lunedì 1 ottobre 2012

Portugal



L'autore francese di origini portoghesi Cyril Pedrosa ritorna con una storia intimista e poetica sulla famiglia e l'identità e un disegno che ha destato l'ammirazione di pubblico e critica, soprattutto in madrepatria.  Vincitore del premio FNAC 2012 al prestigioso festival di Angoulême, Portugal viene ora proposto da Bao Publishing, rispettando in pieno l’edizione originale: 264 pagine a colori in grande formato 24 x 32 (unica nota dolente, soprattutto in questo periodo, il prezzo: 27 euri).


Con sincerità quasi autobiografica Pedrosa dipinge - letteralmente ed emozionalmente - una storia essenziale sulla ricerca dell'identità che passa attraverso tre generazioni di una famiglia di emigranti portoghesi e le loro storie. Quella di Abel, che per primo, dopo la guerra venne in Francia. Quella di Jean, dirigente di successo ma, paradossalmente, pecora nera della famiglia, incompiuto e immaturo.Quella di Simon, sguardo narrante di questa storia, giovane disegnatore caduto in un limbo creativo dal quale spera di uscire tornando a visitare il paese dei propri avi e dei ricordi estivi legati all'infanzia. E proprio durante un viaggio in Portogallo, dove si trova ospite di un piccolo festival del fumetto, Simon sente che è giunto il momento di fare i conti con questa realtà, di ricostruire tutto il senso della propria appartenenza e di conseguenza del proprio presente.I luoghi visitati e le persone conosciute lo riportano indietro nel tempo e risvegliano in lui emozioni sopite. Attravreso i colori, gli odori, l'idioma dei suoi avi, Simon troverà la forza di guardarsi dentro e, scoprendo il passato, di tornare a desiderare il futuro. Rinascerà in lui non solo la voglia di creare, ma soprattutto di riprendere in mano le redini della propria vita. Uno dei migliori fumetti usciti in Italia nel 2012.


  
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O Mistério

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Maria Teresa Salgueiro da Amadora (poco a nord di Lisbona), ormai giunta al venticinquesimo anno di attività, è una delle cantanti più note della musica portoghese, assai prima dell' ondata femminile legata al nuovo fado (Dulces Pontes, Mariza, Misia, Bevinda...). Teresa lega indissolubilmente la voce, il volto e l'immagine al sestetto Madredeus, uno degli esempi più importanti, non solo nella penisola lusitana, di canzone d'autore tra arcano e moderno, antico e contemporaneo. Ma già nel 2000 Teresa inizia ad apparire come ospite negli album di Carlos Nuñez e António Chainho, o duetta dal vivo con Caetano Veloso, quasi a perseguire una carriera solista che di lì a poco la conduce a registrare ben sei album (tra il 2005 e il 2009), in una sorta di excursus storico-affettivo all'interno delle molteplici sonorità della sua terra, fino al parziale cambio di pelle del recente O Mistério (Clepsidra, 2012) [yuhuuu!]; 15 melodie di mistica bellezza uscite dalla penna della stessa cantante lusitana così come buona parte delle musiche del disco. Per oltre nove mesi Terasa, con l'aiuto del suo nuovo gruppo, sviluppa concetti e spunti che poi cristallizza in forme musicali. Fin dall’inizio l’idea è quella di una ricerca collettiva, basata su un paesaggio sonoro singolare, la cui costruzione rifletta il contributo di ogni singolo musicista chiamato alla realizzazzione del lavoro: André Filipe Santos (chitarra), Rui Lobato (batteria/percussioni e chitarre), Carisa Marcelino (accordéon) e Óscar Torres (contrabbasso). Deliberatamente cercano l’isolamento che permetta loro di raggiungere uno stato di condivisione e la concentrazione necessaria per la preparazione del lavoro, fino alle registrazioni, effettuate in uno studio costruito per l'occasione all'interno di un convento francescano del XVI secolo, con i monti dell' Arrábida (un parco naturale vicino a Setúbal) da una parte e l'orizzonte dell'oceano dall'altra. Il risultato è una prova dall'indiscutibile fascino, un lavoro raffinato dalle atmosfere estremamente cupe, squarciate e illuminate dalla splendida voce della Salguero che si immerge nei misteri della vita, nelle sue fragilità e speranze: ''Il disco parla del mistero della vita, di cui non scopriremo mai tutta la vertà, e questa coscenza ci dà la dimensione della nostra fragilità, ma anche dell'estrema necessità di essere forti per poter sopravvivere alle difficoltà in un mondo che continua ad essere ingiusto. Credo anche nella nostra forza creativa, nei cambiamenti, nella speranza. A una crisi come opportunità di rinascita''
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