Tramonto con cori.
Qualora mi fosse possibile scegliere di cavalcare l'onda spazio-temporale, non nego che tra le numerose destinazioni possibili, una delle preferenze andrebbe alle assolate spiagge californiane di fine anni Cinquanta dove, contemplando tramonti mozzafiato, numerosi ragazzi decidevano di riunirsi per terminare la loro lunga giornata balneare con una cantata di gruppo. Non era solo l'iconografia di una generazione nata con il rock'n'roll. Era anche un nuovo stile di vita. Quell'appuntamento quotidiano divenne in breve tempo una delle
''istituzioni certificate e pubblicamente riconosciute'' della categoria
''spensierati ragazzi della costa occidentale'' (aria aperta, pochi schemi, ribellione ma non troppa, qualche mercoledì da leoni). La
surf music nacque così, per osmosi, attraverso una serie di aggiustamenti graduali. Il punto di partenza furono i generi in voga dalla fine degli anni Cinquanta. I ragazzi delle tavole scoprirono la musica ascoltando la radio, e il loro grido, il celebre ''Cowabunga!'', il ''banzai'' dei surfisti, si confuse con le schitarrate di Chuck Berry (che
Dick Dale, il maestro della chitarra surf, rielaborò col suo inconfondibile ''twanging'').
Quello dell surf sound è un fenomeno che ha avuto vita breve. Eppure la sua influenza è stata così rilevante che ancora oggi sono molti i gruppi e gli artisti che si lasciano affascinare da Beach Boys, Jan & Dean, Astronauts, Surfaris e mille altri. Il genere si era imposto quasi esclusivamente in California al principio degli anni Sessanta, ed esattamente tra il 1963 e il 1965 aveva avuto il suo massimo consenso tra il pubblico bianco ed adolescenziale. Anche per gli adulti ''suonava bene''; era infatti la colonna sonora di un decennio iniziato con un nuovo presidente, John F. Kennedy, e con la promessa di una nuova frontiera, metaforica e reale. Il surf non era solo sport e non era solo musica. Era una vera e propria cultura, una globalizzazzione degli interessi giovanili nella West Coast.
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Non a caso si era imposto in California, in quella che fu subito definita la ''promised land'' d'America per giovani baciati dal sole e pronti a trasformare la loro vita in un mix di capelli corti e bell'aspetto, musica e ballo, amore e onde. Era lì che i genitori avevano deciso di far crescere i propri figli, in quelle casette tutte uguali ed economicamente abbordabili. In quel regno di periferia in espansione e di sogni a portata di mano. Quì un esercito di ragazzini poteva permettersi di sbarcare in spiaggia e giocare con le onde.
La mania del surf
La mania del surf come sport veniva direttamente dalle
Hawaii dove era nato. Ma il surf aveva seguaci anche in Nuova Zelanda, Australia e Messico. Adirittura gli Incas si erano innamorati ''di una tavola nell'acqua'' e vi sono prove che praticassero qualcosa di simile al surf al largo delle coste di Lima, in Perù, mentre nei suoi diari il capitano James Cook scrisse di aver avvistato alcuni surfer nelle isole Hawaii. Nel 1907
George Freeth passò alla storia come il primo surfer californiano. Ma fù soprattutto
Duke Kahanamoku (detto
the big Kahuna), hawaiiano, che contribuì a diffondere la mania dello sport, ed è da molti considerato l'inventore del surf moderno. Infine nel 1959, con le Hawaii divenute il 50° stato USA e con il turismo in espansione verso le isole, le tavole cominciarono a spopolare anche in America.
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Che in quel periodo esistesse già una subcultura giovanile legata alla tavola e alla surf music è dimostrato anche da una pellicola di
Paul Wendkos (sempre) del 1959, intitolata
''Gidget'' (i ''Cavalloni'', in Italia), che dotò l'ambiente della California meridionale di un atmosfera bohemienne. Un chiaro segnale di come anche Hollywood avesse iniziato lo sfruttamento del mondo del surf californiano con una serie di film balneari. Nella pellicola la bella Sandra Dee e i suoi amici si riuniscono nelle spiaggie per praticare il nuovo sport e per ballare brani strumentali dell'epoca (è questa la grande stagione dell'
istrumental sound, importante antecedente del
surf vero e proprio, con pezzi di
Sandy Nelson,
Duanne Eddy,
Link Wray,
Lonnie Mack,
Champs,
Ventures e innumerevoli altri).
The King Of Surf Guitar
Infine nel 1961 arriva
Dick Dale, re della surf guitar, e con
Let's Go Tripping, nasce di fatto il surf sound. Prima di quel brano il musicista aveva anche inciso alcune canzoni in
cui, cantando, introduceva il termine ''surf'', parola che serviva a
rendere onomatopeicamente il rumore della risacca, rendendo
l'eccitazione dello sport favorito dei californiani. Ma Dick Dale è noto ai più soprattutto grazie all'eterna
''Misirlou'' (il termine significa donna egiziana) pezzo ispirato a un'antica canzone folkloristica greca le cui prime interpretazioni conosciute furono quelle di Tetos Demetriades nel 1927 e di Michalis Patrinos nel 1930, ma riproposta più di recente anche dal nostro Vinicio Capossela nel suo ''Rebetiko Gymnastas''
in una interpretazione filologica in stile
rebetiko, appunto. La più nota resta tuttavia la
versione di Dick Dale con i suoi Deltones (trait d'union fra rock strumentale, surf music e garage sound) , divenuata popolarissima soprattutto grazie alla colonna sonora di Pulp Fiction, a cui viene immediatamente associata dai più. Twang impetuoso, drumming staccato e fiati calienti,
Misirlou (decisamente più travolgente dell'innocua seppur seminale
''Let's Go Tripping''), diventerà la colonna sonora di una sottocultura, il simbolo di un epoca. Dale stabilì anche la formazione tipica del surf strumentale: due
chitarre, basso, batteria e sassofono. Meglio se con il suono della
chitarra passato attraverso un'unità di riverbero. Su suo consiglio
addirittura l'amico
Leo Fender, propietario dell'omonima ditta, si convincerà a produrre amplificatori con riverbero incorporato.
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Il surf era suonato da bianchi ma, come per il rock'n'roll, doveva moltissimo ai neri. Uno su tutti:
Chuck Berry; e a una sua canzone del 1958 in modo particolare:
Sweet Little Sixtee. A questa si sono
(più che) ispirati, tra gli altri, i
Beach Boys quando tre anni più tardi pubblicarono il loro primissimo 45 giri, intitolato semplicemente
Surfin'. Quando il gruppo cominciò a farsi notare lo stile non era ancora del tutto definito. Esso conteneva da una parte l'apporto narrativo e
strumentale di
Dick
Dale, dall'altra quello più elegante di
Jan And Dean, il duo vocale più noto dell'epoca, con i cori che pian piano stavano prendendo il sopravvento, attingendo dalle armonie
vocali (nere e bianche) del doo wop,
dal suono dei gruppi di Phil Spector (Ronettes, Crystals ecc) e,
ovviamente, dal rock'n'roll.
Brian Wilson e i ''Ragazzi da Spiaggia''
Nonostante il predominio commerciale non fù sempre assoluto (si pensi, ad esempio, ad uno strumentale del 1963 come
''Wipe Out'' dei
Surfaris, capace di vendere un milione di copie arrivando in cima alle classifiche dell'epoca ed eguagliando in popolarità
''Surfin USA'' degli stessi Beach Boys) il controllo del mercato del surf sound da parte di Brian Wilson e soci fu agevolato
da una progressiva evoluzione stilistica e dall' estensione della gamma dei loro
temi, qualità che confermarono poco a poco la
musica dei Beach Boys come lo stile surf popolarmente riconosciuto, anche se, specialmente per Wilson, il mondo del surf rappresentò qualcosa di più
che un'occasionale ispirazione o un soggetto su cui limitarsi a
speculare come autore di canzoni.
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I Beach Boys sono stati forse il primo gruppo degli anni Sessanta a esprimere in modo esplicito quel senso di identità tra artisti e pubblico che è una delle chiavi della filosofia rock del decennio. La ricerca della libertà, del contatto fisico con la natura, era inoltre il risvolto solare della personalità tormentata e sofferta di Brian Wilson, un genio riconosciuto della scrittura pop. Il loro stile si basava su tecniche di incisione che utilizzavano effetti, registrazioni multiple e accurate manipolazioni. Come madrigali del ventesimo secolo, i Beach Boys trasformarono cinque voci in un coro pieno e una manciata di strumenti in un'orchestra completa. Musica così delicata e complessa nello stesso tempo non aveva precedenti nella storia del rock. Pur essendo legata al passato la musica dei Beach Boys raggiunse un nuovo livello a dimostrazione di come il surf sound rappresentò ben più di una semplice moda popolare.
L'espansione dello stile
Nonostante l'indubbia importanza ricoperta da molti dei protagonisti sin quì citati, sarebbe un errore identificare il genere limitandosi allo stile musicale espresso dai soliti nomi noti. Essendo, come detto, frutto di una doppia ricerca lo stile si sviluppò inizialmente su due fronti: quello strumentale e quello vocale. Parallelamente la crescita esponenziale degli studi di registrazione discografica rese possibile l'accesso di moltissimi esordienti all'industria del 45 e la nascita di una galassia di band i cui destini restarono per lo più anonimi, ma che contribuirono ad allargare lo spettro della produzione e dello stile in tutte le sue forme e sfaccettature (riverberi, twang impetuosi, vibrati, ritmi indiavolati, western pre-morriconiani, melodie/armonie vocali, punk ''primordiali'', ecc). A partire dal 1963 la mania si estese anche a Filadelfia, New York, Chicago, ed altre città dove le grandi onde dell'oceano erano inaccessibili. Persino un gruppo di Denver, chiamato
The Astronauts, fece un disco surf, mettendo insieme il fior fiore di tutte le tendenze musicali del momento. Tra queste, una che prenderà piede nel 1964, la
hot rod music, ovvero una sorta di colonna sonora delle corse di
hot rod, vecchie macchine con il motore rifatto e dai colori sgargianti che filavano come matte. Tanti i gruppi che si adoperarono in questo campo (i suoni erano simili a quelli del surf strumentale, ma le chitarre hot rod suonavano decisamente più metalliche), dai
Marketts agli stessi
Astronauts, e che producevano indistintamente sia per quello che fù considerato il ''mercato d'acqua'' (
surf sound) che per quello di terra (
hot rod sound). C'erano poi hot rodder veri e propri come ad esempio i
Trashmen (quelli di
Surfin' Bird) i
Knight ecc.
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