mercoledì 1 aprile 2009

Oumou forever

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Terra con una forte propensione al passaggio e allo scambio in considerazione del posizionamento naturale nel cuore dell'Africa dell'ovest, il Mali si offre all'ascolto attraverso la ricca frammentazione derivata dallo sfaldamento dell'anitico impero dei Mande, che ha portato nella regione (inclusa una buona parte della Guinea) alla formazione di tre aree linguistiche e culturali (manika, bambara o bamana, e mandinka), accomunate musicalmente dalla presenza della figura del griot (o jeli), geloso custode della tradizione e solo deputato, sino a non molti anni fa a potersi fregiare, per eredità di casta, del titolo di musicista professionista. Pur con qualche aggiornamento dovuto all'evoluzione dei tempi, il griot rimane ancora oggi un attore culturale importante, addirittura fondamentale in particolari occasioni rituali e sociali come battesimi e matrimoni, momenti per i quali è richiesto un repertorio consolidato, spesso e volentieri interpretato da una voce femminile. Non è quindi un caso che le jelimusolu (termine che indica appunto le donne griot) abbiano sempre giocato un ruolo primario nella continuità e nello sviluppo della musica del Mali, a partire dalla mitica Fanta Sacko sino alla diva Kandia Kouyaté, entrambe originarie di Kita, uno dei centri nevralgici della cultura mande. Senza dimenticare di citare almeno Ami Koita, Tata Bambo Kouyaté e Naïny Diabaté, quest'ultima dotata di un approcio meno rispettoso della materia e maggiormente aperta a influenze esterne, in particolare congolesi. L'erosione del monopolio detenuto dai griot non è però soltanto imputabile ai tempi che cambiano e all'ingerenza di nuovi stili di vita: un deciso ''attacco'' è stato portato nel corso degli ultimi trent'anni dagli artisti Wassoulou, ampio territorio a sud di Bamako (la capitale del Mali, appunto) nel quale non esistono famiglie musicali chiuse e chiunque può liberamente aspirare alla condizione di musicista. Sfruttando un repertori di base che consiste nelle cosiddette ''canzoni dei cacciatori'' e in ritmi di danza particoari, gli artefici dello stile Wassoulou hanno, un po' alla volta, acquisito un ruolo fondamentale sulla scena maliense. Particolare non secondario, scelgono di rivolgersi alla società nel suo complesso, fornendo suggerimenti e pareri etici e oltrepassando la logica della glorificazione del singolo individuo, peculiarità intrinseca nella cultura griot. Nella Wossoulou music le voci femminili vantano un predominio quasi assoluto e tra le tante esponenti del genere bisogna citare senz'altro, insieme a Sali Sididibé e Nahawa Doumbia, il nome di Oumou Sangaré, la quale ha saputo catturare l'attenzione del pubblico rivolgendo aspre critiche alla pratica della poligamia e dei matrimoni combinati e più in generale evidenziando la precarietà della condizione femminile in Mali.
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Oumou Sangare è nata nel 1968 a Bamako, in una famiglia originaria del Wassulu, regione del Mali sud-occidentale. A 18 anni si unisce prima all'Ensaemble National du Mali, poi alla troupe dei Djoliba, formata da una trentina di percussionisti, per un tour internazionale. Nel 1989 pubblica Moussoulou, considerato un classico assoluto del moderno sound sub-sahariano: con 200 mila copie ufficiali e molte di più pirata (si parla di due milioni) è l'album fino ad allora più venduto nella storia della musica africana. Il disco viene pubblicato con successo in Europa dalla World Circuit, come del resto i successivi Ko Sira (''Matrimonio oggi''), del 1993 e Worotan (''Dieci noci di kola'', dono che in Mali prelude al matrimonio), del 1995. Quest'ultimo porta la cantante a collaborare con il celebre trombonista-arrangiatore afroamericano Pee Wee Ellis e con il musicista anglo-indiano Nithin Sawney. Nel 2001 esce Laban, ma solo in Mali. Le canzoni che contiene vengono poi presentate in Europa nel 2003 all'interno di un doppio cd semi-antologico intitolato Omou. Oumou Sangare, fin dalla sua prima apparizione si è sempre imposta come un modello di diva informale.
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Da un punto di vesta strettamente musicale, invece è una conservatrice. Lo conferma anche il nuovissimo Seya (''Gioia'') uscito da poco sempre per la Wold Circuit. Nelle composizioni di Seya non si notano reali differenze e/o sviluppi rispetto alla cultura Wassoulou, ma madre natura ha donato alla Sangare una voce veramente incantatoria, sempre in evidenza. Inoltre l'apporto degi strumenti impiegati nei suoi dischi è sempre essenziale, quasi ridotto all'osso, tanto da sorprenderci se di tanto in tanto, quà e là, sbuca un sax o un hammond accanto al kamele n'goni (un tipo di arpa inventata in mali sul finire degli anni Cinquanta, quindi molto giovane, nel rispetto totale della Wossoulou music, genere nato - come già detto - solo a metà dei Settanta e di cui la Sangare è stata ed è uno dei nomi di punta).

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Ascoltando questo disco è facile capire perchè Oumou Sangare sia ancora reputata da molti uno degli artisti più ammirati e influenti dell’Africa occidentale (complimento non da poco se consideriamo che stiamo parlando di un area geografica del mondo dove mediamente la qualità musicale è elevatissima), la regina della musica maliana. Regina o principessa che sia, fino a quando in Africa nasceranno donne come Oumou Sangare o Rokia Traoré il futuro musicale del continente sarà certo sempre roseo. Almeno quello.
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In Rete

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OUMOU SANGARE: Wele Wele Wintou
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