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sabato 24 dicembre 2011

Il Nuovo Giardino Magnetico presenta ''Rota-zioni Felliniane''



ROTA-ZIONI FELLINIANE TRACKLIST


01 - RICHARD GALLIANO - Addio del Matto - da (Deutsche Grammophon, 2011)
02 - HARMONIA ENSEMBLE - La Strada - da (Materiali Sonori, 1992)
03 - ENRICO PIERANUNZI - Amarcord - da (Cam Jazz, 2003)
04 - AVION TRAVEL - Lo Struscio (Amarcord) - da (Sugar Music, 2009)
05 - RICHARD GALLIANO - Gelsomina - da (Deutsche Grammophon, 2011)
06 - THE GAP BAND - La Strada - da (Neljazz, 1999)
07 - HARMONIA ENSEMBLE - Otto e Mezzo - da (Materiali Sonori, 1992)
08 - PASCAL COMELADE - Amarcord - da (Les Disques Du Soleil.., 1992)
09 - ANTONELLO SALIS - La Dolce Vita - da (Cam Jazz, 2006)
10 - CAETANO VELOSO - Que Não Se Vê - da (Universal Music Brazil, 1999)
11 - RICHARD GALLIANO - La Partenza Del Convento - da (Deutsche G., 2011)
12 - PAOLO FRESU - Giulietta Degli Spiriti - da (Owl/Universal, 1995)
13 - THE GAP BAND - I Vitelloni - da (Neljazz, 1999)
14 - TRIO DOLCE VITA - Amarcord Rota's Theme - da (Jazzwerkstatt, 2011)
15 - CZECH SYMPHONY ORCHESTRA - Il Bidone - da (Silva America, 1993)
16 - ADRIANA CALCANHOTTO - Gelsomina - da (Because Music, 2008) [v]
17 - MAURO GIOIA - Otto E Mezzo - da (Because Music, 2008) [v]
18 - DANIELE SEPE - La Fogaraccia - da (Polosud Rec., 1999)
19 - CABALLERO REYNALDO - Amarcord - da (Hall Of Fame, 2001)
20 - PASCALS - Amarcord - da (Les Disques Du Soleil Et De L'Acier, 2002)
21 - AVION TRAVEL - Amarcord - da (Sugar Music, 2009)
22 - AVION TRAVEL - Lla Rì Lli Rà (Le Notti di Cabiria) - da (S. M., 2009)
23 - CAETANO VELOSO - Gelsomina II - da (Universal Music Brazil, 1999)

BONUS TRACK
A. SALIS & G. PETRELLA - Fellini Suite - da '(Time In Jazz/Nun, 2003)



Il Nuovo Giardino Magnetico rende tributo a Giovanni Rota Rinaldi, in arte semplicemente Nino Rota. Proprio questo mese, infatti, ricorre il primo centenario dalla nascita del grande compositore (Milano, 3 Dicembre 1911 – Roma, 10 Aprile 1979), dopo una carriera che l'ha visto tra i massimi autori per colonne sonore cinematografiche di sempre (anche se andrebbe ricordata un po' di più la sua produzione non cinematografica, pure costellata di pagine meravigliose). In questa compilation ho selezionato alcune celebri composizioni rotiane legate per lo più a classici capolavori felliniani, con interpretazioni soprattutto ''jazzistiche'', ma non solo, cercando di risaltare l'aspetto poetico, struggente, nostalgico della musica del maestro, che ha fatto sognare, emozionare, piangiere e gioire milioni di spettatori, e senza la quale probabilmente molti dei film che oggi sono la base della storia cinematografica italiana e internazionale non sarebbero stati gli stessi. Buon ascolto e un Felice Natale a voi tutti.

domenica 6 dicembre 2009

Roteando

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Rota in un disegno dell'amico Fellini
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A trent'anni dalla sua morte Nino Rota resta attualissimo, e nel suo ambito può essere certamente annoverato tra le figure più rilevanti del secolo scorso. La sua universalità va ricercata soprattutto nella capacità del compositore di operare senza troppo distacco in più di una direzione. Non solo come braccio musicale di Fellini, non solo come grande autore di colonne sonore a servizio di grandi e piccoli capolavori della cinematografia italiana (da La bella di Roma a Fortunella, da Rocco e i suoi fratelli a il Gattopardo) e di alcuni classici internazionali come la saga del Padrino di Coppola che nel 1975 gli fruttò un Oscar per la miglior musica (a voler contarle tutte, si arriva a più di 150 colonne sonore).


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Rota (questo è il punto) fu anche autore di importanti pezzi concertistici, opere teatrali, da ballo e di musica sacra (soprattutto a inizio carriera), per un totale di oltre trecento titoli. In ogni caso per chi fosse interessato ad approfondire la sua biografia (visto che non sarò certo io a farlo) c'è sempre la pagina di wikipedia a disposizione.
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Tornando alle colonne sonore: sembra che il maestro le componesse lavorando su appunti presi durante i colloqui con i registi. Il film lo vedeva solo dopo aver composto gran parte delle musiche, e quasi mai per intero. Fellini ricordò così i loro incontri di lavoro: ''Improvvisamente, nel mezzo del discorso, metteva le mani sul pianoforte e partiva, come un medium. Si produceva come una rottura del contatto, e sentivi che non ti seguiva più, non ti ascoltava più, come se i concetti, le spiegazioni, i suggerimenti ostacolassero il corso creativo''. Se non che proprio come un vero medium, una volta ''rientrato in se, non ricordava quello che avveva appena suonato''. Fu così che Fellini decise di collocare dei registratori nella stanza durante i loro incontri, per non perdere nessuna delle invenzioni musicali del maestro, ''ma bisognava metterli in azione senza che lui se ne accorgesse, altrimenti il contatto con la sfera celeste si interrompeva''. Veniva dipinto come timido, smemorto, generoso e eternamente in viaggio. Sembra che non rispettasse orari e scadenze e che non capisse il valore de denaro. ''Nino Rota era un uomo sempre allegro ma trasognato, come immerso nell'ascolto di voci soprannaturali; attraversare insieme una strada poteva essere esasperante, ti voltavi ed era rimasto imbambolato e sorridente in mezzo al traffico. Arrivava e spariva a suo totale piacimento, viveva solo, dividendosi tra parecchi indirizzi e nessuno sapeva dove si trovava, spesso nemmeno lui, che per raccapezzarsi telefonava da qualche alberghetto dov'era capitato...''
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Nino Rota - Si fischietta Fellini (ascolta)
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Molti continuano a etichettare Rota come ''il compositore di Fellini'' in una sorta di sudditanza che non é mai esistita giacchè nessuno dei due poteva negare l'altro, ovvero l'uno era motivo di continuità dell'altro (mi viene da pensare che qualcosa del genere possa essere accaduto a Morricone con Sergio Leone), anche se in effetti con Fellini, Rota creò quel personalissimo modo di scrivere per il cinema contro ogni logica di semplice commento, di struttura musicale portante e narrante fine solo al film, con in più quella sorta di impronta di sogno indefinito, surreale, e onirico che è tipica della visione felliniana. Ecco allora che la strana alchimia prodotta dall'intensa collaborazione fra Fellini e Rota ci risulta tanto più evidente accostando la musica alle immagini di due artisti sicuramente particolari e unici nella loro immensa originalità.


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Sono molti i musicisti che (soprattutto) negli ultima anni si sono cimentati con la musica del grande compositore e gli hanno reso omaggio attraverso splendide interpretazioni e riletture rispettose, assimilandone lo spirito, ma filtrandolo attraverso una prospettiva e una sensibilità propria, e avviando allo stesso tempo una sorta di Rota-rinascimento. Tra i migliori lavori svolti in questo senso vorrei citarne almeno due: uno è quello di Caetano Veloso, che non ha mai nascosto la sua ammirazione-venerazione per l'universo Felliniano in genere (Rota compreso) culminata nel 1999 con un vero e proprio omaggio intitolato ''Federico e Giulietta'' che riprendeva le registrazioni di un (unico) concerto-gioiello, una sorta di recital speciale, che il grande cantautore brasiliano aveva tenuto due anni prima davanti a una platea sanmarinese, su invito di Maddalena Fellini, la sorella del regista...; l'altro è il recentissimo “Nino Rota, l’amico magico” degli Avion Travel, dove il gruppo di Servillo rende omaggio al grande compositore, che lo stesso Fellini amava chiamare ''l'amico magico''.


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A questi due splendidi lavori (ai quali ho dedicato un approfondimento in altrettanti post di questo blog), visto che non c'è due senza tre, potremmo aggiungerne un terzo, un po' più vecchio (del 1995): ''Tribute to Nino Rota'' ad opera della Gap Band, con 8 temi rotiani riarrangiati attraverso una atmosfera antica, da banda Jazz, da orchestrina Jazz degli anni '20 e '30, da intervalli musicali del vecchio varietà televisivo; tutto molto congeniale quando si tratta di Rota e delle sue composizioni felliniane.
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Omaggio ai Fellini


''Grazie a voi che siete qui questa sera e grazie alla gente che mi ha invitato per fare questo, perchè per me è come un sogno. Ma per me è stato veramente un sogno essere vicino a Giulietta e Federico''
Caetano Veloso


Omaggio a Federico e Giulietta è uno splendido disco di Caetano Veloso che documenta una specie di serata tenutasi nel 1997, quando l'artista brasiliano, accolto con entusiasmo l'invito della sorella dello stesso Fellini, Maddalena, arrivò in Italia per bruciare in un solo concerto al teatro Nuovo di San Marino la sua dedica all'immaginario felliniano, preparando un recital speciale nel quale ha inserito anche brani ispirati alle musiche di Nino Rota, oltre al pezzo intitolato ''Giulietta Masina'' che Veloso scrisse nell'87 per l'album ''Caetano'' (''Pelle Bianca'' degli Avion Travel è l'adattamento italiano di questo brano).



C'era stata incertezza sulla pubblicazione. Da un lato era assurdo che Veloso lavorasse a un progetto di tale bellezza e lo risolvesse in una sola serata e per pochi intimi, dall'altro c'era stato un problema vocale. Anche se gli spettatori non se n'erano minimamente accorti, Caetano aveva avuto un abbassamento della voce a causa del gelo d'ottobre che aveva trovato in riviera, e non era soddisfatto dell'esito. Poi, riascoltando il materiale, si è deciso a pubblicare il concerto (meno male!!!) per la gioia di un pubblico di gran lunga superiore ai pochi fortunati presenti a quella serata. Federico e Giulietta è un disco che potrebbe essere letto come un omaggio all'Italia vista attraverso gli occhi di Fellini, attraverso l'umanità perdente e candida di Gelsomina, attraverso le musiche di Nino Rota. Come si trattasse di un nuovo ambasciatore (altro che Ramazzotti o Pausini) in gradi di portare nel mondo le nostre tradizioni e la nostra cultura, nel disco trovano spazio anche Come prima e Luna Rossa, uno dei classici della canzone partenopea riletta con pathos sublime e non in portoghese, ma in napoletano!!! (e qui si apre un'altro possibile collegamento con i già citati Avion Travel).

 
D'altronde sembra che Veloso si sia trovato perfettamente a suo agio con questi temi (e torniamo all'immaginario Felliniano) che sono stati parte integrante della sua formazione culturale e l'hanno aiutato a ''dare un senso alla voglia di scoprire il mondo dalla provincia bahiana, e insegnato come si può sognare la verità poetica che si nasconde dietro agli uomini''. Un amore, quello per Fellini e per il cinema italiano, esplicitamente dichiarato in più di un occasione dal grande cantautore di Santo Amaro (Bahia) e anche raccontato in alcune pagine del suo libro autobiografico Verità Tropicale:



''A Santo Amaro erano regolarmente in programmazione film francesi e italiani. Anche messicani. [...] All'inizio della nostra adolescenza, la principale attrattiva dei film francesi era rappresentata dalle intimità erotiche che contenevano: un seno di donna, una coppia sdraiata in un letto di ferro, esplicite allusioni alla vita sessuale dei personaggi - tutte queste cose, mai viste in un film americano, i film francesi le offrivano con naturalezza. Ma il cinema italiano, mentre il tempo passava e noi crescevamo, ci interessava sempre più a causa della sua "serietà": di fronte al neorealismo reagimmo con l'emozione di chi riconosce i tratti del quotidiano nelle immagini luminose e gigantesche delle sale cinematografiche. [...] Mi ricordo che Nicinha, la mia sorella maggiore, commentava come nei film americani se i personaggi scambiavano qualche parola seduti a tavola, la scena si spostava sempre prima che si portassero il cibo alla bocca e lo masticassero, mentre nei film italiani le persone mangiavano tranquillamente e a volte - adirittura - parlavano mentre mangiavano.


''Uno degli avvenimenti che maggiormente hanno segnato la mia formazione personale è stato la proiezione di ''La strada'' di Fellini, una domenica mattina al Cine Subaé (c'erano matinée tutte le domeniche, in questo che era il migliore - l'unico con il cinemascope - dei tre cinema di Santo Amaro). Piansi tutto il giorno, e non riuscii a mandar giù nemmeno un boccone. Da allora cominciammo a chiamare Minha Daia "Giulietta Masina". Il signor Agnelo Rato Grosso, un mulatto tarchiato e semianalfabeta che faceva il macellaio e suonava il trombone nella Lira degli Artisti (una delle due bande musicali della città - l'altra si chiamava Figli di Apollo), fu sorpreso da me, Chico Motta e Dasinho mentre piangeva all'uscita di un altro film di Fellini, ''I Vitelloni.'' Un po' imbarazzato, si soffiò il naso sul colletto della camicia e disse a mo' di giustificazione: "È proprio come la nostra vita!".
 

''Ma ciò che mi ha fatto piangere, e trascorrere un'intera giornata senza poter mangiare è stato constatare che Zampanò non guardava mai il cielo se non nella scena finale. Ripetutamente ho pensato con stupore: è la storia di un uomo che non ha mai visto il cielo e che lo guarda solo dopo essere stato distrutto. Le stelle di un pazzo, quelle che lui rincontrava nelle pietre e in Gelsomina, gli rivelano solo brutalità per l'assenza di ciò che non sapeva riconoscere: l'unico amore della sua vita, il suo destino. Ho trascorso tutta l'adolescenza sognando di parlare con Federico e Giulietta. In quelle conversazioni volevo scoprire il mistero della mia vita. Nei tardi pomeriggi ombreggiati passavo ore suonando la melodia de ''La strada'' al piano. In seguito abbiamo visto ''Le Notti di Cabiria'' dove la Masina si confermava matura ed esuberante: era veramente più di un volto, una entità, un'attrice straordinaria. E Fellini, un regista dal polso forte nelle scene affollate, autore di atmosfere urbane complesse e di onirici trasbordi. Ancora oggi considero ''Cabiria'' il film migliore da lui diretto.
 

''La Dolce Vita'' sarebbe stato il primo di una serie di film dove le caratteristiche di grandiosità erano destinate a rimanere. Era un film inquietante: lo vidi una decina di volte alla sua uscita a Salvador. Fu il più grande trionfo di Fellini, sembrava che le porte della creatività si fossero aperte e chiuse nello stesso film. Da quel momento in poi Fellini fece film in cui sembrava voler dimostrare di poter realizzare tutto ciò che voleva. Ma le produzioni possibili lo coinvolgevano in una strana specie di libertà. Una libertà reale che lo teneva in contatto col profondo della sua anima. Quella libertà non lo ha mai abbandonato; risorge inaspettatamente nella magia di ogni scena, nel rapporto tra suono e silenzio con i movimenti dei personaggi nella ispirata ricostruzione di una osservazione profonda di un aspetto della vita. Per me ciò è talmente vero da sembrare dipendere dalle esuberanze dei fantasmi e dalle bizzarrie che tutti aspettavamo uscire dai suoi film. Opere come ''E La Nave Va'' e ''Amarcord'' erano ai miei occhi perfette quanto ''Le Notti Di Cabiria'' e profonde quanto ''La Strada''. In effetti ''E La Nave Va'' è uno dei migliori film di fine secolo. [...] Il mio è un paese strano. Fellini era orgoglioso che il titolo ''La Strada'' fosse rimasto in versione originale in tutti i paesi. Non sapeva che in Brasile il titolo era stato cambiato, anche se non in maniera impertinente in ''Nella strada della vita''. Io faccio musica popolare e sono appassionato i cinema. La mia musica è piena di immagini prese dal grande schermo. Le immagini nascoste nel profondo del mio suono, quelle che sento più significative, sono tratte dai film di Fellini''.

L'Amico Magico


Li avevamo lasciati così.....


A due anni dal successo di “Danson Metropoli, canzoni di Paolo Conte” (se ancora non ne siete entrati in possesso affrettatevi a recuperalo) gli Avion Travel tornano con un nuovo album. Il disco si intitola ''Nino Rota, l’amico magico'' e rende omaggio (appunto) a Nino Rota, uno dei più grandi compositori del ‘900, che Fellini chiamava simpaticamente ''l'amico magico''.


Si tratta di una lavoro sensibile e raffinato (probabilmente assieme a ''Napoletana'' di Enzo Avitabile, il migliore prodotto discografico uscito quest'anno nel nostro paese) nel quale gli Avion Travel, a trent’anni dalla morte del maestro, ripercorrono con estro e personalità alcune delle tappe più significative delle sue colonne sonore (da “Amarcord” a “Il padrino”, da “Il Gattopardo” a “La Dolce Vita”... in basso la lista completa dei brani e le fonti originali). Anche in questo caso la cifra stilistica della Piccola Orchestra è ineccepibile: la cura dei dettagli, la perfezione sfrenata, la voce possente e malinconica dell'ottimo Beppe Servillo (sia benedetta la famiglia Servillo!!!), sono a servizio della musica e del cuore, con in più tantissimo rispetto per i materiali originali, nonostante un uso molto discreto (e quasi impercettibile) di parti elettroniche. A questi capolavori di Rota si aggiunge "Pelle Bianca" (Giulietta Masina) brano di Caetano Veloso adattato in italiano dallo stesso Servillo.


In aggiunta al CD anche un DVD bonus con i momenti più significativi del concerto tenutosi al Teatro degli Arcimboldi di Milano che ha unito, in una magica serata musicale, cinema e arte pittorica. Non solo la rivisitazione musicale di un grande compositore, quindi, ma l’incontro e la fusione della musica d’autore con il grande cinema, della realtà con i sogni. Una meraviglia, credetemi!



Di seguito la tracklist del disco:

“Parlami Di Me” (da “La Dolce Vita”)
“Pelle Bianca (Giulietta Masina)”
“The Immigrant” (da “Il Padrino II”)
“Brucia La Terra” (da “Il Padrino III”)
“Ai Giochi Addio” (da “Romeo E Giulietta”)
“Canzone Arrabbiata” (da “D’amore E D’anarchia”)
“Amacord” (”Amarcord”)
“Lla Rì Lli Rà” (da “Le Notti Di Cabiria”)
“Gelsomina” (da “La Strada”)
“Bevete Piu’ Latte” Feat. Elio (da “Boccaccio 70″)
“Quello Che Non Si Dice ( New Carpet)” (da “Il Padrino II”)
“Lo Struscio” (da “Amarcord”)
“La Passarella Di Otto E Mezzo” (da “8 E ½”)



''Quanti poeti ha incontrato Nino Rota: dalla Morante a Zanzotto, da Amurri a Wertmuller. Poche e preziose parole per le sue melodie essenziali e semplici, canzoni popolari ed ironiche, dolcemente sentimentali, napoletane canzoni per il cinema che indagano i nostri sogni e ne fabbricano altri . Le lingue e i dialetti di questi autori suonano e raccontano un’ Italia del ricordo e di sempre grazie alla magia di Nino che liberamente sonda il patrimonio della nostra musica. Rota ci porge tutto questo con leggerezza destinando il senso del proprio lavoro ad un tempo lungo nel quale non siamo e non saremo i soli interpreti che lo amano e lo cantano.''Peppe Servillo