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martedì 4 aprile 2017

Reggae Beat Goes Woman




Tracklist

01 - SONYA SPENCE - Let Love Flow On - Da (High Note Records, 1981)
02 - CHARMAINE BURNETTE - Am I The Same Girl - Da (Pro, 1981)
03 - NANA McLEAN - Don't Worry About Me - Da (Studio One, 197?)
04 - BLACK HARMONY - Don't Let It Go To Your Head - Da (Laser Records, 1979)
05 - HAROLD BUTLER - Do It Anyday - Da (Charmers Records, 1978)
06 - NADIE LA FOND - Three Way Situation - Da (Yolk Productions, 1977)
07 - CAROL COOL - Upside Down - Da (Hawkeye Records, 1980)
08 - SHEILA HYLTON - Bed's Too Big Without You - Da (Mango, 1980)
09 - SHARON FORRESTER - Love Don't Live Here Anymore - Da (Dice, 1979)
10 - JOY WHITE - It Dread Out Deh - Da (Revolutionary Sounds, 1978)
11 - ALTHEA AND DONNA - If You Don't Love Jah - Da (Front Line, 1978)
12 - ALTHEA AND DONNA - Uptown Top Ranking - Da (Front Line, 1978)
13 - THE MAIN ATTRACTIONS - Jam Up, Jam Down - Da (The Mountain Label, 1978)
14 - JUDY MOWATT - Black Woman - Da (Ashandan Records, 1979)
15 - SYLVIA TELLA - Spell - Da (Sarge Records, 1981)
16 - SONYA SPENCE - Sweet Is Your Love - Da (High Note Records, 1981)
17 - NADIE LA FOND - Wanna Make Love To You - Da (Charlie's, 1977)


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mercoledì 12 dicembre 2012

Il Nuovo Giardino Magnetico presenta ''Exotic Trip''

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TRACKLIST

01 - PEAKING LIGHTS: Midnight (In the Valley of Shadows) - da (Mexican S., 2012)
02 - GOLD PANDA: An Iceberg .. (Peaking Lights Dub) - da (Studio !K7)
03 - GOLDEN CUP: Untitled 3 - da (Blackest Rainbow Records, 2012)
04 - THE AWAYTEAM: Viper - da (Moamoo Records, 2011)
05 - SUN ARAW: Grip - da (Sun Ark Records, 2012)
06 - SUN ARAW, M.G. GENGRAS, CONGOS: Jungle - da (RVNG Intl, 2012)
07 - TAKEN BY TREES: Indigo Dub - da (Secretly Canadian, 2012)
08 - ANDREW PEKLER: Everybodys Raindrops - da (Dekorder, 2011)
09 - ANDREW PEKLER: Wichita Forever - da (Dekorder, 2011)
10 - DUCKTAILS: Beach Point Pleasant - da (Not Not Fun Records, 2009)
11 - SUN ARAW: High Slide - da (Not Not Fun Records, 2010)
12 - LUDO MICH: La Bamba - da (Ultra Eczema Records, 2009)
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venerdì 9 novembre 2012

Il Nuovo Giardino Magnetico presents ''Dub Aggroovators''

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TRACKLIST
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 01 - AUGUSTUS PABLO - Point Blank - da [1973] (Reissue; 17 North Parade, 2011)
02 - BUNNY LEE & AGGROVATORS - Dub Will Change Your Mind - da (King Spinna R, 2012)
03 - PRINCE ALLA - Funeral Dub - da (Kingston Sounds, 2012)
04 - THE CONGOS - Take It To Dub - da (Jamaican Recordings, 2012)
05 - SLY & ROBBIE - The Bomber - da (Groove Attack Productions, 2012)
06 - PRINCE FATTY - Walking In The Sand Dub - da (Mr Bongo, 2012)
07 - SCIENTIST meets MAD PROFESSOR - Cant Keep Love Down - da (Jamaican R, 2011)
08 - THE SILVERTONES - African Dub - da (Antol.; Trojan/Spectrum, 2012)
09 - THE CONGOS - Citizen Dub - da (Jamaican Recordings, 2012)
10 - DENNIS BOVELL - Afreecan (feat. I Roy) - da (Pressure Sounds, 2012)
11 - TECH ROOTS DYNAMICS & ALIEN DREAD - Abysinnian Dub - da (Reggae Retro, 2012)
12 - PRINCE FATTY - That Very Night Dub - da (Mr Bongo, 2012)
13 - KING TUBBY - 95 North Dub - da (Comp.; Roots Records, 2012)
14 - LEE SCRATCH PERRY & ERM - Shuffle - da ''Humanicity'' (ERM, 2012)
15 - REVOLUTIONARIES - Key Dub Vs 2 - da (Reggae Retro, 2012)
16 - SCIENTIST meets MAD PROFESSOR - Send Them Dub - da (Jamaican Rec, 2011)
17 - THUNDERBALL - White Bird Come Down (Version) - da (Trojan/Spectrum, 2012)
18 - BUNNY LEE & AGGROVATORS - Under Heavy Dub - da (King Spinna Records, 2012)
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lunedì 29 ottobre 2012

Lo stregone del reggae

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Lo stregone del reggae, il grande vecchio della musica giamaicana continua a sorprendere. Oggi come ieri, mescola, in parti uguali, follia e genialità. Dopo la jam con David Gilmour e la discreta collaborazione con gli Orb di ''The Orbserver In The Star House'', il più geniale e squilibrato fabbricatore di reggae è tornato a farsi vivo con un nuovo lavoro, questa volta diviso con il collettivo di produttori francesi denominato Easy Riddim Maker (ovvero Olivier Gangloff aka Piment/Electric Rabbit e Romain Ferrey aka EasyMode): 10 brani da ballare a cavalcioni sulla linea sottile che divide il genio dalla follia. E' lo standard quando c'è di mezzo Lee ''Scratch'' Perry. Il disco non fà venire giù i muri (beh, la copertina, quella sì!), ma non si può non rimanere colpiti dalle cadenze melodiche in pure stile Perry di ''Humanicity'' (ERM, 2012), brillanti e coinvolgenti come poche altre produzioni odierne. L'uomo improvvisa dei versi. Recita dei blues che seguono un ritmo in levare. A volte sembra perdersi, allontanarsi troppo, ma alla fine riesce sempre a ritrovare il sentiero. Un gioco duro condotto ora con sarcasmo, ora con dolcezza, quà e là con un po' di ''cattiveria'', in cui si sovrappongono il suono digital-reggae/dub, il sourrounding toasting un po' cazzone tipico di Perry e un flusso di parole libero (così libero da sucitare qualche polemica, come in ''4th Dimension'': ''Il reggae non viene da Trenchtown, Bob Marley ha mentito e per questo motivo è morto..''). Ma si può credere ciecamente ad un visionario che sembra un poeta della beat generation, ad un Sun Ra nato per caso in Giamaica che ha cominciato a veder Ufo dappertutto e a innondare i muri con strani esoterici graffiti? Lascio a voi la risposta.
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Raccontare la storia di Lee Perry equivale a raccontare la storia della musica giamaicana dagli anni Sessanta in poi. Nato ad Hannover (Giamaica) il 28 marzo 1936, Rainford Hugh Perry attraversa tutte le epoche musicali dell'isola. Dagli anni presso lo studio One di ''Coxsone'' Dodd (un altro dei mentori della discografia giamaicana) ai ritmi cuciti per Prince Buster e Joe Gibbs col quale incide ''Am The Upsetter'', una delle sue prime grandi hits (duro atto d'accusa allo stesso Dodd nonchè canzone destinata a donargli l'altro pseudonimo con cui sarà da quì in poi noto), al sodalizio con l'astro nascente Robert Nesta Marley (risalgono a questo periodo capolavori come ''Soul Rebel'' e ''Soul Revolution'') che poi, complici le scarse vendite, gli ruberà la band, sorretta dalle fondamenta ritmiche dei fratelli Barrett, prima del definitivo passaggio dei Wailers alla Island.  Nel 1973, Perry, dopo aver a lungo frequentato lo Studio di un'altro geniale ingeniere del suono, King Tubby, dà vita a quello che viene unanimemente considerato il più importante dub album della storia, ''Blackboard Jungle Dub'' (Upsetter, 1973), la summa delle più sfrenate evoluzioni soniche giamaicane. Nel frattempo, in un capanno nel giardino di casa, al 5 di Cardiff Crescent a Washington Gardens, un sobborgo di Kingston, con mezzi tecnici minimi (un quattro piste a bobine, un mixer, un equalizzatore e qualche distorsione), perfeziona suoni che cambieranno per sempre la storia del reggae e ancora oggi esercitano un'enorme influenza nei più svariati ambiti musicali. Tante ne ha fatte e pensate nella meditabonda indipendenza del suo Black Ark, il mitico studio di registrazione che lo stesso produttore arrivò a definire come ''un' astronave spaziale, qualcosa in possesso di una vibrazione sacra'', a tal punto che un giorno, persuaso che il demonio si fosse impossessato di quel luogo, ricorse al fuoco purificatore per debellarne lo spirito distruggendone le strutture e disperdendo parte dei suoi tesori musicali.
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Quello stesso studio che era stato il centro di produzione e smistamento di una moltitudine di ritmi reggae e rispettive dub: lì suonavano gli Upsetters, la band residente nello studio e una delle più influenti dell'intera storia della musica giamaicana; di lì sono passati Max Romeo, Junior Murvin, The Heptones, The Meditations, The Congos, Mikey Dread, Errol Walker, Keith Rowe, George Faith e numerosissimi altri; lì sono stati realizzati classici incredibili che non starò quì a citare. E' proprio l'incompresibile rifiuto da parte della Island di pubblicare uno dei capolavori prodotti tra quelle pareti nel 1977, ''Heart Of The Congos'' dei Congos (ne parlai quì), a fare da detonatore a una crisi esistenziale da tempo latente. Superlavoro e qualche vizzietto (non solo canne, ma anche alcool e cocaina) e la separazione dalla (prima?) moglie, trasformarono in un fatale attimo la sana follia del nostro in pazzia vera. Così una mattina di fine 1979, Perry incendia la sua sala d'incisione, la guarda bruciare e poi parte per l'Europa. Per sua stessa ammissione impiegherà otto anni a rimettere assieme una vita andata a pezzi e per tornare ai suoi livelli, anche grazie all'aiuto del discepolo Adrian Sherwood e del giro On-U Sound. Di lì in avanti la sua carriera continuerà tra alti (e tra gli alti anche qualche capolavoro) e bassi fino alle recentissime produzioni. Certo il suono non è più quello innovativo, geniale e oltremodo suggestivo, tutto costruito sui ''trucchi'' dello studio e l'affiatamento e lo spirito dei musicisti degli anni Settanta, ma ogni nuovo disco del mastro più influente e sbalestrato della musica giamaicana regala sempre qualche sorpresa e a dispetto di chi lo considera obsoleto, moribondo, démodé la sua musica continua ad essere più brillante e convincente/coinvolgente di tanti altri idiomi futuristi solo a parole e look. E poi, scusate, ma la sua emissione nello spazio potrebbe contribuire a risolvere l'attualissimo problema della comunicazione umana con altre galassie. Si può non voler bene a uno così?

martedì 2 ottobre 2012

Dubstep afrocaribeño


 
Che il debutto discografico (senza considerare singoli e Ep) di Mark Lawrence aka Mala, arrivi dopo più di dieci anni di attività è di per sè cosa alquanto curiosa; che oltre tutto questo debutto si programmi come una sorta di sfida esecutiva nella quale il debuttante si addentra nel folklore musicale di una cultura che non gli appartiene lo è ancor di più, soprattutto perchè ''Mala In Cuba'' (Brownswood, 2012) [yuhuu!] offre un'esperienza al momento unica: conoscere gli sviluppi del suono di Lawrence da una prospettiva molto diversa rispetto a quella inseguita negli anni in quel di Norwood (un sobborgo a sud di Londra) in compagnia dell'amico Dean ''Coki'' Harris sotto la sigla Digital Mystikz. Autori di uno dei pedigree più puri dell'underground londinese (soprattutto se pensiamo alla diffusa prostituzione di gran parte del dubstep odierno) i due hanno hanno avuto il merito di cementare le fondamenta della scena dubstep cavalcando per primi e con audacia l'onda di un rinnovato interesse per il nuovo modo di intendere il dub da una parte e e il grime dall'altra, e fondare la label Dmz. Ma torniamo al disco in questione; invitato a Cuba dal celebre Gille Peterson (boss della Brownswood e eccelso documentarista musicale), per prendere parte al progetto Havana Cultura Project, Mala entra in contatto con il ricco patrimonio musicale dell'isola caraibica e rientra a Londra con materiale a sufficenza per iniziare a concepire un progetto che fin dall'inizio si presenta più che altro come una sfida. Lo stesso musicista riconosce in un intervista di come fù la sola intuizione a spingerlo ad acettare di misurarsi con una realtà per lui completamente nuova, sia musicalmente (Mala non aveva mai lavorato con strumenti veri come materia prima) che culturalmente. Tuttavia gli aspetti che a priori si presentavano come un handicap si sono poi rivelati la base dell'esito di questo disco. Son cubano, rumba, salsa e molti altri stili propri dell'isola hanno una forte componente ritmica che, sapientemente quadrata con i bpm da dove muove il dubstep, funziona alla perfezione. Così le atmosfere generate dalla produzione di Mala con i Digital Mystikz vengono sostituite in questo caso da un continuo florilegio di congas, bonghi e timbales. Prendasi ad esempio ''Cuba Electronic'' (video sotto), possibilmente una delle tracce più equilibrate in quanto ad essenza di banger dubstep e tempesta di puro ritmo afrocaribeño, come anche ''The Tunnel'' o ''Changuito'' che oltretutto esemplificano la capacità del produttore di lavorare su materiali strumentali esclusivamente registrati per l'occasione come il piano di Roberto Fonseca o la collaborazione con il leggendario percussionista José Luis ''Changuito'' Quintana, che oltretutto presta il nome alla traccia. Il fatto che il materiale registrato a Cuba fosse finito e inamovibile avrebbe potuto limitare le vie esplorative di Mala, che invece ha giocato bene le sue carte incastrando con naturalezza stili e strutture: dal piano bass in slow motion di ''Mulata'' alle ritmiche tribali in odor di santeria di ''Ghost'' e (appunto) ''Tribal'' passando per le vocalità di ''Como Como'' e ''Noches Sueños'' (con Danay Suárez). Tra passaggi di basso profondo (il dub giamaicano e Kingston come vincolo principale tra l'Havana e Londra) e linee di piano, il disco scorre con totale eloquenza. Certo il suono di Male non è più austeramente dubstep, ma continua a suonare in tutto il suo profondo misticismo e soprattutto nel rispetto di entrambe le componenti musicali che valorizza reciprocamente. Un'esordio coraggioso e ricco di spunti davvero interessanti che merità di essere ascoltato con particolare attenzione.


sabato 10 marzo 2012

Batteria e Basso: Rhythm Killers!

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Quella formata da Lowell ''Sly'' Dumbar (batteria) e Robert Shakeaspeare (basso) è probabilmente la più nota sezione ritmica della storia del reggae/dub e probabilmente fra le migliori di sempre. Dumbar, che deve il suo nome alla passione giovanile per Sly Stone, ha anche pubblicato ottimi dischi a suo nome, ma le pietri miliari restano quelle in coppia con il sodale compagno (citerei almeno gli storici A Dub Experience, uscito su Island nel 1985 e Rhythm Killers del 1987). Il loro curriculum,  non meno della tecnica, è a dir poco impressionente. Tra le specialità del duo c'è sempre stato il fiuto straordinario per i nuovi talenti, che li ha portati a lanciare, tra gli altri, Revolutionaires, Black Uhuru, Chakademus & Pliers ecc. Musicisti versatili e tecnicamente perfetti, Sly & Robbie hanno suonato in migliaia di dischi, giamaicani e non (da Bob Dylan a Grace Jones, da Serge Gainsbourg a Herbie Hancock.. adirittura con il nostro De Gregori) e partecipato a un gran numero di progetti innovativi, tra cui ricorderei almeno quello con i Material di Bill Laswell nel 1991. Blackwood Dub è il loro ultimo lavoro, da poco pubblicato su Groove Attack (Uabab is great!). Un ottima prova in cui i due (ormai) sessantenni sformano una decina di strumentali dub del livello che ci si può attendere da simili campioni. Ma in questo lavoro non sono solo lo studio di registrazione con i suoi effetti e le ritmiche dilatate nello spazio a fare da protagonisti, ma anche i musicisti e gli arrangiamenti: precisi e oliatissimi. I due signori, infatti, si sono fatti affiancare per l'occasione da due tastieristi, altrettanti percussionisti e (ben) quattro chitarristi che hanno spalmato i loro servigi strumentali nell'arco dell'intero disco, ascoltato il quale non diventa difficile capire quale sia stata l'influenza di Sly & Robbie nel lavoro di innumerevoli artisti di tutto il pianeta. Batteria e basso: Rhythm Killers!
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domenica 22 gennaio 2012

Extra Reggae





Your Light Like White Lightning, Your Light Like A Laser Beam è il fantastico debutto sulla lunga durata per Extra Classic, combo californiano costituito da musicisti fuoriusciti da alcuni gruppi della galassia indie-pop della Bay Area (The Donkeys, Fruit Bats,Papercuts e The Anniversary) che danno vita a questo particolare e inedito progetto lanciato dal proprietario della Manimal Vinyl, Paul Beahan, che attraverso un equipaggiamento rigorosamente sessanta/settanta e prestando fede all’estetica vintage dei grandi producer giamaicani, ci propone una credibile riedizione di reggae roots e esteca occidentale. Una giungla di suoni stimolante in cui, oltre a rigogliosi ritmi in levare (le solite camere d'eco dub alla Lee Perry), confluiscono echi west coast (sunshine pop californiano, corredo hippy) chitarre pseudo funkadeliche e richiami al soul della Motown. E po c'è il cantato della tastierista Adrianne “Dri” Verhoeven che, soprattutto laddove la sezione ritmica si fà un po' più vigorosa, non può non richiamare alla memoria alcune band post punk della Londra di fine anni Settanta (si pensi ad esempio alle Slits). Ciò che però sorprende di questo lavoro è il modo in cui tutto convive e si combina in un unicum di gran classe, dovuto tanto a una certa perizia produttiva quanto alla capacità del gruppo di metabolizzare i suoni e farli propri, restituendoci un risultato non solo estremamente originale, ma anche assolutamente godile.


giovedì 28 aprile 2011

Dread In A Babylon, Spiritual Reggae 1975-79



TRACKLIST

01 - THE CONGOS - Fisherman 
da ''Heart Of The Congos'' (Black Ark, 1977-r. B&F, 1996) V
02 - LLOYD CHARMERS - Darker Than Blue 
da ''Darker Than Blue ... '' (Blood &Fire., 2001)
03 - THE BLACK SURVIVORS - Come Away Jah Jah Children 
da ''The Black Found.'' (Heartbeat, 2000)
04 - BURNING SPEAR - Marcus Garvey 
da ''Marcus Garvey'' (Island, 1975)
05 - BUNNY WAILER - Dream Land 
da ''Blackheart Man'' (Island, 1976)
06 - MIGHTY DIAMOND - Them Never Love Poor Marcus 
da ''Right Time'' (Virgin, 1976)
07 - MILTON HENRY - Gypsy Woman 
08 - SUGAR MINOTT - The People Got To Know 
da ''Ghetto-Ology'' (Trojan, 1979)
09 - EARTH & STONE - In Time To Come 
da ''Kool Roots'' (Cha Cha, 1979-r. Pressure Sounds, 1996) V
10 - GREGORY ISAACS - Lonely Soldier 
da ''17 North Parade'' (Pressure Sounds, 1997)
11 - BLACK UHURU - Going To Zion 
da ''17 North Parade'' (Pressure Sounds, 1997)
12 - ABYSSINIANS - Jah Loves 
da ''Arise'' (Front Line Rec., 1978)
13 - RICO (RICO RODRIGUEZ) - Africa 
da ''Man From Wareika'' (Island, 1977)


giovedì 23 settembre 2010

Inferni in fiore


tracklist - dwl

Nuovo disco per Will Holland, meglio conosciuto come Quantic, giovane produttore, dj, e chitarrista britannico baciato da una magica creatività che lo accompagna da quasi dieci anni. Da quando nel 2001 uscì il suo primo lavoro per la Tru Thoughts, Holland non ha mai smesso di sorprendere con produzioni di qualità, pubblicando materiali quasi sempre eccellenti attraverso i suoi multipli progetti: con la Quantic Soul Orchestra o con il Combo Bárbaro, solo come Quantic o proprio come Flowering Inferno, il moniker attraversi il quale ci sforna caldo caldo quest'ultimo ''Dog With a Rope'' (Tru Thoughts, 2010). Quando diede vita a questo progetto Holland si proponeva di reinterpretare il reggae, il dub e la dancehall in chiave latina.

tracklist - dwl

La prima uscita come Flowering Inferno fu nel 2008 il disco ''Death of Revolution'' (sempre su Tru Thoughts), un buon album nel quale predominava la dub-culture ma dove, a differenza del recente ''Dog With A Rope'', l'influenza latina quasi scompariva in un mare di deelays e effetti caratteristici del dub. Normale se consideriamo che Will Holland atterrò per la prima volta in Colombia nel 2007, dove decidese di stabilirsi e dove, in tre anni, ebbe il tempo sufficente ad assorbire l'immensa e meravigliosa ricchezza musicale locale. Ciò appare evidente anche ascoltando il nuovo lavoro, molto più vicino alla tradizioni latine che a quelle giamaicane, soprattutto rispetto al suo precedente. Servano ad esempio alcuni brani: ''Dub Y Guagancó'' (più Cuba che Giamaica), ''Cumbia Sobre El Mar'', ''Échate Pa´Lla'', ''Te Picó El Yaibí'' (di chiara ispirazione folkloristica sudamericana). Ancora una volta il signor Quantic ha saputo circondarsi di ottimi musicisti, tra i quali ricordo almeno il riconosciuto batterista reggae inglese Conrad Kelly, Alfredo Linares e Nídia Góngora con lui anche con il Combo Bárbaro oltre ai colombiani Markittos Mikolta e Wilson Viveros. Senza dubbio un buon disco.

domenica 21 febbraio 2010

Una discografia in levare # 2: The Congos - Heart Of The Congos



I Congos sono uno dei gruppi più importanti della storia del roots-reggae giamaicano. Noto per lo straordinario carisma, lo spiritualismo e i raffinati preziosismi tecnici (grazie anche alla produzione di quel genio di Le ''Scratch'' Perry), il gruppo è composto da Cedric Myton, Roydel Johnson Hanover e, più tardi, da Watty Burnett. L'esperienza maturata in precedenza con i Tartans e le varie collaborazioni (soprattutto con i Royal Rasses) spingono Cedric MYnton a fondare un proprio gruppo vocale: i Congos, appunto. La sua caratteristica voce in falsetto e il tenore di Roydel Johnson sono in perfetta armonia e diventano il marchio di fabbrica dei Congos, differenziandoli da ogni altro gruppo reggae. L'incontro con Lee Perry in una zona di Kingston chiamata Washington Gardens, dove si trovano tutti i maggiori studi di registrazione, è la scintilla da cui scaturisce la progettazione dell'album Heart Of Congos.




All'interno dello studio, la batteria è separata dal resto della sala da un pannello, chitarra e basso sono sul lato destro, a sinistra c'è la tastiera e al centro i microfoni per l'eventuale sezione fiati presente alle prove o alle registrazioni. Il cantante o i cantanti sono separati da un altro pannello plastificato e Perry, gestisce dietro alla sua infernale consolle e registra tutto su un 4 piste. Consederato a ragione uno dei capolavori degli anni Settanta nell'ambito della musica giamaicana, l'album beneficia della grande professionalità degli stessi artisti, ma anche del produttore e dei fonici presenti.




Le prime canzoni registrate per il disco sono Solid Foundation, Children Crying e Sodom And Gomorrow. Children Crying è cantata con Candy McKenzie, mentre La La Bam gode dell'accompagnamento delle splendide voci di Gregory Isaacs, dei Meditations e di due dei tre componenti degli Heptones. Se Congoman è basato su un trascinante ritmo tribale, Fisherman e Solid Foundation sono due perfetti esempi della grazia del fasetto di Myton, mentre Open The Gate e Sodom And Gomorrow hanno una decisa impronta spirituale (o ''militant-roots'') e trattano temi a sfondo religioso.




Poco dopo l'uscita del disco Watty Burnett abbandona il gruppo, seguito ben presto da Roydel Johnson. Rimasto solo, Cedric Myton prosegue estemporaneamente la carriera musicale, ma con risultati che non si possono minimamente paragonare a quelle spettacolari di Heart Of Congos. A causa di una lite scoppiata tra il produttore Perry e la Island, Heart Of Congos viene stampato solo in Giamaica dall'etichetta Black Ark di proprietà dello stesso Perry, senza ricevere distribuzione all'estero. Bisogna aspettare il 1996 perchè Steve Barrow e la sua etichetta Blood & Fire ristampino il disco (in 2 cd, foto sotto) con l'aggiunta di di alcune canzoni. Esiste anche una versione deluxe (sempre in 2 cd) del 2008, pubblicata invece dalla 17 Nort Parade.