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domenica 2 dicembre 2012

Ritorna La Casa Dell'Amore



Gli House Of Love hanno sempre occupato uno spazio esclusivo nella galleria dei miei ricordi. Avevo quindici anni quando ascoltai per la prima volta la voce di Guy Chadwick, leader e compositore della band di Camberwell, un quartiere a sud di Londra, e fui immediatamente rapito dal profondo languore, dallo spleen tipicamente britannico e dalle dolci sfumature poetiche della sua musica. Sensazioni forti, difficilmente descrivibili, ma che ho sentito subito come mie. ''Shine On'', in particolare, è stata una delle canzoni della mia adolescenza. Romantica, sincera, sognante, pura, densa: poco più di tre minuti di assoluta bellezza. Un sovrapporsi di laudaniche visioni, simile per enormità  emozionale, più che per il carattere strettamente musicale, ad altri splendidi pezzi di quegli anni quali ''Primitive Painters'' dei Felt o ''In Power We Entrust The Love Advocated'' dei Dead Cand Dance. Erotici e conturbanti, l'incanto e l'eccitazione generati dai primi singoli fù grande. Poi arrivò la struggente radiosità dell' omonimo album di debutto (Creation, 1988) e fù allora che le porte della Casa dell'Amore si spalancarono definitivamente, accogliendomi nelle sue stanze da sogno. Dalla ballata lisergica ''Christine'' (altro grande capolavoro della band, video sotto), attraverso ''Hope'', ''Sulphur'', ''Road'', si avverte l'incandescenza  bruciante e l'attrazione profonda di un opera prima di grande livello, lontana anni luce dalle consuetudini pop giovanili che si esauriscono in un istante.  Chadwich ama le immagini forti, il sangue, la morte, Dio, il mare, il sesso, le lacrime e canta con sublime trasporto di questi temi, reminescenze certe d'una lunga attività interiore. Il legame intenso tra il pop e e la cultura neo-psichedelica inglese si completa magistralmente in ''Man To Child'' e ''Love In A Car'', in  cui armonie licquide vengono tratteggiate da raggianti arpeggi chitarristici. Lo stato di profondo languore regna sovrano e i brani sono accarezzati da dolci sfumature poetiche degne dei migliori momenti di casa Creation. Le melodie disegnano percorsi ritmici e perfezionano contrasti armonici utilizzando idee di grande immaginazione. Dai fosforescenti lidi sonori di ''Touch Me'', alla romantica fuga elettrica di ''Salome'' si viaggia con inusitata agilità attraverso labirinti di cristallo. Un lavoro che merita una partecipazione emotiva totale, capace di affrontare senza timori lo scorrere del tempo e che ora torna disponibile in un una lussureggiante edizione deluxe in triplo cd pubblicata dalla Cherry Red in cui trovano opportunamente spazio anche i primi singoli e una marea di b-sides, rarità, demos e versioni alternative. Uno scrigno di tesori luminosi che raccoglie praticamente tutto (o quasi) inciso da Chadwick e compagni nei primi tre anni di attività, quelli in cui la band riuscì a trarre il meglio dalla propria vena compositiva, prima del lento declino che a partire dal 1991, all'indomani del botto in classifica del Fontana album, porterà la Casa dell'Amore a dissolversi lentamente, come un graffito al sole.

 
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mercoledì 15 dicembre 2010

él: un irresistibile fiasco



''The Ocean Tango'' [scaricabile qui, o anche qui] è un disco magnifico, certamente uno dei più riusciti della lunga produzione di Louis Philippe. Chansonier d’origine francese, brillante chitarrista e compositore, mastro nell’ arte del pop unito a un uso raffinato dell’orchestra e delle voci, Philippe si fa aiutare in questo nuovo lavoro dai membri degli svedesi Testbild!, che offrono la deliziosa e adeguata intelaitura acustica alle composizioni e alla voce dell’uomo. Ma se di ''Ocean Tango'' non mi occuperò direttamente (oltretutto esiste già una bellissima recensione dalle parti di Onda Rock), il pretesto è invece ottimo per celebrare la più barocca delle etichetta discografiche del Regno Unito (cosa che prima o poi avrei fatto comunque, visto che ho solo anticipato un post che stavo meditando da un pezzo), nonchè una delle più sottovalutate nel folto sottobosco del pop indipendente britannico, vale a dire la mitica èl, nata nel 1984 come costola della Cherry Red. Barocca si diceva; non certo da intendersi nell’eccezzione dispregiativa di musica stucchevole e/o di cattivo gusto, bensì in quella di brillante fantasmagoria di lusseregianti e eccentrici quadretti pop. Dare la caccia (come ha fatto per anni il sottoscritto) ai vinili della èl non è impresa facile, ma il possesso di queste delizie ripaga appieno ogni sforzo in questo senso.


Ostracizzata in patria, messa da parte da una stampa forse a disagio al cospetto di un catalogo pieno zeppo di cotante aristocratiche eccentricità, la él ha invece trovato un incredibile successo in Giappone, dove alcuni personaggi come King Of Luxembourg, Anthony Adverse, lo stesso Louis Philippe e un giovanissimo Momus sono stati elevati quasi al rango di star. I Giapponesi sono rimasti affascinati dalle stravaganze tipicamente europee degli artisti dell'etichetta londinese tirando in ballo innumerevoli volte Oscar Wild, tutti i dandy possibili ed immaginabili e gli eccentrici culturi della bellezza. Tale estetismo e un gusto così spiccatamente british, talvolta ecletticamente esotico, non poteva non suscitare un senso di estrema autenticità, definizioni che calza a pennello a molti degli artisti dell’etichetta di Michael Alway. Boss egocentrico e geniale, Alway è un talent scout dal fiuto notevole (tra le sue scoperte The Soft Boys, la prima band di Robyn Hitchcock, The Monochrome Set, Eyeless In Gaza, Felt, Everything But The Girl e molti altri) già uomo chiave della Cherry Red ed uno dei protagonisti della Blanco Y Negro, ha definito così la sua etichetta: ''él è divertimento, arte intesa come artficio, superficialità (apparente), un miscuglio di enigma ed assoluta banalità, ma anche provocazione e divertimento. Alla base del lavoro della él una volontà di escapismo, un desiderio di fuga che travalica ogni possibile contatto con il reale che non sia utilizzato come spunto per astrazioni intellettuali …'' Ben vengano quindi paradossi e metafore se ci allontanano dalla noia e dalla consuetudine e le trame sonore di artisti che si dipanano in maniera imprevedibile prendendo spunto da canoni musicali dei più disparati: i Monkees, Jacques Brel, l’opera, Gershwin, i Beach Boys, Henry Mancini, il sixties-punk, il post-punk anni Ottanta ..., e si realizzano attraverso arrangiamenti esteticizzanti, in un susseguirsi di virtuose chitarre flamenco, sezioni di fiati ed archi, cori a cappella ed eccenticitrà varie. 


Anche l’iconografia che accompagna i prodotti è manifestazione evidente della passione per la citazione e per la rivisitazione. Le foto di copertina curate da Nikolai Wesolowsky - per un certo periodo anche batterista degli indimenticabili Monochrome Set che proprio su él pubblicarono nel 1986 una compila di registrazioni live intitolata ''Fin'' [raggiungibile quì], e nel 1988 la colonna sonora di ''Westminster Affair'' - presentano gli artisti come personaggi di ''improbabili situation comedy ambientate tra Casablanca e i castelli della Loira; baronetti colti e stravaganti, Madonne lascive dall’aspetto di stelline hollywoodiane, rajà con tanto di tappeto volante, collezionisti di opere d’arte, giocatori di cricket, cardinali, generali e bellissimi bastardi''. I dischi sono accompagnati da brevi note, ironicamente letterarie con dissertazioni su Botticelli, Chanel ecc. 

ascolto

Certo non in ogni disco è possibile trovare tutti questi elementi insieme, e non tutti i lavori sono ugualmente validi: ce ne sono di eccezionali, di buoni e di meno buoni, ma in tutti i casi dietro a questa patina di mondanità pop si nascondeva la profonda consapevolezza della propria irreversibile decadenza. Tra i migliori artisti coinvolti in queste avventure inizierei da  Simon Fisher Turner, in arte King Of Luxemburg, autore anche di un paio di colonne sonore per Derek Jarman, tra cui  ''Caravaggio 1610'' (él, 1986). Prima bambino-attore prodigio, poi teen-ager star mancata per un soffio, tossicodipendente, partner e amico di Robert Mitchum durante le riprese del remake de ''Il Grande Sonno'', amante di Britt Ekland (la formosa attrice di molti b-movie) ecc., Turner è indubbiamente un personaggio curioso e stravagante. A proposito: di pettegolezzo in pettegolezzo sembra che la él abbia venduto la storia Turner-Ekland al Sunday Mirror per finanziare molte delle proprie uscite discografiche tra cui, naturalmente, anche singoli e dischi dello stesso ''Re del Lussemburgo'' di cui segnalerei soprattutto i primi due: l’imperdibile ''Royal Bastard'' (1987) [quì], poliedrico e affascinante, quasi interamente fatto di covers (ma anche tre brani scritti per l’occasione dal citato compagno di scuderia Louis Philippe), con il giovane britannico che si/ci diverte con le sue pazzesche interpretazioni di canzoni da ogni tipo di repertorio (TV Personalities, Monkees, Turtles, P.I.L., Nino Rota ecc.) a comporre un mosaico stravagante e ricercatamente barocco; e poi ''Sir'' (del 1988), disco dalla fantasia barocca ancora più maliziosamente sensuale, sfrenatamente ironico e giocato su una cura formale minuziosa.

ascolto

Ma oltre al re ci sono numerosi cortigiani dal grande talento. Primo tra tutti lo stesso Louis Philippe (ovvero Philippe Auclair) di cui vi consiglio almeno i primi due album (licenziati dalla él, of course): il fantastico  ''Appointment With Venus'', del 1986 (provate a beccarlo in rete o dove vi capiti, altrimenti rivolgetevi al sottoscritto) e il successivo ''Ivory Tower'' (1988) [quì]. I due dischi sono perfetti esempi d’arte pop, con melodie sempre soffici che devono moltissimo al cool jazz, ai Beatles, a Brian Wilson e a tanta canzone francese degli anni passati. La sua voce è sempre decisamente romantica, le canzoni soffici come il pan di spagna, gli arrangiamenti raffinati, affascinanti, in alcuni casi stravaganti. A volte sembra di passeggiare in un boulevard parigino, con la pioggia leggiera e l’amata, mano nella mano. Insomma, un cantante di culto.
Artista di culto lo è anche Nicholas Currie. Il primo lavoro con il nome Momus lo incide proprio per la él nell’ottantacinque ed è un singolo. Un anno dopo esce il suo primo, magnifico 33 (da quel momento arriveranno molte altre meraviglie), ''Circus Maximus'' [quì], un album troppo ignorato, con l’indimenticabile copertina che lo ritrae trafitto dalle freccie come San Sebastiano, ma adagiato in un'estasi masochista e in cui vengono cantati i tormenti d’anime sofferenti per natura e inclinazione. L’apparenza dell’intero album è dolce, adirittura leggiadra nei suoi tepori acustici, ma il contenuto è fortissimo e maledetto. Una bellezza fatta di principi uccisi o destinati alla morte e di principesse sole e incomunicate. Pagati i suoi tributi alla letteratura del mondo classico, Momus, nell’ultimo EP per la él, ''Nicky'' (1986) porge omaggio ad uno dei suoi idoli musicali, Jacques Brel. Prende tre canzoni dal repertorio del cantautore francese ne offre riletture personali, pur conservando l’originaria intenzione poetica.

ascolto

Poi ci sono le sorelle Jessica e Melania Griffin che nelle Would Be Goods parlano della loro vita, delle cose che fanno e di quelle che amano. Nel gioiellino ''The Camera Loves Me'' (1988) [quì] ci cantano di intervalli lavorativi attraverso il gusto dei pocket-cofee, di bei ragazza sudamericani, della guida turistica di un museo, e anche di grandi temi come morte e amore visti attraverso un menù gastronomico. Ognuni brano sembra rubare melodia ed atmosfera ad un momento musicale del passato, con preferenza per la dolcezza e la semplicità delle canzoni per teen-agers. E come ladra Jessica Griffin è impareggiabile; trafuga i gioielli più preziosi del pop e li indossa con la nonchalance di una principessa al ballo di corte. La cosa strana è che finite le canzoni, come Cenerentola al rintoccare della mezzanotte, Jessica torna ad essere una bancaria.

ascolto

E che dire di quelle due graziose bambine che si facevano chiamare Bad Dream Fancy Dress, che si facevano scrivere le canzoni da King Of Luxembur e Dean Speedwell e le cantavano come fossero le Supremes in un museo d’arte moderna, tornando continuamente alla toilette per rifarsi il trucco? Una manciata di canzoni proprio carine quelle di ''Choirboys Gas'' (1988).
Certo si potrebbe continuare a parlare della él e dei suoi artisti ancora a lungo, ma ho pensato di limitarmi solo ad alcuni dei più rappresentativi. Per una più ampia panoramica d’ascolto, che coinvolge anche Anthony Adverse, Bid, Gol Gappas, Marden Hill, Florentines, Raj Quartet, The Cavaliers (Perspico Acumine) e molti altri, più, naturalmente, tutti gli artisti già citati sopra, consiglio di iniziare dai primi tre volumi delle raccolte ''London Pavilion'' (1, 2, 3) [quì, quì e quì], un concentrato del gusto ludico per l’eccesso formale e per l’ironia sfrenata che hanno fanno della él records una delle etichette più bizzarre del panorama indipendente inglese. Non bastasse ecco le parole con cui Michael Alway, usò illustrare il carattere degli artisti della sua etichetta: ''Attenti, noi siamo gente di talento. Dorothy Parker una volta disse: ''Io non diventerò mai famosa. Il mio nome non sarà mai scritto in maiuscolo sul libro di Quelli-Che-Fanno-Le-Cose. Io non faccio nulla. Neanche la minima cosa. Ero abituata a mangiarmi le unghie, ma non faccio più neanche quello oramai’’. Noi ci ritroviamo in quelle parole. Molto pop del resto. Quaggiù al quartier generale della él, noi passiamo il nostro tempo crogiolandoci ai riflessi cremisi delle tenui lampade del salotto, affinando il nostro genio per la stessa cosa. Far Nulla. Talvolta contiamo i nostri soldi. Altre, ci divertiamo con i domestici, lanciando una mezza corona in aria per fargliela prendere. Più raramente, facciamo un altro disco. Giusto per farlo. E se vende quindici copie, noi lo consideriamo un irresistibile fiasco. Dovete ammetterlo, siamo insostituibili. Vi amiamo''. E infatti irresistibile fiasco fù, al punto che nel 1988 la él venne inevitabilemnte abbandonata, salvo rinascere nel 2005 sempre come sussidiaria della Cherry Red, reiventando e riciclando il proprio gusto estetico applicato, questa volta, al restauro e alla riproposizione di storiche edizioni di colonne sonore, dischi di jazz, musica flamenco, indiana, brasiliana ecc.

Ricapitolando
The King Of Luxembourg: 
Royal Bastard (él, 1986) [ascolta] 
Sir (él, 1988) [ascolta] 
Simon Turner
Caravaggio 1610 [soundtrak] (él, 1987) [ascolta] 
Louis Philippe:  
The Monochrome Set:  
Fin (él, 1986) [no ascolto] 
Momus: 
Circus Maximus + Nick Ep (él, 1986) [asc]+[asc] 
Would-Be-Goods
The Camera Loves Me (él, 1988) [ascolta] 
Bad Dream Fancy Dress:  
Choirboys Gas (él, 1988) [ascolta] 
Various Artists

sabato 3 aprile 2010

Sarah Records (parte quarta)


SARAH RECORDS (GLI IMPERDIBILI)

ARTISTI VARI

Compilation della casa, anzi del Giardino, dove trovano spazio parecchi dei protagonisti (anche se non tutti, ovviamente) dell'etichetta di Bristol, mettondo in fila una serie di gioiellini pop da togliere il fiato. Se proprio non sapete da dove iniziare, potreste anche partire da qui..




ANOTHER SUNNY DAY 
''London Weekend'' (Sarah [613], 1992)

 
Another Sunny Day è in realtà Harvey Williams, uno dei più grandi talenti in seno all'etichetta di Bristol. Campione di musica delicata e chitarre cristalline, Williams sotto questo Moniker arriverà ad incidere solo cinque 7'', per un totale di 14 gioielli di perfezione e purezza pop, tutti contenuti in questa stupefacente antologia.



 BLUEBOY 
''If Wishes Were Horses'' (Sarah [612], 1992)




BLUEBOY 
''Unisex'' (Sarah [620], 1994)

 
Gli arrangiamenti morbidi, gli archi, le atmosfere malinconiche e bucoliche..., la dolcezza di questi dischi è infinita. Due classici assoluti del catalogo Sarah che non posso far altro che prelevare in coppia. La scelta ora tocca a voi.



BRIGHTER   
''Singles 1989 - 1992'' (Matinée Recordings, 2003)


Indeciso tra il mini album ''Laurel'' e il primo splendido 7'' ''Around the World In Eighty Days'', alla fine la scelta non poteva che ricadere su questa antologia che li raccoglie entrambi, assieme ad altri singoli del primo periodo. Da ascoltare in completa intimità : poca batteria e una serie di accordi tra i più cristallini e commoventi in assoluto. Grandissimi.



EAST RIVER PIPE  
''Goodbye California'' (Sarah [405], 1993)

 
F.M. Cornog, dal New Jersey alle prese con le sue registrazioni lo-fi casalinghe. Con un suono con una specificità a stelle e strisce e più indie rock rispetto alle abitudina Sarah, East River Pipe (questo il suo moniker) in ''Goodbye Calyfornia'' mette in fila una serie di brani davvero belli.



FIELD MICE
''Snowball + Singles'' (Shinkhansen, 2005)
 



THE FIELD MICE
''Skywriting + Singles'' (LTM, 2005-2CD)


I tre disci dei Field Mice, riproposti dalla LTM (Les Temps Modernes) nel 2005 in edizioni ampliate con l'aggiunta di tutti i singoli e di qualche outtake: ''Snowball + Singles'' (che include gli splendidi primi 7'' ''Emma's House'' e ''Sensitive'') e il doppio CD ''Skywriting + Sigles'' (che contiene, tra le altre cose, anche i meravigliosi ''The Autumn Store Part 1 & 2'' e il 10'' So Said Kay), si lasciano preferire a ''For Keeps + Singles'', ma potrebbe essere una questione di gusti.




THE ORCHIDS
 ''Epicurean. A Soundtrack'' (Sarah [611], 1992)


Non fatevi confondere dal titolo, non di colonna sonora si tratta, ma dell'imperdibile antologia degli Orchids, che raccoglie il corpus discografico di una buona parte dei pezzi firmati dall'ottima band di Glasgow. Grandi melodie, ottimi arrangiamenti. Uno dei migliori gruppi Sarah.




 
THE SEA URCHINS
''Stardust'' (Sarah [609], 1992)


The Sea Urchins sono autori del primo 7'' di Sarah (la mitica ''Pristine Christine'', 1987), contenuto, come gli altri singoli del gruppo, in questa antologia dai sapori un po' mid-sixties, un po' Smith e un po' Creation. Ci sono anche quattro inediti del 1986..





SECRET SHINE
 ''Untouched'' (Sarah [615], 1993)
 

Tra velluti e aculei, shoegaze con chitarre iper-saturate e feedback a valanga sulla scia degli emozionali e antesignani Slowdive e dei My Bloody Valentine, ma con grandissima classe.






THE SWEETEST ACHE
 ''Jaguar'' (Sarah [608], 1991)


Sulla scia di Field Mice e Sea Urchins con qualche irridescenza sixties e risultati comunque sempre personali e brillanti ''Jaguar'' resta uno dei migliori lavori dell'etichetta di Bristol.





THE WAKE 
''Make It Loud'' (Sarah [602], 1990) 
 .

Breve passato alla Factory, Joy Division e New Order dietro l'angolo, il gruppo di Glasgow approda e rinasce in casa Sarah, grazie a questo ottimo lavoro dal tipico suono brit-oriented dell'epoca, tra reminescenze shoegaze e qualche irresitibile melodia soft-psichedelica.




HARVEY WILLIAMS
 ''Rebellion'' (Sarah [406], 1994)
 

Titolare anche della firma Another Sunny Day, Harvey Williams firma con questo 10'' un gioiellino di pop sofisticato, senza più chiatarre ma solo piano e tastiera.



• SARAH RECORDS - PARTE PRIMA: LA STORIA, IL CATALOGO
• SARAH RECORDS -
PARTE SECONDA: I GRUPPI
• SARAH RECORDS -
PARTE TERZA: THE FIELD MICE

Sarah Records (parte terza)


SARAH RECORDS PART 3: THE FIELD MICE



Il gruppo più rappresentativo di Sarah? Probabilmente si. Sicuramente i soli ad essersi avvicinati alla possibilità di diventare un gruppo realmente importante (anche in termini commerciali) in seno alla casa discografica, prima di sciogliersi definitivamente. Da più parti additati come una delle più grandi band di indie pop, i Field Mice di Mitcham (a sud di Londra), nascono dall’incontro tra Rob Wratten (cantante del Surrey) e il bassista Michael Hiscock, che si conosono già dai tempi del liceo. Il loro esordio avviene nel 1988 con lo splendido 7″, ''Emma’s House'', [ascolta] edito ovviamente da Sarah, che grazie a un semplice passaparola arriva a vendere fino a 5000 copie, facendo anche una fugace apparizione nelle charts indipendenti di quell'anno. Con le quattro canzoni del singolo il gruppo inizia già a guadagnarsi un discreto numero di seguaci, contribuendo a diffondere ancor di più il nome dell'etichetta di Bristol anche al di fuori dei confini nazionali. Tre mesi dopo il bis clamoroso di ''Sensitive'' [ascolta], uno dei manifesti per Field Mice e di conseguenza anche per Sarah, singolo che manda in delirio, oltre manica, l'intera redazione di ''Les Inrockuptibles''. Sul finire dell'estate del 1989 arriva anche il primo mini lp ''Snowball'' [ascolta], da molti considerato il pezzo più pregiato del catalogo, che raggiungerà il terzo posto delle charts indie. Gli anni Novanta si aprono, invece, con due singoli complementari, pubblicati separatamente sotto il titolo di ''The Autumn Store'' (1 e 2, anche in questo caso entrambi imperdibili) [ascolta]. Nell'occasione la line-up si allarga a tre elementi con l'ingresso stabile in formazione del chitarrista Harvey Williams, già titolare della sigla Another Sunny Day. Nello stesso anno esce anche il secondo 10'', il sorprendente ''Skywriting'' [ascolta], che si stacca nettamente dalle uscite precedenti, (forse in risposta a chi accusava il gruppo di scimmiottare Joy Division e compagnia bella), aperto dai sintetizzatori di ''Triangle'' (8 minuti) e chiuso dalla barriera di samples di ''Humblebee'' costruita sul ripetitivo mantra vocale ''Chocolate-Love-Sex'', futuro slogan di una famosa t-shirt dell'etichetta di Bristol. Sul finire dello stesso anno le cinque malinconiche ballate che compongono il nuovo 10'' ''So Said Kay'' [ascolta] riprendono il filo interrotto con ''The Automn Store''. La formazione si allarga ulteriormente con gli inserimenti di Mark Dobson e Annemari Davis (quest'ultima impiegata a supporto vocale, oltre che nuova compagna di Wratten), e il primo disco come quintetto arriva nel Marzo del 1991 con il singolo ''September's Not So Far Away'' dalle tinte marcatamente sixties oriented. Intanto ''Coastal'', unica , splendida antologia dei Field Miles targata Sarah, arriva al primo posto delle indie charts, e anticipa di poco il 12'' ''Missing The Mood'' [ascolta], che il NME elegge singolo della settimana, descrivendolo come ''precursore del tanto atteso incontro tra la musica pop e acid house. Paradossalmente, però, questi segnali incoraggianti invece di convertirsi in un nuovo inizio, sono la genesi della fine, (sembra per questioni interne al gruppo), non prima però di aver inciso un ultimo album (''For Keeps'', probabilmente il peggior lavoro della band) e di aver portato a termine un tour nazionale che stava diventando sempre più aspro a causa degli attriti interni al gruppo. Poco prima di congedarsi dal pubblico in un pienissimo King Tut’s, a Glasgow, proprio nell'ultima data prevista per il tour, Bobby Wratten annuncia la sua intenzione di lasciare il gruppo, e infatti il suo ultimo concerto, che si tiene un paio di settimane dopo al Tufnell Park Dome di Londra, diventerà l'ultimo anche per il gruppo, che sceglie embematicamente di terminare l'esibizione con il bis di ''The End Of The Affair''. Ma ancora più emblematico è forse il gesto di Michael Hiscock, che una volta usciti di scena gli ormai ex compagni, si intrattiene sopra al palco il tempo sufficente per ribadire e sussurrare una volta di più ''the end'' dal solitario microfono di Bob.

[Field Mice biography: qui e qui]


NORTHERN PICTURE LIBRARY

Dopo un brevissimo periodo a nome Yesterday Sky i nostri si riformano come Northern Picture Library (formati dallo stesso Bobby Wratten, Annemari Davis e Mark Dobson) editando due singoli e il notevole lp ''Alaska'' su Vinyl Japan prima di tornare a incidere per Sarah gli ultimi due 7''s, ''Paris'' e ''Last September’s Farewell Kiss''. Nel 1994 termina bruscamente anche questa parentesi, così come la relazione sentimentale tra Wratten e la Davies. Nel frattempo dalle ceneri della Sarah Records fiorisce la Shinkansen, sua legittima erede, ed è proprio sulla nuova label che esordiscono i Trembling Blue Stars, inizialmente costituiti dal solito Wratten e da Ian Catt, che aveva lavorato come arrangiatore con i Saint Etienne, e ancora oggi affianco a Bob in questa splendida avventura.

  

Field Mice: discografia

 Studio Albums 
Snowball (Sarah [402], 1990)
Skywriting (Sarah [601], 1990)
For Keeps (Sarah [606], 1991) 

Singles
 Emma's House (Sarah [12], 1988) 7'' [dwl]*
Sensitive (Sarah [18], 1989) 7'' [dwl]*
I Can See Myself Alone Forever (Caff Corp., 1989) 7'' [dwl]*
The Autumn Store Pt. 1 (Sarah [24], 1990) 7'' [dwl]*
The Autumn Store Pt. 2 (Sarah [25], 1990) 7'' [dwl]*
So Said Kay (Sarah [38], 1990) 10''-Ep [dwl]*
September's Not So Far Away (Sarah [44], 1991) 7'' [dwl] *
Missing The Moon (Sarah [57], 1991) 12'' single [dwl] *
Burning World (Bring On Bull, 1991) flexi 7'' *
*[volendo, tutti i singoli inclusi in unico download: qui] 

Compilations  
Coastal (Sarah [606], 1990) [dwl: qui o anche qui] 
Where'd You Learn to Kiss That Way? ...(Shink. '98-2CD) [dwl]
Snowball + Singles (LTM, 2005) [inf.] [dwl]
Skywriting + Singles (LTM, 2005-2CD) [inf.] [dwl: part.1; part.2] 
For Keeps + Singles (LTM, 2005) [inf.] [dwl]


 
Northern Picture Library: discografia

Love Song For The Dead Che (Vinyl Japan, 1993) 12''
Alaska (Vinil Japan, 1994) Album [dwl: qui o qui]
Blue Dissolve (Vinil Japan, 1994) 12-CD
Paris (Sarah [94], 1994) 7''
Last September's Farewell Kiss (Sarah [95], 1994) 7''
Still Life (Vilyl Japan, 2000) Singles Compilation
Alaska + Love Song For The Dead Ché (LTM, 2005) [dwl]
Postscript (LTM, 2005) Ant.; singles and out-takes [dwl]


SARAH RECORDS - PARTE SECONDA: I GRUPPI
SARAH RECORDS - PARTE QUARTA: GLI IMPERDIBILI

Sarah Records (parte seconda)


SARAH RECORDS: I GRUPPI

 
Novembre 1987: i Sea Urchins incidono la splendida ''Pristin Christin'', primo singolo in casa Sarah, e danno ufficialmente il via alla storia di questa gloriosa etichetta indipendente britannica. Il singolo, dalle tinte spiccatamente pop di matrice sixties (molto Byrds), riesce anche a conquistare l'undicesimo posto delle classifiche indie nel gennaio dell'anno successivo. Dopo oltre due anni e altrettanti 7'' (con gli Smiths sempre dietro l'angolo), il gruppo termina la sua effimera esistenza. Nel 1992 la musica del gruppo verrà raccolta in ''Stardust'' antologia con tutti i singoli della band, impreziosita da quattro ottimi inediti, tre dei quali risalenti al 1986.


The Sea Urchins: discografia ragionata
Pristine Christine (Sarah [01], 1987) 7'' [dwl diretto]
Solace (Sarah [08], 1988) 7''
Stardust (Sarah [609], 1992) Antologia [dwl]



Gli scozzesi Orchids sono la seconda band ad unirsi all'etichetta, nonchè il gruppo più prolifico in seno alla Sarah insieme ai grandi Field Mice. Poco però hanno a che vedere gli Orchids di "Striving For The Lazy Perfection" (l'ultimo Lp del 1994 in cui elettronica e dance-pop forse ricoprono un ruolo troppo invadente ) con gli Orchids puramente pop che arrivano a Sarah nel 1988 e che conquistano al primo ascolto in virtù di un suono cristallino, con gioielli di raffinato intimismo e grazie alla magnifica voce di J. H. Hackett, più tardi supportato da Pauline Hynds. Forse chi ha scoperto questo gruppo ai tempi dei loro primi lavori (l'Ep ''Underneath The Window, Underneth The Sky'', il 10'' ''Lyceum'', il singolo ''Something For The Longing''.....) o attraverso il più maturo lp ''Unholy Soul'', rinnegherà la strada intrapresa dalla band con il citato ''Striving...'', tuttavia c'è da dire che l'intera produzione del gruppo di Glasgow andrebbe scoperta, riscoperta, apprezzata, assaporata, in virtù di un evoluzione costante di suono che indubbiamente esprime l'intenzione delle Orchidee di non ancorarsi troppo a un epoca precisa. ''Epicurean'' è l'antologia che ne ripercorre i passi, mentre le riedizioni di ''Lyceum'' e ''Unholy Soul'' includono anche i singoli che gli hanno preceduti. [video ascolto]


The Orchids: discografia ragionata
I've Got a Habit (Sarah [02], 1988) 7''Ep
Underneath The Window, U. The Sink (Sarah [11], 1988) 7''
Lyceum (Sarah [401], 1989) 10''
Penetration (Sarah [42], 1990) 12'' Ep [dwl]
Something For The Longing (Sarah [29], 1990) 7''
Unholy Soul (Sarah [605], 1991) Album
Epicurean - A Soundtrack (Sarah [611], 1992) Ant. [dwl p.1] - [p.2]
Lyceum + Singles (Ltm, 2005) Comp. remast. [dwl p.1] - [p.2]
Unholy Soul + Singles (Ltm, 2005) Comp. remast. [dwl p.1] - [pt.2]



Another Sunny Day è in realtà Harvey Williams, che dietro a questo moniker arriva a pubblicare cinque 7'' e un flexi. Le canzoni di Williams sono gioielli di perfezione: piccole gemme come "I'm in love with a girl who doesn't know i exist", "The centre of my little world" oppure ''You Should All Be Murdered'' possono trasformarsi nelle favorite di una vita. I testi sono contraddistinti da storie semplici e tenere (spesso tristi), supportate da una musica delicata, da chitarre cristalline ... la purezza del pop, insomma, condesata in sole 14 canzoni (sommando quelle di tutti i singoli) poi raccolte nell' imperdibile Lp antologico "London Weekend" (uno dei miei dischi preferito tra tutti quelli di Sarah). Ma Harvey Williams è anche chitarrista con Field Mice e collabora con Blueboy e Hit Parade. A suo nome arriva a pubblicare un paio di stupendi mini-lps ("Rebellion" su Sarah e "California" su Shinkansen Recordings), nei quali sostituisce le chitarre con sintetizzatori e piano, (oltre a cello e flauto) ottenendo come risultato canzoni degne di quelle di Another Sunny Day, anche se dal suono considerevolmente diverso. [video ascolto]


Another Sunny Day: discografia ragionata
 Anorak City (Sarah [3], 1988) Flexi-disc 5'' single [dwl]
I'm In Love With A Girl Who Doesn't Know I Exist (Sarah [7], 1988) 7''
Genetic Engineering (Caff Corporation, 1989) 7'' [dwl]
What's Happened? (Sarah [16], 1989) 7''
You Should All Be Murdered (Sarah [22], 1989) 7''Ep
Rio (Sarah [35], 1990) 7''
New Year's Honours (Sarah [60], 1992) 7''
London Weekend (Sarah [613], 1992) Antologia [dwl]

Harvey Williams: discografia ragionata 

Rebellion (Sarah [406], 1994) 10'' Mini-lp [dwl]: quì oppure quì
California (Shinkansen Rec., 1999) Mini [dwl]




Dopo l'esperienza di Sheffild con i Vena Cava, Glen Media apre una nuova avventura con i St. Christopher, che con Sarah arrivano ad incidere qualche singolo di irresistibile leggerezza melodica (con brani molto belli come ''The Kind Of Girl'', ''All Of A Tremble''...) fino al pop orchestrale del 10'' ''Bacharach'' e dell'adorabile 7'' ''Antoniette'', tutti buonissimi lavori.

St. Christopher: discografia ragionata 
You Deserve More Than A Maybe (Sarah[15], 1989) 7''
All Of A Tremble (Sarah[20], 1989) 7''Ep [dwl] 
Antoinette (Sarah, [34], 1990) 7'' [dwl]
Bacharach (Sarah [403], 1990) 10''-mini lp [dwl]
Dig Deep Brother, 1984-90 (Vinyl Japan, 1993) Antol. [dwl]
Lost At Sea, The Sarah Recordings (Plastilina Rec., 2007) Ant.




Se la semplicita è uno dei propositi musicali che contraddistingue tutti gli artisti del catalogo Sarah, tra i gruppi dell'etichetta i Brighter sono quelli che maggiormente incarnano questa caratteristica. Brighter all'inizio è il moniker del solo Keris Howard, che però ben presto viene affiancato da altri due membri. Ciò che contraddistingue il trio sono, appunto, leggerezza e malanconia, con qualche leggerissima infatuazione shoegazing; in alcuni momenti la loro musica potrebbe sembrare anche eccessivamente lineare, ma in realtà dietro le crespe dei loro brani si nascondono piccole-grandi meraviglie, angoli da esplorare, particolari da gustare. Si parte subito con un meraviglioso Ep di debutto, ''Around The World In Eighty Days'' (in totale i singoli saranno tre, tutti bellissimi), uno dei vertici del catalogo. Non sono comunque da meno i due 10'' ''Laurel'' e ''Disney''... Conclusa la parentesi Sarah, dopo aver sciolto il gruppo Howard pubblica un cd-ep per la Vinyl Japan con il moniker di Hal, prima di fondare gli Harper Lee. Le due antologie Matinée ''Singles 1989-1992'' e ''Out To The Sea'', raccolgono praticamente tutto. [video ascolto]

 Brighter: discografia ragionata
Around the World In Eighty Days (Sarah [19], 1989) 7''
Noah's Ark (Sarah [27], 1990) 7''
Half-Hearted (Sarah [56], 1991) 7''
Laurel (Sarah [404], 1991) 10'' [dwl]
Disney (Sarah [69], 1992) 10''
Singles 1989 - 1992 (Matinée, 2003) Antologia [dwl pt.1] - [pt.2]
Out To The Sea (Matinée, 2006) Antologia [dwl]



Dopo l'esperienza Factory (il loro esordio ''Harmony'' è dell' 82) e l'ottimo 12'' ''Talk About The Past'' (reperibile solo tra i bonus della ristampa dell'album ''Here Comes Everybody'', 1985) gli scozzesi Wake approdano in casa Sarah esordendo per l'etichetta di Bristol con il buonissimo 7'' ''Crush The Flowers'' seguito però dal meno brillante ''Major John''. Il gruppo di Glasgow però si riscatta subito con due ottimi album: ''Make It Loud'' (1990) e ''Tidal Wave of Hype'' (1994), quest'ultimo dalle sonorità appena più aspre rispetto al passato, ma pur sempre pop. Una curiosità: sembra che per un breve periodo abbia fatto parte della band anche Bobby Gillespie, presumibilmente come batterista, ruolo che succesivamente ''ricoprirà'' anche nei Jesus And Mary Chain, poco prima di formare i Primal Scream. [video ascolto]


The Wake: discografia ragionata
Crush The Flowers (Sarah [21], 1989) 7'' [dwl]
Make It Loud (Sarah [602], 1990) Album [dwl]
Tidal Wave of Hype (Sarah [618], 1994) Album [dwl]
Here Comes Everybody ('85) + sin (Ltm, 2002) [p.1] [p.2]



Non è detto che gli Heavenly abbiano bisogno di una presentazione, vero? Chi non conosce Amelia Fletcher?, una delle muse dell'indie-pop degli anni Novanta, il sorriso più bello, una delle poche in grado di renderci felici in qualsiasi momento con la sua voce. Heavenly sono tra i gruppi più rappresentativi dell'indie-pop di quegli anni, almeno di quello che si identifica con i colori accesi, i ritmi salterini, la spensieratezza, le chitarre brillanti e cristalline. Dopo un recente passato come Taluah Gosh (gruppo mitico del twee dal cui nucleo si generarono gli Heavenly) rimembrato da Sarah con ''They've Scoffed The Lot'' (raccolta di due sessions radiofoniche dell'86 e dell'88), la band inaugura la nuova sigla con il singolo ''I Feel In Love Last Night'' dalle cadenze romanticamente nervose, presto seguito da ''Heavenly Vs. Satan'', sempre in bilico tra l'urgenza e il sentimentalismo che contraddistinguono la band e il cantato di Amelia, e trova conferma anche nel successivo ''Le Jardin De Heavenly''. Più incline alla dolcezza, invece il terzo 7'' ''So Little Deserve'', con la battagliera I'm Not Scared Of You sul retro vagamente Smith, come nei due singoli successivi con i due ritratti al femminile di ''P.U.N.K. Girl'' ed ''Atta Girl''. Anche se il gruppo poco a poco va perdendo la scientilla e l'urgenza delle prime cose, guadagna in maturità e nella capacità di elaborare canzoni probabilmente migliori dal punto di vista compositivo. In totale saranno sette 7'' (uno per K, uno per Wiiija, tutti gli altri per Sarah, 8 se contiamo anche lo split diviso con i Bis) e quattro tra Lp e mini-Lp's, (l'ultimo su Wiiija). Ma nel 1997 il batterista Matthew Fletcher, fratello di Amelia, si toglie iprovvisamente la vita all’età di 27 anni. Gli Heavenly decidono allora di abbandonare per un po' e successivamente di cambiare nome in Marine Research.

Talulah Gosh: discografia ragionata
They've Scoffed The Lost (Sarah [604], 1991) Album
Backwash (K Rec., 1996) Antologia [dwl]

Heavenly: discografia 
I Fell In Love Last Night (Sarah[30], 1990) 7'' [dwl]*
Our Love Is Heavenly (Sarah [41], 1990) 7'' [dwl]*
Heavenly Vs. Satan (Sarah [603], 1991) Album [dwl]
She Says (K Rec., 1991) 7'' [dwl]*
So Little Deserve (Sarah [51], 1991) 7'' [dwl]*
Le Jardin De Heavenly (Sarah [610], 1992) Album [dwl]
P.U.N.K. Girl (Sarah [81], 1993) 7'' [dwl]*
Atta Girl (Sarah [82], 1993) 7'' [dwl]*
• The Decline And Fall Of H. (Sarah [623], 1994) Album
[dwl]
Operation Heavenly (Wiiija, 1996) Album [dwl]
Space Manatee (Wiiija, 1996) 7'' [dwl sotto]*
Trophy Girlfriend (Wiiija, 1996) 7'' [dwl]**
[zip con tutti i singoli del gruppo: dwl diretto qui]



Uno dei guppi migliori della scuderia, dal punto di vista stilistico, affine ai compagni di classe Field Mice e Sea Urchins, con qualche irridescenza sixties e showgaze nel suono, ma dai risultati sempre estremamente brillanti e personali; tre poetici 7'' (''If I Could Shine'', ''Tell Me How It Feels'', ''Sickening'') e un album meraviglioso ''Jaguar'', la band di Swansea non sbaglia un colpo dimostrando tutta la sua classe. [video ascolto
]


The Sweet Ache: discografia ragionata
If I Could Shine (Sarah [36], 1990) 7'' [dwl]
Tell Me How It Feels (Sarah [39], 1990) 7'' [dwl]
Sickening (Sarah [47], 1991) 7''
Jaguar (Sarah [608], 1991) Album [dwl]



Originari di Sydney sono una delle due band australiane all'interno del catalogo. Matt Love compone la maggior parte dei pezzi che canta assieme a Mary Weller. Con Sarah pubblicano quattro 7'' e un Lp. I loro pezzi (soprattutto i primi) sono semplici, ma allo stesso tempo evidenziano la netta influenza di certi gruppi post-punk di area Factory come Section 25 o Durutti Column, in particolare i cinque brani che compongono lo splendido 7'' d'esordio ''Nothing Even Happens'' (1991), che comprende una cover di ''Bizarre Love Triangle'' dei New Order. Notevole anche l'ep ''One Step Forward'', di un anno successivo. Da lì in avanti il gruppo inizia un po' a scadere perdendosi in eccedenze di programmazzioni e samplers in odore electro-pop, tendenza pultroppo molto evidente nel pessimo lp ''Federal Pop Frenzy''. [video ascolto]

Even As We Speak: discografia ragionata
 Nothing Ever Happens (Sarah [37], 1990) 7''Ep [dwl] 
One Step Forward (Sarah [49], 1991) 7''Ep [dwl] 
A Three Minute Song... Singles coll. 1986-90 (Egg, 2007) [dwl]



Con Boyracer e Action Painting formano il lato più shoegazing dell'etichetta, con la quale condividono la città d'appartenenza, Bristol. Il gruppo inizia incidendo per la Turntable Friend, ma ben presto approda a Sara Records, per la quale pubblica tre 7'' uno più bello dell'altro: ''After Years'', ''Ephemeral'' e ''Loveblind'' (quest'ultimo inaugura l'entrata in gruppo di Kathryn Smith a supporto vocale del leader Jamie Gingell). Proprio ''Loveblind'' è probabilmente il capolavoro della band e sancisce il parziale abbandono di cadenza pop distese e riposanti a favore di un uso più avvolgente delle chitarre, tra melodie e distorsioni che trovano spazio anche nell'altrettanto straordinario ''Untouched'', tra velluti e aculei sulla scia shoegazer e dreampop tanto cara a Slowdive e My Bloody Valentine. Con l'ultimo atto, il 10'' ''Greater Than God'', il sipario si cala così come si era aperto, magnificamente. L'antologia ''After Years'' uscita su Clairecords nel 2003, raccoglie tutto tranne, paradossalmente, proprio l'omonimo primo 7'', che invece si può recuperare qui. [video ascolto]

Secret Shine: discografia ragionata
 After Years (Sarah [53], 1991) 7'' [dwl]
Ephemeral (Sarah [61], 1992) 7'' [dwl]Loveblind (Sarah[71], 1993) 7''
Untouched (Sarah [615], 1993) Album [dwl]
Greater Than God (Sarah [89], 1994) 10''Ep
After Years (Clairecords, 2003) Antologia [dwl]



I Blueboy vanno annoverati tra i nomi più importanti (per qualità e prolificità) dell'etichetta, con un flexi, sei meravigliosi 7'' e due Lps. I suoi membri (Paul Stewart e Keith Girdler) provengono dai Feverfew, un piccolo gruppo che riesce a pubblicare pochissimi brani, ma che costituisce in parte il futuro nucleo fondante di The Rileys, un'altra di quelle bands che farà la felicità di molti affezzionati di indie-pop britannico all'inizio degli anni Novanta. I Blueboy, invece, hanno l'onore di pubblicare due dei migliori Lp in casa Sarah: ''If Wishes Were Horse'' (con bambini che giocano solitari sulla spiaggia in copertina - l'edizione giapponese accompagna agli 8 brani della scaletta classica del disco i primi due singoli ''Clearer'' e ''Popkiss'' [dwl]) e "Unisex", due albums dove, assieme all'ambiguità di molti dei loro testi, traspare un senso di profonda malinconia. In particolare il secondo si discosta, anche se solo parzialmente, dagli ambienti eterei e leggermente elettronici dei lavori precedenti, favorendo e introducendo l'uso più massiccio di violini e senza rinunciare alle solite melodie pseudo-bucoliche e parecchio pop che lo convertono in un classico assoluto del catalogo. Terminata l'esperienza con l'etichetta di Bristol, la band pubblicherà altri due 7'' (''Love Yourself" e "Marco Polo"), più un terzo lp ("The Bank of England"), tutti su Shinkansen Recordings. Poi (per Keith e Paul) arriveranno le esperienze ''spagnole'' con Arabesque e Beaumont su Siesta. [video ascolto] 

Blueboy: discografia ragionata
Clearer (Sarah [55], 1991) 7''
If Wishes Were Horses (Sarah[612], 1992) Album [dwl]
Popkiss (Sarah [65], 1992) 7''
Cloud Babies (Sarah [70], 1993) flexi 6" [dwl]
Meet Johnny Rave (Sarah [74], 1993) 7'' Ep [dwl]
Some Gorgeous Accident (Sarah [80], 1993) 7'' Ep-Maxi
River (Sarah [88], 1994) 7'' Ep-Maxi
Unisex (Sarah [620], 1994) Album [dwl]



The Hit Parade è il gruppo di Julian Henry, terzo genietto dell'etichetta con Bob Wratten e Harvey Williams, quest'ultimo anche occasionale collaboratore proprio di The Hit Parade. La band arriva a Sarah dopo una serie di singoli (alcuni dei quali per JHS, proprio l'etichetta personale di Julian Henry) e due album per Vinyl Japan. Sin dagli esordi, la caratteristica che maggiormente contraddistingue Henry è il suo costante affanno alla ricerca della melodia perfetta. Con Sarah il gruppo londinese pubblica un paio di buonissimi 7'' e l'ottimo lp ''The Sound Of The Hit Parade'', in cui viene a galla la grande passione del lider nei confronti del pop statunitense degli anni Sessanta (Beach Boys su tutti) più qualche soluzione che invece richiama alla mente il passato più recente di gruppi come Prefab Sprout o The Pale Fountains. [video ascolto] 

The Hit Parade: discografia ragionata
In Gunnersbury Park (Sarah [58], 1991) 7'' [dwl]
Autobiography (Sarah [90], 1994) 7''
The Sound Of The Hit Parade (Sarah [622], 1994) Album [dwl]



Gruppo australiano di Melbourne (gli altri connazionali in seno all'etichetta sono gli Even As We Speak) incide per Sarah sei singoli in un anno e mezzo, con canzoni di ottima qualità e qualche piccolo capolavoro. Il gruppo è composto (principalmente) dai due fratelli Josh e Joel Meadows e i suoni della band sono fondalmentamente acustici. La maggior parte delle loro canzoni contengono melodie cristalline, a volte appena sussurate, altre accompagnate da tromba o armonica, e sempre interpretate in maniera molto personale. In alcune occasioni possono ricordare i mitici Aztec Camera. Tra gli episodi migliori il dirompente esordio ''Letter From Lifeboat'' e ''40 Sculptures''. Il tutto viene per buona parte condensato nell'antologia ''We're All Trying To Get There''. [video ascolto] 


The Sugargliders: discografia ragionata
Letter From A Lifeboat (Sarah [63], 1992) 7''-45Ep
Seventeen (Sarah [67], 1992) 7''-45Ep
Aphrahran (Sarah [72], 1993) 7'' [dwl]
Will We Ever Learn? (Sarah [83], 1993) 7''
Top 40 Sculpture (Sarah [86], 1993) 7'' Ep
We're All Trying To Get There (Sarah [619], 1994) Ant. [dwl]



The Harvey Minister provengono da Dublino e sono quasi un corpo estraneo in seno all'etichetta di Bristol. Il gruppo, dalle marcate componenti folk, è probabilmente il più triste del catalogo Sarah (tre 7'' e un album in totale). Solo a partire dalla canzone che da il titolo al loro terzo singolo ("If it kills me and it Will"), la band irlandese prova a sganciarsi parzialmente dagli ambienti deprimenti che contraddistinguano invece i primi due 7'', ma in tutti i casi i risultati si mantengono sempre su livelli non meno che buoni; brani aspri, oscuri e belli allo stesso tempo. Canzoni che invitano ad essere ascoltate in ambienti intimi, in solitudine, prestando alla musica la dovuta attenzione, visto che diversamente ci sfuggirebbero certi piccoli particolari che donano alla musica degli Harvey Minister quel fascino misterioso. Al termine della tappa con Sarah il gruppo passa alla Setanta, dove pubblicherà vari Lps.
 


The Harvest Minister: discografia Sarah
You Do My World The World of Good (Sarah [64], 1992) 7''
Six O'Clock Is Rosary (Sarah [68], 1992) 7''
If It Kills Me And It Will (Sarah [84], 1993) 7''
Little Dark Mansion (Sarah [616], 1993) Album [dwl]



East River Pipe è in realtà il moniker di F.M. Cornog. Lui arriva dal New Jersey, dove pubblica le sue canzoncine lo-fi casalinghe in seno alla personale etichetta Hell Gate, e un bel giorno decide di provare a mandare uno dei suoi lavori a Sarah che, a partire da quel momento, inizia a far uscire parte dei suoi materiali in Inghilterra. F.M. Cornog può essere etichettato come cantautore, con sonorità forse accostabili più all'indie rock che al pop, quindi decisamente più corpose rispetto alle abitudini Sarah. Le sue canzoni narrano particolari storie quotidiane viste da un singolare punto di vista, che per lo più giranno attorno alla sua città natale, New York, da dove provengono la maggior parte dei personaggi che animano le sue storie. Dopo l'esperienza con Sarah i suoi dischi successivi sarranno pubblicati da Merge e Skinkansen. [video ascolto] 

East River Pipe: discografia Sarah
Helmet On (Sarah [75], 1993) 7'' Ep
She's A Real Good Time (Sarah [78], 1993) 7''
Goodbye California (Sarah [405], 1993) 10''-mini lp [dwl]
Poor Fricky (Sarah [621], 1994) Album [dwl]
Even The Sun Was Afraid (Sarah [407], 1995) 10''-mini-lp
Kill The Action (Merge, 1996) 7'' [dwl]


GLI ALTRI
 Gli altri gruppi: una discografia ragionata
   
14 Iced Bears 
Come Get Me (Sarah [5], 1988) 7'' [dwl]
The Poppyheads

 Cremation Town (Sarah [6], 1988) 7''
The Springfield 

Sunflower (Sarah [10], 1988) 7'' *
Wonder (Sarah [40], 1991) 7'' *
Gentle Despite
 Darkest Blue (Sarah [26], 1990) 7'' *
Torment To Me (Sarah [45], 1991) 7'' *
*[dwl dei due singoli] 
Action Painting! 
These Things Happen (Sarah [28], 1990) 7'' *
Classical Music (Sarah [73], 1993) 7'' *
Mustard Gas (Sarah [87], 1993) 7'' *
Eternal 
Breathe (Sarah [31], 1990) 7'' [dwl]
Tramway

 Maritime City (Sarah [43], 1991) 7'' [dwl]
Sweet Chariot (Sarah [52], 1991) 7'' 
The Forever People 
Invisible (Sarah [54], 1992) 7'' 
Boyracer 
B Is For Boyracer ep. (Sarah [76], 1993) 7'' *
From Purity To Purgatory (Sarah [85], 1993) 7''-Ep *
 Pure Hatred 96 (Sarah [96], 1994) 7''-Ep *
*[dwl dei tre singoli] 
Aberdeen 
Byron (Sarah [93], 1994) 7'' - [dwl]
Fireworks (Sarah [97], 1995) 7''

Compilations Sarah: Discografia completa
 •Sarah 587: Various Artists - Shadow Factory - [dwl]
•Sarah 376: Various Artists -
Temple Cloud - [dwl]
•Sarah 545: Various Artists -
Air Balloon Road - [no dwl] 
•Sarah 501: Various Artists - Glass Arcade - [dwl]
•Sarah 583: Various Artists -
Fountain Island - [dwl]
•Sarah 628: Various Artists -
Engine Common - [dwl]
•Sarah 530: Various Artists -
Gaol Ferry Bridge - [dwl]
•Sarah 359: Various Artists -
Battery Point - [no dwl]
•Sarah 100: Various Artists - There And Back Again Lane - [dwl]