venerdì 25 febbraio 2011

Il N.G.M. presenta ''Mare Nostrum: SS. Dei Naufragati''




TRACKLIST
                                  
01 - Lucilla Galeazzi - Sogna Fiore Mio 
da ''Lunario'' (CNI, 2001)
02 - A Filetta [Corsica] - L'Aria 
da ''Si Di Me'' (RFI Musique - Virgin, 2003) 
03 - Roberto De Simone & Media Ætas- Marinaresca 
da ''Li Turchi Viaggiano'' (Oriente M., 2003)
04 - Tancaruja - Isettande 
da ''Isettande'' (CNI, 2001)
05 - Ghetonia - Agapimu Fidela Protini 
da ''Terra E Sale'' (Anima Mundi, 2006)
06 - Enzo Avitabile - Ca Nun Mancasse Maje O Sole 
da ''Napoletana'' (Ethnosuoni, 2009)
07 - Roberto De Simone & Media Ætas- Soricillo 
da ''Li Turchi Viaggiano'' (Oriente M., 2003)
08 - A Filetta [Corsica] - Affrescu 
da ''Si Di Me'' (RFI Musique - Virgin, 2003) 
09 - Franca Masu - Veu Acorada (Sol Per A Tu) 
da ''Alguìmia'' (Aramusica, 2003)
10 - Daniele Sepe - Tarantella del Gargano 
da ''Viaggi Fuori Dai Paraggi'' (Il Manifesto, 1996)
11 - Vinicio Capossela - SS. Dei Naufragati 
da ''Ovunque Proteggi'' (Warner M., 2006)
12 - Lucilla Galeazzi - Ah, Vita Bella! 
da ''Stagioni'' (Buda Music, 2005)
13 - Uaragniaun - O Re Re 
da ''Skuarrajazz'' (Felmay Records, 2000)




        e venne dall’acqua, e venne dal sale
        la penitenza, dalla mano del mare
        il comandante avanza e niente si può fare
        vuole una morte, la vuole affrontare
        e lì l’'attandeva, dove il sole cala
        cala e non muore, e l’acqua non lo lava
        e il demone lo duole, sui banchi d’acqua
        stregati di olio e petrolio
        e il vento non alzava, e il mare imputridiva
        legati a un solo raggio, tutti presi in ostaggio
        avanzavamo lenti, senza ammutinamenti
        e il comandante pazzo, e avanza nel peccato
        e il demone ch’e suo, adesso vuole mio
        e brinda con il sangue all’odio ci convince,
        che se è sua la barca che vince, dev’essere la mia
        e gli occhi non videro, non videro la luce
        non videro la messe, che altri non l’'avesse
        e il cielo fece nero, e urlò la nube al cielo
        e s’affamò d’'abisso, che tutti ci prendesse
        Matri mia, salvezza prendimi nell’anima
        Matri mia, le ossa nell'’acqua
        anime bianche, anime salvate
        anime venite, anime addolorate
        che io abbia due soldi, due soldi sopra gli occhi
        due soldi per l'’onore, due monete in pegno
        per pagare il legno, la dura voga del traghettatore
        e vieni occhi di fluoro, vieni al tuo lavoro
        vieni spettro del tesoro
        la vela tende, il vento se la prende
        la vela cade, le remi allontanate
        e accese sui pennoni
        i fuochi fatui, i fuochi alati
        della Santissima dei Naufragati
        Matri mia, salvezza prendimi nell’'anima
        e il tempo stremava, l’'arsura ci cuoceva
        parlavamo alle vare e il silenzio dal mare
        e il legno cedeva all'’acqua suo pianto
        la vela cadde, la sete ci asciugò
        acqua, acqua, acqua in ogni dove
        e nemmeno una goccia, nemmeno una goccia da bere
        e gli uomini spegnevano, spegnevano il respiro
        spegnevano la voce, nel nome dell'’odio
        che tutti ci appagò, il cielo rigò di sbarre il suo portale
        il volto di fuoco, dentro imprigionò
        lo spettro vedemmo venire di lontano
        venire per ghermire, nero di dannazione
        vita in morte, vita in morte, quello era il suo nome
        Matri mia, salvezza prendimi nell’'anima
        Matri mia, salvezza prendimi ...
        questa è la ballata di chi si è preso il mare
        che lapide non abbia, ne ossa sulla sabbia
        ne polvere ritorni, ma bruci sui pennoni
        nei fuochi sacri, nei fuochi alati
        della Santissima dei Naufragati
        O Santissima dei Naufragati vieni a noi che siamo andati
        senza lacrime, senza gloria, vieni a noi, perdon, pietà...

giovedì 24 febbraio 2011

Da questa parte del mare



Le drammatiche notizie che giungono dall' altra parte del mare susseguendosi di ora in ora dovrebbero indurci a semplicissime riflessioni sui prospettici avvenimenti e su quelli che potrebbero essere i nuovi flussi migratori che inevitabilmente coinvolgeranno massicciamente (anche e soprattutto) le nostre splonde mediterranee, intensificando gli esodi degli ultimi giorni, mesi ed anni. Cosa fare allora? Come comportarsi in situazioni del genere? Certo le risposte non sono (e non possono essere) semplici e immediate, a maggior ragione quando si ha a che fare con governi nazionali (a dir poco) surreali che si prestano a baciamani ditattoriali (e quant'altro) e con amministrazioni europee assolutamente impreparate a gestire situazioni umanitarie di tale portata e/o sempre pronte a farne una questione di carattere economico. Quel che è certo è che l'Italia ha sempre trattato i suoi immigrati come una bomba sul punto di esplodere anzichè creare un sistema di integrazione per farli sentire a casa loro e magari trarre anche migliori profitti per il lavoro. Gli immigrati dovrebbero essere una fortuna immensa, un patrimonio invidiabile e non un limite o semplice ''carne da macello'' da sfruttare nel lavoro sommerso. Invece i governi italiani, cafoni e provinciali, non hanno mai saputo trattare lo ''straniero'' nel migliore dei modi e non hanno mai provato a gestire in maniera adeguata le situazioni di queste persone, facendo spesso del colore della pelle, della religione o quant'altro un motivo di attrito. E il nostro passato dove lo lasciamo? Cosa ci ha insegnato?: ''Eppure lo sapevamo anche noi, l'odore delle stive, l'amaro del partire. Lo sapevamo anche noi. E una lingua da disimparare, un'altra da imparare in fretta, prima della bicicletta. Lo sapevamo anche noi. E la nebbia di fiato alle vetrine, e il tiepido del pane, e l'onta di un rifiuto. Lo sapevamo anche noi, questo guardare muto'' ...


A sviscerare alcuni punti fondamentali che questo fenomeno presuppone (e torniamo alla musica) contribuì cinque anni fa anche un ispiratissimo Gianmaria Testa con un disco che per il momento può essere considerato (e non credo di sbaglaiarmi) la sua vetta discografica oltre che un lavoro sempre estremamente in linea con i tempi nei suoi contenuti: il magnifico concept ''Da Questa Parte Del Mare'' (Le Chant Du Monde, 2006). Undici gemme (raggiungibili quì) confezionate in modo elegante che parlano proprio di migrazioni moderne in maniera intelligente e intellettualmente onesta, dal punto vista dell'uomo che si trova da questa parte del mare, senza trita demagogia, riflettendo questa visione sulla controparte musicale e rifuggendo da facili esotismi world music; anzi, la direzione artistica affidata a Greg Cohen rende pienamente occidentale, ma di ampio respiro, la materia sonora, con il delinearsi ormai compiuto dell'impronta di Gianmaria Testa, lontano a questo punto dall'essere "un altro cantautore italiano", ormai padrone (e già oltre) dei mezzi che l'hanno accostato alla voce di un De Gregori o al crepuscolarismo jazzistico di Paolo Conte. Un disco dove al tessuto primigenio (la voce riccamente profonda e la chitarra di Gianmaria) si fondono partecipazioni strumentali intense tanto nelle strutture quanto negli assoli (dal clarinetto di Gabriele Mirabassi alle vibranti incursioni di Bill Frisell alla chitarra elettrica) e la multiformità espressiva supera l'autorefenzialità stessa del cantautorato italiano, modellandosi tuttavia in un'unitarietà che richiede attenti ascolti per rivelare, tra le ombre malinconiche che il tempo porta con se, tutta la sua ricchezza. Ricchezza strumentale, data dai colori dei molti musicisti a cui è stato dato spazio, ricchezza di sentimenti, dall'amore per chi si è lasciato indietro - "3/4" - al timore e all'amarezza dello sradicamento - "Seminatori di Grano", "Roc'' - al calore della vita che continua - "Al Mercato di Porta Palazzo" - anche tra fatiche e umiliazioni - "Ritals", "Miniera". Fino alla visione di casa - "La Nostra Città". Quel che sia, ma casa.