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martedì 2 ottobre 2012

Tropicália Lixo Lógico



La storia è abbastanza nota. Se in quel giorno del 1989 David Byrne, che si trovava in gita culturale in Brasile, non fosse entrato in un negozio di dischi di Rio de Janeiro; se non gli fosse capitato fra le mani un 33 giri dal titolo Estudando O Samba (Continental, 1976); se l'ex Talkig Heads non si fosse incuriosito incontrando, pur solo in fotografia, quel viso sofferto, spiritato e beffardo; se non si fosse successivamente innamorato del disco suddetto a tal punto da rintracciare l'autore e sceglierlo quattro anni dopo come titolare del primo album non antologico della serie, The Hips Of Tradition, probabilmente nessuno si sarebbe più ricordato di Tom Zé e forse oggi farebbe il benzinaio. Cosa pessima per lui, ma anche per noi che mai avremmo goduto di dischi come l'ultimo Tropicália Lixo Lógico (Independent Release, 2012) [yuhuu!]. Da tempo la musica aveva smesso di dargli pubbliche soddisfazioni e anche il pane quotidiano. Lui, genio musicale e uno dei fondatori del tropicalismo, nel momento in cui Byrne entrava nel negozio di Rio stava per tornare nel villaggio natale (Irarà, Bahia) per iniziare a lavorare nella stazione di servizio del cugino come lavamacchine, meccanico, benzinaio.. Ma un giornale brasiliano scrisse: ''Byrne telefonerà a Tom Ze''; sua moglie lo lesse e poco dopo il telefono squillò. Nel 1990 uscì Brazil Classics 4: The Best Of Tom Zé  il primo dei dischi che la Luaka Bop avrebbe dato alle stampe (anticipando la pubblicazione del citato The Hip Of Tradition e successivamente di Com Defeito De Fabricação). Era una compilazione tratta da vecchi dischi come Tom Zé; Grande Liquidação (Rozemblit, 1968), Tom Zé (1970), Tom Zé (Continental, 1972), Estudiando O Samba (Continental, 1976), Correio Da Estação Do Brás (Continental, 1978), Nave Maria (RGE, 1979).


Nel 1968 Zé, il cui vero nome è Antonio José Santana Martins, aveva partecipato con Caetano Veloso, Gilberto Gil e compagnia bella, al disco che sancì la nascita del tropicalismo: quel Panis Et Circensis (Philips, 1968) con il quale un gruppo di musicisti si staccava dalla tradizione della bossa nova e si dichiarava alle altre musiche (pop, rock, psichedelia, jazz d'avanguardia, dodecafonia ecc). Veloso e Gil si esiliarono a Londra. Zé rimase in Brasile. Qualunque movimento ideologico gli sarebbe stato stretto. Lui era (ed è) un battitore libero, un outsider, un lucidissimo folle. Gli anni Ottanta gli furono fatali. Fu, come lui dice ''sepolto vivo dall'industria discografica''. Poi con Byrne le cose cambiarono e negli anni arrivarono altri notevoli lavori (e numerose preziosissime ristampe), fino alla recente pubblicazione di Tropicália Lixo Lógico l'ultimo bislacco e magnifico tassello della discografia del nostro uomo, ancora una volta qualcosa di unico fra pop e avanguardia: brani pazzamente spumeggianti, ricchissimi di invenzioni ritmiche e melodiche con Zé che (ma questa non è una novità) si diverte a scomporre e ricomporre tutto (una specie di meccanico, appunto), frullare, frantumare, distuggere e ricreare. Con genio e irriverenza. E considerato quanto sia difficile descrivere a parole la musica di Zè non vado oltre e lascio l'incombenza a un suo illustre collega che ha voluto spiegarci perchè il ''NOVO ÁLBUM DE TOM ZÉ É O MELHOR DISCO DESDE SEU RENASCIMENTO''. 

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martedì 4 maggio 2010

Brazilian Pearls: London London




Nelle ultime settimane, come si può notare da alcuni dei post più recenti, ho riacceso la vecchia (in relatà mai sopita) passione per il tropicalismo e in particolare per il grande Veloso (sempre sia lodato!). Con il post sul tropicalismo avevo lasciato in sospeso il periodo dell'esilio londinese di Caetano e Gilberto Gil, ma rimettendomi ad ascoltare i dischi di quel periodo non ho proprio saputo resistere alla tentazione di ritornarci su, riprendendo il filo giusto dove l'avevo interrotto.


''Dicono che qui sia estate. io sto scrivendo vestito con un immenso giaccone di pelle''. L'autore di ''Alegria Alegria'' sprofonda nella disperazione più nera davanti al divieto di rimettere piede in Brasile: ''Non sono venuto in questa città per essere felice'' dichiara il depresso Caetano, e ci vogliono mesi per attenuare quel primo momento di sconforto e spaesamento. Al contrario, ansioso di integrarsi in fretta nel nuovo ambiente, Gilberto Gil va subito ad iscriversi a un corso di inglese. Esce quasi ogni notte allacciando contatti, ascoltando concerti e inserendosi presto nel giro dei locali. Si fa canne in quantità e comincia a sperimentare anche l'Lsd. Caetano, invece, vive ritirato, evita le droghe, per qualche mese smette persino di comporre. Nelle sue lettere parla adirittura di morte, di nostalgia profonda. Decide di sottoporsi a sedute di analisi. L'esperienza finirà per arricchire ancora di più la sua personalità, ma come detto, ci vuole del tempo prima che l'umore di Veloso inizi a carburare e a sintonizzarsi con la capitale inglese, lo stesso tempo che serve a fargli crescere una lunga barba. Ben presto però, attorno alla ''Cappella Sixteena'' (questo il sarcastico nome che Gil e Caetano scelgono per la loro casa nel quartiere di Chelsea) si forma una sorta di crew della diaspora, e nel giro di poche settimane l'ambiente ricorda già la vivacità dei tempi dell'appartamento di Caetano e Dedè (sua compagna di allora) a San Paolo. In realtà Londra si rivela perfetta per valorizzare e portare alle ultime conseguenze le motivazioni ispirative e le sperimentazioni del tropicalismo.


Sono, tra l'altro, anni importantissimi per la musica pop e l'Inghilterra è in pieno fermento tra Beatles ormai in via di scioglimento, Rolling Stones, Led Zeppelin, festival all'isola di Wight (hippies, psichedelia, Hendrix...) ecc. Tanto più che il momento di passività sconsolata si accoppia a una fase creativa. Durante l'esilio Veloso realizza due dischi dove fa largo uso della lingua inglese. Il primo, ancora una volta, porta come titolo semplicemente il suo nome. In copertina c'è un primo piano della sua faccia dallo sguardo triste, i capelli lunghi e la barba un po' alla moda hippie. La qualità della musica, anche se venata da una sorta di cupezza, è ancora una volta sorprendente. L'album, straordinario, naturalmente è carico di nostalgia e di dolore,con un afflato a la Nick Drake e con l'accompagnamento dell'uso discreto di percussioni e perfino di archi.

Caetano Veloso (Philips, 1971)


Fra le canzoni spicca la dolcissima ''London London'', sorta di cronaca del suo quotidiano londinese: ''Erba verde, occhi azzurri, cielo grigio / Dio benedice dolore silenzio e felicità / Sono venuto qui per dire si e lo dico / mentre i miei occhi cercano in cielo dischi volanti''. Il primo brano, ''A Little More Blue'' è un'altro resoconto del suo esilio: ''Un giorno ho dovuto lasciare il mio paese / spiagge tranquille e palme / quel giorno non ho potuto nemmeno piangere / e dimenticai che fuori ci sarebbero stati altri uomini / una mattina vennero a prendermi per portarmi in prigione / sorrisi e dissi: va bene / ma quella stessa notte da solo / piansi e piansi ancora / Ma oggi, ma oggi, oggi / non so perchè / mi sento un po' più triste di allora.'' C'è anche un riuscitissimo omaggio a sua sorella Maria Bethânia (il pezzo si intitola proprio così) e la canzone si conclude con un violino che accompagna un vocalizzo arabeggiante.


Fra il primo e il secondo disco londinese c'è una felice parentesi, visto che Caetano ottiene il permesso di un momentaneo ritorno a casa per registrare un programma televisivo insieme a Gil, Gal Costa e João Giberto, il suo idolo di sempre. Tornato in Inghilterra, continua a comporre e a inviare i suoi pezzi alla sorella Bethânia, a Gal Costa, e a Roberto Carlos. Quest'ultimo, molto famoso all'epoca, in cambio gli dedica uno dei suoi successi più grandi: ''Debaixo Dos Caracois Do Seus Cabelos'', che è una sorta di invito a non dimenticare la bellezza del suo paese: ''Un giorno i tuoi piedi toccheranno la sabbia bianca / e l'acqua azzurra del mare bagnerà i tuoi capelli / finestre e porte si apriranno per vederti arrivare e nel sentirti in casa, sorridendo piangerai''.

Caetano Veloso: Transa (Philips, 1972)


Arriva anche il suo secondo album in terra straniera, ''Transa'', che verrà lanciato in Brasile contemporaneamente al suo rientro definitivo. E' un lavoro maturo. Forse Caetano ha già capito che l'esilio stà per concludersi, e la sua condizione psicologica fra il primo e il secondo disco, è notevolmente cambiata come dichiarerà lo stesso cantautore: ''Quello che divide nettamente il clima delle due fasi del mio soggiorno a Londra è il primo viaggio di rientro in Brasile. L'idea che avrei potuto ritornare definitivamente mi faceva sentire molto meglio. Così cominciai ad apprezzare Londra e anche ad ascoltare con più attenzione la musica e i versi delle canzoni''. Ad accompagnarlo in ''Transa'' c'è un gruppo ristrettissimo di chitarre e percussioni. Il disco vive di moltissimi spunti. Ci sono omaggi ai Beatles (nei testi della meravigliosa ''It's A Long Way'' e ''Nostalgia''), c'è una sorta di pseudo reggae (''Nine Out Of Ten''), per non parlare delle meravigliose ''Mora na Filosofia'' (samba classico interpretato magistralmente) e ''Triste Bahia'' (sinfonia di circa nove minuti e mezzo di chitarre e percussioni con il testo di Gregorio de Matos Guerra, un poeta bahiano del XVII secolo).



L'esilio termina all'inizio del 1972. Il rientro è un avvenimento atteso, soprattutto da parte di chi vede in lui e in Gil due simboli dell'opposizione ai militari. Ma Caetano non ci mette molto ad avvisare che non ha alcuna intenzione di essere identificato come leader politico, ha solo voglia di fare la sua musica e starsene tranquillo. Sceglie di vivere a Bahia, in una delle zone più belle di Salvador, la spiaggia di Amaralina.
 

sabato 1 maggio 2010

Brazilian Pearls: Veloso e l'Africa


Caetano Veloso: Bicho (Philips, 1977)
 
Tracklist - Download - Cover Artwork 1; 2; 3; 4

 Il segreto del carisma di Caetano Veloso è sempre stata la capacità di mescolare il sacro con il profano, di spostare continuamente i suoi obiettivi, di saper essere innovatore e conservatore allo stesso tempo. Sul finire degli anni Settanta, spinto anche dal solito prezioso contributo dell'amico Gilberto Gil, Veloso sembra interessarsi in modo concreto alle radici africane. Partecipa nel 1977 al Festival di Arte e Cultura negra a Lagos, in Nigeria. Ed è una esperienza che lo colpisce. I frutti si sentono nel suo disco successivo ''Bicho'', pubblicato sempre nel '77. 



''Ero appena tornato da un viaggio in Africa con Gil, dove ero entrato in contatto con la musica juju della Nigeria. E' un disco storico, perchè porta per la prima volta la musica juju in Brasile con il pezzo 'Two Naira Fifty Kobo'. Poi c'è 'Um indio' con un tempo quasi reggae'', ricorderà. Bicho è solare. Sentendosi ormai maturo, il cantautore, dopo aver viaggiato e sperimentato, decide di dare spazio al proprio io. Ancora una volta in controtendenza rispetto alla rotta della musica brasiliana. L'allentarsi della pressione della dittatura, che comincia ad avviarsi verso verso quella stagione che verrà definita con untermine assai esplicito, ''abertura'', apre nuovi orizzonti e molti cantautori iniziano ad appropriarsi di certi temi fino a quel momento tabù. Il disco, solo nove pezzi (ma tutti straordinari) è accompagnato da una serie di disegni dello stesso Caetano, disegni dove predominano i colori pieni di luce. E sono questi i colori anche della musica. Un disco di dolci melodie con un ritmo caldo. C'è una riedizione di ''Um indio'', c'è una canzone di Jorge Ben (''Olha o Menino''). Ben tre brani sono dedicati agli animali (Bicho, in portoghese vuol proprio dire animale). Il primo è ''A Grande Borboleta'' (''La Grande Farfalla''): ''La grande farfalla / porta su un'ala la luna / e il sole sull'altra / e tra le due la seta ...''. Il secondo è ''Tigresa'' (''La Tigre''): ''Mentre i peli di questa dea / tremano al vento ateo / lei mi racconta senza certezza/ tutto quello che ha vissuto / che amava la politica / nel 1966 / e oggi balla nel frenatico Dancin days''. Questi ultimi versi sono polemici nei confronti della critica impegnata di sinistra che non perdona a Veloso il suo anticonformismo: ''Dancin Days era una discoteca di Nelson Motta che io adoravo. E dove incontravo molti di questi critici di sinistra impegnati a ballare'' dichiarerà. La terza canzone animalista è ''O Leãozinho'' (''Il Leoncino'') dedicata al figlio Moreno, che è del segno del leone.
 


Il disco si chiude con una soave melodia, ''Alguem Cantado'', dove Caetano presenta la sorella Nicinha, che mostra una voce incredibilmente suggestiva. Ma merita una citazione anche ''Odara'', posta in apertura, un altro brano funky dalla facile cantabilità. Insomma un disco dove gli orizzonti si allargano, si espandono e si muovono verso cento direzioni, in cui scopre (o forse è meglio dire riscopre) la black music (ne è ulteriore conferma anche, ''Bicho Baile Show'', ''jazzistico'' live di un anno successivo - ma proposto solo nel 2002 dalla Universal - dove l'artista bahiano è suportato dalla Banda Black Rio, vedi sotto) nelle sue infinite sfumature, nei suoi ritmi. Per concludere: un capolavoro che personalmente non fatico a definire ''da isola deserta''.


giovedì 29 aprile 2010

Memorie dal sottosuolo: País Tropical

 

La scena musicale brasiliana nella seconda metà degli anni '60 è un crogiolo di stili e di esperienze diverse. Il samba, la musica tradizionale del paese, è più vivo che mai (soprattutto grazie al samba de escola, celebre colonna sonora del Carnevale, ma anche attraverso le samba-cançoes, le canzoni che si scrivevano per essere cantate tutto l'anno). La bossa nova, geniale fusione fra armonie jazz e ritmo brasiliano, ha ormai guadagnato la popolarità in tutto il mondo per merito di artisti come João Gilberto, Tom Jobim e Vinicius De Moraes, ma in patria sembra attraversare un momento di pausa, nonostante i successi di Chico Buarque de Hollanda. L'esplosione del pop e del rock di matrice inglese e americana (Beatles, Hendrix ...) ha prodotto i suoi effetti anche in Brasile con il movimento della Jovem Guarda (di cui Roberto Carlos è l'esponente più noto), che raccoglie enormi consensi fra gli adolescenti e che viene propagandato come "la nuova musica", in contrasto con il samba e la bossa nova.



Data l'importanza della musica nella vita e nel costume del Brasile, il confronto fra i diversi stili diventa argomento di grande interesse popolare. I cantanti si sfidano di continuo nei numerosi festival musicali, con uno straordinario seguito di pubblico. Gli artisti più famosi appaiono spesso in televisione, e non di rado sono essi stessi conduttori televisivi. Anche i concorsi riservati ai cantanti esordienti iniziano ad avere il loro seguito, e di tanto in tanto producono qualche canzone o artista di grande successo (come ad esempio, nel caso di Jorge Ben). E' in questo contesto, pieno di passione e di fermento, che il Brasile scopre il Tropicalismo, probabilmente l'ultimo grande movimento culturale brasiliano. Il nome del movimento deriva dall'istallazione ''Tropicalia'' di Helio Oiticia, presentata nel 1967 nel Museo di Arte Moderna a Rio de Janeiro: un labirinto e un percorso costeggiato da piante tropicali e invaso da suoni di uccelli che poi, a un certo punto, termina in un vicolo cieco di fronte al quale campeggia un televisore, naturalmente acceso.

''Tropicalia'' di Helio Oiticia

 L'idea che stà alla base di questo movimento, nato ufficialmente nel 1967, è semplice e rivoluzionaria al tempo stesso. Anziché limitarsi a coltivare la tradizione brasiliana, l'artista deve aprirsi a quanto arriva dall'estero (da fuori), assimilare l'esperienza straniera e ricrearla con elementi locali, riproducendo qualcosa di assolutamente autonomo nello stile e nei riferimenti culturali, e che allo stesso tempo possa funzionare come prodotto d'esportazione. La metafora, ripresa da un movimento culturale degli anni '20, è quella dell'antropofagismo (il Manifesto Antropofago di Oswald de Andrade): le nuove tendenze provenienti dall'estero vanno divorate ed assimilate, per poi confluire (naturalmente) nella produzione artistica del paese.


Caetano e Gil (sotto Gal Costa)

Le figure più rappresentative del movimento sono, da subito, quattro artisti di Bahia, all'epoca tutti giovanissimi. Caetano Veloso, il filosofo del movimento, autore di canzoni memorabili, cantante raffinato e trasgressivo al tempo stesso; Gilberto Gil, chitarrista e compositore di enorme talento, l'anima africana del gruppo; Gal Costa, dotata di una bellissima voce calda e rotonda, di derivazione bossanoviana; Maria Bethânia, sorella di Caetano, interprete appassionata e intensa, dalla proverbiale presenza scenica.



I primi tre, in particolare, regaleranno sei album al tropicalismo (due a testa tra il 1968 e il 1969, tutti bellissimi - vedi discografia sotto), tutti intitolati semplicemente con il nome dell'artista, e dove l'idea del movimento e della collettività giocano un ruolo preponderante (rimanendo quindi fedeli ai presupposti estetici ed etici del movimento come vedremo).




Il Tropicalismo esplode in particolare con due canzoni: ''Domingo no Parque'' di Gil e ''Alegria Alegria'' di Caetano (inserite nei rispettivi album omonimi del 1968), primo vero deflagrante manifestarsi della cultura tropicalista (Camminando controvento / Senza un fazzoletto, senza un documento / Nel sole di quasi dicembre / Io vado / Il sole si sparpaglia incrimini /Astronavi, guerriglieri / Bellissime Cardinali / Nelle facce dei presenti /Nei grandi baci d'amore / In denti, gambe, bandiere / Bomba e Brigitte Bardot).




Affascinati e allo stesso tempo in rottura con i grandi della bossa, in particolare Jobin e Joao Gilberto, Veloso e i suoi amici tropicalisti operano un capovolgimento che fa leva su un doppio movimento, solo in apparenza contraddittorio (e ritorniamo al concetto di antropofagismo a cui si accennava appena sopra): rianimare una tradizione selvaggia e popolare (per esempio le sambe dei quartieri bassi o i boleri delle strade malfamate) occultata dalla squisita delicatezza della bossa, ma anche aprire la musica brasiliana a ciò che le è estraneo, cioè ad altri ritmi, suoni, stili (in particolare il pop, la psichedelia, il jazz). Tra l'altro i tropicalisti rimproverano ai loro brillanti predecessori il loro atteggiamento politicamente abbastanza sulla difensiva e fanno della loro musica una vera e propria arma di contestazione.



Indubbiamente il Tropicalismo, (''un movimento di provocazione, una mitragliatrice sulla vita intellettuale del paese'' ricorderà Veloso) trova il suo senso perchè nasce e si sviluppa in un Brasile soffocato da una dittatura militare, dove la cultura ha bisogno di essere profondamente svecchiata da incrostazioni e conservatorismi. Ma il tropicalismo è anche un movimento musicale e i suoi obiettivi, oltre che i comportamenti, riguardano il mondo delle canzoni. Già il fatto che Gil e Caetano, come Gal Costa e Mara Bethania provengano dal Nordeste, cioè dallo stato di Bahia, rappresenta una novità in un ambiente musicale dominato dalla musica carioca, cioè la musica di Rio de Janeiro. Non solo, ma la loro voglia di rinnovare utilizzando elementi esterni li porta a interagire con altri personaggi che vanno rivelandosi in quelli stessi anni, come il grande cantautore Milton Nascimento (che però procede sempre un po' per conto proprio, almeno rispetto al tropicalismo), Jorge Ben (lui si, grande simpatizzante del movimento, in sintonia soprattutto con l'anima profandamente aficana di Gilberto Gil) e soprattutto l'ecclettico e geniale Tom Ze.




Nel 1968 arriva il primo (citato omonimo) album di Veloso (disco che succede a ''Domingo'', realizzato in coppia con Gal Costa nel 1966), dove nel testo che lo accompagna il cantautore scrive: ''Chi oserebbe dedicare questo album a Joao Gilberto?''. Il fascino del disco (dalla coloratissima e tropicalissima copertina) risiede esattamente nell'accozzaglia psichedelica e nella mescolanza disordinata di influenze brasiliane, rock o persino indiane, cosa che non impedisce affatto alla bellezza delle canzoni e degli arrangiamenti di dispiegarsi con una ricchezza e una foga eccezzionali in ballate come ''Clarice'', in curiose canzoni come ''Anunciação'', o in strani inni come la bellissima, celebre e emblematica ''Tropicalia'' che apre l'album.




Introdotto dallo stridio di un violoncello, accompagnato da una percussione, Caetano la dice lunga sulle sue intenzioni: ''Io organizzo il movimento / io oriento il carnevale / io inauguro il monumento / nell'altopiano centrale del paese ...''. Il disco è il frutto di un montaggio degli elementi musicali più disparati: da quelli più raffinati a quelli più popolari, un lavoro zeppo di suoni e umori. C'è perfino un ''Ave Maria'' cantata tutta in latino accanto a un pezzo caraibico, ''Soy loco por ti America'' con il testo in spagnolo. Gil, l'amico di sempre, l'altro grande ideologo del nuovo movimento tropicalista, collabora a una fetta cospicua dei dodici pezzi. Gal partecipa ancora una volta. Insomma è la prova che il talento di Veloso non vuole conoscere confini o limitazioni di sorta. In ogni caso il tropicalismo risveglia la musica e tutta la cultura brasiliana e propone un'estetica politica cui non manca un rapporto con i mutamenti del cosidetto cinema novo dell'epoca, essendo il 1967 l'anno del film brasiliano più importante del periodo, lo straordinario e furiosamente disordinato Terra Em Trance del grande Glauber Rocha.




Il 68 è un anno intensissimo per i tropicalisti, ma soprattutto è l'anno del manifesto rivoluzionario: ''Tropicalia ou Panis et Circenses'', un disco collettivo a cui prendono parte quasi tutti gli artisti appartenenti al movimento: oltre a Caetano, Gil, Gal, intervengono gli Os Mutantes (quattro dischi dal 1968 al 1971, portano le chitarre elettriche all'interno della MPB - ''musica popular brasileira'' - i ''Mutanti'' vengono scoperti dopo aver registrato un ''jingle'' pubblicitario per la Shell, inserito nel loro omonimo disco, ''Os Mutantes'');




il cantautore Tom Zé (geniale autore troppo a lungo dimenticato, esordisce in quello stesso anno con il fantastico ''Tom Ze, Grande Liquidação'' - a parer mio una delle vette del tropicalismo - disco che metabolizza e riesce a far convivere magicamente la MPB con suoni d'ogni tipo: dai B-Movies, alle orchestrazioni circensi passando per la musica atonale e altro ancora);



la cantante Nara Leão (menzione per ''Nara Leao'' del 1968 e ''Coisas Do Mondo'' del 1969), proveniente come Gal Costa dalla bossa nova; l'arrangiatore Rogério Duprat (''A Banda Tropicallista do Duprait'' è un altro lavoro collettivo che raccoglie molte produzioni dello stesso Duprat insieme ad alcune cover da lui orchestrate); e infine il poeta Torquato Neto.





''Ou Panis Et Circenses'' ha già nel titolo la definizione della sua importanza, sia come legittimazione del movimento, sia per quanto concerne l'uso di quella frase latina, che riporta all'epoca dell'Impero Romano. ''Pane e circo rappresentavano la strategia di seduzione usata dagli imperatori per evitare le rivolte popolari. Assicurando cibo e divertimento, il popolo canalizza la rivolta contro l'oppressione attraverso la catarsi liberata negli spettacoli''. Come a voler dire che per i tropicalisti, la dittatura militare è un regime che attraverso il calcio e il carnevale riesce a tenere buono il popolo. Per quanto riguarda l'aspetto musicale, il disco contiene dodici ottimi brani che si dividono tra interpretazioni a nome di singoli e collaborazioni a più mani (tracklist qui) e cannibalizza impunemente tradizioni folkloriche e psichedelia, canzone popolare e avanguardia, bossanova, funk e quant'altro.




Il '68 è anche l'anno di ''Proibido proibir'', canzone di Veloso (importante più che altro da un punto di vista simbolico, essendo uno degli slogan del movimento) che si rifà al Maggio francese. Caetano la presenta nel mese di Settembre al Teatro dell'Università Cattolica nel corso del terzo festival internazionale della canzone. Il risultato è che la sua provocazione viene accolta male dal pubblico che lo sommerge di fischi e grida. Lui risponde aggressivo, attaccando la giuria del festival e gli stessi spettatori: ''Non capite nulla! Ma che gioventù è questa! Non conterete mai niente! ... La giuria è fatta di incompetenti. Escludetemi dalla classifica insieme con Gil!''. Anche se Veloso è pienamente cosciente di aver messo in scena soltanto una provocazione, i suoi atteggiamenti e quelli dei tropicalisti fanno sensazione nell'ambiente musicale brasiliano, e vengono pesantemente attaccati dalla critica più tradizionalista, che li accusa di tradire l'identità culturale del paese. Soprattutto, il movimento entra in rotta di collisione con i funzionari della giunta militare che governa il paese, e guidata in quegli anni dal generale Arthur da Costa E Silva. L'atteggiamento trasgressivo degli artisti e i testi delle loro canzoni, spesso ispirati ad argomenti di carattere sociale, finiscono quindi nel mirino, dapprima della censura, poi della polizia politica, fino all'arresto di Caetano Veloso e di Gilberto Gil negli ultimi giorni del 1968. I due amici restano dietro alle sbarre per due mesi. Non viene fornita nessuna motivazione ufficiale, se non quelle generiche di insulto alla bandiera brasiliana. Finita la detenzione vengono mandati a Salvador, sotto libertà vigilata e lontano dalle città ''calde'', Sao Paulo e rio de Janeiro.




E' in questo periodo che Caetano realizza il suo secondo disco omonimo (dello stesso periodo sono anche l'altro ''Gilberto Gil'', e i primi due dischi di Gal Costa - video -, ''Gal Costa'' e ''Gal'', tutti del 1969 e tutti bellissimi). Lo registra a Salvador solo con l'accompagnamento della chitarra di Gil, poi manda il nastro a San Paolo dove Rogerio Duprat aggiunge gli arrangiamenti. E' un album che si presenta in modo spartano: basta con le copertine colorate, questa è assolutamente bianca e porta soltanto la firma dell'autore. E' un disco ispiratissimo anche se, per certi versi, meno radicale rispetto ai precedenti.



Ci sono anche due brani con il testo in inglese, in qualche modo una sorta di premonizione. Infatti, di li a poco, per Caetano Veloso e Gilberto Gil, si sarebbe aperta la strada dell'esilio europeo (con breve tappe a Lisbona e Parigi) e in particolare londinese. Prima di partire, i due ottengono dalle autorità il permesso di tenere due concerti a Salvador de Bahia per pagarsi il biglietto aereo e i primi mesi di esilio: nel teatro Castro Alves, per ascoltare i due ''sovversivi'' accompagnati da un gruppo elettrico, si raduna una folla enorme. Lo show, pur in un clima teso e di dolore per l'imminente partenza, è un gran successo. Di quello spettacolo esiste anche una registrazione discografica, pubblicata un paio d'anni dopo dalla Philips brasiliana con il titolo di ''Barra 69''. Registrato su un portatile, il disco è veramente inascoltabile per quanto riguarda la qualità sonora, ma ciò non di meno rappresenta un documento davvero prezioso e sancisce la fine di un epoca..




Terminato il concerto, la polizia li preleva e li scorta all'aeroporto. L'esilio a Londra dura due anni, e dà a Caetano e a Gil l'occasione di conoscere più profondamente la musica europea. Entrambi (anche se con umori distinti) studiano, registrano dischi fantastici, suonano dal vivo, prendono confidenza con la lingua inglese (ma questa è un'altra storia che meriterebbe il suo giusto spazio per essere raccontata): alla fine dell'esilio, nel 1972, sono pronti per rilanciare la loro musica e le loro idee in una forma più matura, senza gli atteggiamenti trasgressivi degli anni precedenti, ma con una maggior consapevolezza.




Appena tornati in Brasile, Caetano e Gil si rimettono al lavoro, cercando la collaborazione con altri artisti: Caetano tiene due storici concerti con Chico Buarque de Hollanda nello stesso teatro di Salvador dell'ultimo concerto prima dell'esilio, mentre Gil inizia a collaborare con Jorge Ben, quasi a voler recuperare le comuni radici africane. Alcuni degli album registrati proprio in quegli anni restano fra le loro cose migliori. Soprattutto il rinsaldato legame fra i quattro bahiani nello storico tour che porterà al disco (e documentario) ''Doces Bárbaros'' dimostra ai brasiliani che il tropicalismo, in qualche modo, è ancora vivo. Anche in quella occasione non mancano le polemiche e le interferenze della censura: il tour viene interrotto dalla polizia per via dei testi di alcune canzoni ma, ripreso quasi subito, viene portato a buon fine. Da quel momento in avanti, ciascuno dei quattro prende la propria strada, e oggi sono tutti ancora felicemente in attività. Gal Costa e Maria Bethânia sono ormai due signore della musica brasiliana: due interpreti raffinate, ciascuna con il suo stile, entrambe in grado di interpretare ai massimi livelli sia i grandi classici internazionali che la musica tradizionale del Brasile. Gilberto Gil, dopo un periodo di scarsa vena negli anni '80, ha ritrovato mordente da alcuni anni a questa parte con alcuni album interessanti, oltre ad essere stato ministro della cultura nel governo guidato da Ignacio Lula da Silva. Caetano Veloso, fra tutti, è quello che ha ottenuto i migliori risultati artistici, producendo numerosi album di grande spessore e guadagnando una popolarità sempre maggiore, fino ad essere considerato oggi una sorta di ambasciatore della musica brasiliana in tutto il mondo. E il Tropicalismo ha attecchito anche nelle generazioni successive: i migliori musicisti del Brasile di oggi si richiamano spesso ai principi del movimento, e non hanno paura di sperimentare forme musicali nuove, mescolando le esperienze internazionali con la tradizione del loro paese.





Per concludere mi sembra doveroso segnalare almeno ''Tropicalia' - A Brazilian Revolution In Sound'' una stupefacente retrospettiva, perfetta sia per i neofiti (io inizierei proprio da qui) che per i cultori, uscita alla fine 2005 e assemblata con maetria dalla Soul Jazz, corredata anche da uno splendido booklet di 50 pagine, zeppo di note impeccabili e di alcune rarissime foto d'epoca che docomentano una delle stagioni più creative, influenti e eccitanti della musica brasiliana che si consumò nel breve volgere di un paio d'anni (1967-69) ma che così tanto ha saputo dare e trasmettere a intere, successive generazioni di musicisti in tutto il mondo. Se dovessi dare un voto a questa antologia?: 9. 




Ricapitolando:

Tropicalismo 1967-1969 - discografia essenziale
 Tropicalia: Ou Panis Et Circensis (Philips, 1968) [dwl]
Caetano Veloso: Caetano Veloso (Philips, 1968) [dwl]
Caetano Veloso: Caetano Veloso (Philips, 1969) [dwl]
Gilberto Gil: Gilberto Gil (Philips, 1968) [dwl]
Gilberto Gil: Gilberto Gil (Philips, 1969) [dwl]
Gal Costa: Gal Costa (Phillips, 1969) [dwl]
Gal Costa: Gal (Philips, 1969) [dwl]
Os Mutantes: Os Mutantes (Polydor, 1968) [dwl]
Os Mutantes: Mutantes (Polydor, 1969) [dwl]
Tom Ze:Grande Liquidação (Rozenblit, 1968) [dwl]
Nara Leão: Nara Leao (Philips, 1968) [dwl]
Nara Leão: Coisas do Mundo (Philips, 1969) [dwl]
 A Banda Tropicalista do Duprat: s/t (Philips, 1968) [dwl]
Jorge Ben - Jorge Ben (Philips, 1969) [dwl]

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Un paio di libri: 
Calado Carlos: Tropicália. Storia di una riv. musicale (Arcana 2004)
Brazil, a tropical revolution (Documentario)

domenica 6 dicembre 2009

Omaggio ai Fellini


''Grazie a voi che siete qui questa sera e grazie alla gente che mi ha invitato per fare questo, perchè per me è come un sogno. Ma per me è stato veramente un sogno essere vicino a Giulietta e Federico''
Caetano Veloso


Omaggio a Federico e Giulietta è uno splendido disco di Caetano Veloso che documenta una specie di serata tenutasi nel 1997, quando l'artista brasiliano, accolto con entusiasmo l'invito della sorella dello stesso Fellini, Maddalena, arrivò in Italia per bruciare in un solo concerto al teatro Nuovo di San Marino la sua dedica all'immaginario felliniano, preparando un recital speciale nel quale ha inserito anche brani ispirati alle musiche di Nino Rota, oltre al pezzo intitolato ''Giulietta Masina'' che Veloso scrisse nell'87 per l'album ''Caetano'' (''Pelle Bianca'' degli Avion Travel è l'adattamento italiano di questo brano).



C'era stata incertezza sulla pubblicazione. Da un lato era assurdo che Veloso lavorasse a un progetto di tale bellezza e lo risolvesse in una sola serata e per pochi intimi, dall'altro c'era stato un problema vocale. Anche se gli spettatori non se n'erano minimamente accorti, Caetano aveva avuto un abbassamento della voce a causa del gelo d'ottobre che aveva trovato in riviera, e non era soddisfatto dell'esito. Poi, riascoltando il materiale, si è deciso a pubblicare il concerto (meno male!!!) per la gioia di un pubblico di gran lunga superiore ai pochi fortunati presenti a quella serata. Federico e Giulietta è un disco che potrebbe essere letto come un omaggio all'Italia vista attraverso gli occhi di Fellini, attraverso l'umanità perdente e candida di Gelsomina, attraverso le musiche di Nino Rota. Come si trattasse di un nuovo ambasciatore (altro che Ramazzotti o Pausini) in gradi di portare nel mondo le nostre tradizioni e la nostra cultura, nel disco trovano spazio anche Come prima e Luna Rossa, uno dei classici della canzone partenopea riletta con pathos sublime e non in portoghese, ma in napoletano!!! (e qui si apre un'altro possibile collegamento con i già citati Avion Travel).

 
D'altronde sembra che Veloso si sia trovato perfettamente a suo agio con questi temi (e torniamo all'immaginario Felliniano) che sono stati parte integrante della sua formazione culturale e l'hanno aiutato a ''dare un senso alla voglia di scoprire il mondo dalla provincia bahiana, e insegnato come si può sognare la verità poetica che si nasconde dietro agli uomini''. Un amore, quello per Fellini e per il cinema italiano, esplicitamente dichiarato in più di un occasione dal grande cantautore di Santo Amaro (Bahia) e anche raccontato in alcune pagine del suo libro autobiografico Verità Tropicale:



''A Santo Amaro erano regolarmente in programmazione film francesi e italiani. Anche messicani. [...] All'inizio della nostra adolescenza, la principale attrattiva dei film francesi era rappresentata dalle intimità erotiche che contenevano: un seno di donna, una coppia sdraiata in un letto di ferro, esplicite allusioni alla vita sessuale dei personaggi - tutte queste cose, mai viste in un film americano, i film francesi le offrivano con naturalezza. Ma il cinema italiano, mentre il tempo passava e noi crescevamo, ci interessava sempre più a causa della sua "serietà": di fronte al neorealismo reagimmo con l'emozione di chi riconosce i tratti del quotidiano nelle immagini luminose e gigantesche delle sale cinematografiche. [...] Mi ricordo che Nicinha, la mia sorella maggiore, commentava come nei film americani se i personaggi scambiavano qualche parola seduti a tavola, la scena si spostava sempre prima che si portassero il cibo alla bocca e lo masticassero, mentre nei film italiani le persone mangiavano tranquillamente e a volte - adirittura - parlavano mentre mangiavano.


''Uno degli avvenimenti che maggiormente hanno segnato la mia formazione personale è stato la proiezione di ''La strada'' di Fellini, una domenica mattina al Cine Subaé (c'erano matinée tutte le domeniche, in questo che era il migliore - l'unico con il cinemascope - dei tre cinema di Santo Amaro). Piansi tutto il giorno, e non riuscii a mandar giù nemmeno un boccone. Da allora cominciammo a chiamare Minha Daia "Giulietta Masina". Il signor Agnelo Rato Grosso, un mulatto tarchiato e semianalfabeta che faceva il macellaio e suonava il trombone nella Lira degli Artisti (una delle due bande musicali della città - l'altra si chiamava Figli di Apollo), fu sorpreso da me, Chico Motta e Dasinho mentre piangeva all'uscita di un altro film di Fellini, ''I Vitelloni.'' Un po' imbarazzato, si soffiò il naso sul colletto della camicia e disse a mo' di giustificazione: "È proprio come la nostra vita!".
 

''Ma ciò che mi ha fatto piangere, e trascorrere un'intera giornata senza poter mangiare è stato constatare che Zampanò non guardava mai il cielo se non nella scena finale. Ripetutamente ho pensato con stupore: è la storia di un uomo che non ha mai visto il cielo e che lo guarda solo dopo essere stato distrutto. Le stelle di un pazzo, quelle che lui rincontrava nelle pietre e in Gelsomina, gli rivelano solo brutalità per l'assenza di ciò che non sapeva riconoscere: l'unico amore della sua vita, il suo destino. Ho trascorso tutta l'adolescenza sognando di parlare con Federico e Giulietta. In quelle conversazioni volevo scoprire il mistero della mia vita. Nei tardi pomeriggi ombreggiati passavo ore suonando la melodia de ''La strada'' al piano. In seguito abbiamo visto ''Le Notti di Cabiria'' dove la Masina si confermava matura ed esuberante: era veramente più di un volto, una entità, un'attrice straordinaria. E Fellini, un regista dal polso forte nelle scene affollate, autore di atmosfere urbane complesse e di onirici trasbordi. Ancora oggi considero ''Cabiria'' il film migliore da lui diretto.
 

''La Dolce Vita'' sarebbe stato il primo di una serie di film dove le caratteristiche di grandiosità erano destinate a rimanere. Era un film inquietante: lo vidi una decina di volte alla sua uscita a Salvador. Fu il più grande trionfo di Fellini, sembrava che le porte della creatività si fossero aperte e chiuse nello stesso film. Da quel momento in poi Fellini fece film in cui sembrava voler dimostrare di poter realizzare tutto ciò che voleva. Ma le produzioni possibili lo coinvolgevano in una strana specie di libertà. Una libertà reale che lo teneva in contatto col profondo della sua anima. Quella libertà non lo ha mai abbandonato; risorge inaspettatamente nella magia di ogni scena, nel rapporto tra suono e silenzio con i movimenti dei personaggi nella ispirata ricostruzione di una osservazione profonda di un aspetto della vita. Per me ciò è talmente vero da sembrare dipendere dalle esuberanze dei fantasmi e dalle bizzarrie che tutti aspettavamo uscire dai suoi film. Opere come ''E La Nave Va'' e ''Amarcord'' erano ai miei occhi perfette quanto ''Le Notti Di Cabiria'' e profonde quanto ''La Strada''. In effetti ''E La Nave Va'' è uno dei migliori film di fine secolo. [...] Il mio è un paese strano. Fellini era orgoglioso che il titolo ''La Strada'' fosse rimasto in versione originale in tutti i paesi. Non sapeva che in Brasile il titolo era stato cambiato, anche se non in maniera impertinente in ''Nella strada della vita''. Io faccio musica popolare e sono appassionato i cinema. La mia musica è piena di immagini prese dal grande schermo. Le immagini nascoste nel profondo del mio suono, quelle che sento più significative, sono tratte dai film di Fellini''.