domenica 11 marzo 2012
Adieu Moebius!
sabato 23 ottobre 2010
Che senso ha una rivoluzione se non la si fa cantando?
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| Alain Mabanckou |
| Alain Mabanckou & family |
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| Petit Pierre, Dechaud, Brazzos, Nico, Vicky, Roger, Kalle |
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| Dr. Nico |
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| Patrice Lumumba |
Independence Cha-Cha - The Story of Patrice Lumumba 1/3
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| Congo, Rumba On The River: tracklist; ascolto; dwl pt.1; dwl pt.2 |
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mercoledì 13 gennaio 2010
Posti dove si allevia il dolore
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Posillipo.
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sabato 5 dicembre 2009
Sunset Limited
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''Come gli autori da lui ammirati - Dostoevskij, Faulkner, Melville - Cormac MacCarty ha dato vita a un universo letterario più grande e profondo dei singoli libri che lo compongono. Questi sono scrittori che lottano corpo a corpo con gli dei''.
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.NERO Quando hai deciso che oggi era il gran giorno? Cos'è, ha qualcosa di speciale?
BIANCO No. Be', guardi. Oggi è il mio compleanno. Ma che reputi la cosa speciale, proprio no.
NERO Allora buon compleanno, professore.
BIANCO Grazie.
NERO Insomma, hai visto che stava arrivando il tuo compleanno e hai pensato che era il giorno più adatto.
BIANCO Chi lo sa. Magari i compleanni sono pericolosi. Come il Natale. Decorazioni sugli alberi, ghirlande sulle porte, e cadaveri che penzolano dai soffitti di tutta l'America.
NERO Mm. Il che non depone molto a favore del Natale, giusto?
BIANCO Il Natale non è più quello di una volta.
NERO Su questo ti do senz'altro ragione. Al cento per cento.
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NERO: […] Direi che la cosa di cui stiamo parlando è sì Gesù, ma Gesù inteso come quell’oro in fondo alla miniera. Lui non poteva scendere sulla terra e prendere la forma di un uomo se quella forma non era fatta apposta per ospitarlo. E se dico che non c’è verso che Gesù sia un uomo senza che un uomo sia Gesù, mi sa che la sparo grossa l’eresia. Ma pazienza. Non è mai grossa come dire che un uomo non è tanto diverso da un sasso; perché secondo me, in pratica, è così che la vedi tu.
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Intanto, già da qualche tempo, anche il cinema sembra essersi accorto dello scrittore statunitense, visto che dopo Non è un paese per vecchi dei Coen e The Road di John Hillcoat, in concorso a Venezia 66 (qui l'incontro con Viggo Mortensen e John Hillcoat) è la volta di questo Sunset Limited, che sarà adattato, diretto e interpretato da Tommy Lee Jones (anche produttore esecutivo e già autore ) accanto a Samuel L. Jackson, per la HBO. Per Tommy Lee Jones (Non è un paese per vecchi, Nella Valle di Elah, In the Electric Mist, The Company Men - già regista di Le tre sepolture) si tratta del terzo contatto con l’universo letterario di Cormac McCarthy, dopo l’esperienza di attore in Non è un paese per vecchi e l'acquisto dei diritti del romanzo Blood Meridian, che diventerà effettivamente un film per il 2011, ma diretto da Todd Field.
Tommy Lee Jones
Cormac McCarthy: Sunset Limited (L'Arcipelago Einaudi)
Cormac McCarthy (Official Web site)
Cormac McCarthy (Wikipedia)
martedì 1 dicembre 2009
Amore per i libri
lunedì 30 novembre 2009
mercoledì 13 maggio 2009
Hanif Kureishi e la città storta
Ho scovato questo articolo dello scrittore anglo-pachistano Hanif Kureishi uscito per The Guardian il 24 gennaio 2009, all'indomani di un suo viaggio a Venezia con la famiglia: Harry's Bar, gruppo ska alla Giudecca (sicuramente Ska-j) e due chiacchere con la figlia di Arnold Schömberg... Mi sembrava carino e ho pensato di proporvelo (potete anche leggerlo nella sua versione originale in inglese entrando qui). Ciao.
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.Per provare il brivido dell'avventura, quest'anno abbiamo deciso di andare fino a Venezia. Negli ultimi tempi eravamo diventati refrattari ai viaggi. Le ultime vacanze le abbiamo passate a Watford, a venti minuti da casa. Tanto valeva fare i pendolari. Così questa volta siamo andati a Parigi con l'eurostar, poi abbiamo preso la metropolitana fino alla Gare de Bercy e infine siamo saliti su un altro treno e abbiamo viaggiato tutta la notte. Ho preso due sonniferi e mi sono infilato, vestito, sotto la coperta leggera della cuccetta. Una volta sdraiato ho riflettuto su quanto sia piacevole osservare dal finestrino il panorama e le luci che sfrecciano. Al risveglio eravamo già a Venezia e il treno stava quasi per scaricarci nel Canal Grande.
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.Non ero mai stato a Venezia d'inverno: ha una bellezza diversa, austera e fresca. La giornata era splendida e al ponte di Rialto c'era un negozio che vendeva souvenir dei Beatles, uno dei miei preferiti. Le persone mangiavano all'aperto e per fortuna non c'era traccia dell'alluvione di dicembre, la peggiore che ha colpito la città, dopo quella del 1966. Al telegiornale avevo visto un uomo che attraversava piazza San Marco in canoa, mentre la gente avanzava immersa nell'acqua fino alla cintura. E come se non bastasse, c'era anche lo sciopero dei trasporti.
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.Il nostro albergo, a Palazzo Barbarigo, aveva le luci basse, come usava negli anni Ottanta. Sembra uno di quegli eleganti alberghi newyorkesi progettati da Philippe Starck, dove non ci sono le linee rette e per orientarti hai bisogno di una torcia anche quando le luci sono accese. Però ha dei pavimenti perfetti per un bambino che vuole pattinare sui calzini. Io e mia moglie temevamo che nostro figlio Kier non avrebbe avuto abbastanza distrazioni in una città che è un museo acquatico a cielo aperto. Invece Kier saltellava contento nelle sue crocs. Venezia offre shopping, acqua e gite in barca. Senza contare i piccioni che in piazza San Marco si posano sulla testa dei bambini.
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.La città gli è piaciuta moltissimo. E anche lui è piaciutoa tutti. Sui vaporetti, per strada e nei caffè i veneziani gli hanno offerto di tutto: rose, dolci, aeroplanini di carta, penne e baci affettuosi. Un ragazzino di dieci anni curioso e vivace, che ha ancora la simpatia di un bambino senza l'agressività di un adolescente, è il compagno di viaggio ideale. Così io e lui siamo andati a chiaccherare all'Harry's Bar, dove i camerieri gli hanno preso la giacca e gli hanno servito patatine e gelato. Il locale è sempre elegante, affollato, frequentato da molti scrittori. Ma ormai gli autori devono farsi accompagnare dal loro editore se vogliono avere qualche possibilitàdi pagare il conto.
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.Anni fa, un mio amico, che non conosceva bene l'inglese, pensava che la traduzione del saggio di John Gray Men are from Mars, women are from Venus, fosse: gli uomini vengono da Marte, le donne da Venezia (Venus in inglese significa Venere). Le donne di Venezia, però, sono soprattutto delle anziane signore impellicciate, probabilmente vedove, il più delle volte accompagnate da cani piccolissimi. In giro ogni tanto si vedono anche dei bambini, ma sembra che in città non ci siano adolescenti. Forse risparmiarsi la loro esuberanza può avere lati positivi, ma per altri versi è un po' strano. Senza i giovani che futuro può avere una città il cui fascino deriva dall'eterno declino? Dalle scritte sui muri intuisco che ci sono dei ragazzini in giro, ma fino a sera non se ne vede nessuno. La mia amica e pittrice Serena Nono vive sull'isola della Giudecca nell'appartamento in cui lavorava il padre, il compositore Luigi Nono. Quando piazza San Marco è troppo affollata e claustrofobica, quasi tutti i giorni dell'anno, conviene prendere il vaporetto e rifugiarsi su quest'isola, che è a soli dieci minuti dal cuore della città.
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.Serena vuole mostrarci un'altra faccia di Venezia. ''Ricordatevi che in questa città tutto è storto'', ci ha detto indicando per terra e poi in direzione dei palazzi. Una sera, seguendo il suo consiglio, io e Kier abbiamo preso il vaporetto e l'abbiamo raggiunta alla Giudecca. I vaporetti passano tutte le ore della notte e sono molto piacevoli, come autobus che navigano tra antichi palazzi galleggianti. Quella sera però era buio e faceva freddo e in giro non c'era nessuno. Io e Kier ci siamo chiesti se ci fosse veramente qualcosa di interessante da fare, visto che per strada c'era solo un pachistano disperato che ci ha venduto una penna laser e un paio di occhiali luminosi. Almeno con questi riuscivo a vedere mio figlio. E comunque, anche se trasuda un senso di minaccia e morte, Venezia non è una città violenta. E una delle cose migliori da fare lì è perdersi. Avevamo appuntamento con Serena vicino alla fermata delle Zattere, dove c'è un ex magazzino occupato. Un gruppo di persone beveva vin brulé, fumava, giocava a biliardino e dava da mangiare ai cani. Una band ha intonato le cover di Elvis e la gente si è alzata e ha cominciato pian piano a ballare elegantemente il twist. Nel frattempo su uno schermo venivano proiettati dei film in bianco e nero anni cinquanta. Kier si è piazzato davanti al palco ed è rimasto in piedi a guardare. Credo che fosse la prima volta che sentiva Heartbreak Hotel e Hound Dog. Poco dopo sono state proiettate anche le opere di Serena, mentre sul palco cominciava a suonare un gruppo ska. Era talmente tanto tempo che non sentivo un bravo gruppo ska (con tanto di sassofonista e trombonista rasta) che ho cominciato a muovere il corpo seguendo il ritmo della musica, ma tenedo fermi i piedi.
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Ska-j
Kier era ancora in prima fila, con la gente che saltava da una parte all'altra. Una ragazza adolescente lo ha preso per mano e gli ha fatto fare la giravolta. Era quasi mezzanotte quando l'ho trascinato fuori dal locale. La Giudecca, un tempo casa di Michelangelo e Alfred de Musset, e oggi di Elton John, è bella anche di giorno. Serena ci ha portato a visitare il suo studio in una ex distilleria, dove un mese prima aveva trovato i suoi quadri che galleggiavano nell'acqua. Quando li abbiamo visti erano tutti asciutti e sistemati ordinatamente controle pareti.
un quadro di Serena Nono
La vita a Venezia è costosa perchè ogni cosa deve essere trasportata con le barche. Ma chiunque può concedersi una cioccolata calda con panna passeggiando dalla tetra prigione femminile fino al semideserto Hotel Hilton, dove ci si può sedere sulla terrazza e godersi la vista più bella della città. Aveva ragione Jan Morris, quando diceva nel suo magistrale Venezia, pubblicato nel 1960: ''Questa non è una città grande. La si può abracciare interamente con losguardo. Lunga tre chilometri e mezzo, la si può percorrere a piedi dal mattatoio a nordovest fino ai giardini pubblici a sudest, in un'ora e mezza''.
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Per noi era fondamentale capire dov'è che si mangia la pizza più buona. Per fortuna, a dieci minuti dall'albergo c'è Campo Santa Margherita, a Dorsoduro, uno dei sestrieri di Venezia. Una serie di trattorie all'ombra degli alberi punteggia la piazza. La mattina c'è il mercato del pesce. In un bar abbiamo incontrato un attore, un uomo distinto che somigliava a Fernando Rey. Anche se non parlava l'inglese né io italiano, ci ha invitato insieme a Serenaa casa sua per il giorno dopo, la notte di capodanno. Ci abbiamo pensato un attimo. Sembra un po' strano presentarsi a casa di una persona appena conosciuta, per quanto gentile, l'ultimo dell'anno. Ma che altro potevamo fare in una città che non era la nostra? In albergo avevano organizzato un veglione, un'alternativa un po' impersonale. Alla fine, quindi, abbiamo comprato una bottiglia di prosecco e ci siamo presentati da Rey. Era una cena a base di pesce, squisita e accogliente. C'erano altri bambini ed eravamo tutti seduti intorno a un piccolo tavolo. L'attore ha tirato fuori i suoi album degli anni sessanta, ha messo su un disco gracchiantedei Rolling Stones e io e lui, due perfetti sconosciuti, ci siamo messi a ballare insieme. Dopo un po' ho ritrovato Kier all'aperto, in riva al canale, con una stella di natale in mano, ipnotizzato da una ragazza italiana dai capelli lunghi. Mentre il mio tasso alcolico saliva, Nuria, la madre di serena, originaria di Berkeley e figlia del compositore Arnold Shönberg, mi ha raccontato una serie di aneddoti sulla sua infanzia: la sua famiglia che andava a cena da Thomas Mann e lei che giocava in giardino con altri bambini. Oppure la lunga attesa per una visita di Bertold Brecht.
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Poi, come in una scenografia che sembrava preparata apposta per noi, verso le undici e mezza ha cominciato a nevicare. A mezzanotte sono partiti i fuochi d'artificio da piazza San Marco. La vista era perfetta, con i razzi che esplodevano nella neve sempre più fitta. Le coppie in casa ballavano e si abracciavano.
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Abbracciare gli sconosciuti non mi dispiace, se sono italiani. Sembra quasi una scena di Fanny e Alexander. Bagnati e con le teste imbiancate, ci siamo infilati sul vaporetto affollato, mentre le campane della città suonavano a festa. Al bar dell'albergo un cameriere mi è venuto incontro con un vassoio su cui c'erano una torta al cioccolato a due piani e un enorme bicchiere di vodka. Dopo i cinquant'anni i piaceri diventano più rari, ma si aprezzano di più.

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Mi piace pensare di essermi svegliato la mattina dopo con il bicchiere di vodka ancora in mano.
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.giovedì 16 aprile 2009
Le poesie di Patrizia Cavalli
Ho tentato di (ri)visitare alcune stupende poesie di Patrizia Cavalli attraverso le immagini e i colori dell'arte, Picasso in primis. Accostamenti a parte, resterà pur sempre l'occasione di ...''...sviluppare ora un' attitudine riflessiva di genere filosofico intorno ai misteri di ciò che solo in apparenza è chiaro: le ragioni e le condizioni del piacere e del dolore, i mutamenti impercettibili e decisivi che confondono o che intensificano quello che sentiamo o siamo...''.
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Il cielo
L'io singolare proprio mio
da ''Pigre Divinità e Pigra Sorte'', Einaudi 2006
mercoledì 1 aprile 2009
La canzone africana più suonata nel mondo

Questo è un racconto africano, ma comincia con l'improbabile amicizia fra un aristocratico imperialista britannico e un nero americano famoso in tutto il mondo. Sir Henry Brougham Loch era un astro in ascesa dell'amministrazione coloniale britannica. Orpheus McAdoo era il leader del famoso gruppo dei Virginia Jubilee Singers, i re dello spiritual. Si incontrarono in occasione del trionfale tour di McAdoo in Australia negli anni Ottanta dell'Ottocento. Quando qualche anno dopo SirHenry diventò governatore della Colonia del Capo, pensò che a Orpheus poteva interessare di venire a trovarlo. Pocodopo McAdoo e il suo gruppo erano sulle strade del Suda-frica, a fare concerti in villaggi polverosi e città minerarie per folle che li guardavano a bocca aperta. La musica americana era una rivelazione per gli indigeni civilizzati, fino a quel momento costretti a indossare camicie con il colletto inamidato e a cantare orribili nenie sotto la direzione di arcigni missionari bianchi. Certo, McAdoo era un severo ex predicatore, ma nella sua musica c'era una carica ritmica sovversiva, una miscela primordiale di funk e soul. I fratelli africani non avevano mai sentito una cosa simile. Il tour si trasformò in una saga di cinque anni. Dovunque arrivava Orpheus, complessi di musica jubilee spuntavano sulla sua scia, arrivando alla fine a penetrare anche nei più remoti avamposti del mondo civile. Uno di questi era la Gordon Memo-rial School, arrampicata sui pendii di una vallata selvaggia chiamata Msinga, nel cuore delle terre zulu, circa 300 chilometri a sudest di Johannesburg. Fra i pastorelli seminudi che scorrazzavano per la missione c'era un ragazzino pelle e ossa di nome Solomon Linda, nato nel 1909, che si innamorò dello stile sincopato di Orpheus, e su quello rielaborò frammenti di canzoni zulu che lui e i suoi amici cantavano ai matrimoni e alle feste.
PASSO LEGGERO.
Verso la metà degli anni Trenta, Solly e i suoi amici si tolsero di dosso un po' di polvere e sterco di vacca e presero il treno per Johannesburg, la città d'oro, dove si sistemarono nei quartieri poveri cominciando a lavorare come lavapiatti e operai. Quella vita non li convinceva. Solomon teneva gli occhi aperti e trasformava ciò che vedeva in canzoni che eseguiva la domenica cantando a cappella con i suoi compaesani. Parlavano di lavoro, di crimine, di come le banche ti derubavano dandoti pezzi di carta invece che vero denaro. Alla gente quella musica piaceva: nel giro di due anni Solly e i suoi amici si trasformarono in un complesso cittadino alla moda, con vestiti gessati, bombetta e scarpe bicolori da elegantoni.

NASCITA DI UN MIRACOLO.
Gli Evening Birds furono scoperti nel1938 da un talent scout e trascinati subito in un ufficio nel centro di Johannesburg. Lì videro il primo studio di registrazione dell'Africa subsahariana, che era arrivato via mare dall'Inghilterra con Eric Gallo, un italiano gioviale che si era fatto strada in campo musicale vendendo dischi di musica popolare americana ai proletari boeri. Ben presto era stato in grado di acquistare macchinari propri e di sfornare canzoncine nelle parlate locali, prima afrikaans, poi zulu, xhosa e così via. Il suo alleato in questo esperimento era Griffith Motsieloa, il primo produttore nero del paese: un tipo un po' rigido e formale le cui vere passioni erano la musica classica e gli eisteddfod, riunioni importate dal Galles in cui raffinati gentiluomini africani si intrattenevano chiaccherando in un inglese ampolloso. Motsieloa era disgustato dalla povertà culturale del suo capo, ma che poteva fare? Gallo era deciso a vendere dischi ai neri. Quando si accorse che l'afrocountry non prendeva piede, decise di provare con un po' di isicathamiya. Solomon Linda e gli Evening Birds registrarono alcuni pezzi sotto la direzione di Motsieloa, ma quello che interessa a noi si chiamava Mbube, parola zulu per ''leone''. Fu registrato nella loro seconda session, nel 1939.
Era un semplice motivetto di tre accordi con un testo che diceva più o meno ''Leone! Ha! Sei un leone!'', ispirato a comuni ricordi d'infanzia dei ''birds'', cresciuti in un villaggio zulu, quando cacciavano i leoni che si avvicinavano alle mandrie dei loro padri. Il primo tentativo andò a vuoto, e così anche il secondo. Motsieloa, esasperato, acchiappò i primi musicisti che passavano nei corridoi dello studio - un pianista, un chitarristae un suonatore di banjo - e ci provò ancora. All'inizio anche il terzo tentativo sembrava un fallimento, con musicisti esitanti che andavano per tentativi cercado l'intonazione; ma appena riuscirono ad andare tutti isieme, il risultato passò alla storia. Mbube non era una cazone particolare, ma c'era qualcosa di incredibilmente coivolgente nel canto di accompagnamento, un denso intreccio di voci di basso, su cui Solomon intonava mugugni e gorgheggi per due entusiasmanti minuti, improvvisando qua e là. Ma la registrazione raggiunse l'immortalità negli ultimi secondi, quando Solly prese fiato, aprì la bocca e improvvisò la melodia che ora il mondo associa alle parole: ''In the jungle, the mighty jungle, the lion sleeps tonight''. Probabilmente Griffith Motsieloa capì di avere per le mani qualcosa di speciale: il master del disco fu subito spedito via nave in Inghilterra e tornò sotto forma di dischi a 78 giri da dieci pollici, che arrivarono sul mercato proprio mentre Hitler invadeva la Polonia. Era difficile far conoscere la canzone, perché nel 1939 le radio nere erano praticamente inesistenti. Fortunatamente cominciò a essere passata su un'emittente locale che trasmetteva musica, notizie e propaganda sulla ''questione indigena'' nei quartieri neri. A poco a poco la gente cominciò a chiedere il disco nei negozi. I clienti continuarono ad aumentare per anni e anni, e furono necessarie tante ristampe da disintegrare il master. Nel 1948 Mbube aveva venduto attorno alle cetomila copie, e Solomon Linda era il campione imbattibile delle gare canore dei dopolavoro e una superstar fra gli immigrati zulu.
Dall' altra parte del mondo, Pete Seeger non se la stava passando bene. Suonava il banjo e viveva in un appartamento senza acqua calda a MacDougal Street, nel Greenwich Village, a New York, con una moglie, due figli e niente soldi. Rampollo di una benestante famiglia progressista della città, aveva lasciato Harvard dieci anni prima e si era messo a vagabondare col banjo in spalla, imparando le canzoni disperate della gente delle bidonville, delle segherie e delle miniere di carbone dell'America della Grande depressione. A NewYork suonava in un gruppo con Woody Guthrie. Indossavano camicie da lavoro e jeans, e scrivevano canzoni folk che avevano come protagonista l'uomo della strada, vittima dello sfruttamento, in lotta con i vampiri capitalisti.
Pete Seeger
Sulla chitarra di Woody campeggiava lo slogan: ''Questa macchinauccide i fascisti''. Sul banjo di Pete c'era una versione più moderata e gentile: ''Questa macchina attacca l'odio e lo costringe ad arrendersi''. Era un hippie ante litteram, solo che non si faceva le canne e non beveva neanche un goccio di birra. Era anche un pacifista, o almeno lo fu fino a quando Hitler invase la Russia. Subodorando un complotto capitalista contro il coraggioso esperimento socialista sovietico, Pete e Woody diventarono da un giorno all'altro guerrafondai e cominciarono a scrivere canzoni di guerra contro i nazisti, cosa che li rese brevemente famosi. Poi per Pete arrivò l'uniforme e la partenza per il fronte, dove suonava il banjo per i soldati annoiati. Congedato nel 1945, tornò a New York, dove trovò una specie di impiego nella scuola pubblica per insegnare ai bambini a cantare le canzoni popolari quasi dimenticate della tradizione degli Stati Uniti.
Alan LomaxUn giorno bussò alla porta il suo amico Alan Lomax, che qualche decina d'anni dopo verrà considerato il padre della world music. Alan lavorava per la Decca, e lì aveva recuperato una confezione di dischi mandati dall'Africa da una casa discografica locale nella vana speranza che qualcuno in America volesse distribuirli. Stavano per buttarli via quando Alan intervenne, pensando: ''Questa è roba per Pete''.
DA ''MBUBE'' A ''WIMOWEH''
Ed eccoli qui: fragili dischi a 78 giri, uno dei quali con scritto Mbube sull'etichetta. Pete lo mise sul suo vecchio Victrola e ascoltò. ''Cavolo'', pensò, ''questa po-trei cantarla io''. Tirò fuori carta e penna e cominciò a trascrivere la canzone, ma non riusciva a capire le parole. Gli zulu cantavano ''Uyim-bube, uyimbube'', ma a Pete sembrava una cosa tipo ''awimbowee'', o forse ''awimoweh'', ed è così che lo trascrisse. Poi insegnò Wimoweh agli altri componenti del suo gruppo, gli Weavers, e quella diventò ''una delle canzoni che ho cantato più volentieri per quarant'anni''. Pete era stanco di appartamenti senza acqua calda e voleva una vera carriera, come si conveniva a un ultratrentennepadre di due figli. Era riuscito a trovare un lavoro alla tv, ma qualcuno lo aveva indicato come un pericoloso simpatizzante di sinistra e gli aveva fatto perdere il posto ancora prima di cominciare. A quel punto, secondo il suo biografo David King Dunaway, cadde in una depressione che finì solo quando il suo gruppo ottenne una scrittura al VillageVanguard di New York. Avendo evidentemente deciso che voleva fare la miglior impressione possibile, Pete consentì a sua moglie di vestire gli Weavers con dei coordinati di velluto blu, una concessione alle regole dello show business fino ad allora inimmaginabile. La paga era di duecento dollari alla settimana, più hamburger gratis, e la scrittura era per sole due settimane. Ma successe qualcosa di inatteso: la gente cominciò ad arrivare a frotte.
Pete Seeger, al banjo, con gli Weavers a New York, il 17-7-'51Lo spettacolo fu prolungato di un mese, poi di un altro. L'attrazione esercitata dagli Weavers era incomprensibile per i puristi della musica popolare, che facevano notare che le loro canzoni esistevano da sempre, in oscure versioni di neri o di contadini del sud che non avevano mai raggiunto il successo. Quel che sfuggiva ai detrattori è che Seeger e compagni erano riusciti a filtrare la puzza di povertà che emanava dalla musica proletaria, rendendola appetibile e divertente per i borghesucci dell'era di Eisenhower. Dopo sei mesi gli Weavers facevano ancora il tutto esaurito al Vanguard, accogliendo anche qualche esule dai locali di lusso di Times Square. Gordon Jenkins era uno di loro, un appassionato di jazz dal colorito olivastro, con dei baffi da gigolò e i capelli pettinati all'indietro con la brillantina come un divo del cinema. Jenkins aveva cominciato come arrangiatore per Benny Goodman, prima di raggiungere il successo in proprio con l'orrenda Im Forever Blowing Bubbles. Adesso faceva qualche arrangiamento per Frank Sinatra ed era anche direttore artistico della Decca.
The WeaversA Jenkins piacevano gli Weavers, e tornava tutte le sere, a volte fermandosi a vedere due volte lo spettacolo. Voleva metterli sotto contratto, ma i suoi capi erano in dubbio. Solo quando Jenkins si offrì di pagare lui stesso per le sedute di registrazione la Decca capitolò, e concesse una possibilità a questi cantantucoli folk. La loro prima registrazione uscì nel giugno del 1950. Era Goodnight Irene, una vecchia canzone d'amore che avevano imparato dal loro amico Lead Belly, e fece subito clic, come si diceva allora. Il lato b era una hora israeliana dal titolo Tze-na, Tzena, Tzena, e andò bene anche quella. Così come The Roving Kind, un motivo folk dell'Ottocento uscito a novembre, e On Top of Old Smoky, che salì fino al terzo posto delle classifiche la primavera successiva.
Gli Weavers erano passati dai concerti amatoriali ai palchi dei più eleganti locali e casinò. Vestivano in completo e cravatta, si imbrillantinavano i capelli, andavano in televisione e guadagnavano duemila dollari alla settimana. Amareggiati e invidiosi, i loro ex compagni cominciarono a bersagliarli sulle riviste specializzate: ''Come può un gruppo tutto di bianchi cantare canzoni della cultura nera?''. La risposta era, ovviamente, nella canzone che Seeger chiamava Wimoweh. La sua versione era fedele all'originale zulu quasi in ogni aspetto tranne che per il ritmo con le dita schioccate, che suonava forse un po troppo bianco per un palato fine, ma non disturbava più di tanto. Il vero banco di prova era la parte vocale, e qui Seeger passava a pieni voti, cantando a squarciagola dal più profondo del cuore e tendendo le corde vocali allo spasimo. Wimoweh era la canzone di gran lunga più difficile nel repertorio degli Weavers, ed è forse per questo che attesero un anno primadi registrarla.
CACCIA ALLE STREGHE
Come tutte le altre loro registrazioni dell'epoca, Wimoweh fu prodotta da Gordon Jenkins con un' orchestra di appoggio. In precedenza Jenkins era stato molto modesto nel suo approccio strumentale, limitandosi ad aggiungere agli allegri coretti degli Weavers un po di violini qua e là. Forse aveva cominciato ad annoiarsi, perché il suo arrangiamento di Wimoweh era invece un esplosione di libidine orchestrale che sembrava appena uscita da Las Vegas, e che raggiungeva quasi il barbarico splendore dell' originale zulu. Tromboni squassanti e trombe squillanti accom-pagnavano la miracolosa melodia di Solomon. E poi Pete si scatenava con i suoi urli. Era una rivoluzione rispetto a quel che gli Weavers avevano fatto in precedenza, ma alla redazione di Billboard, allora indiscussa autorità del mercato musicale, piacque al punto che fu scelta come successo della settimana. Più o meno nello stesso periodo, però, su Variety uscì un articolo dal titolo: ''Altri cinque personaggi di Hollywood accusati di essere dei rossi'. Chaplin sotto inchiesta''. Era il gennaio del 1952, e l'America era impegnata in una folle caccia ai rossi nascosti nell'armadio. Lo House Un-American Affairs Committee, il comitato che si occupava dei ''nemici'' politici del paese, stava indagando su Hollywood; uscivano le prime liste di artisti con simpatie comuniste; e a Washington un certo Harvey Matusow cominciò a parlare con gli ispettori federali. Matusow era un ometto subdolo che aveva lavorato con Seeger a Peoples Songs, un'associazione di sinistra che organizzava concerti di cantanti folk durante i picchetti o nelle assemblee. Poi aveva cambiato idea, e aveva deciso di raccontare tutto della sua vita segreta nelle fila nascoste del comunismo. Il 6 febbraio del 1952, propriomentre Wimoweh entrava in classifica, si piazzò davanti a un microfono della commissione e raccontò una delle storie più pazzesche di tutta l'era McCarthy. Quei maledetti rossi, disse, ''approfittavano della debolezza sessuale della gioventù americana'' per reclutarli nel loro temuto movimento. Ed era anche disposto a fare i nomi di membri del Partito comunista, fra cui tre degli Weavers - Pete Seeger incluso. La stampa impazzì. I giornalisti chiamarono il proprietario del locale in cui gli Weavers dovevano esibirsi quella sera chiedendo come mai ''sosteneva il nemico''. Lo spettacolo fu annullato, e da lì le cose precipitarono. Le radio misero al bando le canzoni degli Weavers, le apparizioni in tv furono cancellate. Wimoweh precipitò dal sesto posto all'oblio. I proprietari di night club non volevano neanche parlare con gli agenti degli Weavers. Alla fine anche la Decca li abbandonò. Entro la fine dell'anno tutto era perduto, e Pete Seeger era di nuovo al punto di partenza, a insegnare canzoni popolari ai ragazzini per due lire. Gli Weavers erano morti, ma Wimoweh continuava a vivere, e aveva affascinato il musicista jazz JimmyDorsey, che la incise nel 1952, e la focosa Yma Sumac che ne fece una versione lounge che qualche anno dopo ebbe una certa fama. Verso la fine del decennio finì anche in Live from the Hungry I, un lp del Kingston Trio che rimase incredibilmente in classifica per 178 settimane. Ormai negli Stati Uniti chiunque conosceva il ritornello di base: non c'è quindi da stupirsi se il 45 giri dell'estate del 1961 fu di quattro simpatici ragazzi ebrei che cantavano ''Ah-weem-oh-way, ah-weem-oh-way'', schioccando le dita.
QUATTRO GIOVANOTTI EBREI.
I Tokens erano degli autentici ragazzi di Brooklyn, cresciuti ascoltando i dj come Alan Freed e le sognanti melodie di Dion and the Belmonts e degli Everly Brothers.
Hank Medress e Jay Siegel si erano incontrati al liceo Lincoln High, dove cantavano in un quartetto doo-wop nel quale aveva militato per un po' Neil Sedaka. Phil Margo era un batterista e pianista in erba, anche lui del Lincoln High, e Mitch Margo era il suo fratellino quattordicenne. Le ragazze si erano già accorte di loro, perché i Tokens erano apparsi alla tv nella popolarissima trasmissione American Bandstand per cantare il loro successo ''Tonight I Fell In Love''. Appena usciti dal liceo strapparono un contratto per tre dischi con la Rca Victor, con un anticipo di diecimila dollari e la possibilità di lavorare con Hugo Peretti e Luigi Creatore, celebri produttori di Sam Cooke, Frankie Lymon e molti altri.
I produttori L. Creatore (sin.) e Hugo Peretti (des), in studio con Sam Cooke nel 62Questa era gente che aveva lavorato con Elvis! I Tokens conoscevano Wimoweh grazie al loro cantante Jay, che l'aveva sentita su un vecchio album degli Weavers. Era una delle canzoni che avevano cantato quando avevano fatto l'audizione con Huge e Luge, come erano soprannominati Peretti e Creatore nellambiente. I produttori avevano detto: ''Sì, questa canzone è interessante, ma diche parla?''. ''Di mangiare i leoni'', risposero i Tokens, come qualche burlone del consolato sudafricano gli aveva fatto credere. In quel momento probabilmente Peretti e Creatore alzarono gli occhi al cielo: non era certo un argomento che poteva andar bene per un singolo. Così decisero di riadattare la canzone, mettendoci delle parole comprensibili e dandole un tocco moderno. Mandarono a chiamare George David Weiss, un ragazzo gentile in giacca blu che si stava facendo un nome nel pop per adulti curando gli arrangiamenti per Doris Day e Peggy Lee. I Tokens lo consideravano noiosissimo, poi scoprirono che era coautore di ''Can't Help FallingIn Love With You'' di Elvis Presley. Questo cambiava tutto.
Il 45 giri di ''Can't Help Falling In Love'' di Elvis Presley
La band newyorchese The Tokens, nel 1961Nel giro di un mese una cover fatta da un certo Karl Denver arrivò al primo posto in Gran Bretagna. Nell' aprile del 1962 la canzone era ai primi posti in quasi tutte le classifiche occidentali, e andava dritta verso l'immortalità. Miriam Makeba la cantò alla festa di compleanno di John F. Kennedy, qualche momento prima del famoso ''Happy birthday, mr. President'' di Marilyn Monroe. La ascoltavano gli astronauti dell'Apollo sulle rampe di lancio a Cape Canaveral, in Florida. Fu ripresa dagli Springfields, dai Tremeloes e da Glen Campbell. Nel 1972 tornò in classifica, al terzo posto, nella versione di Robert John. Brian Eno la registrò qualche anno dopo. Nel 1982 era di nuovo al primo posto in Gran Bretagna, stavolta cantata dai Tight Fit. Dopo l' hanno cantata i R.e.m., i Nylons e i They Might BeGiants. Manu Dibango ne ha fatto una sua versione. Un gruppo tedesco l'ha trasformata in un violento heavy metal. Un campionamento è finito nel successone rap Mash Up da Nation. Disney l'ha usata per la colonna sonora di Il Re Leone e nella produzione teatrale dallo stesso titolo, che continua a riempire le platee di mezzo mondo. È in centinaia di cd per bambini con dei leoncini sulle copertine e in una serie infinita di compilation nostalgiche. Ha più di sess'antanni, ed è ancora onnipresente.Cosa significa questo in termini di diritti d'autore e relativi guadagni? Ho girato questa domanda a vari avvocati di diversi paesi, e loro si sono grattati la testa. Circa 160 registrazioni di tre diverse versioni? Quattordici film? Una mezza dozzina di pubblicità in tv e un musical di successo? Passaggi radio continui in ogni parte del mondo? È impossibile fare un calcolo preciso, ma 15 milioni di dollari sembra a tutti una cifra sensata. Il che solleva un interrogativo ancora più interessante: che ne è stato del malloppo?
'È stata un'esperienza meravigliosa'', ha detto Larry Richmond, presidente ereditario della Richmond Organization (Tro). Parlava degli straordinari sforzi della sua compagnia per assicurare che a Solomon Linda venisse fatta giustizia. Larry era a Manhattan e io a Johannesburg, dove erano le due del mattino. Gli ho detto: ''Aspettami un attimo. Vengo a trovarti''. Pochi giorni dopo entravo nel quartier generale della Tro, un palazzo stranamente tranquillo sulla Diciannovesima strada ovest. La vecchia chitarra polverosa nella sala d'aspetto era una reliquia di un'epoca ormai lontana. Negli anni Quaranta i musicisti di belle speranze venivano a frotte per fare sentire le loro canzoni nuove al padre di Larry, Howie Richmond, fondatore della compagnia. Se la canzone gli piaceva, Howie faceva firmare un contratto all'autore, trascriveva la musica e assicurava i diritti. Poi mandava dei piazzisti di canzoni dai cantanti famosi, le cui registrazioni avrebbero fatto guadagnare sia l'autore che l'editore del pezzo. Al tempo stesso i negozi di musica vendevano gli spartiti, mentre i contabili negli uffici della Tro raccoglievano le royalties e controllavano che non circolassero copie non autorizzate. Nella sua stagione d'oro la Tro era un impero dell'editoria musicale che si estendeva in tutto il mondo. Il declino arrivò negli anni Settanta, quando gli astuti procuratori delle rockstar cominciarono a consigliare ai loro clienti di pubblicarsi le canzoni da soli: un'operazione abbastanza semplice e che raddoppiava le entrate per il compositore, dato che gli editori vecchio stile pretendevano generalmente il 50 per cento delle royalties. Oggi la Tro è ormai poco più che una cripta in cuisi gestiscono vecchi diritti dautore dinestimabile valore,guidata da un equipaggio fantasma il cui lavoro si limita ad autorizzare l'uso dei vecchi brani in spot televisivi e film. Larry Richmond è un tipo affabile. Abbiamo bevuto caffè e chiacchierato per un'ora o due, più che altro sulle ingiustizie sociali e l'impegno della Tro in questo campo. Contavo di intervistare Larry sul suo impegno per Solomon Linda, ma prima dovevo dormire un po. È stato uno sbaglio. Quando mi sono ripreso lui era già rientrato nel labirinto della sua segreteria telefonica, da cui non sono più riuscito a farlo emergere. Così mi sono ritrovato a New York senza nessuno con cui parlare. Ma avevo fatto tanta strada, quindi ho continuato a cercare. Alla fine ho scoperto qualcosa.
Pete SeegerIL PRIMO ASSEGNO.
Questo non stava bene a Seeger, che riconosceva apertamente come vero autore di Wimoweh Solomon, al quale, a suo modo di vedere, spettavano quei soldi. In effetti Seeger aveva tormentato per mesi i suoi editori perché trovassero un modo per pagare lo zulu. ''All'inizio volevano mandare le royalties a Gallo'', ricorda Seeger. ''Io gli dissi di non farlo, perché in questo modo Linda non avrebbe visto un soldo''. Alcuni attivisti antiapartheid misero Seeger in contatto con un avvocato di Johannesburg, che a sua volta si mise a cercare Solomon Linda nelle township proibite.Una volta stabilito il contatto, Seeger mandò allo zulu un assegno da mille dollari, e diede istruzioni ai suoi editori di fare lo stesso con i pagamenti successivi. Cinquant'anni dopo se ne vanta ancora. ''Non ho mai percepito diritti d'autore su Wimoweh'', dice Seeger. ''A partire dal 1951 mi ero messo daccordo perché i soldi andassero a Linda. Ero convinto che gli editori si tenessero il cinquanta per cento e mandassero il resto a lui''. Come vedremo tra poco, non andò così. Intanto, nell'estate del 1961, Wimoweh era finita nelle mani di Creatore e Peretti. Anche Hugo e Luigi erano accalappiatori di cavalli bradi di primordine: arrivarono ad attribuirsi Grand March From Aida, la ''Marcia trionfale dell'Aida'', un grande hit di Giuseppe Verdi. Da veri professionisti, i due probabilmente verificarono l'identità del compositore di Wimoweh citato sul disco, scoprendo che il nome era falso e che la sua opera omnia era costituita da canzoni popolari dei secoli precedenti. In base a questo giunsero a un'ovvia conclusione: che Wimoweh fosse basata su una vecchia canzone tradizionale africana che non apparteneva a nessuno. Quindi senza far nulla di illegale chiamarono George Weiss, gli fecero trasformare Wimoweh in The Lion Sleeps Tonighte e la mandarono in giro nel mondo come una composizione di Weiss/Peretti/Creatore. Fecero esattamente la stessa cosa quattro mesi dopo con The Click Song, una canzone xhosa resa popolare da Miriam Makeba negli Stati Uniti: Weiss allestì un altro po' di tamburi della giungla e i Tokens la misero in commercio col titolo Bwanina, come un'altra composizione dello stesso trio. The Click Song, però, era veramente un cavallo brado che aveva vagato per l'Africa per secoli, mentre Mbube era una canzone originale. Su di essa c'era un copyright negli Stati Uniti depositato da Gallo nel 1952 e successivamente concesso alla Tro nel contratto da cui era scaturita Wimoweh. Quando The Lion Sleeps Tonight cominciò a essere trasmessa da tutte le radio d'America, Howie Richmond riconobbe la sua melodia e scatenò subito gli avvocati contro i Tokens e i loro soci. Cosa potevano rispondere? Dev'essere stato molto imbarazzante ma - che diamine! - Howie conosceva benissimo Hugo e Luigi e aveva un profondo rispetto del talento poetico di Weiss. Era disposto a dimenticare l'intera faccenda. A patto che i diritti di Lion tornassero a lui.
CON TANTE SCUSE.
Una settimana dopo sulla scrivania di Howie arrivò una lettera di scuse, e tutti si affrettarono a sistemare le cose amichevolmente. Perché tanta fretta? Perché The LionSleeps Tonight stava salendo nelle classifiche, e il terzetto Weiss/Peretti/Creatore voleva assolutamente evitare una disputa legale che avrebbe potuto deviare la sua traiettoria. Questo metteva Richmond e Brack-man in grado di dettare praticamente qualunque condizione. Loro non avevano un contratto con Solomon Linda, ma questo non gli impediva di fare richieste a suo nome. Avrebbero potuto perfino costringere Luigi, Hugo e Weiss ad accontentarsi di una piccola quota come riadattatori, lasciando tutto il resto allo zulu, ma questo avrebbe probabilmente guastato un importante rapporto d'affari. Non avevano obblighi legali nei confronti di Solomon, e quindi decisero di autorizzare quei tre uomini, che in seguito avrebbero definito plagiari, ad andarsene via col 100 per cento dei diritti d'autore. E perché no? Non erano soldi loro. La Tro percepiva il 50 per cento netto della quota come casa editrice. Huge, Luge e Weiss era-no felici. La sola persona a perderci era Solomon, che non veniva neanche menzionato nel documento: Lion aveva il copyright come canzone ''basata su una canzone di Paul Campbell''. L'accordo venne ratificato il 18 dicembre del 1961, proprio mentre la canzone cominciava la sua conquista delle hit parade mondiali. The Lion Sleeps Tonight arrivò al primo posto negli Stati Uniti il giorno di Natale e raggiunse il Sudafrica due mesi dopo, appena in tempo per portare l'ombra di un sorriso sul volto di Solomon Linda morente. I dottori gli avevano diagnosticato una malattia renale, ma la sua famiglia sospettava si trattasse di una fattura.
VITTIMA DEGLI STREGONI.
Se fosse stato vero, Solomon sarebbe vittima del suo stesso successo. Certo, nel mondo dei bianchi non era nessuno, ma Mbube lo aveva reso una leggenda nella cultura sotterranea degli zulu, ed essere una leggenda presso il popolo del cielo era un ottimo destino, da un certo punto di vista. Gli sconosciuti lo salutavano per strada e gli pagavano da bere, era molto richiesto come ospite di prestigio e aveva guadagnato abbastanza da potersi concedere dei vestiti buoni, una seconda moglie e un grammofono a manovella per il suo clan, che viveva in capanne di fango a Msinga. A parte un migliaio di dollari avuti da Pete Seeger, le sue entrate venivano da quelle accanite gare canore che duravano una notte intera, e che rimangono tuttora una parte centrale della vita degli zulu cittadini. Quasi ogni fine settimana Solly e gli Evening Birds affittavano un'auto e partivano per andare a cimentarsi in luoghi lontani, tornando sempre vittoriosi. I concorrenti provavano di tutto, inclusi i filtri magici, per rendere le loro voci aspre e alte come quella di Solomon, ma non funzionava. Questi ragazzi di campagna ormai invecchiati salivano sul palco e davano il meglio di loro stessi, in una tale estasi di entusiasmo che le lacrime finivano per rigare il volto di Solly. A quel punto il pubblico impazziva e gli Evening Birds vincevano ancora una volta il primo premio: a volte un trofeo, a volte denaro,altre volte una mucca che macellavano, arrostivano e dividevano con i loro fan mentre sorgeva il sole. Accecato dalle adulazioni Solomon non rimase particolarmente turbato quando la sua canzone si trasformò in The Lion Sleeps Tonighte e arrivò in vetta alle classifiche mondiali. ''Era felice'', dice sua figlia Fildah. ''Non pensava che spettasse qualcosa anche a lui''. Fildah è la più grande dei figli di Solomon ancorain vita, una donna affascinante che porta un'acconciatura di perline nei capelli e un bracciale di pelle di capra al polso destro, segno distintivo del fatto che è una sangoma, una sciamana. Sua sorella Elizabeth lavora come infermiera in un ospedale pubblico, ma mi ha confessato ridacchiando che anche lei è una sangoma.Una terza sorella, Delphi, è appena stata operata di artrite, ma sotto la direzione di sua sorella ha fatto anche uso di medicine ancestrali - una pianta che si chiama umhlabelo, a quanto pare. Elizabeth ha anche pensato che una serpe d'acqua le sarebbe stata utile, ma non è riuscita a trovarla. Anchse vivono nella periferia di una città, la loro cultura è profondamente zulu. La gente era gelosa, perché vinceva tutte le volte, spiega la vecchia zia Beauty. ''Dicevano: 'Ti prenderemo'. E così l'hanno stregato''. Elizabeth mugugna qualcosa su un'insufficienza renale, ma è daccordo sul fatto che ci fosse qualcosa di strano nel modo in cui il male di suo padre rispondeva negativamente a ogni trattamento. Nel periodo in cui era uscita The Lion Sleeps Tonight lui entrava e usciva continuamente dall'ospedale. Morì l'8 ottobre del 1962..
LE RETICENZE DELL' AVVOCATO TUCKER.
L' influenza di Solomon è rimasta nel tempo, tanto che il canto corale maschile degli zulu in genere ha preso il nome di ''mbube music''. Gli etnomusicologi hanno scovato le prime registrazioni degli Evening Birds e Solomon, dopo morto, ed è stato elevato al rango di grande maestro: ''Una delle più importanti figure nella storia della musica sudafricana'', secondo il professor Veit Erlmann dell'Università del Texas.
Celebri rappresentanti dello mbube delle ultime generazioni, come i Ladysmith Black Mambazo, quando hanno raggiunto il successo hanno mandato dei regali a casa di Solomon, come tributo allo spirito di un uomo venerato. E poi sono arrivato io, facendo domande sui soldi. Mi è subito stato chiaro che le figlie non avevano alcuna idea di tutela dei diritti musicali e diavolerie annesse. Tutto quel che sapevano era che ''qualcuno là fuori faceva qualcosa con la canzone di loro padre'', e che delle sommette venivano periodicamente depositate nel loro conto comune in banca da parte di un'entità misteriosa a cui non sapevano dare un nome. ''Il signor Tucker ci aiuta'', dicevano. ''Lui sa tutto''. Raymond Tucker è un avvocato bianco che ha i suoi uffici in una grandiosa residenza coloniale poco fuori dal centro di Johannesburg. Al telefono mi ha spiegato che Pete Seeger e la Tro lo avevano contattato a metà degli anni Sessanta chiedendogli di fare da tramite per i pagamenti dovuti alla vedova di Solomon. Tucker era onorato di poter dare il suo aiuto, diceva. Mentre parlava con me, sfogliava le sue carte, assicurandomi che i pagamenti delle royalties arrivavano con grande regolarità e con conteggi precisi, totalmente e assolutamente alla luce del sole. Le figlie di Solomon sono rimaste sorprese nel sapere che la madre aveva ricevuto royalties fin dagli anni Sessanta. La vedova di Solomon, Regina, era una contadina analfabeta, senza lavoro e con sei bocche da sfamare. La morte di suo marito, nel 1962, era stata una vera tragedia. Lei distillava birra e la vendeva, nel disperato tentativo di sopravvivere. Le ragazze andavano a scuola scalze, prendevano appunti su schegge di ardesia e andavano a letto affamate. Per anni non hanno potuto celebrare riti funebri per il padre - fondamentali nella cultura zulu - perché non avevano abbastanza soldi per pagare un sangoma che li officiasse. ''Questa casa era fatta di mattoni nudi. Niente soffitto, niente intonaco, niente mobili, solo uno sgabello e una stufa a carbone'', ricorda Elizabeth. Lei e le sorelle pensavano che i soldi ''da fuori'' fossero arrivati solo dopo il 1980. È allora che hanno eretto una lapide per loro padre, che dal 1962 giaceva in una fossa comune per poveri. Ecco perché si ricordavano bene l'anno. Ho chiesto a Tucker se potevo vedere le sue carte, ma lui ha tergiversato, aggrappandosi al segreto professionale. Ho ottenuto una lettera di presentazione dalle figlie, e l'ho chiamato per discuterne, ma mi ha sbattuto il telefono in faccia. Gli ho mandato un messaggio in cui sottolineavo che le figlie avevano legalmente e moralmente diritto ad avere quelle informazioni. In risposta mi sono arrivate una serie di lettere che mi ricordavano che lui non aveva niente a che fare col conteggio delle royalties e mi accusava di presentarmi ipocritamente come ''cavaliere senza macchia'', mentre ero invece un ipocrita cacciatore di scoop. ''Non ho alcuna intenzione di aiutarla nella sua indagine'', ha sibilato Tucker, dicendo che avrebbe parlato solo con un avvocato. Sconfitto su quel fronte, ho mandato un e'mail a Larry Richmond chiedendogli di indicarmi l'importo e la natura dei pagamenti corrisposti dalla Tro alla famiglia di Solomon. ''Ci vorrà un po' di tempo per rispondere alla tua lettera'', mi ha risposto. I mesi passavano, ma non succedeva nulla. Così ho provato con Harold Leventhal, il signore con l'aria da nonno che una volta amministrava gli affari degli Weavers. ''Stai girando a vuoto'', mi ha detto, compatendomi. ''Tutto quel che puoi fare è raccontare cosa ti è successo, o non finirai mai il tuo pezzo''. Un uomo saggio avrebbe seguito questo consiglio, ma io ho insistito, fino a quando qualcuno si è impietosito e mi ha procurato dei documenti chiave. Sono rimaste delle parti poco chiare, ma almeno ho scoperto perché dagli Stati Uniti erano così restii a darmi le informazioni: a quanto pare la famiglia di Solomon ha ricevuto solo il 12,5 per cento delle royalties su Wimoweh e una minuscola porzione di quelle su The Lion Sleeps Tonight. I pagamenti per Lion erano solo per i diritti d'esecuzione, i soldi che si guadagnano quando una canzone viene trasmessa alla radio. All'inizio degli anni Novanta le somme ammontavano in media a circa 275 dollari a trimestre. Ma chi ci autorizza a far tante storie? Quel denaro aiutava la vedova a nutrire i suoi figli, e le ha consentito di far studiare le due più piccole, Elizabeth e Adelaide. Non era molto, ma comunque abbastanza per costruire nel loro cortile una piccola baracca di lamiera da affittare per guadagnarci un po'; perfino abbastanza per aprire un piccolo negozio vicino al cancello. Per uno standard occidentale la loro era una condizione di terribile povertà. Ma dal loro punto di vista questa era una conclusione felice. Fino a quando non sono arrivato io, rivelando quanto avrebbero dovuto ricevere veramente.
È il novembre del 1991 in un'anonima sala riunioni nel quartier generale della American Arbitration Association a New York. Al capo di un lungo tavolo siedono tre avvocati di lunga esperienza nel campo dei diritti dautore che saranno i giudici in questo procedimento. Schierate di fronte a loro ci sono le due parti avverse: tutti gli attori dell'episodio di plagio di The Lion SleepsTonight in persona, o i loro rappresentanti legali. Hugo Peretti è morto qualche anno fa, ma dall'ultima volta che li abbiamo incontrati la fortuna ha arriso a tutti gli altri. Howie Richmond è stato per un po' l'editore musicale dei Rolling Stones e dei Pink Floyd ed è ricco oltre ogni immaginazione. Anche il suo braccio destro Al Brackman - che ha avuto il 10 per cento su tutti gli affari di Howie - è ricco, e campa facendo dei giretti in barca nei fine settimana o svernando nella sua seconda casa vicino a San Diego. Luigi Creatore si è ritirato in Florida con i proventi dei suoi molti successi discografici, e George Weiss è un compositore di successo di colonne sonore e musical. Perché allora spendono il loro tempo rinchiusi qui dentro con degli avvocati? È un'altra lunga storia. Nell'autunno del 1989, proprio quando il primo copyright su The Lion Sleeps Tonight stava per scadere, George Weiss ha fatto notificare a Howie e Al che lui e i suoi coautori avrebbero dispensato la Tro dai servizi di edizione al rinnovo del termine, a meno che gli editori non pagassero un ingente bonus. Se non lo avessero fatto, i tre autori avrebbero rinnovato il copyright di Lion con i loro nomi e poi avrebbero pubblicato la canzone da soli, tagliando completamente fuori Howie e Al e intascandosi anche la loro quota del 50 per cento. Gli editori erano indignati, e hanno risposto che Lion non sarebbe neanche esistita se loro non avessero permesso a Weiss e amici di plagiare la musica di Mbube e Wimoweh. Il terzetto ha reagito: come fate ad accusarci di avervi rubato qualcosa che voi stessi ci avete dato nel 1961? La disputa è finita in tribunale nel 1990, e si è risolta con questo arbitrato pochi mesi dopo: una banda di ricchi bianchi americani che litiga per il possesso della più famosa melodia che sia mai uscita dall'Africa. Tutta l'industria musicale sta col fiato sospeso, perché questi uomini sono vere colonne del mondo dello spettacolo degli Stati Uniti. Al siede nel direttivo dell' Associazione editori musicali. Howie è membro fondatore della Accademia degli autori di canzoni. George Weiss è presidente del Sindacato degli autori di canzoni e un infaticabile paladino dei bistrattati diritti dei compositori. In quanto tale, non può ammettere che The Lion SleepsTonight sia una violazione compiuta contro il lavoro di un collega compositore, e quindi non lo dice. Certo, di-chiara durante l'interrogatorio, i Tokens ''hanno messo insieme la musica usando qualche tema che avevano sentito sul disco degli Weavers''. E allora? Weiss dice che a lui avevano detto che Wimoweh era solo un'interpretazione di Pete Seeger di ''una vecchia cosa africana'', e che quindi loro non hanno plagiato nessuno. Per dimostrarlo Weiss fa vedere le note di copertina di un vecchio disco di Miriam Makeba, in cui Mbube viene definita ''una nota canzone zulu sulla caccia al leone''.
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Curioso, no? Se la Tro avesse insistito per una simile distribuzione dei guadagni nel 1961, le figlie di Solomon potrebbero essere miliardarie, ma nessuno le ha informate che c'era questa causa in atto, e quindi non c'era nessuno a vincere o perdere per loro. Neanche gli arbitri si sono lasciati impressionare: hanno attribuito The Lion Sleeps Tonight a Weiss e Co, a condizione che mandassero il dieci per cento dei diritti d'autore sulle esecuzioni alla famiglia. La disposizione entrava in vigore il 1° gennaio del 1992, proprio quando la canzone stava per vivere un nuovo momento di popolarità. Quell'anno una nuova versione della canzone è entrata nelle classifiche giapponesi. La versione dei Pow Wow è salita al primo posto in Francia nel 1993. Poi è arrivata la Disney. La canzone era già stata usata in almeno altri nove film, ma Il Re Leone ha avuto un successo strepitoso. Ogni bambino sul pianeta voleva avere il video e il cd. E la registrazione dei Tokens è tornata a sorpresa nelle classifiche statunitensi. George Weiss è riuscito a malapena a celare la sua soddisfazione. Questa canzone ha qualcosa di magico, ha detto ai giornalisti. Speravo di riuscire a parlare di magia e di Solomon Linda con Weiss, ma il suo avvocato mi ha detto che era fuori città e irraggiungibile. Dopo lunghe e infruttuose ricerche ho rinunciato, sono tornato in albergo e gli ho scritto una lettera. Weiss mi ha mandato un fax di risposta quasi subito, dicendo che era ''addolorato'' di sentire che Solomon era stato trattato male nel passato. ''Come può ben vedere'', continuava, ''non è stata colpa nostra. Noi non avevamo nessun obbligo legale col signor Linda, ma quando abbiamo ripreso i diritti della nostra canzone abbiamo fatto ciò che ci sembrava giusto, dando una quota dei profitti alla sua famiglia''. Un bel gesto, certo, ma quanto ha guadagnato Lion negli anni Novanta? Un milione di dollari? Due? Tre? Dieci? E che percentuale è arrivata a Soweto? A giudicare dai pezzi di carta stropicciati delle figlie di Solomon, il dieci per cento delle royalties per l'esecuzione ammonta a circa ventimila dollari in dieci anni. Sono una bella somma per gli standard di Soweto, ma distribuita lungo tutto questo periodo non fa molta differenza. La casa di Solomon Linda è sempre senza tetto, e diventa un forno sotto il sole dell'estate africana. L'intonaco dei muri esterni si stacca; bambini che strillano ovunque; tre radio accese all'unisono. Ci vivono quattordici persone; quasi tutti dormono sul pavimento. L'ultima volta che ci sono stato, nel gennaio scorso, la cucina era vuota. C'erano solo sei barattoli e un tavolo di formica.
Le sorelle c'erano tutte: Fildah, con la sua acconciatura da sangoma avvolta in uno scialle rosso acceso; Elizabeth e Delphi col vestito della domenica; Adelaide, che oscillava avanti e indietro su una sedia, lo sguardo fisso, il sudore che le colava sulle guance scarne. Io ero andato da loro per raccontare le mie avventure nelle misteriose terre d'oltremare, e avevo portato una pila di documenti legali che facevo del mio meglio per spiegare. Ho raccontato di Paul Campbell; dell'entità fittizia che sembrava essersi appropriata di tutto quel denaro che sarebbe spettato a loro; di Larry Richmond, che piangeva lacrime di coccodrillo in un procedimento giudiziario che avrebbe potuto cambiare il loro destino, se solo ne fossero state al corrente. E alla fine gli ho mostrato la lettera in cui George Weiss mi assicurava che le somme che i suoi dipendenti stavano versando sul conto della madre, che è morta e sepolta da dieci anni, erano una quota ''equa e corretta''. Le figlie non avevano mai sentito parlare di questi stranieri, ma avevano un'idea precisa del perché era accadutotutto questo. ''È perché papà non è andato a scuola'', ha detto Elizabeth. ''Firmava qualunque cosa gli dicessero di firmare. Forse ha firmato molte altre carte''. Tutti hanno sospirato.Non c'era altro da fare.
Parte quarta
Una volta, tanto tempo fa, uno zulu si è messo al microfono e ha improvvisato una melodia che ha fatto molti miliardi. Che a Solomon Linda non arrivasse quasi niente di quei soldi probabilmente era inevitabile. Era un nero nel Sudafrica governato dai bianchi, ma i suoi equivalenti americani non se la passavano molto meglio. Il contributo di Robert Johnson alla storia del blues non è mai stato riconosciuto pienamente. Lead Belly ha perso metà delle musiche da lui realizzate a vantaggio dei suoi protettori bianchi. Il dj Alan Freed accettò di promuovere Maybellene di Chuck Berry solo in cambio di una quota come coautore. Whole Lotta Love dei Led Zeppelin era rubata da Willie Dixon.
Chuck BerryFINALE.
Poi una mattina mi ha chiamato Elizabeth, la figlia di Solomon Linda, e mi ha raccontato che dei criminali si erano introdotti nella sua nuova casa qualche notte prima puntando le armi da fuoco contro tutta la famiglia e derubandola di tutti i suoi averi. La sua porta d'ingresso penzolava ancora dai cardini, quindi non poteva uscire per andare a controllare se fosse vero quello che aveva sentito dalla sua banca. Ho controllato io per lei e l'ho richiamata un'ora dopo. ''Sul tuo conto sta arrivando un fiume di dollari dall'America'', le ho detto. ''Quasi 15 mila dollari negli ultimi dieci giorni''. Per gli standard locali è un grande patrimonio. Per un bel po' Elizabeth non ha detto niente. Non posso esserne certo, ma mi sembrava che piangesse. Il colpo di fortuna è dovuto al fatto che Wimoweh è stata usata in una pubblicità per un albergo negli Stati Uniti. Una grossa fetta dei guadagni era stata data a Pete Seeger, che l'aveva rimandata indietro. Sembra che per tutto questo tempo avesse ricevuto lui le royalties della canzone. ''L'ho appena scoperto'', mi ha detto Pete Seeger al telefono. ''Non lo sapevo''.
Rian Malan è uno dei più celebri scrittori sudafricani contemporanei. Ha passato molto tempo in esilio volontario per protesta contro l'apartheid. Oggi vive di nuovo a Johannesburg, e ha raccontato la sua esperienza in My Traitorís Heart: A South African Exile Returns to Face His Country (Grove).
Rian MalanI DISCHI
Solomon Linda and the Evening Birds sono i protagonisti di Mbube Roots: Zulu Choral Music from South Africa,S1930s-1960s (Rounder Records). Questa preziosa compilation - curata dal professor Veit Erlmann, una delle massime autorità sulla musica zulu - presenta tre rare registrazioni di Linda. Tra queste Mbube, nella sua prima versione assoluta. La trasformazione di Mbube in Wimoweh, realizzata da Pete Seeger e dai suoi Weavers, può essere ascoltata su The Weavers: Best of the Decca Years (Mca) o, dal vivo, su TheWeavers at Carnegie Hall(Vanguard). Tra le versioni degli anni Cinquanta, spicca quella stravagante di Yma Sumac, ''l'usignolo del Perù'' in The Ultimate Yma Sumac Collection (Capitol/Emi).






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