Visualizzazione post con etichetta Cinema e Video. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cinema e Video. Mostra tutti i post
mercoledì 16 marzo 2011
lunedì 1 dicembre 2008
Cinema a tema: Il Jazz
"A song is born" di H. Hawks (1948)
.
"Jammin' the Blues" di Gjon Mili (1944)
Sono moltissimi i nomi importanti della storia del cinema che hanno puntato il loro interesse sul jazz nelle sue diverse accezioni. Ma che cosa accade quando sono proprio cinema e jazz a siglare un'unione? Che cosa accade, in altre parole, quando due tessere tanto rilevanti del mosaico culturale novecentesco si trovano accostate? Nel tempo, negli anni, non sono mancate rassegne e contributi saggistici dedicati all'argomento. In quasi ottant' anni il cinema ci ha raccontato il jazz, lo ha esaltato, deprecato, amato: ne ha svelato il mondo, si è fatto ritmare dal suo beat, lo ha usato per raccontare sentimenti e storie contemporanee, dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Francia all'Italia. E allora Duke Ellington, Louis Armstrong, Ella Fitzgerald, Count Basie, Charlie Mingus, Miles Davis, Chet Baker, Bill Evans (solo per citarne alcuni) nel tempo si sono fatti sedurre dal cinema. Il cinema stesso ha accompagnato in parte le loro voci, la loro musica, le loro storie... I grandi e i meno grandi del jazz sono passati sullo schermo come personaggi e come spirito musicale, con divertimento e con malinconia, sempre però con quell'eccitazione che accompagna e contraddistingue la musica nata a New Orleans e diventata di casa in tutto il mondo.
Lady Sings the Blues" (1972)Molti gli esempi, si diceva: dal primo film sonoro giapponese a Mo' Better Blues di Spike Lee, fra cui hanno avuto un ruolo di primo piano le tantissime pellicole (compreso qualche B-Movie) che la Hollywood classica in bianco e nero ha dedicato al jazz, ai suoi protagonisti e alle sue atmosfere. E non poteva essere altrimenti visto che la legittimazione internazionale dei ritmi afroamericani si compie all'inizio degli anni Venti, ossia proprio nel momento in cui Hollywood sta definendo il suo assetto estetico e industriale. Tanto che l'"età del jazz" ha finito per dare sfogo alla formazione dell'industria cinematografica americana influenzandola (al punto che il primo film sonoro, realizzato nel 1927, si intitola Il Cantante di jazz ) e inaugurando di conseguenza un dialogo tra queste due arti che non è più venuto meno.
.
"The Jazz singer" (Il cantante di jazz), 1927
"The Jazz singer" (Il cantante di jazz), 1927Altri esempi in questo senso si possono considerare i lavori di Cassavetes e la nascita del cinema indipendente che proprio dal jazz hanno tratto la loro ragione d'essere e linfa vitale, passando per un'infinità di ricordi tra i quali si staglia quel piccolo monumento che è L'ascenseur pour l'échafaud (Ascensore per il patibolo, 1957). Senza trascurare Bird di Clint Eastwood in cui Clint il duro è riuscito a riversare e a far arrivare allo spettatore tutta la sua intensa passione per il mondo del jazz.
.
.
Il dialogo tra le due arti si è sviluppato nel tempo secondo andamenti mutevoli, influenzando profondamente i percorsi di formazione e di sviluppo di cinema e jazz e ponendo reciprocamente, problemi più generali di natura culturale ed estetica. In effetti, analizzare che cosa il cinema statunitense ha fatto al jazz, e viceversa, può voler dire, all'interno di determinate parentesi della storia americana, posare una lente di ingrandimento su fenomeni di più ampia portata. In particolare, comprendere meglio le modalità di rappresentazione dei ritmi della civiltà afroamericana da parte della più bianca e capitalistica delle arti può dischiudere uno sguardo di grande originalità sui rapporti esistenti fra le culture. Se Hollywood, fin dalle prime realizzazioni sonore, non ha potuto trattenersi dal subire il fascino dei nuovi ritmi jazz, dall'altra parte si è anche trovata a maneggiare un arte piuttosto pericolosa, i cui assunti estetici fondamentali (per non parlare della sua provenienza sociale) cozzavano vistosamente con l'ideologia di cui il cinema classico si stava facendo interprete. Ne è derivata di conseguenza (in molti casi), fin dai primi film d'ambiente o d'argomento jazz, una vera e propria falsificazione della storia di quest'ultimo, dietro alla quale sono all'opera strategie della produzione hollywoodiana, che sembrava voler comunicare l'idea che la nuova musica fosse "un'arte dove i bianchi possono dominare i neri" e dove "i musicisti neri sono in ammirazione del talento dei bianchi". Ciò ha significato non soltanto scompaginare l'identità etnica del jazz, ma anche tradirne la sua verità. Del resto, fin dall'inizio, più che un semplice ritmo il jazz si è rivelato un' alternativa culturale, estetica, una sintesi dell' "altro" esotica e minacciosa.
..
"Scrub me mama with a Boogie Beat" (7'-1941) di W. Lantz
Coad black and de sebben dwarfs
Visto che ci sono aprofitto per parlare in questo spazio di un video (che potete vedere qui sotto) che è stato tempo addietro oggetto di un aspra polemica scatenata da un giornalista del New York Times, che aveva scoperto che su YouTube erano reperibili, tra centinaia di migliaia di altre clip animate, ben undici cartoni della Warner Bros e della Disney ritenuti razzisti e per questo banditi e mai più trasmessi sulle reti televisive. Il cartone propone una serie di stereotipi sulle persone di colore che alcuni potrebbero trovare alquanto offensivi, ma mentre i detrattori suggeriscono di mettere al bando le clip incriminate, altri sostengono che non se ne può cancellare il valore storico e culturale e che non si può eliminare il razzismo facendo semplicemente finta che non sia mai esistito.Il cartone risale al 1943, fa parte della serie di Merrie Melodies della Disney ed è una parodia di Biancaneve intitolata Coal Black and the Sebben Dwarfs, che potremmo tradurre come “Nera carbone ed i sedde naneddi”, in quanto il titolo scimmiotta l’accento delle persone di colore e suona, per intenderci, come la parlata della domestica Mami in Via Col Vento.Gli atteggiamenti stereotipati dei personaggi ricalcano il cosiddetto stile blackface, a lungo accettato dalla società americana ma ora considerato estremamente offensivo e razzista. Seppure le clip siano state più volte rimosse da YouTube, se potete vedere questo video significa che sono ancora reperibili in rete.
Visto che ci sono aprofitto per parlare in questo spazio di un video (che potete vedere qui sotto) che è stato tempo addietro oggetto di un aspra polemica scatenata da un giornalista del New York Times, che aveva scoperto che su YouTube erano reperibili, tra centinaia di migliaia di altre clip animate, ben undici cartoni della Warner Bros e della Disney ritenuti razzisti e per questo banditi e mai più trasmessi sulle reti televisive. Il cartone propone una serie di stereotipi sulle persone di colore che alcuni potrebbero trovare alquanto offensivi, ma mentre i detrattori suggeriscono di mettere al bando le clip incriminate, altri sostengono che non se ne può cancellare il valore storico e culturale e che non si può eliminare il razzismo facendo semplicemente finta che non sia mai esistito.Il cartone risale al 1943, fa parte della serie di Merrie Melodies della Disney ed è una parodia di Biancaneve intitolata Coal Black and the Sebben Dwarfs, che potremmo tradurre come “Nera carbone ed i sedde naneddi”, in quanto il titolo scimmiotta l’accento delle persone di colore e suona, per intenderci, come la parlata della domestica Mami in Via Col Vento.Gli atteggiamenti stereotipati dei personaggi ricalcano il cosiddetto stile blackface, a lungo accettato dalla società americana ma ora considerato estremamente offensivo e razzista. Seppure le clip siano state più volte rimosse da YouTube, se potete vedere questo video significa che sono ancora reperibili in rete.
.
A seguire l'elenco di alcune pellicole in cui cinema e jazz siglano, in qualche modo, un unione. I film sono riportati con il loro titolo originale. Alcuni vi offrono anche la possibilità di entrare direttamente nel video.
-1931: "Madamu to Nyobo" di H. Gosho
-1934: "Hi-De-Ho" di F. Waller
-1937: "Woodland café" di W. Jackson
-1939: "Paradise in Harlem" di J. Seiden
-1940: "Broken strings" di Bernard B. Ray
-1941: "Bird of the blues" di V. Schertzinger
-1942: "Syncopation" di W. Dieterle
-1944: "Jam session" di C. Barton
-1947: "A day with Duke" (6') di G. Pal
-1947: "Jivin'in be-bop" di L. Anderson
-1947: "New Orleans" di A. Lubin
-1947: "Rhapsody in the wood" (8') di G. Pal
-1948: "A song is born" di H. Hawks
-1948: "Begone dull care" di E. Lambart & N. McLaren (speriment.)
-1951: "Il blues della domenica sera" di V. Zurlini
-1954: "Glenn Miller story" di A. Mann
-1955: "Benny Goodman story" di V. Davis
-1955: "Benny Goodman story" di V. Davis
-1958: "I want to live" di R. Wise
-1958: "Les Tricheurs" di M. Carné
-1959: "Anatomy of a murder" di O. Preminger
-1959: "Gene Krupa story" di R. Wise
-1959: "Odds against tomorrow" di R. Wise
-1959: "Shadows" di J. Cassavetes
-1959: "Un témoin dans la ville" di Edouard Molinaro
-1961: "After hours" di S. Traube
-1961: "Paris Blues" di M. Ritt
-1962: "Una storia milanese" di Eriprando Visconti
-1966: "A man called Adam" di L. Penn
-1967: "Sweet love, bitter" di H. Danska
-1972: "Lady sings the blues" di S. Furie
-1976: "Sven Klang's Kvintet" di S. Olsson
-1983: "Mississippi Blues" di B. Tavernier
-1984: "Cotton Club" di F. F. Coppola
-1986: "Jazz daimyo" di K. Okamoto
-1986: "Round midnight" di B. Tavernier
-1988: "Bird" di C. Eastwood
-1988: "Bird" di C. Eastwood
-1988: "Chet's romance" di B. Fèvre
-1989: "Let's get lost" di B. Weber
-1990: "Hot spot" di D. Hopper
-1990: "Mo' better blues" di S. Lee
-1990: "Taxi blues" di P. Lounguine
-1991: "Bix" di Pupi Avati
-1992: "Texas tenor: the Illinois Jacquet story" di A. Elgort
-1994: "Le nouveau monde" di A. Corneau
-1998: "Jazz '34" di Robert Altman
-1999: "Sweet and lowdown" di W. Allen
-2003: "Il disco del mondo" di R. Malfatto
In Rete
giovedì 27 novembre 2008
Viaggio a Tulum
.
.
.
.
Carlos Castaneda è uno scrittore strano, controverso. I suoi primi tre libri (A scuola dallo stregone, 1968; Una realtà separata, 1971; Viaggio a Ixtlan, 1972) sono stati tradotti in tutte le lingue del mondo, nei primi anni Settanta. Fellini si era innamora innamorato di questi libri sugli stregoni al punto da voler fare un film sulla magia, che era una costante nella sua vita. Per cinque anni con De Laurentis ha cercato di avere i diritti dei libri, invano, perchè Castaneda non si trovava. E' l'uomo che nessuno ha mai intervistato e, all'epoca, non ci sono foto, non c'è nulla, ci sono solo dei disegni. E' l'uomo che non si doveva vedere, l'apprendista stregone. All'improvviso però, dopo cinque anni Castaneda si materializza a Roma. Ci sono di questa storia almeno dieci versioni. Fellini dice che stava sul raccordo anulare, che si è fermata una Limousine vicino a lui e che dentro c'èra Castaneda con le sue donnine. Ma si sa che Fellini era un bugiardo come lo era Castaneda. Un'altra versione è che Castaneda si è materializzato nella macchina di Fellini (?). Probabile si tratti di un gioco tra due persone che amavano raccontare storie, creare entità mitologiche. Castaneda in modo molto più esagerato, tanto da creare una specie di setta in giro per il mondo. Fiammetta Profilio, assistente di Fellini, racconta che i due più due adepte di Castaneda se ne andarono a pranzo a chiaccherare sul fatto che avrebbero fatto un film assieme. Fellini in seguito decide di partire per Los Angels insieme allo scrittore Andrea De Carlo, all'epoca suo assistente. Lì avrebbero incontrato quello che doveva essere il produttore del film (Alberto Grimaldi) e successivamente Castaneda che li avrebbe accompagnati in Messico, nel deserto di Sonora dove sono ambientati buona parte dei suoi libri. Una volta a Los Angeles a Fellini (come testimonierà anche De Carlo) cominciano a capitare cose strane. Trova bigliettini scritti con una grafia incerta che gli dicono "stai attento a Castaneda" e li trova nelle stanze d' hotel, anche la mattina quando si sveglia, come se qualcuno fosse entrato nella sua stanza. La cosa continua fino al giorno in cui dovevano andare insieme in Messico da Los Angeles e Castaneda arriva terrorizzato dicendo che la sera prima la CIA lo aveva inseguito e per sfuggire si era dovuto fermare presso una stazione di polizia e che, a quel punto, per non mettere a repentaglio la loro vita lui non sarebbe partito, ma si sarebbe fermato a Los Angeles. A quel punto anche Fellini decide di tornare indietro, di non partire, ma la stessa mattina gli arriva una telefonata da una voce metallica, come se uscisse da un compiuter. Siamo nel 1985 e i compiuter non sono alla portata di tutti. All'inizio la voce gli chiede quale lingua preferisca, visto che può parlarle tutte, poi inizia a raccontargli cose della sua infanzia che nessuno sapeva, nè Giulietta Masina nè gli amici più cari. "Se tu non vai fino alla fine del viaggio" continua la voce "non saprai mai perchè sei arrivato fino a qui". A quel punto Fellini, poichè aveva un grande rispetto del magico, parte per il Messico e si fà il viaggio (senza Castaneda ma con De Carlo e il produttore Grimaldi).
.
.
.
Nonostante la scelta di non realizzare questo film, una volta in Italia, Fellini inizia ugualmente a scriverne la sceneggiatura con l'aiuto di Tullio Pinelli (che da poco ha compiuto i 100 anni). Ma la voce misteriosa comincia a chiamarlo anche lì. Per tutto il viaggio ha seguito questa voce, i bigliettini. Bartoccini, in una intervista, descrive gli occhi terrorizzati del produttore Grimaldi nel raccontargli che, quando si trovavano in Messico, si fermarono in un hotel perchè De Carlo si sentiva poco bene e, cercando di spiegare che stava con un grande regista e avrebbe pagato qualsiasi cifra gli risposero che l'hotel era tutto prenotato. "Vede?" gli dissero, e tra i nomi che scorse c'erano anche i loro. Erano già stati prenotati. Una volta in camera arrivò ancora una telefonata con quella voce, che però non passò per il portiere.
.
.
C'è chi afferma che Castaneda non è mai esistito. Altri dicono che lui e Fellini non si sono mai incontrati. L'unica cosa certa è che i due da quel viaggio non si sono più rivisti nè sentiti. Alla fine Fellini non farà il suo film, ma realizzerà Ginger e Fred che nasceva da un profondo disgusto del regista per tutto quello che gli girava" attorno. E' la sua critica al mondo dello spettacolo e della televisione "che rendono tutto così banale". Intanto Vincenzo Mollica e Manara lo convincono a trasformare quel viaggio in un fumetto (di cui potete vedere alcune tavole in questo post), diverso da quello che era il trattamento con Pinelli, ma altrettanto "confuso". Fellini era tornato da quell' esperienza senza aver ben capito cosa gli fosse successo. Intanto continuano ad arrivare queste voci a lui, alla sua assistente, a chi gli sta intorno. Si racconta che passeggiasse per via del corso e squillassero i telefoni delle cabine. Sembra che quando Manara stava disegnando le sue tavole di Viaggio a Tulum Fellinini gli dicesse: "..mi ha chiamato la voce che dice che quella tavola non possiamo metterla, cancellala". E Manara: "come fai a sapere quale tavola sto disegnando?" "Quella con la piramide, con il sangue che sta scendendo". Anche il già citato sceneggiatore Pinelli parla di telefonate agghiaccianti da lui ricevute e, stando alle sue testimonianze, sono voci di di persone che dicono di essere "mai nate", che vivono in un altra dimensione e che vogliono aiutare a dare una svolta all'umanità o qualcosa del genere.
.
.
.
"Stiamo lavorando da quattro anni a questo progetto. Io ho fatto A Scuola dallo stregone che è andato in onda varie volte in Rai, mi occupo da vent'anni di questi argomenti e penso che ci sia una trasversalità dello sciamanesimo in tutto il mondo, in Indonesia, in Messico, in Africa come a Cuba o in Brasile. Parlo dei luoghi dove sono stato e dove ho girato documentari. In Messico c'era di particolare un rapporto con la natura che è il fulcro di quello che voglio fare, il tentativo di riappropriarsi dei ritmi della natura, ed è anche uno dei motivi per cui Pinelli mi ha concesso i diritti della storia. Fellini partì per andare in Messico perchè era terrorizzato da una cosa che noi abbiamo rimosso, cioè la morte. Si chiedeva: ho imparato a fare i film, ad apprezzare i profumi, il cibo, ad amare le donne, poi cosa resta?. Fellini parte alla ricerca di Castaneda, anche se il Messico lo spaventa, prova i funghi (aveva provato l'Lsd anni prima). Prima di tutto cercava se stesso e poi il significato della parola magia. E secondo me la parola magia è la nostra capacità di vedere il mondo da punti di vista diversi: può essere la malattia, un incidente, il digiuno, il mantra, la preghiera, l'uso di sostanze... Questo film non tende a spiegare niente. Fellini diceva: vorrei che non ci fosse niente di applicato, niente dato per scontato, ma che la gente continui a sperimentare, a pensare con la propria testa. Il discorso del magico non tende aspiegare tutto, forse alcune cose non le capiremo mai. Continua Bartoccioni "Il film inizia nel laghetto di Cinecittà, perchè lì, diceva Fellini, c'èrano i film mai iniziati, e prosegue con un viaggio che continua ad essere quasi sempre finto, quasi teatrale, dove è proprio questa mancanza di realtà che da corpo alle immagini quasi iperreali che ho girato, con facce vere, come Fellini girava con facce vere e coi fondali perchè non voleva che sembrasse troppo reale. Quello che stiamo cercando di portare a termine è una favola, di quelle cose che da queste parti non si fanno quasi più, perchè le nostre favole ce le raccontano gli americani. Infatti questo film è stato presentato tre anni fà alla Rai che ha risposto: non è nelle nostr corde! Invece Cinecittà Holding ci ha aiutato molto oltre agli interventi produttivi dal Messico e dalla Francia (Abbiamo preso i diritti di Pinelli, Fellini, Manara, Nino Rota..) Sul nostro materiale di presentazione c'è scritto: Un film da fare. E io mi sento uno che collabora con l'inevitabile.
.

.
.Quando Federico Fellini chiese a Gustavo Rol un un consiglio se partire o no per il Messico a incontrare Carlos Castaneda, lui glielo sconsigliò dicendogli che gli avrebbe fatto qualche scherzo, che non avrebbe incontrato lui ma gli avrebbe mandato qualcun altro al suo posto. Questo almeno racconta Roll nelle sue memorie. Fellini, invece, partì lo stesso, perchè voleva fare un film sul misterioso iniziato, un film che non si fece mai e di cui esisteva anche la sceneggiatura e in seguito le tavole (tutte disponibili in bianco e nero in coda al post) che Milo Manara disegnò ispirandosi al progetto . Oggi quel film è sul punto di terminare, diretto da Marco Bartoccioni.
.
.Marco Bartoccioni
.Bartoccioni ha realizzato numerosi documentari fra i quali il più significativo sembra essere La scuola dello stregone ("ci sono uomini i cui occhi brillano in modo diverso, che vedono oltre le apparenze di questo mondo, che sono in armonia con il mondo e il mondo parla a loro") e anche corti di finzione come Fuori Asse, premiato in vari festival, dove un operaio televisivo di prima linea diventa un vendicatore solitario dei torti subiti dall' umanità. Ma è con su Fellini e Castaneda che Bartoccioni arriverà al suo primo lungometraggio vero e proprio. Caso vuole che nel 1985 quando Fellini partì per il Messico anche Bartoccioni si trovasse li, e anche lui spinto dall'interesse per i luoghi misteriosi descritti da Castaneda nei suoi libri. Tuttavia Bertoccioni non incontrò mai Castaneda, Fellini sembra di sì.
.
.Carlos Castaneda è uno scrittore strano, controverso. I suoi primi tre libri (A scuola dallo stregone, 1968; Una realtà separata, 1971; Viaggio a Ixtlan, 1972) sono stati tradotti in tutte le lingue del mondo, nei primi anni Settanta. Fellini si era innamora innamorato di questi libri sugli stregoni al punto da voler fare un film sulla magia, che era una costante nella sua vita. Per cinque anni con De Laurentis ha cercato di avere i diritti dei libri, invano, perchè Castaneda non si trovava. E' l'uomo che nessuno ha mai intervistato e, all'epoca, non ci sono foto, non c'è nulla, ci sono solo dei disegni. E' l'uomo che non si doveva vedere, l'apprendista stregone. All'improvviso però, dopo cinque anni Castaneda si materializza a Roma. Ci sono di questa storia almeno dieci versioni. Fellini dice che stava sul raccordo anulare, che si è fermata una Limousine vicino a lui e che dentro c'èra Castaneda con le sue donnine. Ma si sa che Fellini era un bugiardo come lo era Castaneda. Un'altra versione è che Castaneda si è materializzato nella macchina di Fellini (?). Probabile si tratti di un gioco tra due persone che amavano raccontare storie, creare entità mitologiche. Castaneda in modo molto più esagerato, tanto da creare una specie di setta in giro per il mondo. Fiammetta Profilio, assistente di Fellini, racconta che i due più due adepte di Castaneda se ne andarono a pranzo a chiaccherare sul fatto che avrebbero fatto un film assieme. Fellini in seguito decide di partire per Los Angels insieme allo scrittore Andrea De Carlo, all'epoca suo assistente. Lì avrebbero incontrato quello che doveva essere il produttore del film (Alberto Grimaldi) e successivamente Castaneda che li avrebbe accompagnati in Messico, nel deserto di Sonora dove sono ambientati buona parte dei suoi libri. Una volta a Los Angeles a Fellini (come testimonierà anche De Carlo) cominciano a capitare cose strane. Trova bigliettini scritti con una grafia incerta che gli dicono "stai attento a Castaneda" e li trova nelle stanze d' hotel, anche la mattina quando si sveglia, come se qualcuno fosse entrato nella sua stanza. La cosa continua fino al giorno in cui dovevano andare insieme in Messico da Los Angeles e Castaneda arriva terrorizzato dicendo che la sera prima la CIA lo aveva inseguito e per sfuggire si era dovuto fermare presso una stazione di polizia e che, a quel punto, per non mettere a repentaglio la loro vita lui non sarebbe partito, ma si sarebbe fermato a Los Angeles. A quel punto anche Fellini decide di tornare indietro, di non partire, ma la stessa mattina gli arriva una telefonata da una voce metallica, come se uscisse da un compiuter. Siamo nel 1985 e i compiuter non sono alla portata di tutti. All'inizio la voce gli chiede quale lingua preferisca, visto che può parlarle tutte, poi inizia a raccontargli cose della sua infanzia che nessuno sapeva, nè Giulietta Masina nè gli amici più cari. "Se tu non vai fino alla fine del viaggio" continua la voce "non saprai mai perchè sei arrivato fino a qui". A quel punto Fellini, poichè aveva un grande rispetto del magico, parte per il Messico e si fà il viaggio (senza Castaneda ma con De Carlo e il produttore Grimaldi).
.
.In Messico succedono piccole strane cose. Fellini segue le sue esperienze e cerca di interpretarle ma, allo stesso tempo prende consapevolezza del fatto che non avrebbe girato il film. Prima di tornare in Italia Fellini passa nuovamente per Los Angeles dove, invano, cerca di prendere contatto ancora una volta con il misterioso Castaneda che però sparisce definitivamente dalla scena. A quel punto Grimaldi si ferma a Los Angeles e Fellini e De Carlo tornano in Italia.
.
.Nonostante la scelta di non realizzare questo film, una volta in Italia, Fellini inizia ugualmente a scriverne la sceneggiatura con l'aiuto di Tullio Pinelli (che da poco ha compiuto i 100 anni). Ma la voce misteriosa comincia a chiamarlo anche lì. Per tutto il viaggio ha seguito questa voce, i bigliettini. Bartoccini, in una intervista, descrive gli occhi terrorizzati del produttore Grimaldi nel raccontargli che, quando si trovavano in Messico, si fermarono in un hotel perchè De Carlo si sentiva poco bene e, cercando di spiegare che stava con un grande regista e avrebbe pagato qualsiasi cifra gli risposero che l'hotel era tutto prenotato. "Vede?" gli dissero, e tra i nomi che scorse c'erano anche i loro. Erano già stati prenotati. Una volta in camera arrivò ancora una telefonata con quella voce, che però non passò per il portiere.
.
.C'è chi afferma che Castaneda non è mai esistito. Altri dicono che lui e Fellini non si sono mai incontrati. L'unica cosa certa è che i due da quel viaggio non si sono più rivisti nè sentiti. Alla fine Fellini non farà il suo film, ma realizzerà Ginger e Fred che nasceva da un profondo disgusto del regista per tutto quello che gli girava" attorno. E' la sua critica al mondo dello spettacolo e della televisione "che rendono tutto così banale". Intanto Vincenzo Mollica e Manara lo convincono a trasformare quel viaggio in un fumetto (di cui potete vedere alcune tavole in questo post), diverso da quello che era il trattamento con Pinelli, ma altrettanto "confuso". Fellini era tornato da quell' esperienza senza aver ben capito cosa gli fosse successo. Intanto continuano ad arrivare queste voci a lui, alla sua assistente, a chi gli sta intorno. Si racconta che passeggiasse per via del corso e squillassero i telefoni delle cabine. Sembra che quando Manara stava disegnando le sue tavole di Viaggio a Tulum Fellinini gli dicesse: "..mi ha chiamato la voce che dice che quella tavola non possiamo metterla, cancellala". E Manara: "come fai a sapere quale tavola sto disegnando?" "Quella con la piramide, con il sangue che sta scendendo". Anche il già citato sceneggiatore Pinelli parla di telefonate agghiaccianti da lui ricevute e, stando alle sue testimonianze, sono voci di di persone che dicono di essere "mai nate", che vivono in un altra dimensione e che vogliono aiutare a dare una svolta all'umanità o qualcosa del genere.
.
.Nel 2003 è andato in onda su Radio 3, Fefè, un bellissimo programma in 60 puntate di Tatti Sanguinetti sulla vita e i film di Fellini, di cui conservo con soddisfazzione tutte le registrazioni. Si tratta in particolare di un programma-retrospettivo denso di materiali, interviste, inediti. Le voci di Fellini, dei suoi attori e collaboratori più noti e quelle degli amici, magari sconosciuti, montate e proposte da un critico cinematografico che lo conosceva molto da vicino. Tra tutte sono andato a scovare la seconda puntata (che riassume in breve la prima) di Viaggio a Tulum che vi propongo nel player audio-video (che potete stoppare o attivare quando vi pare) che troverete sotto, in coda al post.
.
.Le parole di Marco Bartoccioni
."Stiamo lavorando da quattro anni a questo progetto. Io ho fatto A Scuola dallo stregone che è andato in onda varie volte in Rai, mi occupo da vent'anni di questi argomenti e penso che ci sia una trasversalità dello sciamanesimo in tutto il mondo, in Indonesia, in Messico, in Africa come a Cuba o in Brasile. Parlo dei luoghi dove sono stato e dove ho girato documentari. In Messico c'era di particolare un rapporto con la natura che è il fulcro di quello che voglio fare, il tentativo di riappropriarsi dei ritmi della natura, ed è anche uno dei motivi per cui Pinelli mi ha concesso i diritti della storia. Fellini partì per andare in Messico perchè era terrorizzato da una cosa che noi abbiamo rimosso, cioè la morte. Si chiedeva: ho imparato a fare i film, ad apprezzare i profumi, il cibo, ad amare le donne, poi cosa resta?. Fellini parte alla ricerca di Castaneda, anche se il Messico lo spaventa, prova i funghi (aveva provato l'Lsd anni prima). Prima di tutto cercava se stesso e poi il significato della parola magia. E secondo me la parola magia è la nostra capacità di vedere il mondo da punti di vista diversi: può essere la malattia, un incidente, il digiuno, il mantra, la preghiera, l'uso di sostanze... Questo film non tende a spiegare niente. Fellini diceva: vorrei che non ci fosse niente di applicato, niente dato per scontato, ma che la gente continui a sperimentare, a pensare con la propria testa. Il discorso del magico non tende aspiegare tutto, forse alcune cose non le capiremo mai. Continua Bartoccioni "Il film inizia nel laghetto di Cinecittà, perchè lì, diceva Fellini, c'èrano i film mai iniziati, e prosegue con un viaggio che continua ad essere quasi sempre finto, quasi teatrale, dove è proprio questa mancanza di realtà che da corpo alle immagini quasi iperreali che ho girato, con facce vere, come Fellini girava con facce vere e coi fondali perchè non voleva che sembrasse troppo reale. Quello che stiamo cercando di portare a termine è una favola, di quelle cose che da queste parti non si fanno quasi più, perchè le nostre favole ce le raccontano gli americani. Infatti questo film è stato presentato tre anni fà alla Rai che ha risposto: non è nelle nostr corde! Invece Cinecittà Holding ci ha aiutato molto oltre agli interventi produttivi dal Messico e dalla Francia (Abbiamo preso i diritti di Pinelli, Fellini, Manara, Nino Rota..) Sul nostro materiale di presentazione c'è scritto: Un film da fare. E io mi sento uno che collabora con l'inevitabile.
.
In Rete
..
Tutte le Tavole in italiano di ''Viaggio a Tulum'' di Milo Manara
.
.
.
Iscriviti a:
Post (Atom)
