Pochi dubbi: senza togliere merito all'intera (lunga) carriera di Georgie Fame, ritengo che la sua prima tappa artistica rimanga in assoluto la migliore, quando con i magnifici Blue Flames ripartiva il suo tempo tra gli studi della EMI e il Flamingo, uno dei club più rinomati della capitale inglese. Il grande hammondista/cantante e la sua band incisero per la Columbia tre anni di fila, dal 1964 al 1966; il risultato di questa avventura furono una decina di singoli, media dozzina di EPs e ben quattro LP, tutte opere fondamentali della cultura mod e della swingin’ London.
Per strano che possa sembrare si tratta di materiale mai raccolto in maniera esaustiva prima della pubblicazione della splendida antologia uscita quest'anno, con le uniche eccezioni di ''20 Beat Classics'' (Polydor, 1991) e ''The Very Best Of Georgie Fame & The Blue Flames'' (Spectrum Music, 1998) che però non rendevano del tutto giustizia, contenendo solo una piccolissima parte di quello stesso materiale, rimasto incomprensibilmente a marcire (descatalogato) negli archivi per quasi cinque decadi, prima di essere finalmente riproposto. Ecco che allora i 24 temi di ''Georgie Fame, Mod Classics 1964 – 1966'' (BGP, 2010) [ascolta] completano il quadro e chiudono quasi tutti i buchi. Il cd entusiasma, merito anche dei compilatori della BGP, che hanno scelto l’approccio ''party'', favorendo il ritmo incessante e le vertigini mod. Consigliatissimo, of course!
LE BEAT BESPOKE' 25 Tailor Made Cuts (New U.P./Sanc., 2004)
Per il popolo mod ma non solo. Le Beat Bespoké-25 Tailor Made Cuts vol.1 (A New Untochables Productions For Discotheque/Sanctuary) raccoglie 45 giri raccattati nei mercatini di mezzo mondo. E' una mitragliata di swingin' beat globale, con suoni da Francia, Spagna, Italia, Gran Bretagna, Germania, Usa. Il disco è stato compilato da Robert Bailey (Dr. Robert), nome di riferimento della New Untouchables, organizzazione di base a Londra che da anni propone serate anni Sessanta nella capitale. All'interno di ''Le Beat Beskopé'' tutto risponde alla regola del ballo; per cui ''I'm Alive'' di Don Fardon è una perla r&b senza misura, zeppa di fiati e organo, un po' stile Husch, con lui che implora il mondo: ''sono vivo, sono vero''. E' stato il cantante dei Sorrows di Coventry. Grande anche ''Loot'' di Steve Ellis, voce dei Love Affair. Presente nel cd, ''Balbettando'', folle brano del 1967 dei 5 Monelli, lanciati da Bandiera Gialla. Ogni brano è sufficentemente raccontato nelle note. Questo cd può muovere un club. Ottimo!!!!
Tracklist • 01. Sexologie - Danyel Gerrard [ascolta] • 02. Du Hast Mich - Howard Carpendale [ascolta] • 03. Electric Latin Soul - Flash & The Dynamics [ascolta] • 04. Hip Hip Hurray - Snap Shots [ascolta] • 05. I Was Born A Free Man - Pipps • 07. No No No - Ola & Janglers [ascolta] • 08. Take Me Back - Plastic Penny [ascolta] • 09. Easy To Know - Gentle Influence [ascolta] • 10. All You - Sonny Burke Outfit [ascolta] • 11. Mon Obsession - Les Lionceaux [ascolta] • 12. I Surrender - Bonny St. Claire [ascolta] • 13. Billy Sunshine - Judi Scott [ascolta] • 14. Babelatando - I 5 Monelli [ascolta] • 15. Hey Hey Bunny - Los Gatos Negros [ascolta] • 16. I Think I'm A Man - Chopper [no audio] • 17. Bring Your Lovin' Back To Me - Simon K & Meantimers • 18. Loot- Steve Ellis [ascolta] • 19. I'm Alive - Don Fardon [ascolta] • 20. Just The Same As You - Knut Kieswetter • 21. Ring The Changes - David Walker [ascolta] • 22. Mary Mary - Strangers [ascolta] • 23. You'd Better Get Goin' Now - Zoot [video] • 24. Hard Headed Baby - Driftin' 5 [ascolta] • 25. Going Going Gone - Phil Wainman [ascolta]
Prendete le note di copertina di Kinkdom, lp del '66 pei i Kinks: ''Kinkdom è una terra popolata esclusivamente da mod con i capelli lunghi, stivaletti, chitarre che fanno twang, e occhi di ragazze che ti accendono... Gi eroi di questa terra si chiamano Ray, Dave, Pete e Mick'' Gli anni sono sempre quelli: 1964-1967, più o meno. E' in quel periodo che si forma, sotto la bandiera del dell' Union Jack, l'etica/estetica che ci interessa. Si tratta di una strada alternativa per l'epoca, sia musicalmente che ideologicamente, tanto al buonismo politicizzato della scena folk (che pur ci ha regalato grandissimi capolavori) che al purismo del blues-revival (idem). .
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E' il beat che si imbastardisce, mantenendo però la sua anima pop. A dare la linea sono i gruppi meno legati (o meglio un po' meno legati)al suono americano ed alla black music, e più vicini all'esistenzialismo spicciolo da 45 giri, la filosofia preferita dalla generazione di Carbany street. Paradossalmente, in questo caso Beatles e Stones (e tutti quelli con cromosomi blues: Animals, Yardbirds, Pretty Things, Spencer Davis Group ecc..) interessano meno di altre band. Alle radici del (e va bene diciamolo!) brit-pop c'è piuttosto la santissima trinità mod: Who, Kinks, Small Faces. Senza dilungarsi su di loro, è piuttosto tra i peones del pop inglese del periodo che è interessante andare a curiosare. .
. Gruppi con poche canzoni (i 45 giri che si citava qualche riga sopra), ma buone. Per esempio i Troggs di Reg Presley, cantante famoso per lo stile balbuziente (scopiazzato da My Generation). Noti per Wild thinge la zuccherina Love is all around, preferisco ricordarli per pezzi come Can't control myselfe With a girl like you: inni ufficiali della gioventù del periodo alle prese con una libertà sessuale difficle da tradurre in pratica. .
. Così come rappresentanti della voglia di sballo della working-class, con un brano favoloso come Friday on my mind, erano gli Easybeats, australiani trasferitisi sul Tamigi che avevano in comune con i Troggs (e i Kinks) il leggendario produttore Shel Tamly, in cabina di regia anche per un altro gruppo cardine della Swingin' London minore: i Creation. .
. Vi siete mai chiesto da dove prendesse il nome la fondamentale etichetta inglese? Proprio da loro, sperimentatori di improbabili connubi con la pop-art (dipingevano quadri in concerto!) ed autori di una manciata di canzoni da ricordare: Biff bang pow!, Making timee soprattutto la modernissima How does it feel to feel, che se fosse riproposta e programmata in una indie-night di brit-pop attuale tra un brano e l'altro, probabilmente nessuno si accorgerebbe che è del '66. Autore di un power-pop a metà tra il puro genio e il cattivo gusto più bieco era anche il buon Roy Wood, con i suoi Move: I can hear the grass growe Blackberry way (Tutta mia la città, vi dice niente?) devono girare ancora oggi sui piatti dei brufolosi albionici alla ricerca della perfetta pop-song. .
. E poi ancora: gli Action di Reg King (Keep onholding on, superba cover delle Marvelettes, fu il loro unico hit) e gli Eyes, e gli Attack, parenti poveri della grande famiglia mod; i John's Children, legati al icordo di Marc Bolan, ma autori in proprio di qualche buon singolo (Just what you want, just what you get) che le ragazzine nascondevano sotto le minigonne.
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E per finere la sfilza di gruppi ''pop psicadelico-vittoriani'': gli ottimi Blossom Toes, Smoke, Wimple Winch, Open Mind... Ma queste sono già altre storie. ''Dal '67 in poi, l'LSD soppianta le anfetamine, la voglia di comunitarismo e rivoluzione prende il posto del ribellismo anarchico individualista...'', e le visioni interstellari di Syd Barrett lasciano al palo gli artigiani dei tre minuti nei quali si racconta tutto un mondo. Ma il pop tornerà sempre. Perchè a volte basta poco per rendere la vita migliore a chi ti ascolta.