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sabato 6 novembre 2010

Perfect, miss Fitzgerald!



Non è mai di troppo l’ennesima ristampa di Ella Fitzgerald, soprattutto quando si tratta di un capolavoro come ''Sing The Cole Porter Songbook'' (quest’anno riproposto anche da Essential Jazz Classics e distribuito da Egea ), primo capitolo - siamo nel 1956 - dei songbooks che il produttore Norman Granz stava predisponendo per la Verve con il magistrale accompagnamento dell’orchstra diretta da Buddy Bregman. Ella Fitzgerald i grandi compositori americani gli ha presi di petto tutti. Negli anni Cinquanta ha inciso opere monumentali, dedicate a Ellinghton e Berlin, ognuna con trenta o più canzoni, pubblicando all’epoca fino a tre long playing in una sola confezione. Tutti capolavori. Con Cole Porter va a nozze come con Count Basie o Louis Armstrong. Cantante di razza che manda a memoria partiture anche complesse come fossero poesiole di seconda elementare, Ella chiedeva sempre, alla fine di ogni registrazione: ''Ho detto tutte le parole giuste?''. E la risposta che arrivava dallo studio era, invariabilmente: ''Perfetto, Miss Fitzgerald!''. Ma lei aveva quel vezzo, ogni volta, quella paura di aggiungere o togliere, nell’enfasi dell’interpretazione, qualche parola a quelle composizioni per le quali nutriva un rispetto enorme.

Ella Fitzgerald Sings The Cole Porter Song Book [Disc1] & [Disc2]

Quando decise di immortalare su disco le meravigliose ''assonanze'' di Cole Porter, la Fitzgerald aveva già alle spalle ventidue anni di carriera e una mole di incisioni che molti artisti non riescono a portare a termine neanche in un intera carriera. Qui, ancora una volta, stupiscono la leggerezza e la semplicità con cui Ella si fa portavoce di un repertorio ancora oggi seminale. La cantante ha il dono di aggiustarsi addosso qualsiasi melodia, e lo fa con una grazia e un’eleganza che lasciano sbalorditi ad ogni ascolto, anche dopo più di cinquant’anni. A differenza di tante jazz singers che forzano le note (e le partiture) nel tentativo di personalizzare una canzone, Ella opera con naturalezza e delicatezza mettendo la sua voce (che ha del divino) a servizio della canzone stessa. Eppure anche così, senza cambiare la struttura, riesce a farle sue, a scolpire il suo nome in maniera indelebile in quei titoli, accanto ai nomi dei compositori. Cosicchè la sua diventa, inevitabilmente, una versione di riferimento se non, come è spesso è accaduto nei suoi decenni d’oro, adirittura quella definitiva. Scegliere la migliore tra le canzoni di dei due dischi è sciocco, perché questo è un lavoro che si inghiotte tutto con ingordigia e si rimangia anche il giorno dopo e, senza riscaldarlo, di settimana in settimana per una vita. Perfetto, Miss Fitzgerald!


sabato 19 dicembre 2009

Duke Ellington, Bill Evans, Gil Evans, Ella Fitzgerald, Eddie Gale

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Fondamentale:
Black Brown And Beige (Columbia, 1958)

Non meno fondamentali:
Carnegie Hall Concert [1943] (Prestige)
Monkey Jungle [con Mingus e Roach] (United Artists, 1962)

The Far East Suite (Blue Bird, 1966)
The Blanton-Webster Band [1939-42] (RCA, 1990-cofanetto antologico)

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BILL EVANS

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Fondamentale:
Undercurrent [con Jim Hall] (Blue Note, 1962)

Non meno fondamentali:
Everybody Digs Bill Evans (Riverside, 1958)
Portrait In Jazz (Riverside, 1959)

Sunday At The Village Vanguard (Riverside, 1961)
Waltz For Debby (Riverside, 1961)
The Second Trio (Milestone, 1962)
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GIL EVANS

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Fondamentale:
The Complete Pacific Jazz Sessions [1958-59] (Blue Note, 2006)

Non meno fondamentali:
The Individualism Of Gil Evans (Verve, 1963)
Out Of The Cool (Impulse!, 1966)

Plays The Music Of Jimi Hendrix (RCA, 1974)
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ELLA FITZGERALD

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Fondamentale:
Something To Live For [1935-1965] (Verve, 1999-antologia)

Non meno fondamentali:
Ella Fitzgerald Sings Cole Porter (Verve, 1956)
The Best Of The Song Books [1956-64] (Verve)
Ella And Louis [con Louis Armstrong] (Verve, 1956)

Ella In Rome (Verve, 1958)
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EDDIE GALE


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Fondamentale:

Ghetto Music (Blue Note, 1968)

Non meno fondamentale:
Black Rhythm Happening (Blue Note, 1969)

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