giovedì 7 ottobre 2010

African Pearls: Bako, la memoria di una cultura vernacolare

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Se di lei si erano già occupati impeccabilmente e esaustivamente (come sempre) dalle parti di TP Africa (qui e qui), è altrettanto certo che tornare a dare spazio e visibilità ad artisti non  troppo conosciuti (ma dalla qualità indiscutibile) come Bako Dagnon, non è mai troppo. La musica di Bako è fatta a sua immagine: semplice, vera, generosa. Nata a N’Goloblladij, piccolo villaggio della regione di Kita, in Mali, poco lontano dalla frontiera con la Guinea, Bako è cresciuta nello spirito griot mandingo. E’ una delle poche artiste a tenere in vita una tradizione secolare, grazie ai racconti dei genitori e dei nonni, che a loro volta li hanno ascoltati, per chissà quante generazioni, dai suoi avi. Reclutata già dagli anni Settanta dal ministero per la gioventù e lo sport, in cerca di persone che conoscessero e fossero in grado di riprodurre la musica tradizionale, Bako ha collaborato per tre anni (e altrettanti album) con l’Ensemble instrumental du Mali. Una cosa che in seguito ha rimpianto, soprattutto per l'assenza di testi (a lei tanto cari), che raccontavano l’epopea mandinga e le gesta del guerriero Dah Monzon
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Ma era molto giovane, non aveva ancora affrontato il problema delle sue radici come invece avrebbe fatto in seguito, arrivando a mettere insieme una conoscenza pressoché enciclopedica della cultura e della storia della sua gente. Bako è la memoria vivente di una cultura vernacolare costruita nei secoli da musicisti e poeti. Finalmente nel 2007, dopo una quarantina d’anni di carriera, Dagnon è arrivata a pubblicare ''Titati'' (Discograph/Syllart) [ascolta], il suo primo album da solista, a cui ha dato un seguito, quasi un anno f,a con l'altrettanto splendido ''Sidiba'' (Discograph/Syllart). Prodotti in modo impeccabile, questi due bellissimi dischi sono quasi esclusivamente acustici e la cantante, grazie ad un’eleganza innata, ha rinnovato la tradizione lirica maliana. Poche parole cantate con i piedi ben piantati sulla terra del suo paese, un paese le cui risorse e qualità musicali non finiranno mai di stupirci.
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