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venerdì 14 maggio 2010

L'America di oggi


WOVEN HAND
The Threshingfloor (Glitterhouse, 2010)



Finalmente mi ritrovo tra le mani uno dei dischi che più ho atteso quest'anno (gli altri erano stati Ali & Toumani, Johnny Cash e Joanna Newsom), niente meno che il nuovo album del Reverendo David Eugene Edwards e della sua band, i Woven Hand. Difficile che un amante del folk contemporaneo non conosca e apprezzi questo uomo, che una volta terminato il ciclo con il suo vecchio gruppo, i 16 Horsepower, decise di formare i Woven Hand, continuando a mantenere intatto quel suo caratteristico talento naturale per il folk, che nessun altro gruppo di folk tratta e plasma alla sua maniera. E poi quel forte messaggio religioso e mistico, melanconico e oscuro, che da sempre lo accompagna, tanto che l'unico possibile accostamento con i Woven Hand sembra essere quello con gli 16 Horsepower e viceversa. Con ''The Threshing Floor'', Edwards torna a registrare a casa propria, in Colorado (ma si concede anche delle cappatine indiane, balcaniche e mediorientali, che a conti fatti si notano, eccome). Il sound resta quel connubio di folk-country di radice sudista e musica nativa americana, molto (ma molto) oscuro, dove persino il banjo viene impiegato in maniera del tutto particolare, assieme al contrabbasso, alle chitarre acustiche e alla solita magnifica voce del Reverendo. Quì però la maggior elettricità dello splendido ''Ten Stones'', il capolavoro che l'aveva preceduto, lascia spazio a dosi massicce di spiritualità e David sa essere (paurosamente) rabbioso e mistico allo stesso tempo. Ora mettetevi a sedere. Fumando la pipa alzate gli occhi, immersi nella pace della notte. Non sono forse stelle quelle che vedete lassù? E' non è forse il deserto questo che vi circonda? Ma un coyote non fa mancare il suo ululato e un' ombra si avvicina minacciosa .... No, non è l'ultimo Tex Willer, ma il nuovo lavoro dei Woven Hand. Oppure l'America di oggi, con le sue inquietudini.

lunedì 15 dicembre 2008

Playlist 2008 - Wovenhand: Ten Stones (Sound Familyre)

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Struggente. E' questo il primo aggettivo che viene alla mente ascoltando il quarto disco del progetto Wovenhand del frontman dei 16 Horsepower, David Eugene Edwards. Di certo a pesare su un tale giudizio è la voce profonda e avvolgente del leader, un misto tra Nick Cave e Peter Murphy, ma armonie e arrangiamenti contribuiscono non poco. Rock-blues sprezzante, malato, che prende le radici dal basso, dalla terra, da posti abbandonati da Dio e dagli uomini, di quelli descritti dai fratelli Coen in più di un loro film, luoghi senza speranza e senza ritorno. Ten Stones, negli umori, rappresenta quest'anno quello che è stato Grinderman nel 2007. Un prodotto di altissima qualità, undici pezzi da ascoltare e riascoltare, tra cui una notevolissima cover di Quiet Nights of Quiet Stars (potete ascoltarla qui sotto), versione in inglese di Corcovado di Jobin.
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