01 - KANO - Now Baby Now - Da (Full Time Records, 1980) 02 - AZOTO- Exalt-Exalt - Da (Vedette Records, 1979) 03 - TANTRA- Get Ready To Go - Da (12 Records, 1980) 04 - NUMBER ONE ENSEMBLE - Flor De Coca - Da (Radio Rec, 1980) 05 - PASSENGER - Girls Cost Money - Da (Uniwave Records, 1980) 06 - PETER JAQUES BAND - Fire Night Dance - Da (Goody Music, 1979) 07 - RUDY- White Room - Da (Goody Music Records, 1979) 08 - MACHO- I'm A Man (Edit) - Da (Goody Music Records, 1978) 09 - D.D. SOUND - Burning Love - Da (Baby Records, 1977) 10 - GEPY & GEPY - Body To Body (Original 12'') - Da (Baby Rec, 1979) 11 - TANTRA - Camino El Destino (Spanish Version) - Da (12 Rec, 1981) 12 - CHAPLIN BAND- Il Veliero (Original 12' Mix) - Da (Pierrot Rec, 1982)
Già da mesi accarezzavo l'idea di dedicare un volume all'argomento, ma una volta rituffatomi nel mondo delle fascinose soundtrack appartenenti al cosidetto cinema di genere
degli anni '60 e '70 (dall'horror al soft-esotico, dallo spy-thriller
all'action movie, tutti filoni in cui anche l'Italia ha saputo esprimere
talenti di primo ordine) ho subito realizzato come splalmare un tale patrimonio musicale in poco più di una ventina di titoli sarebbe stato a dir poco riduttivo (ad essere sincero mi capita spesso quando compilo) e che meglio avrei fatto a prendermi tutto il tempo necessario allo scopo di concepire qualcosa di più ambizioso. Detto fatto mi sono armato di pazienza e tra uno spostamento e l'altro ho trovato il modo di ascoltare e annotare, setacciando accuratamente le pepite che ho scelto per comporre il mosaico di questi (primi?) quattro capitoli. Naturalmente il titolo omaggia non solo una delle maggiori icone cinematografiche degli ultimi anni, ma anche la figura che più di altre ha contribuito a una rinnovata attenzione nei confronti di un mondo di celluloide di cui molti dei suoi film sono chiaro omaggio e/o riscrittura. Pellicole con sceneggiature spesso inverosimili, carenti negli effetti speciali, involontariamente o consapevolmente kitsch, i migliori film di serie B sono riusciti nondimeno a creare atmosfere surreali e avvincenti, a risucchiare lo spettatore in dimensioni ''alterate'' con ritmi e idee del tutto peculiari. Negli '80 e '90 invece, complice lo strapotere del mezzo video-televisivo, abbiamo purtroppo assistito alla graduale emarginazione del cinema a basso costo. Le grandi produzioni hanno finito col stritolare le piccole imprese cinematografiche (un po' come è successo in campo discografico), si sono quindi dispersi o riciclati in nuovi ambiti i team tecnico-artistici che avevano dato lustro e vigore alla macchina produttiva di gran parte di questi filoni, parzialmente rivalutati negli anni successivi da Tarantino & company, come detto.
Fra gli ''effetti collaterali'' della tarantinomania, non è da trascurare neppure la riscoparta delle colonne sonore e la conseguente nascita (soprattutto a cavallo tra i due secoli) di tutte quelle piccole etichette, italiane e non, che rovistando tra le bobine di centinai e centinaia di oscuri b-movies hanno avuto il merito di riportare alla luce dimenticate gemme di un patrimonio nazionale che tutto il mondo ci invidia e di autori (Morricone, Umiliani, Piccioni, Ortolani, Cipriani, Martelli, Trovajoli, Ferrio, e moltissimi altri ) che hanno avuto il merito di uscire dagli stereotipi delle più classiche colonne sonore orchestrali (alla ''Via Col Vento'' per intenderci) che rappresentavano lo stile canonico della musica da film, trovandosi nella condizione di poter sperimentare formati e segni espressivi musicali con una libertà inconsueta, alla stregua di un territorio franco nel quale poter sperimentare e inventare soluzioni sonore fino ad allora inconsuete - quando non totalmente sconosciute - alla nostra tradizione musicale (ad esempio sarebbe il caso di andare a studiare come, attraverso molti di questi artisti si sia andata formando una sensibilità tutta italiana al jazz..), libertà che sono riusciti a ritagliarsi fuori dalla rigidità di certa musica colta e dagli implacabili meccanismi di mercato. Se nella tradizione hollywoodiana ad ogni bacio gli archi avvolgono pubblico e protagonisti in un solo abbraccio, in questo caso ad ogni promiscuità sessuale corrisponde un groove rotolante, un coro sussurrato e/o un organo sensuale. Sesso piuttosto che amore. E già, perchè non bisogna dimenticare che stiamo parlando di film che hanno titoli come ''Svezia, Inferno e Paradiso'', ''Il Corpo'', ''Le Foto Proibite di una Signora per Bene'', ''L'Amica di Mia Madre'', ''Colpo Rovente'' ecc. ecc. Senza dimenticare il tipico cinema d'azione all' italiana (e a basso costo) del ramo poliziottesco o mafia movie (''Milano Calibro 9'', ''Mark Il Polizziotto'', ''La polizia Incrimina La Legge Assolve'' ecc.), la commedia leggera in tutte le sue salse (quella dei dabadaba dei mah ma' mah e delle bossette che hanno reso celebri maestri come Piccioni e Umiliani e che si è soliti associare ai film con Sordi) ecc. E ancora beat solare, funk di matrice shaftiana, psichedelie assortite, derive prog, orchestre pop, micidiali jazz grooves.. tutti straordinari esempi di narrazione in musica che meriterebbero di essere apprezzati anche al di là della cerchia degli appassionati. Scores di insolita ricchezza ai quali ho attinto cercando di mantenere una linea di assemblaggio il più possibile coerente nei suoni e nella resa delle atmosfere (anche nei rari casi in cui ho scelto di inserire traccie provenienti dall'ambito delle sonorizzazzioni o mi sono spinto al di là dei confini nazionali). Una successione di brani che più che al filone cinematografico d'apparteneza o ai nomi dei compositori coinvolti (la cui bravura sta proprio nella capacità di passare da un genere all'altro anche all'interno della stessa colonna sonora o adirittura dello stesso brano) bada alla contestualizzazzione musicale, cercando di non perdersi troppo nel gran calderone di una proposta e di un patrimonio così vasto e variegato. Buon ascolto.
01 - RIZ ORTOLANI - Una Sull' Altra - da (1969) 02 - RIZ ORTOLANI - The Roaring Twenties - da (1969) 03 - ARMANDO TROVAIOLI - Sette Uomini d'Oro - da (1965) 04 - FRANCO DE GEMINI - Cheops And Nefertiti - da (1972) 05 - AUGUSTO MARTELLI - Nanaue - da (1973) 06 - GIANNI FERRIO - Amanda Blues Take 2 - da (1973) 07 - PIERO UMILIANI - Topless Party - da (1968) 08 - DICK OLIVER - The Chicken - da (1969) 09 - AUGUSTO MARTELLI - La Bikina - da (1973) 10 - BERTO PISANO - Side Sleep - da (1968) 11 - FRANCO POTENZA - Scott Fizzy - da (197?) 12 - FRANCESCO DE MASI - Naples M. Titles - da (1977) 13 - PIERO UMILIANI - L'Uomo E La Città - da (1976) 14 - PIERO UMILIANI - Essere Donna - da (1968) 15 - RIZ ORTOLANI - Golden Gate Bridge - da (1969) 16 - LUIS E. BACALOV - Montreal Non Stop - da (1975) 17 - FRANCESCO DE MASI - Diamond Trumpet - da (1967) 18 - FRED BONGUSTO & R.POITEVIN - Un Detective - da (1969) 19 - MARIO NASCIMBENE - Carol On The Sea - da (1968) 20 - PIERO PICCIONI - Amanda's Train - da (1969) 21 - AUGUSTO MARTELLI - The Frog - da (1969) 22 - TONY MIMMS - Vuca (Wake Up) - da (1970) 23 - FRANCO DE GEMINI - Omar Khayyam - da (1972) 24 - PIERO UMILIANI - Swing Come Siempre - da (1969)
01 - GIANNI ODDI - Dreaming - da (1974) 02 - PIERO UMILIANI - Lady Magnolia - da (1973) 03 - PIERO PICCIONI - La Volpe Dalla Coda Di Velluto - da (1971) 04 - GIANNI FERRIO - Valentina Controluce - da (1973) 05 - GIANFRANCO PLENZIO - Voce d'Amore - da (1972) 06 - PIERO UMILIANI - Free Life (Vocal) - da (1974) 07 - ALBERTO BALDAN BEMBO - Tema Di Andrea - da (1973) 08 - LUIS E. BACALOV - Anice Nuraghi - da (1965) 09 - PIERO UMILIANI - Notte Di Mezza Estate - da (1968) 10 - TITO FONTANA - Sweeeeeden - da (1977) 11 - LUIS E. BACALOV - The Keywitness (Main Titles) - da (1971) 12 - PULSAR MUSIC LTD. - Leyla Theme - da (1976) 13 - BERTO PISANO - La Vallata Sommersa - da (1970) 14 - BERTO PISANO - Luci Sulla Baia - da (1970) 15 - FRANCESCO DE MASI - The Stranger Lady - da (1977) 16 - PIERO UMILIANI - La Ragazza Dalla Pelle Di Luna - da (1972) 17 - PIERO UMILIANI - La Foresta Incantata - da (1969) 18 - PIERO PICCIONI - Eros (Alternative Version) - da (1970) 19 - STELVIO CIPRIANI - Happiness Is Having.. - da (1977) 20 - BRUNO NICOLAI - I Want It All - da (1970) 21 - LUIS E. BACALOV - La Seduzione - da (1973) 22 - PIERO UMILIANI - Hard Times - da (1974) [brano video]
01 - GINO CONTE - Afroswing - da (1970) 02 - PIERO PICCIONI - Babylon I'm Coming - da (1966) 03 - RESONANCE - OK Chicago - da (1973) 04 - RIZ ORTOLANI - Beat Fuga Shake - da (1967) 05 - GUIDO DE ANGELIS - Gangster Story - da (1973) 06 - ARMANDO TROVAJOLI -Blazing Magnum - da (1976) 07 - GABRIELE DUCROS - Freedom Power - da (1976) 08 - OSANNA & LUIS E. BACALOV - Variazone 3 - da (1972) 09 - GIANNI ODDI - Geronimo - da (1973) 10 - LUCIANO MICHELINI - Palude - da (1979) 11 - STELVIO CIPRIANI - Love Symbol - da (1969) 12 - LESIMAN (PAOLO RENOSTO) - Play Car - da (1974) 13 - TEO USUELLI- Piacere Sequence - da (1972) 14 - MARIO MOLINO - Shake Psyco - da (1969) 15 - PEPPINO DE LUCA - La Ragazza Con La Pistola - da (1968) 16 -FRANCO MICALIZZI - Running To The Airport - da (1977) 17 -STELVIO CIPRIANI - La Polizia Sta A Guardare - da (1973) 18 - PIERO PICCIONI - Chinatown Drugs - da (1970) 19 - ENNIO MORRICONE - Citta' Viva - da (1980) 20 - BERTO PISANO - Kill Them All - da (1971) 21 - STEFANO TOROSSI - Running Fast - da (1975) 22 - LUCIANO MICHELINI - Il Mestiere Di Uccidere - da (1973)
Bonus Track
23 - LUIS BACALOV & OSANNA - Bouchet Funk (Calibro35/Orig.)*
17 - MAURO GIOIA - Otto E Mezzo - da (Because Music, 2008) [v]
18 - DANIELE SEPE - La Fogaraccia - da (Polosud Rec., 1999)
19 - CABALLERO REYNALDO - Amarcord - da (Hall Of Fame, 2001)
20 - PASCALS - Amarcord - da (Les Disques Du Soleil Et De L'Acier, 2002)
21 - AVION TRAVEL - Amarcord - da (Sugar Music, 2009)
22 - AVION TRAVEL - Lla Rì Lli Rà (Le Notti di Cabiria) - da (S. M., 2009)
23 - CAETANO VELOSO - Gelsomina II - da (Universal Music Brazil, 1999)
BONUS TRACK
A. SALIS & G. PETRELLA - Fellini Suite - da '(Time In Jazz/Nun, 2003)
Il Nuovo Giardino Magnetico rende tributo a Giovanni Rota Rinaldi, in arte semplicemente Nino Rota. Proprio questo mese, infatti, ricorre il primo centenario dalla nascita del grande compositore (Milano, 3 Dicembre 1911 – Roma, 10 Aprile 1979), dopo una carriera che l'ha visto tra i massimi autori per colonne sonore cinematografiche di sempre (anche se andrebbe ricordata un po' di più la sua produzione non cinematografica, pure costellata di pagine meravigliose). In questa compilation ho selezionato alcune celebri composizioni rotiane legate per lo più a classici capolavori felliniani, con interpretazioni soprattutto ''jazzistiche'', ma non solo, cercando di risaltare l'aspetto poetico, struggente, nostalgico della musica del maestro, che ha fatto sognare, emozionare, piangiere e gioire milioni di spettatori, e senza la quale probabilmente molti dei film che oggi sono la base della storia cinematografica italiana e internazionale non sarebbero stati gli stessi. Buon ascolto e un Felice Natale a voi tutti.
Proprio quando la gente iniziò a considerare Lucio Battisti un monumento, lui scappò in Sud America per inventare nuovi sincretismi sonori. Anima Latina (Numero Uno, 1974) non contiene singoli da classifica, ma rovescia sul pubblico un torrente di suoni inediti, elaborati, impossibili da memorizzare al primo ascolto.Il nuovo Battisti viaggia tra folk, ritmi sudamericani e progressive: con tanti saluti alla hit-parade. Ecco cosa scrisse qualche anno fa il giornalista Christian Zingales a proposito di questo disco: "Perverso da una straniante sensibilità psichedelica e affilato da una sensualità torbida, il disco è di una bellezza da lasciare senza fiato. Un suono rotondo e rarefatto, raggiante e sfuggente, con lo studio di registrazione e la voce di Battisti che diventano strumenti in mezzo a un trionfo di fiati, sintetizzatori, e percussioni. La voce è registrata bassissima per innalzare il livello di partecipazione dell'ascoltatore all'esperienza musicale. Parola d'ordine ''fuggire il mito della spontaneità'', in una ricerca ossessiva di un automatismo paradisiaco. A uscirne è un quadro nebbioso e lampeggiante, lontano dalla sua perfezione dalla realtà e dalla retorica dell'umano. E' qualcosa che dà senso compiuto a quell'ansia perfezionista che ha sempre accompagnato il Battisti musicista, uno che anche quando vigeva il ''buona la prima'' spiegava con passione ai limiti del maniacale a tutti i musicisti cosa avrebbero dovuto fare per ottenere quel particolare suono. Uno da sempre affascinato dalle possibilità offerte dalla tecnologia, che ha sempre trovato nella sperimentazione la centrale risorsa produttiva. I testi di Mogol sfilano tra suggestioni naturalistiche e giochi più che mai enigmatici, prefigurando inconsapevolmente futuri scenari battistiani. [...] Ogni pezzo è stratificato e mutante, trafitto da segni alieni e da improvvisi cambi di rotta, acceso da correnti jazz, dirottato verso finali imprevisti [...] Siamo nel 1974 ed è già un trionfo di nullità che rimpiangono ''il buon vecchio Battisti'', di critici e musicisti falliti che si riempiono la bocca spiegando che ''Anima Latina'' non è musica. Il disco oscuro di Battisti apre inevitabilmente un nuovo percorso''.Buon ascolto!
Le drammatiche notizie che giungono dall' altra parte del mare susseguendosi di ora in ora dovrebbero indurci a semplicissime riflessioni sui prospettici avvenimenti e su quelli che potrebbero essere i nuovi flussi migratori che inevitabilmente coinvolgeranno massicciamente (anche e soprattutto) le nostre splonde mediterranee, intensificando gli esodi degli ultimi giorni, mesi ed anni. Cosa fare allora? Come comportarsi in situazioni del genere? Certo le risposte non sono (e non possono essere) semplici e immediate, a maggior ragione quando si ha a che fare con governi nazionali (a dir poco) surreali che si prestano a baciamani ditattoriali (e quant'altro) e con amministrazioni europee assolutamente impreparate a gestire situazioni umanitarie di tale portata e/o sempre pronte a farne una questione di carattere economico. Quel che è certo è che l'Italia ha sempre trattato i suoi immigrati come una bomba sul punto di esplodere anzichè creare un sistema di integrazione per farli sentire a casa loro e magari trarre anche migliori profitti per il lavoro. Gli immigrati dovrebbero essere una fortuna immensa, un patrimonio invidiabile e non un limite o semplice ''carne da macello'' da sfruttare nel lavoro sommerso. Invece i governi italiani, cafoni e provinciali, non hanno mai saputo trattare lo ''straniero'' nel migliore dei modi e non hanno mai provato a gestire in maniera adeguata le situazioni di queste persone, facendo spesso del colore della pelle, della religione o quant'altro un motivo di attrito. E il nostro passato dove lo lasciamo? Cosa ci ha insegnato?: ''Eppure lo sapevamo anche noi, l'odore delle stive, l'amaro del partire. Lo sapevamo anche noi. E una lingua da disimparare, un'altra da imparare in fretta, prima della bicicletta. Lo sapevamo anche noi. E la nebbia di fiato alle vetrine, e il tiepido del pane, e l'onta di un rifiuto. Lo sapevamo anche noi, questo guardare muto'' ...
A sviscerare alcuni punti fondamentali che questo fenomeno presuppone (e torniamo alla musica) contribuì cinque anni fa anche un ispiratissimo Gianmaria Testa con un disco che per il momento può essere considerato (e non credo di sbaglaiarmi) la sua vetta discografica oltre che un lavoro sempre estremamente in linea con i tempi nei suoi contenuti: il magnifico concept ''Da Questa Parte Del Mare'' (Le Chant Du Monde, 2006). Undici gemme (raggiungibili quì) confezionate in modo elegante che parlano proprio di migrazioni moderne in maniera intelligente e intellettualmente onesta, dal punto vista dell'uomo che si trova da questa parte del mare, senza trita demagogia, riflettendo questa visione sulla controparte musicale e rifuggendo da facili esotismi world music; anzi, la direzione artistica affidata a Greg Cohen rende pienamente occidentale, ma di ampio respiro, la materia sonora, con il delinearsi ormai compiuto dell'impronta di Gianmaria Testa, lontano a questo punto dall'essere "un altro cantautore italiano", ormai padrone (e già oltre) dei mezzi che l'hanno accostato alla voce di un De Gregori o al crepuscolarismo jazzistico di Paolo Conte. Un disco dove al tessuto primigenio (la voce riccamente profonda e la chitarra di Gianmaria) si fondono partecipazioni strumentali intense tanto nelle strutture quanto negli assoli (dal clarinetto di Gabriele Mirabassi alle vibranti incursioni di Bill Frisell alla chitarra elettrica) e la multiformità espressiva supera l'autorefenzialità stessa del cantautorato italiano, modellandosi tuttavia in un'unitarietà che richiede attenti ascolti per rivelare, tra le ombre malinconiche che il tempo porta con se, tutta la sua ricchezza. Ricchezza strumentale, data dai colori dei molti musicisti a cui è stato dato spazio, ricchezza di sentimenti, dall'amore per chi si è lasciato indietro - "3/4" - al timore e all'amarezza dello sradicamento - "Seminatori di Grano", "Roc'' - al calore della vita che continua - "Al Mercato di Porta Palazzo" - anche tra fatiche e umiliazioni - "Ritals", "Miniera". Fino alla visione di casa - "La Nostra Città". Quel che sia, ma casa.
In rete stà girando la notizia: Nicola Arigliano ci ha lasciati. Quando ebbe successo, ricordò che i genitori non possedevano neanche una radio per sentirlo..... ciao volto triste, grande e umile artista, anche tu ti porti via un pezzetto della nostra storia..
Aprofitto di questo spazio anche per ricordare, il 10 di questo stesso mese, la scomparsa di un altro grande ''vecchio'': Peter Van Wood. Altro che astrologo della domenica. Negli anni Cinquanta e Sessanta imperversava con la sua chitarra nei night club italiani e europei. Non solo: Van Wood, olandese, è stato tra i primi chitarristi in Europa ad aver filtrato lo strumento attraverso eco e riverbero creando effetti pazzeschi per l'epoca. Il suo nome si è legato a quello di Renato Carosone con cui si esibì a partire dal 1949. La storia di Van Wood è tutta concentrata nel cd ''Tre numeri al lotto e altri successi'' (Warner Fonit, 2000) in cui, oltre al pezzo del titolo, spiccano: Butta la chiave (in cui con la chitarra effettata imita la voce della dama che non vuole buttare la chiave e farlo entrare in casa, video sotto), Spaghetti cha cha cha e un travolgente Quando, quando, quando. Ultraloungissimo.
Chi ha superato la trentina dovrebbe ricordarsi di Diana Est, l'androgina icona dell' elettro-pop anni Ottanta. Ma che fine avrà fatto? Scopriamolo insieme...
Da Wikipedia Diana Est, nome d'arte di Cristina Barbieri (Milano, 12 giugno 1963), è una cantante italiana, nipote di Mario Lavezzi e interprete di musica new wave negli anni ottanta.
La breve carriera Il nome Diana era stato scelto in onore della dea romana della caccia, mentre Est ricorda il verbo latino "è". Dotata di una voce non particolarmente memorabile, Diana aveva un aspetto androgino, caratterizzato da un abbigliamento che ricordava nelle prime apparizioni televisive gli antichi peplum. Prima di iniziare la carriera discografica, Diana Est era apparsa per la prima volta in televisione, all'età di 17 anni, come corista per Ivan Cattaneo nel programma musicale RAI Mister Fantasy. La carriera discografica è stata breve. Nel 1982 viene messa sotto contratto dalla Dischi Ricordi e, grazie all'importante contributo di Enrico Ruggeri, autore dei testi dei 45 giri Tenax e Le Louvre (musiche di Cesare Previsti), Diana Est ottiene un successo praticamente immediato. Le immagini di copertina dei primi due singoli la ritraggono in un sofisticato stile, a metà strada fra la new wave e l'antichità classica. Nel terzo ed ultimo singolo si può notare un drastico cambio di immagine. Tenax è un inno alla notte: il testo vagamente criptico ed angosciante e la ritmica ossessiva fanno da cornice ad una canzone interessante ed originale. Tenax inoltre sfoggia qualche verso in lingua latina, probabilmente parafrasato da Seneca: "Sed modo senectus morbus est… carmen vitae immoderatae hic est". La discoteca fiorentina Tenax non ha molto a che vedere con questa canzone, il nome della discoteca probabilmente si riferisce a una nota marca di brillantina per capelli dell'epoca. Le Louvre si ispira ad un mondo immaginario e sofisticato in cui i dipinti escono dai musei per portare la cultura nella moderna e depressa civiltà "delle banalità". Marmo di città è una riflessione sul trascorrere del tempo in un dialogo immaginario con una scultura antica esposta all'aperto. Diamanti parla di un suicidio, tragico epilogo di una turbolenta storia d'amore clandestino. I testi scorrevoli e originali testimoniano la veloce maturazione artistica di Ruggeri che di lì a poco avrebbe iniziato la sua fortunata carriera artistica come cantautore. Diana Est, dopo aver inciso il terzo ed ultimo singolo nel 1984, Diamanti (autori: Avogadro e Ameli) / Pekino (autori: Avogadro e Ameli, con la cooperazione di Fasolino), scompare dalle scene musicali. Scaduto il contratto quinquennale con la Ricordi, decide di chiudere definitivamente la sua esperienza musicale, giudicando l'ambiente discografico e la carriera di cantante, non adatti a lei. La sua sparizione improvvisa unita alla sua riluttanza nel tempo ad apparire dal vivo o come ospite televisiva, ne hanno alimentato la fama e il mito fino ad oggi. Un verso del ritornello di Tenax «forse è gia mattino e non lo so» è impressa sul muro della nota discoteca Cocoricò, nel corridoio che dalla piramide porta alle altre sale.In un'intervista rilasciata a Radio Popolare il 24 gennaio 2004, Diana Est ha espresso giudizi molto negativi sull'ambiente musicale italiano dell'epoca.
Curiosità Nel 2002 sulla rivista "Max" fu pubblicato un racconto di fantasia sulla attuale vita di Diana Est, dal titolo Magnifica Ossessione. La canzone Le Louvre è stata remixata nel 2004 da Giorgio Prezioso, trasformando il brano di Diana Est in una hit da discoteca. La band The Transistors ha dichiarato di aver voluto omaggiare Diana Est nel brano Stop Shoot Shock Shout celando alcune citazioni nel testo del loro brano. In effetti nel testo troviamo versi come "Outside from the museum there are many friends of mine" che ricorda "Fuori dai musei nuovi amici miei" (un verso di Le Louvre), ma anche "Est-ethic conversation, Le Louvre or something else" è un chiaro riferimento. Alcune centinaia di copertine del singolo Diamanti / Pekino sono state stampate includendo un diamante di plastica, incollato sulla copertina sopra la lettera "i" di Diana. Queste particolari copie rappresentano una rarità per il collezionismo discografico; anche considerando che, dato lo scarso successo, l'ultimo singolo di Diana Est non è molto diffuso.
Discografia 45 giri 1982 Tenax / Notte senza pietà
1983 Le Louvre / Marmo di città / Le Louvre (reprise strumentale)
1984 Diamanti / Pekino Mix 12"
1982 Tenax (extended) / Tenax (extended instrumental)
1983 Le Louvre (extended) / Le Louvre (extended instrumental)
nota: tutti i brani sui 12" sono remixati dal Dj Tony Carrasco
Quando ancora i confini tra un paese e l'altro erano un impedimento, e una lingua era un ostacolo importante, Caterina Valente cantava sorridendo con voce squillante e maliarda in italiano, francese, inglese, spagnolo, tedesco, svedese, giapponese.... andando a riscuotere applausi vibranti in giro per l'Europa e, più tardi, anche in America. Erano gli anni Cinquanta, quando per un cantante pop del vecchio continente era proibitivo mietere successi a vasto raggio. Solo Edith Piaf e pochi altri c'erano riusciti. Ma la spavalda Caterina era un saltimbanco e non aveva paura di niente. Erano i tempi in cui, tra le donne, furoreggiavano i virtuosismi di Yma Sumac, l'incantevole calore della voce di Judy Garland, ma anche la sapiente semplicità di Doris Day, l'esotismo esplosivo di Carmen Miranda e, appunto, la dolente voce della citata Piaf. Ma era arrivato anche il tempo in cui, per l'Europa prima e per il mondo intero poi, si aggirava un'altra grandissima interprete del Novecento (ahimè non abbastanza conosciuta dalle nostre parti): miss Caterina Valente.
Caterina nacque a Parigi il 14 gennaio 1931, dove si trovava il circo dei suoi genitori italiani (di origine spagnola). Il padre era una (valente) accordeonista e la madre un clown. Per questo debuttò sotto il tendone a soli cinque anni, ma con quella voce che si librava nell'aria, non ebbe problemi a trovare altri spettatori nei club e nei cabaret alla moda. Iniziò presto anche a prendere lezioni di chitarra da Pierre Ferret, uno dei cugini del grande Django Reinhardt. Successivamente si trasferì con la famiglia in Germania, terra che l'adotterà con entusiasmo e passione. Il bello è che anche i francesi, gli spagnoli e gli italiani (i più distratti, comunque) potrebbero dire altrettanto: in realtà Caterina Valente a ben pensarci è la prima artista veramente europea che si possa vantare. In fondo la sua perfetta conoscenza delle lingue (pare 12 che canta e parla perfettamente) è solo la più ecclatante delle caratteristiche che l'anno distinta, visto che poco più che vent'enne già sapeva cantare, suonare, ballare, recitare e quant'altro potessere essere esibito di fronte a un pubblico.
Col fratello Silvio alla chitarra, che continuò ad essere per molti anni il suo accompagnatore, la Valente scelse la strada forse più difficile per sfondare a livello internazionale. Cantava canzoni già ampiamente popolari, ma con un tocco nuovo ed esotico. Le sue interpretazioni avevano una enorme carica comunicativa e brillavano per originalità. Nel 1974 aveva già fatto 12 volte il giro del mondo, era stata ospite d'onore in centinaia di show televisivi, incrociando Frank Sinatra (che la amava alla follia e arrivò, pare, a chiedergli la mano) Dean Martin, Sammy Davis Jr., Perry Como... Nel frattempo si era sposata e risposata e aveva girato qualche film, come Casino de Paris, con Vittorio De Sica e Gilbert Bécaud.
Tantissimisi i successi, impossibile citarne anche solo una piccola parte: Malagueña, Granada (anche in Inglese) e Siboney del maestro cubano Ernesto Lecuona, Besame Mucho di Consuelo Velasquez, Peanut Vendor di Moises Simon, i duetti con Chet Baker in I'll Remember April e in Ev'ry Time We Say Goodbye e ancora Begin The Beguine, Over The Rainbow, Aquarello Do Brasil, El Manicero, Chanson D'Amour, Oho Aha.... e chi più ne ha più ne metta. Inimitabile Caterina: imperatrice di tutte le musiche.