lunedì 7 marzo 2011

Il trovatore gaditano

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Javier Ruibal
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Da molto tempo volevo dedicare un post a questo fantastico musicista gaditano, che sicuramente meriterebbe maggiore notorietà anche tra i numerosi appassionati di viaggi musicali globali. Considerato come una sorta di paladino della trova andalusa con occhi ben puntati verso il colore di altre melodie di frontiera, Javier Ruibal de Flores Calero (El Puerto de Santa María, 1955) sorprese sin dal primo disco, al principio degli anni Ottanta, per la capacità di far convivere nelle sue canzoni arie flamenco, sonorità mediterranee e arabe, ma anche musica indiana, caraibica ecc; una produzione discografica concepita dall’ibridazione di diverse espressioni musicali all'insegna della multiculturalità, con leggera prevalenza per i toni arabo-andalusi, flamenco e jazz, conditi in alcuni casi anche da qualche spruzzatina rock e blues. Cultore di quella che è stata denominata música de autor, nelle sue canzoni Ruibal ha sempre dato molto spazio a temi di denuncia sociale,così come a piccole storie personali, narrate in modo da poter divertire o emozionare l’ascoltatore a seconda dei casi.
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Nei testi si nota una certa influenza della poesia spagnola, in particolare quella della generazione del 1927 (da García Lorca al concittadino Rafael Alberti), ma anche quella di poeti più recenti, mentre nelle sue storie trovano spazio luoghi e personaggi di tutti i tipi, siano essi reali o immaginari, credibili o incredibili: dal più esotico dei giardini orientali allo sporco asfalto cittadino; da marinai erranti e ''sradicati'' a regine d'Africa ..e poi lune a Tangeri, rose azzurre, ballerine turche ... a fare da sfondo; tutti figli del villaggio globale ricreato dalla penna e dalla sensibilità di Ruibal. Personalmente credo che uno degli aspetti più affascinanti della sua musica stia proprio nell'innata capacità autoriale e interpretativa di Ruibal, costruita soprattutto intorno a storie di personaggi secondari, dove però a prevalere sono sempre eleganza e buon gusto, caratteristiche che non mancano nemmeno al raccomandabilissimo ''Sahara'' (Riverboat, 2003) [lo potete recuperare quì], scelto come disco-vetrina per questo post e come uno dei lavori di riferimento per chi volesse accingersi nell'esplorazione della trentennale avventura discografica del musicista gaditano, meritatamente insignito nel 2007 con la ''Medalla de Andalucía'', uno dei riconosimenti più prestigiosi della sua carriera. 
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C'è anche da precisare che però, nonostante  i riconoscimenti e la stima che importanti colleghi nutrono nei suoi confronti, curiosamente Rubal non è profeta in patria, visto che (provincia di Cadice a parte), entro i confini nazionali non mi sembra goda (abbastanza) della notorietà che probabilmente si meriterebbe. Questo non ha certo impedito all’artista di essere frequentemente tra i protagonisti di prestigiose programmazioni nazionali e internazionali (festival, singoli concerti e quant'altro), dal Womad al Ronnie Scott di Londra, dal club Arta di Glasgow ai programmi della BBC. Dal lato personale, oltre ad aver avuto l'opportunità di scoprire ed apprezzare la musica di questo trovatore portuense - come gli piace definirsi - i lunghi periodi trascorsi al Puerto de Santa Maria e le numerosissime frequentazioni notturne nei locali della cittadina andalusa, mi hanno anche permesso di conoscere e stringere amicicia con suo figlio Javi (quì con la sorella Lucia), giovane batteristà che oltre a seguire progetti per conto proprio, suona nella band del padre, pronto a seguirlo nei suoi tour che, dal Giappone al Sud America, hanno condotto e conducono Ruibal in giro per il mondo, alla scoperta di luoghi esotici ed affascinanti in grado di (auto)alimentare ulteriori suggestioni da evocare attraverso le sue canzoni.
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