La storia è abbastanza nota. Se in quel giorno del 1989 David Byrne, che si trovava in gita culturale in Brasile, non fosse entrato in un negozio di dischi di Rio de Janeiro; se non gli fosse capitato fra le mani un 33 giri dal titolo Estudando O Samba (Continental, 1976); se l'ex Talkig Heads non si fosse incuriosito incontrando, pur solo in fotografia, quel viso sofferto, spiritato e beffardo; se non si fosse successivamente innamorato del disco suddetto a tal punto da rintracciare l'autore e sceglierlo quattro anni dopo come titolare del primo album non antologico della serie, The Hips Of Tradition, probabilmente nessuno si sarebbe più ricordato di Tom Zé e forse oggi farebbe il benzinaio. Cosa pessima per lui, ma anche per noi che mai avremmo goduto di dischi come l'ultimoTropicália Lixo Lógico(Independent Release, 2012) [yuhuu!]. Da tempo la musica aveva smesso di dargli pubbliche soddisfazioni e anche il pane quotidiano. Lui, genio musicale e uno dei fondatori del tropicalismo, nel momento in cui Byrne entrava nel negozio di Rio stava per tornare nel villaggio natale (Irarà, Bahia) per iniziare a lavorare nella stazione di servizio del cugino come lavamacchine, meccanico, benzinaio.. Ma un giornale brasiliano scrisse: ''Byrne telefonerà a Tom Ze''; sua moglie lo lesse e poco dopo il telefono squillò. Nel 1990 uscì Brazil Classics 4: The Best Of Tom Zé il primo dei dischi che la Luaka Bop avrebbe dato alle stampe (anticipando la pubblicazione del citato The Hip Of Tradition e successivamente di Com Defeito De Fabricação). Era una compilazione tratta da vecchi dischi come Tom Zé; Grande Liquidação (Rozemblit, 1968), Tom Zé (1970), Tom Zé (Continental, 1972), Estudiando O Samba (Continental, 1976), Correio Da Estação Do Brás (Continental, 1978), Nave Maria (RGE, 1979).
Nel 1968 Zé, il cui vero nome è Antonio José Santana Martins, aveva partecipato con Caetano Veloso, Gilberto Gil e compagnia bella, al disco che sancì la nascita del tropicalismo: quel Panis Et Circensis (Philips, 1968) con il quale un gruppo di musicisti si staccava dalla tradizione della bossa nova e si dichiarava alle altre musiche (pop, rock, psichedelia, jazz d'avanguardia, dodecafonia ecc). Veloso e Gil si esiliarono a Londra. Zé rimase in Brasile. Qualunque movimento ideologico gli sarebbe stato stretto. Lui era (ed è) un battitore libero, un outsider, un lucidissimo folle. Gli anni Ottanta gli furono fatali. Fu, come lui dice ''sepolto vivo dall'industria discografica''. Poi con Byrne le cose cambiarono e negli anni arrivarono altri notevoli lavori (e numerose preziosissime ristampe), fino alla recente pubblicazione di Tropicália Lixo Lógico l'ultimo bislacco e magnifico tassello della discografia del nostro uomo, ancora una volta qualcosa di unico fra pop e avanguardia: brani pazzamente spumeggianti, ricchissimi di invenzioni ritmiche e melodiche con Zé che (ma questa non è una novità) si diverte a scomporre e ricomporre tutto (una specie di meccanico, appunto), frullare, frantumare, distuggere e ricreare. Con genio e irriverenza. E considerato quanto sia difficile descrivere a parole la musica di Zè non vado oltre e lascio l'incombenza a un suo illustre collega che ha voluto spiegarci perchè il ''NOVO ÁLBUM DE TOM ZÉ É O MELHOR DISCO DESDE SEU RENASCIMENTO''.
La MPB è espressione di una grande varietà di stili regionali che fondono musiche tribali africane (l'eredità degli schiavi), ballate portoghesi, suoni amerindi, una quantità di stili caraibici (a loro volta ibridi) e le musiche dei gruppi di immigrati europei arrivati in tempi più recenti. Certo poi l'ondata Tropicalista nei tardi anni Sessanta, ha saputo rinnovare parecchio mettendoci dentro di tutto un po', dal beat alla successiva rivoluzione psichedelica, dall'atonalità alla canzone di protesta, aprendo le porte a una nuova generazione di artisti (tropicalisti e post tropicalisti) che daranno alcuni dei suoi frutti migliori proprio sul finire degli anni Sessanta e nella decade successiva. Nelle città dello stato di Bahia, dove è cresciuta la maggior parte dei tropicalistas il meltin pot razziale e musicale è sempre stato particolarmente pronunciato. Quando Gilberto Gil, Caetano Veloso, Tom Ze, Gal Costa e compagnia bella si incontrarono nei primi anni Sessanta all'università di Bahia conoscevano bene lo stile dominante della bossa nova, che suonavano con le loro chitarre acustiche e cantavano con le loro voci dolci, ma anche le marce samba del carnevale e la musica da ballo rurale a base di fisarmoniche (forrò soprattutto) mentre alla radio si ascoltava il R&B, Celia Cruz, Duke Ellington, Elvis Presley... Solo Tom Zé studiava musica classica all'università (con Ernst Wildmer, un seguace di Stravinskij), università che in quel periodo erano una specie di focolaio delle arti, con nuove scuole di cinema, teatro e danza, oltre che di musica. I futuri tropicalisti erano esposti e sempre più interessati alla filosofia e all'estetica modernista a 360%, tanto che Caetano, Gilberto e gli altri elaborarono una nuova idea di rock, rivoluzionaria per l'epoca; non solo Beatles, Bob Dylan e Jimi Hendix dunque: volevano usare la loro musica per scaraventare il pop brasiliano fuori dai suoi confini nazionalisti rifiutando il ruolo di artisti di un paese del terzo mondo che vive all'ombra di quelli più sviluppati e, a quanto pare, ci sono riusciti. Ma arriviamo ai brani di queste due raccolte che rappresentano (o vorrebbero farlo nelle intenzione del sottoscritto) uno spaccato di questa visione 'kailedoscopica' (appunto) ed 'emancipata' della MPB, ieri come oggi, attraverso autori (più o meno noti) e alla comune voglia di deliziare e stupire, tra spigoli e melodie. Oltre a ''Braziloscopic!'' (a cui ho dato il sottotitolo di ''New Directions in Brazilian Music 1969-1979'') mi è sembrato opportuno recuperare e riproporre per l'occasione (in una nuova veste - i-pod restayling - e a portata di - unico - click ), una doppia raccolta di canzoni intitolata semplicenmente ''0-Brazil'' che presentai nel blog qualche tempo fa (per chi ne fosse interessato QUESTO IL LINK con tracklist e download) in una sorta di filo rosso che lega attitudinalmente le due antologie. Trattasi di brani assai più recenti (anche se con qualche autore in comune con ''Braziloscopic!") prelevati, come si può evincere dal titolo della raccolta, da lavori usciti in un lasso di tempo che interessa una quindicina d'anni e in particolare la decade dei cosidetti anni zero. Buon ascolto a tutti voi.
Nuovo disco per Will Holland, meglio conosciuto come Quantic, giovane produttore, dj, e chitarrista britannico baciato da una magica creatività che lo accompagna da quasi dieci anni. Da quando nel 2001 uscì il suo primo lavoro per laTru Thoughts, Holland non ha mai smesso di sorprendere con produzioni di qualità, pubblicando materiali quasi sempre eccellenti attraverso i suoi multipli progetti: con la Quantic Soul Orchestra o con il Combo Bárbaro, solo come Quantic o proprio come Flowering Inferno, il moniker attraversi il quale ci sforna caldo caldo quest'ultimo''Dog With a Rope''(Tru Thoughts, 2010). Quando diede vita a questo progetto Holland si proponeva di reinterpretare il reggae, il dub e la dancehall in chiave latina.
La prima uscita come Flowering Inferno fu nel 2008 il disco''Death of Revolution'' (sempre su Tru Thoughts), un buon album nel quale predominava la dub-culture ma dove, a differenza del recente ''Dog With A Rope'', l'influenza latina quasi scompariva in un mare di deelays e effetti caratteristici del dub. Normale se consideriamo che Will Holland atterrò per la prima volta in Colombia nel 2007, dove decidese di stabilirsi e dove, in tre anni, ebbe il tempo sufficente ad assorbire l'immensa e meravigliosa ricchezza musicale locale. Ciò appare evidente anche ascoltando il nuovo lavoro, molto più vicino alla tradizioni latine che a quelle giamaicane, soprattutto rispetto al suo precedente. Servano ad esempio alcuni brani: ''Dub Y Guagancó'' (più Cuba che Giamaica), ''Cumbia Sobre El Mar'', ''Échate Pa´Lla'', ''Te Picó El Yaibí'' (di chiara ispirazione folkloristica sudamericana). Ancora una volta il signor Quantic ha saputo circondarsi di ottimi musicisti, tra i quali ricordo almeno il riconosciuto batterista reggae inglese Conrad Kelly, Alfredo Linares e Nídia Góngora con lui anche con il Combo Bárbaro oltre ai colombiani Markittos Mikolta e Wilson Viveros. Senza dubbio un buon disco.
Nelle ultime settimane, come si può notare da alcuni dei post più recenti, ho riacceso la vecchia (in relatà mai sopita) passione per il tropicalismo e in particolare per il grande Veloso (sempre sia lodato!). Con il post sul tropicalismo avevo lasciato in sospeso il periodo dell'esilio londinese di Caetano e Gilberto Gil, ma rimettendomi ad ascoltare i dischi di quel periodo non ho proprio saputo resistere alla tentazione di ritornarci su, riprendendo il filo giusto dove l'avevo interrotto.
''Dicono che qui sia estate. io sto scrivendo vestito con un immenso giaccone di pelle''. L'autore di ''Alegria Alegria'' sprofonda nella disperazione più nera davanti al divieto di rimettere piede in Brasile: ''Non sono venuto in questa città per essere felice'' dichiara il depresso Caetano, e ci vogliono mesi per attenuare quel primo momento di sconforto e spaesamento. Al contrario, ansioso di integrarsi in fretta nel nuovo ambiente, Gilberto Gil va subito ad iscriversi a un corso di inglese. Esce quasi ogni notte allacciando contatti, ascoltando concerti e inserendosi presto nel giro dei locali. Si fa canne in quantità e comincia a sperimentare anche l'Lsd. Caetano, invece, vive ritirato, evita le droghe, per qualche mese smette persino di comporre. Nelle sue lettere parla adirittura di morte, di nostalgia profonda. Decide di sottoporsi a sedute di analisi. L'esperienza finirà per arricchire ancora di più la sua personalità, ma come detto, ci vuole del tempo prima che l'umore di Veloso inizi a carburare e a sintonizzarsi con la capitale inglese, lo stesso tempo che serve a fargli crescere una lunga barba. Ben presto però, attorno alla ''Cappella Sixteena'' (questo il sarcastico nome che Gil e Caetano scelgono per la loro casa nel quartiere di Chelsea) si forma una sorta di crew della diaspora, e nel giro di poche settimane l'ambiente ricorda già la vivacità dei tempi dell'appartamento di Caetano e Dedè (sua compagna di allora) a San Paolo. In realtà Londra si rivela perfetta per valorizzare e portare alle ultime conseguenze le motivazioni ispirative e le sperimentazioni del tropicalismo.
Sono, tra l'altro, anni importantissimi per la musica pop e l'Inghilterra è in pieno fermento tra Beatles ormai in via di scioglimento, Rolling Stones, Led Zeppelin, festival all'isola di Wight (hippies, psichedelia, Hendrix...) ecc. Tanto più che il momento di passività sconsolata si accoppia a una fase creativa. Durante l'esilio Veloso realizza due dischi dove fa largo uso della lingua inglese. Il primo, ancora una volta, porta come titolo semplicemente il suo nome. In copertina c'è un primo piano della sua faccia dallo sguardo triste, i capelli lunghi e la barba un po' alla moda hippie. La qualità della musica, anche se venata da una sorta di cupezza, è ancora una volta sorprendente. L'album, straordinario, naturalmente è carico di nostalgia e di dolore,con un afflato a la Nick Drake e con l'accompagnamento dell'uso discreto di percussioni e perfino di archi.
Fra le canzoni spicca la dolcissima ''London London'', sorta di cronaca del suo quotidiano londinese: ''Erba verde, occhi azzurri, cielo grigio / Dio benedice dolore silenzio e felicità / Sono venuto qui per dire si e lo dico / mentre i miei occhi cercano in cielo dischi volanti''. Il primo brano,''A Little More Blue'' è un'altro resoconto del suo esilio: ''Un giorno ho dovuto lasciare il mio paese / spiagge tranquille e palme / quel giorno non ho potuto nemmeno piangere / e dimenticai che fuori ci sarebbero stati altri uomini / una mattina vennero a prendermi per portarmi in prigione / sorrisi e dissi: va bene / ma quella stessa notte da solo / piansi e piansi ancora / Ma oggi, ma oggi, oggi / non so perchè / mi sento un po' più triste di allora.'' C'è anche un riuscitissimo omaggio a sua sorella Maria Bethânia (il pezzo si intitola proprio così) e la canzone si conclude con un violino che accompagna un vocalizzo arabeggiante.
Fra il primo e il secondo disco londinese c'è una felice parentesi, visto che Caetano ottiene il permesso di un momentaneo ritorno a casa per registrare un programma televisivo insieme a Gil, Gal Costa e João Giberto, il suo idolo di sempre. Tornato in Inghilterra, continua a comporre e a inviare i suoi pezzi alla sorella Bethânia, a Gal Costa, e a Roberto Carlos. Quest'ultimo, molto famoso all'epoca, in cambio gli dedica uno dei suoi successi più grandi: ''Debaixo Dos Caracois Do Seus Cabelos'', che è una sorta di invito a non dimenticare la bellezza del suo paese: ''Un giorno i tuoi piedi toccheranno la sabbia bianca / e l'acqua azzurra del mare bagnerà i tuoi capelli / finestre e porte si apriranno per vederti arrivare e nel sentirti in casa, sorridendo piangerai''.
Arriva anche il suo secondo album in terra straniera, ''Transa'', che verrà lanciato in Brasile contemporaneamente al suo rientro definitivo. E' un lavoro maturo. Forse Caetano ha già capito che l'esilio stà per concludersi, e la sua condizione psicologica fra il primo e il secondo disco, è notevolmente cambiata come dichiarerà lo stesso cantautore: ''Quello che divide nettamente il clima delle due fasi del mio soggiorno a Londra è il primo viaggio di rientro in Brasile. L'idea che avrei potuto ritornare definitivamente mi faceva sentire molto meglio. Così cominciai ad apprezzare Londra e anche ad ascoltare con più attenzione la musica e i versi delle canzoni''. Ad accompagnarlo in ''Transa'' c'è un gruppo ristrettissimo di chitarre e percussioni. Il disco vive di moltissimi spunti. Ci sono omaggi ai Beatles (nei testi della meravigliosa ''It's A Long Way'' e ''Nostalgia''), c'è una sorta di pseudo reggae (''Nine Out Of Ten''), per non parlare delle meravigliose ''Mora na Filosofia'' (samba classico interpretato magistralmente) e ''Triste Bahia'' (sinfonia di circa nove minuti e mezzo di chitarre e percussioni con il testo di Gregorio de Matos Guerra, un poeta bahiano del XVII secolo).
L'esilio termina all'inizio del 1972. Il rientro è un avvenimento atteso, soprattutto da parte di chi vede in lui e in Gil due simboli dell'opposizione ai militari. Ma Caetano non ci mette molto ad avvisare che non ha alcuna intenzione di essere identificato come leader politico, ha solo voglia di fare la sua musica e starsene tranquillo. Sceglie di vivere a Bahia, in una delle zone più belle di Salvador, la spiaggia di Amaralina.
La scena musicale brasiliana nella seconda metà degli anni '60 è un crogiolo di stili e di esperienze diverse. Il samba, la musica tradizionale del paese, è più vivo che mai (soprattutto grazie al samba de escola, celebre colonna sonora del Carnevale, ma anche attraverso le samba-cançoes, le canzoni che si scrivevano per essere cantate tutto l'anno). La bossa nova, geniale fusione fra armonie jazz e ritmo brasiliano, ha ormai guadagnato la popolarità in tutto il mondo per merito di artisti come João Gilberto, Tom Jobim e Vinicius De Moraes, ma in patria sembra attraversare un momento di pausa, nonostante i successi di Chico Buarque de Hollanda. L'esplosione del pop e del rock di matrice inglese e americana (Beatles, Hendrix ...) ha prodotto i suoi effetti anche in Brasile con il movimento della Jovem Guarda (di cui Roberto Carlos è l'esponente più noto), che raccoglie enormi consensi fra gli adolescenti e che viene propagandato come "la nuova musica", in contrasto con il samba e la bossa nova.
Data l'importanza della musica nella vita e nel costume del Brasile, il confronto fra i diversi stili diventa argomento di grande interesse popolare. I cantanti si sfidano di continuo nei numerosi festival musicali, con uno straordinario seguito di pubblico. Gli artisti più famosi appaiono spesso in televisione, e non di rado sono essi stessi conduttori televisivi. Anche i concorsi riservati ai cantanti esordienti iniziano ad avere il loro seguito, e di tanto in tanto producono qualche canzone o artista di grande successo (come ad esempio, nel caso di Jorge Ben). E' in questo contesto, pieno di passione e di fermento, che il Brasile scopre il Tropicalismo, probabilmente l'ultimo grande movimento culturale brasiliano. Il nome del movimento deriva dall'istallazione ''Tropicalia'' di Helio Oiticia, presentata nel 1967 nel Museo di Arte Moderna a Rio de Janeiro: un labirinto e un percorso costeggiato da piante tropicali e invaso da suoni di uccelli che poi, a un certo punto, termina in un vicolo cieco di fronte al quale campeggia un televisore, naturalmente acceso.
''Tropicalia'' di Helio Oiticia
L'idea che stà alla base di questo movimento, nato ufficialmente nel 1967, è semplice e rivoluzionaria al tempo stesso. Anziché limitarsi a coltivare la tradizione brasiliana, l'artista deve aprirsi a quanto arriva dall'estero (da fuori), assimilare l'esperienza straniera e ricrearla con elementi locali, riproducendo qualcosa di assolutamente autonomo nello stile e nei riferimenti culturali, e che allo stesso tempo possa funzionare come prodotto d'esportazione. La metafora, ripresa da un movimento culturale degli anni '20, è quella dell'antropofagismo (il Manifesto Antropofago di Oswald de Andrade): le nuove tendenze provenienti dall'estero vanno divorate ed assimilate, per poi confluire (naturalmente) nella produzione artistica del paese.
Caetano e Gil (sotto Gal Costa)
Le figure più rappresentative del movimento sono, da subito, quattro artisti di Bahia, all'epoca tutti giovanissimi. Caetano Veloso, il filosofo del movimento, autore di canzoni memorabili, cantante raffinato e trasgressivo al tempo stesso; Gilberto Gil, chitarrista e compositore di enorme talento, l'anima africana del gruppo; Gal Costa, dotata di una bellissima voce calda e rotonda, di derivazione bossanoviana; Maria Bethânia, sorella di Caetano, interprete appassionata e intensa, dalla proverbiale presenza scenica.
I primi tre, in particolare, regaleranno sei album al tropicalismo (due a testa tra il 1968 e il 1969, tutti bellissimi - vedi discografia sotto), tutti intitolati semplicemente con il nome dell'artista, e dove l'idea del movimento e della collettività giocano un ruolo preponderante (rimanendo quindi fedeli ai presupposti estetici ed etici del movimento come vedremo).
Il Tropicalismo esplode in particolare con due canzoni: ''Domingo no Parque''di Gil e ''Alegria Alegria'' di Caetano (inserite nei rispettivi album omonimi del 1968), primo vero deflagrante manifestarsi della cultura tropicalista (Camminando controvento / Senza un fazzoletto, senza un documento / Nel sole di quasi dicembre / Io vado / Il sole si sparpaglia incrimini /Astronavi, guerriglieri / Bellissime Cardinali / Nelle facce dei presenti /Nei grandi baci d'amore / In denti, gambe, bandiere / Bomba e Brigitte Bardot).
Affascinati e allo stesso tempo in rottura con i grandi della bossa, in particolare Jobin e Joao Gilberto, Veloso e i suoi amici tropicalisti operano un capovolgimento che fa leva su un doppio movimento, solo in apparenza contraddittorio (e ritorniamo al concetto di antropofagismo a cui si accennava appena sopra): rianimare una tradizione selvaggia e popolare (per esempio le sambe dei quartieri bassi o i boleri delle strade malfamate) occultata dalla squisita delicatezza della bossa, ma anche aprire la musica brasiliana a ciò che le è estraneo, cioè ad altri ritmi, suoni, stili (in particolare il pop, la psichedelia, il jazz). Tra l'altro i tropicalisti rimproverano ai loro brillanti predecessori il loro atteggiamento politicamente abbastanza sulla difensiva e fanno della loro musica una vera e propria arma di contestazione.
Indubbiamente il Tropicalismo, (''un movimento di provocazione, una mitragliatrice sulla vita intellettuale del paese'' ricorderà Veloso) trova il suo senso perchè nasce e si sviluppa in un Brasile soffocato da una dittatura militare, dove la cultura ha bisogno di essere profondamente svecchiata da incrostazioni e conservatorismi. Ma il tropicalismo è anche un movimento musicale e i suoi obiettivi, oltre che i comportamenti, riguardano il mondo delle canzoni. Già il fatto che Gil e Caetano, come Gal Costa e Mara Bethania provengano dal Nordeste, cioè dallo stato di Bahia, rappresenta una novità in un ambiente musicale dominato dalla musica carioca, cioè la musica di Rio de Janeiro. Non solo, ma la loro voglia di rinnovare utilizzando elementi esterni li porta a interagire con altri personaggi che vanno rivelandosi in quelli stessi anni, come il grande cantautore Milton Nascimento (che però procede sempre un po' per conto proprio, almeno rispetto al tropicalismo), Jorge Ben (lui si, grande simpatizzante del movimento, in sintonia soprattutto con l'anima profandamente aficana di Gilberto Gil) e soprattutto l'ecclettico e geniale Tom Ze.
Nel 1968 arriva il primo (citato omonimo) album di Veloso (disco che succede a ''Domingo'', realizzato in coppia con Gal Costa nel 1966), dove nel testo che lo accompagna il cantautore scrive: ''Chi oserebbe dedicare questo album a Joao Gilberto?''. Il fascino del disco (dalla coloratissima e tropicalissima copertina) risiede esattamente nell'accozzaglia psichedelica e nella mescolanza disordinata di influenze brasiliane, rock o persino indiane, cosa che non impedisce affatto alla bellezza delle canzoni e degli arrangiamenti di dispiegarsi con una ricchezza e una foga eccezzionali in ballate come ''Clarice'', in curiose canzoni come ''Anunciação'', o in strani inni come la bellissima, celebre e emblematica ''Tropicalia'' che apre l'album.
Introdotto dallo stridio di un violoncello, accompagnato da una percussione, Caetano la dice lunga sulle sue intenzioni: ''Io organizzo il movimento / io oriento il carnevale / io inauguro il monumento / nell'altopiano centrale del paese ...''. Il disco è il frutto di un montaggio degli elementi musicali più disparati: da quelli più raffinati a quelli più popolari, un lavoro zeppo di suoni e umori. C'è perfino un ''Ave Maria''cantata tutta in latino accanto a un pezzo caraibico, ''Soy loco por ti America''con il testo in spagnolo. Gil, l'amico di sempre, l'altro grande ideologo del nuovo movimento tropicalista, collabora a una fetta cospicua dei dodici pezzi. Gal partecipa ancora una volta. Insomma è la prova che il talento di Veloso non vuole conoscere confini o limitazioni di sorta. In ogni caso il tropicalismo risveglia la musica e tutta la cultura brasiliana e propone un'estetica politica cui non manca un rapporto con i mutamenti del cosidetto cinema novo dell'epoca, essendo il 1967 l'anno del film brasiliano più importante del periodo, lo straordinario e furiosamente disordinato Terra Em Trance del grande Glauber Rocha.
Il 68 è un anno intensissimo per i tropicalisti, ma soprattutto è l'anno del manifesto rivoluzionario: ''Tropicalia ou Panis et Circenses'', un disco collettivo a cui prendono parte quasi tutti gli artisti appartenenti al movimento: oltre a Caetano, Gil, Gal, intervengono gli OsMutantes (quattro dischi dal 1968 al 1971, portano le chitarre elettriche all'interno della MPB - ''musica popular brasileira'' - i ''Mutanti'' vengono scoperti dopo aver registrato un ''jingle'' pubblicitario per la Shell, inserito nel loro omonimo disco, ''Os Mutantes'');
il cantautore Tom Zé (geniale autore troppo a lungo dimenticato, esordisce in quello stesso anno con il fantastico ''Tom Ze, Grande Liquidação'' - a parer mio una delle vette del tropicalismo - disco che metabolizza e riesce a far convivere magicamente la MPB con suoni d'ogni tipo: dai B-Movies, alle orchestrazioni circensi passando per la musica atonale e altro ancora);
''Ou Panis Et Circenses'' ha già nel titolo la definizione della sua importanza, sia come legittimazione del movimento, sia per quanto concerne l'uso di quella frase latina, che riporta all'epoca dell'Impero Romano. ''Pane e circo rappresentavano la strategia di seduzione usata dagli imperatori per evitare le rivolte popolari. Assicurando cibo e divertimento, il popolo canalizza la rivolta contro l'oppressione attraverso la catarsi liberata negli spettacoli''. Come a voler dire che per i tropicalisti, la dittatura militare è un regime che attraverso il calcio e il carnevale riesce a tenere buono il popolo. Per quanto riguarda l'aspetto musicale, il disco contiene dodici ottimi brani che si dividono tra interpretazioni a nome di singoli e collaborazioni a più mani (tracklist qui) e cannibalizza impunemente tradizioni folkloriche e psichedelia, canzone popolare e avanguardia, bossanova, funk e quant'altro.
Il '68 è anche l'anno di ''Proibido proibir'', canzone di Veloso (importante più che altro da un punto di vista simbolico, essendo uno degli slogan del movimento) che si rifà al Maggio francese. Caetano la presenta nel mese di Settembre al Teatro dell'Università Cattolica nel corso del terzo festival internazionale della canzone. Il risultato è che la sua provocazione viene accolta male dal pubblico che lo sommerge di fischi e grida. Lui risponde aggressivo, attaccando la giuria del festival e gli stessi spettatori: ''Non capite nulla! Ma che gioventù è questa! Non conterete mai niente! ... La giuria è fatta di incompetenti. Escludetemi dalla classifica insieme con Gil!''. Anche se Veloso è pienamente cosciente di aver messo in scena soltanto una provocazione, i suoi atteggiamenti e quelli dei tropicalisti fanno sensazione nell'ambiente musicale brasiliano, e vengono pesantemente attaccati dalla critica più tradizionalista, che li accusa di tradire l'identità culturale del paese. Soprattutto, il movimento entra in rotta di collisione con i funzionari della giunta militare che governa il paese, e guidata in quegli anni dal generale Arthur da Costa E Silva. L'atteggiamento trasgressivo degli artisti e i testi delle loro canzoni, spesso ispirati ad argomenti di carattere sociale, finiscono quindi nel mirino, dapprima della censura, poi della polizia politica, fino all'arresto di Caetano Veloso e di Gilberto Gil negli ultimi giorni del 1968. I due amici restano dietro alle sbarre per due mesi. Non viene fornita nessuna motivazione ufficiale, se non quelle generiche di insulto alla bandiera brasiliana. Finita la detenzione vengono mandati a Salvador, sotto libertà vigilata e lontano dalle città ''calde'', Sao Paulo e rio de Janeiro.
E' in questo periodo che Caetano realizza il suo secondo disco omonimo (dello stesso periodo sono anche l'altro ''Gilberto Gil'', e i primi due dischi di Gal Costa - video -, ''Gal Costa'' e ''Gal'', tutti del 1969 e tutti bellissimi). Lo registra a Salvador solo con l'accompagnamento della chitarra di Gil, poi manda il nastro a San Paolo dove Rogerio Duprat aggiunge gli arrangiamenti. E' un album che si presenta in modo spartano: basta con le copertine colorate, questa è assolutamente bianca e porta soltanto la firma dell'autore. E' un disco ispiratissimo anche se, per certi versi, meno radicale rispetto ai precedenti.
Ci sono anche due brani con il testo in inglese, in qualche modo una sorta di premonizione. Infatti, di li a poco, per Caetano Veloso e Gilberto Gil, si sarebbe aperta la strada dell'esilio europeo (con breve tappe a Lisbona e Parigi) e in particolare londinese. Prima di partire, i due ottengono dalle autorità il permesso di tenere due concerti a Salvador de Bahia per pagarsi il biglietto aereo e i primi mesi di esilio: nel teatro Castro Alves, per ascoltare i due ''sovversivi'' accompagnati da un gruppo elettrico, si raduna una folla enorme. Lo show, pur in un clima teso e di dolore per l'imminente partenza, è un gran successo. Di quello spettacolo esiste anche una registrazione discografica, pubblicata un paio d'anni dopo dalla Philips brasiliana con il titolo di ''Barra 69''. Registrato su un portatile, il disco è veramente inascoltabile per quanto riguarda la qualità sonora, ma ciò non di meno rappresenta un documento davvero prezioso e sancisce la fine di un epoca..
Terminato il concerto, la polizia li preleva e li scorta all'aeroporto. L'esilio a Londra dura due anni, e dà a Caetano e a Gil l'occasione di conoscere più profondamente la musica europea. Entrambi (anche se con umori distinti) studiano, registrano dischi fantastici, suonano dal vivo, prendono confidenza con la lingua inglese (ma questa è un'altra storia che meriterebbe il suo giusto spazio per essere raccontata): alla fine dell'esilio, nel 1972, sono pronti per rilanciare la loro musica e le loro idee in una forma più matura, senza gli atteggiamenti trasgressivi degli anni precedenti, ma con una maggior consapevolezza.
Appena tornati in Brasile, Caetano e Gil si rimettono al lavoro, cercando la collaborazione con altri artisti: Caetano tiene due storici concerti con Chico Buarque de Hollanda nello stesso teatro di Salvador dell'ultimo concerto prima dell'esilio, mentre Gil inizia a collaborare con Jorge Ben, quasi a voler recuperare le comuni radici africane. Alcuni degli album registrati proprio in quegli anni restano fra le loro cose migliori. Soprattutto il rinsaldato legame fra i quattro bahiani nello storico tour che porterà al disco (e documentario) ''Doces Bárbaros'' dimostra ai brasiliani che il tropicalismo, in qualche modo, è ancora vivo. Anche in quella occasione non mancano le polemiche e le interferenze della censura: il tour viene interrotto dalla polizia per via dei testi di alcune canzoni ma, ripreso quasi subito, viene portato a buon fine. Da quel momento in avanti, ciascuno dei quattro prende la propria strada, e oggi sono tutti ancora felicemente in attività. Gal Costa e Maria Bethânia sono ormai due signore della musica brasiliana: due interpreti raffinate, ciascuna con il suo stile, entrambe in grado di interpretare ai massimi livelli sia i grandi classici internazionali che la musica tradizionale del Brasile. Gilberto Gil, dopo un periodo di scarsa vena negli anni '80, ha ritrovato mordente da alcuni anni a questa parte con alcuni album interessanti, oltre ad essere stato ministro della cultura nel governo guidato da Ignacio Lula da Silva. Caetano Veloso, fra tutti, è quello che ha ottenuto i migliori risultati artistici, producendo numerosi album di grande spessore e guadagnando una popolarità sempre maggiore, fino ad essere considerato oggi una sorta di ambasciatore della musica brasiliana in tutto il mondo. E il Tropicalismo ha attecchito anche nelle generazioni successive: i migliori musicisti del Brasile di oggi si richiamano spesso ai principi del movimento, e non hanno paura di sperimentare forme musicali nuove, mescolando le esperienze internazionali con la tradizione del loro paese.
Per concludere mi sembra doveroso segnalare almeno''Tropicalia' - A Brazilian Revolution In Sound''una stupefacente retrospettiva, perfetta sia per i neofiti (io inizierei proprio da qui) che per i cultori, uscita alla fine 2005 e assemblata con maetria dalla Soul Jazz, corredata anche da uno splendido booklet di 50 pagine, zeppo di note impeccabili e di alcune rarissime foto d'epoca che docomentano una delle stagioni più creative, influenti e eccitanti della musica brasiliana che si consumò nel breve volgere di un paio d'anni (1967-69) ma che così tanto ha saputo dare e trasmettere a intere, successive generazioni di musicisti in tutto il mondo. Se dovessi dare un voto a questa antologia?: 9.