01 - JOHN MAUS - Keep Pushing On - Da (Upset! The Rhythm, 2011) 02 - ARIEL PINK - Lipstick - Da (4AD Records, 2014) 03 - GENEVA JACUZZI - Greek Ambassador - Da (Vinyl International, 2010) 04 - LA VAMPIRES & MARIA MINERVA - Supercool - Da (Not Not Fun, 2012) 05 - DUMBO GETS MAD - Self-Esteem - Da (Bad Panda Records, 2011) 06 - TOBACCO - Lipstick Destroyer - Da (Ghostly International, 2014) 07 - TONETTA - Drugs Drugs Drugs - Da (Black Tent Press, 2010) 08 - ARIEL PINK - White Freckles - Da (4AD Records, 2014) 09 - BLACK BANANAS - Give It to Me - Da (Drag City, 2014) 10 - CHILD OF LOV - Fly - Da (Double Six-Domino, 2013) 11 - DUMBO GETS MAD - Bam Bam - Da (Bad Panda Records, 2013) 12 - MARIA MINERVA - Disko Bliss - Da (100% Silk, 2011) 13 - GENEVA JACUZZI - Love Caboose - Da (Vinyl International, 2010) 14 - BOTTIN - Horror Disco - Da (Bear Funk, 2009) 15 - JOHN MAUS - Rights For Gays - Da (Upset! The Rhythm, 2007) 16 - JOHN MAUS - Too Much Money - Da (Upset! The Rhythm, 2007) 17 - COLLEGE - The Energy Story - Da (Futur Records, 2008) 18 - LA VAMPIRES By OCTO OCTA - Freedom 2K - Da (100% Silk, 2012) 19 - INDIAN JEWELRY - Oceans - Da (We Are Free, 2010)
20 - MARIA MINERVA - Hagasuxzzavol - Da (100% Silk, 2011)
.
Ricordo ancora abbastanza bene le parole di Burial riportate in un' intervista di qualche tempo fà nella quale il grande produttore inglese dichiarava di amare l'effetto che si prova quando, uscendo da un locale, si ha in testa l'eco della musica ascoltata poco prima, magnificando altresì le sensazioni che si avvertono nel fare i gradini per scendere in un club nel momento in cui si inizia a sentire la musica, ma tutt'intorno c'è gente che parla e il suono si mischia con la vita reale trasformandosi in una sorta di immagine mentale. Ebbene, provate ora a contestualizzare simili situazioni, ma subito dopo aver varcato la porta del bagno di una discoteca e per di più in procinto di vomitare. Dato il caso, in che modo la musica giungerebbe alle vostre orecchie? E quale potrebbe essere il suo eco nella vostra capoccia? E' quello che ho cercato di riprodurre assemblendo i brani di questa compilation, dove sembra di ascoltare una versione sedata e allucinata di una classifica di singoli di una trentina d'anni fa (detriti demodé, sporcizie lo-fi, canzonette da karaoke, dolci allucinazioni, insonnie notturne..), con un dj perdutamente innamorato dell'italo disco e di certa wave commerciale degli anni Ottanta (ma pure un po' drogato), che tira fuori dallo sgabuzzino stili popolari accantonati dall'incessante scorrere del gusto collettivo (come lecito aspettarsi dal dj di una ''fiesta muerta'') per una scaletta forse non troppo coesa, ma a suo modo affascinante (diciamo pure supercool, per usare il titolo di uno dei brani inseriti nella lista) e paradossalmente molto meno ''muerta'' della stragrande maggioranza della musica che capita di ascoltare nelle noiosissime feste in circolazione.
01 - DEAN BLUNT - The Narcissist - (f. Inga Copeland) - da (Sr, 2011) 02 - GUDRUN GUT - Slow Snow - da (Monika Enterprise, 2012) 03 - PACO SALA - Spiral - da (Digitalis Recordings, 2012) 04 - HOW TO DRESS WELL - Ocean Floor For Everything - da (Weird World, 2012) 05 - BALAM ACAB - Oh Why - da (Tri Angle Recordings, 2011) 06 - SHLOHMO - For You Pt. 1 - da (Error Broadcast, 2009) 07 - SHLOHMO - For You Pt. 2 - da (Error Broadcast, 2009) 08 - DARKSTAR - Deadness - da (Hyperdub, 2010) 09 - PEAKING LIGHTS - Hey Sparrow - da (Not Not Fun, 2011) 10 - PACO SALA - A Home For Paco Sala - da -(Digitalis Rec.s, 2012) 11 - HYPE WILLIAMS - Break4Love - da(Hippos In Tanks, 2011) 12 - DARKSTAR - Ostkreuz - da ''North '' (Hyperdub, 2010) 13 - DARKSTAR - When Its Gone - da(Hyperdub, 2010) 14 - PEAKING LIGHTS - Beautiful Son - da(Mexican Summer, 2012) 15 - ARIEL PINK HAUNTED GRAFFITI - Baby - da(4AD, 2012)
01 - NINA KRAVIZ: Fire - da (Rekids Records, 2012) 02 - SUPERPITCHER: Country Boy - da (Kompakt, 2010) 03 - CARIBOU: Sun - da (City Slang Records, 2010) 04 - JOHN TALABOT: Oro Y Sangre - da (Permanent V., 2012) 05 - NICOLAS JAAR: Mi Mujer - da (Wolf + Lamb Music, 2011) 06 - DISCODEINE: Singular - da (Pschent Records, 2011) 07 - CONNAN MOCKASIN: Forever Dolphin Love (EROL ALKAN Rework) - da (Because Music,, 2011) 08 - NEW LOOK: You & I - da (Studio !K7 Records, 2011) 09 - AGORIA: Souless Dreamer (F. Seth Troxler) - da (Infiné, 2011) 10 - FRIVOLOUS: Red Tide - da (Cadnza Records, 2011) 11 -IN FLAGRANTI: Three-Piece Suit - da (Codek R. E., 2011) 12 - SUPERPITCHER: Joanna - da (Kompakt Records, 2010)
01 - BURNING HEARTS:Into The Wilderness - da (Shelflife, 2011) 02 - FRANKIE ROSE:Night Swim v - da (Slumberland Records, 2012) 03 - CRAFT SPELLS:From the Morning Heat v - da (Captured T., 2011) 04 - BEACH HOUSE:Walk In The Park v - da (Bella Union, 2010) 05 - SUMMER HEART:Please Stay - da (Not On Label, 2011) 06 - GRIMES:Vowels = Space And Time - da (4AD, 2012) 07 - PORCELAIN RAFT:Drifting In And Out v - da (Secretly C., 2012) 08 -DIVE:Human v - da (Captured Track Records, 2011) 09 - WORK DRUGS:Rad Racer v - da (Not On Label, 2011) 10 -BOY FRIEND:Egyptian Wrinkle - da (Hell, Yes! Records, 2012) 11 - BEACH HOUSE:Lover Of Mine - da (Bella Union, 2010) 12 - CRAFT SPELLS:Your Tomb v - da (Captured Tracks, 2011) 13 - WASHED OUT:Amor Fati - da (Weird World, 2011) 14 - I BREAK HORSES:Pulse - da (Bella Union, 2011) 15 - BOY FRIEND:Breathe - da (Hell, Yes! Records, 2012) 16 - MEMORYHOUSE:Walk With Me v - da (Sub Pop, 2012) 17 - PALLERS:Another Heaven v - da (Labrador Records, 2011)
Quartetto di Edinburgo ormai naturalizzato londinese, i Django Django fanno della stravaganza e dell'ineffabilità un valore, rendendosi in questo modo speciali e diversi da tutti gli altri. Sicuramente uno dei gruppi britannici più singolari, creativi e ambiziosi del momento, un progetto estremamente serio nelle intenzioni, eppure così divertente all'ascolto. Attivi dal 2009, (anno di pubblicazione del loro singolo di debutto: ''Storn'') i Django Django definiscono la propria musica in maniera alquanto bizzarra (lascio a voi la traduzione): ''rollicking sing-alongs, galloping into disco sunsets like whisky-addled and leather-saddled bandits on the stolen backs of prairie wild mustangs''. E in effetti nel loro omonimo album di debutto (appena pubblicato dall'ottima label francese Because) la carne al fuoco è davvero tanta. Un mix di suoni per definire il quale sono stati scomodati decine di nomi riuscendo peraltro solo parzialmente a catturare un'attitudine difficilmente catalogabile. Il gruppo ingloba bene una tendenza elettronica più o meno marcata a seconda dei pezzi, un eccitante mix groovato all'insegna di una eclettica varietà di pop trasversale e andamenti bizzarri in cui convivono armonicamente e vengono shakerate varie influenze e ispirazioni (dai Beatles ai Can, da Bo Diddley ai Beach Boys passando per i Kraftwerk; e ancora atosfere psichedeliche e orientaleggianti, danze tribali, suggestioni tropicali ed exotiche, armonie typically british e chi più ne ha più ne metta). Tutti e 13 gli episodi del disco entusiasmano pur senza chiarire il dilemma di una eventuale definizione di questo suono, che riesce ad avere, nonostante la sua eterogeneità, un vero filo conduttore. In pratica è come se il gruppo fosse riuscito a trasformare il suo lato più bizzarro e recondito, in qualche cosa di superiore e speciale a livello artistico, un po' come facevano qualche anno fa gli indimenticati Beta Band. E l'accostamento, in questo caso, sembra essere quanto mai opportuno e calzante, non solo per le doti creative impresse nella musica delle due band, ma anche in termini di patrimonio genetico (letteralmente) considerato che il Maclean (Dave) leader dei Django altri non è che il fratello minore di quel John tastierista della gloriosa e ben più famosa band scozzese. Inventori o innovatori che siano, con i piedi ben piantati nel passato, una forte coscienza presente, e uno sguardo costantemente rivolto al futuro, i Django Django sono attualmente uno dei nomi più accattivanti dell'intera scena musicale d'oltre manica, e (se escludiamo un'orribile copertina, unico piccolissimo neo), questo lavoro sembra avere tutte le carte in regola per candidarsi sin da ora come uno dei probabili protagonisti delle liste di fine anno.
Da quando Pitchfork ha selezionato la sua ''Sunshine'' tra le cento migliori canzoni del 2009, il barcellonese John Talabot si è convertito in una delle grandi rivelazioni dell'universo elettronico europeo. Ma al di là del suo perpetuo anonimato (ora non più tale) nel più classico stile Burial/Zomby e di questioni di hype che poco hanno a che vedere con la musica, il tragitto artistico del produttore catalano ci dice di un artista dalla spiccata personalità e dall' indubbio talento. La musica di John Talabot (vero nome Oriol Riverola), come qulla di Kieran Hebden (Four Tet) o di Dan Snaith (Caribou) ha la rara qualità di riuscire ad emozionare, con un suono che potremmo definire atemporale, pur muovendosi in mancanza (salvo qualche raro caso) di una vera e propria struttura canzone. Dopo una serie di ottimi singoli usciti su Young Turks, Permanent Vacation e Hivern Discs (quest'ultima fondata e gestita dallo stesso Riverola), arriva ora il tanto atteso debutto su larga durata.
Registrato tra Barcellona e Madrid. 'ƒin' (Permanent Vacation, 2012) è un lavoro elegante ed evocativo, in cui fine tessiture house si fanno luce in una selva di loops psichedelici, samples vocali, richiami ipnagogici e breccie baleariche. Una selva dicevamo; quale miglior esempio per descrivere un lavoro soggetto a 'temperature variabili' dai suoni frondosi e labirintici e ricco di paesaggi semi-oscuri. La musica di Riverola ha comunque il pregio di non cadere mai nei ricorrenti luoghi comuni del genere e nella prevedibile monotonia monosillabica di gran parte delle produzioni attuali. Se nei 12'' precedenti il ritmo veniva utilizzato come base da cui partire per sviluppare un percorso preciso, quì Talabot stilizza meglio le linee melodiche, che si dipanano in trame misteriose e sinuose (''Depak Ine'' ), fluttuanti e cinematografiche (le sinfonie sbiadite di ''Last Land'' e ''El Oeste''), esoterico-baleariche (la meravigliosa ''Oro y Sangre'' , le melanconiche invocazioni di ''Missing You'' o i New Order appena usciti dalle catacombe di ''When The Past Was Present'' ) ecc. Completano il quadro i preziosi contributi vocali dell'infaticabile Pional (in ''Destiny'' e ''So Will Be Now'') e di Ekhi (''Journeys'') dei fraterni Delorean, ma la musica sviluppata da Talabot resta sempre suggestiva ed evocativa. Certo influenze e fonti rimangono riconoscibili, ma le parti vengono disposte secondo coordinate poco abituali, erratiche, labirintiche, e la mervigliosa sensazione finale si rafforza ascolto dopo ascolto; un paesaggio differente, ameno e ombroso, e proprio per questo estremamente affascinante. Un grande, grandissimo disco.