giovedì 23 settembre 2010

Paesaggi trasformati in musica

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Persone e paesaggi trasformati in musica, racconti, sentimenti e ritratti che emergono dal contatto delle dita con l'opaco nylon delle corde e fanno tremare il legno impolverato del manico della chitarra. Voci accoglienti e espressive che come ossigeno si fondono con l'aria. L'avanguardia che coincide con il classicismo e il barocco che si intreccia con il folk. In quel luogo caldo dove la musica è il risultato dell'ispirazione umana, dove la ragione nuda alimenta la riflessione e gentilmente riconforta l'anima. ''Admiral Fell Promises'' (Caldo Verde Records, 2010) invade passivamente i sensi, i pensieri e il cuore. Un album impressionante che ci restituisce un Mark Kozelek più Kozelek che Sun Kil Moon (soprattutto considerando le smisurate e capricciose divagazioni chitarristiche di larga durata - tediose in alcune fasi - del precedente ''April''), interamente composto e interpretato con chitarra spagnola, particolare importante perchè riguarda non solo il suono delle canzoni, ma anche la struttura e lo sviluppo delle stesse. Sicuramente siamo di fronte all'opera più tecnica e virtuosistica del nordamericano e questo si riflette nella presenza di numerosi giochi con la sei corde che incide profondamente nell'aspetto emotivo delle composizioni. L'ex Red House Painters suona bene. Tutto è nelle mani di un solo strumento in un gioco di pause e di emozioni notturne. Sembra una manifestazione di depurazione espressiva dove chitarra e voce acquistano lo stesso protagonismo e la stessa rilevanza delle canzoni, scansando in un colpo solo tutto quello che ostacola o devia l'attenzione. L'eleventa attenzione che il disco esige con l'ascoltatore provocherà divergenze d'opinione, ma anche con il vento contro credo sarà difficile che quest'anno possano uscire molti concorrenti di questo livello nell'ambito della canzone d'autore indie.
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