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lunedì 14 dicembre 2009

Il Nuovo Giardino Magnetico sceglie il suo cinema per gli anni zero

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Tempo di bilanci decennali. Anche il Giardino fa le sue scelte, con la consapevolezza di chi sa che stà lasciando fuori forse troppo. Ma parafrasando in parte le parole di Vasco Brondi, in arte Le Luci Della Centrale Elettrica, cosa racconteremo, ai figli che non avremo, di questi cazzo di anno zero?
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Anni ''0'': 20 film internazionali da raccontare
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Anni ''0'': 10 film italiani da raccontare

20 film internazionali per gli anni zero

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I film sono presentati in ordine alfabetico
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A HISTORY OF VIOLENCE
USA, 2005 - di David Cronemberg
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Nei film di Cronemberg non c'è mai una netta distinzione tra male e bene. Il miglior Cronenberg del terzo millennio. Ancora sulla carne, ma con maggiore maturità. Stratificato, lucido, spietato.
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ARCA RUSSA [Russkij kovcheg]
Russia/Ger. 2002, di Aleksandr Sokurov
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Un unico e magistrale piano sequenza per viaggiare tra le ''stanze'' del passato (con i suoi fantasmi). Un esempio di cinema maiuscolo come la storia che racconta.
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ASPETTANDO LA FELICITA' [En attendant le bonheur]
rancia/Mauritania, 2002 - di Abderrahmane Sissako
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Il film africano del loto. L'attesa è il tema centrale, la sua bellezza principale. Ma non si tratta di qualcosa di troppo austero o astratto. Al contrario il film gioca anche su buone dosi di comicità e sensualità. La storia comincia in una piccola cittadina sabbiosa, Nouadhibou un piccolo villaggio di pescatori, che si trova su un 'isola della costa mauritana dove il cineasta trascorse veramente un periodo della sua adolescenza prima di partire per Mosca, dove frequentò la scuola di cinema. Il diciassettenne Abdallah, il suo doppio sullo schermo, arriva dal Mali, ma prima di emigrare in Europa passa a Nouadhibou dove ritrova la madre in una minuscola stanza senza elettricità, che divide con lei aspettando. Il giovane, incapace di capire la lingua, si sente estraneo, ma si sfroza di decifrare l'universo in cui si trova attraverso gli incontri che fa: la sensuale Nana che cerca di sedurlo, Makan che come lui sogna di andarsene, Maata, un vecchio pescatore improvvisatosi elettricista e il suo apprendista Khatra, poco più che bambino. Sarà lui a insegnare ad Abdallah la lingua del posto affinché quest'ultimo possa spezzare il silenzio a cui è condannato. In mancanza di alternativa è proprio in questo luogo di transito o di riparo che si avvia la comunicazione, in una dolce confusione di lingue e culture (spunta anche un cinese che canta al karaoke). Ma quando Abdallah si ritrova davanti a una televisione , trova solo notizie sulla Francia o programmi francesi. Conclusione esplicita: forse l'Europa è solo un miraggio, ma è talmente ingombrante che cancella la possibilità di essere felici in Africa. Conclusione emozionante: il vero Abderramane ha finito per legarsi seriamente alla sua terra e a sua madre. E' diventato un regista importante e tutti i suoi film lo riportano sui luoghi della separazione
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IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL [Hauru no ugoku shiro]
Giappone, 2004 - di Hayao Miyazaki
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Questo splendido film a disegni animati del maestro giapponese Miyazaki, racconta la storia di una ragazzina trasformata in vecchia da una strega (dal libro di D.W. Jones). Artigianato sublime. Il disegno a mano ha ancora un primato sulle macchine. Trame complesse, a intreccio, e una testimonianza di come si dovrebbe oggi pensare all'animazione: legata si alla tecnologia, ma attenta pure a comunicare emozioni.
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LA CITTA' INCANTATA [Sen to Chihiro no kamikakushi]
Giappone, 2002 di Hayao Miyazaki
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Vero capolavoro dell'animazione. Opera che nessun vero cinefilo dovrebbe ignorare, film consigliato a tutti quanti, anche a chi, tra gli adulti, oppone un secco rifiuto o una sdegnosa indifferenza nei confronti dell'animazione giapponese. Chihiro, una bambina di dieci anni testarda e capricciosa, si trova magicamente proiettata in una città incantata dove regna la perfida e malvagia strega Yubaba. Per ritornare al suo mondo, Chihiro affronterà avventure incredibili, conoscerà personaggi straordinari e imparerà il senso dell'amicizia. Un film che , con grande sensibilità, mette in scena, con pari intensità, temi universali. Come del resto tutta l'opera di Miyazaki, grande genio del cinema contemporaneo di cui Akira Kurosawa ha detto: ''Un grande autore che io rispetto profondamente. Credo che apparteniamo entrambi alla stessa scuola; condividiamo lo stesso rigore e lo stesso gusto per le storie umane su grande scala...''
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COLLATERAL
USA, 2004 - di Michael Mann (2004)
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La notte, la città e i suoi abitanti, in una selva oscura. Da un poeta del noir come Michael Mann un film tormentato, tutto giocato sui sensi e le solitudini dei personaggi. Un viaggio, una corsa, una sfida, un duello: con tre grandi attori ad armi pari e un regista che in questo tipo di film non ha eguali.
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CITY OF GOD [Ciudade de Deus]
Brasile, 2002 - di Fernando Meirelles
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Il film sud-americano del loto. La bufera di City Of God (la Città di Dio, tristemente celebre favela di Rio de Janeiro) comincia con un crescendo di immagini sulla violenza nascosta nelle viscere della povertà, presentandoci uno degli innumerevoli crimini delle bande di ragazzini e di adolescenti che tingono con il loro sangue la polvere dell'impenetrabile giungla della favela. Dopo una sparatoria attraverso i labirinti delle stradine malfamate (all'inseguimento di una gallina spaventatissima) la discesa infernale continua a prendere direzioni imprevedibili e la brutalità del film è sconcertante e tinta di assurdo. Ed è proprio questo tocco surreale a rendere credibile il realismo di Ciudade de Deus, terribile e bellissimo. La forza trascinante e clautrofobica dell'inizio rimane nascosta nelle pieghe del film e torna periodicamente alla luce (la rapina del camion del gas, il crudele assalto al bordello, la successione di immagini del bambino assassinato, la violenza che nasce dalle morti dei capi delle due bande rivali...). Mereilles mostra come i cosiddetti valori (stato, legge, educazione, futuro) diventini concetti astratti se visti dall'altra parte della barricata, ossia dal punto di vista di chi li subisce.
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DOLLS
Giappone 2002, di Takeshi Kiano
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Le forme, i colori, i sentimenti e il dolore del teatro tradizionale giapponese, quello delle marionette, in una trasposizione lucida, appassionata e commovente. Kitano gran burattinaio.
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DONNIE DARKO
USA, 2000/2004 - di Richard Kelly
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Se gli anni '80 non sono mai finiti, meglio confrontarsi con la generazione cresciuta allora. Scopriremo che tra quella e la ''net generation'' di oggi, che ha reso di culto il film, non ci sono differenze. Epocale.
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IN THE MOOD FOR LOVE
Hong Kong, 2000 - di Wong Kar-wai
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Il più bel melò degli ultimi anni, dove tutto accade fuori scena. Ossessionati dalla figura di Maggie Cheung, dalla voce di Nat King Cole, dal rumore notturno della pioggia, dal battito del cuore. Grande capolavoro.
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ISLAND EMPIRE
USA, 2006 - di David Lynch
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Per Lynch il mondo è acido e misterioso. Il genio del Montana, al suo primo confronto con il digitale (ma con immagini sgranate, buie e faticosamente decifrabili perchè...''se tutto fosse completamente illuminato si potrebbe vedere ogni cosa e non ci sarebbe mistero''), mescola il mistero incombente di Twin Peaks al melodramma acido sul mondo hollywoodiano di Mullholland Drive, per dipingere uno stupefacente road-movie interiore. Un esperienza dei sensi nei mondi paralleli delle paure inconsce e della fiction cinematografica che nel suo rimescolare lo spazio e il tempo, ci lascia senza guida in un labirinto di personaggi sdoppiati. ''Mi piace il mistero, mi piace entrare in universi che non conosco, alzare la tenda e trovarmi al buio. In ogni mio film cerco questo rapporto con l'ignoto, seguendo l'intuito. Vorrei che gli spettatori facessero lo stesso. Il cinema è un lingiuaggio magnifico a cui ci si deve lasciare andare come avviene con la musica''. Così, Inland Empire vuole essere, come già Mullholland Drive, un'opera nella quale lasciarsi guidare dalle immagini e dai suoni (il solito grande Angelo Badalamenti) senza porsi troppe domande. Solo così, secondo l'autore, se ne potrà cogliere il suo senso perfettamente compiuto.
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LOST IN TRASLATION
USA, 2003 - di Sofia Coppola
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Si ride, si piange, e il cinema torna a essere un ''campo di battaglia'' con i due sessi in trincea e una città, Tokyo, nel mezzo. Piccolo-grande film. Grandissimo Murray.
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MILLENNIUM MAMBO [Qianxi manbo]
Taiwan, 2001 - di Hou Hsiao-Hsien
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Impastato di sensualità e di esistenze giocate all'estremo, Millennium Mambo è un film magnifico, che calamita lo sguardo in ogni fotogramma dove pulsano la metropoli e si aggrovigliano emozioni e stati d'animo. Dietro c'è lo sguardo di Hou Hsia-Hsien, uno dei punti di riferimento per quella che viene definita la nouvelle vague di Taiwan. Lei si chima Vicky, giovanissima creatura notturna che vola a ritmo di techno nei locali di Taipei. Vita convulsa, fino all'alba, strani incontri, un ragazzo dj gelosissimo e violento. Che però non riesce a impedirle un'attrazione tenerissima, giocata sui confini dell'ambiguità amicizia-amore, per Jack, quarantenne misterioso, che traffica in loschi affari.
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MULLHOLLAND DRIVE
Francia, 2001 - di David Lynch
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Due film uno dentro l'altro, il giallo lineare e il puzzle noir. David Lynch firma il suo necrofilo a Hollywood (non a caso i soldi e la produzione sono francesi). Una ragazza sequestrata e minacciata dentro un'automobile è la sola a sopravvivere in un incidente stradale. Ha perduto la memoria. Per caso capita nell'appartamento di un'altra ragazza che è appena arrivata a Hollywood, decisa a diventare attrice. Le due si piacciono, si desiderano, vanno a letto insieme e insieme cercano di ricostruire l'identità della smemorata. Insieme trovano un cadavere di donna marcito nel suo letto. Insieme finiscono alle due del mattino in un teatro dove si esibiscono maghi e cantanti latini, ma regna il silenzio, gli unici suoni sono in play-back, gli aspettatori ascoltano e piangono. Tremendo! Una scatola blu racchiude ogni mistero... Sul piano visivo Lynch al suo meglio, tiene alta la tensione anche senza spiegare nulla, spingendo le due magnifiche attrici a una prova maiuscola. Se siete disposti a vivere il cinema come un sogno ad occhi aperti, Mulholland Drive potrebbe essere non solo il vostro film per questi anni ''0'' che ormai volgono al termine, ma addirittura il film della vita.
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OLD BOY
Sud Corea, 2005 - di Chan-Wook Park
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Prima si agisce, poi si ragiona. implacabile, folle. Consacrato sull'altare dell'azione e dell'obiettivo che deve essere raggiunto. A qualunque costo. Il protagonista è stato rinchiuso per qundici anni in una stanza senza saperne il motivo e quando viene liberato inizia la snervante partita a scacchi con il suo aguzzino. Entambi spinti da un solo desiderio: la vendetta. Entrambi per un unico sentimento: l'amore. Ispirato a un fumetto giapponese, è il miglior esempio del cinema ''cattivo'' made in Corea. Impressionante.
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LA SPOSA CADAVERE [Tim Burton's Corpse Bride]
USA, 2005 - di Tim Burton
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In mano a Tim Burton, le animazioni dei pupazzi creati da Ian McKinnon e Peter Saunders emozionano più dei veri attori. Come in Nightmare Before Christmas, un altro incubo animato, dove i vivi sono grigi e funerei, mentre i morti colorati e vitali. Un altro viaggio nell'aldilà per dimenticare l'aldiquà. Rilettura di una vecchia fiaba russa dove una testarda sposa cadavere torna dall'oltretomba per reclamare i suoi diritti matrimoniali. Magistrale sketch di ottanta minuti tra follia e poesia.
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TWO LOVERS
USA, 2008 di James Gray
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James Gray si prende una pausa dai prediletti drammi criminali per raccontare un triangolo amoroso: un trentenne depresso, la fidanzata in casa, la bella bionda che abita nell’appartamento accanto. Il sentire e il vedere come due finestre opposte di uno stesso palazzo. L’amore che visse due volti/e, l’amore come sguardo possibile sul non-possibile ''Se non ci fosse stato lui, allora forse..''. Eppure, lui c’è sempre stato. Two Lovers. Ciò che Leonard, il protagonista, prova per Michelle è un sentimento affannato come un primo amore: fulmineo, impacciato, misterioso, disgraziato, totale. Un sentimento di cui non si può parlare, di cui non c'è altro da dire. Quello di Two Lovers, è oggi, uno dei migliori cinemi possibili.
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VAI E VIENI [Va e vem]
Portogallo, 2002 - di João César Monteiro
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João César Monteiro è scomparso a Lisbona nel 2003, giusto all'indomani di questo Vai e Vieni. Punta di diamante di una delle cinematografie più appartate e preziose del continente, Monteiro è il classico autore da festival, capace di ritagliarsi uno stuolo di fedelissimi cultori grazie a un mix di lunare stravaganza e di struggente malinconia lusitana. Il cinema di Monteiro possiede il dono dell'umorismo, dimostrando in più di saper gestire molti altri temi, triturando alla perfezione politica, filosofia, religione, morte, bellezza... La sua vena ironica nasconde/evidenzia sempre un vero e proprio sguardo morale. Tuttavia il suo punto di vista prende le distanze dalla pedanteria di tante ''lezioni'' seriose, conservando buone dosi di anarchia e provocazione. Queste sue caratteristiche sono evidenti anche in Vai e Vieni, opera con cui il maestro portoghese si è congedato dalla vita e dal cinema. Se non vi lascerete spaventare dal ritmo e dal rigore dei piani fissi, la pellicola vi assicurerà grande piacere, come quelli della vita del signor Vuvu (interpretato dallo stesso regista), una suite perfettamente calibrata di conversazioni domestiche, passeggiate nel parco, incontri casuali, soste silenziose in cui il dolore non fa che rendere più dolce – raro contrasto – i sapori dell’esistenza.
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YI YI E UNO... E DUE [Yi Yi]
Taiwan/Giappone, 2000 - di Edward Yang
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Edward Yang mette in scena la famiglia (anzi il condominio) e i suoi turbamenti. Il film comincia con un matrimonio e finisce con un funerale. In mezzo un dipanarsi di flirt, litigi, scappatelle e perfino un delitto passionale. Ai due capi estremi della famiglia un filosofo di 6 anni e una filosofa di 90. Il bel bimbo eccentrico che ama fotografare i soffitti e le nuche delle persone, e la nonna in coma, che fa da psicanalista muta di tutti. Per rianimarla ognuno si reca a turno al suo capezzale e confessa la sua infelicità esistenziale. Tutti sono un po' infelici a Taiwan, confinata nella sua luccicante ricchezza. Cineasta della novelle vague taiwanese (di cui è precursore Hou Hsiao-Hsien), Edward Yang ha la leggerezza del tocco, sensibilità e humor, e sa raccontare a meraviglia i frammenti del quotidiano.
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THE WORLD [Shijie]
Cina, 2004 - di Jia Zhang-ke
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''Il mondo'', è un area scenica in miniatura, un parco delle meraviglie cinese dove sono allestite le riproduzioni dei 106 luoghi e monumenti più importanti del pianeta. Una sorta di non-luogo dove Tao e i suoi amici, trascorrono la loro esistenza in una sorta di straniante sospensione temporale che risulta ancora più stridente quando escono, invece, nel mondo reale e si trovano ad affrontare miserie e squallori di ambienti polverosi o sentimenti agli sgoccioli. Una Pechino industriale che contrappone alla grigia quotidianità della megalopoli il finto sogno di un universo di luci e di colori nella Cina del boom. Assolutamente da vedere sottotitolato in lingua originale. Splendido.

10 film italiani per gli anni zero

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I film sono presentati in ordine alfabetico
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ANGELA
di Roberta Torre, 2002
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Angela è un film incentrato su amori e tradimenti, dove la protagonista, (Angela, appunto) moglie di uno spacciatore di droga molto più vecchio di lei e parte attiva del suo commercio, si innamora del nuovo giovane braccio destro del marito, l'affascinante e carismatico Masino. Un triangolo ad alto rischio, cosa di cui Angela è perfettamente consapevole. La bravura della Torre (e della straordinaria interpretazione di Donatella Finocchiaro nel ruolo della protagonista) sta tutta nel costruire il personaggio della donna, nel rappresentare la sua iniziale e inutile resistenza al corteggiamento di Masino, nel rendere viva e concreta la sua matura sensualità. In Angela la mafia, nella sua variante ''a conduzione familiare'', è il contesto, non l'oggetto del racconto. La regista decide con scelta saggia di evitare qualsiasi implicazione morale, concentrandosi sulle vicende personali dei personaggi, in particolare della protagonista. Azzeccata anche la scelta di puntare sulla fotografia di Daniele Ciprì. Splendidi i brani scelti a supporto di alcune scene (Daniele Sepe, Gato Barbieri..)
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LE CHIAVI DI CASA
di Gianni Amelio, 2004
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Amelio, ispirato da un doloroso testo autobiografico di Giuseppe Pontiggia, accompagna nel suo film un ragazzo disabile e il padre (che 15 anni prima lo abbandonò dopo il parto tragico) verso un ospedale di Berlino (per alcune terapie) e in un successivo viaggio in Norvegia. Le chiavi di casa gioca sull'idea neorealista di far interpretare il ruolo del protagonista a un ragazzo realmente affetto da tetraparesi spastica, dando una bella lezione di lavoro sul personaggio ai virtuosismi delle star hollywoodiane a caccia di Oscar. La regia defilata di Amelio cerca il suo giovane protagonista attraverso gli occhi del padre sgomento (un Kim Rossi Stuart davvero bravo, bisogna riconoscerlo) che prova a rifuggere la commozione, si vegogna. Poi però decide di prendersi in casa il ragazzo. Gianni e Paolo, padre e figlio sconosciuti tra loro, alla ricerca del felicità e del rispetto reciproco.
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LE CONSEGUENZE DELL'AMORE
di Paolo Sorrentino, 2004
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Titto Di Girolamo è un un misterioso commercialista di mezz'età che trascorre le sue giornate nella hall di un albergo svizzero, guardandosi intorno, ma senza stringere relazioni sociali che vadano al di là di qualche svogliata partita a carte con gli altri ospiti dell'albergo. Di lui ci vengono pian piano forniti altri elementi, ma senza accellerare, senza esagerare. All'inizio, l'impressione è quella di trovarsi di fronte un altro di quei ricchi annoiati che non devono spaccarsi la schiena in fabbrica per mangiare il loro pasto caldo quotidiano. Man mano il regista aggiunge i tasselli del puzzle, si scopre che la sua condizione è tutt'altro che volontaria. E che certi atteggiamenti che potevano sembrare i capricci di un annoiato benestante sono invece accorgimenti quasi obbligatori per sopravvivere in un percorso privo di vie d'uscita. Di Girolamo è un antieroe rinchiuso nella gabbia di una solitudine estrema. Finchè una scheggia d'amore impazzito non gli si pianta nel cuore e gli inietta il coraggio nacessario a chiudere definitivamente la partita... Sorrentino non sbaglia niente. Toni Servillo, come sempre, è un interprete a dir poco straordinario, in grado di gestire perfettamente i ripetuti silenzi in primo piano imposti dal copione. Silenzi a cui fa da contrappunto una colonna sonora davvero azzecata : Lali Puna, Notwist, Boards Of Canada, James, Mogway, Terranova, Fila Brazilia.... Magnifico a dir poco.
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GIORNI E NUVOLE
di Silvio Soldini, 2007
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La pellicola è lontanissima dalle commedie un po' surreali del regista milanese, come il delizioso Pane e Tulipani, per intenderci. Con l'aiuto di due grandi attori come Margherita Buy e Antonio Albanese, e attraverso una seneggiatura e una regia impeccabili, Soldini non solo ci racconta la crisi tremenda di una coppia di oggi, ma riesce a farcela vivere. La cinepresa accompagna i protagonisti nella loro discesa all'inferno passo dopo passo. Il marito ha perso il lavoro e il suo ruolo sociale in una città (Genova) che appare durissima, dove gli amici non esistono. La moglie è l'unica che riesce a reagire accettando qualunque lavoro per sopravvivere, e con quella forza insospettabile che hanno le donne nei momenti di grande crisi. In questo ruolo di donna molto forte, sotto un'apparenza mite e quasi fragile, la Buy è straordinaria. Riuscirà a trasmettere la sua vitalità all'uomo che ama, in una bellissima scena finale.
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GOMORRA
di Matteo Garrone, 2008
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La storia si snoda attraverso vari itinerari individuali di persone che abitano nelle periferie di Napoli. I destini dei vari personaggi non si incrociano ne si condizionano mai. L'unico motore della società in cui vivono è il traffico di droga e il controllo del potere da parte dei clan. Nella Babele di terrazze e corridoi della città, come nelle campagne infestate di rifiuti tossici, vite diverse obbediscono agli imperativi più assurdi e inquietanti. La sceneggiatura descrive con precisione i meccanismi di dominio, di corruzione e di autodistruzione. E' un film fantastico: la regia è fluida, non nasconde niente della violenza, ma rifiuta di aderire a qualsiasi cliché. Forse, vedendo Gomorra, gli stessi camorristi potrebbero provare vergogna. Ma probabilmente sarebbe chiedere troppo al cinema.
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IL MESTIERE DELLE ARMI
di Ermanno Olmi, 2001
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Se il veterano regista bergamasco ha avvertito l'esigenza di rivolgere lo sguardo al passato non lo ha fatto per evitare il presente, ma per raccontarcelo da un altro punto di vista. Il personaggio storico di Giovanni dalle Bande Nere, capitano di ventura e abile spietato condottiero al servizio di suo zio, il papa (de Medici) Clemente VII, durante la campagna contro i lanzichenecchi, ha diversi legami con l'oggi. Secondo il regista, Giovanni era un idolo dei suoi tempi, dalla popolarità paragonabile a quella di un campione sportivo odierno. In secondo luogo fu vittima del progresso: ci lasciò la pelle a causa di una delle prime bocche da fuoco impiegate in guerra (magnifiche le scene che ritraggono il protagonista inchiodato a un letto, condannato eroicamente ad un'implacabile agonia). Nelle folgoranti inquadrature si impastano i ritmi e gli scenari maestosi della natura, spogliata dal tardo autunno, dove colonne di uomini in marcia e in battaglia, si muovono tra campi, rive dei fiumi, boschi e fortificazioni, dove la fanno da padrone la nebbia, il freddo e la neve del novembre del 1526. Olmi gira senza l’ausilio degli effetti speciali, nei luoghi storici originali (Mantova, Ferrara) e li esalta con la fotografia. I campi lunghi tolgono il fiato, la cura per il dettaglio sorprende, soprattutto la ricostruzione minuziosa dei costumi d'epoca. Un cinema assoluto, magico, perché capace di rievocare sullo schermo un sentimento del tempo, dello spazio e del visibile appartenente a un'epoca lontana e perduta.
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NUOVOMONDO
di Emanuele Crialese, 2006
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Fin dalle prime immagini si viene trasportati in un mondo antico, mitologico, affascinante e crudo: la povera e brulla campagna sicula del primo Novecento. C'è però una speranza per i più coraggiosi: il nuovo mondo, l'America. Crialese racconta l'odissea di tanti poveri contadini del ''vecchio mondo'', con un arte stupefacente e una straordinaria cura dei dettagli: ogni gesto, ogni sguardo è riempito di significati. Con dei personaggi splendidi. Attraverso lampi grotteschi. Che siano una povera contadina o una raffinata signorina inglese, fa poca differenza. C'è anche chi ha trovato il film troppo ''estetizzante''. A me è sembrato semplicemente straordinario.
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L'ORA DI RELIGIONE
di Marco Bellochio, 2002
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Difficile scegliere tra ''L'Ora di Religione'' e l'altrettanto splendidoo ''Buongiorno Notte'' dell'anno successivo. Tuttavia opto per il primo, forse perchè ''L'Ora di Religione'' è il film che ha cercato di scuotere il cinema italiano dalla sua morte, dalla sua indolenza, dalla falsa ipocrisia. Perchè cercava di anticipare qualcosa che doveva venire, ma che non è venuto mai. Forse è stato un film postumo, o un film in ritardo e per questo non più incisivo. Una pellicola non contro la chiesa cattolica, bensì contro quel popolo sempre laico, ma cattolico quando la convenienza, la superstizione, l'indolenza dei riti sociali lo richiede. Il film racconta la crisi esistenziale di un intellettuale dei nostri giorni, ambientato in un'atmosfera oscura, quasi claustrofobica, fra severi appartamenti borghesi e aristocratici palazzi vaticani.
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RESPIRO
di Manuele Crialese, 2002
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Crialese bis. ''Respiro'' è il film che aveva anticipato ''Nuovomondo'' (per adesso) l'unico capolavoro assoluto, nella filmografia del regista. Ciò nonostante ''Respiro'' è un lavoro splendido e di rara sensibilità, uno di quelli che il sottoscritto si porta nel cuore al punto da non sapersi trattenere dall'inserirlo in questa sorta di selezzione decennale. Il film è girato sotto il cocente sole di una Lampedusa estiva, lambita dal mare, lontana dalla terraferma, ancorata a un' universo sempre diverso e sempre uguale a se stesso, un isola che offre ai suoi abitanti una vita fortemente segnata dalla tradizione. Una quotidianità scandita dai ritmi del mare, che domina la vita di uomini, donne e bambini. Grazia (una bravissima e abbronzatissima Valeria Golino che dona con estrema generosità il suo corpo dal profumo di mandorlo) fa parte di questa comunità ristretta che popola l'isola. E' solare, istintiva, appassionata, ma anche fragile e imprevedibile. Ha marito e figli, ma fatica ad adeguarsi ai clichè che regolano la vita dell'isola e dei suoi abitanti. Il suo contatto con il piccolo mondo che la circonda è così particolare da risultare incomprensibile a quanti le stanno intorno. Per questo è considerata stravagante ed è fonte di pettegolezzi e malignità. Al punto che il marito Pietro viene convinto a farla ricoverare a Milano, per curarla. Ma l'uomo non ha fatto i conti con il figlio Pasquale, detto Boccanera, tredicenne grintoso che non può fare a meno di venire in difesa della madre, nascondendola e facendo credere a tutti che sia morta. ''Respiro'' è un film intenso e bellissimo, una storia minimalista di sentimenti, emozioni, desideri di libertà. La forza pare venire proprio dal mare dove, alla fine, i protagonisti della storia vanno a tuffarsi e a rifugiarsi, come ultimo domicilio per le persone che hanno voglia di vivere, libere.
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SANGUE VIVO
di Edoardo Winspeare, 2000
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Nel 1993 il Salento ha dato vita al gruppo Officina Zoè, nato per merito e volontà del regista Edoardo Winspeare, di Lamberto Probo e Pino Zimba. Basandosi su vicende, atmosfere e valori come la pizzica e le tradizioni del Salento, sono nati alcuni validi film e un gruppo musicale. "Sangue vivo" (preceduto da ''Pizzicata'' uscito nel 1995), in particolare, racconta il dramma della povertà, della disoccupazione, della delinquenza (attraverso le storie e i personaggi del film interpretati da attori non professionisti del luogo che recitato in vero dialetto salentino, e per questo sono ancora più credibili) del nostro sud, ma allo stesso tempo individua una via di fuga, uno strumento di liberazione e catarsi nella possibilità di urlare, gridare, ballare e gioire. Attraverso la pizzica. Ecco uno dei significati e dei valori della pizzica: battere forte i tamburi per comunicare la rabbia, il dolore. Non importa se dalle loro mani sgorgherà il sangue per quanto si suonerà… è sangue vivo, amore, energia, vita che viene trasmessa, nonostante tutto.