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martedì 19 marzo 2013

Uk Postcards 1982-1992: Ecstasy Symphony




TRACKLIST

01 - SHOP ASSISTANTS - Somewhere In China - da (Blue Guitar Records, 1986)
02 - BOO RADLEYS - Song For The Morning To Sing - da (Creation, 1992)
03 - THE TELESCOPES - And Let Me Drift Away - da (What Goes On Rec, 1989)
04 - SPACEMEN 3 - Come Down Softly To - da (Fire Records, 1988)
05 - SPECTRUM - Don't Go - da (Silvertone Records, 1992)
06 - PRIMAL SCREAM - I'm Comin' Down - da '(Creation Rec, 1991)
07 - SPIRITUALIZED - Smiles - da (Dedicated Records, 1992)
08 - SPACEMEN 3 - Ecstasy Symphony-Transparent Radiation - da (Glass, 1987)
09 - SPECTRUM - True Love Will Find You In The End - da (Silvertone Rec, 1992)
10 - BOO RADLEYS - Spaniard - da (Creation Records, 1992)
11 - SPIRITUALIZED - Shine A Light - da (Dedicated Records, 1992)
12 - SPACEMEN 3 - Lord Can You Hear Me - da (Fire Records, 1988)
13 - SPECTRUM - Lord i Don't Even Know My Name - da (Silvertone Rec, 1992)
14 - PRIMAL SCREAM - Inner Flight - da (Creation Records, 1991)
15 - PRIMAL SCREAM - Damaged - da (Creation Records, 1991)


  

giovedì 14 marzo 2013

Uk Postcards 1982-1992: Altered Perception




TRACKLIST

01 - LOOP - Forever - da (Head Records, 1987)
02 - SPACEMEN 3 - Revolution - da '(Fire Records, 1988)
03 - SPECTRUM - Sweet Running Water - da (Silvertone, 1992)
04 - SPIRITUALIZED - Sway - da (Dedicated Records, 1992)
05 - THE SHAMEN - Golden Hair - da (Materiali Sonori, 1988)
06 - CHAPTERHOUSE - Ecstasy II [Demo, 1991] - da (Dedicated, 1996)
07 - SUN DIAL - Tremelo - da (UFO Records, 1992)
08 - SPIRITUALIZED - If I Were With Her Now - da (Dedicated, 1992)
09 - SONIC BOOM - Help Me Please - da (Silvertone Records, 1990)
10 - ROSEMARY'S CHILDREN - (At The) End Of The Corridor - da (Él Rec, 1987)
11 - THE TELESCOPES - Flying - da (Creation records, 1991)
12 - RIDE - Unfamiliar - da (Creation Records, 1991)
13 - BOO RADLEYS - How I Feel - da (Rough Trade, 1990)
14 - SPACEMEN 3 - 2-35 - da (Glass Records, 1986)
15 - SUN DIAL - Exploding On Your Mind - da (UFO Records, 1990)
16 - LOOP - Heaven's End - da (Head Records, 1987)

 

lunedì 14 novembre 2011

Il Nuovo Giardino Magnetico presenta: Pais Tropical. Seconda parte (''Braziloscopic'' + ''0-Brazil'')



La MPB è espressione di una grande varietà di stili regionali che fondono musiche tribali africane (l'eredità degli schiavi), ballate portoghesi, suoni amerindi, una quantità di stili caraibici (a loro volta ibridi) e le musiche dei gruppi di immigrati europei arrivati in tempi più recenti. Certo poi l'ondata Tropicalista nei tardi anni Sessanta, ha saputo rinnovare parecchio mettendoci dentro di tutto un po', dal beat alla successiva rivoluzione psichedelica, dall'atonalità alla canzone di protesta, aprendo le porte a una nuova generazione di artisti (tropicalisti e post tropicalisti) che daranno alcuni dei suoi frutti migliori proprio sul finire degli anni Sessanta e nella decade successiva. Nelle città dello stato di Bahia, dove è cresciuta la maggior parte dei tropicalistas il meltin pot razziale e musicale è sempre stato particolarmente pronunciato. Quando Gilberto Gil, Caetano Veloso, Tom Ze, Gal Costa e compagnia bella si incontrarono nei primi anni Sessanta all'università di Bahia conoscevano bene lo stile dominante della bossa nova, che suonavano con le loro chitarre acustiche e cantavano con le loro voci dolci, ma anche le marce samba del carnevale e la musica da ballo rurale a base di fisarmoniche (forrò soprattutto) mentre alla radio si ascoltava il R&B, Celia Cruz, Duke Ellington, Elvis Presley... Solo Tom Zé studiava musica classica all'università (con Ernst Wildmer, un seguace di Stravinskij), università che in quel periodo erano una specie di focolaio delle arti, con nuove scuole di cinema, teatro e danza, oltre che di musica. I futuri tropicalisti erano esposti e sempre più interessati alla filosofia e all'estetica modernista a 360%, tanto che Caetano, Gilberto e gli altri elaborarono una nuova idea di rock, rivoluzionaria per l'epoca; non solo Beatles, Bob Dylan e Jimi Hendix dunque: volevano usare la loro musica per scaraventare il pop brasiliano fuori dai suoi confini nazionalisti rifiutando il ruolo di artisti di un paese del terzo mondo che vive all'ombra di quelli più sviluppati e, a quanto pare, ci sono riusciti. Ma arriviamo ai brani di queste due raccolte che rappresentano (o vorrebbero farlo nelle intenzione del sottoscritto) uno spaccato di questa visione 'kailedoscopica' (appunto) ed 'emancipata' della MPB, ieri come oggi, attraverso autori (più o meno noti) e alla comune voglia di deliziare e stupire, tra spigoli e melodie. Oltre a ''Braziloscopic!'' (a cui ho dato il sottotitolo di ''New Directions in Brazilian Music 1969-1979'') mi è sembrato opportuno recuperare e riproporre per l'occasione (in una nuova veste - i-pod restayling - e a portata di - unico - click ), una doppia raccolta di canzoni intitolata semplicenmente ''0-Brazil'' che presentai nel blog qualche tempo fa (per chi ne fosse interessato QUESTO IL LINK con tracklist e download) in una sorta di filo rosso che lega attitudinalmente le due antologie. Trattasi di brani assai più recenti (anche se con qualche autore in comune con ''Braziloscopic!") prelevati, come si può evincere dal titolo della raccolta, da lavori usciti in un lasso di tempo che interessa una quindicina d'anni e in particolare la decade dei cosidetti anni zero. Buon ascolto a tutti voi.


BRAZILOSCOPIC
New Directions in Brazilian Music 1969-1979



TRACKLIST

01 - GAL COSTA  - Não Identificado - da ''Gal Costa 1969'' ('69)
02 - NARA LEÃO - Atrs Do Trio Eltrico - da ''Coisas Do Mundo'' ('69)
03 - TOM ZÉ - Namorinho De Portao - da ''Grande Liquidaçao'' ('68)
04 - JORGE BEN - Menina Mulher Da Pele Preta - da ''A Tábua De..'' ('74)
05 - ALCEU VALENÇA & G. AZEVEDO - Me Dá Um Beijo - da ''s/t'' ('72)
06 - DOM SALVADOR E ABOLIÇÃO - Uma Vida - da ''Som, Sangue..'' ('71)
07 - MARCOS VALLE - Garra Garra - da ''Garra 1971'' (1971)
08 - PAULO DINIZ - Ponha um Arco-Iris.. - da ''Quero Voltar Pra Bahia'' ('70)
09 - ZÉ RAMALHO - Vila Do Sossego - da ''Zé Ramalho [Avôhai]'' ('78)
10 - EDNARDO - Carneiro - da ''O Romance Do Pavão Mysteriozo'' ('74)
11 - SÉRGIO SAMPAIO - Cala a Boca Zebedeu - da ''Eu Quero é Botar..'' ('73)
12 - TOM ZÉ - Sem Entrada E Sem Mais Nada - da ''Grande Liquidaçao'' ('68)
13 - GAL COSTA - Tuareg - da ''Gal 1969'' (Philips, 1969)
14 - GILBERTO GIL - Queremos Guerra - da ''G.G. [Cérebro Eletrônico]'' ('69)
15 - JORGE BEN - Magnólia - da ''A Tábua De Esmeralda'' ('74)
16 - CHICO BUARQUE - Caçada - da ''Quando o Carnaval Chegar'' ('72)
17 - LÔ BORGES - Equatorial - da ''A Via Láctea'' ('78)
18 - MARCOS VALLE - Vinte e Seis Anos De Vida Normal - da ''Garra'' ('71)
19 - ALCEU VALENÇA & G. AZEVEDO - Seis Horas - da ''s/t'' ('72)
20 - ZÉ RAMALHO - A Noite Preta - da ''Zé Ramalho [Avôhai]'' ('78)
21 - DOM SALVADOR E ABOLIÇÃO - Hei! Voce - da ''Som, Sangue..'' ('71)
22 - JORGE BEN - Zumbi - da ''A Tábua De Esmeralda'' ('74)
23 - GAL COSTA - Índia India - da ''Índia'' (1973)
24 - LUIZ EÇA Y LA F. S. - Pais Tropical - da ''La Nueva Onda..'' ('78)




lunedì 20 dicembre 2010

Grazie Capitano!



Ai navigatori del rock underground degli anni Sessanta, Captain Beefheart apparve come un fantasma, carico di misteri. Coniugava il crudo blues di Howlin' Wolf con i celesti ghosts di Albert Ayler, sposava la sfrontata curiosità del nuovo rock californiano d'avanguardia con la bizzarria di Frank Zappa. Non bastasse la musica, era anche poeta lunatico e surreale. Diventò un mito, e tale è rimasto negli anni, e tale rimmarrà nei prossimi. La sua eretica arte è e sarà venerata da un'infinità di musicisti, non ultimi molti dei protagonisti di un certo ispido rock moderno. Di Beefheart non esistono molti segreti discografici. La produzione è nota e per la maggior parte rintracciabile anche in cd, con punte favolose in quelli sul finire degli anni Sessanta. Scompare uno dei grandi, dei grandissimi. Grazie capitano!

giovedì 9 dicembre 2010

Alieni afro-funk



Anche se il disco è facilmente raggiungiblile in rete (per esempio qui), il consiglio resta pur sempre quello dell’acquisto. Perche? Provate a chiederlo a Frank Gossner, Mr. Voodoofunk (aka Dj Franc o Soulpusher) che dopo quattro anni di estenuanti ricerche, nove viaggi che lo hanno portato in Ghana e decine di annunci su giornali e radio pur di rintracciarli, è finalmente riuscito a mettere le mani sull’unico Ep e sui due 7’’ dei Psychedelic Aliens (a lungo inseguiti dai collezzionisti) che ha poi raccolto in questo prezioso ''African Psycho Beat'' (Academy Lps, 2010), vale a dire l’intera discografia della band. Un gruppo fantastico, tre anni di musica senza precedenti. Si parla adirittura di una della prime vere afro-funk band a registrare (siamo nei Sessanta), diventando così uno dei nomi caldi dell’allora scena musicale di Accra, a quell'epoca centro nevralgico dei suoni Highlife. Otto brani, otto goccie di soul, funk, garage rock e psichedelia colate sui ritmi africani e sulle melodie tradizionali. Da non perdere. I links: Voodofunk / Academy LPS.


domenica 21 novembre 2010

Black Treasures/5 Stars



Prima di Sly Stone e di Jimi Hendrix c’erano loro, ma pochi se li ricordano. Quando nel 1966 registrarono il loro classico, ''Time Has Come Today'' (che poi diede anche il titolo al magnifico album del 1967 - che qui potete prelevare nell'edizione ristampata nel 2000 con quattro traccie in più rispetto a quelle dell' lp originale) la Columbia si rifiutò di pubblicarlo. Troppo 'estremo', troppo oltre per l’epoca, con quella miscela di soul, gospel, folk urbano e psichedelica vertiginosa. Mesi dopo l’etichetta si convinse e il pezzo arrivò all’undicesimo posto delle classifiche USA. I Chambers Brothers furono fondamentali. In breve: dal Mississippi si trasferirono a Los Angeles esibendosi in chiesa come artisti gospel; poi il cambio di rotta: l’esordio come folkster, prima acustici e poi elettrici; il concerto al festival di Newport nel 1965 dove furono cacciati dopo aver eseguito proprio ''Time Has Come Today'', ma dove allo stesso tempo si costruirono un seguito inossidabile.

Chambers Brothers: Time Has Come-The Best Of

Poi Dylan li volle alle session di Highway 61 Revisited e fece da tramite per l’ingresso nella band di Brian Keenan (il bianco che spunta nelle foto delle copertine), batterista già con il celebre gruppo britannico Manfred Mann. I Chambers Brothers, che superarono a sinistra il psych-folk di Byrds e Moby Grape, ebbero anche un altro merito: furono molto groovy e molto black. Basta ascoltare la straordinaria raccolta ''Time Has Come: The Best Of Chambers Brothers'' (Columbia, 1996) per rendersi conto. Meraviglie.


lunedì 17 maggio 2010

Texas, passato e presente


ROKY ERICKSON with OKKERVIL RIVER
True Love Cast Out All Evil (Chemikal Underground, 2010)



Roky Erickson appartinene a quel genere di artisti che molti non esiterebbero a definire ''maledetti''. Nel suo caso, questa definizione si fà ancora più calzante se consideriamo i frequenti ''passaggi'' in centri di salute mentale, le terapie a base di elettroshock, il carcere e le perdite irreversibili del musicista texano. Nemmeno il talento dimostrato con uno dei gruppi di rock psichedelico più importanti di ogni tempo, i 13th Floor Elevators, è valso a rendere il suo nome immediatamente riconoscibile ai più, a dargli la notorietà che invece avrebbe meritato. Okkervil River, dal canto suo, è un'ottima band di Austin che in più di dieci anni di attività si è sempre mantenuta libera da vincoli di mode e commercio e la cui musica si muove a metà tra classic rock e indie rock (chi ancora non li conosce vada a ripescarsi almeno ''Down The River Of Golden Dreams'' ''Black Sheep Boy'' e ''The Stage Names''). E' da una brillante intuizione del loro manager che è nata l'idea dell'incontro con Erickson: il presente che riprende e filtra con molto ripetto il passato di un uomo che a sua volta ridiventa protagonista. Anche per questo ''True Love Cast Out All Evil'' è il brillante risultato di una collaborazione che va molto al di là di una semplice rivisitazione della memoria. Prodotto da Will Sheff degli stessi Okkervil River, le dodici canzoni prescelte per questo lavoro, escono da un cilindro di 60 brani disponibili e abbracciano più di trent'anni della vita artistica di Erickson. Una delle migliori sorprese è constatare come la voce del ''vecchio'' suoni ancora maledettamente carica di tinte espressive, di come riesca a dispensare emozioni dall'inizio alla fine. ''Devotional number one'' e ''God is everywhere'', i brani che emblematicamente aprono e chiudono il disco, sono costruiti su due field recording e si presentano quasi identiche a come Erickson le registrò durante uno dei tanti periodi di reclusione a partire dalla ''casalinga'' qualità sonora. ''Ain't blues too sad'' é un tema di country-blues costruito su una base d'organo hammond e interpretato magistralmente da Erickson. La splendida ''Goodbye sweet dream'' si muove su territori appena più psichedelici e a mio parere costituisce uno dei vertici del disco assieme alla successiva ''Be and bring me back home'' che, non so perchè, mi ha ricordato parecchio certe cose dei Green On Red. Poi ancora il ritmatissimo pop-rock alla Big Star di ''Brick back the past'' che lascia spazio alla ben più riflessiva (e autobiografica?) invocazione per pianoforte e voce di ''Please Judge'' (''Non sbattere dentro quel ragazzo ...''). La parte più cruda, distorta e visionaria arriva invece con la bellissima ''John Lawman'', prima di tornare a canovacci ancora parecchio classici (ma dalle differenti tonalità) con ''True Love Cast Out All Evil'' (un country denso e riflessivo), ''Forever'' (un avvicinemento al soul) e ''Birds'd Crash'' (una ballata rock costruita su una base soavemente distorta). Okkervil River si limitano ad accompagnare il maestro, ma lo fanno benissimo. Ne esce un disco meraviglioso, un profondo esercizio musicale che oltre a restituirci uno splendido Roky ci chiarisce una volta di più quanto amore, speranza e spiritualità siano l'essenza della sua sua muisica e del rock più autentico in generale. Sono commosso. Come minimo (8)

lunedì 3 maggio 2010

Goccie Psichedeliche

BOBBY CALLENDER
Rainbow (MGM, 1968)
 

Bobby Callender è da molti considerato come una delle figure mitiche del cosiddetto Indian Raga. Giustamente, mi verrebbe da dire dopo aver potuto ascoltare da poco, e per la prima volta, questo incredibile ''Rainbow'', disco uscito originariamente nel 1968 (ristampato molti anni più tardi dall' Akarma con l'aggiunta di un paio di bonus) e, almeno credo, primo di (solo) due lavori a suo nome. Psichedelico, spirituale, ipnotico, raffinato, mistico e soprattutto molto, ma molto free, ''Rainbow'' è il capolavoro di uno spirito libero, nella musica e nell'anima. Qui si esce dal tempo e si perde lo spazio. Cortociucuito perfetto. Callender è un genio afroamericano innamorato delle filosofie orientali che usa la ''musica libera'' per non cadere nei cliché dell'esoterismo indu. Non sembra niente ed è tutto. Un' esperienza che va fatta. Intanto la caccia al successivo ''The Way'', del 1971, è già partita. ''Il mio arcobaleno di colori riflette passato e presente di ogni cambiamento, è stato indicato per rappresentare lo spettro della mia vita e solo lui conosce i colori occulti del mio futuro''.

giovedì 29 aprile 2010

Memorie dal sottosuolo: País Tropical

 

La scena musicale brasiliana nella seconda metà degli anni '60 è un crogiolo di stili e di esperienze diverse. Il samba, la musica tradizionale del paese, è più vivo che mai (soprattutto grazie al samba de escola, celebre colonna sonora del Carnevale, ma anche attraverso le samba-cançoes, le canzoni che si scrivevano per essere cantate tutto l'anno). La bossa nova, geniale fusione fra armonie jazz e ritmo brasiliano, ha ormai guadagnato la popolarità in tutto il mondo per merito di artisti come João Gilberto, Tom Jobim e Vinicius De Moraes, ma in patria sembra attraversare un momento di pausa, nonostante i successi di Chico Buarque de Hollanda. L'esplosione del pop e del rock di matrice inglese e americana (Beatles, Hendrix ...) ha prodotto i suoi effetti anche in Brasile con il movimento della Jovem Guarda (di cui Roberto Carlos è l'esponente più noto), che raccoglie enormi consensi fra gli adolescenti e che viene propagandato come "la nuova musica", in contrasto con il samba e la bossa nova.



Data l'importanza della musica nella vita e nel costume del Brasile, il confronto fra i diversi stili diventa argomento di grande interesse popolare. I cantanti si sfidano di continuo nei numerosi festival musicali, con uno straordinario seguito di pubblico. Gli artisti più famosi appaiono spesso in televisione, e non di rado sono essi stessi conduttori televisivi. Anche i concorsi riservati ai cantanti esordienti iniziano ad avere il loro seguito, e di tanto in tanto producono qualche canzone o artista di grande successo (come ad esempio, nel caso di Jorge Ben). E' in questo contesto, pieno di passione e di fermento, che il Brasile scopre il Tropicalismo, probabilmente l'ultimo grande movimento culturale brasiliano. Il nome del movimento deriva dall'istallazione ''Tropicalia'' di Helio Oiticia, presentata nel 1967 nel Museo di Arte Moderna a Rio de Janeiro: un labirinto e un percorso costeggiato da piante tropicali e invaso da suoni di uccelli che poi, a un certo punto, termina in un vicolo cieco di fronte al quale campeggia un televisore, naturalmente acceso.

''Tropicalia'' di Helio Oiticia

 L'idea che stà alla base di questo movimento, nato ufficialmente nel 1967, è semplice e rivoluzionaria al tempo stesso. Anziché limitarsi a coltivare la tradizione brasiliana, l'artista deve aprirsi a quanto arriva dall'estero (da fuori), assimilare l'esperienza straniera e ricrearla con elementi locali, riproducendo qualcosa di assolutamente autonomo nello stile e nei riferimenti culturali, e che allo stesso tempo possa funzionare come prodotto d'esportazione. La metafora, ripresa da un movimento culturale degli anni '20, è quella dell'antropofagismo (il Manifesto Antropofago di Oswald de Andrade): le nuove tendenze provenienti dall'estero vanno divorate ed assimilate, per poi confluire (naturalmente) nella produzione artistica del paese.


Caetano e Gil (sotto Gal Costa)

Le figure più rappresentative del movimento sono, da subito, quattro artisti di Bahia, all'epoca tutti giovanissimi. Caetano Veloso, il filosofo del movimento, autore di canzoni memorabili, cantante raffinato e trasgressivo al tempo stesso; Gilberto Gil, chitarrista e compositore di enorme talento, l'anima africana del gruppo; Gal Costa, dotata di una bellissima voce calda e rotonda, di derivazione bossanoviana; Maria Bethânia, sorella di Caetano, interprete appassionata e intensa, dalla proverbiale presenza scenica.



I primi tre, in particolare, regaleranno sei album al tropicalismo (due a testa tra il 1968 e il 1969, tutti bellissimi - vedi discografia sotto), tutti intitolati semplicemente con il nome dell'artista, e dove l'idea del movimento e della collettività giocano un ruolo preponderante (rimanendo quindi fedeli ai presupposti estetici ed etici del movimento come vedremo).




Il Tropicalismo esplode in particolare con due canzoni: ''Domingo no Parque'' di Gil e ''Alegria Alegria'' di Caetano (inserite nei rispettivi album omonimi del 1968), primo vero deflagrante manifestarsi della cultura tropicalista (Camminando controvento / Senza un fazzoletto, senza un documento / Nel sole di quasi dicembre / Io vado / Il sole si sparpaglia incrimini /Astronavi, guerriglieri / Bellissime Cardinali / Nelle facce dei presenti /Nei grandi baci d'amore / In denti, gambe, bandiere / Bomba e Brigitte Bardot).




Affascinati e allo stesso tempo in rottura con i grandi della bossa, in particolare Jobin e Joao Gilberto, Veloso e i suoi amici tropicalisti operano un capovolgimento che fa leva su un doppio movimento, solo in apparenza contraddittorio (e ritorniamo al concetto di antropofagismo a cui si accennava appena sopra): rianimare una tradizione selvaggia e popolare (per esempio le sambe dei quartieri bassi o i boleri delle strade malfamate) occultata dalla squisita delicatezza della bossa, ma anche aprire la musica brasiliana a ciò che le è estraneo, cioè ad altri ritmi, suoni, stili (in particolare il pop, la psichedelia, il jazz). Tra l'altro i tropicalisti rimproverano ai loro brillanti predecessori il loro atteggiamento politicamente abbastanza sulla difensiva e fanno della loro musica una vera e propria arma di contestazione.



Indubbiamente il Tropicalismo, (''un movimento di provocazione, una mitragliatrice sulla vita intellettuale del paese'' ricorderà Veloso) trova il suo senso perchè nasce e si sviluppa in un Brasile soffocato da una dittatura militare, dove la cultura ha bisogno di essere profondamente svecchiata da incrostazioni e conservatorismi. Ma il tropicalismo è anche un movimento musicale e i suoi obiettivi, oltre che i comportamenti, riguardano il mondo delle canzoni. Già il fatto che Gil e Caetano, come Gal Costa e Mara Bethania provengano dal Nordeste, cioè dallo stato di Bahia, rappresenta una novità in un ambiente musicale dominato dalla musica carioca, cioè la musica di Rio de Janeiro. Non solo, ma la loro voglia di rinnovare utilizzando elementi esterni li porta a interagire con altri personaggi che vanno rivelandosi in quelli stessi anni, come il grande cantautore Milton Nascimento (che però procede sempre un po' per conto proprio, almeno rispetto al tropicalismo), Jorge Ben (lui si, grande simpatizzante del movimento, in sintonia soprattutto con l'anima profandamente aficana di Gilberto Gil) e soprattutto l'ecclettico e geniale Tom Ze.




Nel 1968 arriva il primo (citato omonimo) album di Veloso (disco che succede a ''Domingo'', realizzato in coppia con Gal Costa nel 1966), dove nel testo che lo accompagna il cantautore scrive: ''Chi oserebbe dedicare questo album a Joao Gilberto?''. Il fascino del disco (dalla coloratissima e tropicalissima copertina) risiede esattamente nell'accozzaglia psichedelica e nella mescolanza disordinata di influenze brasiliane, rock o persino indiane, cosa che non impedisce affatto alla bellezza delle canzoni e degli arrangiamenti di dispiegarsi con una ricchezza e una foga eccezzionali in ballate come ''Clarice'', in curiose canzoni come ''Anunciação'', o in strani inni come la bellissima, celebre e emblematica ''Tropicalia'' che apre l'album.




Introdotto dallo stridio di un violoncello, accompagnato da una percussione, Caetano la dice lunga sulle sue intenzioni: ''Io organizzo il movimento / io oriento il carnevale / io inauguro il monumento / nell'altopiano centrale del paese ...''. Il disco è il frutto di un montaggio degli elementi musicali più disparati: da quelli più raffinati a quelli più popolari, un lavoro zeppo di suoni e umori. C'è perfino un ''Ave Maria'' cantata tutta in latino accanto a un pezzo caraibico, ''Soy loco por ti America'' con il testo in spagnolo. Gil, l'amico di sempre, l'altro grande ideologo del nuovo movimento tropicalista, collabora a una fetta cospicua dei dodici pezzi. Gal partecipa ancora una volta. Insomma è la prova che il talento di Veloso non vuole conoscere confini o limitazioni di sorta. In ogni caso il tropicalismo risveglia la musica e tutta la cultura brasiliana e propone un'estetica politica cui non manca un rapporto con i mutamenti del cosidetto cinema novo dell'epoca, essendo il 1967 l'anno del film brasiliano più importante del periodo, lo straordinario e furiosamente disordinato Terra Em Trance del grande Glauber Rocha.




Il 68 è un anno intensissimo per i tropicalisti, ma soprattutto è l'anno del manifesto rivoluzionario: ''Tropicalia ou Panis et Circenses'', un disco collettivo a cui prendono parte quasi tutti gli artisti appartenenti al movimento: oltre a Caetano, Gil, Gal, intervengono gli Os Mutantes (quattro dischi dal 1968 al 1971, portano le chitarre elettriche all'interno della MPB - ''musica popular brasileira'' - i ''Mutanti'' vengono scoperti dopo aver registrato un ''jingle'' pubblicitario per la Shell, inserito nel loro omonimo disco, ''Os Mutantes'');




il cantautore Tom Zé (geniale autore troppo a lungo dimenticato, esordisce in quello stesso anno con il fantastico ''Tom Ze, Grande Liquidação'' - a parer mio una delle vette del tropicalismo - disco che metabolizza e riesce a far convivere magicamente la MPB con suoni d'ogni tipo: dai B-Movies, alle orchestrazioni circensi passando per la musica atonale e altro ancora);



la cantante Nara Leão (menzione per ''Nara Leao'' del 1968 e ''Coisas Do Mondo'' del 1969), proveniente come Gal Costa dalla bossa nova; l'arrangiatore Rogério Duprat (''A Banda Tropicallista do Duprait'' è un altro lavoro collettivo che raccoglie molte produzioni dello stesso Duprat insieme ad alcune cover da lui orchestrate); e infine il poeta Torquato Neto.





''Ou Panis Et Circenses'' ha già nel titolo la definizione della sua importanza, sia come legittimazione del movimento, sia per quanto concerne l'uso di quella frase latina, che riporta all'epoca dell'Impero Romano. ''Pane e circo rappresentavano la strategia di seduzione usata dagli imperatori per evitare le rivolte popolari. Assicurando cibo e divertimento, il popolo canalizza la rivolta contro l'oppressione attraverso la catarsi liberata negli spettacoli''. Come a voler dire che per i tropicalisti, la dittatura militare è un regime che attraverso il calcio e il carnevale riesce a tenere buono il popolo. Per quanto riguarda l'aspetto musicale, il disco contiene dodici ottimi brani che si dividono tra interpretazioni a nome di singoli e collaborazioni a più mani (tracklist qui) e cannibalizza impunemente tradizioni folkloriche e psichedelia, canzone popolare e avanguardia, bossanova, funk e quant'altro.




Il '68 è anche l'anno di ''Proibido proibir'', canzone di Veloso (importante più che altro da un punto di vista simbolico, essendo uno degli slogan del movimento) che si rifà al Maggio francese. Caetano la presenta nel mese di Settembre al Teatro dell'Università Cattolica nel corso del terzo festival internazionale della canzone. Il risultato è che la sua provocazione viene accolta male dal pubblico che lo sommerge di fischi e grida. Lui risponde aggressivo, attaccando la giuria del festival e gli stessi spettatori: ''Non capite nulla! Ma che gioventù è questa! Non conterete mai niente! ... La giuria è fatta di incompetenti. Escludetemi dalla classifica insieme con Gil!''. Anche se Veloso è pienamente cosciente di aver messo in scena soltanto una provocazione, i suoi atteggiamenti e quelli dei tropicalisti fanno sensazione nell'ambiente musicale brasiliano, e vengono pesantemente attaccati dalla critica più tradizionalista, che li accusa di tradire l'identità culturale del paese. Soprattutto, il movimento entra in rotta di collisione con i funzionari della giunta militare che governa il paese, e guidata in quegli anni dal generale Arthur da Costa E Silva. L'atteggiamento trasgressivo degli artisti e i testi delle loro canzoni, spesso ispirati ad argomenti di carattere sociale, finiscono quindi nel mirino, dapprima della censura, poi della polizia politica, fino all'arresto di Caetano Veloso e di Gilberto Gil negli ultimi giorni del 1968. I due amici restano dietro alle sbarre per due mesi. Non viene fornita nessuna motivazione ufficiale, se non quelle generiche di insulto alla bandiera brasiliana. Finita la detenzione vengono mandati a Salvador, sotto libertà vigilata e lontano dalle città ''calde'', Sao Paulo e rio de Janeiro.




E' in questo periodo che Caetano realizza il suo secondo disco omonimo (dello stesso periodo sono anche l'altro ''Gilberto Gil'', e i primi due dischi di Gal Costa - video -, ''Gal Costa'' e ''Gal'', tutti del 1969 e tutti bellissimi). Lo registra a Salvador solo con l'accompagnamento della chitarra di Gil, poi manda il nastro a San Paolo dove Rogerio Duprat aggiunge gli arrangiamenti. E' un album che si presenta in modo spartano: basta con le copertine colorate, questa è assolutamente bianca e porta soltanto la firma dell'autore. E' un disco ispiratissimo anche se, per certi versi, meno radicale rispetto ai precedenti.



Ci sono anche due brani con il testo in inglese, in qualche modo una sorta di premonizione. Infatti, di li a poco, per Caetano Veloso e Gilberto Gil, si sarebbe aperta la strada dell'esilio europeo (con breve tappe a Lisbona e Parigi) e in particolare londinese. Prima di partire, i due ottengono dalle autorità il permesso di tenere due concerti a Salvador de Bahia per pagarsi il biglietto aereo e i primi mesi di esilio: nel teatro Castro Alves, per ascoltare i due ''sovversivi'' accompagnati da un gruppo elettrico, si raduna una folla enorme. Lo show, pur in un clima teso e di dolore per l'imminente partenza, è un gran successo. Di quello spettacolo esiste anche una registrazione discografica, pubblicata un paio d'anni dopo dalla Philips brasiliana con il titolo di ''Barra 69''. Registrato su un portatile, il disco è veramente inascoltabile per quanto riguarda la qualità sonora, ma ciò non di meno rappresenta un documento davvero prezioso e sancisce la fine di un epoca..




Terminato il concerto, la polizia li preleva e li scorta all'aeroporto. L'esilio a Londra dura due anni, e dà a Caetano e a Gil l'occasione di conoscere più profondamente la musica europea. Entrambi (anche se con umori distinti) studiano, registrano dischi fantastici, suonano dal vivo, prendono confidenza con la lingua inglese (ma questa è un'altra storia che meriterebbe il suo giusto spazio per essere raccontata): alla fine dell'esilio, nel 1972, sono pronti per rilanciare la loro musica e le loro idee in una forma più matura, senza gli atteggiamenti trasgressivi degli anni precedenti, ma con una maggior consapevolezza.




Appena tornati in Brasile, Caetano e Gil si rimettono al lavoro, cercando la collaborazione con altri artisti: Caetano tiene due storici concerti con Chico Buarque de Hollanda nello stesso teatro di Salvador dell'ultimo concerto prima dell'esilio, mentre Gil inizia a collaborare con Jorge Ben, quasi a voler recuperare le comuni radici africane. Alcuni degli album registrati proprio in quegli anni restano fra le loro cose migliori. Soprattutto il rinsaldato legame fra i quattro bahiani nello storico tour che porterà al disco (e documentario) ''Doces Bárbaros'' dimostra ai brasiliani che il tropicalismo, in qualche modo, è ancora vivo. Anche in quella occasione non mancano le polemiche e le interferenze della censura: il tour viene interrotto dalla polizia per via dei testi di alcune canzoni ma, ripreso quasi subito, viene portato a buon fine. Da quel momento in avanti, ciascuno dei quattro prende la propria strada, e oggi sono tutti ancora felicemente in attività. Gal Costa e Maria Bethânia sono ormai due signore della musica brasiliana: due interpreti raffinate, ciascuna con il suo stile, entrambe in grado di interpretare ai massimi livelli sia i grandi classici internazionali che la musica tradizionale del Brasile. Gilberto Gil, dopo un periodo di scarsa vena negli anni '80, ha ritrovato mordente da alcuni anni a questa parte con alcuni album interessanti, oltre ad essere stato ministro della cultura nel governo guidato da Ignacio Lula da Silva. Caetano Veloso, fra tutti, è quello che ha ottenuto i migliori risultati artistici, producendo numerosi album di grande spessore e guadagnando una popolarità sempre maggiore, fino ad essere considerato oggi una sorta di ambasciatore della musica brasiliana in tutto il mondo. E il Tropicalismo ha attecchito anche nelle generazioni successive: i migliori musicisti del Brasile di oggi si richiamano spesso ai principi del movimento, e non hanno paura di sperimentare forme musicali nuove, mescolando le esperienze internazionali con la tradizione del loro paese.





Per concludere mi sembra doveroso segnalare almeno ''Tropicalia' - A Brazilian Revolution In Sound'' una stupefacente retrospettiva, perfetta sia per i neofiti (io inizierei proprio da qui) che per i cultori, uscita alla fine 2005 e assemblata con maetria dalla Soul Jazz, corredata anche da uno splendido booklet di 50 pagine, zeppo di note impeccabili e di alcune rarissime foto d'epoca che docomentano una delle stagioni più creative, influenti e eccitanti della musica brasiliana che si consumò nel breve volgere di un paio d'anni (1967-69) ma che così tanto ha saputo dare e trasmettere a intere, successive generazioni di musicisti in tutto il mondo. Se dovessi dare un voto a questa antologia?: 9. 




Ricapitolando:

Tropicalismo 1967-1969 - discografia essenziale
 Tropicalia: Ou Panis Et Circensis (Philips, 1968) [dwl]
Caetano Veloso: Caetano Veloso (Philips, 1968) [dwl]
Caetano Veloso: Caetano Veloso (Philips, 1969) [dwl]
Gilberto Gil: Gilberto Gil (Philips, 1968) [dwl]
Gilberto Gil: Gilberto Gil (Philips, 1969) [dwl]
Gal Costa: Gal Costa (Phillips, 1969) [dwl]
Gal Costa: Gal (Philips, 1969) [dwl]
Os Mutantes: Os Mutantes (Polydor, 1968) [dwl]
Os Mutantes: Mutantes (Polydor, 1969) [dwl]
Tom Ze:Grande Liquidação (Rozenblit, 1968) [dwl]
Nara Leão: Nara Leao (Philips, 1968) [dwl]
Nara Leão: Coisas do Mundo (Philips, 1969) [dwl]
 A Banda Tropicalista do Duprat: s/t (Philips, 1968) [dwl]
Jorge Ben - Jorge Ben (Philips, 1969) [dwl]

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Un paio di libri: 
Calado Carlos: Tropicália. Storia di una riv. musicale (Arcana 2004)
Brazil, a tropical revolution (Documentario)

venerdì 26 febbraio 2010

Note dal sottosuolo: le radici di psichedelia e garage


 
La psichedelia o acid rock ha la sua nascita ufficiale verso la metà degli anni sessanta nel quartiere di Haight-Ashbury in quel di San Francisco: nascita ufficiale, in quanto le cronache hanno descritto la musica psichedelica prima nella Bay Area, poi, con qualche anno di ritardo, hanno scoperto la sua esistenza, più o meno avvenuta nello stesso periodo, anche in Texas, a Los Angeles ed a New York. Il termine psichedelia, inteso musicalmente, sta a significare musica creata ad hoc per i ''viaggi'' sotto l'effetto di acidi e droghe varie. Le principali band di Haight-Ashbury (cioè Jefferson Airplane, Greateful Dead, Quicksilver Messenger Service...) avevano creato un suono abbastanza particolare: brani piuttosto lunghi rispotto i canoni dell'epoca, effetti elettronici, uso di musica orientale, indian raga e, molto importante, l'introduzione dell'improvvisazione nella musica rock, alcune volte con risultati dubbi ma, come per esempio nel caso di ''Dark Star'' dei Greatefule Dead o di ''Happy Trails'' dei Quicksilver, anche con invenzioni ed idee che hanno contribuito a rendere adulto il rock tutto e a creare i primi connubi con una free form che è poi sfociata anche nel jazz-rock. La psichedelia si è poi sviluppata a macchia d'olio nel corso della seconda parte dei sessanta, con decine e decine di nuovi gruppi, tanto da creare un genere: non tutta la musica che si riferiva alle droghe però era necessariamente psichedelica, mentre la musica psichedelica stessa non si doveva riferire necessariamente alla droga.
 


La psichedelia traeva le sue radici da alcune forme avventurose di garage punk dei mid sixties, sviluppatesi per lo più nella zona urbana di L.A. e nel Texas, raccolte (alcune di esse) in un album che ha iniziato tutto, cioè il mitico ''Nuggets'', curato da Lanny Kaye: per questo ho deciso di dare il via a una serie di post che vogliono essere un piccolo ripasso della musica garage degli anni Sessanta, con qualche diramazione nell'ambito della già citata psichedelia (o acid rock), prendendo in esame, molto brevemente, alcuni dei gruppi più importanti del settore, segnalando dischi basilari, ed anche, magari, qualche gruppo minore, ma che oggi viene considerato altrettanto importante, grazie alla grande velocità con cui questi materiali (alcuni dei quali prima rarissimi oggetti del desiderio, anche se i vinili continuano ad esserlo) stanno correndo in rete e sono sempre più facilmente a disposizione di chiunque voglia ascoltarli.



Per concludere vi anticipo una piccola lista con alcuni dei gruppi che saranno (o potrebbero) essere oggetto dei prossimi post (un po' per volta...): Blue Magoos, Chocolate Watch Band, Count Five, Electric Prunes, Fire Escape, Haunted, Kingsmen, Litter, Love, Question Mark & The Mysterians, Music Machine, Remains, Rising Storm, Seeds, Shadows Of Knight, Sonics, Standells, Moving Sidewalks, Strawberry Alarm Clock, We The People ... per il garage; 13th Floor Elevators, Big Brother & The Holding Co., Country Joe & The Fish, Greateful Dead, Jefferson Airplane, Kailedoscope, Charlatans, Insect Trust, Mad River, Missing Links (australiani), , Steve Miller Band, Moby Grape ecc.. per la psicheleia e il blues psichedelico.