mercoledì 20 ottobre 2010

Albania Hotel


Opa Cupa: Hotel Albania (11-8 Rec., 2009)

Travolgente! E’ il primo aggettivo che mi viene in mente arrivato alla fine dei 15 brani di ''Hotel Albania'' (11-8 Records, 2009), il secondo lavoro degli Opa Cupa, un collettivo di musicisti formatosi circa una decina di anni fa attorno all’Albania Hotel (appunto), una masseria riconvertita in dimora e laboratorio, un luogo incantato nella campagna salentina dove le emozioni diventano suono e l’espressività musica, in totale libertà. Qui è passato mezzo mondo di musicisti: bosniaci, magrebini, rumeni, bulgari, albanesi, americani …; chi proveniva da bande musicali, chi dal jazz, chi dal turntublism , chi dalla musica classica e chi da quella etnica. Il loro coordinatore è Cesare Dell’Anna, un giovane e talentuso trombettista (coinvolto in molti altri progetti tra cui Tax Free e Nouria) che stà facendo la storia della musica della Terra dei Due Mari. Il gruppo, prende il nome dal grido di esortazione alla danza degli zingari del Sud-Est Europa («opa tzupa»), ed è orientato su un ricco repertorio influenzato da più stili, spaziando dall’etnico al jazz con ampio spazio lasciato all’improvvisazione. 

Albania Hotel

Nella loro musica la confluenza di popoli diversi si trasforma nella sincera espressione di una cultura regionale colorita e unica, dove sononorità balcaniche, mediterranee e mediorientali si fondono a quelle bandistiche tipiche della tradizione musicale del Sud Italia per dar vita a un florilegio di ritmi afro-balcan-jazz davvero travolgenti, originali e ricchi di sfumature. Naturalmente dal ‘98 ad oggi la la musica degli Opa Cupa si è evoluta, apportando man mano alcuni cambi stilistici, ma anche di formazione . ''Hotel Albania'' [ascolta], uscito sul finire del 2009 (e di cui esiste anche una versione remix) ospita numerosissimi musicisti: il trombettista Riccardo Pittau (Sardegna), Ivo Iliev - sax (Bulgaria), Marian Serban e Relu Merisan - cymbalon (Romania), Dj Trinketto - turntublism (Salento), Guergue Gueguev - percussioni (Bulgaria), Fabrice Martinez – violino, Alexandra Bejaurd - fisarmonica (Francia), Eugène Luca - trombone (Romania), Irene Lungo alla voce, il percussionista salentino Mauro Durante, ed il pianista albanese Ekland Hasa. Degna di nota anche la presenza del grande clarinettista Yasko Arghirov e del suo fisarmonicista Slavko Lambov (Bulgaria) che compaiono nel brano live "Yasko in Albania Hotel", improvvisato casualmente in una calda notte estiva nelle stanze dell’Albania Hotel e che chiude il disco così come era iniziato: con il botto.


martedì 19 ottobre 2010

Mademoiselle Marseille


MOUSSOU T E LEI JOVENTS


Si arricchisce di un uovo capitolo la discografia degli chansonnier occitani Moussu T e lei Jovents, da poco tornati con il nuovo lavoro ''Putan De Cançon'' ( Manivette, 2010). Il disco riconferma la forza espressiva del bellissimo ''Home Sweet Home'', uscito un paio di anni fa (ne parlai qui), anzi, se possibile cerca di allargarne l’orizzonte aggiungendo qualche piccolo elemento nuovo al solito mix di chanson marsigliese e cultura occitana con influenze blues, caraibiche, brasiliane, cajun, umori provenzali ecc. Anche in questo caso la materia è semplice, eppure mai banale, con una cura dei dettagli minuziosa e una prospettiva acustica che conferisce grande eleganza al tutto, grazie al solito, prezioso, apporto strumentale della chitarra e del banjo di Jovent Stéphane Attard detto ''Blu''. Un’altro splendido viaggio nelle tradizioni, senza aver paura dell’incontro, aperti al mondo e pronti a ricevere dal mondo, in piena tradizione portuale, soprattutto quella del vecchio quartiere dei cantieri navali di La Ciotat viciono a Marsiglia, e città d’origine di Moussu T, (al secolo Francois Ridel, altrimenti detto ''Tatou''). Moussu T e lei Jovents insistono nell’evocazione e nella rielaborazione della memoria, e sin dal loro esordio una delle cose che ha attirato l’attenzione su di loro è stato proprio il ricordo della città di Marsiglia. ''Mademoiselle Marseille'' (Le Chant Du Monde, 2005) era infatti una vivace raccolta di canzoni che raccontavano (al solito in francese e in occitano, l’antica langue d’oc del sud della Francia) la vita ai tempi in cui la città era il più grande porto francese del Mediterraneo.

Moussu T e lei Jovents: Mademoiselle Marseille (2010)

L’impiego della lingua e della cultura occitana per Moussu T non è certo una novità. Già all’inizio degli anni Novanta la band precedente di Tatou, i Massilia Sound System, costituiva il gruppo di punta della ''nuova onda occitana'' assieme ai Fabulous Trobadors, una band di Tolosa capitanata da Claude Sicre. Ma mentre Sicre amava mischiare la propria musica con lo stile delle canzoni del nordest brasiliano e all’hip-hop, i Massilia Sound System avevano invece optato per la Giamaica, riconoscendo un’affinità con i sentimenti dei ragga toasters, arrivando adirittura alla definizione di troubamuffin. Un elemento formativo per il nuovo gruppo fù invece la scoperta del romanzo ''Banjo'' dello scrittore e attivista culturale giamaicano-americano Claude McKay, che narra le avventure di una ciurma di caraibici ed africano-americani negli anni Venti, all’interno del vieux port di Marsiglia dalle luci rosseggianti. Banjo è stata la conferma del miscuglio multietnico che stà alla base della ricetta dei Moussu T e lei Jovents.



''Mademoiselle Marseille'', ha impiegato un anno per raggiungere il pubblico europeo della world music, soprattutto attraverso l'entusiastico passa parola degli appassionati del settore. Stesso discorso per l’album seguente ''Forever Polida'' (Le Chant Du Monde, 2006). Appena migliore il percorso degli ultimi dischi che sono invece riusciti a ritagliarsi una fetta di attenzione maggiore sin dalla loro uscita. Una splendida realtà ora quella del Signor T e dei suoi giovinastri che non evocano soltanto l’accannimento a un mondo scomparso e a uno stile di vita operario che ''credeva ancora al paradiso'' (a partire dai loro camicioni blu), ma sanno anche esprimere una visione poetica, il richiamo del mare che apre al mondo e unisce tutti, e lo fanno celebrando la gloria della loro città e ridando vigore a una lingua che rischia l’estinzione.


LO COR DE PLANA

Lo Còr de Plana: Tant Deman (Buda Musique, 2007)

Il loro primo album, ''Es Lo Titre'', che raccoglieva canzoni religiose e popolari in occitano, ha subito attirato l’attenzione sul sestetto vocale marsigliese Lo Còr de Plana: un gruppo di percussionisti e cantanti molto creativo e, come nel caso di Mousse T e lei Jovents, in grado di dare una nuova caratterizzazione e un nuovo slancio creativo alla musica pololare della loro regione. A quel primo lavoro seguì ''Tant Deman'' ( che rimane il loro ultimo disco ), pubblicato dalla Buda Musique (sì, proprio quella degli Ethiopiques ) nel 2007. La maggior parte dei brani sono stati scritti dal gruppo e lo spirito del lavoro è più 'leggero' e 'festoso' rispetto all'esordio. Sorprende l’energia ritmica che pervade le canzoni: voci e percussioni (mani, piedi, tamburi e tamburelli) si accendono improvvisamente in brani come ''La noviòta'' o nella tradizionale ''La vièhla''. In altri pezzi le voci si lanciano in continui cambi di velocità, costruendo gradualmente la tensione attraverso le ripetizioni e la sovrapposizione di timbri vocali differenti. L’effetto raggiunge la sua massima espressione in ''Nau Gojatas'' e ''Rompe Bassas''. Nelle più tranquille e più riflessive ''Fanfarnéta'' e ''Jorns De Mai'' i testi (molto commoventi, sembra) e le affascinanti armonie, sono il sottofondo perfetto per storie di amori impossibili o per esaltare le dolcezze della primavera. Le canzoni (stando a quello che ho letto nelle note) spaziano da storie di una tristezza devastante a esuberanti critiche della vita moderna  mentre le melodie permettono ai musicisti di esprimere la loro voglia di raccontare e di sperimentare soluzioni canore, chiaramente tutto rigorosamente in occitano. A mio avviso un lavoro davvero degno di nota.