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venerdì 19 novembre 2010

Black Treasures/5 Stars


La copertina originale di ''Proud Mary'' (1969)

 Già qualche tempo prima della dipartita dell’immenso (in tutti i sensi) Solom Burke, stavo pensando a una serie di post mirati ai tesori della black music e ai grandi personaggi del soul tra cui, ovviamente, sarebbe dovuto rientrare di diritto anche il buon Solomon, ma dopo le sfortunate circostanze e l’inaspettata scomparsa del nostro ''Vescovo'' preferito, l’idea che queste righe potessero assumere i connotati della solita celebrazione di rito (niente di male, ben inteso) mi fecero (provvisoriamente) desistere, e mi limitai a un minimalissimo post di congedo (vedi sopra). Ora ci torno sù, convinto come e più di prima dell’importanza ricoperta da un personaggio la cui voce rimarrà, in assoluto, una delle più belle, rappresentative e importanti della storia di tutta la musica black..

Dovessi ora limitarmi a consigliare solo un disco di questo grande artista (escludendo il celeberrimo ''Don’t Give Up On Me'', uno dei più clamorosi ritorni alla ribalta di sempre), molto probabilmente sarei combattuto tra una fantastica antologia del periodo Atlantic (il doppio cd della Rhino, ''Home In Your Heart: The Best Of Solomon Burke'' potrebbe andare benissimo) [disc1] & [disc2] e lo straordinario ''Proud Mary'', inciso nel 1969 a Muscle Shoals, un album in cui Burke affronta anche alcune cover di grande calibro, permettendo così di pesare ancora meglio la sua statura di interprete.

Copertina della ristampa della Sundazed

''Proud Mary'' è naturalmente il classico dei Creedance e a distanza di più di quarant’anni si comferma una possente miscela soul-country-rock da togliere il fiato. ''These Arms Of Mine'' è un Redding d’annata e Burke ne offre una versione splendida, in perfetto clima ''deep soul'', così come per ''Uptight Good Woman'' (Wilson Pickett non riuscì a fare di meglio). ''That Lucky Old Sun'' è invece un vecchio standard che lui 'strapazza' con bordate canore incredibili. ''What Am I Living For'' viene dal repertorio del grande Chuck Willis e ne riceve un trattamento di alta intensità intimista. Questa era la crema dell’album originale, completata/contornata da altre ciliegine nei bonus rintracciabili in particolare in due delle successive ristampe: quattro quelli di ''The Bishop Rides South'' un vinile che la Charly pubblicò nel 1988, e ben sette quelle di ''Proud Mary: The Bell Sessions'' cd pubblicato dalla Sundazed nel 2000. Tra queste l’eccellente ''I’m Gonna Stay Right Here'', il country-soul ''God Knows I Love You'' e la versione di ''In The Ghetto'' di Elvis. Non potete immaginare la soddisfazione che provo in questo momento nello stringere tra le mani il vinile originale di Prod Mary. Qualche anno addietro lo prelevai in una fiera del disco da una bancarella black-oriented, accoppiandolo, non bastasse, proprio alla ristampa in cd della Sundazed a cui stavo accennando. Credo che il venditore non si rese nemmeno conto (o non lo diede a vedere) che stavo acquistando due volte il medesimo lavoro, pur con la differenza del supporto (e dei bunos a cui accenavo poc’anzi). Io ne ero consapevole, ma volevo assolutamente colmare questa lacuna collezzionistica. Prima di scrivere queste righe ho fatto una piccola ricerca per vedere se il disco sia in qualche modo ''reperibile'' anche in rete, trovando (qui oppure qui) un paio di link da cui poter allegramente prelevare la ristampa della Sundazed. Scomettiamo che la prossima mossa sarà regalarvi il cd originale, magari a Natale?

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venerdì 18 dicembre 2009

Una discografia per gli anni ''0'' / Solomon Burke

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SOLOMON BURKE
Don't Give Up On Me (Fat Possum Records)
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Uno dei dischi soul del decennio, domiciliato in casa Burke. Chi, all'epoca, lo aveva dato per disperso (erano del resto tre decenni che il Vescovo non faceva un disco all'altezza dei suoi classici) ha potuto fare tranquillamente libera ammenda. Un lavoro che sembra uscito da una capsula temporale piombata fra noi da circa metà anni '60 e dritta dagli studi della Stax a Memphis. ''Don't Give Up On Me'' uscito invece su Fat Possum nel 2002 è un album di quelli tipo ''non credo alle mie orecchie'', che resterà probabilmente un episodio isolato (Burke non è più tornato a quei livelli), ma lo spettacolo è così eccitante che non vale chiedersi se ci saranno repliche. Splendidi letti di spazzole amoreggiano con corde e fiati e non potrebbero accompagnare in maniera migliore la voce di quest'uomo possente. La scelta dei brani in scaletta e il nome degli autori, poi, amplifica il risultato finale, che è straordinario. Produzione affidata a Joe Henry, due ''guest star'' del calibro di Daniel Lanois e The Blind Boys Of Alabama, e canzoni che sono quasi tutti inediti a firma di gente come Elvis Costello, Bob Dylan, Nick Love, Van Morrison, Dan Penn, Tom Waits, Brian Wilson e lo stesso Joe Henry (scusate se è poco). Un opera destinata a restare. [Tracklist]
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