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domenica 25 giugno 2017

People Rocksteady




Tracklist

01 - DESMOND DEKKER & THE ACES - A It Mek - Da (Beverley's Records, 1968)
02 - MELODIANS - I Will Get Along Without You - Da (Treasure Isle, 1967)
03 - GAYLADS - It's Hard To Confess - Da (Rainbow Records, 1968)
04 - PAT KELLY - Daddy' s Home - Da (Camel Records, 1972)
05 - SLIM SMITH - Life Keeps Turning - Da (Escort Records, 1971)
06 - ALTON ELLIS & THE FLAMES - Cry Tough - Da (Treasure Isle, 1967)
07 - UNIQUES - People Rocksteady - Da (Lee's Records, 1967)
08 - GAYLADS - That's What Love Will Do - Da (Beverley's Records, 1968)
09 - DERRICK HARRIOTT - The Loser - Da (Island Records, 1967)
10 - PARAGONS - Only A Smile - Da (Trojan/Treasure Isle, 1967)
11 - MELODIANS - Little Nut Tree - Da (Gay Feet Records, 1968)
12 - DESMOD DEKKER & THE ACES - Intensified 68 - Da (Beverley's, 1968)
13 - ETHIOPIANS - Engine 54 - Da (Doctor Bird Records, 1968)
14 - KING STITT - Lee Van Cleef - Da (New Beat Records, 1969)
15 - LYNN TAIT & THE JETS - El Casino Royale - Da '(Amalgamated, 1968)
16 - DERRICK MORGAN - Greedy Girl - Da (Beverley's Records, 1967)
17 - DENNIS WALKS - Uncle Sam' s Country - Da (Amalgamated Records, 1969)
18 - DRUMBAGO & THE BLENDERS - Reggae Jeggae - Da (Blue Cat, 1968)
19 - VERSATILES - Push It In - Da (Amalgamated Records, 1969)
20 - PIONEERS - Give Me A Little Loving - Da (Amalgamated Records, 1968)
21 - DESMON DEKKER & THE ACES - Unity - Da (Beverley's Records, 1967)
22 - GAYLADS - Over The Rainbow's End - Da  (Gay Feet Records, 1968)
23 - TECHNIQUES - Queen Majesty (Minstrel And Queen) - Da (Treasure Isle, 1967)


martedì 4 aprile 2017

Reggae Beat Goes Woman




Tracklist

01 - SONYA SPENCE - Let Love Flow On - Da (High Note Records, 1981)
02 - CHARMAINE BURNETTE - Am I The Same Girl - Da (Pro, 1981)
03 - NANA McLEAN - Don't Worry About Me - Da (Studio One, 197?)
04 - BLACK HARMONY - Don't Let It Go To Your Head - Da (Laser Records, 1979)
05 - HAROLD BUTLER - Do It Anyday - Da (Charmers Records, 1978)
06 - NADIE LA FOND - Three Way Situation - Da (Yolk Productions, 1977)
07 - CAROL COOL - Upside Down - Da (Hawkeye Records, 1980)
08 - SHEILA HYLTON - Bed's Too Big Without You - Da (Mango, 1980)
09 - SHARON FORRESTER - Love Don't Live Here Anymore - Da (Dice, 1979)
10 - JOY WHITE - It Dread Out Deh - Da (Revolutionary Sounds, 1978)
11 - ALTHEA AND DONNA - If You Don't Love Jah - Da (Front Line, 1978)
12 - ALTHEA AND DONNA - Uptown Top Ranking - Da (Front Line, 1978)
13 - THE MAIN ATTRACTIONS - Jam Up, Jam Down - Da (The Mountain Label, 1978)
14 - JUDY MOWATT - Black Woman - Da (Ashandan Records, 1979)
15 - SYLVIA TELLA - Spell - Da (Sarge Records, 1981)
16 - SONYA SPENCE - Sweet Is Your Love - Da (High Note Records, 1981)
17 - NADIE LA FOND - Wanna Make Love To You - Da (Charlie's, 1977)


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venerdì 9 novembre 2012

Il Nuovo Giardino Magnetico presents ''Dub Aggroovators''

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TRACKLIST
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 01 - AUGUSTUS PABLO - Point Blank - da [1973] (Reissue; 17 North Parade, 2011)
02 - BUNNY LEE & AGGROVATORS - Dub Will Change Your Mind - da (King Spinna R, 2012)
03 - PRINCE ALLA - Funeral Dub - da (Kingston Sounds, 2012)
04 - THE CONGOS - Take It To Dub - da (Jamaican Recordings, 2012)
05 - SLY & ROBBIE - The Bomber - da (Groove Attack Productions, 2012)
06 - PRINCE FATTY - Walking In The Sand Dub - da (Mr Bongo, 2012)
07 - SCIENTIST meets MAD PROFESSOR - Cant Keep Love Down - da (Jamaican R, 2011)
08 - THE SILVERTONES - African Dub - da (Antol.; Trojan/Spectrum, 2012)
09 - THE CONGOS - Citizen Dub - da (Jamaican Recordings, 2012)
10 - DENNIS BOVELL - Afreecan (feat. I Roy) - da (Pressure Sounds, 2012)
11 - TECH ROOTS DYNAMICS & ALIEN DREAD - Abysinnian Dub - da (Reggae Retro, 2012)
12 - PRINCE FATTY - That Very Night Dub - da (Mr Bongo, 2012)
13 - KING TUBBY - 95 North Dub - da (Comp.; Roots Records, 2012)
14 - LEE SCRATCH PERRY & ERM - Shuffle - da ''Humanicity'' (ERM, 2012)
15 - REVOLUTIONARIES - Key Dub Vs 2 - da (Reggae Retro, 2012)
16 - SCIENTIST meets MAD PROFESSOR - Send Them Dub - da (Jamaican Rec, 2011)
17 - THUNDERBALL - White Bird Come Down (Version) - da (Trojan/Spectrum, 2012)
18 - BUNNY LEE & AGGROVATORS - Under Heavy Dub - da (King Spinna Records, 2012)
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domenica 4 novembre 2012

No boast, no toast, i am the utmost

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Aveva 72 anni King Stitt. Si è spento il 31 Gennaio scorso nella sua casa di Nannyville, in Giamaica, a causa di un tumore alla prostata che non gli ha lasciato scampo. Nonostante la notizia fosse già circolata a suo tempo, il sottoscritto ha impiegato ben dieci mesi prima di imbattersi, abbastanza casualmente, nel triste comunicato che sentenziava la scomparsa di colui che, a ragione, viene considerato tra i padri nobili del reggae giamaicano nonchè il pioniere del toasting (cioè l’arte di creare lyrics su delle basi). La mia memoria è andata subito ad un passaggio del DVD che accompagna una compilation pubblicata nel 2002 dalla Soul Jazz, ''Studio One Story'', che cattura King Stitt alle prese con una session locale (video sotto) in cui il dj, mosso da autentica, palpabile, passione, seleziona i suoi sette pollici e snocciola il suo toasting balbuziente al cospetto di un pubblico eterogeneo rapito dalla musica e sedotto dalle goffe movenze di quel corpo, completamente ricoperto dal sudore. Nato in  Giamaica nel 1949,  con una deformazione congenita che ne ha sfigurato il volto, Winston Sparkes Cooper è stato uno dei  pochi artisti ad aver tratto vantaggio dalla sua malformazione, sapendo anzi ironizzare sulle sue sfortune e adottando quel nomignolo ''Stitt'' (balbuziente) con il quale si era abituato a convivere sin da bambino. Era anche conosciuto come ''The Ugly One'', l'altro nick che egli stesso si era simpaticamente affibbiato, in riferimento al ''brutto'' del film di Sergio Leone ''The Good, the Bad, and the Ugly''. Influenzato dai primi DJ americani ascoltati via radio dalle stazioni di Miami e New Orleans, The Ugly One cominciò a mettersi in luce negli anni Cinquanta nei quartieri popolari della sua città grazie ai primi sound system (precedendo artisti come U-Roy, I Roy, Dennis Alcapone, Big Youth ecc), e nel 1957 entrò a far parte del mitico downbeat di Clement Sir Coxsone Dodd, padre padrone di Studio One nonchè marchio di fabbrica che identifica le varie fasi evolutive delle musica giamaicana. Quando Count Machuk (che lo aveva introdotto nel downbeat) si ritirò, Stitt  diventò così popolare da guadagnarsi la fama di n°1, tra tutti i Dj dell'isola, veri e propri proto-rapper locali  impegnati ad esaltare b sides o versions.
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Nonostante non ci sia ricostruzione storica della musica giamaicana che non passi anche attraverso il suo nome, a testimonianza di quanto questo vecchio leone sia stato fondamentale, la discografia di King Stitt non è delle più prolifiche. Tra il 1968 e il 1969 grazie al produttore Clancy Eccles registra negli studi Dynamics a Kingston i suoi due singoli più celebri, ''Fire Corners'' e ''The Ugly One'' (conosciuto anche come  ''Van Cliff''), seguiti a ruta da un album in collaborazione con i  Dynamites, 'Fire Corner'' (Trojan Records, 1969), nel quale ''il brutto'' infila tre brani: ''Soul Language'', ''Virgarton Two'' e naturalmente ''File Corner'' che dà il titolo al disco. Arriveranno poi altri singoli, prodotti in gran parte dallo stesso Eccles per etichette come Clandisc (soprattutto), Banana, Escort (tra cui ''Herbman Shuffle'', ''King Of Kings'', ''On The Street'', ''Sounds Of The 70's'', ''Back Out Version'', ''Rhyming Time''…, (parzialmente raccolti nel 1996 nella compilation ''Reggae Fire Beat''), ma anche Studio One, con una serie di 7'' prodotti all'inizio degli anni Settanta da Coxsone Dodd ripresi 24 anni più tardi in un'altra deliziosa compilation, ''Dancehall 63''  (Studio One, 1993) - aperta dal brano ''Paradise Plum'' realizzato con la partecipazione del trombonista Don Drummond - in cui Stitt crea le sue lyrics sopra basi strumentali di R&B giamaicano e temi ska.

A conti fatti può sembrare strano che colui che ''è stato capace di creare uno stile così unico e inimitabile, tanto dal punto di vista vocale quanto da quello dell’immagine'' (parole del musicologo giamaicano Bunny Goodison) abbia fornito un apporto discografico così limitato, ma sembra che Hugly Joe preferisse i set agli studi, e anche negli ultimi anni si era prestato, con piacere, a qualche sporadica apparizione in contesti festaioli e/o festivalieri, ultima delle quali a Saint Luis, in Brasile, dove si era recato prima che il male lo colpisse inesorabilmente al suo ritorno in patria e che il referto medico stabilisse il fatale avanzamento del tumore che se l'è portato via. 
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The Spirit Who Speaks (''Scratch'' Appendix)

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lunedì 29 ottobre 2012

Lo stregone del reggae

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Lo stregone del reggae, il grande vecchio della musica giamaicana continua a sorprendere. Oggi come ieri, mescola, in parti uguali, follia e genialità. Dopo la jam con David Gilmour e la discreta collaborazione con gli Orb di ''The Orbserver In The Star House'', il più geniale e squilibrato fabbricatore di reggae è tornato a farsi vivo con un nuovo lavoro, questa volta diviso con il collettivo di produttori francesi denominato Easy Riddim Maker (ovvero Olivier Gangloff aka Piment/Electric Rabbit e Romain Ferrey aka EasyMode): 10 brani da ballare a cavalcioni sulla linea sottile che divide il genio dalla follia. E' lo standard quando c'è di mezzo Lee ''Scratch'' Perry. Il disco non fà venire giù i muri (beh, la copertina, quella sì!), ma non si può non rimanere colpiti dalle cadenze melodiche in pure stile Perry di ''Humanicity'' (ERM, 2012), brillanti e coinvolgenti come poche altre produzioni odierne. L'uomo improvvisa dei versi. Recita dei blues che seguono un ritmo in levare. A volte sembra perdersi, allontanarsi troppo, ma alla fine riesce sempre a ritrovare il sentiero. Un gioco duro condotto ora con sarcasmo, ora con dolcezza, quà e là con un po' di ''cattiveria'', in cui si sovrappongono il suono digital-reggae/dub, il sourrounding toasting un po' cazzone tipico di Perry e un flusso di parole libero (così libero da sucitare qualche polemica, come in ''4th Dimension'': ''Il reggae non viene da Trenchtown, Bob Marley ha mentito e per questo motivo è morto..''). Ma si può credere ciecamente ad un visionario che sembra un poeta della beat generation, ad un Sun Ra nato per caso in Giamaica che ha cominciato a veder Ufo dappertutto e a innondare i muri con strani esoterici graffiti? Lascio a voi la risposta.
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Raccontare la storia di Lee Perry equivale a raccontare la storia della musica giamaicana dagli anni Sessanta in poi. Nato ad Hannover (Giamaica) il 28 marzo 1936, Rainford Hugh Perry attraversa tutte le epoche musicali dell'isola. Dagli anni presso lo studio One di ''Coxsone'' Dodd (un altro dei mentori della discografia giamaicana) ai ritmi cuciti per Prince Buster e Joe Gibbs col quale incide ''Am The Upsetter'', una delle sue prime grandi hits (duro atto d'accusa allo stesso Dodd nonchè canzone destinata a donargli l'altro pseudonimo con cui sarà da quì in poi noto), al sodalizio con l'astro nascente Robert Nesta Marley (risalgono a questo periodo capolavori come ''Soul Rebel'' e ''Soul Revolution'') che poi, complici le scarse vendite, gli ruberà la band, sorretta dalle fondamenta ritmiche dei fratelli Barrett, prima del definitivo passaggio dei Wailers alla Island.  Nel 1973, Perry, dopo aver a lungo frequentato lo Studio di un'altro geniale ingeniere del suono, King Tubby, dà vita a quello che viene unanimemente considerato il più importante dub album della storia, ''Blackboard Jungle Dub'' (Upsetter, 1973), la summa delle più sfrenate evoluzioni soniche giamaicane. Nel frattempo, in un capanno nel giardino di casa, al 5 di Cardiff Crescent a Washington Gardens, un sobborgo di Kingston, con mezzi tecnici minimi (un quattro piste a bobine, un mixer, un equalizzatore e qualche distorsione), perfeziona suoni che cambieranno per sempre la storia del reggae e ancora oggi esercitano un'enorme influenza nei più svariati ambiti musicali. Tante ne ha fatte e pensate nella meditabonda indipendenza del suo Black Ark, il mitico studio di registrazione che lo stesso produttore arrivò a definire come ''un' astronave spaziale, qualcosa in possesso di una vibrazione sacra'', a tal punto che un giorno, persuaso che il demonio si fosse impossessato di quel luogo, ricorse al fuoco purificatore per debellarne lo spirito distruggendone le strutture e disperdendo parte dei suoi tesori musicali.
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Quello stesso studio che era stato il centro di produzione e smistamento di una moltitudine di ritmi reggae e rispettive dub: lì suonavano gli Upsetters, la band residente nello studio e una delle più influenti dell'intera storia della musica giamaicana; di lì sono passati Max Romeo, Junior Murvin, The Heptones, The Meditations, The Congos, Mikey Dread, Errol Walker, Keith Rowe, George Faith e numerosissimi altri; lì sono stati realizzati classici incredibili che non starò quì a citare. E' proprio l'incompresibile rifiuto da parte della Island di pubblicare uno dei capolavori prodotti tra quelle pareti nel 1977, ''Heart Of The Congos'' dei Congos (ne parlai quì), a fare da detonatore a una crisi esistenziale da tempo latente. Superlavoro e qualche vizzietto (non solo canne, ma anche alcool e cocaina) e la separazione dalla (prima?) moglie, trasformarono in un fatale attimo la sana follia del nostro in pazzia vera. Così una mattina di fine 1979, Perry incendia la sua sala d'incisione, la guarda bruciare e poi parte per l'Europa. Per sua stessa ammissione impiegherà otto anni a rimettere assieme una vita andata a pezzi e per tornare ai suoi livelli, anche grazie all'aiuto del discepolo Adrian Sherwood e del giro On-U Sound. Di lì in avanti la sua carriera continuerà tra alti (e tra gli alti anche qualche capolavoro) e bassi fino alle recentissime produzioni. Certo il suono non è più quello innovativo, geniale e oltremodo suggestivo, tutto costruito sui ''trucchi'' dello studio e l'affiatamento e lo spirito dei musicisti degli anni Settanta, ma ogni nuovo disco del mastro più influente e sbalestrato della musica giamaicana regala sempre qualche sorpresa e a dispetto di chi lo considera obsoleto, moribondo, démodé la sua musica continua ad essere più brillante e convincente/coinvolgente di tanti altri idiomi futuristi solo a parole e look. E poi, scusate, ma la sua emissione nello spazio potrebbe contribuire a risolvere l'attualissimo problema della comunicazione umana con altre galassie. Si può non voler bene a uno così?

sabato 10 marzo 2012

Batteria e Basso: Rhythm Killers!

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Quella formata da Lowell ''Sly'' Dumbar (batteria) e Robert Shakeaspeare (basso) è probabilmente la più nota sezione ritmica della storia del reggae/dub e probabilmente fra le migliori di sempre. Dumbar, che deve il suo nome alla passione giovanile per Sly Stone, ha anche pubblicato ottimi dischi a suo nome, ma le pietri miliari restano quelle in coppia con il sodale compagno (citerei almeno gli storici A Dub Experience, uscito su Island nel 1985 e Rhythm Killers del 1987). Il loro curriculum,  non meno della tecnica, è a dir poco impressionente. Tra le specialità del duo c'è sempre stato il fiuto straordinario per i nuovi talenti, che li ha portati a lanciare, tra gli altri, Revolutionaires, Black Uhuru, Chakademus & Pliers ecc. Musicisti versatili e tecnicamente perfetti, Sly & Robbie hanno suonato in migliaia di dischi, giamaicani e non (da Bob Dylan a Grace Jones, da Serge Gainsbourg a Herbie Hancock.. adirittura con il nostro De Gregori) e partecipato a un gran numero di progetti innovativi, tra cui ricorderei almeno quello con i Material di Bill Laswell nel 1991. Blackwood Dub è il loro ultimo lavoro, da poco pubblicato su Groove Attack (Uabab is great!). Un ottima prova in cui i due (ormai) sessantenni sformano una decina di strumentali dub del livello che ci si può attendere da simili campioni. Ma in questo lavoro non sono solo lo studio di registrazione con i suoi effetti e le ritmiche dilatate nello spazio a fare da protagonisti, ma anche i musicisti e gli arrangiamenti: precisi e oliatissimi. I due signori, infatti, si sono fatti affiancare per l'occasione da due tastieristi, altrettanti percussionisti e (ben) quattro chitarristi che hanno spalmato i loro servigi strumentali nell'arco dell'intero disco, ascoltato il quale non diventa difficile capire quale sia stata l'influenza di Sly & Robbie nel lavoro di innumerevoli artisti di tutto il pianeta. Batteria e basso: Rhythm Killers!
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domenica 22 gennaio 2012

Extra Reggae





Your Light Like White Lightning, Your Light Like A Laser Beam è il fantastico debutto sulla lunga durata per Extra Classic, combo californiano costituito da musicisti fuoriusciti da alcuni gruppi della galassia indie-pop della Bay Area (The Donkeys, Fruit Bats,Papercuts e The Anniversary) che danno vita a questo particolare e inedito progetto lanciato dal proprietario della Manimal Vinyl, Paul Beahan, che attraverso un equipaggiamento rigorosamente sessanta/settanta e prestando fede all’estetica vintage dei grandi producer giamaicani, ci propone una credibile riedizione di reggae roots e esteca occidentale. Una giungla di suoni stimolante in cui, oltre a rigogliosi ritmi in levare (le solite camere d'eco dub alla Lee Perry), confluiscono echi west coast (sunshine pop californiano, corredo hippy) chitarre pseudo funkadeliche e richiami al soul della Motown. E po c'è il cantato della tastierista Adrianne “Dri” Verhoeven che, soprattutto laddove la sezione ritmica si fà un po' più vigorosa, non può non richiamare alla memoria alcune band post punk della Londra di fine anni Settanta (si pensi ad esempio alle Slits). Ciò che però sorprende di questo lavoro è il modo in cui tutto convive e si combina in un unicum di gran classe, dovuto tanto a una certa perizia produttiva quanto alla capacità del gruppo di metabolizzare i suoni e farli propri, restituendoci un risultato non solo estremamente originale, ma anche assolutamente godile.


giovedì 28 aprile 2011

Dread In A Babylon, Spiritual Reggae 1975-79



TRACKLIST

01 - THE CONGOS - Fisherman 
da ''Heart Of The Congos'' (Black Ark, 1977-r. B&F, 1996) V
02 - LLOYD CHARMERS - Darker Than Blue 
da ''Darker Than Blue ... '' (Blood &Fire., 2001)
03 - THE BLACK SURVIVORS - Come Away Jah Jah Children 
da ''The Black Found.'' (Heartbeat, 2000)
04 - BURNING SPEAR - Marcus Garvey 
da ''Marcus Garvey'' (Island, 1975)
05 - BUNNY WAILER - Dream Land 
da ''Blackheart Man'' (Island, 1976)
06 - MIGHTY DIAMOND - Them Never Love Poor Marcus 
da ''Right Time'' (Virgin, 1976)
07 - MILTON HENRY - Gypsy Woman 
08 - SUGAR MINOTT - The People Got To Know 
da ''Ghetto-Ology'' (Trojan, 1979)
09 - EARTH & STONE - In Time To Come 
da ''Kool Roots'' (Cha Cha, 1979-r. Pressure Sounds, 1996) V
10 - GREGORY ISAACS - Lonely Soldier 
da ''17 North Parade'' (Pressure Sounds, 1997)
11 - BLACK UHURU - Going To Zion 
da ''17 North Parade'' (Pressure Sounds, 1997)
12 - ABYSSINIANS - Jah Loves 
da ''Arise'' (Front Line Rec., 1978)
13 - RICO (RICO RODRIGUEZ) - Africa 
da ''Man From Wareika'' (Island, 1977)


lunedì 28 febbraio 2011

Good Vibrations, African Revolutions



Tiken Jah Fakoly, all'anagrafe Doumbia Moussa Fakoly (classe 1968), vincitore nel 2000 nella categoria ''nuova scoperta africana'', è un affermato artista reggae ivoriano conosciuto specialmente per il grande impegno politico. Giovanissimo scopre e si innamora della musica in levare e di Bob Marley. Seguendo la lezione del maestro, Fakoly si incammina con decisione sulla strada aperta in patria dalla star Alpha Blondy di un reggae impegnato, anticonformista e contestatario. Fin da subito il giovane si mostra interessato soprattutto alle questioni politiche e sociali del continente africano. Nei suoi dischi non risparmia nessuno; dai governi corrotti di politici aggrappati al potere, alle multinazionali che, praticando un nuovo modello di schiavitù (quello economico) col favore dei governi occidentali, appoggiano il mantenimento delle dittature e alimentano la corruzzione. In particolare Fakoly è ossessionato dal pericolo del conflitto interetnico nel suo paese, e dall'irresponsabilità di chi soffia sul fuoco della xenofobia per mantenere il potere. 



Nostante queste convinzioni (verità) raccontate nelle canzoni in termini così espliciti e le sue prese di posizione in parallelo con le tappe dell'evoluzione politico-sociale della sua Costa D'Avorio gli siano costate l'esilio, Fakoly continua ad essere una voce importante per moltissimi giovani africani.  Nel suo lavoro più recente, ''African Revolution'' (Wrasse-Barklay, 2010), il solito semplice e gradevolissimo concentrato di classico roots reggae condito da suoni (e strumenti) africani (recuperabile - quì - in zona Uabab di hermano ''10 e lode'' Borguez) l'artista ivoriano rivendica l'enorme importanza ricoperta dall'educazione, impegno che intensifica anche attraverso progetti come ''Un concerto, una scuola'' a cui aderisce devolvendo gli incassi delle sue esibizioni dal vivo, destinati alla costruzione di scuole nel suo continente. Good Vibrations, African Revolutions. Avercene, altro che Vecchioni.



''In Africa le persone credono basti dire ''Dio è grande!'' perchè tutto vada bene. Io dico che Dio è molto occupato e che se vogliamo che ci aiuti, prima dobbiamo aiutare noi stessi ... per questo è importante superare le questioni etniche e religiose''.

Tiken Jah Fakoly

lunedì 1 novembre 2010

Una discografia in levare [speciale]: Red Rose For Mr Isaacs



Purtroppo anche Gregory Isaacs ci ha lasciati, e con lui ne se và una delle voci più suadenti di Giamaica. E’ triste doverne scrivere proprio oggi in un giorno così uggioso che certo poco ha a che vedere con la solare armonia profusa dalla sua musica, ma tantè, visto che non potevo certo esimermi dal farlo. In realtà Gregory aveva già cessato di deliziarci da qualche tempo a causa di problemi di salute che questa volta ''Cool Ruler'' (come era stato ribattezzato) non è riuscito a superare. Fino alla triste notizia della sua sconparsa, avvenuta a Londra il 25 Ottobre scorso alla soglia dei sessant’anni. Il fisico di Gregory era stato messo più volte a dura prova, nel corso della sua lunga carriera, da vari abusi, che negli ultimi tempi avevano pregiudicato non poco le sue performances. L’Alterna qualità dei risultati, tuttavia, non impediscono a qualsiasi discreto conoscitore del reggae di riconoscere la voce di Isaacs alla prima sillaba. Cantava l’amore, Gregory.
Gregory Isaacs: The Winner, The Roots Of G.I. 1968-1978 (Trojan, 2009)

Nato il 15 Luglio 1951 a Denham Town, Kingston, e cresciuto ascoltando Sam Cooke e Ben E. King , Isaacs registrò il suo primo singolo (''Another Heartache'') nel 1968 con il produttore Winston Sinclair. Con altri due cantanti formò i Concords con i quali registrò i singoli ''Don't Let Me Suffer'' e ''You Are The One''. Lasciato il gruppo, Gregory ebbe la fortuna di incontrare il produttore Rupie Edwards con cui registrò una serie di splendidi brani su etichetta Success che però, beffardamente, di successo non ne ottennero molto. Dopo l’inconcludente esperienza con Prince Buster, nel 1970 Gregory fondò insieme a Errol Dunkley l’etichetta African Museum, per la quale incise singoli come ''Look Before You Leap'', ''One One Coco''Full Basket'' e ''My Only Lover'', riscuotendo questa volta un ottimo successo. Abbandonato da Dunkley qualche tempo dopo, Gregory si ritrovò improvvisamente in cattive acque economiche e dovette tornare a incidere per altre case discografiche. Tra i molti singoli di quel periodo ebbe successo soprattutto ''All I Have Is Love'' (per Phill Pratt), la prima grande hit di Gregory, che dimostrò così la sua forza di interprete di lovers style. Nel 1974 fece il bis con ''Innocent People Cry'', incisa con Alvin Ranglin, seguita da ''Love Is Overdue'', che gli permise di andare per la prima volta in tour in Inghilterra. Il clamore suscitato dalla tournée e l’incoraggiamento di Ranglin convinsero Gregory a registrare il suo primo album nel 1975: intitolato ''In Person'' viene stampato dalla Trojan in Inghilterra e contiene tutti singoli registrati al Tresure Isle di Duke Reid. Seguirà nel 1976 il secondo ''All I Have Is Lover'', che prodotto da Phill Pratt includeva ''Way Of Life'', chiaro messaggio d'amore e pace nella speranza di una vita migliore. Il successo continuò con il terzo album, ''Extra Classic'' del 1978, stampato dall’etichetta giamaicana Micron e dall’inglese Conflict, contenente splendidi singoli registrati in vari studi (come ''Mr Cop'', prodotto da Lee Perry e registrato al Black Ark; e ancora ''Black A Kill Black'', ''My religion'', ''Unitone Skank'', ''Rasta Business'', ''Thief A Man'', ''Promise'', incisa da Lloyd Campbell, e la stessa ''Extra Classics''

Gregory Isaacs: Mr Isaacs

Nello stesso anno registrò con il produttore Ossie Hibbert il secondo lavoro che il Giardino vi regala come ''Reggae Pearls'' (oltre alla magnifica antologia del 2009, ''The Winner-The Roots Of Gregory Isaacs 1968-1978'' vedi sopra), ovvero l’album ''Mr. Isaacs'' (nella versione della Blood & Fire del 2001 che aggiunge alla scaletta originale quattro bonus) anch'esso contenete magnifici singoli come ''Sacrifice'', ''Storm'', ''Story Book Children'', ''Slavemaster'', ''Get Ready'', ''Set The Captives Free'', ''Hand Cuff'' e brani dai testi memorabili come ''Mr.Knows It All''con la strabiliante esecuzione di Sly Dunbar e Robbie Shakeaspeare. L’anno del successo discografico internazionale fu il 1978. Dopo aver tenuto numerosi concerti in America e in Europa realizzo le due compilation ''The Best Of Gregory Isaacs Voll. 1 & 2''. Conclusa l’incredibile esperienza con il produttore Ranglin, Isaacs stipulò un contratto con l’etichetta inglese Virgin per la registrazione di due storici album dall'inconfondibile stile lovers e roots, con ritmi morbidi e parti vocali armoniose: ''Cool Ruler'' del 1978 (registrato al Channel One con Sly & Robbie), e ''Soon Foward'' del 1979. Il successo durerà soprattutto fino alla fine degli anni Ottanta, passando per lavori come ''Night Nurse'' (Island, 1982, forse il suo disco più famoso), e (dopo la parentesi del carcere nel 1983) ''Live At The Academy Brixton'' (Rough Trade, 1984) e ''Red Rose For Gregory'' (Greensleeves, 1988), altri importanti punti di riferimento per un viaggio nella sua stermianata discografia, che proseguì nelle ultime due decadi con risultati estremamente alterni e (unica costante della sua carriera) numerosissimi cambi di etichetta. Ci mancherai Cool Ruler. Per te non una, ma mille rose rosse.


giovedì 23 settembre 2010

Inferni in fiore


tracklist - dwl

Nuovo disco per Will Holland, meglio conosciuto come Quantic, giovane produttore, dj, e chitarrista britannico baciato da una magica creatività che lo accompagna da quasi dieci anni. Da quando nel 2001 uscì il suo primo lavoro per la Tru Thoughts, Holland non ha mai smesso di sorprendere con produzioni di qualità, pubblicando materiali quasi sempre eccellenti attraverso i suoi multipli progetti: con la Quantic Soul Orchestra o con il Combo Bárbaro, solo come Quantic o proprio come Flowering Inferno, il moniker attraversi il quale ci sforna caldo caldo quest'ultimo ''Dog With a Rope'' (Tru Thoughts, 2010). Quando diede vita a questo progetto Holland si proponeva di reinterpretare il reggae, il dub e la dancehall in chiave latina.

tracklist - dwl

La prima uscita come Flowering Inferno fu nel 2008 il disco ''Death of Revolution'' (sempre su Tru Thoughts), un buon album nel quale predominava la dub-culture ma dove, a differenza del recente ''Dog With A Rope'', l'influenza latina quasi scompariva in un mare di deelays e effetti caratteristici del dub. Normale se consideriamo che Will Holland atterrò per la prima volta in Colombia nel 2007, dove decidese di stabilirsi e dove, in tre anni, ebbe il tempo sufficente ad assorbire l'immensa e meravigliosa ricchezza musicale locale. Ciò appare evidente anche ascoltando il nuovo lavoro, molto più vicino alla tradizioni latine che a quelle giamaicane, soprattutto rispetto al suo precedente. Servano ad esempio alcuni brani: ''Dub Y Guagancó'' (più Cuba che Giamaica), ''Cumbia Sobre El Mar'', ''Échate Pa´Lla'', ''Te Picó El Yaibí'' (di chiara ispirazione folkloristica sudamericana). Ancora una volta il signor Quantic ha saputo circondarsi di ottimi musicisti, tra i quali ricordo almeno il riconosciuto batterista reggae inglese Conrad Kelly, Alfredo Linares e Nídia Góngora con lui anche con il Combo Bárbaro oltre ai colombiani Markittos Mikolta e Wilson Viveros. Senza dubbio un buon disco.

mercoledì 12 maggio 2010

Medicine Smoke

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MADLIB
Medicine Show No. 4: 420 Chalice All Stars

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Blunted in the Bomb Shelter mix

tracklist

Alla faccia del grande Zorn! Prosegue alla considerevolissima velocità (non della luce, ma pur sempre) di un disco al mese il viaggio globale e multiculturale di quel genietto di Madlib con il suo progetto Medicine Show (senza contare tutto il resto), che a quest'ora starà già preparando le valige per un nuovo approdo (ehmm, dovrei vedere dove esattamente) non prima però di averci lasciato il suo collage di umori giamaicani (canne a parte) nel notevole ''The Medicine Show No. 4: 420 Chalice All Stars'' (lo avevo anticipato qui): ''Madlib doesn't limit himself to one style in this overflowing platter: all Jamaican flavors are evident, from the speedy Ska of the mid '60s to the dark Dub of the early '70s to rollicking Funk from some of Jamaica's best''. C'è anche da dire che il buon Otis non è certo nuovo a operazioni di questo tipo, visto che già nel 2002 (pensate un po') ci deliziò con i 40 frammenti di quest'altro ''Blunted in the Bomb Shelter Mix''.

lunedì 5 aprile 2010

Black Pearls: Work Your Soul


Work Your Soul


Download: qui oppure qui


Non tutto quello che viene dalla Giamaica è immediatamente connotabile come reggae. Tanto meno, riferendosi agli anni Sessanta, come ska o come rocksteady. C'è stato e continua ad esserci molto soul a Kingston, anche nella sua metamorfosi northern tipica degli anni Sessanta. In particolare, al northern soul veloce e ritmato, stracolmo di fiati è dedicata Work Your Soul - Jamaica 60's Northern 1966-1974 (Trojan, 2003), raccolta micidiale che documenta l'insospettabile. Ad esempio Jimmy Cliff, cantante nato in ambito ska e passato al mondo del reggae classico con Wonderful World Beautiful People e la straconosciuta The Harder They Come, che nel 1968 tira giù Let's Dance, molto ''uptempo'' e sparatissima (video/ascolto qui sotto).
 


La raccolta racconta come il soul sia confluito ad esempio, in maniera determinante nelle produzioni rocksteady, genere molto più lento e sensuale rispetto allo ska che prendeva nome da Get Ready to Rock Steady, classico di Alton Ellis (qui con Girl I've Got A Date), al cuore dei ''passaggi soul'' in Giamaica. Lo stesso dicasi per Desmond Dekker, signore dello ska, divorato dai mod inglesi, che in I've Got the Blues omaggia Dyke & the Blazers. Accanto a questi nomi più noti un manipolo di misconosciuti soul brothers giamaicani che non ottennero nessun riscontro commercile. Ovviamente nel cd la Giamaica c'è, anche quando non si scorge a primo udito, c'è negli arrangiamenti della batteria o dei fiati, quando cita rocksteady o reggae. Ventiquattro pezzi deliziosi, buone note con profili sui singoli artisti e gruppi. Assolutamente da avere. [tracklist qui]


mercoledì 24 marzo 2010

Una discografia in levare # 3: Earth & Stone


EARTH & STONE
''Kool Roots'' (Cha Cha, 1979-Pressure Sounds, 1996)
 


Torniamo brevemente al roots reggae andando a scavare nei suoi archivi alla ricerca di qualche gioiello da riscoprire, tra i moltissimi rimasti immeritatamente e ingiustamente nell'ombra. E' il caso, per esempio, degli Earth & Stone e di un piccolo capolavoro come ''Kool Roots''. Il duo vocale è formato da Albert Bailey e Cliton Howell durante gli anni Settanta, nel periodo di maggior splendore dello studio di registrazione Channel One, regno di Mighty Diamods, Wailing Souls, Jays, Meditations, Black Uhuru ... Stampato dall'etichetta inglese Cha Cha nel 1979 l'album verrà ristampato dopo diciotto anni dall'inglese Pressure Sounds (il disco originale + la versione dub strumentale di ogni singola canzone).


Download qui o (anche) qui


Lavoro perfetto e curato nei minimi particolari, ha ottime liriche e linee vocali in Holy Land Of Home e Free Black Man, un morbido lamento per la liberazione dei neri, l'energia possente del puro roots sound di False Ruler, Devil Must Of Made You e Jai House Set Me Free (sulla stessa base dei Mighty Diamond di Go Seek Your Rights). Ma i brani che lasceranno un solco profondo sono le splendide In Time To Come e Three Wise Men.. Da avere!


domenica 21 febbraio 2010

Una discografia in levare # 2: The Congos - Heart Of The Congos



I Congos sono uno dei gruppi più importanti della storia del roots-reggae giamaicano. Noto per lo straordinario carisma, lo spiritualismo e i raffinati preziosismi tecnici (grazie anche alla produzione di quel genio di Le ''Scratch'' Perry), il gruppo è composto da Cedric Myton, Roydel Johnson Hanover e, più tardi, da Watty Burnett. L'esperienza maturata in precedenza con i Tartans e le varie collaborazioni (soprattutto con i Royal Rasses) spingono Cedric MYnton a fondare un proprio gruppo vocale: i Congos, appunto. La sua caratteristica voce in falsetto e il tenore di Roydel Johnson sono in perfetta armonia e diventano il marchio di fabbrica dei Congos, differenziandoli da ogni altro gruppo reggae. L'incontro con Lee Perry in una zona di Kingston chiamata Washington Gardens, dove si trovano tutti i maggiori studi di registrazione, è la scintilla da cui scaturisce la progettazione dell'album Heart Of Congos.




All'interno dello studio, la batteria è separata dal resto della sala da un pannello, chitarra e basso sono sul lato destro, a sinistra c'è la tastiera e al centro i microfoni per l'eventuale sezione fiati presente alle prove o alle registrazioni. Il cantante o i cantanti sono separati da un altro pannello plastificato e Perry, gestisce dietro alla sua infernale consolle e registra tutto su un 4 piste. Consederato a ragione uno dei capolavori degli anni Settanta nell'ambito della musica giamaicana, l'album beneficia della grande professionalità degli stessi artisti, ma anche del produttore e dei fonici presenti.




Le prime canzoni registrate per il disco sono Solid Foundation, Children Crying e Sodom And Gomorrow. Children Crying è cantata con Candy McKenzie, mentre La La Bam gode dell'accompagnamento delle splendide voci di Gregory Isaacs, dei Meditations e di due dei tre componenti degli Heptones. Se Congoman è basato su un trascinante ritmo tribale, Fisherman e Solid Foundation sono due perfetti esempi della grazia del fasetto di Myton, mentre Open The Gate e Sodom And Gomorrow hanno una decisa impronta spirituale (o ''militant-roots'') e trattano temi a sfondo religioso.




Poco dopo l'uscita del disco Watty Burnett abbandona il gruppo, seguito ben presto da Roydel Johnson. Rimasto solo, Cedric Myton prosegue estemporaneamente la carriera musicale, ma con risultati che non si possono minimamente paragonare a quelle spettacolari di Heart Of Congos. A causa di una lite scoppiata tra il produttore Perry e la Island, Heart Of Congos viene stampato solo in Giamaica dall'etichetta Black Ark di proprietà dello stesso Perry, senza ricevere distribuzione all'estero. Bisogna aspettare il 1996 perchè Steve Barrow e la sua etichetta Blood & Fire ristampino il disco (in 2 cd, foto sotto) con l'aggiunta di di alcune canzoni. Esiste anche una versione deluxe (sempre in 2 cd) del 2008, pubblicata invece dalla 17 Nort Parade.


domenica 16 novembre 2008

Una discografia in levare (?): Il "Miracolo" di Bim Sherman


Con "Miracle" di Bim Sherman vado ad inaugurare questo spazio, che ho deciso di chiamare "note dal sottosuolo" , dedicato ai piccoli grandi tesori nascosti della musica. Dischi e/o artisti sconosciuti, dimenticati, poco considerati che invece, a modo loro, occupano un posto importante nella storia della musica.

Bim Sherman

BIM SHERMAN: ACCENNI BIOGRAFICI

Nato a Kingston (Jamaica) nel 1952, Bim Sherman registra i primi singoli di una certa qualità a metà anni Settanta. Caratterizzati da linee vocali melodiche, spiccano Love Forever e Golden Locks ( che è anche il primo singolo stampato sull' etichetta da lui fondata, la Scorpion label). In seguito escono Ital West, Valley Of Tears e la bellissima Mighty Ruler. Le registrazioni cominciano a farsi numerose e gli anni Settanta terminano per lui con la preziosa intesa londinese avviata con il Sound System di Lloyd Coxsone che costituisce la prima tappa verso la definitiva richiesta d'adozione artistica in suolo britannico. Per l' etichetta di Coxsone, la Tribesman, nel 1978 vede la luce il luminoso Love Forever, suo primo LP, che include oltre ai gioielli di Mighty Ruler e Ever Firm alcuni ripescaggi dei singoli precedentemente usciti sotto le sue personali labels Scorpio e Red Sea.




Ad un anno di distanza, poi, il successivo Lover Leap offre degli intriganti corollari dub alle proprie illuminazioni vocali. L'esodo londinese viene poi confortato dall'incontro con con Horace Andy (Bim Sherman Meets Horace Andy And U Black) e definitivamente integrato nelle vicende della On-U-Sound di Adrian Sherwood. E' l'incontro con il giovane bianco londinese, miscelatore di suoni, innamorato del reggae, a segnare la svolta. Un sodalizio che si sarebbe rivelato indissolubile con l’etichetta di Sherwood, che intanto stava ridisegnando il suono del reggae, del dub, estendendone i confini, ibridandolo, asservendogli la tecnologia, esplorandone le possibilità e dove le dilatazioni dub incontravano la versione tecnologica di suggestioni africane, sciamaniche in una personalissima alchimia. Il capitolo inaugurale e finale di questo sodalizio furono Across The Red Sea (1981) e l'irrinunciabile Miracle (scheda sotto) del 1995. Jarrett Tomlinson, in arte Bim 'Lion' Sherman, è morto a Londra a causa di un cancro il 17 Novembre 2000 all’età di 48 anni. L' improvvisa scomparsa dell' artista ha interrotto ogni altra possibile direzione a quelle già intraprese. Un miracolo, in ogni caso ce l'ha lasciato.

Miracle
IL DISCO: MIRACLE (Mantra, 1996)

1995: Il team della On-U-Sound, abbandonando per l’occasione l’armamentario che gli è generalmente usuale e si raccoglie attorno alla voce di Bim Sherman, più calda e avvolgente che mai. Scompaiono i ritmi in levare tipici del reggae. La sua fertile vena compositiva e i suoi incanti vocali persuadono sinuosamente l' ascolto piuttosto che aggredirlo. Accompagnati dalla Studio Beats Orchestra di Bombay, Adrian Sherwood, Skip McDonald, Doug Wimbish e Talvin Singh confezionano un sobrio ed intensissimo background acustico: tablas leggere, un basso profondo, la chitarra acustica e soprattutto gli archi romantici da film indiano. Come già detto, nonostante la sottile bellezza degli arrangiamenti e delle sonorità, è la voce di Sherman la vera protagonista di del miracolo: riempie le undici canzoni con una capacità di comunicare emozioni che sembra appartenere a un altra epoca. Certo appartiene ad un luogo che non esiste: sospeso com' è tra India, Giamaica, Africa e Inghilterra. Mai reggae è sembrato così poco "reggae". Per il sottoscritto uno dei dischi "da isola deserta".

The making of Bim Sherman's "miracle"