venerdì 18 dicembre 2009

Una discografia per gli anni ''0'' / Antony And The Johnsons

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ANTONY AND THE JOHNSONS
I Am A Bird Now (Secretly Canadian, 2005)

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La storia non poteva che cominciare in modo rocambolesco. La raccontò Laurie Anderson qualche anno fa al Times: ''Io e Lou li scoprimmo davvero per caso. Lou entra spesso nei negozi di dischi e ne compra 30 in un colpo, d'istinto. Prese il disco di Antony & The Johnsons perchè gli piaceva la copertina. Quando tornammo a casa e lo mise su, ci sconvolse''. Il Lou in questione è naturalmente Reed: ed è stato prprio l'incontro con lui che ha cambiato la vita di Antony, essendo stato invitato dall'ex Velvet Underground a interpretare Perfect Day su The Raven, l'album di tributo che Lou Reed ha dedicato ad Edgar Allan Poe, e successivamente nel live Animal Serenade. Da quel momento la lista degli ammiratori di questo corpulento, travestito, cameristico, teatrale autore/interprete si è infittita. Nato in Inghilterra, Antony è cresciuto in California, e solo nei primi anni '90 ha trovato dimora a New York, dove ha cominciato a bazzicare la scena underground e i club notturni. Il suo primo, meraviglioso, omonimo disco del 1998 (all'epoca di problematica repiribilità e presto fuori catalogo) fu ristampato nel 2004 dalla lodevole Secretly Canadian con il duplice scopo (riuscito) di sfruttare il buon momento dell'artista e aprire la strada a un nuovo lavoro: l'incredibile I Am A Bird Now, che ormai tutti conoscono (o dovrebbero conoscere). Quindi un disco che ha poco a vedere con il rock contemporaneo (non solo per la quasi totale rinuncia alle chitarre, anche se l'attitudine è molto glam) ma si rifà piuttosto alla tradizione delle torch songs, delle ballate orchestrali, del cabaret mitteleuropeo, del soul e del jazz (Nina Simone dietro l'angolo). Non sono però solo gli arrangiamenti, pur ricchi e avvolgenti, oltre che ben curarti, a fare la forza del disco, e neppure gli ospiti (lo stesso Lou Reed, nella splendida ) o i punti di contatto con un passato più o meno remoto, quanto la voce stessa di Antony, un angelo androgino capace di librarsi altissimo pur mantenendo sempre il contatto con i vicoli male illuminati dove si svolgono le storie di ordinaria decadenza che scrive e interpreta con una teatralità e una intensità talmente dolorose da risultare esse stesse antidoto al dolore. Questo è un disco che si colloca direttamente fra i classici. Da applausi a scena aperta. [Tracklist]

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