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giovedì 11 ottobre 2012

Cosmic jazz-funk



Nato il 28 Dicembre 1940 a Richmond, in Virginia, il pianista e tastierista afroamericano Lonnie Liston Smith (da non confondere con l'altro grandissimo e omonimo pianista jazz: Lonnie Smith) può essere considerato, al pari di artisti come Herbie Hancock, uno dei massimi pionieri del jazz funk, e tra i primi ad aver creduto nella fusione di stili ed esperienze cretive. Allievo di McCoy Tyner, negli anni Sessanta suona a fianco di mostri sacri del calibro di Pharoah Sanders, Max Roach, Art Blakey, Roland Kirk, Gato Barbieri.., ma è l'esperienza con Miles Davis, all'inzio degli anni Settanta, a spingerlo ad intraprendere, a partire dal 1973, una carriera solista e a formare con il fratello Donald  i ''Cosmic Echoes'' creando di fatto i primi prodromi della musica di fusione: un ispiratissimo mix di jazz, funk, soul e rock progressivo che racchiude in sè l'anima e la spiritualità di John Coltrane, Pharoah Sanders, Rahsaan Roland Kirk, Yusef Lateef. Ma al di là di ogni possibile definizione (si scrisse di Liston Smith come di colui che aveva colmato il divario tra Coltrane e gli Earth, Wind & Fire), la sua è musica che trascende i generi e tutt'oggi resta un esempio di come sia possibile inventare nuove desinenze sonore e declinarle con urgenza espressiva che non paga pegno all'approssimazione. Un suono ispirato e affascinante che dilata gli spazi e amplia gli orizzonti. Un innovatore libero e coraggioso che ha trovato nei dischi incisi per la Flying Dutchman tra ’74 e il ’77 (''Astral Traveling'', ''Cosmic Funk'', ''Visions Of A New World'', ''Expansions'' e ''Reflections Of A Golden Dreams'') il periodo più  prolifico e significativi della sua carriera, peraltro magnificamente riassunto (a partire dal titolo) da una splendida antologia pubblicata quest'anno dalla BGP: ''Cosmic Funk & Spiritual Sounds: The Flying Dutchman Masters'' - [yuhuu!]. Nuove direzioni risplendono come la prima luce che scende. Space Is The Place! Da non perdere!


domenica 1 maggio 2011

Black Pearls: Bishakers!!!



Di ''R&B Hipshakers'' parlai in occasione dell'uscita del primo fantastico volume: ''Teach Me To Monkey''; ed ecco ora anche il secondo capitolo, sottotitolato questa volta ''Scratch That Itch'' (Vampisoul, 2011) [si può raggiungere quì], l'ennesimo florilegio di 45 giri usciti originariamente (tra i '50 e i '60) su KingFederal e DeLuxe, 20 traccie scrupolosamente selezzionate e presentate dal prestigioso speaker radiofonico e dj Mr Fine Wine (Downtown Soulville, WFMU) con artisti come Rudy Ray Moore, Freddy King, Hank Ballard & The Midnighters, Johnny Watson, Willie Dixon & The Big Wheels, Eddie Kirk, Otis Redding (con ''Shout Bamalama'') e molti altri. Insomma, ci fosse il bisogno di dirlo, un altro imprescindibile scrigno delle meraviglie, per tutti gli appassionati di questi suoni scricchiolanti.


martedì 26 aprile 2011

Il Nuovo Giardino Magnetico presenta ''Funky Like A Train''

 


TRACKLIST

01 - MATATA - I Feel Funky 
da ''Independence'' (President Records, 1974)
02 - THE CIMARONS - Wicky Walcky 
da ''Reggae Time'' (Lagoon, 1992)
03 - THE HOUSTON OUTLAWS - Soul Power 
da ''SuperFunk'' (BGP Records, 2000)
04 - JOE BATAAN - Chick-A-Boom 
da ''Call My Name'' (Vampi Soul, 2006)
05 - BO DIDDLEY - Bo Diddley-Itis 
da ''Drive By Bo Diddley..'' (Raven, 2004)
06 - RUFUS THOMAS - Do The Funky Chicken (Live) 
07 - TOOTS & THE MAYTALS - Funky Kingston 
da ''Funky Kingston'' (Dragon, 1973)
08 - MATATA - Wanna Do My Thing 
da ''Brothers On The Slide'' (Discotheque, 2006)
09 - WGANDA KENYA - El Caterete 
10 - GI GI - Daddy Love Part. One
da ''Absolute Funk'' (Body & Soul, 2005)
11 - JIMMY CASTOR BUNCH - It's Just Begun 
da ''It's Just Begun'' (RCA Victor, 1972)
12 - THE EQUALS - Funky Like A Train 
da ''Brothers On The Slide'' (Discotheque, 2006)


martedì 12 aprile 2011

Il Nuovo Giardino Magnetico presenta ''Black Expansions''




TRACKLIST

01 - CREATIVE SOURCE - Who Is He And What Is He To You 
da ''Creative Source'' (Sussex, 1973)
02 - ISAAC HAYES - Ikes Rap II, Help Me Love [1971] 
da ''Back To Breaks'' Ant.(Blow Rec., 2002)
03 - POINTER SISTERS - Don't It Drive You Crazy 
da ''Having A Party'' (Blue Thumb, 1977)
04 - FRED WESLEY & THE JB'S - Blow Your Head 
05 - BILLY COBHAM - Stratus Part.1 
da ''Spectrum'' (Atlantic, 1973)
06 - JACK MC DUFF- Magnetic Feel 
da ''Magnetic Feel'' (Cadet, 1975)
07 - JOHNNY HAMMOND - Shifting Gears 
da ''Gears'' (Milestone, 1975)
08 - HERBIE HANCOCK - Hang Up Your Hang Ups 
da ''Man-Child'' (Columbia, 1975)
09 - THE UNDISPUTED TRUTH - Ungena Za Ulimwengu 
da ''Face To F. With The T.'' (Tamla-M., 1971)
10 - LONNIE LISTON SMITH & THE C. E. - Expansions 
da ''Expansions'' (Flying Dutchman, 1975)
11 - LEON THOMAS - Shape Your Mind To Die 
da ''Blues And The Soulful Truth'' (Flying D., 1972)
12 - IDRIS MUHAMMAD - Crab Apple 
da ''Turn This Mutha Out'' (Kudu, 1977)


mercoledì 15 dicembre 2010

Dancefloor Soul-Stompin - Rare R&B & Funky Bombs From '50 & '60


SCARICA


TRACKLIST
01 - LITTLE RICHARD - Get Down With It (Okeh, 1967)
02 - BILLY WATKINS - I'm Tired (Chartmaker, ?)
03 - CARRIE GRANT & THE GRANDEURS - Mish Mash (Newton, 1964)
04 - JESSE JAMES - I'm All Right (Elm Records, ?)
05 - CARL HOLMES - Soul Dance No. 3 (Blackjack, 1966)
06 - WESTON PRIM - Get That Feelin' (Brant, 1967)
07 - STU GARDNER - Drive me (Straight Ahead, ?)
08 - THE VOLCANOS - A Lady's Man (Arctic Records, 1966)
09 - JAMO THOMA - Bahama Mama, Part 1 (Sound Stage 7, 1967)
10 - MARVIN L. SIMS - Talkin' Bout Soul (Revue, 1968)
11 - A.C. REED - Boogaloo-Tramp (Tramp Records, 1967)
12 - GOLDEN TOADSTOOLS - Silly Savage (Minaret, 1968)
13 - KIM MELVIN - Doin' The Popcorn (Hi, 1969)
14 - FABULOUS FANTOMS - The Mau Mau (Big Deal Record, 1970)
15 - PERVIN LA VAWN & THE COMMANDERS - Soul Dance Number 3 (?)
16 - THE INCLINES - The Hippie (Gil-6015, ?)
17 - FRANKIE NEWSOM & THE SOUL INVADERS - My Lucky Day (Gwp, ?)
18 - SYL JOHNSON - Ode To Soul Man (Twinight, 1967)
19 - EDDIE G GILES - Go Go Train (Murco, 1967)
20 - MILTON HOWARD - The Funky Shing A Ling (Sound Stage 7, 1968)
21-  HANK BALLARD - Broadway (King, 1962)
22 - LULU REED - What Makes You So Cold (Federal, 1961)
23 - THE 5 ROYALES - Slummer The Slum (King, 1958)

Solo due paroline per presentare questa compilation, frutto di un lavoro iniziato più di un mese fa dal sottoscritto che, attraverso una paziente cernita, ha spulciato, scovato e selezzionato direttamente da alcuni blog specializzati nel suono del funk e del r&b più primitivo questi 23 polverosi e rarissimi 45 giri provenienti da qualche collezione privata, ma spesso privi di ogni riferimento che non siano titolo e autore. Ne esce una raccolta di autentiche gemme, ballabilissime e freneticissime. Bassissima fedeltà, ma altissima energia. E divertimento: una gran voglia di far festa, ballare e urlare sui tempi sicopati. Brutale party music in cui si respira l’aria del più autentico spirito underground.Una costellazione di 45 registrati da brutti sporchi e cattivi del suono afroamericano in un arco di tempo compreso tra la fine degli anni '50 e quella dei '60. Spero gradiate. Saluti.


domenica 12 dicembre 2010

Pionieri di una musica nera



Il Bronx newyorkese dopo gli anni Sessanta. Le filastrocche inventate dai ragazzi di colore agli angoli delle strade (dozens) e le sigle delle sit-com alla tivù. I dischi di Tito Puente e del Jimmy Castor Bunch. Le canzonacce nate in galera (Toasts) e tramandate oralmente di detenuto in detenuto. Il giamaicano Kool Dj Herc che, lavorando simultaneamente con due copie dello stesso disco, fà durare un'eternità il break di percussioni di ''Apache'' dell' Incredible Bongo Band e di decine di altri oscuri dischi latin-funk. Grandmaster Flash giovanetto e dj di belle speranze che scopre come diavolo facesse il suo idolo Pete Dj Jones ad acchiappare sempre il groove giusto quando ripeteva la medesima sequenza percussiva più e più volte usando due copie dello stesso disco (il mixer con il preascolto!). Cassius Clay e Malcolm X. The Fathback Band che in ''King Tim III'' unisce le parlate jive dei dj radiofonici ed una battuta quasi rubata a ''Running Away'' di Roy Ayers. Questo l'humus da cui nasce Sugar Hill Records, etichetta discofrafica di Sylvia e Joe Robinson protagonista, tra il 1979 e il 1984, di una delle epoche più rivoluzionarie della black music agli albori della musica rap, e suoni magnificamente testimoniati da un cofanetto di quattro cd, uscito quest'anno. Al suo inteno pietre miliari come ''Rapper's Delight'' della Sugarhill Gang che ricicla il giro di basso da ''Good Times'', il tormentone dell'estate degli Chic e incisa in studio in un solo giorno da sessionmen di gruppi funk utilizzati come turnisti che simulano il mixaggio veloce dei dj del bronx, producendo un groove di 16 minuti che impazza nelle radio e nei club mentre dal vivo provvede alla musica proprio un dj che, con due copie dello stesso disco, fornisce la base per il rap. Quando esce, nell'autunno del 1979, viene diffusa dalle casse delle radio di New York, scatenando un vero shock nella cultura popolare statunitense, con il pubblico travolto da una sorta d'isteria collettiva e l'industria musicale impreparata per ciò che stava venendo.


Nel 1980 esce invece ''Wheel Of Steel'' di Grandmaster Flash, primo disco realizzato rimontando totalmente frammenti di altri dischi e in cui fa la sua prima apparizione lo scratch (il suono realizzato muovendo ritmicamente un disco avanti e indietro, accompagnandolo con aperture e chiusure del volume a seconda dell'effetto voluto), che ora tutti conoscono, ma che all'epoca rappresenta una grande novità sotto l'aspetto tecnico e musicale. Non a caso la seminale  ''Wheel Of Steel'' si può considerare l'esempio più antico di turntable music, ovvero musica creata col solo ausilio di una coppia di giradischi. Nel 1982 è la volta di ''The Message'', sempre di Grandmaster Flash, con i Furious Five, e il rap diventa per la prima volta denuncia sociale, filone mai più abbandonato nei contenuti. Il brano, per quanto riguarda la parte musicale, apre l'ennesima nuova evoluzione tecnica. Il gruppo di turnisti viene infatti sostituito da un produttore che si avvale di una batteria elettronica programmabile (che sostituisce quasi definitivamente il batterista) ed i sintetizzatori; questi vengono pilotati da un sequencer (strumento che serve a sincronizzare tanti strumenti, e dal quale poi vengono programmate le parti musicali) e eseguono senza sforzo, e con la massima precisione, parti musicali che prima richiedevano fatica e molte ore in sala di incisione.

Tutto questo, e molto, ma molto altro ancora (Positive Force, The Sequence, Funky Four, Fine Quality ecc ecc) nei quattro cd di ''A Complete Introduction To Sugar Hill Records'' (Sanctuary/Universal, 2010) [tutto incluso qui], cofanetto a dir poco imperdibile. Nel 1984, grazie al disco omonimo dei Run Dmc il rap ha il suo primo Lp. In precedenza, infatti, si lavorava solo su 12'' destinati perlopiù al mercato dei dj e delle radio. Tuttavia era stata ancora superata la diffidenza dei grossi discografici che lo ritenevano un fenomeno passeggero. Con i Run Dmc il discorso si fa concreto: sarà solo l'inizio, ma questa è un'altra storia...

domenica 21 novembre 2010

Black Treasures/5 Stars


Oneness Of Juju: African Rhythm (Black Fire, 1975-Strut, 2002)

Gli Oneness Of Juju furono la seconda, straordinaria, incarnazione dell’afro-jazz group Ju Ju (cambieranno nome spesso: dal 1971 al 1974 si chiameranno Ju Ju, dal 1975 al 1981 Onenss Of Juju, dal 1982 al 1988 Plunky & Oneness of Juju e, finalmente, dal 1988 fino ad oggi Plunky & Oneness), che nei primi anni Settanta registrarono un paio di album per la mitica etichetta Strata East (''A Message From Mozambique'' nel 1973 [reperibile qui] e ''Chapter Two: Nia'' nel 1974 [qui]). Il collettivo ruotava attorno alla figura del leader e sassofonista James Plunky Branch. Nato e cresciuto a Richmond (in Virginia) all'interno di una società in cui la divisione razziale era ancora molto forte, Branch si trasferì successivamente a San Francisco dove avvenne l'incontro con l'Africa e il musicista Ndikho Xaba, preambolo della nascita di Ju Ju e della loro straordinaria miscela di improvvisazione, canti tradizionali, energia, ritmo e spiritualità. Attivi soprattutto nell’ambito della scena dei loft newyorkesi, i Juju sono stati spesso paragonati a musicisti come Pharoah Sanders e (forse) anche per questo a un certo punto Branch & company decisero di aprire il nuovo corso come Oneness Of Juju e di incorporare ai suoni afro-jazz della band precedente alcuni nuovi elementi introducendo massicce sonorità rhythm & blues e funk, grazie anche a una formazione aggiornata e allargata a un buon numero di strumentisti, a loro volta coadiuvati da una nutrita sessione di percussionisti di matrice africana e afro-cubana. Il sound della nuova formazione, più affine alle migliori cose degli Ohio Players o dei Kool & The Gang che non a quelle dei loft newyorkesi, è ben documentato da due splendide registrazioni di quegli anni: l’incredibile ''African Rhythms'', (che è anche il lavoro che il Giardino propone) edito dalla Black Fire nel 1975 e ristampato dalla Strut nel 2002, così come ''Space Jungle Luv'' di un anno successivo. Da ricordare che sempre la benemerita etichetta inglese nel 2001 ha licenziato un doppio cd antologico dal titolo ''African Rhythms - Oneness Of Juju 1970-1982'' [lo beccate quì] che ripercorre le varie fasi della musica di Plunky e soci, incentrandosi sul periodo attorno alla metà degli anni '70 (lo stesso a cui risalgono anche i due album appena citati); un travolgente viaggio attraverso i ritmi e l'energia dei loro brani più famosi, ma anche inediti, fino al 1982. Il gruppo continuerà poi il suo personale percorso negli anni successivi introducendo via via all’afro-funk e alla jazz fusion elementi disco, smooth e hip-hop.


Black Treasures/5 Stars



Prima di Sly Stone e di Jimi Hendrix c’erano loro, ma pochi se li ricordano. Quando nel 1966 registrarono il loro classico, ''Time Has Come Today'' (che poi diede anche il titolo al magnifico album del 1967 - che qui potete prelevare nell'edizione ristampata nel 2000 con quattro traccie in più rispetto a quelle dell' lp originale) la Columbia si rifiutò di pubblicarlo. Troppo 'estremo', troppo oltre per l’epoca, con quella miscela di soul, gospel, folk urbano e psichedelica vertiginosa. Mesi dopo l’etichetta si convinse e il pezzo arrivò all’undicesimo posto delle classifiche USA. I Chambers Brothers furono fondamentali. In breve: dal Mississippi si trasferirono a Los Angeles esibendosi in chiesa come artisti gospel; poi il cambio di rotta: l’esordio come folkster, prima acustici e poi elettrici; il concerto al festival di Newport nel 1965 dove furono cacciati dopo aver eseguito proprio ''Time Has Come Today'', ma dove allo stesso tempo si costruirono un seguito inossidabile.

Chambers Brothers: Time Has Come-The Best Of

Poi Dylan li volle alle session di Highway 61 Revisited e fece da tramite per l’ingresso nella band di Brian Keenan (il bianco che spunta nelle foto delle copertine), batterista già con il celebre gruppo britannico Manfred Mann. I Chambers Brothers, che superarono a sinistra il psych-folk di Byrds e Moby Grape, ebbero anche un altro merito: furono molto groovy e molto black. Basta ascoltare la straordinaria raccolta ''Time Has Come: The Best Of Chambers Brothers'' (Columbia, 1996) per rendersi conto. Meraviglie.


venerdì 19 novembre 2010

Black Treasures/5 Stars


La copertina originale di ''Proud Mary'' (1969)

 Già qualche tempo prima della dipartita dell’immenso (in tutti i sensi) Solom Burke, stavo pensando a una serie di post mirati ai tesori della black music e ai grandi personaggi del soul tra cui, ovviamente, sarebbe dovuto rientrare di diritto anche il buon Solomon, ma dopo le sfortunate circostanze e l’inaspettata scomparsa del nostro ''Vescovo'' preferito, l’idea che queste righe potessero assumere i connotati della solita celebrazione di rito (niente di male, ben inteso) mi fecero (provvisoriamente) desistere, e mi limitai a un minimalissimo post di congedo (vedi sopra). Ora ci torno sù, convinto come e più di prima dell’importanza ricoperta da un personaggio la cui voce rimarrà, in assoluto, una delle più belle, rappresentative e importanti della storia di tutta la musica black..

Dovessi ora limitarmi a consigliare solo un disco di questo grande artista (escludendo il celeberrimo ''Don’t Give Up On Me'', uno dei più clamorosi ritorni alla ribalta di sempre), molto probabilmente sarei combattuto tra una fantastica antologia del periodo Atlantic (il doppio cd della Rhino, ''Home In Your Heart: The Best Of Solomon Burke'' potrebbe andare benissimo) [disc1] & [disc2] e lo straordinario ''Proud Mary'', inciso nel 1969 a Muscle Shoals, un album in cui Burke affronta anche alcune cover di grande calibro, permettendo così di pesare ancora meglio la sua statura di interprete.

Copertina della ristampa della Sundazed

''Proud Mary'' è naturalmente il classico dei Creedance e a distanza di più di quarant’anni si comferma una possente miscela soul-country-rock da togliere il fiato. ''These Arms Of Mine'' è un Redding d’annata e Burke ne offre una versione splendida, in perfetto clima ''deep soul'', così come per ''Uptight Good Woman'' (Wilson Pickett non riuscì a fare di meglio). ''That Lucky Old Sun'' è invece un vecchio standard che lui 'strapazza' con bordate canore incredibili. ''What Am I Living For'' viene dal repertorio del grande Chuck Willis e ne riceve un trattamento di alta intensità intimista. Questa era la crema dell’album originale, completata/contornata da altre ciliegine nei bonus rintracciabili in particolare in due delle successive ristampe: quattro quelli di ''The Bishop Rides South'' un vinile che la Charly pubblicò nel 1988, e ben sette quelle di ''Proud Mary: The Bell Sessions'' cd pubblicato dalla Sundazed nel 2000. Tra queste l’eccellente ''I’m Gonna Stay Right Here'', il country-soul ''God Knows I Love You'' e la versione di ''In The Ghetto'' di Elvis. Non potete immaginare la soddisfazione che provo in questo momento nello stringere tra le mani il vinile originale di Prod Mary. Qualche anno addietro lo prelevai in una fiera del disco da una bancarella black-oriented, accoppiandolo, non bastasse, proprio alla ristampa in cd della Sundazed a cui stavo accennando. Credo che il venditore non si rese nemmeno conto (o non lo diede a vedere) che stavo acquistando due volte il medesimo lavoro, pur con la differenza del supporto (e dei bunos a cui accenavo poc’anzi). Io ne ero consapevole, ma volevo assolutamente colmare questa lacuna collezzionistica. Prima di scrivere queste righe ho fatto una piccola ricerca per vedere se il disco sia in qualche modo ''reperibile'' anche in rete, trovando (qui oppure qui) un paio di link da cui poter allegramente prelevare la ristampa della Sundazed. Scomettiamo che la prossima mossa sarà regalarvi il cd originale, magari a Natale?

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sabato 30 ottobre 2010

Black Pearls: Hipshakers


Hipshakers Vol.1: Teach Me to Monkey (Vampi Soul, 2010)

Semplicemente spettacolare! Con una ventina di temi rhythm & blues e soul da togliere il fiato, "Teach Me to Monkey" (Vampi Soul, 2010) rappresenta il primo capitolo di una serie chiamata "R&B Hipshakers" e inanella un florilegio di 45 giri usciti originariamente su King e Federal scrupolosamente selezzionati dal prestigioso speaker radiofonico e dj Mr Fine Wine (Downtown Soulville, WFMU). Le venti canzoni contenute nella raccolta interpretate, tra gli altri, da artisti come Hank Ballard, Johnny Watson, Willie Dixon, Freddy King, Eugene Church … furono registrate tra il 1956 e il 1967 e non erano mai state rieditate in precedenza. Una collezione di autentiche gemme, ballabilissime e freneticissime, con elettrizzanti chitarre e esuberanti parti vocali che in quegli anni innescarono, anche negli adolescenti inglesi dall’altra parte dell’oceano, soprattutto grazie alla diffusione via radio,  una vera e propria rivoluzione estetica e sonora. Non fatichiamo a crederci. Bomba!


venerdì 29 ottobre 2010

Black Pearls: Jump And Shout!


 Jump And Shout (Jump)

I brani di ''Jump And Shout!'' (Jump Records, ?)  ci raccontano il suono del funk e del r&b più primitivo: bassissima fedeltà, ed altissima energia. E divertimento: una gran voglia di far festa, ballare e urlare sui tempi sicopati di questi rarissimi 45 giri; brutale party music in cui si respira l’aria del più autentico spirito underground. Autentiche gemme come ''If You Wanna" di Baby Jean, ''The Zombie Stomp'' di Danny Ware, "The Grunt" di Eddie Kirk o "Way Down Home" di Larry Bright, avrebbero potuto tranquillamente arrivare in cima alle classifiche se ancora una volta non fossimo costretti a tirare in ballo la famigerata segregazione razziale che in quegli anni ('50) incideva inevitabilmente sulle programmazioni radiofoniche e di conseguenza anche sulle vendite. Peccato solo per le note di copertina offerte dalla Jump (credo una misteriosa sottoetichetta dell Crypt), praticamente assenti (scarse le informazioni riportate: manca adirittura l’anno di pubblicazione del CD e compaiono solo i titoli dei brani e gli artisti coinvolti). Restano comunque 26 scopiettanti canzoni che attendono solo di essere scoperte.You Can't Sit Down!


sabato 2 ottobre 2010

Black Pearls: Black rock'n'roll



Pare che se nell'America degli anni Cinquanta non ci fosse stata la segregazione razziale, i 24 brani di questa magnifica antologia sarebbero quasi sicuramente finiti in cima alle classifiche dell'epoca. Invece, mentre Elvis diventava famoso, il rock'n'roll dei musicisti di colore era confinato a classifiche di genere, le cosiddette rare charts. In ''Roll Your Moneymaker. Early Black Rock'n'Roll (1948-1958)'', pubblicato lo scorso anno dall' eccentrica etichetta Trikont, incontriamo personaggi molto noti (come Bo Diddley, Chuck Berry, Ike Turner, Joe Tex ...) ma anche qualche artista il cui nome è stato cancellato dal tempo. Tra le tracce più esplosive segnalerei quelle di Lazy Lester, Ann Cole e Ike Turner. Il brano più straordinario è invece, sempre a parer mio, ''Space guitar'' (video sotto) di Johnny Guitar Watson, tra Jimy Hendrix e i Ventures (ma pensate in che anni siamo!). Un disco davvero sorprendente che ebbi la fortuna di comprare a un prezzo abbastanza economico prima dell'estate e che ora sono andato a ripescare in rete a giovamento di tutti gli amanti delle black pearls. Qui trovate la scaletta con i samples audio di tutti i brani. Prima di concludere ricordo che è disponibile anche un secondo volume, ''I Smell A Rat: Early Black Rock'n Roll Vol. 2 (1949-1959)'' edito sempre dalla Trikont, ma uscito quest'anno. Cercatelo, penso ne valga la pena.


martedì 11 maggio 2010

Black Pearls: Black Power



In molteplici campi di espressione artistica, la cultura nera è andata (e va) reclamando un suo spazio e una sua considerazione, e, soprattutto, è andata (e va) mostrando la sua volontà di urlare al mondo (bianco o nero che sia) la sua integrità, la sua ricchezza di contenuti, la sua forza interiore, la sua squisitezza formale, la sua poesia. I brani di queste due compilation, uscite una decina d'anni fa sempre per la Harmless, mettono in fila una serie di artisti fondamentali da questo punto di vista, capaci di dar vita a incontri ispirati e consapevoli di musica e poesia, ritmi e parole, da James Brown ad Archie Spepp da Nina Simone agli Isley Brothers (e tantissimi altri). La tensione, la rabbia e la speranza che scuotevano la vita della comunità afroamericana si rifletteva completamente in queste canzoni. Il rap non c'era ancora, ma c'erano i Last Poets, Gill Scott-Heron e i romanzi di James Baldwin. C'era rabbia, ma anche una forte carica positiva, una grande energia. Il loro stile era profondamente legato alla poesia, quella destinata alle comunità: la tradizione orale delle radici africane che passava per il jazz, la soul music e il funky.


Stand Up And Be Counted
Soul, Funk And Jazz From A Revolutionnary Era Vol.1 (1999)




Stand Up And Be Counted
Soul, Funk And Jazz From A Revolutionnary Era Vol.2 (2000)


domenica 25 aprile 2010

Black Pearls: American Funk route (Part 2)


Golden State Funk 
Impossibly Rare Funk From The Bay Area (BGP, 2007)




Southern Funkin
 Louisiana Funk & Soul 1967-1979.(BGP, 2005)



 
 
Searching For Soul 
Rare & Classic Soul, Funk And Jazz
From Michigan 1968-80 (Luv N' Haight, 2005)





Wheedle's Groove
 Seattles'Finest In Funk And Soul 1965-75 (Light In The Attic, 2004)





Miami Sound 
Rare Funk & Soul From Miami, Florida 1967-1974 (Soul Jazz, 2003)



 

Texas Funk
 Hard Texas Funk 1968-1975 (Jazzman, 2002)



Ci sarebbe anche New Orleans ... qui.

giovedì 22 aprile 2010

Black Pearls: Funk ultra-raro


Quantic - The World's Rarest Funk 45s
 
Tracklist/ascolto - Download




Quantic - The World's Rarest Funk 45s Vol. Two


A proposito di funk ultra raro: ci sarebbero anche queste antologie presentate da Quantic e compilate da Gerald Short (dj e creatore della Jazzman, l'etichetta che le pubblica) e Malcom Catto (Connie Price & The Keystones, Das Goldenes Zeitalter, Heliocentrics, Quantic & His Combo Bárbaro, Soul Destroyers ...), uscite nel 2006 e 2007. Materiale che scotta!

Black Pearls: Because You're Funky

Tracklist - Download


Se volete portare a casa due antologie capolavoro di funky music in un sol colpo, oltre a ''Proposition Funky Disposition ...'' presentata nel post precedente, non lasciatevi sfuggire nemmeno questa: ''The Rustler Presents: Because You're Funky'' (Lo Recordings, 2003). Un'orgia di 45 giri rarissimi. Il compositore è Russel Smith, alias The Rustler, dj che da quasi vent'anni si occupa di soul e funk (tra le altre cose ha anche prodotto il classico dance Pump Up The Volume dei Marrs) e ha collaborato con l'etichetta Lo Recordings, che a sua volta lo ha convinto a mettere in piazza i suoi gioielli. Un ulteriore spinta è arrivata dall'amico collezzionista, dj e suo mentore, Keb Darge. E alla fine eccoli: zeppi di hammond, quasi esclusivamente strumentali (con qualche commento di assenso al groove profuso). I 24 pezzi della raccolta, tutti provenienti da minuscole etichette Usa (periodo 1965-1973), costituiscono un campionario di sample senza pari. Raccolta incredibile.

Black Pearls: Funky Dispositions


The Propositions -Funky Disposition
The Complete Collection [Original rec. remast.] (Luv 'N' Haight, 2005)



Chitarre lisergiche, bassi slabbrati, percussioni a raffica .... raccolta devastante! Una delle migliori antologie di funky music che vi possa capitare di ascoltare nell'arco di un intera esistenza. Godere!

mercoledì 21 aprile 2010

Black Pearls: I Faraoni della black music


The Pharaohs



 
Tracklist - Download


Due bellissimi dischi dei Pharaohs licenziati nel 1996 dalla Luv 'N' Haight: il primo, ''The Awakening'', contiene il loro unico meraviglioso album del 1971, il secondo, ''In The Basement'', raccoglie varie rarità e traccie dal vivo (tra cui una superba versione di ''People Make The Worlds Go Round'' degli Stylistics). Entrambi lasciano subito trasparire la grande energia dispensata dal combo di Chicago. Sul palco apparivano come una congrega di affiliati alla setta di Sun Ra, mentre il loro jazz-funk afro-latino, costruito su lunghe ed intensissime improvvisazioni ad alto contenuto ritmico, li rivelava come una delle più irresistibili realtà dell'allora fiorente circuito di happening-jazz. Anche attraverso la loro musica, il loro cercare le radici africane nel jazz e nel funk, passavano i temi e le caratteristiche della cultura della ''consapevolezza nera''. Quella voce collettiva che nel corso degli anni Settanta è stata forse il motivo di maggiore interesse e occasione dei più fertili stimoli creativi per una intera generazione di musicisti jazz.

martedì 20 aprile 2010

Black Pearls: Papa-Oom-Mow-Mow



Papa-Oom-Mow-Mow



Non date troppa confidenza a queste canzoni o sarete perduti. E' che proprio non riesco a togliermi questo disco dalle scatole ... Loro comunque sono i Rivingtons, quelli di "Papa-Oom-Mow-Mow" (l'originale!), tanto per intenderci. Fanno doo-woop, alternando ballate soul a pezzi ben più dinamici e contagiosi, con un denominatore comune: l'alta qualità.


lunedì 19 aprile 2010

Black Pearls: Jerk! Shake! And Vibrate!


Jerk! Shake! And Vibrate!


Ma come si fa!: dopo averla caricata in rete, mi stavo clamorosamente dimenticando di ''Jerk! Shake! And Vibrate! - Greasy R&B & Soul-Stompin' Pound'' (Stomp, 2001) fantastica antologia che, tra l'altro, può essere tranquillamente accoppiata a Soul Stomp! condividendo con quest'ultima casa discografica (Stomp Rec.) e, in buona parte, contenuti musicali. Vibrate gente, e non ve ne pentirete!