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venerdì 18 dicembre 2009

Una discografia per gli anni ''0'' / Sufjan Stevens


SUFJAN STEVENS
Come On Feel The Illinoise (Asthmatic Kitty, 2005)



Immaginatevi di non conoscere affatto quest'artista, ne tantomeno questo meraviglioso capolavoro. La biografia (molto romanzata) che appare sul suo sito ufficiale ce lo presenta come un trovatello scovato dai genitori adottivi tra i cartoni del latte, sull’uscio di casa. Inoltre il nome di battesimo sembra essere un omaggio alla figura di Abu Sufjan Muhammed, guerriero armeno di fede Sufi sterminatore di draghi e salvatore di principesse in pericolo. Non bastasse questo a suggerire l’eccentricità del personaggio scopriamo che incide per una indie il cui nome è tutto un programma (il Gattino Asmatico), che nel disco suona la bellezza di 23 strumenti diversi, che è probabilmente il nuovo detentore del record della canzone dal titolo più lungo e che ha deciso, non si sa quanto seriamente di imbarcarsi in un’impresa folle e titanica, da Guinness dei primati: pubblicare 50 album a tema, ciascuno dei quali ispirato e dedicato a uno degli stati degli USA. Fosse tutto qui, ci sarebbe da riderci su e archiviare la pratica come una delle tante stramberie di cui è piena la storia del rock. Ma per fortuna i dischi di Stevens li conosciamo e gli abbiamo ascoltati e sappiamo che il ragazzo sà (sà!!!) veramente scrivere canzoni, e per di più sà (sà!!!) arrangiarle in modo molto originale. Ma soprattutto sappiamo che ''Come On Feel The Illinoise'' è probabilmente uno dei capolavori del decennio, e non solo nel suo genere. Un lavoro dai contenuti densissimi ed eterogenei, ma connotato da un'incredibile vivacità creativa e un estro melodico fuori dal comune, dove si alternano nudi momenti acustici a trame complesse di voci e di suoni, il marchio di fabbrica di un talento visionario maiuscolo e fuori dal comune, perfetta sintesi di cantautorato classico e pop orchestrale di ampio respiro, (come detto) ricchissimo negli arrangiamenti , ma tutt'altro che pesante. Niente più, solo 22 canzoni e tutto il loro abbagliante splendore. [Tracklist]
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martedì 24 marzo 2009

Welcome Wagon


Welcome to the Welcome Wagon

Il reverendo Anto Aiuto sua moglie Monique


Ci sono due cose che hanno attirato la mia attenzione prima di intraprendere l'ascolto di questo disco: 1) Parte della ''materia'' di cui è fatto sono i salmi del vecchio testamento; 2) La produzione e gli arrangiamenti delle canzoni sono curati dal geniale Sufjan Stevens che attualmente considero, insieme al grande Will Oldham, (di cui è appena uscito sotto il classico moniker di Bonnie 'Prince' Billy lo splendido nuovissimo ''Beware'') il miglior folksinger americano degli ultimi anni (opinione personale).

Anto Vito, Sufjan Stevens e Monique


Detto questo, appurato che il signor Steven ci ha messo del suo, non posso non riconoscere la genuina qualità di molti dei brani che compongono questo 'casalingo' ''Welcome To The Welcome Wagon'', opera prima delicata e 'primaverile'. Qualcuno lo ha definito (e non a torto) gospel venato di country, anche se in senso lato, visto che non si tratta del classico disco di voci nere e profonde dove il predicatore di turno ''vede la luce'' mentre molte persone attorno a lui balzano in piedi accompagnandolo con cori e gioisi battimani. Tuttavia si può certamente parlare (questo si) di musica di speranza e devozione. Se poi consideriamo che i protagonisti di questa formazione sono una coppia bianca di coniugi formata dal reverendo presbiteriano Vito Aiuto - il nome e la faccia sono tutto un programma - e sua moglie Monique, allora il gioco è fatto.





Il disco è di facile presa, ma ciò non di meno cresce con gli ascolti, e a renderlo particolarmente godibile e leggero sono il senso di serenità, di calore e intimità che le melodie sprigionano. Qualcuno li ha definiti dei Belle & Sebastian da oratorio o dei Low senza torpori. Il gospel bianco dei Welcome Wagon in ogni caso rimane e si appiccica. I cori e l'apporto rilevante negli arrangiamenti di Sufjan Stevens, lo rendono ''esile'' e delicato. Fra i brani trova sorprendentemente spazio anche una cover degli Smiths (''Half a person''), che attraverso la resa dei Welcome Wagon non appare per nulla fuori posto in mezzo a tutte le altre canzoni, tra le quali segnalo - solo perchè sono le mie preferite - ''Unless the lord the house shall build'' e l'inziale ''Up on a mountain'' (''in cima a una montagna / il nostro signore è solo/senza una famiglia, amici o casa ''). Certo non possiamo parlare di capolavoro ( di quanti dischi si può dire oggi? ), ma indubbiamente si tratta di un lavoro onesto, molto piacevole, di quelli che fanno sempre bene alla musica. Un umile opera di artigianato folk. Un fiore spuntato in inverno e sbocciato ora. (8)




Parentesi Smith-Morriseyana

Se volete dare un occhiata al testo tradotto in italiano di Half A Person, (il brano degli Smiths coverizzato dai Welcome Wagon) entrate qui. Il link di riferimento - in inglese e italiano, appunto - si chiama ''World of Morrisey'' e rappesenta una ghiotta occasione per tutti i fans del cantante e del suo vecchio gruppo di saperne qualcosa in più.

     In Rete (Welcome Wagon)