venerdì 17 ottobre 2008

Cadiz, il porto dei poeti

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Vista di Cadice dall'alto
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L'anima di Cadice è geniale, spiritosa, sbarazzina, divertente e chiaccherona. In altre parole abbastanza caraibica. Mentre il resto del paese si dà grandi arie (adesso un po' meno), lei, dall'alto dei suoi tremila anni di storia, continua a vivere alla giornata. Cerca di essere e non di avere: vorrebbe diventare patrimonio dell'umanità, ma in effetti il titolo più adatto sarebbe monumento orale dell'umanità, visto che i gaditani (gli abitanti di Cadice, l'antica Gades) hanno sempre la battuta pronta. Sono artisti dentro, geni spontanei. Forse sarebbe più giusto ancora dichiararla riserva mondiale di felicità. Perchè Cadice ha qualcosa che ricorda una riserva indiana, le ultime tracce di una cultura, quella andalusa, sempre più trascurata. Forse è la sua insularità a tenerla al riparo dal mondo, spazzata dai venti dell' Atlantico e delimitata dalle colonne d'Ercole, il punto estremo del mondo conosciuto. E' una città-isola collegata al mondo da un sottile cordone ombelicare. Un tempo era un porto di transito, oltre che un centro della cultura, che nei secoli ha assorbito la filosofia epicurea e stoica. E' in questa città che si distilla, si decanta e s'imbottiglia il miglior "senechismo", l'umorismo e lo scetticismo ironico del suo cittadino più famoso, Seneca. Cadice è allegra. Le feste di carnevale sono la sua vocazione e trabocca di artisti che vanno a dispensare i loro scherzi e le loro canzoni salaci dovunque: per strada, nellepiazze, negli studi televisivi...Nessuno sa esattamente quanti siano a vivere grazie al talento, forse perchè la loro arte consiste anche nel guadagnare senza che il fisco se ne accorga. La metà degli abitanti vivacchia grazie a lavori saltuari legati al carnevale: chi non vende dischi scrive canzoni o crea costumi, canta in un coro, suona il mandolino o rivende biglietti degli spettacoli.
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Cadice: La Cattedrale
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Cadice: La Cattedrale dal lato del Campo del Sur
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La Caleta de Cadiz (foto: Tricky, Settembre 2008)
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I LUNEDI' AL SOLE

Essere felici con quello che si ha: questo è il motto di Cadice. Paradossalmente, nelle strade della città iù povera dell' Andalusia non si vedono mendicanti, almeno non di più di quanti se ne incontrano nei quartieri poveri delle grandi metropoli. Quando nasce un bambino non gli si apre un libretto di risparmio ma si organizza un pranzo al sole con gli amici. Carpe diem. Un altro grande principio che i gaditani seguono scrupolosamente è quello di prendere in giro tutto e tutti, compresi se stessi. Questa città detiene il titolo di capitale europea della disoccupazione, eppure non conosce la fame, semmai il bisogno. Perchè il gaditano ha un forte senso dell'onore, che gli impedisce di pronunciare alcune parole tabù e di piangere troppo. Se la meà della popolazione ha adottato la tattica del camaleonte, vivendo di quello che trova, l'altra metà vive dei prepensionamenti dei cantieri navali, degli impieghi forniti dalla pubblica amministrazione, del commercio e delle poche fabbriche che non hanno ancora chiuso. Dai tanti piani di prepensionamento dei cantieri navali della città è uscita la legione di sordi con il migliore udito del mondo. Il penultimo piano sociale, attualmente in atto, prevede di mandare a casa 1.100 lavoratori con più di 52 anni. Il settore che era stato la principale risorsa economica di Cadice ormai non dà più lavoro. Vorrà dire che c'è più materia grigia per i cori, le comparsas, le compagnie incostume e le chirigotas, i gruppi che sfilano a carnevale cantando canzoni satiriche. Ci saranno più occasioni per passare il lunedì al sole sulla spiaggia della Caleta, di rirovare gli amici all'osteria El Maneca e di appoggiare la canna da pesca sul parapetto del ponte Carranza o nelle pietre del Campo del Sur dietro la cattedrale, per poi dar da mangiare alle numerose colonie di gatti che aspettano adagiati al sole.
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I Gatti di Cadice (foto: Tricky, Settembre 2008)
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LA TESTIMONIANZA
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Da giovane Pepe Manteca è stato torero, poi cameriere in un albergo di Amburgo, e a l'Avana vendeva i galli da combattimento che allevava suo padre, Lorenzo arrivato da Santander insieme a migliaia di altre persone quando Cadice era prospera. El Manteca dice che la cosa miglire di Cadice è il cuore dei suoi abitanti, che arrivano da l'ontano e si fanno commuovere dal sole, dall'aria e dal flamenco. D'estate la (mitica) spiaggia della Caleta diventa il grande e luminoso salotto delle case dei quartieri di LaViña, Santa Maria ed El Popùlo. Un gaditano racconta che dopo aver superato Rota, a pochi chilometri da Cadice, ha prvato una terribile nostalgia ed è tornato subito alla Caleta, con le sue bachette e i gabbiani. Ma che fine ha fatto la Cadice cosmopolita e borghese che si faceva beffe de sivigliani e della loro tendenza a non guardare oltre la punta del loro naso? 
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Cadice: Due immagini della spiaggia della Caleta al tramonto.

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Cadice: il mare che circonda il Castillo De San Sebastian vicino la Caleta 
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ISOLA CARAIBICA
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Al contrario di altre città andaluse, Cadice non è mai stata aristocratica né propriearia terriera, solo borghese e liberale. Bisognava passare per il suo porto per andare nelle Americhe e viceversa, o per imbarcarsi per l'Africa e per le Canarie. Era la città più americana e africana di tutta la Spagna: uno scalo per le navi in transio tra l'Atlantico e il Mediterraneo, per i piroscafi che collegavano Portorico e l'Avana. Una città commerciale che ha attirato fenici, arabi e genovesi. Il mondo, e sorattutto chi faceva la spola con l'America, andava e veniva dal suo porto. Oggi non ci passa quasi più nessuno. Tutt'al più si vede ogni tanto una nave da crociera che "vomita" passeggeri-turisti pronti a precipitarsi nelle cantine di Jerez o per le strade di Siviglia. Algeciras (città bruttissima) le ha rubato il traffico marittimo e commerciale. Ma a Cadice si stà bene, la Caleta è la pentola dove ribollono tutti i miti di Cadice. E subito dietro, nella strada La Rosa, si servono gli sgombri sulla plancha (la piastra) e le papas aliñads (insalata di patate).... All'osteria El Albero, gestita dall'ex torero e cantante di flamenco José el Rebujina, con tre euro si cena con uno sgombro lungo come un avambraccio e un buon bicchiere di vino. Da queste parti si dice che a Cadice nessuno morirà di fame finchè ci saranno pesci in mare e abbastanza voce in gola. Dalla piazzetta Tio de la Tiza, soprannome del poeta e auore di tango Antonio Rodriguez, parte la via Republica Domenicana, che con le sue canne da pesca in tutti i balconi, assomiglia più a un braccio di mare che a una strada. Di nuovo i Caraibi.: muri scrostati, parti decorate, bucato steso ai fili, vasi di fiori appesi alle inferiate, secchi, giocattoli, tubi del gas, vecchi contatori elettrici, scale dai gradini consumati, il pappagallo che grida mentre una lavandaia canta... Cadice può assomigliare a una rocca forticata o a un isola legata alla terra dalla cima di un marinaio pazzo. In realtà è un esplosione di vita che inonda le città vicine, da Rota a Chiclana, passando per il Puerto de Santa Maria (dove io vivo quando sono da qulle parti, yeahhh!), Jerez de la Frontera, San Fernando e Puerto Real. La baia è un cordone urbano che si estende per 40 chilmetri.
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Cadiz: Botica, bambini gaditani giocando
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Cadice: acrobazie di bimbi gaditani, ponte del Castillo de San Sebastian (foto: Tricky, Sett.2008)
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Perchè stupirsi se Cadice somiglia a l'Avana? "Salute, buonumore e lavoro nei canteri navali", dice il ritornello di una canzone. Con questi pochi elementi, più una canna da pesca, il gaditano costruisce il mondo. La salute e il buon umore sono dei doni, il poco lavoro che danno ancora i cantieri, invece, é il frutto di una lunga lotta.
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UN PONTE PER TUTTE LE OCCASIONI
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Questa città-isola ha un ponte, il José Leon de Carranza. Soprannominato il "ponte della rabbia", da più di trent'anni è il teatro di tutte le manifestazioni degli operai dei cantieri navali, sempre in crisi. E dato che il Carranza è l'unico ponte che hanno, i gaditani lo usano in ogni occasione: la mattina blocchi stradali e barricate, il pomeriggio rischio ingorgo, al tramonto appuntamento per i pescatori e sempre, in ogni ora e stagione, fonte di ispirazione per i parolieri delle canzoni satiriche del carnevale.

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Una maschera e una locandina del famoso carnevale gaditano
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I gaditani sono persone raffinate perchè non sono mai stati contadini e i loro campi sono sempre stati il mare e il cielo. Un popolo di marinai e poeti. "Poiché non abitano su una grande isola e non dominano vaste terre lungo la costa, vivono per lo più del mare e pochi sono coloro che abitano nelle loro case", scriveva il geografo greco Strabone. E il poeta Rafael Alberti: "Cadice ci ha visto da Cadice, vivendo sulle onde, andare poveri e tornare poveri, ieri e oggi". Ma è Alexandre Dumas che ha descritto meglio di chiunque altro quello che attira lo straniero in questa città: "Quello che sono venuto cercare a Cadice, come a Napoli, è questo cielo blu, questo mare blu, quest'aria limpia e questo soffio d'amore che aleggia nell'aria. Si ama Cadice ma non si sa che cosa ama Cadice"
.Cadice: vista della cattedrale di notte dal Campo del Sur
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LA CITTA' VISTA ATTRAVERSO LE FOTO
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Le cupole della Cattedrale e la città vista dall' alto
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Cattedrale, facciata
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La Cattedrale
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scorcio sulla Cattedrale
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Iglesia De Santiago
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accesso a un patio gaditano
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bar e negozi della città
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finestre e balconi di Cadice
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Sagasta
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Casco Antiguo
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Iglesia San Lorenzo
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Hospital De Mujeres
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San Felipe Neri
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Plaza San Antonio

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Plaza San Antonio
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Plaza San Anonio
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Plaza De Mina
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Plaza De La Catedral
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Arcos De Los Blancos
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Teatro Romano
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Carcel Real
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Fabrica De Tabaco
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Plaza Arguelles, Casa De Las Quatro Tores
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Plaza San Juan
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Alameda Apocada
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Alameda Apocada, albero secolare
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Parque Genoves
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Bahia de Cadiz, scorcio
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Playa de la Caleta, barche al tramonto


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