Era il 1970 quando un 21enne afroamericano, nato a Chicago, trapiantato nel Tennesee e cresciuto nel Bronx newyorkese, provava per la prima volta a mettere insieme l'arte della parola e quella della musica, dando alle stampe una raccolta di poesie e un disco con lo stesso titolo: ''Small talk at 125th and Lennox''. Quel ragazzo si chiamava Gil Scott-Heron e di lì a poco sarebbe diventato una delle voci più originali ed importanti della scena afroamericana. Da qualche giorno, purtroppo, non è più tra noi. E' venuto a mancare il 27 Maggio scorso a New York all'ell'età di 62 anni. Scrittore, poeta, musicista e compositore, Gil ha attraversato gli ultimi quarant'anni della storia americana rileggendola con gli occhi della critica sociale e politica, della poesia e della musica, riuscendo, come pochi altri hanno saputo fare, a dar corpo a tensioni e sentimenti in una maniera straordinariamente originale. Il suo periodo d'oro fù quello dei Settanta, ricchi di capolavori che all'epoca passarono perlopiù inosservati perchè tutti pendevano dalle labbra di Dylan e a un poeta altrettanto americano, ma veramente scomodo, come Gil Scott-Heron non si prestò la dovuta attenzione. Da ''Pieces of a Man'' a ''Free Will', da ''Winter In America'' a ''1980'' passando per molti altri piccoli grandi capolavori che illustrano uno stato di grazia caratterizzato da somma libertà espressiva e un'impareggiabile miscela di jazz, soul e funk, oltre alla capacità di combinare grooves micidiali con la lettura graffiante di temi come la guerra, il nucleare, l'emergenza sociale nei ghetti, l'abuso di sostanze, il consumismo ecc ecc. Il suo ultimo acuto giusto lo scorso anno con il bellissimo ''I'm New Here''. Ci mancherai Gil, anche se con la consolazione che la tua musica e le tue parole ci accompagneranno per tutta la vita.
lunedì 30 maggio 2011
lunedì 2 maggio 2011
Un Milagro da riscoprire
La posizione strategica della Sicilia, nel bel mezzo del Mediterraneo, per secoli l'ha trasformata in terra di conquista. Per quasi trecento anni, dall'827 al 1091, l'isola è stata soggetta alla dominazione degli arabi. E se ne possono ancora trovare delle traccie nella sua cultura e nella sua musica. ''Siqiliah, Terra d'Islam'' (Compagnia Nuove Indye, 2007) [quì] è il secondo di una trilogia in cui l'ensemble Milagro Acustico mette in musica poesie arabe di quel periodo, con le composizioni di Bob Salmieri, leader del gruppo fondato a Roma nel 1995. I sette elementi dell'ensemble, anche grazie al loro talento eclettico, mescolano strumenti della tradizione occidentale e di quella orientale. L'album è di ottimo livello, sia per quanto riguarda le registrazioni sia dal punto di vista filologico e musicale.Si tratta, inoltre, di un raffinatissimo esempio di fusione tra la cultura italiana e quella araba, che nell'attuale scenario politico e sociale assume una rilevanza particolare.
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