lunedì 11 aprile 2011

L'incantesimo di Kurt Vile

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Qualche anno fà un ragazzo di Filadelfia dai lunghi capelli, iniziò a preparare le sue speciali pozioni musicali, servendosi di ingredienti prelevati dal passato. Muovendo, mischiando e rimestando lentamente tali elementi nel vortice cailedoscopico del suo calderone, il giovane 'alchimista' è finalmente riuscito ad ottenere la bolla ideale, l'esatto punto di emulsione, l'elisir magico adatto a tutte le età. Quel giovane si chiama Kurt Vile e  ''Smoke Ring For My Halo'' è il suo quarto lavoro in solo, il secondo per la Matador dopo il bellissimo ''Childish Prodigy'' del 2009, altro ottimo esempio di notevole perspicacia nel proporre certi modelli classici (blues, rock, folk, psichedelia) adattandoli ai tempi senza mutilarli. ''Smoke Ring for My Halo'' rinnova l'incantesimo, confermando le doti non comuni di Vile. Supportato da John Agnello in sede di produzione (seconda citazione per lui nel giro di due post) il giovane musicista si concentra, in questo caso, su un suono più finemente chitarristico, senza però rinunciare alla atmosfere ipnotiche e leggermente venate di psichedeliche e alla capacita di scrivere canzoni con una finestra costantemente aperta sul passato, attraverso cui scivolano delicatamente echi di The Velvet Underground, Neil Young, Tom Petty, Yo La Tengo, Galaxie 500 ecc.
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Le sue canzoni si sviluppano attraverso riffs dolci, spruzzatine leggermente lisergiche e tenui filigrane vocali (più nitide rispetto al passato), che unite  alla grande capacità del musicista di Filadelfia di creare atmosfere, hanno magicamente evocato nella testa del sottoscritto lo spirito del grande Adrian Nicholas Godfrey, noto agli appassionati di musica con il nome di Nikky Sudden, musicista inglese scomparso cinque anni fa, che andrebbe ricordato (molto più spesso) sia in virtù dei suoi magnifici (capo)lavori come leader degli Swell Maps, (straordinaria band di post-punk a cavallo tra anni Settanta e Ottantadi di cui fu cofondatore), ma anche in virtù di qualche ottimo album a suo nome e/o assieme ai Jacobites.
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Ritornando a ''Smoke Ring for My Halo'', resta la sostanza di un disco in grado di far parlare voci anche lontane, ma sempre presenti. Non un capolavoro (di quanti album si può dire oggi?) ma sicuramente un  gioiellino che rientra in quella categoria di dischi necessari come l'aria e in grado di soddisfare palati vecchi e nuovi.
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