lunedì 20 settembre 2010

ChapeauLô

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Il senegalese Cheikh Lô è uno spirito libero i cui viaggi musicali lo hanno portato ad assorbire negli anni stili e culture da ogni parte del pianeta. Con la sua profonda spiritualità Lô ha assorbito e combinato tutte queste influenze in un suono molto personale. L'artista ha dedicato tutta la sua vita e la sua musica a Baye Fall, sorta di variante senegalese dell'Islam che rende culto al suo fondatore Cheikh Ibra Fall. Una caratteristica di questo culto sono i dreadlocks (lunghe trecce stile rasta) e vestiti fatti con ritagli colorati.
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Lô nacque nel 1955 nella piccola città di Bobo Dioulasso nel Burkina Faso, non molto lontano dalla frontiera con il Mali, da genitori senegalesi. Crebbe parlando la lingua bambara (Mali) il wolof (del Senegal) e il francese. Abbandonò la scuola molto giovane per coltivare le sue passioni musicali e passava moltissime ore a suonare la chitarra e la batteria oltre ad altri strumenti che normalmente gli venivano prestati. Durante l'adolescenza iniziò ad ascoltare musica di distinti generi, soprattutto rumba congolese che a quell'epoca era molto popolare in tutto il continente e che era una derivazione del son cubano. Negli anni Cinquanta la musica cubana era di gran moda in tutta l'Africa occidentale, e quando i suoi fratelli maggiori mettevano e ballavano i loro 78 giri, il giovane Cheikh, anche senza capire una sola parola (molti di quei brani erano in spagnolo), aveva imparato ad imitare alla perfezione i testi di quelle canzoni. Con ventun'anni Lô iniziò a suonare le percussioni con l'Orchestra Volta Jazz a Bobo Dioulasso, la seconda città del Burkina Faso. L'Orchestra si dedicava a suonare e coverizzare ogni tipo di brani di successo della musica africana. Nel 1970 si trasferì a Dakar dove iniziò a suonare la batteria per il conosciuto artista Ouza.

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Nel 1984 iniziò a far parte della band dell'Hotel Savana, anche in questo caso suonando la batteria, ma anche cantando un repertorio internazionale. Nel 1985 arrivò in Francia, a Parigi, dove trascorse un paio di anni a fare esperienza come session-man. Nuovamente in Senegal provò a ritornare al suo vecchio lavoro all'Hotel Savana, dove gli fecere intendere (anche a causa dei dreadlocks che erano già molto lunghi e degli abiti non proprio adatti alla situazione) di non essere completamente benvenuto. A quel punto Lô decise di cercare qualcuno che lo aiutasse a produrre la sua propria musica. L'incontro con Youssou N'Dour fu miracoloso e la star senegalese scoprì nella voce di Lô ''un viaggio che attraversa Mali, Niger e Burkina ...''. La prima cassetta del musicista risale al 1990 e si chiamava ''Doxandeme'' (Immigrante). Quel nastro ebbe un discreto seguito e Lô iniziò ad acquisire una certa reputazione come nuova figura da tenere in considerazione nell'ambito della musica senegalese. Nel 1995, grazie anche all'aiuto di Youssou N'Dour, Cheickh entrò a registrare in uno studio in condizione.
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''Ne La Thiass'' (1996), il suo primo disco, uscì per l'etichetta personale di N'Dour è fu un successo immediato, tanto che la World Circuit lo pubblicò per il mercato internazionale. Nel 1997 Lô realizzò anche il suo primo tour europeo con grande accoglienza da parte del pubblico. Lo stesso anno fu nominato artista rivelazione ai premi Kora in Sudafrica. Nel 1998 arrivò negli Stati Uniti come parte dell'Africa Fete mentre nel 1999 ricevette il prestigioso ''Ordre National de Merite de Leon'' direttamente dal presidente del Senegal.
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Il secondo lavoro, ''Baba Gueej'' (World Circuit, 1999), fu coprodotto da N'Dour e Nick Gold. Il disco esplorava nuovi territori sonori con gli arrangiamenti fiatistici di Pee Wee Ellis (che tornerà a collaborare con Cheickh Lô anche nei suoi dischi successivi) e una influenza spiccatamente cubana grazie all'apporto e alle collaborazioni della sezzione di trombe degli Afro-Cuban All Stars e del flautista dell' Orquesta Aragon, Richard Egues. Nel disco trovò spazio anche un duetto con la diva del Mali Oumou Sangaré.
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All'inizio del 2003 Cheickh realizzò numerosi concerti, soprattutto in ambiti festivalieri come il WOMAD, che lo portarono in Australia e Nuova Zelanda con esiti sempre più che positivi di pubblico e critica . Assieme ad altri influenti artisti della cosidetta world music, collaborò poi a uno dei dischi ''benefit'' della serie ''Red Hot And Riot'' coverizzando brani di Fela Kuti che Lô celebrò anche in un altra occasione quando nell'ottobre del 2004 al Barbican di Londra si esibì con altri artisti (tra i quali anche lo stesso figlio di Kuti, Femi), per omaggiare l'opera del leggendario musicista nigeriano.
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Il 2004 fu un anno molto produttivo per Cheickh Lô che, attività concertistica a parte, iniziò a lavorare al suo terzo disco, ''Lamp Fall'' (che uscì sempre su World Circuit l'anno successivo) e che lo porterà da Dakar a Londra e successivamente a Bahia (Lo proprio in quel periodo si innamorò dei suoni e dei ritmi brasiliani) per integrare la produzione di Nick Gold con quella dell'acclamato produttore Ale Siqueira (Tribalistas, Omara Portuondo). Il risultato fu un disco dal leggero accento contemporaneo con stili e influenze distinti ma senza rinunciare alla solita profonda spiritualità che costituisce l'essenza di tutti i suoi lavori ed è il dna del musicista. Laddove il messaggio era profondo il suono era un innegabile upbeat, giocato su una ricchezza di colori e sfumature simili a quelle dei ritagli di tela che compongono i suoi abiti.
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Nell'ultimo nuovissimo album, ''Jamm'' i ritmi del mbalax senegalese, contagiosamente funky, danno alla musica una sottile inclinazione panafricana, con elementi di highlife, afrobeat e rumba congolese. I tocchi più ecclettici prendono forma dal basso sottoforma di leggere cadenze reggae, di swing afro-cubani e, in qualche caso, di chitarrine surf deliziosamente strane, coronate dall'inconfondibile voce agridolce di Lo. Nonostante la stupefacente varietà, il disco ha radici sonore ben salde e si basa su alcuni demo registrati precedentemente nel cortile della casa dell'amico fraterno e bassista Thierno Sarr. L'immediatezza, la passione e l'intimità di queste registrazioni casalinghe furono tali che Lo decise di usarle come colonna vertebrale dell'album. Le armonie vocali e le chitarre acustiche originali sono cresciute grazie all'apporto di chitarra elettrica, di batteria, di basso, di sax e delle percussioni dei componenti della sua band e completate a Londra con l'aggiunta di arrangiamenti di alcuni vecchi amici come Tony Allen (batteria) e Pee Wee Ellis (sax).
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Se i contenuti musicali di ''Jamm'' sono vari, le lingue impiegate non sono meno. Per esempio nella pacifista ''Conia'' (mix di guajira cubana, reggae, funk e mbalax), Lô canta in Jula (un dialetto del suo natale Burkina Faso) e in wolof . ''Il N'est Jamais Trop Tard'', con le sue cadenze highlife e le chitarre surf è una cover per nostalgici dei guineani Bembeya Jazz a cui adatta un commento riguardo l'emigrazione africana.'' Seyni'' (prima canzone che un giovanissimo Lô cantò davanti a un pubblico negli anni Sessanta), in wolof e spagnolo è un tributo tanto a Laba Sosseh, grande cantante senegalese dell 'afro-rumba, quanto a Abelardo Barroso, icona cubana del canto. ''Bourama'', il brano che apre il disco è un afrobeat scritto a due mani con il solito Pee Wee Ellis, mentre ''Warico'' che lo chiude è un'altra cover, un successo di Sr. Amadou Balake del Burkina Faso che ridicolizza il materialismo. E ancora ''Dieuf Dieul'', mbalax con testo Baye Fall di elogio a Dio e ''Sankara'' attacco alla corruzzione e sentito omaggio acustico ''all'ultimo Presidente'' del Burkina Faso, Thomas Sankara. Come minimo uno dei dischi africani dell'anno. ChapeauLô! (8)
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2 commenti:

  1. Grazie infinite, questa retrospettiva su Cheikh mi serviva assai! L'ultimo mi piace mucho :)

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