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martedì 12 maggio 2020

Farewell Tony ! (1940-2020)


Il drammatico susseguirsi degli eventi tragici degli ultimi mesi non ha di certo trovato eccezione in ambito musicale allorché il bollettino di chi ci stà lasciando (covid o meno), si stà facendo giorno dopo giorno sempre più pesante. Oltretutto trattasi in buona parte di artisti la cui rilevanza va ben oltre il genere di apparteneza musicale ai quali solitamente vengono associati: Little Richard, McCoy Turner, Lee Konitz, Bill Withers, John Prine, Hal Willner, Florian Schneider, Genesis P-Orridge, Andrew Weatherall... solo per citarne alcuni.

Non si salva nemmeno l'amata Africa, e a poco più di un mese dalla scomparsa del grande Manu Dibango (il 24 Marzo scorso) ci troviamo a piangere un altro vecchio leone come Tony Allen, mancato il 30 Aprile scorso a Parigi all'età di 79 anni per cause che, almeno per il momento, neanche il suo manager Eric Trosset ha saputo indicare con precisione, pur non mancando di dedicare al batterista nigeriano commoventi parole di commiato: “Addio Tony! I tuoi occhi hanno visto ciò che la maggior parte di noi non poteva vedere. Sei la persona più cool della terra! E come dicevi sempre ‘Non c’è fine'”.



Nato a Lagos il 12 Agosto del 1940, Tony Oladipo Allen comincia ad apprendere la tecnica della batteria da autodidatta ascoltando le registrazioni della Blue Note e in particolare dei suoi idoli Art Blakey e Max Roach. Dopo gli esordi sulla scena Highlife con i Koola Lobitos, la sua via africana al jazz, al rhythm’n’blues, al soul e al funky è già fatta. Per tre lustri sarà a fianco di Fela Kuti come batterista e direttore della sua incendiaria orchestra (Africa 70) . Con il suo drumming pirotecnico e poliritmico e la messa a punto di una innovativa formula ritmica, Allen contribuisce in maniera determinante a definire uno dei generi che più hanno lasciato il segno nella musica africana moderna: l'afrobeat. Non fosse che per questo si meriterebbe un posto importante nel proscenio della musica contemporanea di matrice multietnica e non solo.




Ai fasti seventies della fornace afrobeat felakutiana, Allen risponde in proprio realizzando un pugno di dischi di grande spessore (Jealousy (1975) / Progress (1977) / No Accomodation For Lagos (1979) / No Discrimination (1979)) alcuni dei quali coprodotti dallo stesso Fela Kuti con Africa 70. Sono lavori importanti non solo come tappe della carriera del batterista, ma anche rispetto alla totale adesione del musicista al tracciato artistico e politico del suo mentore.

Segnato dal selvaggio assalto dei militari alla Kalakuta Republic di Fela (raid che costa tra l'altro la vita all’ anziana madre) e alla rottura del sodalizio artistico con lo stesso, al principio degli anni Ottanta Allen decide di trasferirsi in Europa (Londra e Parigi) per tentare una carriera personale. A dire il vero senza grande successo, malgrado la buona accoglienza ricevuta nella seconda metà del decennio da album come NEPA (1984) e Afrobeat Express (1989), o collaborazioni con musicisti come Roy Ayers, Ray Lema (per l'album Médicine, '86) e Manu Dibango.




Digerita la lezione degli anni Ottanta le idee più aperte e danzabili della nuova elettronica internazionale viaggiano spedite verso l'ombelico del ritmo e Tony Allen non perde l’occasione per rimettersi in gioco nel contesto della nuova ''club culture'' senza però perdere il filo e l'essenza della musica tradizionale africana. Ne è buon esempio l'album Black Voices (Comet, 1999) dove l'afrobeat ritorna come in una specie di trasfigurazione onirica mescolato a suggestioni che ci rimandano agli anni a cavallo tra Sessanta e Settanta, tra rock, soul, funk e un pizzico di quell'Africa astratta e futurista delle proiezioni più visionarie del Miles Davis elettrico. Echi di un passato nel quale Allen ha fatto la sua parte e che rimurgina incontrando il presente: bassi profondi, ritmi ipnotici e spazi sonori rarefatti che portano dritto dritto nei club più sofisticati, dove l'afrobeat, debitamente manipolato e campionato è tornato a più riprese d'attualità.




Dagli Allenko Brotherhood Ensemble a Damon Albarn (da sempre suo fan e che coinvolgerà il batterista nigeriano in diversi progetti come The Good, The Bad & The Queen, Rocket Juice and the Moon o Africa Express) passando per Jimi Tenor (Inspiration Information, OTO Live Series), Jeff Mills (il recente Tomorrow Comes The Harvest) o per i ''nostri'' Nu Guinea (The Tony Allen Experiments) ..., Tony ha sempre lasciato che intorno alla sua batteria nascessero interi collettivi: ''Non voglio che la mia musica sia ancorata ad ambienti specifici, ecco perchè mi sono evoluto da questo punto di vista. Mi ci sono voluti diversi anni per realizzare quanto sia importante per me cercare di coinvolgere i giovani e la gente. Mi piace suonare per loro e vedere che loro amano la mia musica, che in questo caso diventa un veicolo di unione, qualcosa che in qualche modo ci rende tutti uguali''.




Anche l'autobiografia scritta nel 2013 con Michael E. Veal (Tony Allen: Master Drummer of Afrobeat) e un disco dell’anno successiovo (Film of Life) ci dicono di un musicista con lo sguardo proiettato al futuro, oltre a uno smisurato amore per il jazz che trova conferma in due lavori del 2017 come ''A Tribute To Art Blakey And The Jazz Messengers'' e ''The Source'', quest’ultimo sintesi del suo viaggio musicale e spirituale intrapreso attraverso Africa, America e Europa, ma anche nel recentissimo ''Rejoice'' (World Circuit, 2020) risultato dell' attesa collaborazione con un'altra leggenda africana, il trombettista e icona del movimento anti-apartheid Hugh Masekela; un progetto afrojazz che li coinvolgesse era stato pianificato adirittura negli anni Settanta, ma sempre rimandato fino a quando, nel 2010, aprofittando della pausa londinese dei rispettivi tour, i due artisti sono finalmente riusciti ad incrociare i loro strumenti in una sessione tenutasi nei Livingston Studios di Londra. Da allora, però, le registrazioni erano finite  in stand-by e la pubblicazione finale dell’album era stata sempre rimandata  fino a quando con la morte di Masekela, nel 2018, Tony Allen e il produttore Nick Gold, d’accordo con gli eredi dell'artista sudafricano, si sono impegnati a completare le registrazioni con il supporto di altri musicisti tra cui Joe Armon-Jones degli Ezra Collective alle tastiere, Tom Herbert al basso e Steve Williamson al sassofono tenore.




Jazz e Africa. Si chiude il cerchio. In mezzo moltissimo altro, tanto da valergli un posto di tutto rispetto nella storia della musica degli ultimi 50 anni. Esagerazione? Non per Brian Eno che di Tony Allen ebbe a dire senza esitazione: “Semplicemente il più grande batterista mai esistito”.




martedì 3 gennaio 2017

Tropical Disco Fvever Vol. Two



 
Tracklist

01 - EKO - Funky Disco Music - da (Dragon Phénix, 1979)
02 - RIM & KASA - I'm A Song Writer - da (Sum Sum Records, 1982)
03 - TALA ANDRÉ MARIE  - Black Woman - da (Fiesta Records, 1976)
04 - MANSOUR SALLAMA - Love And Happiness - da (EMI Nigeria, 19??)
05 - BOBBY RAVEN - Soca Fusion - da (Starbust, 1979)
06 - EL CID - NY To Georgetown - da (W & S Records, 19??)
07 - MAESTRO - Savage - da (Kalinda Records, 1976)
08 - MIGHTY DUKE - Be Yourself - da (Charlie's Records, 1977)
09 - TEDDY DAVIS - Let Me Love You - da (BB Records, 19??)
10 - PASTEUR LAPPÉ - Na Real Sekele Fo'Ya - da (Disques Espérance, 19??)
11 - M'BAMINA - Tchiayala - da (Fiesta Records, 1978)
12 - DIONISIO MAIO - Dia Ja Manche - da (Carlita Cox, 1984)
13 - QUIRINO DO CANTO - Mino Di Mama - da (Quirino Do Canto, 1985)
14 - MELIZA - Anrage - da (Not On Label/Self Realised, 1984)
15 - COLLEEN GRANT - Latin Paranga - da (RH Productions, 1980)
16 - ABETI - Usisilike - da (BBZ Productions, 1977)


Tropical Disco Fever Vol. One




Tracklist

01 - ERWIN BOUTERSE - Disco Party - Da (Ali Records, 19??)
02 - MERCHANT - Instant Funk - Da (Kaisoca Records Limited, 1981)
03 - KIKI GYAN - Disco Dancer - Da (Boom Records, 1979)
04 - RIM & KASA - Love Me For Real - Da (Sum Sum Records, 1982)
05 - EDDIE THE MOVEMENT - Macho Man - Da (Trucker Man Records, 1981)
06 - WITCH - I'm Coming Back - Da (Shed Records, 1980)
07 - ENO LOUIS - Hot Love - Da (Polar Records, 1982)
08 - LEE ALFRED - Rockin-Poppin Full Tilting - Da (Cancer Records, 1980)
09 - ASTARIA - Jamasa Roro - Da (MFP Records, 19??)
10 - SUMY - Going Insane - Da (Sumi Records, 1979)
11 - ALWIN REINGOUD - Sweet Dream - Da (Tjonna Records, 19??)
12 - SOLAT Ft. BILLY JONES - You're Gonna Miss Me - Da (Poker, 1976)
13 - SONY ENANG - Don't Stop That Music - Da (Taretone Records, 19??)


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giovedì 26 febbraio 2015

Il Nuovo Giardino Magnetico - Mondo Disco: African Nights

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TRACKLIST
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01 - EPHRAIM UZOMECHINA NZEKA - Zombie - Da (Tabansi, 1980)
02 - MANU DIBANGO - Sun Explosion - Da (Fiesta Records, 1978)
03 - KABBALA - Ashewo Ara - Da (Red Flame Records, 1982)
04 - TEASPOON & THE WAVES - Oh Yeh Soweto - Da (Hit Special, 1981)
05 - KASSAV' - Kakika - Da (FM Productions-Celluloid, 1980)
06 - JOHN OZILA - Funky Boogie - Da (Vogue, 1979)
07 - KIKI GYAN - Disco Dancer - Da (Boom Records, 1979)
08 - NANA LOVE - Talking About Music - Da (Taretone, 1978)
09 - MARUMO - Toitoi - Da (Spade Records, 1982)
10 - ONDENO - Mayolye - Da (Ledoux Records, 1980)
11 - JO TONGO - Piani - Da (Fiesta Records-Decca, 1976)
12 - PAT THOMAS - Yesu San Bra - Da (Pan African Records, 1980)
13 - JIMMY HIACYNTHE - Yatchiminou - Da (Discogram, 1979)
14 - BUNNY MACK - Supafrico - Da (Rokel Records, 1981)
15 - SONNY O. OZZIDI - Mother And Child - Da (His Master's Voice, 1982)
16 - FOTSO - French Girl - Da (Sonafric Records, 1978)
17 - KEMAYO & K.SYSTEM - Bami Bami - Da (Fiesta Records, 1978)
18 - MANU DIBANGO - Ah Freak Sans Fric - Da (Fiesta Records, 1979)
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venerdì 9 maggio 2014

Il Nuovo Giardino Magnetico Presenta: Afrobeat Succursale


 

Tracklist

01 - THE SHAOLIN AFRONAUTS - Shira - da (Freestyle Records, 2011)
02 - THE SOULJAZZ ORCHESTRA - One Life to Live - da (Strut, 2014)
03 - ANTIBALAS - Dirty Money - da (Daptone Recors, 2012)
04 - KONKOMA - Sibashaya Woza - da (Soundway, 2012)
05 - IMPERIAL TIGER ORCHESTRA - Lale Lale - da (Mental Groove, 2011)
06 - H. ANDY & A. BEEDLE - Watch We (Souljazz O. Mix) - da (Strut, 2011)
07 - THE SOULJAZZ ORCHESTRA - State Terrorism - da (Do Right! Music, 2008)
08 - THE QUALITONS - Mellbimbo - da (Tramp, 2010)
09 - JON MADOF - Pischu Li - da (Tzadik, 2013)
10 - JARIBU AFROBEAT ARKESTRA - Tricky Liars Pt.1 - da (Tramp, 2012)
11 - THE SHAOLIN AFRONAUTS - Brooklyn - da (Freestyle Records, 2012)
12 - THE LIBERATORS - Denga (feat. Jojo Kuo) - da (Record Kicks, 2011)
13 - ARIYA ASTROBEAT ARKESTRA  - March of the Idiots - da (First Word, 2012)
14 - FANGA & MAALEM ABDALLAH GUINEA - Wouarri - da (Strut, 2012)


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domenica 18 novembre 2012

A Nigerian Retrospective



Oltre alla fantastica occasione di incontrare la musica di Tunji Oyelana, ''A Nigerian Retrospective 1966-79'' (Soundway Records, 2012) [gracias!] ha il pregio di introdurci nella ricchissima galassia musicale della Nigeria a cavallo tra Sessanta e Settanta, negli anni in il cui paese, dopo essere approdato all'indipendenza stava cercando la propria strada, seppur tra mille difficoltà (colpi di stato, guerre civili, nuove elezioni ecc). Anni animati da una scena dinamica e frizzante, ricca di notevoli invenzioni, dalle spensierate sonorità highlife alle ''complicazioni'' jazz-funk del cosidetto afrobeat. Un genere, un modo di portare il ritmo, di usare i fiati e le percussioni che soprattutto Fela Kuti ha fatto conoscere al mondo, ma che in quegli anni ha trovato decine di altri validi interpreti (Orlando Julius, Segun Bucknor, Sir Victor Uwaifo ecc), un intero mondo da scoprire nei vasti territori che arrivano fino alla juju music. Tra i musicisti che hanno animato quella stagione pazzesca Tunji Oyelana è stato senz'altro uno dei più dinamici. Cantante, compositore, attore, sceneggiatore e commediografo Tunji ebbe modo di studiare (teatro) con uno degli intellettuali più importanti dell'intero continente, il famoso poeta, scrittore, saggista e drammaturgo Wole Soyinka, successivamente insignito del Premio Nobel per la letteratura. Non stiamo parlando quindi di un semplice musicista, ma di un agitatore culturale a tutti gli effetti, un bandleader e uomo d'arte poliedrico che, anche attraverso la musica, con i suoi Benders, ha saputo rappresentare al meglio i cambiamenti del proprio paese nel momento del passaggio storico, mischiando con sapienza suoni e influenze, retaggio folclorico e modernità urbana: dal gusto calypso e highlife dei decenni precedenti, agli stilemi cari alle nuove generazioni, come soul, jazz, afro-rock, reggae fino alla musica juju e fuji. Riff sornioni, bassi perentori, vocalità accattivanti, bel sound, gusto dei dettagli e quel peculiare tocco africano. E' soprattutto grazie a retrospettive come queste che ci si può rendere conto di quale fucina di musica innovativa sia stata all'epoca la Nigeria. Spettacolare, non ci sono altre parole.


giovedì 10 maggio 2012

Ebo e il ponte dei ricordi

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Negli anni Settanta la sirena dell'afrobeat non incantava solo la Nigeria; così dopo una prima serie di antologie e ristampe che hanno permesso di mettere maggiormente a fuoco il fenomeno nigeriano nel suo complesso, alcune benemerite etichette discografiche hanno successivamente contribuito ad allargare il campo d'indagine anche ad altri paesi africani, colmando così un vuoto di documentazione importante. In Ghana, soprattutto (dove l'highlife era lo stile dominante), molti autori in quanto a talento e brillantezza avevano davvero poco da invidiare ai più noti colleghi nigeriani, come testimoniano efficacemente le notevoli messe di informazioni e il florilegio di musica contenuta nei due preziosi volumi (Ghana Soundz Volume 1 & 2) pubblicati ormai qualche anno fa dalla Soundway, ma che restano tra i più rappresentativi e consigliabili del genere. Tra i principali protagonisti di quella scena (e di quelle raccolte) va annoverato il chitarrista cantante, produttore e arrangiatore ghanese Ebo Taylor che partito come figura di spicco dell'esplosione highlife negli anni '50/'60, si è poi distinto nella decade successiva oltre che per le sue doti di abile cucitore di orizzonti lontani (dai caraibi a New Orleans) anche per la straripante sensibilità funk che riusciva a infondere alla sua musica, come si evince ascoltando i due cd di ( Life Stories; Highlife & Afrobeat Classics 1973-80 ) una magnifica antologia retrospettiva patrocinata lo scorso anno dalla Strut, che solo qualche mese prima aveva pubblicato anche il sorprendente esordio internazionale del musicista africano (''Love And Death''), giunto alla veneranda età di 74 anni, in linea con la politica della benemerita etichetta londinese, votata a favorire la rinascita artistica di alcuni degli interpreti più rilevanti e rappresentativi della vecchia scena africana (da Mulatu all'Orchestre Poly-Rhythmo).
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Operazioni di rinascimento protrese a rivalutare l'enorme patrimonio tradizionale della musica africana senza eccedere in derive esageratamente nostalgiche, ma puntando soprattutto sulla freschezza e sull'originalità delle composizioni. Ne è ulteriore conferma il recente ''Appia Kwa Bridge'', secondo capitolo internazionale della seconda vita artistica del musicista ghanese supportato ancora una volta dai bravissimi strumentisti dell' Afrobeat Academy (giovane gruppo di residenza berlinese a prevalenza ghanese con lui da un paio d'anni) e da una buona cornice di ospiti tra i quali il mitico Tony Allen (batterista che a fianco di Fela Kuti ha dato un contribuito fondamentale nella definizione del suono afrobeat), il chitarrista Oghene Kologbo e il maestro della conga Addo Nettey, a.k.a, Pax Nicholas. Assieme a loro il vecchio leone rivitalizza il patrimonio della tradizione fante, un gruppo etnico del Sud del Ghana (canti di guerra e filastrocche per bambini, soprattutto) attraverso un suono denso e ispiratissimo: chitarre taglienti, tastiere puntulai, precise sincopi ritmiche, micidiali interplay basso-batteria, il tutto contrappuntato dalle solite festose e scintillanti sezione fiati sempre pronte ad illuminare il cielo. Il titolo del lavoro riflette la melancolia di Ebo per la sua terra; la title track, infatti, prende il nome dal piccolo ponte di Saltpond (nella Cape Coast, la località dove Ebo è cresciuto) luogo in cui le persone si incontrano durante il giorno e gli innamorati si danno appuntamento di notte. Dentro anche un paio di vecchi cavalli di battaglia riciclati a dovere per l'occasione (Yaa Amponsah, di chiara matrice highlife, e Serwa Brakatu di Apagya Show Band, ripresa come Kruman Dey) che fanno da cornice a sei tracce nuove di zecca: Ayesama è un canto di guerra della popolazione Fante in tono di burla; Nsu Na Kwan si basa su un proverbio che si riferisce chiaramente al rispetto per le persone più anziane; Abonsam (Il Diavolo) cita il male nel mondo come esempio da non seguire; Assom Dwee (il brano con Tony Allen) e Kruman Dey spingono sull'acceleratore funk e sulle ritmiche. Il lavoro chiude come meglio non si potrebbe: voce e chitarra registrate in presa diretta, Barrima è la commovente dedica di Ebo alla moglie, scomparsa lo scorso anno. L'impressione è che al cospetto di cotanta grazia ai giovani epogoni resti una sola cosa da fare: togliersi il cappello!
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mercoledì 23 novembre 2011

Feel The Beat, Take The Groove!



Volevo informare gli amici del Giardino e chiunque ne fosse interessato che è appena uscito un mio mix su Funk U, il bellissimo web-magazine dedicato alla musica black (visitatelo!!!) gestito dal dj e collezzionista Orlando Cacciola aka NdujaBitz. Il mix, che potete ascoltare in streaming appena sotto (o scaricarvi nella versione non mixata quì) si intitola ''Feel The Beat'', Take The Groove!'' ed è stato così presentato dal sottoscritto: ''Un vulcano di suoni che erutta a ritmo di funk e soul. Il formato può sembrare antico, in realtà c’è dentro una propensione da parte di nuovi gruppi ed artisti a diffondere e condividere influenze, mondi che stanno dentro James Brown, Fela Kuti, Jimmy Smith, Booker T & The Mg’s, Curtis Mayfield e moltissimi altri. Lo scopo del Nu Soul/Nu Funk e di tutte le band che lo attraversano forse è proprio questo, tanto più se i componenti erano/sono bianchi (non facevano lo stesso Beatles e Rolling Stones negli anni Sessanta con blues e r&b?). Bianco e nero, nero e bianco. Perchè, a dirla tutta, non è vero nemmeno che Elvis ha inventato il rock’n'roll e Jimmy Page l’hard rock, per molti proprio quei due generi sarebbero stati formalizzati da Chuck Berry e Jimi Hendrix. Anche il Nu Soul (si diceva), stà rivendicando un genere portato fuori da barriere etniche e popolarizzato orizzontalmente, come vuole dimostrare questo mixtape (in molti casi frequentato proprio da artisti bianchi) che si propone di offrire esattamente quello che l’orecchio del funk-appassionato cerca da sempre in questa musica: breaks percussivi scalcinati e vitali, ritmi sincopati e sottilmente afro che si mescolano a impennate Stax e Motown, fiati a rotta di collo, sciabolate di hammond, grooves compatti e torridi; un cocktail ballabilissimo riletto in chiave neo-funky (più funky che neo) ma sempre nel solco della più incrollabile fede funk & soul dei ’60-’70. Buon Ascolto a tutti!''.


MIX TRACKLIST

01 - KINGS GO FORTH - One Day
da "The Outsiders Are Back" (Luaka Bop, 2010)
02 - KING KHAN & THE SHRINES - Mr. Supernatura
da "Mr. Supernatural" (Hazelwood, 2004)
03 - SOUL SNATCHER - Good Foot Down (f. Curtis T.)
da "Sniffin' And Snatchin'" (Social B., 2007)
04 - MIGHTY SHOW STOPPERS - Hippy Skippy Moonstrut
da "Hippy Skippy M..." (Freestyle, 2007)
05 - THE SOULJAZZ ORCHESTRA - State Terrorism
da "Manifesto" (Do Right! Music, 2008)
06 - QUANTIC SOUL ORCHESTRA - She Said What (f. J-Live) 
da "Tropidélico" (Tru Thoughts, 2007)
07 - MARKSCHEIDER KUNST - Kvasa-Kvasa
da "Russendisko 2" (Buschfunk Records, 2004)
08 - THE SHAOLIN AFRONAUTS - Shira
da "Flight Of The Ancients" (Freestyle Records, 2011)
09 - THE LIBERATORS - Denga (feat. Jojo Kuo)
da "The Liberators" (Record Kicks, 2011)
10 - TERRAKOTA - Slow Food
da "World Massala" (Ojo Musica, 2011)
11 - MR COMICSTORE - Are You Ready.. (f. Nicole Willis)
da "Are You ..?" [7''] (Mamushi, 2006)
12 - THE SOUND STYLISTICS - The Players Theme
da "Play Deep Funk" (Freestyle Rec., 2007)
13 - M.F.O.S. - El Padrino
da "El Padrino" [7''] (Freestyle Records, 2005)
14 - THE SWEET VANDALS - Do It Right
da "The Sweet Vandals" (Unique Records, 2007)
15 - THE QUALITONS - Mellbimbo
da "Panoramic Tymes" (Tramp Records, 2010)


venerdì 10 dicembre 2010

Highlife-a-go-go



Arrivò dopo Palm-Wine e JuJu, ma prima di Afro-beat e Afro-funk. Gli ensemble che  la praticavano erano più meno corposi e potevano contare sugli assoli di intere sezioni fiati o parti di queste alternate al talento del chitarrista di turno, con le metriche di stampo caraibico a battere il tempo. ''Highlife'', così per la prima volta venne battezzata in Ghana negli anni Trenta la musica da ballo che sanciva l'incontro dei fiati delle bande militari con i vari idiomi tradizionali, a cui poco a poco si aggiunsero i suoni indolenti del calypso e, in un secondo momento quelli assorbiti da jazz - molto prima della storica visita di Louis Armstrong nel 1956 - funk e anche rock. Una lunga epoca d’oro nella regione del West Africa quella della musica highlife, stile diffusissimo soprattutto tra gli anni Sessanta e Ottanta - al punto da essere quasi standardizzato - ma che fù poi rimosso dal circuito internazionale, offuscato dalla musica della vicina Nigeria e dal soukous dell’area congolese. Certo un epilogo diverso rispetto alle lucide piste da ballo che il primo highlife sognava e prometteva, ma musica che in un modo o nell’altro ha rappresentato anche uno stile di vita, una filosofia a tutti gli effetti.


I materiali che si trovano in questo senso sono per lo più di carattere antologico: da ''Ghana Popular Music 1931-1957'' (Arion, 2001) [pdf] a ''Highlife, The Rough Guide'' (World Music Network, 2003), da ''Ghana: Highlife And Other Popular Music'' (Nonesuch, 2002) a ''Vintage Palmwine Highlife Recorded in Ghana in the Bokoor Studios'' (Otrabanda, 2003) [reperibile in questo blog]. E  ancora: le raccolte dedicate a Kwabena Nyama: ''Sunday Monday. Ghana, Musique Du Vin De Palme'' (Buda, 2001); a King Bruce & The Black Beats: ''Golden Highlife Classics From The 1950’s and 1960’s'' (Retroafric, 1997) o al grande E. T. Mensah: ''All For You: Classic Highlife Recordings from the 1950s'' (Retroafric, 1993) [qui] e ''Day By Day'' (Retroafric, 2003) [qui]. Senza dimenticare i gioielli della solita  Soundway, della Vampisoul ecc. Siccome (fortunatamente) di tesori da (ri)scoprire ce ne sono ancora molti - e questa fino a qualche giorno fa non avevo mai avuto l'occasione di incontrarla -, mi premeva segnalare soprattutto ''Electric Highlife, Sessions from the Bokoor Studios'' (Naxos, 2002) [raggiungibile qui], una bellissima antologia che per contesto, periodo e (parzialmente anche) artisti coinvolti, fà il paio con ''The Guitar and Gun, Highlife Music From Ghana'' (Earthworks, 2003) [quì condivisa dal Giardino], con la celebre foto del sergente Yabuah in copertina, che in realtà è la ristampa di una classica raccolta di musica ghaniana originariamente pubblicata in due lp.


Entrambe sono dedicate ai gruppi che transitarono nel mitico studio di campagna di John Collins, un musicologo e produttore bianco che ha messo a frutto secondo il suo gusto le proprietà terriere dei genitori. Il periodo a cui risalgono le registrazioni è compreso più o meno tra il 1982 e il 1985 e corrisponde al conflitto scatenatosi dopo la scesa in campo di Jerry Rawlings (e qui si potrebbe aprire una lunga parentesi storico-politica, non proprio di mia competenza). In ogni caso il Bokoor Music Studio, situato una decina di miglia fuori Accra, è venuto spesso a trovarsi sulla linea del fronte. In particolare nelle note di ''The Guitar And Gun'' Collins ricorda come questo fu fonte, in generale, di svariate avventure e disavventure. Curiosa anche la storia della copertina: sembra che i Super Kwahus di Osei Safo, un giorno in cui si stavano diregendo negli studios per alcune registrazioni, incontrarono casualmente a un posto di blocco il loro ex chitarrista, che nel frattempo si era arruolato nelle truppe di Rawlings. Lui accettò di rendersi utile, senza venir meno agli obblighi imposti dallo stato di servizio. Da quì il fucile in spalla e la chitarra in braccio immortalate nella foto. Tornando alla musica si tratta di due splendide antologie, brillantemente assortite, con uno spazio particolare riservato alle guitar band, ma anche alle dance band e alle rinnovate sfumature acustiche del cosiddetto cultural highlife di Accra dei primi anni Ottanta.


giovedì 9 dicembre 2010

Segun & Bola



Ricordo di aver letto che la rinnovata fortuna del soul-funk e dell'afro-funk nigeriano e non solo si deve molto alla stessa categoria che involontariamente, negli anni Settanta, contribuì a minare le basi di questo fenomeno musicale. I dj, infatti, cominciarono ad essere utilizzati per riempire le pause tra un set e l’altro delle band, fino quasi a soppiantarle; ai proprietari dei locali costavano meno e riuscivano a dare una maggiore varietà di proposta, per di più aggiornata alle ultime novità provenienti da Stati Uniti e Gran Bretagna. Oggi dj di tutto il mondo pescano nel patrimonio dell’afro-beat e del soul-funk nigeriano ingredienti preziosi per le loro miscele musicali. Non c’è da stupirsene. Basti pensare anche alla quantita di antologie e di ristampe che stanno rimettendo in circolazione questo tipo di materiali. Tra le tante un posticino d’onore spetta anche all’ottima Vampisoul, etichetta di cui spesso ho avuto modo di parlare nel blog.


E allora, dopo la splendida ''Poor Man No Get Brother: Assembly & Revolution 1969-1975'' (Strut, 2002) [se ancora non avete provveduto, quì] ecco anche i due cd di  ''Who Say I Tire'' (Vampysoul, 2010) [se interessati fatemi sapere e vi indicherò il cammino per incontrarla], nuova antologia dedicata al grande Segun Bucknor, che la stessa etichetta catalana presenta come ‘’ The most complete compilation to date of this key figure in the history of Nigerian music.’’, ma che (doveroso specificarlo) per una buona metà dei brani  coincide con la scaletta del disco della Strut. Sempre in prima fila nell’afro-funk Nigeriano, Bucknor realizzò questi brani tra gli anni Sessanta e Settanta e a più di trent’anni di distanza si difendono ancora benissimo e suonano impeccabilmente attuali. Riff sornioni, bassi perentori, bel sound, gusto dei dettagli, senza contare quel tocco peculiarmente africano che il soul-funk americano non aveva. Insomma avete capito, consigliabili.


Doppia anche ''Man No Die'' (Vampisoul, 2010) [la beccate qui], la raccolta dedicata a Bola Johnson, artista di Lagos (classe 1947) attivo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta. Trobettista e cantante dalla voce melodiosa cresciuto alla corte dei vecchi bandleader dell' highlife, Bola venne ingaggiato a soli 17 anni dalla Philips nigeriana, che a quei tempi aveva in catalogo anche alcuni colossi della musica del Paese. Forse anche per questo non potè mai giovarsi dell’appoggio pieno della sua etichetta, poco propensa a dedicarsi allo sviluppo e alla promozione di nuovi talenti, e in pochi anni Johnson finì inevitabilmente nel dimenticatoio. Ebbe però il tempo di incidere tre album, dai quali la raccolta della Vampisoul (credo l’unica che lo riguarda)  ha attinto a piene mani. Nei brani del primo periodo sono evidenti soprattutto i tratti e i caratteri assorbiti dai vecchi maestri con suoni a cavallo tra percussioni yoruba tradizionali, orchestre da ballo e indolenze caraibiche palmwine; in quelli del secondo periodo (prelevati dagli ultimi due dischi) spuntano invece le sincopi funk e i tratti soul tipici della musica afro-americana, ma anche in questo caso senza mai perdere quel peculiare e caratteristico tocco africano. Sembra che Johnson viva in un sobborgo di Lagos dove ancora compone musica. Speriamo che anche questa raccolta serva in qualche modo a dargli la giusta visibilità e possa permettergli di tornare a farsi sentire.


domenica 25 aprile 2010

Black Pearls: American Funk route (Part 2)


Golden State Funk 
Impossibly Rare Funk From The Bay Area (BGP, 2007)




Southern Funkin
 Louisiana Funk & Soul 1967-1979.(BGP, 2005)



 
 
Searching For Soul 
Rare & Classic Soul, Funk And Jazz
From Michigan 1968-80 (Luv N' Haight, 2005)





Wheedle's Groove
 Seattles'Finest In Funk And Soul 1965-75 (Light In The Attic, 2004)





Miami Sound 
Rare Funk & Soul From Miami, Florida 1967-1974 (Soul Jazz, 2003)



 

Texas Funk
 Hard Texas Funk 1968-1975 (Jazzman, 2002)



Ci sarebbe anche New Orleans ... qui.

martedì 20 aprile 2010

African Heat

Bellissimo mix messo a disposizione da Frank su Voodoo Funk (check out this mix I made including a couple of new discoveries from Ghana and Nigeria).




African Heat - 00:00 - The Uppers -dankasa
African Heat - 03:30 - Roy Hamilton -jack jones
African Heat - 06:40 - Gyadu Blay Ambolley -sikape
African Heat - 12:14 - De Frank -waiting for my baby
African Heat - 16:33 - The Cutlass Band -obiara wondo
African Heat - 19:08 - The Strangers -two to make a pair
African Heat - 21:44 - The Wellis Band -bindiga
African Heat - 25:06 - Ogyatanaa Show band -saman poriwa
African Heat - 29:42 - Superman Tony Safro -i beg
African Heat - 34:54 - The Hygrades -somebody's gonna lose or win
African Heat - 38:00 - The Visitors -i believe in funky music
African Heat - 42:37 - Akwassa -be yourself
African Heat - 47:45 - Obanichronism -disco in danger
African Heat - 53:00 - Georges Anderson -baby you know i know

venerdì 12 febbraio 2010

Antologie 2009-2010: Retro-Africa


''Africa Bogaloo - The Latinitzation of West Africa'' investiga i rapporti sonori tra Africa e America Latina (Cuba in particolare). Non a caso la maggior parte dei suoni latin hanno avuto origine in Africa; tornati nel continente sono stati accolti (impressi su disco o trasmessi via radio) con grande entusiasmo. Qualche esempio: negli anni Cinquanta molte regioni africane furono, ad esempio, letteralmente travolte dal calypso, al punto che tanti artisti vollero cambiare nome per dare un tocco latin alle proprie produzioni; è il caso di Gerald Pine (Sierra Leone) che divenne Geraldo Pino, oppure Jean Serge Essous (Congo Brazzaville) che per un certo periodo si fece chiamare Jerry Lopez. Alcuni artisti componevano in spagnolo, altri inventavano parole che vagamente suonavano spagnole. Il passaggio dal post-colonialismo agli anni Sessanta contribuì al libero transito di musiche che nomi come l'Orchestra Baobab (e il leader Balla Sidibe) seppero tradurre in una efficace mescolanza di locale e latino. Nel loro pezzo ''On Verra Ca'' (presente nella compilation, nel video sotto viene invece proposto un altro brano dell'Orchestra)c'è già tutto lo stile Mbalx (molto influenzato dal latin groove) che Youssou N'Dour in seguito porterà in classifica. Altre bad senegalesi seguiranno quel filo sonoro: su tutte l'Orchestre N'Guewel di cui è presente una splendida versione di Mi Guajiro, grande classico cubano. Per non parlare di Baba Sosseh che modellò il suo stile di cantante salsa sul suo eroe domenicano Johnny Pacheco... Track list qui


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Occhio alla collana Soundway (un gioiello dietro l'altro in catalogo), materiali splendidi compilati dallo stesso boss dell’etichetta Miles Cleret che ha viaggiato molte volta in Africa (e in America Latina) per regalarci delle autentiche, incredibili tracce originali di quel tempo: oscure A-side, B-side e resti di album rarissimi. Ecco le ultime chicche per quanto riguarda il continente africano:











''Ghana Special'' è una delle ultime raccolte di musica africana perfette per chi non è alla ricerca di suoni completamente alieni. Il materiale di questa compilation è infatti familiare anche per chi è troppo abituato alla musica occidentale, trattandosi soprattutto di reinterpretazioni in chiave afro di funk, jazz e psych rock. Due cd di ipnotici brani di afro-pop, ricchi di squillanti assoli di sax, linee di basso elastiche e groovy, chitarrone alla Santana, tastiere, congas deliranti e botta e risposta vocali. Se volete saperne di più vi consiglio di visitare il magnifico blog di T.P. Africa.



L'ottima Strut, dopo le ''esplorazioni'' in Nigeria ed Etiopia apre una serie articolata su tre tomi indaga ora le sonorità sudafricane più popolari tra Sessanta e Settanta. In particolare questo primo volume, ''Next Stop….Soweto Vol.1: Underground Township Jive 1969-1976'' punta il dito sul township jive (o mbaganga), compilando soprattutto 45 giri fuori catalogo in un mix contagioso di chitarre, fiati, doo-wop africanizzato e tanto, tanto ritmo. Entrando qui si possono trovare ulteriori informazioni, consulatre la track list, ascoltare i materiale e, volendo, anche scaricare qualche brano.



 


Con il suo arsenale di musicisti virtuosi, Fela Kuti creò qualcosa di completamente unico che lui stesso definì Afrobeat music, frutto del miscuglio geniale di tendenze culturali diverse, come la psichedelia americana, il jazz, il funky, il movimento delle Pantere Nere e la musica africana tradizionale. Ha venduto milioni di dischi in tutta l'Africa e ha contribuito in modo decisivo alla lotta per l'emancipazione culturale del continente. La sua repubblica autoproclamata di Kalakuta era un simbolo di libertà in un paese violentato dal regime militare. Kuti era uno dei bersagli principali della dittatura: non si contano le volte in cui fu picchiato, arrestato e imprigionato. Attraverso la musica ottenne redenzione e potere. Questo album antologico, anche se limitato, con le sue tredici canzoni divise in due cd, rende omaggio a un artista eccezzionale, che canta e suona come se la sua vita dipendesse da questo.





Ancora Fela in ''Black' Man's Cry: The Inspiration Of Fela Kuti'': cover e brani ispirati dal padrino dell'afro-beat approvate dalla famiglia dello stesso Fela. Un antologia che mette in fila tracce rare o addirittura inedite composte da musicisti nigeriani, ghanesi e colombiani. Meravigliosa la copertina. Track list e informazioni qui