Visualizzazione post con etichetta Grizzly Bear. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Grizzly Bear. Mostra tutti i post

martedì 10 novembre 2009

Allison Schulnik & Grizzly Bear

. .

Allison Schulnik è una giovane pittrice americana nata a San Diego nel 1978, e che attualmente vive e lavora a Los Angeles. L'artista è stata da poco esposta anche in Italia, dove ha presentato una serie di dipinti inediti. Prendendo spunto dal teatro, dalla musica, dalla storia dell'arte, e naturalmente, dai precedenti studi di animazione e danza, Allison Schulnik schiude le porte del suo personalissimo e tragicomico immaginario fatto di personaggi che pur appartenendo a una dimensione mostruosamente fantastica assumono una sorprendente umanità.
.

.
Era solo questione di tepo: i Grizzly Bear, da sempre fans dell'artista, dopo aver prestato alcune canzoni alla Schulnick per il corto Hobo Clown (vedi sopra), hanno pensato che i suoi animali deformi, le sue maschere di pagliacci alieni e vagabondi realizatti in plastilina, sarebbero stati perfetti anche per il (nuovissimo) video ufficiale di Ready Able (vedi sotto), brano tratto dall'album Veckatimest di quest'anno. Dopo il clip capolavoro di Two Week, anche questo piccolo gioiello ci conferma, una volta di più, l'assoluta originalità e capacità dei nostre nelle loro scelte.
.

.

lunedì 27 aprile 2009

Best Videoclips 2009: Grizzly Bear - Two Weeks

. .
.
Music Video for Two Weeks directed by Patrick Daughters
.
.

mercoledì 1 aprile 2009

Grizzly Bear: Veckatimest (Warp)


Probabilmente comprerò questo disco. Veckatimest dei Grizzly Bear uscirà, se non ricordo male, solo il 26 maggio, ma l' hype attorno al disco e al gruppo era ed è talmente grande (anche perchè sono stati additati pubblicamente da Johnny Greenwood come sua band preferita e di conseguenza nel 2008 i Radiohead se li portarono in tour per tutto il nord America) che proprio non ho saputo resistere alla tentazione e all'opportunità di ''acchiapparlo'' (via rete) molto prima della sua uscita ufficiale. Ma se è vero che di solito le grandi attese vengono deluse, in questo caso posso garantirvi (anche se è pur sempre un opinione personale) che Veckatimest è un disco meraviglioso.


Detto questo, confesso che il psycho-pop/folk condito e amalgamato da sapori elettronici di ''Yellow House'' (Warp, 2006) - nonostante la critica tutta dalla loro parte e le svariate lodi - non mi aveva particolarmente entusiasmato, ritenendo che il disco faticasse a trovare totalmente una sua dimensione, un suo equilibrio.


Con Veckatimest le cose cambiano, e anche se il pedigree del gruppo rimane sostanziamente immutato, sin dall'incipit di "Southern Point" si capisce che questa volta, all'interno di una forma canzone niente affatto scontata ma certo meno disposta che in precedenza a facili divagazioni leggermente confuse, i Grizzly Bear hanno aggiustato il tiro centellinando le idee e mettendole a fuco. L'obiettivo è un bagaglio/bersaglio pop (che in fin dei conti il gruppo si portava appresso anche nel disco precedente) colpito in pieno. Le armonie sono curate nei minimi dettagli, e l'operazione chirurgica compiuta rispetto al passato è perfettamente riuscita, permettendo di ricucire minuziosamente tutti i tessuti musicali alla perfezione.

Un lavoro che se da un lato sembra essere più asciutto e più compatto in termini di massa sonora, dall'altro risulta più forbito dal punto di vista dei linguaggi e come strumentazione, dagli arrangiamenti di archi alle splendide coralità dei brani. Se proprio dovessi trovare dei paragoni, i primi due nomi che mi vengono in mente, senza pensarci sù troppo, sarebero quelli dei Beach Boys (di Pet Sounds ovviamente) e di Van Dyke Parks, il che non può certo essere considerato offensivo. Come il precedente ''Yellow House'' anche Veckatimest esce per la mitica Warp (etichetta elettronica per eccellenza) cosa in apparenza strana se si pensa che per questo disco gli inserti elettronici sono quasi impercettibili e vengono usati (in modo sublime) da Chris Taylor più che altro come sobria punteggiatura, o rifinitura se preferite, ma senza ''arroganza'', e lasciando maggior spazio ad altri strumenti, come alla batteria di Chris Bear o ai meravigliosi impasti vocali di Edward Drosde (unico titolare del progetto Grizzly Bear fino al 2004) e Daniel Rossen. Dopo aver ''ripassato'' questo disco solo un paio di volte, già scaturiscono due convinzioni: 1)Veckatimest sembra essere una di quelle strane creature destinate a crescere via via con gli ascolti; 2) Sarà sicuramente tra i miei preferiti di fine anno, anche perchè se non dovesse essere così (e speriamolo pure!) significherebbe che nel frattempo sono usciti molti altri gioielli dello stesso calibro, il che, francamente, mi sembra abbastanza improbabile.
 
In Rete