mercoledì 11 novembre 2009

Flaming Lips: Embryonic (Warner Bros)

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Esistono gruppi che, con il passare degli anni, devono rinnovarsi per evitare di diventare monotoni o parodia di se stessi e per sopravvivere agli scossoni e alle mode in seno alla musica contemporanea. Questo l'anno capito bene anche i componenti dei Flaming Lips che con ''Embryonic'' hanno realizzato il progetto più coraggioso dai tempi di Zaireeka. Nel nuovo disco del cuartetto di Oklahoma, composto da diciotto canzoni e pubblicato in un doppio cd, non c'è traccia di quella psichedelia giocherellona e mollacciona imperante in dischi come ''The Soft Bulletin'' o ''Yoshimi Battles the Pink Robots'' e nemmeno della luminosità che aveva caratterizzato At War with the Mystics. Al contrario: il gruppo capitanato da Wayne Coyne ha lasciato da parte la sontuosità dei lavori appena citati per passare a una sperimentazione cruda, pur senza abbandonare e rinunciare allo stile psichedelico, che lo identifica fin dali suoi inizi, a metà degli anni 80.
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Questa maratona di 70 minuti riflette su temi come la follia, l'isolamento e l'orrore, trasportandoli in una specie di opera rock implacabilmete paranoica che però non manca di momenti pop più leggeri. C'è quell'immediatezza ruvida che nei Flaming Lips non si sentiva dai primi anni 90 e che avevano caratterizzato dischi come ''Telepathic Surgery '', ''In A Priest Driven Ambulance'' o ''Hit To Death in the Future Head'', impiegando dosi massicce di chitarra (si, tornano alle chitarre distorte) e a una base ritmica spesso assordante: le uniche canzoni, tra le molte che compongono ''Embryonic'', che si possono considerare veramente ''accessibili'' sono "Silver Trembling hands", "If" e "I can be a frog". In particolare quest'ultimo brano è stato scelto come primo videoclip per l'ultimo lavoro del gruppo nordamericano e si avvale della presenza come ospite di Karen O (Yeah Yeah Yeahs!) che tinge il tema di meravigliosa ingenuità, dilettandosi a imitare i versi degli animali citati da Wayne, ridendo come un'adolescente attraverso la cornetta di un telefono.. Per quanto riguarda il resto del repertorio è caratterizzato, nella maggior parte dei casi, da strutture sonore ripetitive ("The Impulse", "Your Bats" "See the Leaves" o "The Sparrow Looks Up At the Machine"), con un suono potente e spesso funk, ma vicino al lo-fi (sembra meno trattato in sede di produzione, ma proprio per questo più autentico) e suona come se i musicisti avessero registrato tutti assieme dal vivo in una piccola stanza. I brani, molto intensi, guadagnano con gli ascolti ripetuti. Forse con il 2009 si è aperta una nuova fase nella carriera dei Flaming Lips, una delle formazioni più stravaganti e geniali della storia della musica.
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