domenica 17 ottobre 2010

Gli outsiders del soul


Kings Go Forth: The Outsiders Are Back (Luaka Bop)

Ok, conosciamo a memoria ogni passagio di ''Move On Up'' di Curtis Mayfield, abbiamo già consumato i dischi di Bobby Womack, o la nostra copia di Shaft. E allora, serviva anche questa congrega di Milwaukee composta da otto visi pallidi e un paio di meticci desiderosi di riportare in auge certe sonorità soul/funk degli anni Settanta? Beh, dopo aver ascoltato il debutto dei Kings Go Forth la risposta non può che essere affermativa, perchè ''The Outsiders Are Back'' (Luaka Bop, 2010) è un disco di soul music in piena regola, una collezione di implacabili uptempo da togliere il respiro, con fiati roventi e falsetti impossibili che devono moltissimo alla scuola di Chicago e in particolar modo (appunto) al genio di Mayfield. Dietro questi peculiari personaggi del revival soul c’è in realtà lo zampino di Andy Noble (incallito dj e collezionista di black music nonché proprietario del Lotus Land record shop di Milwaukee) e Black Wolf (all’anagrafe Jesse Davis, classe 1953) un cantante e compositore che negli anni Settanta arrivò persino a registrare alcuni brani (mai pubblicati) con un gruppo chiamato The Essentials nei mitici studi Curtom di Chicago. Ma è il primo il vero trait d'union dei nove musicisti, quello che da buon appassionato del genere li spinse alla realizzazione di alcuni singoli che puntualmente finiranno nelle playlists di qualche dj (Shadow..) e di numerosi soul bloggers prima di essere definitivamente intercettati dalla Louka Bop di David Byrne. Tra i brani proposti in scaletta trovano spazio anche alcuni episodi più o meno rilassati (''Fight your Love'' e ''High on your Love'') o dai profumi giamaicani (''1000 Songs''), ma è in quelli più rapidi e adatti alle piste che il disco trova i suoi momenti migliori: da ''One Day'' (la b-side di ''Move On Up''?) a ''I don’t love you no more'' (micidiale!), da ''You’re the one'' (più Supremes delle originali) a ''Don’t take my shadow'' (un bignamino soul raccolto in sei minuti)... Nessuna novità, ovvio, ma davvero tanto cuore.


sabato 16 ottobre 2010

Nuovi talenti dell'elettronica crescono 3 (James Blake)


James Blake: Klavierwerke EP (R&S, 2010) 

Ascoltando ''Klavierwerke EP'' (R&S Records, 2010) dovrebbe sorgere un dubbio legittimo: è realmente dubstep, o una delle sue numerose mutazioni e/o ramificazioni, quello che stà facendo James Blake? O è al contrario una approssimazione al suono underground londinese da una posizione academica dove l’aspetto principale di questa fusione è la musica contemporanea? Per il momento le parti di piano e i silenzi costituiscono la materia estetica più importante rispetto, ad esempio, alla densità dei bassi e all'aspetto ritmico. La risposta non è sicuramente facile, ed è anche la difficoltà di catalogarne i suoni (visto che nemmeno post-dubstep può servire come etichetta di comodo) a dare a questo lavoro una posizione di spicco tra le migliori uscite nel campo delle musiche elettroniche degli ultimi mesi. Perchè Blake, pur senza reinventar nulla, ha la capacità di riuscire a sommare ingredienti che normalmente funzioanano meglio separati, ed è innegabile che l’intenzione di far cristallizzare in una tavolozza sonora le tessiture della musica accademica (frasi di piano alla Schönberg?) con l’elettronica off-club (il dub 'sabbioso' dei Rhythm & Sound?) ha generato un cortocircuito musicale davvero spettacolare.
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James Blake: CMYK EP (R&S, 2010)

La dipendenza post-garage del bellissimo ''CMYK EP'' (R&S Records, 2010) [video] è già storia. James Blake ha dato definitivamente le spalle ai club ( lui stesso dice di preferire l’emozione dell’ascolto al ballo), il suo dancefloor ideale è quello riservato, introspettivo, agli antipodi della celebrazione esagitata, e il suo atto di coerenza è ribadito proprio dalle ossessioni home listening di ''Klavierwerke EP''. Un atto di autolesionismo puro per un dj, costretto a suonare solo con i locali vuoti o al punto di svuotarsi, quando invece un' artista di (inevitabile) riferimento come Burial, (per fare un paragone nell'ambito) ama comunque conservare un beat solido nei momenti decisivi delle sue magnifiche composizioni (penso a brani incredibili come ''Archangel'' e/o ''Raver'') e in questo senso si potrebbe pensare a ''Only Know (What I Know Now)'' [video sotto] come la naturale progressione dell’estasi paralizzante di ''Shell Of Light'' con il ricamo di un piano che sembra l’introduzione di un notturno di Chopin, una voce che (chissà) potrebbe appartenere a una diva del soul, il fruscio estatico raccolto nella puntina del giradischi, e il pitch che attacca e stacca in continuazione per creare un effetto irresistibile tra l’angelico e lo psicotico. 

James Blake: The Bells Sketch (Hesle Audio, 2010)

E se proprio vogliamo insistere con i paragoni potermmo tirare in ballo, come altro estremo, gli amici e compagni di quartiere Mount Kimbie (in uno dei post precedenti mi occupai del loro bellissimo ''Crooks & Lovers'') che Blake ha affiancato come terzo componente dal vivo in più di un occasione e con i quali continua ad avere un contrinuo intercambio di idee. Ma se il laidback di ''Crooks & Lovers'' non è poi così diverso da quello di ''Klavierwerke Ep'', Blake lascia sempre scappare alcuni secondi di dissonanza e di tensione che evitano di portare la sua musica su territori troppo rilassati/rilassanti o sfociare in eccessi pastorali; ''Don’t You Think I Do'' potrebbe essere il remix che piacerebbe tanto ad Antony qualora decidesse di dare una sua canzone in pasto alle tinte grigie e 'piovose' del dubstep (o post-dubstep, o come diavolo voliamo chiamarlo), mentre ''Klavierwerke'', il brano d’apertura che da il titolo all’EP, e ''Tell Her Safe'' riprendono il filo interrotto con le (tre) tracce del precedente 12'' ''The Bells Sketch'' (Hessle Audio, 2010), aggiungendo buone dosi di piano licquido, doppi strati ambientali, le solite gocce di techno-dub berlinese e (come detto) un atteggiamento di disprezzo nei confronti dei club che hanno portato Blake a rifugiarsi nelle personalissime introspezioni dei 16 straordinari minuti di ''Klavierwerke EP''. Teniamo d’occhio questo ragazzo.