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mercoledì 21 marzo 2012
sabato 19 novembre 2011
Artificial Beats Under The Sea
TRACKLIST
01 - PLAID & BOB JAROC - Launching Of Big Face - ''Greedy Baby'' (Warp, 2006)
02 - RONE - Spanish Breakfast - da ''Spanish Breakfast'' (Infiné, 2009)
03 - TIPPER - Tit For Tat - da ''Broken Soul Jamboree'' (Tipperm., 2010)
04 - PLAID - Myopia - da ''Not For Threes'' (Warp, 1997)
05 - MOUSE ON MARS - Saturday Night W.F. - ''Iaora Tahiti'' (Too Pure, '95)
06 - WAGON CHRIST - Rendleshack - da ''Tally Ho!'' (Astralwerks-Virgin, 1998)
07 - AMON TOBIN - Yasawas - da ''Bricolage'' (Ninja Tune, 1997)
08 - MOUSE ON MARS - Tamagnocchi - da ''Autoditacker'' (Too Pure, 1997)
09 - CONSOLE - My Dog Eats Beats - da ''Rocket In The Pocket'' (Payola, 1999)
10 - IGOR VDOVIN - Russian Sailors Trip In Brazil - da ''Gamma'' (Лёгкие, 2003)
11 - TIPPER - Class 5 Roaming Vapour - da ''Broken Soul Jamboree'' (Tipperm., 2010)
12 - BOARDS OF CANADA - Roygbiv - da ''Music Has The Right..'' (Warp, '98)
13 - PLAID - Assault On Precinct Zero - da ''Double Figure'' (Warp, 2001)
14 - HIGH LLAMAS - Homerun übershow [Scheider Tm Rx] - ''Lollo Rosso'' (V2, '98)
15 - MOUSE ON MARS - Sui Shop - da ''Autoditacker'' (Too Pure, 1997)
16 - WAGON CHRIST - Crazy Disco Party - da ''Tally Ho!'' (Astralwerks-V., 1998)
17 - FRIVOLOUS - Allen Town Jail - da ''Meteorology'' (Cadenza, 2011)
venerdì 1 aprile 2011
lunedì 21 marzo 2011
martedì 15 marzo 2011
Persino il sonno adesso mi dispiace ...
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''Persino il sonno adesso mi dispiace
perché il sonno produce il mio risveglio''
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Patrizia Cavalli
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venerdì 18 febbraio 2011
African Harmonies - Music For Baobabs
TRACKLIST
01 - BALLAKE SISSOKO & V. SEGAL - Chamber Music
da ''Chamber Music'', Ponderosa, 2009
02 - A. F. TOURÉ & T. DIABATÉ - Monsieur Le Maire De Niafinke
da ''In The Heart.'', W.C., 2005
03 - DJELI MOUSSA DIAWARA & BOB BROZMAN - Kanun
da ''From Africa to Hawaï'', Celluloid, 2000
04 - DJELY MOUSSA KOUYATÉ - Na Kankou (feat. Salif Keita)
da ''Le Temps'', Emarcy, 2008
05 - SALIF KEITA - Dery
da ''M'Bemba'', Decca, 2005
06 - VICTOR DÉMÉ - Dankan
da ''Victor Démé'', Makasound, 2008
07 - ZOUMANA DIARRA - Siriba
da ''Ballad Of Manding'', Djenne-Stern's, 1997
08 - ERNEST RANGLIN [Giamaica] - Anna
da ''In Search Of The Lost Riddim'', Palm Pictures, 1998
09 - ALI FARKA TOURÉ & TOUMANI DIABATÉ - Sabu Yerkoy
da ''Ali & Toumani'', World Circuit, 2010
10 - HABIB KOITÉ & BAMADA - Kanawa
da ''Baro'', Putumayo, 2001
11 - ZOUMANA DIARRA - Teri Janfa
da ''Ballad Of Manding'', Djenné, 1997
12 - SONGHAI [T.Diabaté, Ketama. Jose Soto] - Maili Sajio
da ''Songhai 2'', Hannibal 1994
''Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli''.
Detto Masai
Evocazioni Africane
Il Re
Così mi raccontava il Viaggiatore Immobile: ''Nell' immensità delle terre africane asciutti indigeni percorrono incessantemente il mare d'erba della Savana. Solitari Viaggiatori la cui unica compagnia è animale. Animali delle specie più disparate osservano impassibili ogni singolo viandante umano''.
Meerkat
''Osservano quasi come per ricordarti di non disturbarli nè disturbare la quiete di quei luoghi, quell'equilibrio naturale che per millenni è rimasto incontaminato''. ''Quando l'uomo rompe l'armonia nella Savana, nella notte i Galagoni* piangono!'' (* Galagone: piccola scimmia africana che di notte emette suoni simili ai pianti di bambino)... ''Queti pescatori osservano assorti il pellicano che si alza in volo per avvertire dell'imminenza del pericolo...''
Ibis
''... Corrono i pachidermi quando si appresta sulle loro tracce il cacciatore d'avorio. Presto fiere zanne d'elefante saranno ridotte in bianche palline per giochi di biliardo di uomini facoltosi. L'equilibrio naturale è stato nuovamente violato! Per miglia e miglia si diffondono grida di pericolo tra le varie specie. Le grida dei sacri uccelli Ibis destano il solitario guerriero distogliendolo dalla caccia. Suonano i tamburi del villaggio, richiamano le genti alla festa per la fortunata caccia. Il facocero si compiace nel non possedere anch'egli le bramate zanne d'avorio''.
Mr. Facocero
Ricorda il Grande Evocatore, una frase è ricorrente in Africa: ''Uomo, non seguire l'azione dello struzzo quando per paura nascondi la testa nella terra. Al pari suo l'altra parte del tuo corpo sarà comunque visibile come lo saranno le tue maldestre azioni che distruggono l'equilibrio del creato. Cammina per il mondo conosciuto, segui il lento corso dei fiumi sacri dell'Africa, ti accorgerai di come le faccie di bronzo siano belle solo quali statue del Benin''... ''Simile ai segni che il tempo ha lasciato sulla corteccia del vecchio Baobab sono le rughe sui volti dei vecchi africani al di là dell'etnia alla quale appartengono.
L' Africa ha inciso sui loro volti il ricordo di quelle terre, di quei colori, di quegli odori che ne fanno un continente unico, la culla dell' Umanità, quell' Eden, quel Paradiso perduto dove apparentemente splende sempre il sole e si vive prevalentemente seminudi. Primordiale terra dove la sopravvivenza degli esseri viventi è ardua ma dove tutti sono consapevoli che la vita quotidiana vada conquistata e vissuta. Africa, continente dove tutto è immenso. Dalle ricchezze e bellezze alle miserie e contraddizioni. Una grande terra dove i popoli, seppur vessati dall'ambiente circostante o da propri simili, trovano sempre una ragione per continuare a vivere.
mercoledì 13 gennaio 2010
Posti dove si allevia il dolore
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Losar De La Vera, Gennaio 2010
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Posillipo
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Da qualche giorno ho iniziato a leggere uno splendido libro, appena pubblicato in Spagna (editore Destino), intitolato ''Lugares donde se calma el dolor'' (posti dove si placa il dolore). Ne è autore Cesar Antonio Molina, intellettuale riconosciuto anche a livello internazionale (tra le tante cose e'stato il direttore di importanti supplementi letterari, di istituzioni come il Circulo de Bellas Artes, e dell' Istituto Cervantes a Madrid, ministro della cultura del proprio paese...). Molina in questa opera ci accompagna in un viaggio appassionante (l'Italia occupa probabilmente lo spazio piu' rilevante fra le pagine del suo libro: da Napoli a Palermo, da Roma a Trieste...) attraverso luoghi/posti che lo stesso autore considera/indica (motivandolo) come alcuni tra i piu' adatti ad alleviare il dolore e le pene dell'uomo, entrando in contatto con spazi dove il tempo sembra essersi fermato come in una specie di limbo che ci salva da tutto. Sono moltissimi gli autori che nel corso della storia della letteratura, piu'o meno apertamente hanno parlato nelle loro opere del fascino e della magia esercitata da certi luoghi. Molina lo fa in modo originale e appassionante. La ricerca inizia in una tra le zone piu' belle e mitiche del mondo, la collina di Posillipo (il luogo che allevia il dolore, appunto), vicino alla baia di Napoli....
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Posillipo.
Domanda: esiste veramente un posto del mondo in cui possiamo considerarci al riparo dal dolore? Probabilmente no, ma di sicuro esistono luoghi che possono aiutarci ad alleviarlo. Anzi, potrei aprofittare della situazione per dire che le magnifiche terre extremegne da dove sono appena tornato costituiscono per il sottoscritto un esempio veramente calzante da questo punto di vista. Hasta pronto!
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Madrid, 13 Gennaio 2010.
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Lugares donde se calma el dolor:
Losar de la Vera (Cáceres, Extremadura) 2009/2010. Foto Tricky Pau.
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Spagna
martedì 1 dicembre 2009
Amore per i libri
Il New Zealand Book Council ha prodotto (tramite l'Andersen M Studio) uno splendido video per suggerire l’amore per i libri (sopra o sotto). Questo è invece uno spot sui libri prodotto dal Governo italiano. Lascio a voi le facili conclusioni.
lunedì 30 novembre 2009
IUCM Red List
martedì 3 novembre 2009
venerdì 16 ottobre 2009
Fare arte con un pugno di... mosche.
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''Te Quiero Mucho''
un cortometraggio di animazione inanimata .. (e di.... merda!)
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Flychelangelo, questo lo pseudonimo del creativo in questione, ha deciso di fare buon uso delle mosche che hanno avuto la sfortuna di entrargli in casa. In queste curiose vignette le mosche comunicano, trasmettono emozioni e sono incredibilmente espressive, soprattutto se si pensa che stiamo in realtà guardando insetti morti stecchiti. Chi avrebbe mai pensato che si riuscisse a creare dell’arte anche con un pugno di mosche?
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Flychelangelo, questo lo pseudonimo del creativo in questione, ha deciso di fare buon uso delle mosche che hanno avuto la sfortuna di entrargli in casa. In queste curiose vignette le mosche comunicano, trasmettono emozioni e sono incredibilmente espressive, soprattutto se si pensa che stiamo in realtà guardando insetti morti stecchiti. Chi avrebbe mai pensato che si riuscisse a creare dell’arte anche con un pugno di mosche?
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Dio, nella sua infinita saggezza, fece la mosca, e si e' dimenticato di dirci il perche'. (Ogden Nash) L' ottimista e' il tipo di persona convinta che la mosca ronzante per la casa stia cercando una via d' uscita. (George Jean Nathan)
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"Angossia in automobile". Quasi tutte le specie animali hanno, come gli esseri umani, una organizzazione sociale, e quindi una famiglia, e quindi degli affetti... Una mosca che entra dal finestrino dell'auto a Napoli e, dopo ottocento chilometri di autostrada, ne esce a Milano, che fa? Torna indietro seguendo il suo istinto? Si suicida? Si forma una nuova famiglia? Si va a fare la tana in un ufficio dell'assessorato ai servizi sociali? Oppure (e questa sarebbe una scoperta scientifica strepitosa) aspetta al casello di Milano di entrare in un'auto targata "Napoli"? (Corrado Guzzanti da "Poe'sie, Angossie e altre Storie")
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"Angossia in automobile". Quasi tutte le specie animali hanno, come gli esseri umani, una organizzazione sociale, e quindi una famiglia, e quindi degli affetti... Una mosca che entra dal finestrino dell'auto a Napoli e, dopo ottocento chilometri di autostrada, ne esce a Milano, che fa? Torna indietro seguendo il suo istinto? Si suicida? Si forma una nuova famiglia? Si va a fare la tana in un ufficio dell'assessorato ai servizi sociali? Oppure (e questa sarebbe una scoperta scientifica strepitosa) aspetta al casello di Milano di entrare in un'auto targata "Napoli"? (Corrado Guzzanti da "Poe'sie, Angossie e altre Storie")
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Qual e' la differenza tra una donna e una mosca? La mosca rompe le palle solo in estate... Quando il grande naturalista Linneo dissezionava un insetto, nell'aula non volava una mosca.
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Qual e' la differenza tra una donna e una mosca? La mosca rompe le palle solo in estate... Quando il grande naturalista Linneo dissezionava un insetto, nell'aula non volava una mosca.
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"Cameriere, cosa fa questa mosca nella mia minestra?" "Mah, si direbbe che nuoti". Le mosche non si incazzano mai… Sorvolano su tutto! (Antonio Pentimalli). "Sei una cacca, ma mi piaci" disse la mosca.
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"Cameriere, cosa fa questa mosca nella mia minestra?" "Mah, si direbbe che nuoti". Le mosche non si incazzano mai… Sorvolano su tutto! (Antonio Pentimalli). "Sei una cacca, ma mi piaci" disse la mosca.
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Le mosche hanno una frequenza cardiaca di centinaia di battiti al minuto. La misura viene fatta spalmando la schiena della mosca di colla, appendendola ad un supporto e mettendo un sensibile microfono a contatto con la pancia. Anch'io, se dei tizi pesanti 10.000 volte piu' di me mi spalmassero di colla la schiena e mi appendessero come un salame schiacciato da un pezzo di ferro gelido, avrei una certa propensione alla tachicardia.
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Le mosche hanno una frequenza cardiaca di centinaia di battiti al minuto. La misura viene fatta spalmando la schiena della mosca di colla, appendendola ad un supporto e mettendo un sensibile microfono a contatto con la pancia. Anch'io, se dei tizi pesanti 10.000 volte piu' di me mi spalmassero di colla la schiena e mi appendessero come un salame schiacciato da un pezzo di ferro gelido, avrei una certa propensione alla tachicardia.
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Catturate una mosca. Mettetela nello scomparto congelatore del vostro frigorifero per 5-10 minuti. Questo la rallenta considerevolmente, e quindi la rende piu' facile da maneggiare. Mentre e' li' rinchiusa, costruite un aeroplano di carta in miniatura con un'apertura alare circa doppia di quella della mosca. Tirate fuori dal ghiaccio il freddo corpicino ed incollate le sue zampine sulla superficie superiore dell'aereo di carta. Come si riscaldera' e si riprendera', l'insetto iniziera' a compiere la piu' naturale di tutte le attivita' delle mosche: provera' a volare. Se non avete fatto un aeroplanino troppo pesante, il battito delle ali della mosca sara' sufficiente per il decollo. Tuttavia, il trasporto di un peso aggiunto stanchera' rapidamente la mosca che, in aria, fermera' le ali, e l'aereo planera' in discesa. Questa situazione fara' si' che la mosca tenti nuovamente di volare, con lo stesso risultato: piccoli sprazzi di energia quando l'aeroplano guadagna altitudine, alternati a lente planate. Un filo ben incollato all'aereo terra' il vostro circo aereo nella stanza, oppure potrete portar fuori la vostra nuova mosca domestica a fare una passeggiata... ehm, un volo. (Gary Benson)
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Catturate una mosca. Mettetela nello scomparto congelatore del vostro frigorifero per 5-10 minuti. Questo la rallenta considerevolmente, e quindi la rende piu' facile da maneggiare. Mentre e' li' rinchiusa, costruite un aeroplano di carta in miniatura con un'apertura alare circa doppia di quella della mosca. Tirate fuori dal ghiaccio il freddo corpicino ed incollate le sue zampine sulla superficie superiore dell'aereo di carta. Come si riscaldera' e si riprendera', l'insetto iniziera' a compiere la piu' naturale di tutte le attivita' delle mosche: provera' a volare. Se non avete fatto un aeroplanino troppo pesante, il battito delle ali della mosca sara' sufficiente per il decollo. Tuttavia, il trasporto di un peso aggiunto stanchera' rapidamente la mosca che, in aria, fermera' le ali, e l'aereo planera' in discesa. Questa situazione fara' si' che la mosca tenti nuovamente di volare, con lo stesso risultato: piccoli sprazzi di energia quando l'aeroplano guadagna altitudine, alternati a lente planate. Un filo ben incollato all'aereo terra' il vostro circo aereo nella stanza, oppure potrete portar fuori la vostra nuova mosca domestica a fare una passeggiata... ehm, un volo. (Gary Benson)
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A questo punto il dubbio nasce spontaneo: sarà lui il misterioso
Flychelangelo?
Flychelangelo?
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Natura e Regno Animale
venerdì 9 ottobre 2009
Composizioni animali
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Ho scoperto, di recente, due magnifici video a dimostrazione di come gli animali siano, indirettamente o meno, degli abili musicisti ma anche degli ottimi compositori. Nel primo video, Switchzoo ci dimostra come i versi di un volatile, ad esempio, possono diventare le note di un brano di musica classica, usando i versi di alcuni animali per creare una versione decisamente curiosa e originale di Per Elisa di Beethoven, che regala un fascino ed un’elegaza tutti nuovi. Tutto solamente grazie alle corde vocali di una cicogna dei boschi, di un gatto, di due gufi, di un cuculo e di uno svasso.
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Che i fenomeni naturali, poi, abbiano in sè una trama complessa ed elaborata, che cela un ordine ed un equilibrio ben precisi (la spirale di una conchiglia è l’esemplificazione nel mondo reale di precise formule matematiche, la struttura di un cavolfiore è l’espressione concreta di algoritmi astratti...) e cosa risaputa.
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.Difficile però immaginarsi che dietro alla disposizione (casuale?) di uno stormo di uccelli su dei cavi elettrici possa celarsi una partitura vera e propria. A provato a farlo il musicista Jarbas Agnelli, che quando ha visto la foto di questi uccelli su un giornare non ha potuto trattenersi dal sovrapporre nella sua testa quell'immagine a quella di un pentagramma. Il risultato? La risposta nel sorprendente video riportato qui in basso.
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venerdì 17 aprile 2009
Kitler
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“Il tuo gatto assomiglia ad Adolf Hitler? Ti svegli a notte fonda in un bagno di sudore, chiedendoti se invaderà la Polonia? Continua ad alzare la zampa destra e ad emettere un verso che suona sospettosamente simile a “Sieg Miao”? Questo è il sito che fa al caso tuo.”
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“Il tuo gatto assomiglia ad Adolf Hitler? Ti svegli a notte fonda in un bagno di sudore, chiedendoti se invaderà la Polonia? Continua ad alzare la zampa destra e ad emettere un verso che suona sospettosamente simile a “Sieg Miao”? Questo è il sito che fa al caso tuo.”
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Questa poi!!! La rete, si sa, offre le risorse più disparate e online potete reperire qualsiasi cosa riusciate ad (non) immaginare. Esistono infatti siti che (solo per fare qualche esempio) vi offrono scansioni di panini o foto fatte nei bagni pubblici, blog che collezionano immagini di cibo ipercalorico, altri che vi vendono problemi (a qualcuno di voi ne serve uno?, io li regalo) o che vi danno la possibilità di scommettere sul prossimo VIP che tirerà le cuoia (???). Tra queste ed altre amenità si inserisce di diritto anche Cats That Look Like Hitler, il blog che raccoglie, per l’appunto, immagini di gatti che assomigliano al dittatore tedesco Adolf Hitler. Beh, vi risparmio qualsasi commento, ognuno di voi potrà trarre le proprie considerazioni, solo aggiungo che il link esiste dal 2006, ed ha al momeno collezionato più di 3000 immagini di Kitler (così vengono soprannominati i felini-dittatori). Ma in che mondo viviamo? Bah!
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Questa poi!!! La rete, si sa, offre le risorse più disparate e online potete reperire qualsiasi cosa riusciate ad (non) immaginare. Esistono infatti siti che (solo per fare qualche esempio) vi offrono scansioni di panini o foto fatte nei bagni pubblici, blog che collezionano immagini di cibo ipercalorico, altri che vi vendono problemi (a qualcuno di voi ne serve uno?, io li regalo) o che vi danno la possibilità di scommettere sul prossimo VIP che tirerà le cuoia (???). Tra queste ed altre amenità si inserisce di diritto anche Cats That Look Like Hitler, il blog che raccoglie, per l’appunto, immagini di gatti che assomigliano al dittatore tedesco Adolf Hitler. Beh, vi risparmio qualsasi commento, ognuno di voi potrà trarre le proprie considerazioni, solo aggiungo che il link esiste dal 2006, ed ha al momeno collezionato più di 3000 immagini di Kitler (così vengono soprannominati i felini-dittatori). Ma in che mondo viviamo? Bah!
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lunedì 23 marzo 2009
Tutto il dolore del mondo
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.Mi stavo allontanando dalla vetrina quando fui colpito da queste parole:
''Va' Nino, l'è adree a morì: 'ntremm a dìghel''.
''ste curet ti? Andemm, andemm, che l'è tard''.
''Ma poer pess...''.
Un cappottino nocciola per lei, un lustro giaccone nero per lui: avevano guardato gli animali insieme a me, e ora si dileguavano nella sera. Osservando meglio, vidi ciò che aveva attirato la loro attenzione: un minuscolo pesciolino nero, rimasto impigliato fra il cristallo dell'acquario e una similalga di plastica. L'infelice doveva patire così da molto tempo, perchè i suoi sforzi per liberarsi erano deboli e radi: poco più di uno spasmo. Orrore d'acquario ove l'umana empietà aveva voluto un forzierino semisepolto e (a ballargli avido intorno) un sommozzatore di gomma, trascurando l'ossigenazione e il lindore dovuti.
Sarà stata la sua muta impotenza, la sua invisibile disperazione così in contrasto con la crassità filistea del Natale, ma io in quel pesce vidi compendiarsi tutto il dolore del mondo. Altre faccie si fermarono alla vetrina, attirate dai cagnolini e da un grosso pappagallo verde; se ne andarono, altre facce vennero, se ne andarono anch'esse; ''Poer pess'' aveva detto quella donna, ma lui l'aveva portata via. Prima che capissi cosa d'ovevo fare passò altro tempo, poi entrai nel negozio. ''Guardi che nell' acquario c'è un pesce impigliato''.
''Eh?''
''E' rimasto impigliato fra il vetro e un' alga''. (Pronunciai l'ultima parola con l'intonazione più concessiva che potei).
''E allora?''
''Soffre''.
Mi guardò come si guarda un seccatore, poi continuò a scartabellare in un suo registro. Neanche un cenno, un grugnito che assomigliasse a un ringraziamento, nulla che tradisse un velo di sollecitudine per la creatura. Alla cassa, impassibile, una giovine druda si rintuzzava le pipite: e masticava. Volli credere che avessero litigato aspramente, che io avessi interrotto un lor dramma: e uscii sospendendo il giudizio, studiatamente ignorando lo sdegno che perentro montava.
Mi riappostai alla vetrina, speculando al soccorso. Pur questo tardava, e in un conato estremo di comprensione attribuii quella mora alla grassona che intempestiva frattanto era giunta, intesa all'acquisto di mangime dimolto: e indicava del dito, e colui allineava sul banco e mentalmente sommava, e quella frugava in un suo borsacchione alla cerca del valsente e intanto il pesce era là. Attesi che la lardona, esauriti i saluti e gli ammicchi, fosse uscita: indi rientrai. Mi accolse uno sguardo sospettoso, aggressivo: cui questa volta partecipò anche la ganza.
''Mi scusi, forse prima non ha capito. C'è un pesce, nel suo acquario, che stà morendo''.
''Ho capito ho capito, eccheccacchio! Quando avrò tempo ci guarderò''.
La masticante sorrise.
''Quando si deciderà, forse sarà già morto''.
''E se anche fosse? E' suo quel pesce?''
''No, ma...''
''E allora guardi, mi faccia un piacere: si faccia gli affari suoi, va bene? che son qui a lavorare io, mica a divertirmi''.
Una furia omicida, tremenda, massacrarlo lì, subito, a mani nude, dividerlo brano a brano sul bancone di fòrmica. E ancora una volta, lo sforzo sovrumano per tacitare la bestia ruggente.
''Il prezzo''.
''Cosa?''
''Lo compro, così dovrà toglierlo di lì''.
Mi scrutò con un ghigno, cercando di capire nel minor tempo possibile se cercassi di ingannarlo o se al contrario si profilasse per lui un insperato guadagno. Pencolava fra questi due estremi, fra la paura e la gioia, e non si risolveva. Poi un'ombra gli attraversò lo sguardo, e fu il segno del tertium che vinse: e fu la voglia di non darmela vinta, e fu la soddisfazione di vomitarmi in faccia il suo
''No''.
''Come sarebbe no?''
''Non se ne parla nemmeno''.
''E' un negozio di animali questo? I pesci in vetrina sono in vendita? Pago in contanti? Dunque deve vendermelo''.
''Mi costringe nessuno, a me: dico bene Sciantàl?''
L'acre aura di guerra affinava le mi facoltà d'intuizione, così seppi subito come scardinare quel suo soddisfatto arroccamento.
''Glielo compero a qualsiasi prezzo''.
Anche un tipo par suo capiva che nella prosodia frastica l'accento batteva tutto su ''qualsiasi'': lampi cosero sulle sue pupille, e Sciantàl, Sciantàl lo fissò immota come il giocatore che attenda trepidando il rilancio o la resa.
''Lei sa di che pesce stiamo parlando?''
''No e non mi interessa. Mi dica solo quanto''.
''E' un ciprinide nero, lei sa quanto è rara 'sta specie...''
''Ti pareva''.
''Guardi, non posso lasciarlelo a meno di... diciamo, uhm... centom... centocinquanta mila, eh?'', e ammicò come a dire: vediamo fino a che punto sei fesso.
''Dovrei denunciarla, a cominciare dal fatto che quello non mi pare per nulla un ciprinide. Comunque tenga, e che le vada tutto in chimica vana'': e gli allungai le due banconote. Le palpò, le guardò in controluce con ostentata pignoleria, le recò gravemente (a protrarre il trionfo) alla Sciantàl, che palpatele pur'ella le fece sparire nella cassa. Poi, afferrati una reticella e un sacchetto di plastica, si sporse nel vano della vetrina.
''Guardi un po', sta già meglio'' osservò allungandomi il sacchetto pieno d'acqua. Effettivamente, il pesciolino vi guizzava dentro con ritrovata vivacità.
''Il suo cibo glielo vado a comperare dalla concorrenza'' ringhiai, e uscii sbattendo la porta. Il mondo, fuori, brulicante di gente in cerca di regali di Natale, non era meno orrendo di quel negozio. Portai il pesciolino davanti alla vetrina perchè salutasse i suoi compagni d'acquario, e lì, lì lo rividi, sempre incastrato fra la plastica e il vetro lo rividi alternare la rassegnazione agli spasmi impotenti.
''Ecco perchè stavi bene, tu: eri un alto!'' dissi al mio pesce, e l'istante dopo ero dentro. Un sovrappiù d'infingardaggine alloschiva i lor volti.
''Razza di manigoldo imbroglione, infame latro latrone!''
''Come come come''
''Non perdiamo tempo: voglio immediatamente quel pesce''.
''Oé oé, piano con gli ordini neh? Posso mica darcelo, quello''
''Perchè?''
''Perchè è malato ecco il perchè. C'è una legge, caro lei, che a noi negozianti ci proibisce di venderci la bestia malata, al cliente''.
''Non è malato: è sofferente''.
''E alòra? A cà mia l'è istess''.
Era l'ultimo sbroffo di volgarità che la mia pazienza poteva sopportare. Mi gettai oltre al bancone, lo ghermii al collo ad ambe mani e strinsi, strinsi strinsi.
''A cà toa, eh? - sibilai, - e perchè non precisi anche noi due non abbiamo mai mangiato insieme? perchè non parli della professionalità, dell'immagine, perchè non dici oggi come oggi, un domani? perchè non entri nel discorso roditori?''
La Sciantàl accennò a scivolare giù dallo sgabello.
''Ferma lì spudorata, o sei morta''.
Violacea, gonfia, disgustosa a vedersi la faccia del venditore ne diceva la fine imminente: un rantolo secco era adeguato commento.
''Com'è soffocare, eh?' dimmi, com'è? Ti pice?''.
C'era un fascio di guinzagli, sul banco: scelsi il più crudo e gliel'avvolsi al collo fino a che qesto fu tutto una grinza, poi ne fissai la cima a un gancio. Sciantàl era spenta, come invasa di melma. ''Questo lo rimettiamo nell'acqua, ecco, e Sofferenza viene con me: per liberarlo, vedi, spezzo questa oscenissima alga... - la spezzai - poi piano, ecco, fatto''.
Cadde nel sacchetto come cosa morta. Fermo così in quella piccola plastica faceva ancora più pena, o miserrima forma della misera vita! ''Ach aaach'': il porco cercava di insinuare la punta delle dita nel collare che gli avevo apprestato, ma in questo modo riusciva solo a striner di più la sua morsa.
''Vuoi una citazione del tuo idioma dialetto? Rànget!'' e me ne uscii.
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La metropolitana, come sempre, era piena. E quello, che ha da guardare? E questo? E quella? Guardavano il mio pesce, che altro, adagiato sul fondo del sacchetto come una liquirizia sputata. ''Perdoni la domanda, signore, ma lei a Natale ha l'abitudine di regalare, uh, pesciolini morti?''. Sembrava finto, l'importuno, tanto si sostanziava delle peggiori parvenze del nostro tempo: l'abbronzatura proterva, l'orologio non euclideo a colori offensivi, disvariate firme sugli indumenti, la cartellina da pubblicitario, e sottobraccio, sottobraccio un pacco su cui spiccava la sigla aborrita ''Hi-Fi'' (dunque non t'appagherai di rompere l'anima al prossimo tuo, dunque l'invadenza è a te come un fiato cattivo).
''Prego?''
Strizzò l'occhio alla sua manza, campionario facciale di manteche e pasteche.
''Mi sembra un po' morto, quel pesce''.
Sollevai il sacchetto: Sofferenza aveva tutto, del morto. Gli diedi una scrollatina: rabbrividì un po', o era solo lo scotimento esteriore? Attesi che il vagone entrasse in stazione, poi, mentre si aprivano le portiere, sferrai un violentissimo calcio fra le gambe di colui: di punta, a tumefargli per giorni e giorni le coglia e chissà, forse a procurar permanenti lesioni. Fece cadere il pacco, si accasciò senza un lamento mentre in folla ci si accalcava all'uscita. Lo sferragliare del treno non poté coprire del tutto la dolce musica dell'urlo di lei.
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Alla luce dei lampioni riguardavo il mio compagno. Perchè non si muoveva? Perchè, per morire (se era morto), aveva scelto proprio il momento della sua liberazione? Forse per dirmi che non c'è balsamo al male, che immedicabile è il mondo. Vagai, tetro, imboccando le vie con la meccanicità di un automa. La vetrina di un negozio di animali mi risvegliò.
''Sto chiudendo''.
''Un momento solo, solo un po' di cibo per questo pesce''.
''Ho già chiuso la cassa, torni domani''.
''Lo guardi, la prego, le sembra che possa resistere fino a domani?''
''A me mi sembra morto''
''Come fa a dirlo? L'ha guardato appena! Forse mangiando qualcosa si riprenderà...''
''Senta, l'unico favore che posso farle è buttarglielo nel cesso''.
Non so come accadde, fu troppo veloce anche per me: un attimo, e ci ritrovammo nel retrobottega, lui in ginocchio, il busto proteso sul lurido cesso, io sopra, che con le ginocchia lo conculcavo così e con una mano gli premevo la testa nell'acqua, mentre con l'altra azionavo lo scrosciante sciacquone. Blub blub: quando l'acqua si riacchetò, la turbavano solo le bolle del suo respiro.
''Nel cesso eh?''
Blub, blub.
''Oggi imparerai una nuova parola: nemesi. Io adesso ti tiro sù, e la prima parola che dirai sarà questa, d'accordo? non altra''.
Mollai la pressione sul collo.
''...och ...aff ...ne ...me ...si''.
''Ecco bravo, non è difficile. Adesso parliamo di cibo per pesci''.
''...ci ...bo ...sì, sì''.
''Pseudociprinidi''.
Fu colto da un rigurgito d'acqua, poi, barcollando, andò a prendere ciò che volevo.
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Appena a casa ho versato dolcemente il contenuto del sacchetto nella mia unica zuppiera, vi ho aggiunto ancora un po' d'acqua e vi ho stemperato dentro il nutritivo pulvisco. Adesso sono qui in cucina che guardo nella zuppiera in attesa di un movimento, di un segno. Ma ho il sospetto che tutto il dolore del mondo si sia ormai imposessato di me.
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Michele Mari, da ''Euridice aveva un cane'' (Einaudi, 2004)
sabato 21 marzo 2009
venerdì 20 marzo 2009
È Primavera!
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Volevo essere puntuale con la primavera (sembra ci sia riuscito) e far coincidere la realizzazzione di questo post con il suo arrivo. In realtà (per questo sopra leggerete 20 Marzo e non 21) manca ancora qualche minuto a mezzanotte. Sarà che mi è sempre piaciuto arrivare in anticipo agli appuntamenti importanti, sarà che ho voglia di fumarmi una sigaretta, sara quel che sarà...quello che volevo fare è stato fatto: ''regalarvi'' un grazioso racconto della nicaraguense Gioconda Belli e assieme un po' di foto colorate. Buona Primavera a tutti.
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Volevo essere puntuale con la primavera (sembra ci sia riuscito) e far coincidere la realizzazzione di questo post con il suo arrivo. In realtà (per questo sopra leggerete 20 Marzo e non 21) manca ancora qualche minuto a mezzanotte. Sarà che mi è sempre piaciuto arrivare in anticipo agli appuntamenti importanti, sarà che ho voglia di fumarmi una sigaretta, sara quel che sarà...quello che volevo fare è stato fatto: ''regalarvi'' un grazioso racconto della nicaraguense Gioconda Belli e assieme un po' di foto colorate. Buona Primavera a tutti.
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LA FABBRICA DELLE FARFALLE
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Le farfalle non pesano quasi niente. Sono leggere. Sono appena come lo sfolgorio della luce del sole, come se al sole bruciassero gli occhi e battesse le palpebre mandando raggi rossi e gialli. Siccome ce ne sono di tanti colori, si potrebbe pensare anche che sono starnuti dell'arcobaleno...o frammenti che se ne staccano quando l'arco non è completo.
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.Molto tempo fa le farfalle non esistevano. I Disegnatori di Tutte le Cose avevano il permesso di disegnare gli animali del Regno Animale e, separatamente, i fiori, i frutti e le piante del Regno Vegetale. C'era, però, tra i disegnatori, un giovane molto irrequieto che si chiamava Odaer, il quale era estremamente infastidito da questa proibizione perchè gli piaceva fare esperimenti e pensare a come mescolare le specie. Odaer era molto ingegnoso ed era sempre intento a costruire delle cose con le mani. Lui e un gruppo di amici si riunivano segretamente in una grotta in mezzo a un bosco e parlavano e discutevano di tutto ciò che si sarebbe potuto creare se i Disegnatori di Tutte le Cose fossero stai più trasgressivi e intraprendenti. ''Un albero che canti come un uccellino; o un uccello che invece delle uova deponga frutta...'' diceva Odaer ai suoi amici. L'ossessione segreta di Odaer era, però, quella di creare una combinazione tra un uccello e un fiore. Questo era il sogno più ambito, al quale pensava giorno e notte, senza riuscire, per quanti sforzi facesse, a dar forma con la sua immaginazione a qualcosa che potesse nello stesso tempo voare come un uccello ed essere bello come un fiore.
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Odar e i suoi amici passavano molto tempo nella grotta in mezzo al bosco pensando a cosa inventare, tanto che l'Anziana Custode della Sapienza, capo dei Disegnatori di Tutte le Cose, si preoccupò e decise che bisognava fare qualcosa per impedire che le idee di Odaer si diffondessero mettendo n pericolo l'armonia della creazione. Un giorno, l'Anziana Custode della Sapienza mandò a chiamare Odaer e i suoi amici e li rimproverò severamente.''L'ordine del cosmo si basa sull'armonia'' disse loro, ''su leggi la cui perfezione sta nella semplicità. Affinchè comprendiate che persino le cose più piccole sono disegnate con sapienza e non vi venga in mente di prendervi gioco delle leggi della creazione, abbiamo deciso di affidarvi un nuovo lavoro'' disse.L'Anziana scostò le pesanti tende della sua camera e ai ragazzi apparve un vecchio laboratorio polveroso le cui pareti erano tessute con ragnatele. ''D'ora in poi lavorerete nel Laboatorio degli Insetti'' comunicò.Il laboratorio degli insetti non godeva di buona fama tra i Disegnatori di Tutte le Cose. Lo consideravano di scarsa importanza perchè gli insetti erano piccoli e avevano soltanto il compito di ripulire le foreste dalle foglie secche e dai residui Provocavano, inolte, punture e fastidi agli animali grandi e le loro larve mangiavano le foglie degli alberi. I disegnatori di insetti erano timidi, portavano occhiali spessi e stavano poco assieme agli altri. E più di tutto erano orgogliosi di aver creato i ragni, delle cui tele resistenti e prodigiose erano proprio soddisgatti.''Ma gli insetti non sono belli...'' si lamentò Odaer.''E chi dice che non possano esserlo?'' rispose l'Anziana. ''Fateli belli! Dipende da voi. Avete tutta la libertà di disegnarli come meglio vi pare. Potete fare insetti molto diversi: insetti che cantino o che si possano confondere con le piante; che assomiglinoall' erba o alle foglie. L'unica regola che dovete osservare è quella di non mescolare il Regno Vegetale con il Regno Animale.
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.Odaer e i suoi amici uscirono a testa bassa dalla dimora dell'Anziana Custode della Sapienza. La sera, dopo aver cenato, si riunirono nella grotta in mezzo al bosco a lamentarsi della loro sorte. ''Pensate a che punto siamo arrivati...disegnare insetti!'' disse Oleb, colpendo con disperazione un masso. Gli altri tacquero fino a quando Etra disse: ''Potremmo inventare un insetto che brilli come una stella e chiamarlo Lucciola''.
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.''Potremmo inventare un insetto che canti più forte di un uccello'' disse Asum, ''e chiamarlo Grillo''.''Potremmo inventarne uno che salti come un Canguro e chiamarlo Cavalletta'' disse Romip.A poco a poco gli altri misero da parte tristezza e malumore e presto intervennero tutti proponendo nuovi tipi di insetti.''Io ne disegnerò uno che sia come una Tartaruga, ma con una corazza rossa acerchi neri... una Coccinella'' disse Oleb.''E io uno che sia verde, verde come la speranza'' diceva Odaer.
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Finalmente andarono a dormire, eccitati all'idea che il nuovo lavoro avrebbe potuto, in fin dei conti, dar loro l'opportunità di far disegni belli e divertenti. Odaer rimase per vari giorni nel Laboratorio degli Insetti, disegnando complicate creature dai colori cangianti. Ne disegnò anche una minuscola, ma molto forte, che chiamò Formica. Ma non era soddisfatto. Presto la sua ossessione di creare una creatura che fosse una combinazione tra un uccello e un fiore tornò a tormentarlo. Non gli piacevano il Laboratorio degli Insetti con le sue parei di ragnatela e i disegnatori anziani con gli occhiali spessi. Preferiva sedersi in riva allo stagno e perdersi nelle sue meditazioni. Nel mondo dei Disegnatori di Tutte le Cose c'erano terre in cui le stagioni non cambiavano mai. Per esempio, ce n'era una in cui era sempre inverno perchè coloro che avevano l'incarico di disegnare i grandi animali delle zone fredde potessero vivere nell'ambiente più adatto a elaborare il disegno dei grossi Orsi Bianchi oppure dell'elegante vestito dei Pinguini. In riva allo stagno, dove Odaer si sedeva a pensare, era sempre estate; il sole splendeva alto nel cielo, gli alberi erano pieni di foglie e di frutti, e una moltitudine di uccelli volava e cantava facendo acrobazie. Odaer rimaneva estasiato alla vista dei colori intensi della Natura e si chiedeva spesso come riuscire a realizzare il sogno di creare qualcosa che fosse un uccello e un fiore, una creatura alata che, in un batter d'occhio, mostrasse la sua meravigliosa bellezza. Il trasferimento al Laboratorio degli Insetti e la proibizione dell'Anziana Custode della Sapienza avevano reso la sua missione ancor più difficile. A Odaer non piacevano gli insetti. Etra discuteva con lui dicendogli che erano importanti, che svolgevano il ruolo di messaggeri degli alberi e dei fiori, che non potevano spostarsi da un luogo all'altro come gli animali. Lei aveva disegnato -e ne andava molto orgosgliosa- l'Ape, che trasportava il polline dei fiori e produceva il delizioso miele. Ma l'Ape era pelosa, piccola e grassa. Odaer voleva disegnare qualcosa di grande bellezza, qualcosa di sublime come l'arcobaleno che aveva disegnato suo nonno, dopo aver sognato il sole che si tuffava nell'acqua.
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Gli amici di Odaer cercavano di consolarlo, ma il ragazzo diventava sempre più taciturno e solitario. Di sera, quando tutti riposavano, lo si poteva vedere nel laboratorio, chino sul suo tavolo, che faceva un disegno dopo l'altro, mescolando e rimescolando forme, senza riuscire a ottenere ciò che desiderava. Gli esperimenti di Odaer cominciarono ad essere motivo di derisione per i Diegnatori più esperi. ''Guardate questo ragazzo ostinato'' dicevano, ''impegnato a disegnare qualcosa di unico, come se si potesse disegnare qualcosa di meglio di tutto quello che già esiste!''. Una sera Odaer uscì dal Laboratorio urlando. Aveva posto ali molto sottili a un piccolo esimpatico Topolino che gironzolava per la sala e aveva creato un piccolo animale nero e brutto: il Pipistrello.
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Mentre correva per sfuggire alla sua stessa creatura, Odaer sentiva le risa degli altri, che si burlavano di lui. ''Devi fare attenzione, Odaer'' lo avvertì l'Anziana custode della Sapienza, ''nella ricerca del disegno perfetto, puoi creare dei mostri. La tua ansia di rendere la vita più gradevole e bella, può provocare, se non stai attento, dolore e paura ad altre creature''. ''Ma io voglio creare qualcosa di bello'' piangeva Odaer''. ''La ricerca della bellezza e della perfezione è costellata di ostacoli. Molti si sono perduti per quella strada. Fà attenzione'' ripetè l'Anziana. Il giorno dopo, quando Odaer giunse nel luogo in cui era solito sedersi presso lo stagno, vi trovò un Cane. ''Questo è il mio posto'' gli disse, ''per favore, lasciami sedere''. ''Mi farò da parte'' rispose il Cane. ''Io mi sistemo dappertutto. Sono già felice di avere un posto in cui sdraiarmi''.
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''Ah!'' esclamò Odaer. ''A volte anche a me piacerebbe essere come te; essere felice che le cose siano come sono, ma non ci riesco. Non avrò pace finchè non potrò disegnare qualcosa che sia bello quanto un uccello e un fiore insieme''.''Non capisco perchè ti tormenti tanto'' gli disse il Cane. ''Sembra che a nessuno importi che non esista quel che tu vuoi disegnare. Stà tranquillo, vivi la tua vita, non molestare nessuno e nessuno ti molesterà''.''Ma io ho un sogno che può portare più bellezza e armonia nel mondo'' disse Odaer, ''se rinuncio a questo sogno solo perchè c'è chi non mi capisce e si burla di me, dovrò smettere di credere nella bellezza dei sogni e nell'importanza di perseguirli fino in fondo''.''Io non ho alcun sogno da realizzare. Per me, la vita è sdraiarmi sull'erba, dormire, mangiare, e andare a spasso con chi vuole portarmi con sè''.''La tua vita è molto semplice'' disse Odaer, ''perchè non ti sei mai sentito custode di niente''.''Se qualcuno attacca il mio padrone io lo difendo. Mi sento custode di questo'' replicò il cane.''Vedi? Ma per me la vita non consiste solo nel difendersi. Sento la responsabilità di renderla più bella per gli altri. Mi piace pensare che molte piante, animali ed esseri umani godranno la bellezza dei miei disegni...se un giorno otterrò quel che desidero''.''L'otterrai'' disse il Cane, alzandosi sulle quattro zampe, già annoiato per la conversazione e con la voglia di allungare le gambe.''Perchè dici questo?'' chiese Odaer.''Perchè a me succede. Se sogno un osso quando dormo e continuo a sognarlo da sveglio, generalmente lo trovo''.Detto questo, il cane se ne andò saltellando allegramente per il prato. Odaer rimase a lungo a riflettere su quel che aveva detto il Cane, quindi ritornò nel laboratorio degli Insetti per lavorare a nuovi disegni. A tarda sera, dopo aver lavorato per ore e ore, Odaer pensò di aver realizzato finalmente il suo sogno. Aveva creato un insetto alato dal corpo cangiante, con ali sottili e trasparenti che mandavano riflessi metallici. Soffiò sulla carta perchè l'insetto volasse via e un paio di Libellule apparvero nella sala. Ne prese una e, in segreto, andò a chiamare Etra, la sua amica. Etra e Odaer contemplarono l'insetto che volava alla luce della luna.
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.''E' molto bello'' disse lei. ''Ed è veloce come un Colibrì''. ''E' senz'altro molto bello'' disse Odaer, pensieroso. ''Ma quel che io sogno dovrà essere ancora più bello''.''Perchè ti impegni tanto, Odaer? Il mondo è pieno di bellezza. Devi imparare a essere umile e devi renderti conto che, spesso, le cose non possono essere come si vorrebbe che fossero''.''Ma Etra!'' disse Odaer, ''noi siamo i disegnatori di Tutte le Cose. Se rinunciassimo ai nostri sogni, che senso avrebbe la nostra esistenza?''.''Forse quello che ti sei proposto è molto difficile'' disse lei.''Proprio per questo devo continuare a tentare'' rispose Odaer, con ostinazione.E Odaer continuò i suoi esperimenti nel laboratorio, nonostante le risa degli altri, nonostante i suoi amici lo guardassero con tristezza, nonostante molti lo considerassero superbo e lo criticassero severamente.La vita di Odaer divenne molto solitaria. Passeggiava da solo per i boschi e le montagne. ''Le cose belle sono fragili'' gli diceva il Vento''.''Guarda come lascio senza fiori gli arbusti soltanto gonfiando le mie gote e soffiando''''Guarda me'' disse il Vulcano ''Se soltanto prendo freddo e mi capita di starnutire, le mie ceneri distruggono tutto ciò che toccano''.''Ma i fiori crescono di nuovo'' diceva Odaer.
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''E l'erba torna a nascere. Quel che a me piace della bellezza è che non si dà mai per vinta''. ''Ma che senso ha un fiore?'' chiese una Roccia nera e appuntita. ''Appassisce subito e muore''.''Diventa frutto'' rispose Odaer. ''E inoltre è molto bello. La bellezza non si può spiegare, si sente''.''La bellezza è come quando io appaio nel cielo e illumino tutto ciò che sfioro'' disse il Fulmine. ''Ma tu fai paura'' disse il Serpente.''Senti chia parla'' rispose il Fulmine.''Io voglio qualcosa che dia felicità'' disse Odaer, e s'incamminò sulla riva di un ruscelletto.Un giorno Odaer fece un sogno. Sognò che suo nonno soffiava su un arcobaleno e l'arcobaleno si spezzava in minute particelle che si alzavano in volo. Si svegliò di soprassalto per disegnare i frammenti dell'arcobaleno, ma l'unica cosa che riuscì a fare fu una Cicala che saltò fuori dal foglio di carta cantando. Pensando a suo nonno, versando salate lacrime di frustrazione, quel pomeriggio, poco prima del crepuscolo, Odaer si addormentò sulla riva dello stagno.
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.Fu svegliato dal fruscio di veloci ali che gli passarono vicino sfiorandogli un orecchio. Si sedette, si sfregò gli occhi e, in quel preciso momento, vide un piccolo Colibrì che affondava il lungo becco nella corona di un fiore azzurro. Il Colibrì continuò il suo volo, saltando di fiore in fiore, fino a che non ebbe bevuto tutto il nettare dei fiori che erano sulla riva dello stagno dove si trovava Odaer. Quindi volò sull'acqua, dirigendosi verso un cespuglio di rose che si trovava sull'altra riva.
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.Odaer lo guardò affascinato. Abbassò lo sguardo, triste, pensando che forse lui non sarebbe mai riuscito a creare una cosa tanto bella, e in quel momento il suo sguardo si posò sull'ombra del Colibrì che fluttuava lieve nel riflesso dello stagno, colorandosi del rosa e dell'azzurro del crepuscolo. L'ombra pareva avere vita propria. Batteva le ali, si muoveva, si trasformava; ora sembrava un uccello, un istante dopo un fiore. Allora nel cuore di Odaer si accese una grande luce. Ecco finalmente la forma che lui stava cercando! La perfetta combinazione di fiore e uccello! La vedeva lì, sull'acqua dello stagno! Aveva finalmente trovato il suo disegno. Il disegno che avrebbe chiamato Farfalla.
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.Di corsa ritornò al laboratorio e disegnò e disegnò senza tregua le eli e il corpo della Farfalla. Perchè le ali fossero trasparenti e leggere , le fece di squame minute appoggiate le une sulle altre, come fossero un tetto di tegole. Quindi disegnò un piccolo corpo di insetto e vi applicò una lingua molto lunga perchè potesse alimentarsi col nettare dei fiori e portare sulle zampette il polline da un fiore all'altro. Quando terminò chiamò i suoi amici Etra, Asum, Oleb e Rotnip e li condusse nella grotta in mezzo al bosco, per mostrargli il disegno. Illuminò la grotta con molte candele e, davanti ai loro sguardi stupiti, soffiò sul disegno e una farfalla arancione intenso con fasce gialle nella parte superiore delle ali volò via dal foglio. ''E' un fiore che vola!'' esclamò Asum. ''E' un piccolo uccello!'' disse Rotnip. ''Ci sei riuscito!'' gridò Etra. ''E noi che credevamo che non ci saresti mai riuscito'' disse Oleb, provando un po' di vergogna. ''Non ci burleremo mai più dei sogni''.E tutti si abbracciarono e abbracciarono Odaer, piangendo di felicità.''Non abbiamo violato le regole della creazione'' disse Odaer molto contento, quando tutti si calmarono e si asciugarono le lacrime di gioia.''Sarà un insetto, ma avrà la bellezza dei fiori e sarà veloce come gli uccelli. Gli esseri umani ammireranno la sua bellezza e ne parleranno nei loro racconti e nei loro miti. Ogni paio d'ali sarà magnifico. Se siete d'accordo, chiederemo un laboratorio soltanto per noi, un laboratorio in cui disegnare soltanto farfalle''.Gli atri guardarono Odaer senza riuscire a contenere la loro eccitazione e il loro stupore. Che un disegnatore chiedesse un laboratorio proprio era un evento che non accadeva spesso. Avrebbero chiesto una riunione speciale presieduta dall'Anziana Custode della Sapienza alla presenza dei Disegnatori Maggiori e dei loro artigiani. Si sarebbe presentato il nuovo disegno alla comunità e, se tutti avessero applaudito e avessero espresso approvazione, si sarebbe deciso che il Disegnatore meritava un laboratorio proprio.''Dovremmo disegnare molte farfalle per presentarle'' disse Asum. ''Ho pensato a tutto'' disse Odaer. ''Lavoreremo in segreto perchè sia una vera sorpresa''. Il giorno dopo, i ragazzi si presentarono molto presto al Laboratorio degli Insetti e si riunirono nella sala in cui lavorava Odaer.''Per prima cosa'' disse questi, ''dobbiamo distrarre gli altri''.E mentre parlava, disegnava e ridisegnava su un foglio di carta un insetto piccolo, brutto e nero con ali molto veloci.''Creeremo questo insetto impertinente incapace di capire quando deve smettere di molestare. Lo chiameremo Mosca''. Detto ciò, Odaer schiuse la porta della sala e, prima di richiuderla, soffiò sul foglio su cui aveva copiato molte mosche uguali. Le mosche volarono all'interno del laboratorio e si posarono sui calamai, sugli occhiali, sui dipinti, sui capelli, sui vestiti, sulle orecchie, insomma, dovunque potessero molestare i poveri Disegnatori di Insetti. La lotta con le mosche perchè li lasciassero lavorare richiese tutta l'energia dei vecchi Disegnatori, che non ebbero più né tempo né voglia di preoccuparsi di ciò che stavano facendo i giovani che si erano chiusi nel laboratorio con Odaer. I ragazzi lavorarono per molti giorni a porte chiuse, ascoltando musica e immaginando le differenti e belle località della Terra in cui avrebbero abitato le farfalle. Disegnarono così farfalle che potessero vivere nelle umide foreste tropicali, nei boschi delle zone temperate, nelle steppe, nelle vaste praterie... Al termine del quinto giorno, Odaer andò a trovare l'Anziana Custode della Sapienza e le chiese l'udienza speciale per la presentazione di un nuovo disegno. L'Anziana rimase un po' sorpresa perchè non si era accorta di nulla. Chiese più volte a Odaer se si trattava di un insetto e non di un incrocio proibito dalle leggi della creazione.''E' un insetto'' continuava a ripetere Odaer.''Sei sicuro che il tuo disegno meriti che io riunisca tutti i Disegnatori? Non ci deluderai?''''Sono sicuro'' disse Odaer.Convinta dalla determinazione del ragazzo e pensando con tenerezza ai suoi sforzi e alle sue sofferenze, l'Anziana accettò la richiesta e fissò l'udienza per il giorno seguente. La Sala delle Udienze era un luogo magnifico che veniva utilizzato soltanto per le grandi occasioni. Aveva un tetto di cristallo, e le pareti erano fatte dello stesso materiale delle nuvole. Si trovava in una zona in cui era sempre PRIMAVERA, e per questo la sala aveva la luminosità di un soleggiato mattino di inizio Maggio.
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Odaer e i suoi compagni avevano lavorato tutta la notte senza sosta; arrivarono all'udienza un po' stanchi per la veglia, portando enormi casse di vetro coperte da veli che impedivano di vederne il contenuto. Convocati dall'Anziana Custode della Sapienza, i Disegnatori di Tutte le Cose cominciarono ad arrivare. Fecero la loro comparsa i giganti responsabili del disegno dei grandi animali. Erano uomini e donne robusti. Avevano disegnato i Leoni, gli Elefanti, le Giraffe, i Rinoceronti. Giunsero poi i Disegnatori dei Gatti. Avevano gli occhi graffiati e si muovevano con fare sinuoso e silenzioso. I Disegnatori dei Cani erano giovani e rumorosi. Dopo aver tanto disegnato Cani, gli era cresciuta la coda e ora si agitavano manifestando la loro eccitazione. I Disegnatori della Vita Marina erano snelli e luminosi e portavano berretti di squame che risplendevano come ristalli al sole. Giunsero anche i placidi Disegnatori degli Alberi, che indossavano sontuosi vestiti verdi. Li accompagnavano i Disegnatori egli Arbusti che erano piccoli e grassi e le Disegnatrici dei Fiori che erano bellissime, con i volti bianchi dipinti di molti colori e vestite con aiti di petali di grande bellezza. Quelle che disegnavano gli uccelli arrivarono volando, avvolte in cappe di piume multicolori. Evitavano di avvicinarsi ai Disegnatori dei Rettili che erano molto seri e avevano il corpo tanto flessibile da poter passare attraverso le fessure delle porte. Infine apparveo, assordando con il loro passo di pietra, i Disegnatori dei Metalli e le luminose e quasi invisibili Disegnatrici di Mondi e di Astri. Quando tutti furono nella sala, un istante prima che si chiudessero le porte, fecero la loro apparizione, timidi e molto miopi, i Disegnatori di Insetti. Odaer e i suoi compagni erano nervosi. A Etra sudavano le mani, e Oleb non sapeva che fare con le sue; le infilava in tasca e le tirava fuori in continuazione. Nella Sala delle Udienze si sentiva il mormorio di molte conversazioni. Tutti si chiedevano che cosa potevano aver disegnato quei ragazzi da meritare una riunione tanto singolare. Quelli che si erano presi gioco di Odaer erano infastiditi perchè avevano dovuto interrompere il lavoro per essere presenti alla convocazione del giovane testardo. Non pensavano che meritasse un laboratorio proprio. Finalmente l'Anziana Custode della Sapienza prese posto nella parte più alta della sala e si fece un profondo silenzio. Odaer chiese che si chiudessero le finestre. I ragazzi vennero avanti con le casse di cristallo e, a un segnale di Odaer, sollevarono i veli che coprivano le casse e le aprirono di colpo.
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.Miriadi di farfalle multicolori inondarono l'aria di rossi, azzurri, gialli, viola, arancioni, verdi e bianchi. Volarono formando un arcobaleno, disegnarono un arco perfetto sopra le teste dei presenti che guardavano muti, senza riuscire a capire ciò che vedevano. Odaer battè le mani e le farfalle ruppero la formazione e si mescolarono le une con le altre in un'onda di toni inimmaginabili, strappando questa volta a tutti i presenti espressioni di stupore e meraviglia. A un altro battito di mani di Odaer, le farfalle si posarono sulla struttura di cristallo del tetto della sala, offrendo alla vista i disegni e i colori delle ali che assomigliavano alla vegetazione dei tropici, del bosco temperato, della steppa, delle alte montagne innevate. L'Anziana Custode della Sapienza si commosse fino alle lacrime, come le succedeva tutte le volte che vedeva qualcosa di ineffabile bellezza. Il ragazzo ci era riscito! La farfalla era la perfetta combinazione di un uccello e un fiore! Non per niente Odaer era il nipote del Disegnatore dell' Arcobaleno. Seguendo la tradizione familiare, il giovane aveva disegnato una creatura effimera, una creatura dalla vita breve, ma la cui bellezza avrebbe lasciato un'eterna impressione nel cuore delle piante, degli animali, degli esseri umani. Neppure i Disegatori i Tutte le Cose riuscirono a contenere lo stupore. Contemplavano e non si stancavano di contemplare la bellezza delle farfalle che volteggiavano attorno a loro come fiori alati, mostrando la delicata architettura delle loro ali e l'audacia della loro forma. Coloro che si erano burlati del ragazzo, esaminavano le farfalle che si posavano loro sulle mani e avevano timore a sollevare lo sguardo perchè provavano un po' di vergogna per essere stati tanto increduli. Infine, dai loro abiti fatti di petali, le Disgnatrici dei Fiori cominciarono ad applaudire con le loro mani delicate, e subito l'intea sala si riempì di applausi e di evviva per la nuova creazione. Odaer sentì che i pensieri di tutti cominciavano a immaginare il mondo pieno di farfalle. E così si riempivan di felicità. Pensò che i suoi momenti di tristezza, di angoscia e di solitudine, le sue notti di veglia, non erano stati vani. La farfalla era nata anche dalle sue lacrime. Pensò che, per ricordare i suoi sforzi e perchè nessuno si ingannasse credendo che la bellezza non costasse fatica, avrebbe fatto in modo che le farfalle fossero delle brutte larve che in seguito si sarebbero trasformate nell'insetto più bello del Creato. Infine pensò che era vero ciò che aveva detto il suo amico cane: i sogni diventano realtà. Non smettere mai di sognare, non darsi mai per vinti: questo era il segreto. Odaer costruì il suo laboratorio con pareti fatte di frammenti di arcobaleno, in riva alla Pozza del Colibrì, e da quel momento lui e i suoi amici disegnarono migliaia e migliaia di farfalle.
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La Fabbrica delle farfalle è un racconto scritto per i bambini e per tutti gli esseri umani cha hanno saputo conservare un animo di bambino.
(Gioconda Belli, 1994)
.In rete
È PRIMAVERAA!!!!!!!!!!!
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