martedì 19 ottobre 2010

Mademoiselle Marseille

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MOUSSOU T E LEI JOVENTS
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Si arricchisce di un uovo capitolo la discografia degli chansonnier occitani Moussu T e lei Jovents, da poco tornati con il nuovo lavoro ''Putan De Cançon'' ( Manivette, 2010). Il disco riconferma la forza espressiva del bellissimo ''Home Sweet Home'', uscito un paio di anni fa (ne parlai qui), anzi, se possibile cerca di allargarne l’orizzonte aggiungendo qualche piccolo elemento nuovo al solito mix di chanson marsigliese e cultura occitana con influenze blues, caraibiche, brasiliane, cajun, umori provenzali ecc. Anche in questo caso la materia è semplice, eppure mai banale, con una cura dei dettagli minuziosa e una prospettiva acustica che conferisce grande eleganza al tutto, grazie al solito, prezioso, apporto strumentale della chitarra e del banjo di Jovent Stéphane Attard detto ''Blu''. Un’altro splendido viaggio nelle tradizioni, senza aver paura dell’incontro, aperti al mondo e pronti a ricevere dal mondo, in piena tradizione portuale, soprattutto quella del vecchio quartiere dei cantieri navali di La Ciotat viciono a Marsiglia, e città d’origine di Moussu T, (al secolo Francois Ridel, altrimenti detto ''Tatou''). Moussu T e lei Jovents insistono nell’evocazione e nella rielaborazione della memoria, e sin dal loro esordio una delle cose che ha attirato l’attenzione su di loro è stato proprio il ricordo della città di Marsiglia. ''Mademoiselle Marseille'' (Le Chant Du Monde, 2005) era infatti una vivace raccolta di canzoni che raccontavano (al solito in francese e in occitano, l’antica langue d’oc del sud della Francia) la vita ai tempi in cui la città era il più grande porto francese del Mediterraneo.
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Moussu T e lei Jovents: Mademoiselle Marseille (2010)
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L’impiego della lingua e della cultura occitana per Moussu T non è certo una novità. Già all’inizio degli anni Novanta la band precedente di Tatou, i Massilia Sound System, costituiva il gruppo di punta della ''nuova onda occitana'' assieme ai Fabulous Trobadors, una band di Tolosa capitanata da Claude Sicre. Ma mentre Sicre amava mischiare la propria musica con lo stile delle canzoni del nordest brasiliano e all’hip-hop, i Massilia Sound System avevano invece optato per la Giamaica, riconoscendo un’affinità con i sentimenti dei ragga toasters, arrivando adirittura alla definizione di troubamuffin. Un elemento formativo per il nuovo gruppo fù invece la scoperta del romanzo ''Banjo'' dello scrittore e attivista culturale giamaicano-americano Claude McKay, che narra le avventure di una ciurma di caraibici ed africano-americani negli anni Venti, all’interno del vieux port di Marsiglia dalle luci rosseggianti. Banjo è stata la conferma del miscuglio multietnico che stà alla base della ricetta dei Moussu T e lei Jovents.
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''Mademoiselle Marseille'', ha impiegato un anno per raggiungere il pubblico europeo della world music, soprattutto attraverso l'entusiastico passa parola degli appassionati del settore. Stesso discorso per l’album seguente ''Forever Polida'' (Le Chant Du Monde, 2006). Appena migliore il percorso degli ultimi dischi che sono invece riusciti a ritagliarsi una fetta di attenzione maggiore sin dalla loro uscita. Una splendida realtà ora quella del Signor T e dei suoi giovinastri che non evocano soltanto l’accannimento a un mondo scomparso e a uno stile di vita operario che ''credeva ancora al paradiso'' (a partire dai loro camicioni blu), ma sanno anche esprimere una visione poetica, il richiamo del mare che apre al mondo e unisce tutti, e lo fanno celebrando la gloria della loro città e ridando vigore a una lingua che rischia l’estinzione.
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LO COR DE PLANA
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Lo Còr de Plana: Tant Deman (Buda Musique, 2007)
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Il loro primo album, ''Es Lo Titre'', che raccoglieva canzoni religiose e popolari in occitano, ha subito attirato l’attenzione sul sestetto vocale marsigliese Lo Còr de Plana: un gruppo di percussionisti e cantanti molto creativo e, come nel caso di Mousse T e lei Jovents, in grado di dare una nuova caratterizzazione e un nuovo slancio creativo alla musica pololare della loro regione. A quel primo lavoro seguì ''Tant Deman'' ( che rimane il loro ultimo disco ), pubblicato dalla Buda Musique (sì, proprio quella degli Ethiopiques ) nel 2007. La maggior parte dei brani sono stati scritti dal gruppo e lo spirito del lavoro è più 'leggero' e 'festoso' rispetto all'esordio. Sorprende l’energia ritmica che pervade le canzoni: voci e percussioni (mani, piedi, tamburi e tamburelli) si accendono improvvisamente in brani come ''La noviòta'' o nella tradizionale ''La vièhla''. In altri pezzi le voci si lanciano in continui cambi di velocità, costruendo gradualmente la tensione attraverso le ripetizioni e la sovrapposizione di timbri vocali differenti. L’effetto raggiunge la sua massima espressione in ''Nau Gojatas'' e ''Rompe Bassas''. Nelle più tranquille e più riflessive ''Fanfarnéta'' e ''Jorns De Mai'' i testi (molto commoventi, sembra) e le affascinanti armonie, sono il sottofondo perfetto per storie di amori impossibili o per esaltare le dolcezze della primavera. Le canzoni (stando a quello che ho letto nelle note) spaziano da storie di una tristezza devastante a esuberanti critiche della vita moderna  mentre le melodie permettono ai musicisti di esprimere la loro voglia di raccontare e di sperimentare soluzioni canore, chiaramente tutto rigorosamente in occitano. A mio avviso un lavoro davvero degno di nota.
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7 commenti:

  1. Grazie della rassegna sulla musica occitana, in particolare non conoscevo Le Cor De La Plana. Moussu T e i giovinastri mi piacciono assai, ascolterò tra breve il nuovo album :)

    Conosci i Lou Dalfin? Sono sempre occitani, ma di parte italiana (sono di Cuneo) ;) Sono in giro da parecchi anni, li ho visti dal vivo un paio d'anni fa e mi sono letteralmente innamorata!

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  2. Certo che li conosco, e ti dirò di più: all'inizio degli anni Novanta (dovrei vedere esattamente quando) mio fratello, che è un po' più vecchio di me, organizzò una serie di concerti dalle mie parti. Uno dei gruppi che furono chiamati erano appunto i Lou Dalfin che si erano appena riformati dopo essersi sciolti nel 1985. Poi però arrivò la notizia che uno dei componenti della band, non sò se adirittura lo stesso Sergio Barardo, aveva avuto dei problemi con la legge (almeno questo ci fù riferito) e furono rimpiazzati da un gruppo completamente diverso: dei Marlene Kuntz in erba. Non ho più avuto l'oppotunità di vederli dal vivo, ma ho apprezzato abbastanza alcuni loro lavori. Anzi sai cosa ti dico? Mi hai fatto venire la voglia di darci una rispolveratina...

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  3. Non ne sapevo nulla, ma i Lou Dalfin del 2008 che ho visto io non avevano nulla a che fare coi Marlene :) A quel concerto comprai I Virasolelhs (2007) e lo consumai letteralmente :)

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  4. Infatti i due gruppi non centrano un gran chè, ma anche i Marlene sono di Cuneo, oltre al fatto che probabilmente dietro alle due band c'era già lo zampino micro-manageriale di Baracca e Burattini, Ferretti e compagnia bella. Bisognava prendere o lasciare e si prese. Risultato: 30 persone. Ben diverso sarebbe stato l'esito del concerto qualche anno dopo.

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  5. a proposito di occitania...vi siete visto 'Il vento fa il suo giro'?
    ora vado a rispolverare i byte dei Massilia e dei Lou Dalfin...
    saluti

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  6. Personalmente non lo conoscevo. Negli ultimi cinque anni ho trascurato un po' troppo il cinema. Sono andato a dare una sbirciatina e sembra molto interessante. Vediamo se riesco a beccarlo. E poi è perfettamente in tema: Cuneo, Occitania... Geniale! Grazie della segnalazione CheRotto.

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  7. fidati, è un gioiellino di film...

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