domenica 25 ottobre 2009

Il Jazz in pillole: Anni '60, non solo Free

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Sin dagli inizi degli anni Sessanta, molti musicisti assumono un atteggiamento radicalmente diverso rispetto al free jazz. Lungi dal vedere nella tecnica un ostacolo alla spontaneità, la considerano strumento adatto a esaltare universi che esprimano la loro sensibilità: piuttosto che respingerla, preferiscono assimilarla e acquistarne il controllo. Così, il jazz amplia i suoi orizzonti aprendosi agli influssi provenienti da ogni parte del mondo: rock, soul, musica classica, musiche popolari...
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ANNI SESSANTA: NON SOLO FREE

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Gli anni sessanta rappresentarono per la musica jazz l'affermazione della corrente denominata free jazz. Molti musicisti furono consapevoli che con questo traguardo il jazz aveva compiuto la sua evoluzione, al pari di quanto accaduto con la dodecafonia per la musica colta nei primi del 900. Ben presto, e parallelamente, quindi i jazzisti cercarono altre strade nelle quali fondere in modo più orecchiabile e talvolta più commerciale (nel senso buono) svariate componenti del linguaggio non solo afroamericano. Soul jazz e latin jazz come una sorta di ideale prosecuzione del filone cool. Bossa nova e jazz samba mescolarono ritmi e melodie brasiliane con tipiche armonie jazzistiche e in questi anni riscosse un grande successo il ritorno di sassofonisti come Stan Getz (celebre la collaborazzione con Joao Gilberto), Coleman Hawkins , Sonny Rollins... Le composizioni di Antonio Carlos Jobin come la "Garota de Ipanema", "Desafinado"...vendettero milioni di dischi attraverso le numerose versioni dei jazzmen e delle cantanti, da Ella Fitzgerald a Sarah Vaughan. Nel 1963 il pianista Horace Silver analogamente fuse elementi afroamericani a ritmiche funky e latine, raggiungendo un grande successo con lo storico "Song For My Father".
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Miles Davis dopo aver sfiorato il free con il suo grande quintetto (Herbie Hancock al piano, Wayne Shorter al sassofono, Ron Carter al contrabbasso, Tony Williams alla batteria), alla fine degli anni Sessanta iniziò la svolta elettrica rock-jazz dove l'improvvisazione è molto libera ma sempre supportata dalla costante sezione ritmica che pulsa a suon di funky, soul e rock. Continuavano con grande successo le ormai classicissime orchestre di Count Basie, Duke Ellington, Woody Herman alle quali si affiancavano le nuove formazioni di Gil Evans e George Russell, avanzando il linguaggio orchestrale attraverso nuove concezioni armoniche e compositive sempre influenzate dai molteplici linguaggi di diversa natura, ora colta, ora popolare (rock, jazz, fusion). George Russell in questo senso scrisse un libro di armonia intitolato "Il concetto cromatico lidio di organizzazione tonale" attuandolo nella composizione e negli arrangiamenti. Questo sistema armonico gli permise di distinguersi per la scelta melodica e polifonica, e di raggiungere un notevole equilibrio tra composizione scritta e improvvisazione, influenzando e fornendo un grande contributo alla teoria musicale nel mondo del jazz. Complementariamente a Russell, Gil Evans dal 1960 intraprende radicali cambiamenti negli arrangiamenti per i suoi vari organici orchestrali lasciando ampio spazio ai suoi esecutori e favorendo una sorta di composizione istantanea. Infine il pianista Bill Evans ispirandosi al jazz modale di cui fu uno dei protagonisti nel famoso "Kind Of Blue" di Miles Davis, rivisitò i tradizionali standard del passato, ne ricompose altri e ampliò ulteriormente il jazz classico attraverso l'uso della melodia in sintesi con lo swing più elegante e puro. Con il suo trio (Scott LaFaro al contrabbasso e Paul Motian alla batteria) portò all'apice le possibilità interattive della formazione con scelte melodiche, ritmiche e armoniche di alta caratura artistica. Il suo pianismo, elegante e complesso, profondamente influenzato dalla musica classica di fine '800, primi '900 come Debussy e Ravel, continuerà ed evolverà le strade maestre del cool jazz influenzando i sucessivi e contemporanei pianisti come, per esempio, Keith Jarrett, Chick Corea, Paul Bley, Herbie Hancock.
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UNA DISCOGRAFIA GENERICA ANNI SESSANTA(La discografia esclude molti nomi e dischi fondamentali perchè sono stati inseriti nella discografia principale... ''50 autori per una discografia raccomandata, sopra)
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