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venerdì 20 aprile 2012

Ricercatori di Folk Songs



Se, come il sottoscritto, nutrite grande amore sia per i comix d'autore che per le musiche delle radici, fareste bene a non perdervi ''Lomax - Ricercatori di folk-songs'' (Coconino Press, 122 pp. in b/n), la splendida e suggestiva graphic novel scritta e disegnata da Frantz Duchazeau, nella quale l'autore francese segue le tracce del viaggio iniziatico di Alan Lomax (unanimemente considerato uno dei più importanti etnomusicologi e antropologi del XX secolo) e di suo padre (il noto folklorista e ricercatore John Avery Lomax) alla scoperta delle sorgenti del folklore Usa. Basandosi sui documenti e sui libri di memorie dello stesso Alan, Duchazeau ricostruisce con semplicità e attraverso la morbidezza del suo tratto, paesaggi e ambienti, che restituiscono in modo coinvolgente e apassionato il clima di un’epoca, estendendo in particolare il campo d'indagine all'America dei neri, gli eredi degli schiavi che, come precisa Sebastian Danchin, studioso delle culture del Sud nell'impeccabile prefazione del libro ''vivono in realtà in un inferno perenne, aggiogati alla gogna segregazionista nel Sud o prigionieri del pregiudizi al Nord'' e ''ad anni luce di distanza dallo stereotipo del ''Negro delle piantagioni'' diffuso dal music-hall'' (magnifico, in particolare, il modo in cui Duchazeau immortala in alcune delle sue tavole lo stupore dei neri, in gran parte poveri e analfabeti, quando si trovano di fronte i macchinari che registrano e restituiscono la loro voce, come si trattasse di un atto di magia e possessione). Andavano in auto per le piantagioni, Lomax padre e figlio, con una macchina portatile pesante più di duecento chili, incidendo su dischi di alluminio la voce della gente del Delta del Mississippi. I Musicisti spesso parlavano nel microfono come se la macchina fosse un telefono collegato direttamente ai centri di potere. Un mezzadro nero cominciò così: ''Ascolti, signor Presidente, voglio dirle che quaggiù non ci trattano bene...''. E ancora Danchin nella prefazione del fumetto: ''Se le canzoni raccolte da Lomax sono spesso tragiche è perchè mirano anzitutto a esorcizzare il demone di quella tristezza, di quel blues che minaccia gli animi: una dose di blues, insomma, a mo' di vaccino contro il blues''.

 
Quando, nel 1933, John Avery Lomax si lancerà nella campagna di registrazione di cui parla questo libro, troverà nella musica registrata con l'aiuto del figlio una valvola di sfogo inattesa. Trascinato dall'entusiasmo del diciottenne Alan, John Lomax inaugura un decennio di lavoro che gli permetterà di delineare un ritratto sonoro quasi fotografico dell'America in crisi. La campagna del 1933 avrà un effetto ancora più folgorante su Alan Lomax che, a contatto con i bluesmen di un Sud agrario quasi medioevale, troverà la sua strada. Ben presto Alan supererà il padre per l'importanza dei suoi lavori, diventando uno dei musicologi più appassionati del secolo. Fino all'entrata in guerra degli Stati Uniti continuerà ad arricchire le raccolte di folk Songs della Library of Congress all'ombra del padre, per poi spiccare il volo alla sua morte. Un viaggio, il suo, che è anche un percorso di formazione, la storia di una crescita umana e professionale, che ha permesso ad Alan Lomax di proseguire e ampliare il lavoro del padre, con la passione di chi ha una missione da compiere. Grazie a lui, infatti molti artisti diverranno successivamente noti in tutto il mondo: da Leadbelly a Woody Guthrie, da Muddy Waters a Memphis Slim, da Sonny Boy Williamson a Big Bill Bronzy passando per Jelly Roll Morton (di qui pubblica nel 1950 il libro Mister Jelly Roll, testo fondamentale sulle origini del jazz) e moltissimi altri. Emblematica da questo punto di vista una dichiarazione di Brian Eno secondo il quale ''Senza Alan Lomax forse non ci sarebbe stata l'esplosione del Blues, e neppure i Beatles, i Rolling Stones e i Velvet Underground''.


Dal 1950  al 1958 Alan Lomax, anche per sottrarsi alla mutata e poco favorevole situazione politica e culturale statunitense, si trasferisce in Inghilterra, dove collabora con la BBC. E' praticamente fuggito dall'America maccartista, dove l'Fbi lo sorveglia da tempo, giudicandolo un individuo ''poco affidabile e scontroso'' se no adirittura come un ''pericolo pubblico'' e ''simpatizzante del Partito comunista''. In Europa non smette di svolgere intense ricerche sul campo, documentando la musica di tradizione orale soprattutto in Inghilterra, Scozia, Irlanda, Spagna (1952) e Italia (1954-1955). Le registrazioni di Lomax sono anche, in molti casi, le prime mai effettuate in questi paesi. Rientrato negli Stati Uniti nel 1959, Lomax inaugura una notevole attività editoriale, pubblicando numerosi libri e dischi, dirigendo e curando alcune collane discografiche. Continua ad effettuare le sue registrazioni negli Stati Uniti e nei Caraibi. Dal 1962 al 1989 è Reserch Associate presso la Columbia University di New York; in seguito ricopre lo stesso ruolo presso l'Hunter College della City University sempre a New York. Per la sua attività scientifica ha ricevuto numerosi (meritatissimi) premi: dalla ''National Medal of Arts'' (1986) al ''National Book Award'' (1993) per il libro ''The Land Where the Blues Began'', nel quale ripercorre il suo lavoro di ricerca nel Sud degli Stati Uniti dagli anni '30 agli anni '80.



Alan Lomax Collection e Italian Treasury

 
La Alan Lomax Collection raccoglie le registrazioni effettuate sul campo negli Stati Uniti, in Europa e nei Caraibi da Alan Lomax. La statunitense Rounder Records ha lanciato più di dieci anni fa un progetto che prevede l'edizione di oltre 150 cd. La Collection, diretta da Anna Lomax Chairetakis, è articolata in numerose collane, tra le quali Italian Treasury, curata dall'etnomusicologo Goffredo Plastino. In questa collana troviamo le registrazioni, quasi tutte inedite, effettuate in Italia in una ricerca sul campo condotta da Alan Lomax insieme a Diego Carpitella nel 1954-1955. I nastri originali, conservati presso i Lomax Archives dell'Hunter College di New York, sono stati rimasterizzati per la pubblicazione a 20-bit. Stando alle informazioni che ho raccolto, per questa collana sarebbero previsti complessivamente 19 compact dedicati alla musica tradizionale delle regioni italiane e a particolari repertori della nosta penisola. Per il momento i volumi che sono riuscito ad individuare e a recuperare (forse gli unici ad oggi disponibili, almeno stando al catalogo della Collection sul sito di Rounder) sono questi:



Inutile ribadire l'importanza di questi materiali, non solo dal punto di vista strettamente musicale (la musica è comunque splendida) ma anche storico-culturale nel suo complesso. Innanzitutto, come scrive anche il curatore Plastina, ''per l'ampiezza della rilevazione e per la qualità delle registrazioni, molte delle quali costituiscono il primo documento in assoluto disponibile di repertori fino ad allora ignoti. Inoltre, per il fatto che l'intera ricerca, considerata globalmente, rappresenta una straordinaria opportunità di conoscere le musiche dell'Italia rurale degli anni '50. Infine, perchè è un esempio molto significativo di come il lavoro e la divulgazione scientifica degli etnomusicologi possano e debbano trovare spazio nel più generale dibattito culturale sulle caratteristiche di una  società e di una nazione. Ma forse, ascoltando di nuovo, o per la prima volta, queste registrazioni, possiamo cercare di cogliere, al di là della consapevolezza intellettuale e del piacere che suscitano in noi le esecuzioni musicali, quel clima di scoperta e di emozione di fronte alla musica che ha unito nel loro viaggio in Italia i due amici etnomusicologi. E' ancora possibile, insieme a loro, entrare in ''quella atmosfera meravigliosa e incantata di cui fu soffusa tutta la nostra esperienza di raccoglitori, tra contadini, pastori, pescatori e artigiani'' ''. Un vero e proprio patrimonio della memoria che ognuno di noi dovrebbe premurarsi di custodire gelosamente fra gli scaffali di casa propria insieme ai documentari di Vittorio De Seta. I libretti di accompagnamento sono redatti da studiosi italiani e stranieri, e sono corredati dalle fotografie realizzate dallo stesso Lomax nel corso della sua ricerca.


L'anno più felice della mia vita


A proposito di fotografie; nel 2008 è uscito per l'editore Il Saggiatore (che nel 2005 aveva pubblicato anche ''La Terra del Blues'') uno splendido libro fotografico accompagnato dalle annotazioni di Lomax intitolato ''L'anno più felice della mia vita. Un viaggio in Italia 1954-1955'', sempre a cura di Goffredo Plastino, con la solita, puntuale, preziosa, presentazione di Matin Scorsese (''...il modo in cui Alan Lomax abbraccia le diverse realtà italiane, i paesaggi e la gente è sincero, non è scontato né predeterminato. Lo si sente nelle sue parole e nelle sue fotografie: dai pescatori di tonno ai musicisti campani, da un suonatore di flauto di Pan a Bottanuco a un cantastorie a Palermo'') e un testo della figlia di Alan, Anna Lomax Wood. ''L'intenzione dell'autore'' come scrive proprio Anna nella prefazione del libro ''era di registrare i suoni e le parole della tradizione musicale italiana. Lomax aveva l'impressione che l'Italia sarebbe stata il laboratorio ideale per mettere alla prova una sua nuova teoria, secondo la quale lo stile della voce cantata codificava alcuni profondi segreti dell'umanità''. E ancora ''Non si stancò mai di ripetere che il paesaggio sonoro che aveva scoperto in Italia era il più ricco, il più sorprendentemente vario e originale da lui mai incontrato''.

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Un viaggio in Italia, 1954-55


Come detto il lavoro sul campo in Italia di Alan Lomax si inseriva nel piu ampio progetto di realizzazione di un' enciclopedia discografica della musica popolare mondiale di cui era stato incaricato dalla casa discografica Columbia. A tale scopo Lomax prese contatto con Giorgio Nataletti, come é possibile leggere nel resoconto che egli stesso fece con uno stile di scrittura vivo, informale e comunicativo nei brani (*) che ora vi propongo:
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''La mia visita in Italia fa parte di una lunga ‘tournée europea, durante la quale ho consultato gli archivi dei canti popolari di ogni paese e preparato dischi da pubblicare negli Stati Uniti. Fra poco spero di avere una biblioteca mondiale della musica popolare. Nel 1953 andai a trovare Giorgio Nataletti, direttore del Centro nazionale studi di musica popolare dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia e della Rai, Radiotelevisione italiana. Scoprii che il suo archivio era il meglio organizzato, il piu interessante di tutta Europa. Per otto giomi di seguito Nataletti mi suonò dischi: cantilene marinare siciliane, del tipo cantato un centinaio di anni fa dai marinai inglesi e americani, e che non mi ero mai sognato di sentire; la musica delle launeddas sarde, il più brillante strumento popolare europeo, che mille e più anni prima di Cristo apre la storia musicale italiana se non europea; canti della mietitura, come quelli ascoltati in Spagna e in Corsica, ma più antichi e assai più belli; maggiolate, lamenti funebri, ninnananne, canti nuziali, ì meglio conservati e i più rari che avessi mai inteso in venti anni di raccolta. Poi Giorgio mi fece vedere la sua mappa del territorio italiano. Bandierine segnavano i luoghi dov'erano state fatte le registrazioni: nella Lucania, in Calabria, Sardegna, Lazio, Abruzzo. Ma la maggior parte della mappa era vuota. - Quando la completerete? - chiesi io - Quando potrete darmi un disco con tutte le canzoni d'Italia? - Giorgio si strinse nelle spalle.. ''Forse tra quattro, cinque anni. Chi sa?''. Impaziente di natura non potevo aspettare cinque anni. Un italiano ha scoperto l'America. E perchè un Americano non poteva contribuire alla scoperta dell'Italia? Con il consenso del Centro Studi di Musica Popolare andai a Londra e persuasi la Bbc che il suo Terzo Programma aveva assoluto bisogno di conoscere la storia della musica popolare italiana e in quel modo combinai il finanziamento dell'impresa. A uno del Texas, abituato a farsi cinquecento miglia al giorno. sempre attraverso lo stesso paesaggio e lo stesso genere di paesi, l'ltalia sembrava piccola. ll Centro organizzò il viaggio, spedì centinaia di lettere, fece moltissime telefonate, e mise a mia disposizione uno specialista di etnomusicologia, il prof. Diego Carpitella''.


Diego Carpitella

Carpitella (Reggio Calabria, 1924-Roma, 1990) è stato il più importante etnomusicologo del nostro paese. Per certi aspetti possiamo pure considerarlo una sorta di Alan Lomax d'Italia. Professore ordinario di etnomusicologia presso la facoltà di lettere dell'Università La Sapienza di Roma dal 1976, fondatore della ''Società Italiana di Etnomusicologia'', è stato anche presidente dell' ''Associazione Italiana di cinematografia scientifica''. Carpitella ha svolto numerose ricerche scientifiche sul campo in Italia, lasciando un numero imponente di registrazioni sonore. Ha collaborato a tutte le indagini condotte dall'antropologo Ernesto De Martino nell'Italia Meridionale (1952-1959). Con Lomax, appunto, ha svolto la prima ricerca etnomusicologica su tutto il territorio italiano, pubblicandone i risultati nella prima antologia sonora di musica folklorica italiana (1957). Carpitella ha inoltre svolto ricerche sul campo in America Latina e nell'ex Unione Sovietica. Numerose sono le sue pubblicazioni. Tra di esse: ''Musica e tradizione orale'' (1973); ''L'etnomusicologia in Italia'' (1975); ''Conversazioni sulla musica'' (1992). Ha inoltre curato l'edizione italiana degli ''Scritti sulla musica popolare'' di Béla Bartók (Einaudi, 1955). La sua attività editoriale ha compreso anche la direzione di riviste, di collane discografiche e di collane di testi etnomusicologi.


Ancora Lomax: ''Carpitella e io comineiammo a registrare in Sicilia a giugno (del 1954, ndr), aprendoci la strada su per la Calabria e la Puglia. Poi, nella stagione fredda, andammo a nord e registrammo da Udine alla Val d'Aosta. A quell’epoca parlavo già l'italiano e feci il resto del viaggio da solo, a zig zag lungo la penisola da San Remo a Rovigo, da Carrara ad Ancona, da Grosseto a Pescara, e infine a Napoli. In gennaio ero a Roma. Sia io che il mio apparecchio di registrazione avevamo la tosse; il contachilometri segnava venticinquemila miglia e sul sedile di dietro ve n'erano circa sessanta di nastro. Tante altre bandierine sventolavano adesso su tutta la mappa di Nataletti, il che significava che nell'archivio del Centro sono entrati altri mille e più documenti. Quanto a me mi sono fatto amici in tutti i paesi d'Italia e cosi mi pare di avervi vissuto almeno cento anni. Assolti i miei doveri con la Bbc, tornai a Roma, dove la copia di tutte le registrazioni fu depositata al Centro e regolarmente catalogata''.


''Quell'anno è stato il più felice della mia vita. Molti italiani, non importa chi siano o dove vivano, sono interessati ai problemi estetici. Possono avere soltanto il fianco roccioso di una collina e le mani nude per lavorare, ma su quel fianco costruiranno una casa o un intero villaggio le cui linee si adattino superbamente al luogo. Così, anche una comunità può avere una tradizione popolare limitata ad una o due sole melodie, ma c'è un appassionato interesse riguardo a come debbano essere cantate nel modo corretto. Ricordo un giorno quando montai il vecchio e danneggiato Magnecord su una chiatta per la pesca del tonno, alcune miglia al largo sul limpido, blu Mediterraneo. Nessun tonno era stato preso nella rete subacque da mesi, e i pescatori non erano stati pagati da circa un anno. Eppure urlarono i loro canti all'argano come se fossero impegnati a tirare su una ricca pesca, e ad un certo punto si misero a battere i loro piedi nudi sul ponte, simulando le convulsioni di una dozzina di tonni. Dopo, ascoltando la registrazione, applaudirono la loro stessa performance proprio come fanno molti cantanti d'opera. I loro canti - i primi, credo, ad essere registrati in situ - si riferivano esclusivamente a due aspetti: i piaceri del letto che li attendevano sulla costa, e l'infamia del padrone della tonnara, al quale si riferivano chiamandolo pescecane''.

 
''L'aspra e deliziosa penisola italiana risultò essere di fatto, un museo di antichità musicali, nel quale giorno dopo giorno portavo alla luce antichi generi musicali tradizionali, totalmente sconosciuti ai miei colleghi di Roma. Per fortuna mi accadde di essere la prima persona a registrare sul campo in tutta Italia. In un certo senso ero una specie di Cristoforo Colombo musicale al contrario. Molti dei musicisti italiani di città guardano alle canzoni dei loro vicini di campagna con un'avversione sempre più forte, come quella che gli afroamericani della classe media sentono per la genuina musica folklorica del Sud. Questi italiani di città vogliono che ogni cosa sia bella. Pertanto (allo stesso modo della maggior parte dei cosiddetti folk singer americani che lavorano nello spettacolo) i principali ''fornitori'  di musica tradizionale in Italia tolgono dalle loro esecuzioni tutto ciò che è arrabbiato, che da turbamento o è strano. E la radio italiana, fedele al suo obbligo nei confronti di Tin Pan Alley, strombazza pop e jazz americano giorno dopo giorno nelle ore di maggior ascolto. E' del tutto naturale che i suonatori popolari, dopo un certo periodo di esposizione agli schemi della tv e agli autoparlanti della Rai, incomincino a perdere confidenza nei riguardi della loro stessa tradizione.


Un giorno davvero caldo, nell'ufficio del direttore dei programmi radiofonici a Roma, andai in collera e lo accusai di essere direttamente responsabile della distruzione della musica tradizionale del suo paese, la più ricca eredità di questo tipo dell'Europa occidentale. A questo individuo davvero affascinante io diressi tutta la rabbia che sentivo nei confronti della cosiddetta civilizzazione, il metodo di vendita che stà ripulendo il mondo passando la spugna su tutti i modelli culturali non conformisti. Con mia sorpresa, egli riprese il mio suggerimento che una trasmissione giornaliera sulla musica popolare poteva essere programmata a mezzogiorno, quando i pastori ei contadini italiani sono a casa e stanno riposando. Ma, mesi dopo, seppi con grande imbarazzo che le trasmissioni venivano messe in onda la sera tardi, molto tempo dopo che i lavoratori italiani erano andati a letto, e per giunta sul terzo canale italiano, che soltanto una piccola minoranza degli intellettuali ascolta...''

(*) I brani  riportati sopra sono tratti da: Alan Lomax, Ascoltate , le colline cantano! ''Santa Cecilia'', anno V, 1956, n.4, pp. 81-87 e Alan Lomax, Saga of a Folksong Hunter. A twenty-year odyssey with cylinder, disc and tape, ''HiFi Stereo Review'', Maggio 1960.

  Alan Lomax (Austin, 31 gennaio 1915 - Safety Harbor, 19 luglio 2002)

Aldilà delle delusioni ricevute dai diffusori della cultura, Lomax lascia le più belle parole e il più bel regalo al gentile popolo italiano che l'ha accolto, gli ha donato le sue conoscenze e la sua cultura, senza volontà esibizionistiche, ma con l'umiltà che lo contraddistingueva: ''L'anno in Italia è stato il più felice della mia vita''. Grazie di cuore Mr. Lomax!

venerdì 30 marzo 2012

Il Nuovo Giardino Magnetico presenta ''Tarantismo''




TRACKLIST
01 - I FIGLI DI ROCCO: Le Tarante di Giovanni Avantaggiato
da ''E Lassatila Ballare'' (Autoproduzione,?)
02 - I BRIGANTI DI TERRA D'OTRANTO: Pizzicarella
da ''Tirajentu'' (Maffucci Music, 2007)
03 - ENZA PAGLIARA: Pizzica di Torchiarolo -  
da ''Frunte De Luna'' (Anima Mundi, 2009)
04 - LUCILLA GALEAZZI: Notte Scura (Tarantella
da ''Stagioni'' (Buda Musique, 2005)
05 - ALLA BUA: A Furtuna
da ''Alla Bua'' (Ethnosphere Entertainment, 2002)
06 - UARAGNIAUN: Diavule Diavule
da ''Uailì'' (Officina-Piazza Records, 1996)
07 - NIURI TE SULE: Tarantella Del Gargano
da ''Enties'' (Autoproduzione, 2003)
08 - MARIO SALVI: Tarantella di Sannicandro
da ''Taranteria'' (Finis Terre Records, 2004)
09 - CANZONIERE G. SALENTINO: Tarantella Frigia
da ''Serenata'' (Salento Altra Musica, 2002)
10 - ZIMBARIA: Sei Menu Nu Quartu
da ''Baciu 'Nvelenatu'' (Maffucci Music, 2007)
11 - ALLA BUA: A Punente A Punente
da ''Limano'' (Ethnosphere Records, 2004)
12 - UARAGNIAUN: Uè Figghia Figghia
da ''Skuarajazz'' (Dunya Records, 2000)
13 - I SCIANARI: Pizzica di S.Vito
da ''La Musica Te Li Scianari'' (Europlay, 2008)
14 - NIURI TE SULE: Com'aggiu Fare
da ''Enties'' (Autoprodotto, 2003)
15 - ARAMIRE': Fermate Femate
da ''Mazzate Pesanti'' (Edizioni Aramirè, 2004)
16 - ZOE' (OFFICINA ZOE'): Pizzica Tarantata
da ''Terra'' [1995] (Anima Mundi, 2005)
17 - ZIMBARIA: Baciu 'Nvelenatu
da ''Baciu 'Nvelenatu'' (Maffucci Music, 2007)
18 - ENZA PAGLIARA: Aquila Bella
da ''Frunte De Luna'' (Anima Mundi Records, 2009)
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martedì 13 dicembre 2011

A Tutto Brass Vol.2: Mediterranean Traditional Marches & More




TRACKLIST

01 - CARLO RUSTICHELLI - Marcia Funebre [Divorzio All'Italiana] - da
02 - BANDA MUNICIPAL DE SEVILLA - Jesus de las Penas(A. Patión)
03 - BANDA IONICA - Marcia Funebre - da
04 - MIRCO MENNA & LA BANDA DI AVOLA - Ecco - da
05 - DANIELE SEPE - Padrone Mio - da
06 - LES MISERABLES BRASS BAND - El Dios Nunca Muerte - da
07 - FRANK LONDON'S KLEZMER BAND - Nomen Est Omen - da
08 - BOBAN MARKOVIC ORKESTAR - Lidijina Igra - da
09 - TRUBACI MICE PETROVICA - Djurdjevdan - da
10 - EKREM SEJDIC ORCHESTRA - Ne Kuni Me, Ne Ruzi Me, Majko - da
11 - FANFARE CIOCARLIA - Lume, Lume (World, World) - da
12 - FRANK LONDON'S KLEZMER BAND - Kol Isha Thay Yeshua Zoys - da
13 - MICHAEL WINOGRAD - Nayer Khusid Tan - da
14 - COMPLESSO BANDISTICO G. VERDI .. - Christos Anesti - da
15 - BANDA IONICA - Pianto Eterno - da
16 - SCONOSCIUTO - Virgen de la Estrella (J.Albero)
17 - BANDA DE CORNETAS Y TAMBORESE.. - La Virgen de los Dolores - da




giovedì 1 dicembre 2011

Addio maestro!


Quasi un'anno esatto dopo Mario Monicelli, se ne andato un'altro dei grandi (grandissimi!) maetri del nostro cinema, nonchè il più importante documentarista italiano di sempre. Forse ancora poco conosciuto rispetto ai  meriti effettivi e al peso specifico della sua arte nella cinematografia mondiale, Vittorio De Seta è scomparso lunedì sera all'età di 88 anni, lasciando un Paese completamente irriconoscibile da quello descritto nei suoi documentari. Certamente una perdita importante, come ha sottolineato un altro grande regista, Martin Scorsese, che ha voluto così ricordare l’artista: "Sono scioccato dalla sua morte, pensavo dovesse vivere per altri cinquant’anni. De Seta è uno dei più grandi e trascurati registi italiani, e il suo lavoro meriterebbe di essere molto più conosciuto di quanto non sia. Negli anni 60 lo conoscemmo attraverso il suo straordinario “Banditi ad Orgosolo”. Ma dopo, molti anni dopo, vedemmo i suoi documentari a colori che girò negli anni '50, poetiche cronache di vita nell'Italia del Sud (sotto un esempio), della Sardegna, della Sicilia. Chi vide queste immagini, prima note solo a pochi, ne rimase ammaliato. Sono registrazioni preziose di costumi e modi di vivere che vanno scomparendo''. Il Giardino, nel suo piccolo, aveva già tributato i ''mondi perduti'' e l'opera del regista, e non poteva dunque astenersi nel dare il suo umile e personale saluto al Maesto. Riposa in pace Vittorio!

lunedì 2 maggio 2011

Un Milagro da riscoprire



La posizione strategica della Sicilia, nel bel mezzo del Mediterraneo, per secoli l'ha trasformata in terra di conquista. Per quasi trecento anni, dall'827 al 1091, l'isola è stata soggetta alla dominazione degli arabi. E se ne possono ancora trovare delle traccie nella sua cultura e nella sua musica. ''Siqiliah, Terra d'Islam'' (Compagnia Nuove Indye, 2007) [quì] è il secondo di una trilogia in cui l'ensemble Milagro Acustico mette in musica poesie arabe di quel periodo, con le composizioni di Bob Salmieri, leader del gruppo fondato a Roma nel 1995. I sette elementi dell'ensemble, anche grazie al loro talento eclettico, mescolano strumenti della tradizione occidentale e di quella orientale. L'album è di ottimo livello, sia per quanto riguarda le registrazioni sia dal punto di vista filologico e musicale.Si tratta, inoltre, di un raffinatissimo esempio di fusione tra la cultura italiana e quella araba, che nell'attuale scenario politico e sociale assume una rilevanza particolare.

venerdì 25 febbraio 2011

Il N.G.M. presenta ''Mare Nostrum: SS. Dei Naufragati''




TRACKLIST
                                  
01 - Lucilla Galeazzi - Sogna Fiore Mio 
da ''Lunario'' (CNI, 2001)
02 - A Filetta [Corsica] - L'Aria 
da ''Si Di Me'' (RFI Musique - Virgin, 2003) 
03 - Roberto De Simone & Media Ætas- Marinaresca 
da ''Li Turchi Viaggiano'' (Oriente M., 2003)
04 - Tancaruja - Isettande 
da ''Isettande'' (CNI, 2001)
05 - Ghetonia - Agapimu Fidela Protini 
da ''Terra E Sale'' (Anima Mundi, 2006)
06 - Enzo Avitabile - Ca Nun Mancasse Maje O Sole 
da ''Napoletana'' (Ethnosuoni, 2009)
07 - Roberto De Simone & Media Ætas- Soricillo 
da ''Li Turchi Viaggiano'' (Oriente M., 2003)
08 - A Filetta [Corsica] - Affrescu 
da ''Si Di Me'' (RFI Musique - Virgin, 2003) 
09 - Franca Masu - Veu Acorada (Sol Per A Tu) 
da ''Alguìmia'' (Aramusica, 2003)
10 - Daniele Sepe - Tarantella del Gargano 
da ''Viaggi Fuori Dai Paraggi'' (Il Manifesto, 1996)
11 - Vinicio Capossela - SS. Dei Naufragati 
da ''Ovunque Proteggi'' (Warner M., 2006)
12 - Lucilla Galeazzi - Ah, Vita Bella! 
da ''Stagioni'' (Buda Music, 2005)
13 - Uaragniaun - O Re Re 
da ''Skuarrajazz'' (Felmay Records, 2000)




        e venne dall’acqua, e venne dal sale
        la penitenza, dalla mano del mare
        il comandante avanza e niente si può fare
        vuole una morte, la vuole affrontare
        e lì l’'attandeva, dove il sole cala
        cala e non muore, e l’acqua non lo lava
        e il demone lo duole, sui banchi d’acqua
        stregati di olio e petrolio
        e il vento non alzava, e il mare imputridiva
        legati a un solo raggio, tutti presi in ostaggio
        avanzavamo lenti, senza ammutinamenti
        e il comandante pazzo, e avanza nel peccato
        e il demone ch’e suo, adesso vuole mio
        e brinda con il sangue all’odio ci convince,
        che se è sua la barca che vince, dev’essere la mia
        e gli occhi non videro, non videro la luce
        non videro la messe, che altri non l’'avesse
        e il cielo fece nero, e urlò la nube al cielo
        e s’affamò d’'abisso, che tutti ci prendesse
        Matri mia, salvezza prendimi nell’anima
        Matri mia, le ossa nell'’acqua
        anime bianche, anime salvate
        anime venite, anime addolorate
        che io abbia due soldi, due soldi sopra gli occhi
        due soldi per l'’onore, due monete in pegno
        per pagare il legno, la dura voga del traghettatore
        e vieni occhi di fluoro, vieni al tuo lavoro
        vieni spettro del tesoro
        la vela tende, il vento se la prende
        la vela cade, le remi allontanate
        e accese sui pennoni
        i fuochi fatui, i fuochi alati
        della Santissima dei Naufragati
        Matri mia, salvezza prendimi nell’'anima
        e il tempo stremava, l’'arsura ci cuoceva
        parlavamo alle vare e il silenzio dal mare
        e il legno cedeva all'’acqua suo pianto
        la vela cadde, la sete ci asciugò
        acqua, acqua, acqua in ogni dove
        e nemmeno una goccia, nemmeno una goccia da bere
        e gli uomini spegnevano, spegnevano il respiro
        spegnevano la voce, nel nome dell'’odio
        che tutti ci appagò, il cielo rigò di sbarre il suo portale
        il volto di fuoco, dentro imprigionò
        lo spettro vedemmo venire di lontano
        venire per ghermire, nero di dannazione
        vita in morte, vita in morte, quello era il suo nome
        Matri mia, salvezza prendimi nell’'anima
        Matri mia, salvezza prendimi ...
        questa è la ballata di chi si è preso il mare
        che lapide non abbia, ne ossa sulla sabbia
        ne polvere ritorni, ma bruci sui pennoni
        nei fuochi sacri, nei fuochi alati
        della Santissima dei Naufragati
        O Santissima dei Naufragati vieni a noi che siamo andati
        senza lacrime, senza gloria, vieni a noi, perdon, pietà...

mercoledì 20 ottobre 2010

Albania Hotel


Opa Cupa: Hotel Albania (11-8 Rec., 2009)

Travolgente! E’ il primo aggettivo che mi viene in mente arrivato alla fine dei 15 brani di ''Hotel Albania'' (11-8 Records, 2009), il secondo lavoro degli Opa Cupa, un collettivo di musicisti formatosi circa una decina di anni fa attorno all’Albania Hotel (appunto), una masseria riconvertita in dimora e laboratorio, un luogo incantato nella campagna salentina dove le emozioni diventano suono e l’espressività musica, in totale libertà. Qui è passato mezzo mondo di musicisti: bosniaci, magrebini, rumeni, bulgari, albanesi, americani …; chi proveniva da bande musicali, chi dal jazz, chi dal turntublism , chi dalla musica classica e chi da quella etnica. Il loro coordinatore è Cesare Dell’Anna, un giovane e talentuso trombettista (coinvolto in molti altri progetti tra cui Tax Free e Nouria) che stà facendo la storia della musica della Terra dei Due Mari. Il gruppo, prende il nome dal grido di esortazione alla danza degli zingari del Sud-Est Europa («opa tzupa»), ed è orientato su un ricco repertorio influenzato da più stili, spaziando dall’etnico al jazz con ampio spazio lasciato all’improvvisazione. 

Albania Hotel

Nella loro musica la confluenza di popoli diversi si trasforma nella sincera espressione di una cultura regionale colorita e unica, dove sononorità balcaniche, mediterranee e mediorientali si fondono a quelle bandistiche tipiche della tradizione musicale del Sud Italia per dar vita a un florilegio di ritmi afro-balcan-jazz davvero travolgenti, originali e ricchi di sfumature. Naturalmente dal ‘98 ad oggi la la musica degli Opa Cupa si è evoluta, apportando man mano alcuni cambi stilistici, ma anche di formazione . ''Hotel Albania'' [ascolta], uscito sul finire del 2009 (e di cui esiste anche una versione remix) ospita numerosissimi musicisti: il trombettista Riccardo Pittau (Sardegna), Ivo Iliev - sax (Bulgaria), Marian Serban e Relu Merisan - cymbalon (Romania), Dj Trinketto - turntublism (Salento), Guergue Gueguev - percussioni (Bulgaria), Fabrice Martinez – violino, Alexandra Bejaurd - fisarmonica (Francia), Eugène Luca - trombone (Romania), Irene Lungo alla voce, il percussionista salentino Mauro Durante, ed il pianista albanese Ekland Hasa. Degna di nota anche la presenza del grande clarinettista Yasko Arghirov e del suo fisarmonicista Slavko Lambov (Bulgaria) che compaiono nel brano live "Yasko in Albania Hotel", improvvisato casualmente in una calda notte estiva nelle stanze dell’Albania Hotel e che chiude il disco così come era iniziato: con il botto.


venerdì 7 maggio 2010

Tradizioni dal Sud Italia/Italian Pearls

 
Rimaniamo in ambito mediterraneo e insulare, per parlare di un'altra grande artista del nostro Bel Paese (quasi sempre) così tristemente inconsapevole dei tesori musicali che le sue (vecchie o nuove) tradizioni musicali gli offrono. Ahimè ne prendiamo atto constatando come anche la bravissima Franca Masu (destinata allo stesso trattamento di molti altri colleghi) venga apprezzata più fuori che in casa propria, almeno a giudicare dalle strameritate attenzioni che all'estero (in Spagna, soprattuto anche per affinità linguistiche, come vedremo) hanno riservato ad alcuni dei suoi lavori. La musica della Masu ci porta in un particolare e raffinato territorio sonoro, uno spazio mediterraneo a tutto tondo dove, attraverso la sua magica e voluttuosa voce, confluiscono il jazz, le tradizioni musicali del sud italia, la cultura e la lingua catalana, la poesia sarda ecc.


FRANCA MASU
Alguìmia (Aramusica, 2003)



Man mano che ci si ''immerge'' nell'ascolto dei sui dischi, la musica va acquistando ''tinte'' culturali sempre nuove, evoca paesaggi e sensazzioni di vario tipo, che possono riportare alla mente l'immagine di qualche porticciolo unitamente ai sogni e alle fatiche dei pescatori che abitano quell'angolo di Sardegna (la città di Alghero) da dove Franca Masu proviene. Canzoni di mare, vento e nostalgia. Di mogli che perdono i loro uomini divorati dalle onde, in un microcosmo che la cantante è in grado di evocarci attraverso la sua voce chiara. Un mediterraneo che passa attraverso i ritmi provenienti dall'Andalusia (Flamenco), dall'Africa, dal Portogallo (Fado), dalla Catalogna e, naturalmente, dalla sua Sardegna. I suoi dischi sono il simbolo di una mescolanza di culture che conformano il sentimento mediterraneo e che Alghero, in special modo, rappresenta.

Alghero

Il catalano, la vecchia lingua di Alghero, assume una dimensione particolare nella emissione dolce e seduttrice della Masu. La sua voce vellutata si basa su una tecnica di canto che è propria del jazz, stile facilmente riconoscibile nei suoi fraseggi vocali e nel concetto di utilizzo della voce come uno strumento perfettamente integrato nel suono dell'accompagnamento musicale. Se è vero che le sue canzoni sono profondamente radicate alla cultura mediterranea e latina (e anche nella ricerca delle radici del tango, la musica della Masu si trasforma in una tappa obbligatoria) allo stesso tempo vanno molto al di là di un mero recupero della tradizione: sono decisamente contemporanee e universali, otre che bellissime. La chiarezza e la qualità dell'estetica sonora sono il risultato di ''sottili'' arrangiamenti possibili solo attraverso la scelta di un combo jazzistico ''mediterraneo'' composto da strumenti acustici come contrabbasso, fisarmonica, percussioni, violoncello, mandolino, chitarra classica, cajon, udu ecc.



FRANCA MASU
Aquamare (Aramusica-Felmay, 2006)



Chi volesse può approfondire o consultare la discografia della Masu attraverso la sua pagina web. ''Alguimia'' (2003) e ''Aquamare'' (2006), sono due dei quattro lavori realizzati fino a questo momento dall'artista sarda, e anche gli unici in mio possesso. Ve li propongo nella speranza che (nel constatarne la qualità) qualcuno possa avvicinarsi e interessarsi alla sua musica, arrivando (chissà!) a cercare e magari a comprare i suoi dischi. Sarebbe anche questo un bel modo per tentare di contribuire a migliorare la pessima situazione di cui si diceva poc'anzi a inizio post.
 

Tradizioni dal Sud Italia/Italian Pearls

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ETTA SCOLLO
Canta Ro'-Omaggio a Rosa Balistreri (Ed. BlakPete, 2005)

tracklist e testi - credits - dwl

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Cantante siciliana ben nota soprattutto in alcuni paesi del Nord Europa, ma ancora troppo poco seguita in Italia, Etta Scollo è una splendida interprete e ricercatrice di musica siciliana, una delle poche eredi della celebre musicista e cantante folk Rosa Balistreri (scomparsa nel 1990 e di cui mi piacerebbe occuparmi in qualche post successivo), riferimento per molti dei maggiori interpreti di musica mediterranea. La sua è una voce distesa, colta, ma allo stesso tempo capace di interpretare la ballata popolare con straordinaria intensità. Dopo la maturità classica, Etta Scollo si trasferisce da Catania a Torino, dove inizia gli studi in architettura, che interrompe per dedicarsi interamente alla musica. Forte di un corso triennale di canto al conservatorio di Vienna, negli anni Novanta ad Amburgo conduce sperimentazioni di musica contemporanea. Autrice anche di colonne sonore per film, Etta è oggi una delle artiste italiane più amate in Germania. Infatti vive tra Berlino e la Sicilia dove si dedica alla composizione e alla ricerca musicale nell'ambito della musica tradizionale. I primi splendidi risultati arrivano con una serie di concerti sinfonici intitolati ''Canta Ro'' risalenti al luglio del 2004, interpretati da Etta Scollo ed eseguiti dall' Orchestra Sinfonica Siciliana del maestro Angelo Faja. La registrazione dal vivo di questo progetto è diventato anche un cd da togliere il fiato per quanto è bello.
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"Ho conosciuto la voce di Rosa all'età di circa 14 anni. Qualcuno mi diede una cassetta con dei brani registratiIn quei giorni avevo l'influenza e non feci che ascoltare questa cassetta. Mi colpì la voce di Rosa per l'essenzialità che il suo canto esprimeva, legato alla vita, in tutta la sua urgenza. Forse per via della febbre, mi restò come una specie di 'cicatrice interiore'... Da allora ho approfondito la mia conoscenza sul repertorio di Rosa e mi sono appassionata alla ricerca sulla musica popolare siciliana. Quando più tardi mi sono dedicata ad altri generi, non ho mai smesso di 'sentire' la voce di Rosa. Trovavo "parallelismi" di un suo canto violento e quello scarno di Billie Holiday che descrive in 'Strange fruits'' i cadaveri di schiavi appesi agli alberi. Mi chiedevo dunque quale fosse la differenza. Rosa era una di loro quando gridava il canto del carcere ''Nda la Vicarìa'' o il lamento degli zolfatari in ''Caltanissetta fa quattru quarteri''. Quei canti, pensavo, non dovevano rimanere un tesoro per 'poche orecchie elette'. Quella cultura, quella musica, andava curata, rispettata e soprattutto cantata affinché tutte le orecchie possibili la udissero". Etta Scollo

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ETTA SCOLLO
Il Fiore Splendente (Edel, 2008)

tracklist, testi e ascolto - credits -dwl

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Nel Settembre del 2008 arriva anche ''Il fiore splendente'' (Edel Classic) per il progetto poetico/musicale Festival delle Orestiadi di Gibellina, trasposto dell'antologia ''Poeti arabi di Sicilia'' (Mesogea) curata da Francesca M. Corrao con poesie di autori arabo-siciliani, scritte tra il IX e il XII secolo, che rivela testi colmi di liricismo e che ripropongono la Sicilia come crocevia di culture e dove i poeti arabi del passato, tradotti da poeti contemporanei sono messi in musica dalla stessa Scollo.Il progetto si arricchisce della preziosa collaborazione di alcune importanti personalità della scena siciliana, araba e internazionale (spunta anche la voce di Franco Battiato), tra i quali Giovanni Sollima, Markus Stockhausen e Nabil Salameh. Una decina di canzoni anche in questo caso spettacolari con il canto intenso della Scollo in grado di passare da cupi notturni a squilli solari e svettanti. Applausi.

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domenica 6 dicembre 2009

L'Amico Magico


Li avevamo lasciati così.....


A due anni dal successo di “Danson Metropoli, canzoni di Paolo Conte” (se ancora non ne siete entrati in possesso affrettatevi a recuperalo) gli Avion Travel tornano con un nuovo album. Il disco si intitola ''Nino Rota, l’amico magico'' e rende omaggio (appunto) a Nino Rota, uno dei più grandi compositori del ‘900, che Fellini chiamava simpaticamente ''l'amico magico''.


Si tratta di una lavoro sensibile e raffinato (probabilmente assieme a ''Napoletana'' di Enzo Avitabile, il migliore prodotto discografico uscito quest'anno nel nostro paese) nel quale gli Avion Travel, a trent’anni dalla morte del maestro, ripercorrono con estro e personalità alcune delle tappe più significative delle sue colonne sonore (da “Amarcord” a “Il padrino”, da “Il Gattopardo” a “La Dolce Vita”... in basso la lista completa dei brani e le fonti originali). Anche in questo caso la cifra stilistica della Piccola Orchestra è ineccepibile: la cura dei dettagli, la perfezione sfrenata, la voce possente e malinconica dell'ottimo Beppe Servillo (sia benedetta la famiglia Servillo!!!), sono a servizio della musica e del cuore, con in più tantissimo rispetto per i materiali originali, nonostante un uso molto discreto (e quasi impercettibile) di parti elettroniche. A questi capolavori di Rota si aggiunge "Pelle Bianca" (Giulietta Masina) brano di Caetano Veloso adattato in italiano dallo stesso Servillo.


In aggiunta al CD anche un DVD bonus con i momenti più significativi del concerto tenutosi al Teatro degli Arcimboldi di Milano che ha unito, in una magica serata musicale, cinema e arte pittorica. Non solo la rivisitazione musicale di un grande compositore, quindi, ma l’incontro e la fusione della musica d’autore con il grande cinema, della realtà con i sogni. Una meraviglia, credetemi!



Di seguito la tracklist del disco:

“Parlami Di Me” (da “La Dolce Vita”)
“Pelle Bianca (Giulietta Masina)”
“The Immigrant” (da “Il Padrino II”)
“Brucia La Terra” (da “Il Padrino III”)
“Ai Giochi Addio” (da “Romeo E Giulietta”)
“Canzone Arrabbiata” (da “D’amore E D’anarchia”)
“Amacord” (”Amarcord”)
“Lla Rì Lli Rà” (da “Le Notti Di Cabiria”)
“Gelsomina” (da “La Strada”)
“Bevete Piu’ Latte” Feat. Elio (da “Boccaccio 70″)
“Quello Che Non Si Dice ( New Carpet)” (da “Il Padrino II”)
“Lo Struscio” (da “Amarcord”)
“La Passarella Di Otto E Mezzo” (da “8 E ½”)



''Quanti poeti ha incontrato Nino Rota: dalla Morante a Zanzotto, da Amurri a Wertmuller. Poche e preziose parole per le sue melodie essenziali e semplici, canzoni popolari ed ironiche, dolcemente sentimentali, napoletane canzoni per il cinema che indagano i nostri sogni e ne fabbricano altri . Le lingue e i dialetti di questi autori suonano e raccontano un’ Italia del ricordo e di sempre grazie alla magia di Nino che liberamente sonda il patrimonio della nostra musica. Rota ci porge tutto questo con leggerezza destinando il senso del proprio lavoro ad un tempo lungo nel quale non siamo e non saremo i soli interpreti che lo amano e lo cantano.''Peppe Servillo