venerdì 10 dicembre 2010

Highlife-a-go-go

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Arrivò dopo Palm-Wine e JuJu, ma prima di Afro-beat e Afro-funk. Gli ensemble che  la praticavano erano più meno corposi e potevano contare sugli assoli di intere sezioni fiati o parti di queste alternate al talento del chitarrista di turno, con le metriche di stampo caraibico a battere il tempo. ''Highlife'', così per la prima volta venne battezzata in Ghana negli anni Trenta la musica da ballo che sanciva l'incontro dei fiati delle bande militari con i vari idiomi tradizionali, a cui poco a poco si aggiunsero i suoni indolenti del calypso e, in un secondo momento quelli assorbiti da jazz - molto prima della storica visita di Louis Armstrong nel 1956 - funk e anche rock. Una lunga epoca d’oro nella regione del West Africa quella della musica highlife, stile diffusissimo soprattutto tra gli anni Sessanta e Ottanta - al punto da essere quasi standardizzato - ma che fù poi rimosso dal circuito internazionale, offuscato dalla musica della vicina Nigeria e dal soukous dell’area congolese. Certo un epilogo diverso rispetto alle lucide piste da ballo che il primo highlife sognava e prometteva, ma musica che in un modo o nell’altro ha rappresentato anche uno stile di vita, una filosofia a tutti gli effetti.
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I materiali che si trovano in questo senso sono per lo più di carattere antologico: da ''Ghana Popular Music 1931-1957'' (Arion, 2001) [pdf] a ''Highlife, The Rough Guide'' (World Music Network, 2003), da ''Ghana: Highlife And Other Popular Music'' (Nonesuch, 2002) a ''Vintage Palmwine Highlife Recorded in Ghana in the Bokoor Studios'' (Otrabanda, 2003) [reperibile in questo blog]. E  ancora: le raccolte dedicate a Kwabena Nyama: ''Sunday Monday. Ghana, Musique Du Vin De Palme'' (Buda, 2001); a King Bruce & The Black Beats: ''Golden Highlife Classics From The 1950’s and 1960’s'' (Retroafric, 1997) o al grande E. T. Mensah: ''All For You: Classic Highlife Recordings from the 1950s'' (Retroafric, 1993) [qui] e ''Day By Day'' (Retroafric, 2003) [qui]. Senza dimenticare i gioielli della solita  Soundway, della Vampisoul ecc. Siccome (fortunatamente) di tesori da (ri)scoprire ce ne sono ancora molti - e questa fino a qualche giorno fa non avevo mai avuto l'occasione di incontrarla -, mi premeva segnalare soprattutto ''Electric Highlife, Sessions from the Bokoor Studios'' (Naxos, 2002) [raggiungibile qui], una bellissima antologia che per contesto, periodo e (parzialmente anche) artisti coinvolti, fà il paio con ''The Guitar and Gun, Highlife Music From Ghana'' (Earthworks, 2003) [quì condivisa dal Giardino], con la celebre foto del sergente Yabuah in copertina, che in realtà è la ristampa di una classica raccolta di musica ghaniana originariamente pubblicata in due lp.
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Entrambe sono dedicate ai gruppi che transitarono nel mitico studio di campagna di John Collins, un musicologo e produttore bianco che ha messo a frutto secondo il suo gusto le proprietà terriere dei genitori. Il periodo a cui risalgono le registrazioni è compreso più o meno tra il 1982 e il 1985 e corrisponde al conflitto scatenatosi dopo la scesa in campo di Jerry Rawlings (e qui si potrebbe aprire una lunga parentesi storico-politica, non proprio di mia competenza). In ogni caso il Bokoor Music Studio, situato una decina di miglia fuori Accra, è venuto spesso a trovarsi sulla linea del fronte. In particolare nelle note di ''The Guitar And Gun'' Collins ricorda come questo fu fonte, in generale, di svariate avventure e disavventure. Curiosa anche la storia della copertina: sembra che i Super Kwahus di Osei Safo, un giorno in cui si stavano diregendo negli studios per alcune registrazioni, incontrarono casualmente a un posto di blocco il loro ex chitarrista, che nel frattempo si era arruolato nelle truppe di Rawlings. Lui accettò di rendersi utile, senza venir meno agli obblighi imposti dallo stato di servizio. Da quì il fucile in spalla e la chitarra in braccio immortalate nella foto. Tornando alla musica si tratta di due splendide antologie, brillantemente assortite, con uno spazio particolare riservato alle guitar band, ma anche alle dance band e alle rinnovate sfumature acustiche del cosiddetto cultural highlife di Accra dei primi anni Ottanta. 

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