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giovedì 31 dicembre 2020

Brass Party!


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TRACKLIST

01 - Riot Jazz Brass Band - Life Of A Mouthpiece - Da (Riot Jazz Records, 2015)
02 - Soul Rebels Brass Band - Get Lucky - Da (Soul Rebel Music, 2013)
03 - High & Mighty Brass - Acid Washed Jeans - Da (High & Mighty Music, 2014)
04 - Mama Digdown's Brass Band - Voodoo Groove - Da (Mama Digdown's Music, 2015)
05 - Hot 8 Brass Band - Love Will Tear Us Apart - Da (Tru Thoughts, 2019)
06 - Lowdown Brass Band - Grind It Out - Da (LowDown Music, 2017)
07 - Copperhead Brass Band - Round Two - Da (Copperhead Music, 2019)
08 - Soul Rebels Brass Band - Sweet Dreams Are Made Of This - Da  (Rounder Records, 2011)
09 - No BS! Brass Band - Take On Me - Da (Electric Cowbell Records, 2011)
10 - Hypnotic Brass Ensemble - In The House - Da (Pheelco Entertainment, 2020)
11 - The Brassholes - You Dance - Da (The Brassholes Music, 2014)
12 - Breakdown Brass - The Horseman - Da (Mixto Music, 2016)
13 - Hot 8 Brass Band - Sexual Healing (Re-edit) - Da ''Vicennial'' (Tru Thoughts, 2015)
14 - Rebirth Brass Band - Do It Again - Da (Superjock Records, 2017)
15 - Breakdown Brass - Next Episode - Da (Mixto Music, 2019)
16 - Big Smoke Brass - I Want You Back - Da (Big Smoke Brass, 2018)
17 - Youngblood Brass Band - Electric Lady - Da (Layered Music, 2018)
18 - High & Mighty Brass - Be Thankful for What You Got - Da (High & Mighty Music, 2014)


lunedì 4 ottobre 2010

Quì New Orleans


DR. JOHN & THE LOWER 911
Tribal (429 Records / Proper, 2010)


Preghiere, sentimenti, rituali, mea culpa … I brani di ''Tribal'' (429 Records / Proper, 2010), il nuovo disco di Dr. John, non sembrano conformarsi a un album qualsiasi, sono un richiamo alla riflessione, messaggi basati sull’ottimismo, ma ispirati dai drammi umani di una città che vive la musica come poche: New Orleans. Collaudato dai The Lower 911, la band che lo supporta, questo illustre personaggio del R&B, tributa per l'ennesima volta l'amata Crescent City, e lo fa con 14 brani nuovi (due in più nella edizione in vinile) attraverso i quali riflette sulla situazione del suo paese e del mondo, richiamando le persone a lasciar da parte inganni, menzogne e ricatti allo scopo di favorire un reciproco sostegno utile per uscire dalle situazioni difficili. Gli ingredienti della musica sono invece sempre gli stessi, con le radici ben piantate nel blues, nel r&b, nel soul/funk, nel cajun e in generale nelle tradizioni folk di un territorio (la Louisiana) che lo ha visto nascere e dove Malcolm John Rebennack Jr. (questo il suo vero nome) si è formato come uomo e come musicista. Tre delle canzoni del disco sono state scritte a quattro mani da Dr John con l'amico Bobby Charles, scomparso all’inizio di questo 2010 e famoso per aver spinto uno stile chiamato Swamp Pop. Il disco è dedicato proprio a lui, mentre ''il viaggiatore della notte'' (il curioso personaggio creato da Rebennack negli anni 70, sparito dalla circolazione per un po', è riapparso dopo i tristi avvenimenti relazionati a Katrina) supportato dai The Lower 911 libera lo spirito attraverso le note del suo organo, dopo aver seppellito chissà quante strade e chissà quanti ricordi.



THE NEVILLE BROTHERS
Treacherous: A History Of The Neville Brothers 1955-1985 (Rhino)

dwl: disc1 & disc2 

I fratelli Neville possono essere considerati tra gli ambasciatori viaggianti della Crescent City, e sebbene i loro successi non siano mai saliti in cima alle classifiche di vendita, sono riusciti a portare in giro per il mondo gli umori, i colori, gli odori, l'estroversa follia di una città che ha visto la nascita del jazz, ha gioito per Jelly Roll Morton e Louis Armstrong, ha ballato con il jump-blues degli anni Quaranta, ha preceduto il rock'n'roll di Elvis Presley con autentici showmen come Professor Longhair, Fats Domino, Roy Brown ... Un bel record: paradossale quasi, se si pensa che una grandissima percentuale dell'american-music ha visto i natali nella città meno yankee d'America. The Big Easy, o meglio Crescent City (naturalmente stiamo parlando di New Orleans) è davvero (è sarà sempre a prescindere dai problemi degli ultimi anni) un porto di mare: bianchi, neri, contadini, mercanti, francesi, inglesi, ex canadesi (i cajun delle paludi), creoli, Africa e Caraibi, un carnevale indiano, il Mardi Gras, il blues, il funky, lo zydeco e il reggae. Da tanto casino una musica senza barriere, senza regole definite se non quella di un calore quasi sensuale e di una sensazione di selvaggia libertà.


L'avventura dei fratelli Neville comincia, una volta di più, in famiglia. Una famiglia che avrebbe trasformato in musicista anche il più stonato dei campanari. La mamma e lo zio avevano una compagnia di ballo, il padre cantava dappertutto (a letto, in giardino, in cantina, quando scaricava le navi, quando guidava i taxi). In casa la televisione (tutto questo lo lessi) aveva la stessa funzione di un quadro e non appena arrivavano amici e parenti, era subito un via vai di armoniche, chitarre, chucchiai usati come percussioni... Art è il primo a mettersi in luce. E' il 1954 e col gruppo degli Hawkettes canta e suona (il piano) una rumba boogie  divertente e piccante (''Mardi Grass Mambo''). Poi però si stancherà del mambo e si avvicinerà al rock'n'roll, sempre in maniera bizzarra (''Cha Dooky-Do'' e ''Zing Zing''). Aaron è invece, canoramente, il più dotato dei quattro. Una voce calda, sinuosa, soulin' al punto giusto, con l'inevitabile influenza del gospel e del soul di Sam Cooke (''Over You'', 1960 e ancora, nel tempo ''Tell It Like It Is'', ''I Love Her Too'', ''Where Is My Baby'', e soprattutto la splendida ''Hercules'' - video ascolto sotto - con un giro di basso da paura). Lo ''sbandato'' della famiglia  Neville è Charles. Impara il sax dal jazz e dal vaudeville, suona con Jimmy Reed e Little Walter (due grandi bluesman del sud) e poi si invola a New York, dove lavora prima ad Harlem e poi con Joey Dee (quello di ''Peppermint Twist''). Quando nel 1972 torna in Louisiana, fa i conti con le leggi dello stato: tre anni di galera per due joint di marijuana. Quando esce, assieme agli altri fratelli (del quarto, Cyril, si può leggere sotto) si unisce a Wild Tchoupitoulas, una tribù indiana der Mardi Gras, capitanata dallo zio George 'Big Chief' Laundry, insieme folcloristico di ritmi afro, reggae, superstizioni, richiami di voodoo, pittoreschi abbigliamenti, esistenze vagabonde.


Nonostante la prima uscita di uno dei Neville risalga al 1955, è solo nel 1978 che avviene l'ufficiale riunione dei quattro fratelli, e tre saranno gli LP (''The Neville Brothers'', ''Fiyo On The Bayou'' e il live ''Neville-Ization''- successivamente arriveranno altri dischi, tra i quali i bellissimi ''Yellow Moon'' e ''Brother's Keeper'', ma questa è un'altra storia -) che da quella data fisseranno quello street language che il titolo della doppia antologia ''Treacherous: A History Of The Neville Brothers 1955-1985'' (Rhino) simboleggia a meraviglia. In quest'anlbum si trova davvero di tutto, come in quei mercatini delle pulci di periferia: (oltre ai brani già citati fin quì) trovano spazio un pezzo di John Hiatt, ''Washable Ink'', bello e intenso; un'altro della coppia Leiber/Stoller, la famosissima ''Fever'' (in una versione live); poi ancora ''Sitting In Limbo'' di Jimmy Cliff, ''Fire On The Bayou'' (dall'omonimo album), calda e umida come una serata nelle paludi, la funkissima ''Fear, Hate, Envy, Jealousy'' e il finale pirotecnico di ''Amazin Grace'', ''Down By The Riverside'' e ''Amen'' stretti in un pezzo solo (live). 



Cyril è il più giovane dei fratelli Nevill. Professionalmente inizia giovanissimo (a 19 anni circa) e si svezza musicalmente prestando il proprio talendo a bands leggendarie di New Orleans come Art Neville, Soul Machine, Meters e (naturalmente) Neville Brothers. Abile percussionista e pianista Cyril può anche vantare tre decadi di carriera solista parallelamente alla quale, nel corso del tempo, forma alcune bands come Uptown Allstars, Tribe 13 o Endanngered Species Band, e collabora con moltissimi artisti, da Bob Dylan a Willie Nelson, da Jimmy Buffett allo stesso Dr.John ecc.


CYRILL NEVILLE
The Essential Cyril Neville (MC Rec., 2010)
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''The Essential Cyril Neville'' (MC Records, 2010) raccoglie materiale inciso da Cyril tra il 1994 e il 2007 e include brani prelevati dai suoi album solisti usciti per l’indipendente Endanngered Records, più altre cose che appartengono invece al lavoro con gli Uptown Allstars e con i Tribe 13. Scorrendo i brani, affianco al suo nome, spuntano quelli di alcuni fedelissimi come il chitarrista Charles Moore, il tastierista Norman Cesare, il batterista Willie Green, ma anche, in alcuni casi, quelli di ospiti prestigiosi come Allen Toussaint o Taji Mahal. Proprio quest'ultimo presta la voce all'unico brano dell'antologia precedentemente inedito: "Blues Is Here To Stay". Tra le altre traccie segnalerei invece: ''Tipitina'' (omaggio affettuoso al collega e leggenda di New Orleans, Professor Longhair), con un groove fluido, un arrangiamento jazz e un buon numero di cantanti in campo tra i quali spunta l’incredibile voce di Marva Wright; "New Orleans Cookin '' un r&b in chiaro stile Louisiana scritto con Allen Toussaint e prelevato dall’album omonimo; ''Funkaliscious'', un interessante fusione tra il funky dei Meters, il r&b dei Neville Brothers e i più moderni ritmi hip-hop. E ancora le due cover: una contagiosa ''Foxy Lady'' di Hendrix filtrata attraverso una buona dose di Crescent City's gumbo, ma anche una particolare ''The Times They Are A Changin''' di Dylan re-inventata dalla voce apassionata di Neville come un inno gospel. P.S.: Tutti i link nei commenti.

venerdì 1 ottobre 2010

Jungle Music


Personaggione incredibile l’australiano C. W. Stoneking. Dire che nella sua vita ne ha fatte e viste di tutti i colori non è affatto un esagerazione. Arriva in giovanissima età nella terra dei canguri con la famiglia proveniente dagli Stati Uniti e lì inizia presto a suonare blues per le strade di Melburne. Per un certo periodo vive anche con gli aborigeni e nel 1998, come se non bastasse, è superstite di un naufragio a largo della costa dell’Africa occidentale. Ispirata in parte da queste incredibili esperienze la sua esoticissima ''jungle music'' o ''Jungle Blues'' che poi è anche il titolo del suo ultimo album da poco pubblicato dalla King Hokum, rivisita e rinvigorisce il cosidetto pre-war blues, il jazz di New Orleans, l’hillbilly, il calypso (che da buon viaggiatore apprende direttamente a Trinidad) e in generale tutti i suoni degli anni 20 e 30. Accompagnandosi con la sua fedelissima chitarra National Reso-Phonic (o dal banjo) Stoneking cattura l’immaginazione con la sua voce lamentosa e nostalgica e con narrazioni vivaci.


Collaudato dalla stupefacente banda Primitive Horn Orchestra (tuba, trombone, cornetta, contrabasso e batteria) l’australiano snocciola i suoi Hokum (tecniche di intrattenimento musicale divertenti che si basano su monologhi e dialoghi incentrati sull’equivoco e su simpatici doppi sensi, ma anche sulle disavventure e le disgrazie della vita) e i suoi esotici Jungle che rimandano immediatamente a figure storiche come Cab Calloway (''Jungle Lullaby'' su tutte) con la musica che continua a gracchiare in sottofondo come se uscisse da qualche vecchia registrazione impolverata quanto la voce di Stoneking, tanto che verrebbe voglia di chiedersi tra lui e il blues chi dei due abbia trovato chi. Ma in fondo, a pensarci meglio che importanza può avere se sei bianco o se sei nero, se vivi in Australia o a New Orleans, se lo fai nel 1927 o nel 2010 quando ti chiami C.W. Stoneking e hai il blues nel sangue?


lunedì 5 aprile 2010

Black Pearls: New Orleans Funk


New Orleans Funk
The Original Sound of Funk Volume 1 & 2 (Soul Jazz, 2000-'08)




In sintesi: queste due antologie concentrano meravigliosamente il cuore pulsante del R&B e del Funk di New Orleans. I nomi che contano ci sono tutti (The Meters, The Explosions, Lee Dorsey, Eddie Bo, Huey 'Piano' Smith, Professor Longhhair, Aaron Neville, Allen Toussanit, Bo Dillis...) Tra i pezzi imprescindibili del catalogo Soul Jazz Records. Serve forse aggiungere altro?



venerdì 26 marzo 2010

Sweet Emma

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Sweet Emma, soprannominata ''campanellina'' perchè mentre suonava faveva muovere alcune campanelle che agganciava alla sua giarrettiera rossa, è nata, vissuta e morta nella stessa citta: New Orleans. E' stata leader della Preservation Hall Jazz Band con la quale si esibiva come pianista (e questo nonostante la sua mano sinistra fosse mezza paralizzata) e occasionalmente anche come cantante. Figura molto conosciuta e stimata nell'ambito jazzistico della propria città, il suo nome ha iniziato a circolare fuori dagli ambienti che gli erano più consueti solo intorno agli anni Sessanta e a un età già abbastanza avanzata (Emma era nata alla fine del secolo XIX). Di lei raccomando caldamente un disco uscito nel 1994 per l'etichetta Ojc, che non dev'essere neanche troppo ''mission impossibol'' trovare, ma di cui in rete per ora non v'è traccia, dal titolo ''New Orleans: The Living Legends'' (Rating Release Date Jan 1961 Recording Date Jan 25, 1961 Label Riverside/OJC Time 54:36 Type Compilation Genre Styles Blues New Orleans Jazz) e un'altro imperdibile capolavoro come ''Sweet Emma Barrett and Her New Orleans Music'' (Jazzology, 1993 - con brani del 1963-64 ... corredato di libretto) che invece vi propongo :
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SWEET EMMA BARRETT & HER N. O. MUSIC
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Download
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In entrambi i casi uno swing che suona molto attuale, fresco e ''allegro'' in puro, essenziale stile New Orleans, e carico di contagioso entusiasmo. Nei dischi vengono riuniti temi tradizionali e altri composti dalla stessa Emma. Tutti i musicisti sono molto raffinati, e fra questi vanno almeno citati Percy Humphrey alla tromba, il fratello Willie al clarinetto, Jim Robinson al trombone e, naturalmente la propria Emma, che qui sotto possiamo vedere all'opera (in questo caso sola) in un video-documento veramente straordinario. Da non perdere. P.S. Prendere al volo qualsiasi cosa a suo nome vi capiti per le mani, grazie.
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domenica 29 novembre 2009

Funerali: New Orleans



The Big Easy, la città dove la vita scorre tranquilla e tutto è più semplice. Così la giornalista Betty Guillaud ribattezzò New Orleans negli anni Settanta, per sottolineare la contrapposizione con la Big Apple, New York, snob e intellettuale. È nelle strade polverose di New Orleans che alla fine dell'Ottocento è nato il jazz. Un genere che rifletteva la variegata composizione razziale della città, che poteva contare su almeno tre religioni ufficiali: quella cattolica, dei francesi e degli spagnoli, quella protestante, degli inglesi, e l'animismo voodoo che praticavano i neri venuti dall'Africa e gli haitiani. New Orleans era dunque il luogo ideale per la nascita e lo svilupparsi di una nuova cultura musicale, fatta delle più tipiche espressioni africane mescolate con la tradizione europea.


Proprio la tradizione africana è alla base delle marce funebri che a New Orleans caratterizzano i funerali neri e talvolta quelli bianchi. Spesso conosciuti come jazz funerals, gli abitanti della città preferiscono chiamarli funerals with music, funerali con musica, perché il jazz non è l'unico genere musicale che li distingue. Si tratta piuttosto di un misto di jazz, gospel, soul e swing. Il rito è diviso in due parti: in un primo momento, mentre il feretro procede verso il cimitero, le brass band suonano seguendo un tempo molto lento; dopo essere arrivati al cimitero e aver sepolto il morto, le band si allontanano marciando a ritmo di tamburello, quindi comincia lo spettacolo: le band iniziano infatti a suonare ad un ritmo molto veloce gli stessi temi dell'andata, o altri pezzi di repertorio. Dietro si forma un corteo danzante, chiamato second line, che procede all'interno della città: spesso si formano delle folle enormi, che seguono il feretro per poter partecipare, al ritorno, alla marcia danzante.



Il Disco

DIRTY DOZEN BRASS BAND
Funeral For A Friend (Ropeadope/Rykodisc, 2004)


In Agente 007 - Vivi e lascia morire, il primo epidodio della serie interpretato da Roger Moore, si vede a un certo punto una banda di ottoni seguire una processione funebre suonando una melodia adeguatamente sobria, dolente. Salvo esplodere in una sfrenatamente ludica non appena girato l'angolo. La scena è esilarante ma, come giustamente osserva Leke Adewole, è il riflesso di una certa realtà piuttosto che una parodia, e chiunque abbia assistito, dal vivo o in qualche documentario, a un funerale a New Orleans lo sa. Nella città più meticcia e africana d'America, è con una festa che ci si congeda dai dipartiti. Pare dunque perfettamente appropiato che un gruppo che a tal punto rappresenta Crescent City da essersi visto intitolare dal municipio una giornata, abbia confezionato uno dei suoi dischi più memorabili (forse il migliore dall'omaggio al padre del jazz Jelly Roll Morton, Jelly, del 1992) celebrando un amico scomparso, Anthony ''Tuba Fats'' Lucen.



Omaggio più bello non avrebbero potuto inscenare. Si parte con il dolcissimo blues, che però presto si fa scoppiettante, di Just A Closer Walk With Thee e nei quaranta minuti che portano a una struggente Amazing Grace, unico momento in cui un filo di commozione infine si insinua, la festa non ha riposo, e ogni brano è la tappa di un percorso che della via crucis non ha nulla. Non sono i riti della morte a venire officiati qui, in un tripudio di fiati in cui occasionalmente si insinuano una chitarra o una fisarmonica, ma la gioia i vivere, non la paura di un Dio arcigno è cantata, ma la riconoscenza per un creatore generoso. Bellissimo.



domenica 25 ottobre 2009

Il Jazz in pillole: I Pionieri e le grandi città del Jazz

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JAZZ: LA STORIA DI UNA PAROLA
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La storia del jazz è anche la storia di una parola. Noi italiani abbiamo in genere un modo di pronunciarla (gèzz) che spesso stupisce gli americani egli inglesi, provocando strani equivoci; infatti, per questa parola abbiamo adottato la stessa pronuncia di cui gli anglosassoni si servono per parlare degli aerei a reazione : i jets. Jazz, infatti, si pronuncia "giàas", dizione da noi poco diffusa. Ma divagazioni a parte, che significa jazz? Sulle origini di questa parola non si hanno idee molto precise. Molti dicono che sia la correzzione del francese "Jaser" (far rumore, vociare), dato che a New Orleans dove nacque il jazz i francesi e i creoli d'origine francese erano e sono numerosissimi.
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New Orleans, 1900
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C'è invece chi dice che si tratti d'una derivazione dal nome di un suonatore dell' ottocento ormai quasi leggendario. Quel suonatore si chiamava Jess (o Jassbo) Brown. Per altri invece si tratta d'una espressione dialettale congolese che allude all'eccitazione sessuale. Qust'ultima interpretazione darebbe credito a coloro che vedono nel jazz soprattutto una musica dall'accento afrodisiaco. Padre O'Connor, autorevole studioso americano di jazz, naturalmente ha negato questo carattere orgiastico in una musica che a suo gudizio deriva, se pure indirettamente, dal Signore. Padre O'Connor, nell'affermare questo, alludeva evidentemente agli antichi canti popolari afroamericani d'ispirazione religiosa. Gli spirituals e le gospel songs hanno avuto senza dubbio una grande influenza sulla nascita del jazz. Gli spirituals, che furono in realtà dei veri e propri inni di battaglia, anticipano anzi quella che sarà una caratteristica costante (sul piano contenutistico) del primo jazz e del blues: un aspirazione alla libertà e un accorata protesta contro il "padrone" assunto come rappresentante di una classe o di un organizzazzione sfruttatrice.
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Un altro elemento che concorse all'articolazione del nuovo linguaggio musicale fu il trapianto di melodie popolari europee, soprattutto francesi, come marcette, quadriglie, polke e perfino valzer, cantate sui ritmi che gli schiavi neri avevano portato con loro dall'Africa. Ma è proprio tenendo presente questo connubio che l'interpretazione in chiave "oscena" del termine "jazz" può acquistare attendibilità. Questa musica, infatti, veniva suonata soprattutto nelle oltre 200 case di tolleranza di Storyville, il quartiere malfamato di New Orleans, dove avvenivano fatti ritenuti tanto orgiastici da indurre nel 1917 il comandante della guarnigione, su istruzioni pervenute dal dipartimento della marina, a ordinare la chiusura di tutti i locali e ad espellere dalla città 3000 prostitute e tutti i tenutari. Il rozzo militare, senza saperlo, aveva dato l'avvio alla diffusione del jazz per il mondo, perchè i musicisti, dopo il suo provvedimento, rimasero senza lavoro, e se ne andarono a cercare un' occupazione nel Nord, portando la nuova musica in tutti gli Stati Uniti da dove poi si diffuse un pò dovunque, tanto da superare i limiti del folklore musicale americano, ed assumere le proporzioni di un fenomeno che interessa la cultura e il costume di tutto il mondo.
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LE CITTA' DEL JAZZ: NEW ORLEANS, NEW YORK, CHICAGO
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L'esodo dei neri dalle campagne verso le maggiori città degli Stati Uniti ebbe come immediato risltato quello di aumentare considerevolmente la popolazione, e, con un processo più lento, di modificarne i costumi e la cultura. Si può affermare pertanto che il jazz, così come oggi lo concepiamo, nacque in seguito a questa forzata migrazione di grande portata storico-sociale. Tra le città che a questo riguardo rivestono un ruolo fondamentale vi fu, come detto e stradetto, New Orleans, sebbene sarebbe errato pensare che il primo jazz si diffuse soltanto li. Molti grandi musicisti sono infatti nati in altre città degli USA: Duke Ellington nacque a Washington, Fletcher Henderson a Cuthbert in Georgia, William Christopher Handy a Florence nell'Alabama...Tuttavia New Orleans diede i natali ai primi grandi solisti del jazz: Joe King Oliver, Louis Armstrong, Sidney Bechet e moltissimi altri, che, in una fase successiva si videro costretti ad emigrare in varie città statunitensi ma soprattutto a Chicago e a New York; queste due città ebbero il merito di diffondere e consacrare definitivamente in pochi anni il jazz come prima grande, originale espressione di musica americana.
Nei primi decenni del 1900 si affermarono il blues, lo stile New Orleans ad opera dei neri e lo stile Dixieland ad opera dei bianchi, che vissero a New Orleans a stretto contatto con i creatori della musica afroamericana. Inizierà così un lungo e costante scambio che influenzerà entrambe le culture: quella afroamericana sempre più "levigata" dai costumi, dalla logica costruttiva formale e dalla propensione melodica europea; quella europea sempre più conscia dell'assoluta novità del fresco e innovativo linguaggio ritmico-melodico afroamericano e della naturale pratica improvvisativa che sarà del jazz un aspetto fondamentale, anche se non l'unico. Importante anche sottolineare che gli scambi el e reciproche influenze tra le due culture in questo periodo e per lungo tempo non saranno mai alla pari. Una vera coscienza creativa e "istituita" del popolo afroamericano avverrà solo quando il razzismo e le discriminazioni razziali sfoceranno in gravi conflitti sociali e i neri sentiranno il bisogno di affermare se stessi come identità disgiunta dalla popolazione bianca.
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LA GRANDE DEPRESSIONE E KANSAS CITY
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La grande crisi del 1929 seguita al disastroso crollo della borsa di Wall Street mise in ginocchio l'economia americana. In pochi anni i disoccupati arrivarono alla cifra di 12 milioni. Nel 1932 venne eletto il presidente Roosevelt che iniziò un difficile e lungo percorso di interventi statali, il cosidetto New Deal, al fine di riportare il paese verso un economia stabile. Sempre nel 1932 le vendite dei dischi erano scese in picchiata passando dalle 104 milioni di copie vendute ai 6 milioni di copie. Da queste cifre spaventose si può comrendere quale triste destino e quali profondi cambiamenti dovettero subire la musica e i musicisti jazz del periodo. Alcuni grandi leader emigrarono in Europa, altri furono costretti a cambiare mestiere.
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A causa della grande crisi molti locali chiusero i battenti e i pochi rimasti davano lavoro a una stretta cerchia di irriducibili soprattutto musicisti bianchi provenienti da Chicago, che in questo periodo riuscirono a suonare e a registrare qualche produzione "commerciale" che poco aveva da spartire con l'hot jazz degli anni d'oro. Una eccezzione era rappresentata da un personaggio, John Hammond che promosse l'incisione di numerosi dischi destinati al mercato della Gran Bretagna e dell' Europa con i più grandi jazzisti che ancora operavano e soprattutto dalla scena di Kansas City. In perfetta controtendenza Kansas City si proiettò come un'altra grande città del jazz. Situata nel Missouri, in una buona posizione geografica, godette negli anni più bui degli Stati Uniti di uno splendido quanto singolare isolamento. Per certi versi la città ricordava la mitica e peccaminosa New Orleans con il suo quartiere a luci rosse, Storyville. Nei numerosi locali di Kansas City si gestivano i vari traffici leciti e illeciti: gioco d'azzardo, prostituzione, vendita di alcoolici, e si lasciavano i musicisti liberi di suonare la loro musica come meglio credevano.
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Esemplare in questo senso, è la ricostruzione effettuata dal film "Kansas City", appunto, girato da Robert Altman nel 1996, coadiuvato da grandi musicisti di jazz contemporaneo che hanno saputo ricostruire le sonorità e le libere improvvisazioni dei vecchi eroi.
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Le storiche jam sessions in città erano all'ordine del giorno e in particolare i duelli musicali denominati cutting contest ai quali partecipavano grandi musicisti che in seguito scriveranno le pagine più significative dello swing e del jazz classico: le orchestre di Bennie Moten e successivamente di Count Basie, entrambi stabili a Kansas City, Mary Lou Williams, Lester Young, Leon ''Chu'' Berry, Herschel Evans, Coleman Hawkins, Ben Webster e nell'ultimo periodo i giovanissimi Charlie Christian e Charlie Parker.
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UNA DISCOGRAFIA: I PIONIERI E LE GRANDI CITTA' DEL JAZZ
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Count Basie: Superchief [1936-40] (CBS)
Sidney Bechet: Sidney Bechet [1939] (Giants Of Jazz)Sidney Bechet: The Legendary S.B. [1932-41] (RCA Bluebird)
Bix Beiderbecke: Bix And Tram [1927] (CBS)
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Bix Beiderbecke: At The Jazz Band Ball [1924-28] (Asv Living Era)Fletcher Henderson: The Indispensable [1926-36] (RCA)
Earl Hines: Piano Man! [1927-41] (Asv Living Era)
Earl Hines: The Bob Thiele Sessions (RCA)
James 'Price' Johnson: Piano Solos [1921] (Joker)
James 'Price' Johnson: Snowy Morning Blues [1930-44] (Decca)

Jelly Roll Morton: Birth Of The Hot [1926-27] (Victor/RCA Bluebird)

Jelly Roll Morton: J.R.M. [1926-30] (JSP-5cd box)
Joe 'King' Oliver: Dippermouth Blues [1923-30] (Asv Living Era)

Bessie Smith: The Essential B.S. [1923-33] (Columbia/Legacy)
Art Tatum: The Genius Of Art Tatum (Pablo, 1953)

Art Tatum with Ben Webster: Tatum Group Mast. Vol.8 (Pablo, 1956)
Fats Waller: Piano Solos [1927-41] (RCA)
Lester Young: The Complete Aladdin Sessions [1945-48] (Blue Note)
Fats Waller: The Very Best Of F.W. [1926-40] (RCA)

mercoledì 1 aprile 2009

Elvis Perkins In Dearland: Elvis Pekins In Derland (XL Recordings)

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Esce per la XL Recordings l’omonimo album di Elvis Perkins In Dearland che si può considerare contemporaneamente come l’album di debutto per la nuova band (Elvis Perkins In Dearland) e il seguito dell’acclamato ''Ash Wednesday'', primo album solista del giovane cantautore americano Elvis Perkins uscito due anni fa, dove un senso di malinconia dilagante e quell'inesorabile rimuginare sul tema della morte la facevano da padrone. Questo nuovo disco mantiene in parte queste atmosfere fatte di situazioni private e di delicate meditazioni sul dolore, ma lo fa attraverso il soffio bandistico di un funerale in stile New Orleans.
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Ciò spiega l'uso di trombe, tromboni, clarinetti e ritmi da marching band che sbucano di tanto in tanto insieme al suono caldo di un organo vintage. Certo Dylan e i Jayhawks sono sempre dietro l'angolo, ma questo nulla toglie alla qualità compositiva del disco. Tra i miei brani preferiti segnalo la strepitosa ''I'll Be Arriving'' e l'iniziale ''Shampo'' (parte ed è già spettacolo!), pezzo sostenuto da chitarra e organo con contrappunti di armonica. Il testo, piuttosto onirico, cita un classico di Nina Simone (''Black is The Color of My True Love’s Hair'') dedicato a… una bottiglia di Shampo. Il balsamo, invece, è questo disco.
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Tracklist

01. Shampoo - 02. Hey
03. Hours Last Stand - 04. I Heard Your Voice in Dresden
05 Send My Fond Regards to Lonelyville - 06. I'll Be Arriving
07.Chains, Chains, Chains - 08. Doomsday
09. 123 Goodbye - 10 How's Forever Been Baby

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Elvis Perkins In Dearland (Official)
Elvis Perkins In Dearland (MySpace)
Elvis Perkins (Uk based Elvis Perkins Website
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