mercoledì 13 ottobre 2010

Ghost Folk 2010 (Parte prima)

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Villagers: Becoming a Jackal
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Conor J.O’Brien è il creatore e l’anima della band irlandese Villagers. Questo post-adolescente nato a Dublino cominciò ad avvicinarsi alla musica in giovanissima età, quando il fratello maggiore gli regalò la sua prima chitarra. Nel corso degli anni O’Brien iniziò a comporre un buon numero di canzoni e quel lavoro si plasmò nel progetto Immediate, una cult-band che si fece apprezzare e conoscere soprattutto nel proprio paese. Arrivato alla fine dell’esperienza con gli Immediate il ragazzo non si perse d’animo e anzi continuò a comporre incessantemente, forte anche di una scrittura più matura i cui frutti sono stati raccolti in ''Becoming A Jackal'' (Domino, 2010), esordio di O’Brian con la sua nuova band, i Villagers appunto.
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Conor J. O’Brien
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''Becoming A Jackal'' è un disco oscuro, con accordi e melodie semplici ma altrettanto efficaci, soprattutto se messi in relazione alla particolare profondità dei testi che catapultano l’ascoltatore in ambienti fatti per lo più di disperazione e sofferenza, probabile conseguenza dell’inevitabile tristezza di O’Brian per la perdita di una giovane sorellina. Ce lo chiariscono subito i toni spettrali del pianoforte, dei violini e di una batteria (realmente) dark dell’iniziale ''I Saw The Dead'', seguita dal brano che dà il titolo all'album, che invece si muove su territori più consoni al folk rock; insieme le due canzoni danno già un’idea di quali siano le coordinate sonore su cui il disco poggia. Musicalmente il paragone con Conor Oberst e con i suoi Bright Eyes viene subito alla mente, ma non esaurisce di certo la complessita ed il fascino di un lavoro come questo, intimo e doloroso, con la voce particolarmente sofferta e poetica di O’Brian sempre protagonista: nell’incedere della splendida ''Ship Of Promise'', negli ''amori egoisti'' di ''The Meaning of a Ritual'', nei toni più garbati di ''Home'' e ''That Day''; persino nella freshezza dinamica di scherzi pop come ''The Pact (I'll Be Your Fever)'' e ''Set The Tigers Free''. Undici brani di folk misterioso e profondo; una bella pagina di amaro romanticismo.
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