mercoledì 29 settembre 2010

Deerhunter e la formula magica

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Ci sono due caratteristiche che ammiro in particolar modo di Bradford Cox come artista: una è la sua capacità di non ripetersi, l’altra quella di innovare a prescindere dallo spettro musicale, anche quando questo non suona del tutto nuovo. Succede anche in ''Halcyon Digest'' (4AD, 2010), il nuovo disco dei Deerhunter (con gli Atlas Sound la creatura più famosa di Cox), probabilmente il più naturale, spontaneo e personale tra tutti i lavori realizzati dall'artista fino ad ora. Se per esempio per la realizzazione delle undici tracce di ''Logos'' (Atlas Sound) Bradford si era chiuso nella sua stanza passando al pc tutti i brani precedentemente composti per sperimentare, tra le varie combinazioni sonore, quella che più si avvicinava alla resa che si era precedentemente prefissato o immaginato, in ''Halcyon Digest'' Cox rinuncia quasi completamente a questo tipo di sperimentazioni per cercare invece un suono molto più naturale e sciolto, quasi come se i pezzi fossero stati scritti fin dall’inizio per suonare (già perfetti nella loro immediatezza) esattamente così come li ascoltiamo nel disco. Da queste canzoni traspaiono onestà e naturalezza a servizio di uno stile mai così retrò e ''dolcemente'' in contrasto con alcuni aspetti dei suoi precedenti lavori. Anche le influenze musicali (dirette o indirette), mai così presenti/evidenti come in ''Halcyon Digest'', appaiano ora immediatamente chiare (Velvet Underground, Neil Young, il glam di Marc Bolan…). Tuttavia Bradford (e in questo è molto abile) esce da qualsiasi possibilità di cadere in una zona di ‘’confort’’ troppo ripetitivo, soprattutto grazie alla resa originalissima e quel tocco unico con cui riesce a far suonare gli strumenti (il banjo di ''Revival'', l’arpa di ''He Would Have Laughed'', l’assolo di sax di ''Coronado'' …). Non so se ''Halcyon Digest'' si possa considerare il miglior lavoro di cox (personalmente credo di si, ma) questa resta pur sempre una personalissima questione di gusti. Quello che invece è sicuro è che si tratta del suo prodotto più accessibile. Come Antony and the Johnsons, gli Arcade Five o gli Animal Collective anche gli Deerhunter sembrano aver fatto tesoro della formula magica del miglior pop dei nostril giorni: aspetto inquietante, suono affascinante, e una forte capacità espressiva, tutte componenti che si allineano miracolosamente nella congiunzione astrale di questo ottimo lavoro, nuovo passo di un percorso che sta portando il gruppo di Atlanta al raggiungimento di un nuovo paradigma indie.
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