lunedì 21 settembre 2009

Note dal sottosuolo: Chet Baker - Let´s get lost

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Let´s get lost
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Let´s get lost è un documentario del 1988 del regista e fotografo Bruce Weber che narra brillantemente gli ultimi giorni di vita del grande trombettista jazz Chet Baker. Servendosi dei materiali girati durante l'ultimo tour di Baker e delle interviste con lui, con i figli, gli amici, la moglie e le fidanzate, Let´s get lost è un documento esplicito che ci presenta, come un avvertimento, le trappole nelle quali possono cadere personaggi famosi e talentuosi.
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Memoria dell'angelo caduto
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In Urlatori alla sbarra, commedia musicale del 1960 che evidenziava gli sviluppi dell'emergente culturarock all'italiana nella Roma di quegli anni, il regista Lucio Fulci riuscì a riunure nello stesso tempo il jazzista Chet Baker, Adriano Celentano e Mina, senza che gli si bruciasse la celluloide per saturazione di genio. Celentano e Mina stavano vivendo la prima parte delle loro (gloriose) carriere artistiche, mentre Baker, che aveva lasciato un impronta incancellabile nel mondo del jazz, si incontrò, giusto in quel periodo, in una delle sue prime derive vitali.
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In Let's Get Lost, che giusto in questi giorni sta uscendo negli schermi madrileñi e spagnoli in lingua originale con sottotitoli in castigliano (vedi trailer sopra...e in italia?...) sulla cresta dell'onda della versione restaurata e presentata nell'edizione del festival di Cannes del 2008, vengono incluse anche alcune scene di Urlatori alla sbarra che ci permettono di constatare come il musicista sia stato ''catturato'' in modo del tutto differente dai due registi e di come il Chet Baker che disvela la macchina da presa di Weber non sia lo stesso musicista che attraversa i fotogrammi del musicarello di Fulci. La principale differenza stà, nonostante tutto, nello sguardo dell'osservatore: in Urlatori alla sbarra appare un musicista che sembra prossimo al ciglio di un precipizio, mentre Let's Get Lost vuole cogliere l'essenza di un mito, iniziando dalla sua condizione di angelo caduto, di una divinità durante le ultime fasi del suo processo di auto-demolizione. Come scrisse Pauline Kael qualche tempo fa, il documentario di Weber non prende in considerazione (solo) il Chet Baker musicista, ma bensì (e soprattutto) il ''Chet Baker come persona oggettivamente amata, come fascinazione estrema''. Il critico Jonathan Rosenbaum, meno recettivo a gratificazioni di questo tipo parlerebbe direttamente di ''culto alla personalità''. Sia come sia, nella possibilità che Let's Get Lost possa anche sviscerare al profano il segreto dell' assoluta eccellenza artistica del grande musicista, quel che è certo è che il film di Weber ci offre una privilegiata testimonianza diretta della feroce pulsazione tra turbolenza e fragilità che Baker distillò in bellezza eterna.
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Chet Baker canta ''Arrivederci'' di Umberto Bindi
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