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Posillipo.
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Posillipo
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Ska-j
Kier era ancora in prima fila, con la gente che saltava da una parte all'altra. Una ragazza adolescente lo ha preso per mano e gli ha fatto fare la giravolta. Era quasi mezzanotte quando l'ho trascinato fuori dal locale. La Giudecca, un tempo casa di Michelangelo e Alfred de Musset, e oggi di Elton John, è bella anche di giorno. Serena ci ha portato a visitare il suo studio in una ex distilleria, dove un mese prima aveva trovato i suoi quadri che galleggiavano nell'acqua. Quando li abbiamo visti erano tutti asciutti e sistemati ordinatamente controle pareti.
un quadro di Serena Nono
La vita a Venezia è costosa perchè ogni cosa deve essere trasportata con le barche. Ma chiunque può concedersi una cioccolata calda con panna passeggiando dalla tetra prigione femminile fino al semideserto Hotel Hilton, dove ci si può sedere sulla terrazza e godersi la vista più bella della città. Aveva ragione Jan Morris, quando diceva nel suo magistrale Venezia, pubblicato nel 1960: ''Questa non è una città grande. La si può abracciare interamente con losguardo. Lunga tre chilometri e mezzo, la si può percorrere a piedi dal mattatoio a nordovest fino ai giardini pubblici a sudest, in un'ora e mezza''.
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Per noi era fondamentale capire dov'è che si mangia la pizza più buona. Per fortuna, a dieci minuti dall'albergo c'è Campo Santa Margherita, a Dorsoduro, uno dei sestrieri di Venezia. Una serie di trattorie all'ombra degli alberi punteggia la piazza. La mattina c'è il mercato del pesce. In un bar abbiamo incontrato un attore, un uomo distinto che somigliava a Fernando Rey. Anche se non parlava l'inglese né io italiano, ci ha invitato insieme a Serenaa casa sua per il giorno dopo, la notte di capodanno. Ci abbiamo pensato un attimo. Sembra un po' strano presentarsi a casa di una persona appena conosciuta, per quanto gentile, l'ultimo dell'anno. Ma che altro potevamo fare in una città che non era la nostra? In albergo avevano organizzato un veglione, un'alternativa un po' impersonale. Alla fine, quindi, abbiamo comprato una bottiglia di prosecco e ci siamo presentati da Rey. Era una cena a base di pesce, squisita e accogliente. C'erano altri bambini ed eravamo tutti seduti intorno a un piccolo tavolo. L'attore ha tirato fuori i suoi album degli anni sessanta, ha messo su un disco gracchiantedei Rolling Stones e io e lui, due perfetti sconosciuti, ci siamo messi a ballare insieme. Dopo un po' ho ritrovato Kier all'aperto, in riva al canale, con una stella di natale in mano, ipnotizzato da una ragazza italiana dai capelli lunghi. Mentre il mio tasso alcolico saliva, Nuria, la madre di serena, originaria di Berkeley e figlia del compositore Arnold Shönberg, mi ha raccontato una serie di aneddoti sulla sua infanzia: la sua famiglia che andava a cena da Thomas Mann e lei che giocava in giardino con altri bambini. Oppure la lunga attesa per una visita di Bertold Brecht.
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Poi, come in una scenografia che sembrava preparata apposta per noi, verso le undici e mezza ha cominciato a nevicare. A mezzanotte sono partiti i fuochi d'artificio da piazza San Marco. La vista era perfetta, con i razzi che esplodevano nella neve sempre più fitta. Le coppie in casa ballavano e si abracciavano.
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Abbracciare gli sconosciuti non mi dispiace, se sono italiani. Sembra quasi una scena di Fanny e Alexander. Bagnati e con le teste imbiancate, ci siamo infilati sul vaporetto affollato, mentre le campane della città suonavano a festa. Al bar dell'albergo un cameriere mi è venuto incontro con un vassoio su cui c'erano una torta al cioccolato a due piani e un enorme bicchiere di vodka. Dopo i cinquant'anni i piaceri diventano più rari, ma si aprezzano di più.

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Mi piace pensare di essermi svegliato la mattina dopo con il bicchiere di vodka ancora in mano.
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Questo viaggio di penitenza è noto come la “Corsa Ufficiale”, che tutte le Confraternite sono tenute a fare per ottenere l’espiazione dei propri peccati. La Semana Santa si conclude con la Domenica di Pasqua: un trionfo di colori e sapori sulle tavole andaluse. Il tipico dolce pasquale con il quale si chiude la festa sono le Torrijas, fette di pane fritte con lo zucchero e inzuppate in uovo e latte, che, strano ma vero per un tipico dolce cristiano, sono di origine musulmana. Le feste andaluse continuano anche dopo la Pasqua: aprile è infatti il periodo migliore per visitare il capoluogo dell’Andalusia e coglierne tutte le sfaccettature: la Feria d’Abril è un’altra occasione celebre che raduna nella città migliaia di spettatori; organizzata in data variabile, a seconda della conclusione della Semana Santa, è un ritorno al divertimento, laico e folcloristico. Tutti gli abitanti si riversano per le strade che diventano un unico sfilare di bancarelle, tendoni, casette, addobbi e luci colorati. Si balla la sevillana, le donne indossano la mantilla, stavolta coloratissima, gli uomini stanno a cavallo, si beve cerveza e si mangiano tapas fino a tarda notte. E per chi non ne avesse abbastanza, il Pellegrinaggio de Nuestra Señora del Rocío, normalmente in maggio, è un’altra occasione di festa e devozione popolare che coinvolge le città di Cadice, Huelva, Almonte e Siviglia. E cosa c’è di più bello che tuffarsi in canti e balli popolari, lasciandosi rapire anche dalle specialità gastronomiche del luogo? A Siviglia si può gustare dell’ottimo gazpacho, deliziosa crema fredda elaborata con diverse verdure, il “pescadito frito”, pesciolini infarinati e fritti, le “uova a la flamenca”, fatte con pomodoro e salsiccia, il “menudo” (trippa) o “cola de toro” (coda di toro).
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