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venerdì 18 febbraio 2011

Evocazioni Africane


Il Re

Così mi raccontava il Viaggiatore Immobile: ''Nell' immensità delle terre africane asciutti indigeni percorrono incessantemente il mare d'erba della Savana. Solitari Viaggiatori la cui unica compagnia è animale. Animali delle specie più disparate osservano impassibili ogni singolo viandante umano''.

Meerkat

''Osservano quasi come per ricordarti di non disturbarli nè disturbare la quiete di quei luoghi, quell'equilibrio naturale che per millenni è rimasto incontaminato''. ''Quando l'uomo rompe l'armonia nella Savana, nella notte i Galagoni* piangono!'' (* Galagone: piccola scimmia africana che di notte emette suoni simili ai pianti di bambino)... ''Queti pescatori osservano assorti il pellicano che si alza in volo per avvertire dell'imminenza del pericolo...''

Ibis

''... Corrono i pachidermi quando si appresta sulle loro tracce il cacciatore d'avorio. Presto fiere zanne d'elefante saranno ridotte in bianche palline per giochi di biliardo di uomini facoltosi. L'equilibrio naturale è stato nuovamente violato! Per miglia e miglia si diffondono grida di pericolo tra le varie specie. Le grida dei sacri uccelli Ibis destano il solitario guerriero distogliendolo dalla caccia. Suonano i tamburi del villaggio, richiamano le genti alla festa per la fortunata caccia. Il facocero si compiace nel non possedere anch'egli le bramate zanne d'avorio''.

Mr. Facocero

Ricorda il Grande Evocatore, una frase è ricorrente in Africa: ''Uomo, non seguire l'azione dello struzzo quando per paura nascondi la testa nella terra. Al pari suo l'altra parte del tuo corpo sarà comunque visibile come lo saranno le tue maldestre azioni che distruggono l'equilibrio del creato. Cammina per il mondo conosciuto, segui il lento corso dei fiumi sacri dell'Africa, ti accorgerai di come le faccie di bronzo siano belle solo quali statue del Benin''... ''Simile ai segni che il tempo ha lasciato sulla  corteccia del vecchio Baobab sono le rughe sui volti dei vecchi africani al di là dell'etnia alla quale appartengono.


L' Africa ha inciso sui loro volti il ricordo di quelle terre, di quei colori, di quegli odori che ne fanno un continente unico, la culla dell' Umanità, quell' Eden, quel Paradiso perduto dove apparentemente splende sempre il sole e si vive prevalentemente seminudi. Primordiale terra dove la sopravvivenza degli esseri viventi è ardua ma dove tutti sono consapevoli che la vita quotidiana vada conquistata e vissuta. Africa, continente dove tutto è immenso. Dalle ricchezze e bellezze alle miserie e contraddizioni. Una grande terra dove i popoli, seppur vessati dall'ambiente circostante o da propri simili, trovano sempre una ragione per continuare a vivere.


Da: Sergio Toppi - Africane, Sulle Rotte Dell'Immaginario, 2010

giovedì 17 febbraio 2011

Il N.G.M. presenta ''El Sonido De México, Cancionero Popular''




TRACKLIST
                           
01 - SILVA GRACIANA LA NEGRA - El Cascabel
02 - LOS LOBOS - Flor De Huevo
03 - CONJUNTO JARDIN - La Bruja
04 - CHUCHUMBÉ- La Iguana
05 - TRÍO HUASTECO DEL PÁNUCO - La Llorona
06 - MARIACHI VARGAS DE TECALITLÁN - La Negra
07 - TRIO MARIMBEROS - Viva La Vida
08 - ZARAHUATO - Ella (Danzón) 
09 - LOS MAGAÑA - Peregrina
10 - AMPARO OCHOA & ENSEMBLE - La Prietita Clara
11 - LOS HERMANOS MOLINA - El Pajarillo Jilguero
12 - ABACÚM FERNÁNDEZ Y R. SOTO- Los Chiles Verdes



sabato 31 ottobre 2009

Foto d'epoca

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Disfarmer (Nonesuch, 2009), ultimo lavoro del chitarrista Bill Frisell , è una raccolta di pezzi ispirati alla vita e alle opere di Michael Disfarmer (1884-1959), un fotografo americano che ha documentato il sud rurale degli Stati Uniti prima della seconda guerra mondiale, con una particolare attenzione per gli abitanti di Heber Springs, cittadina dell’Arkansas. Si tratta di ritratti e paesaggi straordinari, in gran parte recuperati insieme a 3000 negativi e migliaia di dollari in contanti dopo la sua morte nel 1959 da Joe Albright, ingegnere in pensione che comprò il suo studio in città. Oggi le immagini di Disfarmer fanno parte della collezione fotografica del Museum of Modern Art e del Metropolitan di New York.

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Alcuni anni fa Chuck Helm, direttore del Wexner Center of the Arts commissionò a Bill Frisell un contributo musicale di sostegno alle immagini e il chitarrista di Baltimora partì per un affascinante viaggio alla ricerca di quel suono che oggi abbiamo il piacere di ascoltare in questo disco, tra brevi ritratti acustici e affreschi dal sapore antico. Disfarmer theme è un limpido valzer dal ritmo lento e gentile, con la chitarra di Frisell accompagnata dal violino e dalla pedal steel guitar, capace di rievocare la vita dei campi, la pesca, e le tradizioni familiari di Haber Spring.
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Accanto ai brani originali, Frisell propone anche delle cover, come i classici Lovesick blues e That's alright, mama. Ascoltatelo (song samples qui) sfogliando il bootleg che accompagna il CD e darete un senso compiuto a questo bel lavoro i recupero della tradizione, che finisce per essere quanto di più moderno possiate immaginare.
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A proposito di foto d'epoca: non pensiate solo a ritratti di famiglia e immagini ufficiali, dove tutti, in posa e con il vestito buono, trasmettono la solennità delle grandi occasioni e delle commemorazioni ufficiali.
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La conferma arriva anche da Black and WTF, un blog che raccoglie tutte le immagini in bianco e nero più assurde di un’epoca ormai lontana. Se è vero che nell’immaginario comune la fotografia in bianco e nero è sempre permeata da un alone di serietà e compostezza, è altresì vero che, come ai nostri tempi, anche in passato non mancavano i buontemponi, i creativi e gli strampalati che decidevano di farsi immortalare in situazioni divertenti e improbabili.

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Il blog ne è ulteriore conferma; surreali, insensate e molto spesso anche inquietanti, le foto in questione ritraggono donne in abiti impensabili, membri del Ku Klux Klan al parco dei divertimenti, bambini in compagnia di animali selvatici, marionette che fanno accapponare la pelle e squadre di basket naziste.

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Concludendo, visto che ci sono, non posso non segnalare Photo Verdeau, una galleria parigina, che raccoglie visibili anche on-line, splendide fotografie d'epoca e stampe originali che documentano soprattutto viaggi affascinanti dal sapore antico ed esotico. Le foto, catalogate per tema o aree geografiche, sono in vendita con un prezzo stabilito, ma si possono anche fare delle offerte, credo. In ogni caso fatevi un giretto, ne vale la pena.
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giovedì 1 ottobre 2009

Il miglior fotoperiodismo

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World Press Photo
mette in internet il suo intero archivio fotografico dal 1955.
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World Press Photo , i cui premi sono da considerarsi tra i massimi riconoscimenti del fotogiornalismo, da oggi, e in modo ufficiale, rende disponibile in rete il suo intero archivio fotografico che conta più di 10.000 istantanee scattate dal 1955, quando questa organizzazione non a scopo di lucro cominciò a riconoscere, attraverso i suoi premi, le migliori fotografie pubblicate dalla stampa di tutto il mondo. Da quel momento, World Press Photo ha assegnato 2500 premi a 1372 fotografi di 79 nazionalità.
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Il browsing (o motore di ricerca) che Word Press Photo ha messo a disposizione degli internauti permette di effettuare ricerche per anno di concorso, per tema, per impresa e soprattutto per nome e nazionalità dei fotografi. Nonostante i due anni che l'organizzazione hanno impiegato per ''partorire'' questo nuovo progetto, l'archivio è incompleto, e (ri)chiede la collaborazzione degli utenti per ampliare le informazioni o correggere eventuali errori: ''Per massimizzare il poteziale dell'archivio, tuttavia, abbiamo bisogno di aiuto. Rimangono molti buchi da coprire, come immagini perse e, in qualche raro caso, anche il nome del fotografo'' confessa Michiel Munneke, direttore dell'organizzazione.

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mercoledì 9 settembre 2009

Il fantasma di Francesca Woodman

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Il 19 gennaio del 1981, il disamore - dicono - scaraventò una giovane donna da una finestra del suo loft nell' East Village newyorkino. Quel giorno, con 22 anni, morì Francesca Woodman (Denver, Colorado, 1958-New York, 1981) e nacque la leggenda di una artista che, come una versione al femminile di Rimbaud, disse tutto quello che doveva dire in pochissimi anni.
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La sua morte precoce la trasformò in una figura di culto: fino ad ora sono state pubblicate o esibite solo 120 immagini di un' archivio, gelosamente custodito dal padre, che ne conta almeno 800. La galleria La Fábrica a Madrid (da dove scrivo) espone, dallo scorso 8 Settembre (fino al 17 Settembre), alcune di queste fotografie prese in un periodo di tempo compreso tra il 1976 e il 1980. Oltre a questo un video di 11 minuti mostra come l'artista prepara alcune delle sue fotografie. ''È un esempio del suo processo creativo'', spiega Efraín Bernal, il direttore della galleria.
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La Woodman morì solo tre anni dopo aver terminato i suoi studi nella scuola di disegno di Providence, Rhode Island, da dove poco dopo si trasferì a New York. Tuttavia sin dalla sua prima fotografia, un autoritratto che si fece all'età di 13 anni, nel 1972, in cui si ritraeva nascondendosi la faccia dietro i capelli, si distinguoni chiaramente i 'liniamenti' dello stile personale che esplorerà successivamente: la propria artista come soggetto, gli elementi sfuocati, lo sguardo interiore...
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Una parte della sua formazione artistica deriva dal fatto di essere nata in una famiglia di artisti. Suo padre, George, pittore e fotografo; sua madre Betty, ceramista; il fratello maggiore videoartista. A 16 anni Francesca arrivò per la prima volta in Italia dove visse con la famiglia per lunghi periodi di tempo. Quando nel 1977 ottenne una borsa di studio dalla scuola di Rhode Island per trasferirsi a studiare un anno a Roma, Francesca già parlava perfettamente l'italiano e l'Italia era praticamente la sua seconda casa.
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Le foto esposte nella galleria (La Fábrica Galería. Calle Alameda, 9, Madrid) mostrano un mondo di presenze invisibili dove la sua è l'assenza più clamorosa: nonostante sia presente come soggetto, sembra non esserci realmente. Il corpo nudo della Woodman, spiega il critico Chris Townsend nella monografia dell'artista, si trasforma magicamente in qualcos'altro: il supporto di un tavolo, un oggetto appeso alla parete, una visione che esce dal caminetto. La Woodman percorre come uno spettro la decadenza di scenari ai quali, come segnala Townsend, riesce a dare nuovi e distinti significati: ''Le macerie di uno studio o di un edificio abbandonato si fanno eteree o mistiche; un pezzo di carta dipinto si trasforma in ali di angelo; le pieghe di vecchi vestiti salvati e dati in beneficenza in antiche forme architettoniche''.
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In Rete
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giovedì 9 aprile 2009

Terribile! (appendix)

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La grande scossa, The big picture, lo splendido blog fotografico del Boston Globe, dedica una serie di fotografie straordinarie (ma terribili) al terremoto che ha colpito L'Aquila in questi giorni. Il mondo intero si sta mobilitando per offrire aiuti. Attraverso questa toccante galleria fotografica è possibile vivere, in 32 scatti, le drammatiche vicende che stanno passando i cittadini abruzzesi. Il disastro ha emozionato molto gli utenti internet e, forse per la prima volta in modo così massiccio, ha avuto una valenza più forte di ogni media tradizionale. Per vedere le foto qui.
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martedì 7 aprile 2009

Terribile!

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Persino il sonno adesso mi dispiace
perché il sonno produce il mio risveglio.
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Patrizia Cavalli
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