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venerdì 1 giugno 2018

Strings Of Wisdom

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Tracklist

01 - SISSIKHO YAKHOUBA & L. KOUYATE - Aïda - Da (Air Mail, 2006)
02 - BALLAKÉ SISSOKO - Deli - Da (Label Bleu Records, 2000)
03 - MAMADOU DIABATE - Sandra - Da (World Village, 2006)
04 - ALI FARKA TOURÉ & TOUMANI DIABATÉ - Simbo - Da (World Circuit, 2004)
05 - DJELIMADY TOUNKARA - Téyé - Da (Marabi Productions, 2005)
06 - SÉKOU BEMBEYA DIABATE - Biduman - Da (Marabi Productions, 2004)
07 - ZOUMANA DIARRA - Kala Timeni - Da (Djenné Music-Stern's, 1997)
08 - DJESSOU MORY KANTÉ - Djandjon 1 - Da (Popular African Music, 1997)
09 - DJELI MOUSSA DIAWARA - Ayo - Da (Celluloid, 1998)
10 - KAOUDING CISSIKO - Senegal+Mauritania - Da (Palm Pictures, 1999)
11 - MAMOUTOU MANGALA CAMARA - Toubaka - Da (Air Mail, 2001)
12 - BAABA MAAL - Fanta - Da (Palm Pictures Records, 2001)
13 - DJELIMADY TOUNKARA - Sarankégni - Da (Marabi Productions, 2005)
14 - SÉKOU BEMBEYA DIABATE - Wati - Da (Marabi Productions, 2004)
15 - ZOUMANA DIARRA - Ta Ma - Da (Djenné Music-Stern's, 1997)
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domenica 10 ottobre 2010

The East Wind



Quando nel 2004 esce lo splendido ''The East Wind'' (Palm World, 2004) la senegalese Cissè Diamba Kanoute ha appena vent’anni, eppure sà già ''aggredire'' sin dal primo minuto con la tipica verve delle migliori vocalist dell’Africa occidentale, così tanto care da queste parti. Urlatrice del/dal profondo, la Kanoute riesce anche a trovare in questo splendido lavoro attimi meno incandescenti per rivelarci le ampie possibilità di cui è stata dotata. A dare ulteriore spessore agli ultimi brani del disco concorrono, a ausilio della cantante, ben sette altre voci (tra cui quella di Baaba Mal) e una perfetta interazione con la dozzina di strumenti chiamati a supporto. Un’orchestra di belle dimensioni per dar vita a un sound avvolgente, ben piantato nelle tradizioni, ma anche attento a non farsi sfuggire l’occasione di stuzzicare l’orecchio europeo. L’ennesimo misconosciuto gioiellino dal folto sottobosco musicale del continente che sarà bene non farsi scappare, anche considerando l’ardua reperibilità del lavoro.

Drink a Le Marigot?



Avvevo accenato ai Fulani (un gruppo etnico diffuso in numerose aree dell’Africa Occidentale) in uno dei post precedenti, e ora ritorno a parlare di loro prendendo in considerazione il lavoro del senegalese Daby Balde, un ex taxista che ha deciso di lasciare il volante della sua macchina per imbracciare la chitarra e dedicarsi definitivamente alla musica, in particolare a quella che appartiene proprio al patrimonio tradizionale dei Fulani, del quale Balde può essere considerato tra i maggiori interpreti moderni. Dalle informazioni che ho raccolto la musica dei Fulani (o Fula) normalmente basa i suoi ritmi su vari tipi di percussioni, e le sue armonie sullo hoddu (una specie di banjo) e sul riti (strumento ad arco simile a un violino). Dopo essersi messo in luce grazie al disco d'esordio, ''Introducing Daby Balde'' (con una piccola sorpresa!), il musicista senegalese prosegue il suo cammino regalandoci un’altro ottimo esempio di musica in formato acustico grazie (appunto) al recente ''Le Marigot Club Dakar'' [ascolta], licenziato dalla Riverboat nel Novembre dello scorso anno. In questo lavoro l'artista di Fouladou omaggia sin dal titolo l’omonimo locale della capitale (credo di sua stessa proprietà) dove si esibisce con una certa regolarità. Balde canta di guerre e drammi quotidiani, amori e esistenze difficili, corruzzione e immigrazione … e la sua voce viene esaltata dallo scintillio dei cori femminili in un gioco di contrasti in cui si respirano allo stesso tempo rabbia e dolcezza, e da un impasto sonoro quasi ipnotico reso ancora più tale anche dalla presenza di alcuni strumenti classici dell’Africa occidentale (kora e ballafon su tutti) che si integrano con il suono acustico della chitarra. Balde preferisce essere riconosciuto come un musicista africano, prima che senegalese, motivo per cui il suo interesse è soprattutto quello di fondere un certo numero di suoni affinchè tanto in Mali, quanto in Nigeria o in Burkina Faso ci si possa identificare con la sua musica, ma allo stesso tempo cerca di informarci circa le grandi differenze culturali e sociali esistenti all’interno del proprio paese. Per finire una curiosità: nel disco è stato inserito un buono valido per un drink gratuito a Le Marigot Club fino al 31 Dicembre del 2010; state già pensando a un capodanno alternativo?


giovedì 7 ottobre 2010

African Pearls: Frikyiwa Family



Frikyiwa è uno strumento a percussione del Mali ma è anche una piccola etichetta indipendente fondata nel 1998 dal francese Frédéric Galliano. Etica e filosofia di base sono a immagine e somiglianza dello stesso Galliano, batterista, sound designer, produttore, remixer e scultore che ha avuto libero accesso agli archivi della Cobalt (da lì arrivano anche la gran parte dei materiali riproposti) per dare sfogo e forma alla sua idea di portare la musica africana (in particolare quella maliana) nei club europei, rispettandone contemporaneamente struttura e profondità. Vietato però chiamare Galliano dj ( ''io nei club non ci metto piede'' ha tenuto a sottolineare più di una volta nelle sue interviste ).



Non pago di aver contagiato alcuni dei dj più curiosi della scena francese (e non solo) con il suo approccio nuovo rispetto (rispetto! è proprio il caso di dirlo) alle musiche che arrivano dall’Africa ( ''Frikyiwa Collection 1 & 2'' ecc. ecc. ), Galliano ha anche sguinzagliato i suoi ''cercatori di suoni'' direttamente sul campo (africano), non tanto (o non solo) per raccogliere performances o stabilire collaborazioni dirette con gli artisti locali, quanto per adattare e ampliare la propria percezione, captare la musicalità diffusa, le sonorità accidentali, gli umori e i rumori d’ambiente (suoni presi dalle strade e nelle case, voci catturate da una conversazione, dai fraseggi di un coro…) e tutto ciò costituisca uno strumento in più per riuscire a dare un sapore forte a queste produzioni; suoni intercettati dallo studio nomade della Frikyiwa e rimontati/adattati alle sequenze digitali con lo scopo di dar vita a una serie di lavori chiamata ''Nuits sur ècoute'' alla quale appartengono, ad esempio ''Nuits sur écoute: Bougouni' di Lipitone licenziato nel 2001 o ''Bignona'' di Louis 2000 (''una lunga suite notturna, un fantasmagorico raga africano che scandisce il tempo tra il crepuscolo e la notte'') del 2003.



Ma in casa Frikyiwa, oltre ai campi di applicazione della remixologia alternativa, anche il resto sembra muoversi sulle stesse linee guida. I lavori del versante acustico e tradizionale (o neo-tradizionale) del catalogo, infatti, contengono tutti gli elementi portanti di questo ''naturalismo'' sonoro così caro a Galliano, in presa diretta e senza tanti fronzoli: dal chitarrista maliano N’Gou Bagayoko (il bellissimo ''Kulu'' è stato presentato in uno dei post precedenti) all’esordio tardivo della veterana ''griotte'' Diéfadima Kanté, voce autorevole e graffiante che in ''Frankonodou'' (Frikyiwa, 2003), si lascia scortare da due chitarre e un balafon. Davvero valeva la pena di raggiungerla a Bougouni (Mali), nel cuore del folklore e del cantautorato mandingo, per coglierla nella giusta dimensione. 


Idem dicasi per la guineana Hadja Kouyaté, i cui dischi sono uno dei fiori all’occhiello dell’etichetta francese, in particolar modo lo spettacolare ''Mandan-ko'' registrato in Senegal nel 2001 (in coppia con la kora/voce di Ali Boulo Santo) e prima uscita del catalogo Frikyiwa inaugurato proprio dall'artista che negli ultimi anni si è rivelata come una delle ''african divas'' più stimate e coccolate da mr. Galliano. 



Impossibile, infine, non citare ''Farakala'' (Trilok Gurtu & Frikyiwa Family), altro grande gioiello dell'etichetta, lavoro che nel 2006 sancì la collaborazione tra alcuni degli aristi sin quì nominati e Trilok Gurtu, che oltre ad essere uno dei musicisti indiani più famosi del mondo è probabilmente il più cosmopolita. Il disco è una meraviglia, e l'eccellente risultato è arrivato anche perchè Gurtu, che ha registrato il lavoro nel villaggio di Farakala a sud del Mali, ha avuto il coraggio di limitare l'uso delle percussioni indiane e di cimentarsi con strumenti locali, mettendo sicuramente a loro agio i colleghi africani. Quando è proprio il caso di dire: chapeau! Maggiori informazioni quì


lunedì 4 ottobre 2010

African Pearls: from fula to spoken world


SOULEYMANE DIAMANKA
L'Hiver Peul (Barkley, 2007)


Il giovane Souleymane Diamanka ci introduce nel mondo della tradizione orale dei Fulani (Peuls in francese – maggiori inf. qui, qui e qui), una etnia nomade che vive nelle arie dell’Africa occidentale, dedita alla pastorizia e al commercio. Sembra che i Fulani abbiano creato, attraverso l’uso della voce, una particolare forma d’arte espressiva che usano per comunicare fra di lora nel bel mezzo del nulla. Souleymane Diamanka, senegalese emigrato a Bordeaux, si fa portavoce di queste tradizioni, ma le avvicina e le fonde al jazz, alla chanson, alla sensibilità urbana dell’hip hop e soprattutto della spoken world. Il risultato è L' Hiver Peul (Barclay, 2007) disco raffinato, poetico e estremamente emotivo. Provare per credere.


lunedì 20 settembre 2010

ChapeauLô



Il senegalese Cheikh Lô è uno spirito libero i cui viaggi musicali lo hanno portato ad assorbire negli anni stili e culture da ogni parte del pianeta. Con la sua profonda spiritualità Lô ha assorbito e combinato tutte queste influenze in un suono molto personale. L'artista ha dedicato tutta la sua vita e la sua musica a Baye Fall, sorta di variante senegalese dell'Islam che rende culto al suo fondatore Cheikh Ibra Fall. Una caratteristica di questo culto sono i dreadlocks (lunghe trecce stile rasta) e vestiti fatti con ritagli colorati.



Lô nacque nel 1955 nella piccola città di Bobo Dioulasso nel Burkina Faso, non molto lontano dalla frontiera con il Mali, da genitori senegalesi. Crebbe parlando la lingua bambara (Mali) il wolof (del Senegal) e il francese. Abbandonò la scuola molto giovane per coltivare le sue passioni musicali e passava moltissime ore a suonare la chitarra e la batteria oltre ad altri strumenti che normalmente gli venivano prestati. Durante l'adolescenza iniziò ad ascoltare musica di distinti generi, soprattutto rumba congolese che a quell'epoca era molto popolare in tutto il continente e che era una derivazione del son cubano. Negli anni Cinquanta la musica cubana era di gran moda in tutta l'Africa occidentale, e quando i suoi fratelli maggiori mettevano e ballavano i loro 78 giri, il giovane Cheikh, anche senza capire una sola parola (molti di quei brani erano in spagnolo), aveva imparato ad imitare alla perfezione i testi di quelle canzoni. Con ventun'anni Lô iniziò a suonare le percussioni con l'Orchestra Volta Jazz a Bobo Dioulasso, la seconda città del Burkina Faso. L'Orchestra si dedicava a suonare e coverizzare ogni tipo di brani di successo della musica africana. Nel 1970 si trasferì a Dakar dove iniziò a suonare la batteria per il conosciuto artista Ouza.



Nel 1984 iniziò a far parte della band dell'Hotel Savana, anche in questo caso suonando la batteria, ma anche cantando un repertorio internazionale. Nel 1985 arrivò in Francia, a Parigi, dove trascorse un paio di anni a fare esperienza come session-man. Nuovamente in Senegal provò a ritornare al suo vecchio lavoro all'Hotel Savana, dove gli fecere intendere (anche a causa dei dreadlocks che erano già molto lunghi e degli abiti non proprio adatti alla situazione) di non essere completamente benvenuto. A quel punto Lô decise di cercare qualcuno che lo aiutasse a produrre la sua propria musica. L'incontro con Youssou N'Dour fu miracoloso e la star senegalese scoprì nella voce di Lô ''un viaggio che attraversa Mali, Niger e Burkina ...''. La prima cassetta del musicista risale al 1990 e si chiamava ''Doxandeme'' (Immigrante). Quel nastro ebbe un discreto seguito e Lô iniziò ad acquisire una certa reputazione come nuova figura da tenere in considerazione nell'ambito della musica senegalese. Nel 1995, grazie anche all'aiuto di Youssou N'Dour, Cheickh entrò a registrare in uno studio in condizione. 



''Ne La Thiass'' (1996), il suo primo disco, uscì per l'etichetta personale di N'Dour è fu un successo immediato, tanto che la World Circuit lo pubblicò per il mercato internazionale. Nel 1997 Lô realizzò anche il suo primo tour europeo con grande accoglienza da parte del pubblico. Lo stesso anno fu nominato artista rivelazione ai premi Kora in Sudafrica. Nel 1998 arrivò negli Stati Uniti come parte dell'Africa Fete mentre nel 1999 ricevette il prestigioso ''Ordre National de Merite de Leon'' direttamente dal presidente del Senegal.


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Il secondo lavoro, ''Baba Gueej'' (World Circuit, 1999), fu coprodotto da N'Dour e Nick Gold. Il disco esplorava nuovi territori sonori con gli arrangiamenti fiatistici di Pee Wee Ellis (che tornerà a collaborare con Cheickh Lô anche nei suoi dischi successivi) e una influenza spiccatamente cubana grazie all'apporto e alle collaborazioni della sezzione di trombe degli Afro-Cuban All Stars e del flautista dell' Orquesta Aragon, Richard Egues. Nel disco trovò spazio anche un duetto con la diva del Mali Oumou Sangaré.


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All'inizio del 2003 Cheickh realizzò numerosi concerti, soprattutto in ambiti festivalieri come il WOMAD, che lo portarono in Australia e Nuova Zelanda con esiti sempre più che positivi di pubblico e critica . Assieme ad altri influenti artisti della cosidetta world music, collaborò poi a uno dei dischi ''benefit'' della serie ''Red Hot And Riot'' coverizzando brani di Fela Kuti che Lô celebrò anche in un altra occasione quando nell'ottobre del 2004 al Barbican di Londra si esibì con altri artisti (tra i quali anche lo stesso figlio di Kuti, Femi), per omaggiare l'opera del leggendario musicista nigeriano.


dwl part1 & part2

Il 2004 fu un anno molto produttivo per Cheickh Lô che, attività concertistica a parte, iniziò a lavorare al suo terzo disco, ''Lamp Fall'' (che uscì sempre su World Circuit l'anno successivo) e che lo porterà da Dakar a Londra e successivamente a Bahia (Lo proprio in quel periodo si innamorò dei suoni e dei ritmi brasiliani) per integrare la produzione di Nick Gold con quella dell'acclamato produttore Ale Siqueira (Tribalistas, Omara Portuondo). Il risultato fu un disco dal leggero accento contemporaneo con stili e influenze distinti ma senza rinunciare alla solita profonda spiritualità che costituisce l'essenza di tutti i suoi lavori ed è il dna del musicista. Laddove il messaggio era profondo il suono era un innegabile upbeat, giocato su una ricchezza di colori e sfumature simili a quelle dei ritagli di tela che compongono i suoi abiti.




Nell'ultimo nuovissimo album, ''Jamm'' i ritmi del mbalax senegalese, contagiosamente funky, danno alla musica una sottile inclinazione panafricana, con elementi di highlife, afrobeat e rumba congolese. I tocchi più ecclettici prendono forma dal basso sottoforma di leggere cadenze reggae, di swing afro-cubani e, in qualche caso, di chitarrine surf deliziosamente strane, coronate dall'inconfondibile voce agridolce di Lo. Nonostante la stupefacente varietà, il disco ha radici sonore ben salde e si basa su alcuni demo registrati precedentemente nel cortile della casa dell'amico fraterno e bassista Thierno Sarr. L'immediatezza, la passione e l'intimità di queste registrazioni casalinghe furono tali che Lo decise di usarle come colonna vertebrale dell'album. Le armonie vocali e le chitarre acustiche originali sono cresciute grazie all'apporto di chitarra elettrica, di batteria, di basso, di sax e delle percussioni dei componenti della sua band e completate a Londra con l'aggiunta di arrangiamenti di alcuni vecchi amici come Tony Allen (batteria) e Pee Wee Ellis (sax).
 


Se i contenuti musicali di ''Jamm'' sono vari, le lingue impiegate non sono meno. Per esempio nella pacifista ''Conia'' (mix di guajira cubana, reggae, funk e mbalax), Lô canta in Jula (un dialetto del suo natale Burkina Faso) e in wolof . ''Il N'est Jamais Trop Tard'', con le sue cadenze highlife e le chitarre surf è una cover per nostalgici dei guineani Bembeya Jazz a cui adatta un commento riguardo l'emigrazione africana.'' Seyni'' (prima canzone che un giovanissimo Lô cantò davanti a un pubblico negli anni Sessanta), in wolof e spagnolo è un tributo tanto a Laba Sosseh, grande cantante senegalese dell 'afro-rumba, quanto a Abelardo Barroso, icona cubana del canto. ''Bourama'', il brano che apre il disco è un afrobeat scritto a due mani con il solito Pee Wee Ellis, mentre ''Warico'' che lo chiude è un'altra cover, un successo di Sr. Amadou Balake del Burkina Faso che ridicolizza il materialismo. E ancora ''Dieuf Dieul'', mbalax con testo Baye Fall di elogio a Dio e ''Sankara'' attacco alla corruzzione e sentito omaggio acustico ''all'ultimo Presidente'' del Burkina Faso, Thomas Sankara. Come minimo uno dei dischi africani dell'anno. ChapeauLô! (8)

lunedì 29 marzo 2010

Africaraps

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•Africa Raps - [ascolta] - 01. Abass Abass feat. Daby - Africa Child
•Africa Raps - [ascolta] - 02. Bibson & Xuman - Kay Jel Ma
•Africa Raps - [ascolta] - 03. C.B.V. - Art. 158
•Africa Raps - [ascolta] - 04. Gokh-BI System - Xaesal
•Africa Raps - [ascolta] - 05. Omzo - Kunu Abal Ay beut
•Africa Raps - [ascolta] - 06. V.A. - Libre ego
•Africa Raps - [ascolta] - 07. Sen Kumpe - Lou Deux bi lath
•Africa Raps - [ascolta] - 08. Da Brains - Axirou Zaman
•Africa Raps - [ascolta] - 09. Djoloff - Metite
•Africa Raps - [ascolta] - 10. Da Fugitivz - Kepp Kui Bangh
•Africa Raps - [ascolta] - 11. Pee Froiss - Jalgaty
•Africa Raps - [ascolta] - 12. Tata Pound - Badala
•Africa Raps - [ascolta] - 13. Abass Abass - Urgence
•Africa Raps - [ascolta] - 14. Les Escrocs - Pirates
•Africa Raps - [ascolta] - 15. BMG 44 - Xam
•Africa Raps - [ascolta] - 16. Positive Black Soul - Boul Ma Mine
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Una chicca: ''African Raps'', compilation pubblicata nel 2002 dall'eccentrica Trikont, è una competente selezzione di brani di gruppi rap di Senegal, Gambia e Mali, che mette in fila alcuni misconosciuti brani di hip-hop usciti all'epoca solo su cassetta nei rispettivi paesi d'appartenenza. In Africa il rap ha cominciato a diffondersi con le cassette dei guppi americani negli anni Ottanta, ed è stato poi imitato e rielaborato in chiave locale, in un processo favorito dalla agevole sintonia con i suoi stili ritmici, dalla affinità del rap con la tradizione orale, dalla possibilità di realizzarlo con pochi mezzi (uno innanzitutto, alla portata di chiunque: la parola) e molta di quell'arte di arrangiarsi assai familiare (come il riciclo creativo di materiali già esistenti, tanto diffuso nell'hip hop) all'Africa nera, dalle analogie con con le condizioni di emarginazione e ghettizzazione di molti giovani neroamericani. La confidenza con l'hip hop è arrivata al punto che in alcuni paesi, come la Costa d'Avorio o il Senegal, il rap è diventato un elemento privilegiato di aggregazione e un fattore fondamentale di identità per i giovani. Inoltre non è certo la prima volta che l'Africa si riprende, in qualche modo, quello che ha contribuito in maniera decisiva a generare. Un precedente clamoroso è stato quello della musica afrocubana: sono molti i paesi dell'Africa che hanno attraversato la loro sbornia di musica cubana. Da questa ubriacatura è nata addirittura la musica moderna più popolare nel continente nero nel secondo dopoguerra, la rumba congo-zairese, e in Senegal, come in Guinea decenni fa la musica afrocubana fu uno shock per molti pionieri della nuova musica africana.
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venerdì 26 marzo 2010

Retro-Africa: Perle africane



AFRICAN PEARLS (SYLLART) REC.



Nel caso vi fossero sfuggite ....

Released: 12 Oct 2006
1: CONGO/RUMBA ON THE RIVER 1954-67



Released: 30 Nov 2006
2: GUINEE/CULTURAL REVOLUTION 57-86

[download: Cd1 part.1 & part.2; Cd2 part.1 & part.2]


Released: 30 Nov 2006
3: MALI/ONE DAY ON RADIO MALI 65-85



Released: 30 Nov 2006
4: SENEGAL/THE TERANGA SPIRIT 60-79



Released: 18 Aug 2008
CONGO 70: RUMBA ROCK

[download: qui, oppure qui]


Released: 04 Dec 2008
GUINEE 70: THE DISCOTHEQUE YEARS



Released: 04 Dec 2008
MALI 70: ELECTRIC MALI

[tracklist] - [ascolta] - [dwl: qui oppure qui]


Released: 23 Feb 2009
SENEGAL 70: MUSICAL EFFERVESCENCE



Released: 09 Nov 2009
5: COTE D'IVOIRE: ...W. A. CROSSROADS



Released: 01 Mar 2010
CONGO: PONT SUR LE CONGO

[dwl: CD1 - pt.1 & pt.2 oppure pt.1 & pt.2]
[dwl: CD2 - pt.1 & pt.2 oppure pt.1 & pt.2]
 
 

Released: 01 Mar 2010
SENEGAL: ECHO MUSICAL

venerdì 12 febbraio 2010

Antologie 2009-2010: Retro-Africa


''Africa Bogaloo - The Latinitzation of West Africa'' investiga i rapporti sonori tra Africa e America Latina (Cuba in particolare). Non a caso la maggior parte dei suoni latin hanno avuto origine in Africa; tornati nel continente sono stati accolti (impressi su disco o trasmessi via radio) con grande entusiasmo. Qualche esempio: negli anni Cinquanta molte regioni africane furono, ad esempio, letteralmente travolte dal calypso, al punto che tanti artisti vollero cambiare nome per dare un tocco latin alle proprie produzioni; è il caso di Gerald Pine (Sierra Leone) che divenne Geraldo Pino, oppure Jean Serge Essous (Congo Brazzaville) che per un certo periodo si fece chiamare Jerry Lopez. Alcuni artisti componevano in spagnolo, altri inventavano parole che vagamente suonavano spagnole. Il passaggio dal post-colonialismo agli anni Sessanta contribuì al libero transito di musiche che nomi come l'Orchestra Baobab (e il leader Balla Sidibe) seppero tradurre in una efficace mescolanza di locale e latino. Nel loro pezzo ''On Verra Ca'' (presente nella compilation, nel video sotto viene invece proposto un altro brano dell'Orchestra)c'è già tutto lo stile Mbalx (molto influenzato dal latin groove) che Youssou N'Dour in seguito porterà in classifica. Altre bad senegalesi seguiranno quel filo sonoro: su tutte l'Orchestre N'Guewel di cui è presente una splendida versione di Mi Guajiro, grande classico cubano. Per non parlare di Baba Sosseh che modellò il suo stile di cantante salsa sul suo eroe domenicano Johnny Pacheco... Track list qui


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Occhio alla collana Soundway (un gioiello dietro l'altro in catalogo), materiali splendidi compilati dallo stesso boss dell’etichetta Miles Cleret che ha viaggiato molte volta in Africa (e in America Latina) per regalarci delle autentiche, incredibili tracce originali di quel tempo: oscure A-side, B-side e resti di album rarissimi. Ecco le ultime chicche per quanto riguarda il continente africano:











''Ghana Special'' è una delle ultime raccolte di musica africana perfette per chi non è alla ricerca di suoni completamente alieni. Il materiale di questa compilation è infatti familiare anche per chi è troppo abituato alla musica occidentale, trattandosi soprattutto di reinterpretazioni in chiave afro di funk, jazz e psych rock. Due cd di ipnotici brani di afro-pop, ricchi di squillanti assoli di sax, linee di basso elastiche e groovy, chitarrone alla Santana, tastiere, congas deliranti e botta e risposta vocali. Se volete saperne di più vi consiglio di visitare il magnifico blog di T.P. Africa.



L'ottima Strut, dopo le ''esplorazioni'' in Nigeria ed Etiopia apre una serie articolata su tre tomi indaga ora le sonorità sudafricane più popolari tra Sessanta e Settanta. In particolare questo primo volume, ''Next Stop….Soweto Vol.1: Underground Township Jive 1969-1976'' punta il dito sul township jive (o mbaganga), compilando soprattutto 45 giri fuori catalogo in un mix contagioso di chitarre, fiati, doo-wop africanizzato e tanto, tanto ritmo. Entrando qui si possono trovare ulteriori informazioni, consulatre la track list, ascoltare i materiale e, volendo, anche scaricare qualche brano.



 


Con il suo arsenale di musicisti virtuosi, Fela Kuti creò qualcosa di completamente unico che lui stesso definì Afrobeat music, frutto del miscuglio geniale di tendenze culturali diverse, come la psichedelia americana, il jazz, il funky, il movimento delle Pantere Nere e la musica africana tradizionale. Ha venduto milioni di dischi in tutta l'Africa e ha contribuito in modo decisivo alla lotta per l'emancipazione culturale del continente. La sua repubblica autoproclamata di Kalakuta era un simbolo di libertà in un paese violentato dal regime militare. Kuti era uno dei bersagli principali della dittatura: non si contano le volte in cui fu picchiato, arrestato e imprigionato. Attraverso la musica ottenne redenzione e potere. Questo album antologico, anche se limitato, con le sue tredici canzoni divise in due cd, rende omaggio a un artista eccezzionale, che canta e suona come se la sua vita dipendesse da questo.





Ancora Fela in ''Black' Man's Cry: The Inspiration Of Fela Kuti'': cover e brani ispirati dal padrino dell'afro-beat approvate dalla famiglia dello stesso Fela. Un antologia che mette in fila tracce rare o addirittura inedite composte da musicisti nigeriani, ghanesi e colombiani. Meravigliosa la copertina. Track list e informazioni qui