Categoria)

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 (Sempre e comunque) Patrimoni dell'umanità
Beach Boys:The Smile Sessions (2/5 CD, Emi)
Brian Wilson: In The Key Of Disney (Emi)
Bert Jansch [addio a un pilastro del folk britannico]
Cesaria Evora [addio alla diva a piedi nudi]
Gil Scott-Heron [addio al poeta afroamericano]
David Lynch: Crazy Clown Time (Sunday Best)
   [ 7 al Lynch musicista; 10 al (super) regista]
Lou Reed & Metallica: Lulu (Universal)
Nino Rota [il centenario; e il Giardino omaggia il maestro]
Ry Cooder: Pull Up Some Dust And Sit Down (Nonesuch)
Tom Waits: Bad As Me (Anti)
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Alt Folk (Alt-Folk, Alt-Country, Songwriting etc)
    Colin L. Orchestra: Infinite Ease/Good God (Northern Spy)
  David Thomas Broughton: Outbreeding (Brainlove)
 King's Daughters & Sons: If Then Not When (Chemikal Und.)
 Sean Rowe: Magic (Anti)
Pj Harvey Let England Shake (Island)
(e ancora....)
Dan Mangan: Oh Fortune (City Slang)
Low: C'mon (Sub Pop Records)
  Siskiyou: Keep Away The Dead (Constellation)
Walkabouts: Travels In The Dustland (Glitterhouse)
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 Little Moons (Avant-Folk; Psych-Folk; Ghost-Folk)
Bon Iver: Bon Iver (Jagjaguwar)
Jonathan Wilson: Gentle Spirit (Bella Union)
Mark Fry/The A.Lords: I Lived In Trees (A Second Language)
 (e ancora...)
Bill Callahan: Apocalypse (Drag City)
Charalambides: Exile (Kranky)
Jesse Sykes & The Sweet Hereafter: Marble Son (Fargo)
Metal Mountains: Golden Trees (Amish)
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 Waves (Alt Rock, Psych, Post R., Kraut, Cosmic..)
Arrington De Dionyso: Suara Naga (K Records)
Dead Skeletons: Dead Magick (A.)
Dirty Peaches: Badlands (Zoo Music)
Peaking Lights: 936 (Not Not Fun)
Sun Arow/Eternal Tapestry: Night Gallery (Thrill Jokey)
(e ancora...)
Connan Mockasin: Forever Dolphin Love (Because)
Implodes: Black Earth (Kranky)
Natural Snow Buildings: Wave Of.. (Blackest R.)
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Riciclo Pop (Alt-Pop, Folk-Pop, Chamber-Pop..)
Amor De Dias: Street Of The Love Of Days (Merge)
Butcher The Bar: For Each A Future Tethered (Morr Music)
Girls: Father, Son, Holy Ghost (Turnstile/Pias)
Other Lives: Tamer Animals (Tbd)
War On Drugs: Slave Ambient (Secretly Canadian)
  (e ancora)
Brent Cash: How Strange It Seems (Marina Rec.)
Kurt Vile: Smoke Ring For My Halo (Matador)
Leisure Society: Into The Murky Water (Full Time Hobby)
Nat Baldwin: People Changes (Western Vinyl)

Wave Pictures: Beer In The Breakers (Moshi Moshi)
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Riciclo Pop (Synth-Pop; Electro-Pop; Glo-Fi)
Wild Beasts: Smother (Domino)
(e ancora...)
Casa Del Mirto: The Nature (Mashhh!)
Die Selektion: Die Selektion (Fabrika Records)
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Electronic (Techno, House, Minimal, Boogie, Balearic..)
Agoria: Fabric 57 (Fabric)
Black Dog: Liber Dogma (Soma)
Gatto Fritto: Gatto Fritto (International Feel)
Elektro Guzzi: Parquet (Macro)
Wagon Christ: Tomorrow (Ninja Tune)
 (e ancora...)
Coyote: Half Man Half Coyote (Is It Balearic?)
Deniz Kurtel: Music Watching Over Me (Crosstown R.)
Field: Looping State Of Mind (Kompakt)
Frivolous: Meteorology (Cadenza)
Tiger & Woods: Through The Green (Running Back)
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 Electronic (Casa Nostra) 
Massimiliano Pagliara: Focus For Infinity (Live At R. Johnson)
 (Ritorno Al Futuro)
Global Communication: Back In The Box (NRK-2CD)
Sweet Exorcist: Retroactivity (2CD; Warp)
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 Battiti (Sub) Urbani (Dubstep, PostD., Ambient Step..)
Kode 9 & The Spaceape: Black Sun (Hyperdub)
Zomby: Dedication (4AD)
(e ancora...)
Machinedrum: Room(s) (Planet Mu)
Pinch & Shackleton: P. & S. (Honest Jon's)
Sepalcure: Sepalcure (Hot Flush)
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 Other Soundzs (Techno Dub, Ambient Dub..)
Stimming: Liquorice (Dynamic)
(Ambient, Drones, Fild Recordings..)
Loren Connors: Red Mars (Family Vineyard)
Scanner + David Rothemberg: You cant Get.. (Monotype)
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Jazz Connection (Impro-Jazz, Free-Jazz, Great Black M...)
Benoît Delbecq & François Houle: Because She Hoped (Songlines)
Mostly Other People Do The Killing: The Coimbra C.(Clean Feed)
Starlicker: Double Demon (Delmark)
 (e ancora)
Aram Shelto's Arrive: There Was.. (Clean Feed)
Craig Taborn: Avenging Angel (ECM)
Darius Jones & Mathew Shipp: Cosmic Lieder (Aum Fidelity)
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 Jazz Connection (Casa Nostra)
Danilo Rea & Flavio Boltro at Schloss Elmau: Opera (ACT)
Enzo Pietropaoli Quartet: Yatra (Millesuoni)
Gianluca Petrella Tubolibre: Slaves (Spacebone)
(Ritorno al futuro)
Miles Davis Quintet: Live In Europe 1967 (Columbia)
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Global Beatzs (Hip Hop, Trippy Space, Future Bass)
Anthony Joseph & The Spasm Band: Rubber Orchestras (Heavenly S.)
Shabazz Palaces: Black Up (Sub Pop)
African Hitech: 93 Million Miles (Warp)
(e ancora...)
Clams Casimiro: Instrumental Mixtape (Autopr.)
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 Reggae Connection (Generic Reggae)
Hollie Cook: Hollie Cook (Mr. Bongo)
Tiken Jah Fakoly: African Revolution (Barclay)
(Dub meets..?..meets Dub)
D. Solid Gould vs. B. Laswell: Dub Of The Passover (Tzadik)
Lee "Scratch" Perry: Nu Sound & Version (On-U Sound)
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 All'ombra del Baobab (Musiche d'Africa)
Bombino: Agadez (Cumbancha)
Boubacar Traoré: Mali Denhou (Lusafrica)
Samba Touré: Crocodile Blues (Riverboat)
 (e ancora...)
Joni Haastrup: Wake Up [R.] (Soundway)
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 Funky & Soul Connection (Afrobeat, Afro-Funk..)
Orchestre Poly-Rythmo: Cotonou Club (Strut Records)
Owini Sigoma Band: Owini Sigoma Band (Brownswood)
Seun Kuty & Egypt 80: From Africa..: Rise (Because M.)
 (Generic Funky & Soul)
Charles Bradley: No Time For Dreaming (Dunham)
Dennis Coffey: Dennis Coffey (Strut)
Sharon Jones & The Dap-Kings: Soul Time! (Daptone Records)
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Around The World
Soema Montenegro: Passionaria (Western Vinyl)
Susana Baca: Afrodiaspora (Luaka Bop)
Taraf De Haïdouks & Kočani O..: Band Of Gypsies 2 (Crammed)
(e ancora...)
Chico Barque: Chico (Biscoito Fino)
Le Trio Joubrant: As Far (World Village)
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 Casa Nosta (Italia Pop & Rock)
 • Banjo Or Freakout: Banjo Or Freakout (Memphis Industries)
 Blessed Child Opera: Fifth (Red Birds/Seahorse)
 Slivovitz: Bani Ahead (Moonjune)
 Gentleme's Agreement: Carcarà (Materia Principale)
(e ancora...)
Teresa De Sio: Tutto Cambia (C.O.R.E.)
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 Fascinazioni Europee
Bill Rider-Jones: If (Domino)
Nils Frahm: Felt (Erased Tapes)
(e ancora...)
Anna Calvi: Anna Calvi (Domino)
Gavin Friday: Catholic (Rubyworks)
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 Revivalisti Appassionati (R'N'R, Rockabilly, Garage Rock..)
Black Keys: El Camino (Nonesuch)
(Buscaderate Eccellenti)
Beth Hart & Joe Bonamassa: Don't  Explain (J&R)
Brian Wright: House On Fire (Sugar Hill)
Garland Jeffreys: The King Of In Between (Luna Park) 
Joe Henry: Reverie (Anti Records) 
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Ritorno al Futuro (Altre antologie, ristampe ecc.)
Kinks: Ristampe deluxe dei dischi [+ singli b-sides, outtakes ecc]
 (e ancora...)
These Trails: These Trails (Drag City)